Decima canzone.
Tsukishima venne colpito in pieno viso da un raggio di sole e aprì gli occhi.
Ci mise tempo a realizzare dove si trovasse e, ancora di più, a ricordarsi come ci fosse finito.
Tadashi gli circondava il corpo con il braccio sinistro, mentre lui, ancora avvolto nel cappotto, aveva il braccio destro buttato sul suo petto.
Sbattè gli occhi un paio di volte e si leccò le labbra screpolate.
Dolorante si alzò dal pavimento e sentì la schiena scricchiolare: gli faceva male tutto.
Come se stesse ancora dormendo aprì la porta e se ne andò.
Non si voltò neanche una volta per salutare il piccolo Yamaguchi che ancora dormiva sul pavimento.
Tsukki tornò a casa, si tolse le scarpe e il giubbotto, e se ne andò a letto.
Si buttò sopra di esso, a pancia in sù, prendendo a fissare il soffitto.
Per quel giorno, non fece altro.
Yamaguchi si svegliò diverse ore dopo, non trovando il biondo al suo fianco e iniziando a preoccuparsi.
Dove era andato? Che fosse tornato a casa?
Con gli arti che dolevano si costrinse ad alzarsi e salì in camera per prendere il telefono.
Scrisse un messaggio a Tsukki e aspettò una risposta che non arrivò.
Il biondo vide il messaggio e chiuse subito dopo il telefono.
Tadashi ne scrisse un altro.
Tsukki vide e non rispose.
Un nuovo messaggio.
Un nuovo silenzio.
Tsukki...come stai? Ricordati che io sono qui.
La cosa andò avanti fino al lunedì mattina.
Tsukishima camminava svogliatamente per la strada, con una musica triste ad invadergli le orecchie, a riempirgli il cervello.
Tadashi gli si avvicinò a passo svelto e cercò di togliergli le cuffie ma il biondo gli diede uno schiaffo sulla mano e tornò ad ascoltare la musica come nulla fosse.
Yamaguchi non fece niente.
Riprese a camminare dietro il suo migliore amico mentre non veniva degnato di uno sguardo.
Entrarono in classe e, finite le lezioni e arrivato il momento di dare il via alle prove, Tsukki se ne tornò a casa.
Yamaguchi gli andò vicino, tirando la sua giacca, e parlando:<<Tsukki, guarda che abbiamo le prove>>
Il biondo si morse il labbro:<<Non chiamarmi così e lasciami tornare a casa. Oggi non ho voglia>>
Tadashi lo fissò con occhi tristi:<<Tsukki...ti va di parlarne?>>
<<No e non chiamarmi così>> rispose lui freddo.
<<C'è>> continuò persistente Tadashi:<<C'è forse qualcosa che posso fare per aiutarti a stare meglio?>>domandò speranzoso.
<<Lasciami in pace>> disse solo il biondo, rimettendosi le cuffie.
Yamaguchi sospirò e mandò un messaggio agli altri del gruppo dicendo che Tsukki quel giorno non si sentiva bene e che quindi non poteva cantare.
Il moro lo seguì fino a casa ma il biondo non lo guardò mai, continuando ad ascoltare la musica.
Un foglietto cadde dalla sua tasca e Tadashi lo raccolse, leggendolo con interesse e trascrivendone il succo sul telefono.
Arrivarono al cancello e Kei si voltò, finalmente, vedendo quel foglietto che gli aveva dato Kuroo in mano a Tadashi.
Glielo strappò di mano e si tolse le cuffie:<<Dove lo hai trovato?>>
<<La tasca...ti è caduto dalla tasca>>prese un respiro profondo, torturandosi le mani:<<Ci andremo?>>
<<No. Non ne vedo il motivo>>
<<Potrebbe essere un'opportunità per migliorare>>
<<Non ci serve un concorso per migliorare>> rispose aspro il biondo mentre la musica continuava ad uscire dalle cuffie.
<<Tsukki>> lo chiamò titubante:<< Hai forse...forse qualche altro motivo per...per non volerci andare?>>
Tadashi si concentrò sulla musica, riconoscendovi la voce del gatto, o almeno così sembrò a lui.
Kei serrò la mascella e uno Tsk uscì dalle sue labbra senza che lui se ne accorgesse.
<<Penso sia solo una perdita di tempo>>stoppò la musica.
