Tredicesima canzone.
Il mattino dopo, Tsukki si svegliò con il viso appoggiato sui fogli e la penna che gli macchiava la guancia.
Con la sveglia che non smetteva di suonare aprì pigramente un occhio e fissò l'ora.
Era in ritardo!
Scattò in piedi e afferrò la borsa, cambiò i libri al suo interno, corse in bagno a lavarsi i denti e poi si precipitò per le scale, sbattendo la porta e andando a passo svelto verso la scuola.
Arrivò che la campanella era suonata e per la prima volta in vita sua venne rimproverato da un prof.
Con il fiatone e il viso rosso se ne andò al suo posto e si accorse che Tadashi stava reprimendo una risata.
Gli lanciò un'occhiataccia e si buttò sulla sedia mentre l'insegnante tornava a spiegare.
Le ore di lezione passarono in fretta e, durante la pausa pranzo, Kei finalmente notò di non avere le cuffie.
Le aveva scordate a casa e solo adesso se ne era accorto.
Con uno strano cipiglio sul volto si riversò sul banco, chiuse gli occhi e cercò di non impazzire.
Aveva bisogno di riempirsi la mente con qualcosa, perché se non lo faceva poi il suo cervello iniziava a pensare e lui non voleva pensare.
Yamaguchi gli si avvicinò e lui con i nervi a fior di pelle fece di tutto per non guardarlo male attraverso gli occhiali.
Una strana aura spiritata sembrava avvolgerlo e Tadashi per un momento prese in seria considerazione l'idea di andarsene da Hinata e Kageyama.
<<Tutto bene?>> chiese con voce tremante.
Kei inclinò la testa verso destra e annuì con il viso contratto in una smorfia di dolore.
Tadashi prese il suo Bento e iniziò a mangiare seduto davanti al biondo.
Le lezioni pomeridiane passarono tra uno sguardo preoccupato di Tadashi e un tic nervoso di Tsukki.
Le prove della band.
Finalmente le prove della band. Ora sì che Tsukki poteva rilassarsi, cantare, non pensare a stupidi sistemi, a gatti dal pelo nero...
E invece no.
Hinata e Kageyama erano totalmente spariti dalla circolazione e Yachi si era ammalata.
Rimanevano solo lui, Tadashi, la batteria di Hinata, la tastiera della bionda e la chitarra di Kageyama.
Irritato al massimo prese un libro a caso iniziando a leggerlo.
Si buttò sopra il divano, al fianco di Tadashi, procurando al moro un rossore non poco evidente.
Quel libro non era interessante, era noioso, stupido, troppo corto!
Si alzò e andò a cercarne un altro.
Tadashi, nel mentre, era rimasto seduto in modo fin troppo composto: era praticamente congelato.
L'irritazione di Tsukki era palpabile: "Sembra davvero nervoso...Ugh...cosa potrei fare?"
Lo sguardo gli cadde sulla chitarra del suo amico e, timoroso, si alzò e la prese in mano.
Era così...così...gwaaa.
Sembrava come se i suoi polpastrelli scottassero.
Con le lentiggini in risalto la posò e tornò a sedersi, ma i suoi piedi e le sue mani fremevano dalla voglia di muoversi.
Lo sguardo gli cadde sulla borsa del biondo: un foglio sporgeva da quest'ultima.
Un foglio pieno di scritte, cancellature, strappato in alcuni punti, logoro per tutte le volte che era stato letto.
Tadashi lo prese e ne lesse le parole "Parla di quel cantante..."
Rilesse ancora e ancora, mentre la crepa sul suo cuore si allargava sempre di più.
Come faceva male "Deve essere davvero importante per Tsukki"
E vorrei solo che tu mi guardassi, che tu mi pensassi un millesimo delle volte in cui pensi a lui.
"Questi...sono i sentimenti di Tsukki...e sono...come i miei"
Afferrò la chitarra e iniziò a cantare silenziosamente quelle parole, sfiorando appena le corde.
Kei, intanto, camminava per i corridoi con sotto braccio due libri.
La mancanza di musica lo stava facendo pensare a Kuroo, dannato gatto nero!
"Basta, basta, concentriamoci su altro.
Per il concorso devo scrivere qualche canzone, ma non me ne vengono di decenti, se ne salva solo una" ripensò al foglio che aveva dentro la borsa.
