Chapter 9; Vini e crostini
Verso le undici Seulgi riuscì a svignarsela un attimo in bagno durante uno dei suoi pochi momenti liberi durante l'orario lavorativo, per poi chiamare la sua grande cotta senza esitazioni.
La sera precedente era ormai tornata a casa tardi, e poi non se la sentiva di scocciarlo dopo averlo palesemente bidonato a causa di quell'essere immondo di Hyungsik.
«Pronto?» rispose una voce sensuale dall'altro capo.
«Changwook-ssi, sono davvero mortificata per ieri sera...» mormorò Seulgi col cuore in gola, sperando che lui l'avrebbe perdonata anche questa volta.
Del resto, però, era già la seconda che le accadeva di scappargli via da sotto il naso senza una spiegazione plausibile, quindi forse questa volta Changwook si sarebbe potuto arrabbiare davvero, e non avrebbe avuto tutti i torti nel farlo.
«Non preoccuparti, tranquilla» la risparmiò invece, con gran sorpresa della ragazza.
Poi, visto che lui non si accingeva a dire null'altro, Seulgi decise di azzardarsi a proporgli qualcosa.
«T-ti piacerebbe rivederci una di queste sere? Questa volta ti prometto che non scapperò» disse, cercando di far trapelare attraverso il tono di voce la sua convinzione, anche se in realtà era più che agitata.
«Ma certo! Ora che me l'hai proposto tu per prima sono più sollevato»
Seulgi sussultò. Non era sicura di aver capito bene le sue ultime parole.
«Come?»
«Beh, sai... lì per lì, su due piedi, avrei giurato che quello di ieri fosse stato il tuo ragazzo, o magari un tuo ex ingelosito, quindi avevo perso ogni speranza» disse Changwook, mentre si sforzava di trattenere una grande risata. Era incredibile quanto il ruolo di ragazzo innamorato gli riuscisse già così bene al primo colpo.
«No, no, devi aver capito male! Quel lurido di ieri non è altri che il mio odiosissimo nuovo capo! Noi due ci odiamo, sul serio! Se hai capito che fossimo in chissà quale relazione ti sbagli di grosso!» ansimò Seulgi, scuotendo la testa con veemenza e sperando nuovamente che lui le avrebbe creduto.
Seguirono alcuni secondi di pesante silenzio in cui Seulgi teneva le dita incrociate e Changwook sorrideva divertito per quella messinscena, fino a che non si decise a rispondere.
«Okay, ho capito. Ma hai detto nuovo capo? Lui? Così giovane?»
«Sì, beh... è una lunga storia. Se vuoi un giorno te la racconterò» fece l'evasiva Seulgi, iniziando a torturarsi una ciocca di capelli col dito.
«Mi farebbe piacere. Allora... sei libera dopodomani?» le chiese lui, facendole provare un ormai familiare sussulto al cuore, che si risolse subitissimo con l'accettazione incondizionata di quel nuovo invito.
«Sì, dopodomani di sera sono assolutamente libera!» esclamò, sorridendo per l'emozione.
«Perfetto. Questa volta però niente cinema» sentenziò lui con voce seria, facendola bloccare momentaneamente.
«Ah, no? E dove... dove vorresti andare?»
«Sarà una sorpresa» le sussurrò tenebroso lui, di nuovo con quella voce sexy che la faceva sciogliere al solo ascolto, per poi riattaccare con stile.
***
Erano soltanto le sette di sera, ma Ji An e Jongsuk erano già nel bel mezzo del loro appuntamento, appoggiati alla ringhiera della Seoul Tower mentre ammiravano il suggestivo panorama che si parava davanti ai loro occhi.
«Sublime...» commentò Ji An, estasiata.
«Non c'eri mai stata?» le chiese un Jongsuk incredulo.
«No, non ne avevo mai avuto l'occasione. Tu?»
Jongsuk esitò un attimo prima di rispondere. Forse non avrebbe dovuto dirglielo, ma ormai non aveva più niente da perdere nel farlo, no?
«Beh, io... sì. Ma ci ero venuto tanti anni fa» se ne uscì infine, sospirando.
«Oh... davvero?» chiese lei, curiosa.