<<Ieri...è successo qualcosa? Come mai hai pianto tanto?>> la verità è che Tadashi un'idea ce l'aveva già ma voleva che Tsukki si aprisse con lui, che decidesse di fidarsi.
Il biondo sbuffò infastidito e aprì il cancello.
<<Come mai non hai risposto ai miei messaggi?>> continuò Yamaguchi imperterrito.
Tadashi lo seguì nel giardino, fremendo dalla voglia di sapere, di ascoltare la sua voce:<<Come mai oggi non sei andato alle prove?>>
Tsukki aprì la porta e si tolse le scarpe mentre Tadashi faceva lo stesso:<<Tsukki->>
Il biondo sbattè la porta con forza, inchiodando poi il moro al muro.
<<Non chiamarmi così>>
<<Ma ti ci ho sempre chiamato. Non saprei come altro chiamarti>>
<<Non mi importa. Tu non farlo più>> assottigliò lo sguardo e puntò i suoi occhi in quelli del più basso:<< E smettila di chiedermi costantemente cosa è successo ieri. Non sono fatti che ti riguardano>>
"Non è vero. Dovrei ringraziarti. Diavolo perché mi comporto così?!"
<<Sono solo preoccupato per te>> replicò lui stringendo con forza la borsa.
<<Bhe non dovresti. Io sto bene>>
"Non è vero. Non sto bene e tu sei troppo buono a preoccuparti per me"
<<Voglio solo aiutari>> disse ancora:<<Se tu mi dicessi cosa è successo forse io->>
<<No! Non voglio dirtelo! Possibile che non capisci?!>>
"Scusa Yamaguchi ma...ho bisogno di stare da solo, di pensare, di dimenticare"
<<Ma Tsukki...>>
"Non chiamarmi così dannazione! Non lo sopporto! Lasciami in pace, fatti i fatti tuoi! Perché non riesci a lasciarmi in pace nel mio dolore?!"
<<...io e te siamo amici>> disse con il cuore che si lacerava sempre di più.
Amici. Amici. Come odiava quella parola.
Quella frase lasciò il biondo totalmente spiazzato; a causa di Kuroo aveva totalmente dimenticato la sua esistenza e ora...ora lui se ne usciva con la storia che erano amici.
Quando lui non aveva fatto altro che trattarlo come se non esistesse.
Il silenzio calò mentre, con la bocca aperta, il biondo non sapeva cosa ribattere.
Tadashi, in silenzio, si rimise le scarpe e si girò di nuovo verso quello che considerava la persona che più amava.
Il biondo aveva gli occhi sbarrati:<<Siamo amici Tsukki, vero?>>
Nessuna risposta da parte di Kei.
Amici? Loro erano amici?
Sì. Da tanto, tantissimo, e in tutto quel tempo Tadashi non aveva mai cercato di fargli del male.
Mai, nemmeno una volta.
<<Tsukki io...volevo solo che tu non fossi triste>> poi aprì la porta:<<Se dovessi avere bisogno di qualcosa...qualsiasi cosa...chiamami>> e se ne andò.
Kei appoggiò la schiena contro il muro e scivolò sempre più in basso, fino a sedersi sul pavimento.
La musica partì e la voce di Kuroo tornò a straziargli il cuore.
Ora, oltre il ragazzo che amava, aveva perso anche il suo migliore amico.
Per colpa di Kuroo stava finendo in pezzi, ferendo anche Tadashi.
E non voleva.
Avrebbe reagito. Non gli avrebbe permesso di rovinargli la vita. Sarebbe andato a quel concorso e gli avrebbe mostrato che senza di lui stava benissimo.
Anche se questo avrebbe significato mentire a lui e a se stesso.
Rimase a fissare il muro con quella musica triste a riempire il silenzio e, dopo diverse ore, decise di alzarsi.
Prese il telefono e rilesse tutti i messaggi che Yamaguchi gli aveva mandato: che stronzo che era stato.
Scrisse una risposta e la inviò, mettendosi poi a letto, anche se erano solo le sei di pomeriggio.
Yamaguchi, con gli occhi pieni di lacrime, afferrò il cellulare e lesse.
Si alzò poi, esultando e asciugandosi le lacrime, e pensando che forse, forse, Tsukki almeno un pochino voleva renderlo partecipe.
O almeno provarci.
Dillo tu agli altri che da domani allungheremo le prove di mezz'ora per essere un minimo decenti al concorso.
E scusa per oggi, un giorno te ne parlerò.
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