Sociopatia di un animale sociale
"L'uomo è per natura un essere sociale, e chi viene escluso dalla comunità è malvagio o è superiore all'uomo" (Aristotele)
La prima volta che lessi questa frase ebbi un sussulto, una sorta di crisi psicologica che all'esterno si manifestò con una smorfia appena percettibile, tanto che solo un occhio attento, in quel momento concentrato proprio su di me, si sarebbe accorto della tempesta che dentro mi si stava scatenando, demolendo gran parte delle convinzioni che avevo sulla mia persona.
Il libro mi stava davanti e ai miei occhi un dito spuntava dalle pagine indicandomi e uno sguardo minaccioso mi guardava fisso malcelando una muta accusa: Vedi? sei malvagia, cattiva. Oppure ti senti così superiore agli altri? cosa hai in più?
Chiuderlo all'improvviso e schiacciare il suo dito e i suoi occhi mi sembrava la soluzione migliore e così feci, con rabbia, sperando di scacciare le sue accuse dalle mie orecchie e soprattuto dalla mia testa che in quel momento sembrava esplodere.
Per giorni sentìì questa voce importunarmi, a volte, per riflesso, mi ritrovavo a muovere la mano davati alla faccia, come per scacciare una mosca, accorgendomi solo dopo dell'inutilità del gesto. Nel corso dei mesi mi abbituai e negli anni diventò un sottofondo della mia vita.
Bisogna precisare una cosa: io non mi sentivo esclusa, ma quando hai un superpotere come il mio è inevitabile rimere affascinata dai colori che vedi tanto da lasciarti trascinare da tutte le sfumature che ti offre il mondo. Ma non basta osservarli, li vuoi conoscere! Allora stai in silenzio e ascolti, ascolti gli accenti, le parole su cui ci si sofferma, i tic, la risata. Sembra strano ma sono queste cose che ti fanno capire meglio il tipo colore che hai davanti, per questo io non associo un colore deciso ma sempre mischiato con altri, magari mettendoci dentro dell'acqua, o anche cambiando la fonte del colore...quanto cambia dal giallo del pennarello a quello della tempera? sono due mondi diversi, completamente.
Questa attenzione verso gli altri porta anche a vedere sfumature che non vorresti. Non odio gli esseri umani, ho solo una paura enorme di ciò che possono fare, sono imprevedibili, e io non voglio essere ferita, perchè non c'è niente di peggio che sentirsi sola in mezzo a falsi sorrisi e pacche amichevoli che in realtà sono pugnalate alle spalle, così mi limito ad ascoltare, senza creare veri legami.
Ho amici. Questa è una frase che mi ripeto costantemente. Ho tanti colori vicino a me, per lo più chiari, non mi attirano i grigi, o i marroni. Ma ho la tipica "sindrome della corcerossina" quindi se vedo un colore troppo scuro per essere naturale, mi avvicino e sorrido, scherzo...ma non sono infallibile. Il mio superoptere non mi rende immortale, una pallottola o una parola acida di troppo mi potrebbero uccidere, ci sono giorni che il mio giallo (arancione?) viene talmente condizionato dai colori scuri che mi nascondo sotto una coperta e piango fino ad addormentarmi, e nessuno è autorizzato a parlarmi.
Ma io ho degli amici, e loro se ne fregano altamente delle mie aurizzazioni e tolgono la mia coperta di Linus e mi buttano nellagiungla sociale a calci.
Esco ad occhi chiusi. Poi ne apro uno e vago con lo sguardo finchè non trovo qualcosa che mi piace (che succede quasi subito) e poi apro l'altro e trovo il senso del superpotere.
Sociopatica? Possibile.
Animale sociale? per forza.
Mi piaccio così come sono? A volte.
Posso migliorarmi? Certo.
Ma parto solo da un presupposto: Io sono ok. Sono già ok così come sono, e nessuno, nemmeno Aristotele può convincermi del contrario.
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