«Vieni, ti faccio vedere una cosa»
Il ragazzo la prese per un polso senza preavviso, cominciando ad affrettare il passo - e anche il ritmo dei battiti di Ji An - camminando verso la zona della torre su cui erano stati fissati numerosi lucchetti dai colori più svariati. Erano i lucchetti che le coppiette avevano infisso lì con le iniziali dei loro nomi, giurandosi vero amore.
«Mh, io vedo solo una miriade di lucchetti!» commentò Ji An, mentre Jongsuk cercava qualcosa con lo sguardo fra essi.
«Eccolo qui» disse poi, facendo avvicinare Ji An con un gesto della mano.
«Di che parli?»
«Un lucchetto col mio nome e... quello della mia ex» confessò Jongsuk, indicandoglielo col dito.
Era di dimensioni piuttosto modeste, ma col suo colore azzurrino metallizzato luccicava alla luce del tramonto, riflettendovi sopra l'immagine di una Oh Ji An alquanto sconcertata da quella rivelzione.
«Come?!» schizzò dopo pochi attimi la ragazza, sottraendosi rapidamente dalla presa della mano di Jongsuk.
«Sì, abbiamo avuto una storia piuttosto travagliata un paio di anni fa... ma ora non ha importanza, visto che ho intenzione di togliere presto questo lucchetto» le spiegò il ragazzo, risultando tutto tranne che chiaro.
«Continuo a non capire» scosse la testa Ji An.
«Beh, ecco, so che quello che ti sto per chiedere non ti farà piacere, ma...»
Jongsuk parve interrompersi un attimo, tenendo lo sguardo basso, ma poi si rinvigorì e le fece una proposta alquanto inusuale.
«Ji An-ah, potresti aiutarmi a conquistare Jay una volta per tutte?»
Ji An sbiancò letteralmente, lasciando che una caterva di brutte sensazioni la trapassasse da parte a parte.
«Come?! M-ma... ma Jay è-»
«Sì, lo so, ma sai... ci ho ripensato. E credo che non sia ancora il momento giusto per rinunciare a lei» affermò Jongsuk, annuendo con convinzione.
«Dopotutto... al cuor non si comanda. E giuro solennemente che prima o poi troverò il modo di rimpiazzare degnamente questo lucchetto» aggiunse il ragazzo, mettendosi una mano sul punto dolente, altresì chiamato cuore.
Ji An era assai confusa: insomma, proprio quando sembrava che fosse riuscita a fargli momentaneamente dimenticare Jay Min, ecco che lui se n'era uscito chiedendole qualcosa che non si sarebbe mai aspettata, e che ovviamente le aveva fatto tremare il cuore non poco.
«Uhm... Posso fartela io, adesso, una domanda?» sussurrò Ji An, non appena si fu ripresa.
Jongsuk annuì.
«Che cosa ti piace di lei?» chiese con quanta più serietà riuscisse.
«Di Jay, dici? Beh... è difficile dirlo così, su due piedi, ma... probabilmente tutto. Sì, dev'essere così» le confidò Jongsuk, grattandosi la testa e mordendosi il labbro imbarazzato, facendo scaturire in Ji An pensieri decisamente poco casti.
«Ah... voi ragazzi siete sempre così evasivi... e poi generalizzate tutto in fatto di donne» constatò subito dopo lei, pronta a sviare con prontezza il discorso.
Continuare a parlare della sua rivale in amore anche durante uno pseudo appuntamento sulla Seoul Tower le faceva provare una sensazione fin troppo spiacevole.
«E che c'è di male?» alzò le spalle lui, guardandola ingenuamente.
«Beh, noi ragazze facciamo sempre molto caso ad ogni minimo dettaglio, nei ragazzi che vediamo» spiegò Ji An, cominciando ad allontanarsi lentamente dalla zona dei lucchetti per tornare alla ringhiera di prima.
Stava per tramontare il sole e di certo non voleva perdersi un simile spettacolo.
«Spiegati meglio» la seguì Jongsuk.
«Per esempio... ecco, lo vedi quel tipo lì, che sta anche lui appoggiato alla ringhiera con la sua ragazza?» disse sottovoce Ji An, indicando leggermente con un dito un giovane ragazzo di profilo poco distante da loro.