Quella era la melodia che amava di più e, allo stesso tempo, quella che odiava di più: perché parlava di Kuroo e dei suoi sentimenti.
Ma cantata da lui non andava bene, serviva un'altra voce.
Sin da quando erano piccoli Tadashi aveva accompagnato Tsukki mentre cantava; cantando al suo fianco? No, certo che no: ripetendo le parole del biondo, sussurrandole.
Lui semplicemente si metteva dinnanzi al biondo e ripeteva le parole sottovoce, per questo forse Tsukki non se ne era mai accorto.
Le pronunciava con un tono di voce così basso che a volte non riusciva lui stesso a sentirsi, come in quel momento: non sapeva davvero se stava parlando, se le parole stavano uscendo realmente.
Per questo motivo alzò di pochissimo il tono della voce.
Kei arrivò davanti alla porta, dal cui vetro usciva luce che andava ad illuminare il corridoio, e posò la mano sulla maniglia, senza però aprire.
Sentiva Yamaguchi che cantava quella canzone che lui odiava e amava allo stesso tempo.
Doveva tendere l'orecchio per sentire le parole sussurrate dal suo migliore amico, ma proprio per questo quella canzone diventava così meravigliosa.
Con la voce dolce di Tadashi quei sentimenti così fragili erano resi al massimo.
Non come quando cantava lui, con la sua voce rabbiosa, in cui tutte le sue emozioni alla fine si annullavano a vicenda.
Posò la schiena contro la porta e rimase in ascolto "Che bella, proprio i sentimenti che volevo esprimere nel modo in cui volevo tirarli fuori"
Smise anche di respirare per non perdere neanche una di quelle note "Ti invidio Yamaguchi, vorrei essere come te, accettare i sentimenti di questo testo nello stesso modo in cui fai tu: non con rabbia, odio, ribrezzo o gelosia ma con tranquillità, forse dolore e arrendevolezza.
Vorrei anche io essere in grado di cantare questo testo con la stessa serenità e malinconia con cui lo canti tu...ma quando ci provo esce solo un urlo disperato...come un lupo che ulula alla luna, cercando di raggiungerla invano"
Tadashi riempì la stanza di note e parole, sentimenti, dichiarazioni e desideri detti a fior di labbra, sussurrati, accarezzando con timore e insicurezza le corde della chitarra.
Il tutto mentre Kei lo ascoltava nel corridoio buio, illuminato solo dalla luce che arrivava dalla stanza del club.
"La melodia che odio e allo stesso tempo amo di più"
La canzone finì mentre una lacrima premeva per uscire dall'occhio destro di Kei "Grazie Yamaguchi"
Rientrò sorridendo al moro che, rosso in viso posò la chitarra e gli riconsegnò lo spartito.
"Grazie a te ora...posso accettare con tranquillità i sentimenti che provo per quello stronzo, e forse riuscire a dimenticarlo"
Presero la loro roba e iniziarono a camminare verso casa nel più totale silenzio.
Kei prese un bel respiro mentre Tadashi camminava come un soldatino di piombo:<<Dovresti cantare più spesso>>
Yamaguchi seppellì il viso nella sciarpa e non rispose.
All'incrocio Kei si voltò e fece un piccolo inchino:<<Grazie Yamaguchi>> disse fissandolo negli occhi.
Ma il moro lo sapeva che i suoi occhi riflettevano un'altra persona, sapeva che i suoi occhi erano fissi su qualcosa di lontano ed irraggiungibile.
"Tsukki, voglio che mi guardi, io voglio che tu mi guardi" pensò sorridendo a trentadue denti al biondo "quindi canterò per te"
**Spazio pazzoidi in libertà (vigilata)**
1 si si sarà un cap orribile, lo so già di mio XD
2 ma dove sta la tsukkiyama?
Se lo chiede anche l'autrice.
3 il fandom di Haikyuu mi sta tipo risucchiando.
Andatevi a leggere Dead letter che è Iwaoi!
4 anticipazione del prossimo cap:
Hey Yamaguchi...ti andrebbe di venire a casa mia?
Graziepregociaopaceamoreesessogay.
Vi lovvo tutti :D e torno a fare la sebaciel e la Jeanmarco (qualcuno mi uccida).
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