«Sì»
«Ecco, ogni ragazza che si rispetti direbbe senza mezzi termini che quello lì ha proprio un bel culo» gli rivelò Ji An, facendo finta di mangiarselo con gli occhi per vedere come avrebbe reagito Jongsuk.
«Ehhh?! Ma che dici? E poi abbassa la voce, potrebbe sentirti!» si scandalizzò lui, prendendola per il polso una seconda volta e facendola allontanare da quei due ragazzi.
Ji An ridacchiò per un momento, per poi tornare seria.
«Mah, che importa... era soltanto una semplice considerazione. Non andava presa seriamente, o almeno, non quanto certe altre» ammise, scrollando le spalle. Ma la verità era che ora era proprio curiosa di vedere come si sarebbe evoluto il discorso.
«Mi stai dicendo che il culo in un ragazzo non è una cosa che va presa seriamente?» le domandò inaspettatamente lui, e Ji An non potè fare a meno di scoppiare a ridere silenziosamente, pensando alle numerose volte in cui aveva fantasticato in segreto sulla figura bella e dannata di Jongsuk senza che lui ne avesse mai avuto il minimo sospetto.
«No, ma... di certo ci sono cose molto più importanti» disse fra le lacrime, ancora in preda alle risate.
Il ragazzo la guardò con tanto d'occhi, incrociando le braccia al petto.
«Per esempio?»
Ji An parlò di nuovo, questa volta cercando di tornare seria.
«Per esempio il carattere! Io non mi metterei mai con una persona che, per quanto sia bella, è tutta piena di sé e fa la scorbutica con tutti» gli spiegò, appoggiando i gomiti alla ringhiera rivolgendo di nuovo lo sguardo all'ampio panorama davanti a sé.
«Ah, no? E allora chi sarebbe il tuo tipo ideale?» volle sapere Jongsuk, affiancandosi a lei.
«Mh... vediamo un po'» riflettè Ji An, portandosi una mano al mento. Non doveva fare passi falsi, ma avrebbe comunque dovuto dargli una risposta convincente.
«Innanzitutto deve essere veramente innamorato di me»
«Beh, senza questo non credo si vada da nessuna parte» constatò Jongsuk con una mano sul mento.
«Ma non bisogna mai darlo per scontato, lo sai? In amore tutto è possibile» ammise lei con tono insolitamente grave.
«Io non lo farei mai di mettermi con una che non mi piace davvero» negò lui, chiudendo gli occhi.
«Ma nemmeno io, è ovvio! E comunque, altra cosa che dovrebbe avere il mio ragazzo ideale è che deve essere un tipo schietto, e che mi dica le cose in faccia senza troppi giri di parole, ma anche rispettoso ed educato, non troppo estroverso con gli sconosciuti né tantomeno vanitoso. Deve sapermi far ridere ma anche lasciare che sia io a farlo ridere, e deve anche avere il coraggio di dirmi sempre tutto, che siano cose piacevoli o meno» Ji An finì per fargli una mezza lista della spesa, ma questo non scoraggiò affatto Jongsuk, che non esitò a commentare.
«Questo sembra interessante»
«E infine... che mi faccia innamorare di lui ogni giorno di più» concluse Ji An, gettando l'ennesimo sguardo all'orizzonte, dove il sole stava lentamente nascondendosi, rilasciando un'aura dai mille colori quasi magica.
Si poteva dire che la ragazza si fosse nuovamente incantata, ma ci pensò Jongsuk a riportarla coi piedi per terra.
«Sai, penso che questa descrizione ideale che hai fatto corrisponda in realtà a qualcuno che ti piace veramente»
«C-cosa?» balbettò Ji An, indietreggiando, mentre Jongsuk le si stava avvicinando sempre di più.
«Dimmi un po'...» le sussurrò, poggiandole una mano sulla spalla. Ji An non avrebbe mai voluto scomparire così tanto come in quel momento.
Chiuse gli occhi, aspettando che Jongsuk - avvicinatosi ora più che mai al suo viso - continuasse col suo discorso. Tanto ormai ciò che era fatto era fatto, e se l'aveva scoperto sarebbe stata unicamente colpa sua, della sua fretta.
«Ti riferisci a Yijeong, quel tuo collega, vero?» le disse infine, facendole perdere un battito.
Ma il suo eccessivo stupore per l'ingenuità di Jongsuk si trasformò in men che non si dica in un improvviso attacco di rabbia, che Ji An cercò in tutti i modi di mascherare con una risata nervosa.
«Pfffft, come hai detto?! Non potevi tirar fuori persona più sbagliata!» fu la sua risposta sarcastica, mentre voltava lo sguardo altrove.
«Però... qualcuno che ti piace c'è, ho ragione?» girò il coltello nella piaga lui, guardandola con insistenza e cercando invano corrispondenza nei suoi occhi.
«Forse» biascicò Ji An, dandogli le spalle.
"Cuore, fermati, ti prego." pregava intanto mentalmente, rischiando un vero e proprio infarto. Insomma, non avrebbe mai pensato di trovarsi in una situazione del genere così di punto in bianco!
«E... chi è?» insistè Jongsuk, posandole una mano sulla spalla da dietro.
Ji An sussultò, mentre si sfregava le mani agitata.
«Segreto»
«Ma- Avanti, io te l'ho detto fin da subito! Ti vergogni forse di me?» reagì Jongsuk offeso, ritornando a trovarsi faccia a faccia con lei.
"Ma quale vergognarmi. Semplicemente non voglio confessarmi ora, sapendo che ancora non mi corrispondi." pensò Ji An, toccandosi le guance in fiamme.
«Sei sulla strada sbagliata, amico! Un giorno forse te ne accorgerai» gli fece presente poi, dopo essersi ripresa dall'ennesimo infarto per la troppa bellezza di Jongsuk.
«Mh...» mormorò Jongsuk, intento a scoprire presto di chi si trattasse.
«Ora inizia a fare un po' freddo. Che ne dici se andiamo a prenderci qualcosa al bar dentro?» propose velocemente Ji An, rabbrividendo, prima che il ragazzo potesse chiederle altro.
***
Alla stessa ora, ma ad una ventina di chilometri di distanza, i due colleghi del Bogum Bar erano già in attesa dei loro due rispettivi amici davanti ad un negozio di scarpe in piazza.
«Sono le 19.00, dovrebbero arrivare a momenti» constatò Baekhyun, dopo aver guardato l'orologio.
«Speriamo» incrociò le dita Jing, nervosa.
«E così, Jing-chan, che piani hai? Ne hai discusso con Ha Rin?» le chiese il ragazzo, per ammazzare un po' il tempo d'attesa.
«Ancora non lo so. Io sono più per lo shopping, ma vedremo strada facendo, no?» rispose Jing, facendo spallucce.
«Certo, certo, anche io opto per lo shopping. Ma sai... Chanyeol è a dir poco ossessionato con le librerie, quindi probabilmente vorrà fare una capatina anche lì» annuì Baekhyun, lanciando un'occhiata ad una libreria su quella stessa via poco distante da loro.
«Dici sul serio? Non lo facevo un tipo così intellettuale...» riflettè Jing ad alta voce, portandosi una mano al mento.
«Ah, Jing-chan, non sempre la realtà è quella che sembra a te» commentò Baekhyun, avvicinandosi e facendole affettuosamente pat pat in testa.
«Non mi fare mai più pat pat!» lo minacciò lei, facendo un passo indietro e brandendo la borsetta come un'arma pericolosa.
«E chi ti tocca? Pft» si finse offeso Baekhyun, incrociando le braccia al petto e discostando lo sguardo.
Ma Jing non fece in tempo a ribattere che scorse in lontananza una figura familiare avvicinarsi.
«Oh, eccola che arriva! Ha Rin-ah, siamo qui!» sventolò un braccio in sua direzione, ottenendo un altro cenno di risposta.
Pochi secondi dopo, fece la sua comparsa anche un gigante da dietro l'angolo.
«Yah, Channie!» gridò Baekhyun all'amico, mentre Ha Rin era già giunta a destinazione. Da quando l'aveva vista l'ultima volta, Baekhyun giurò che si fosse fatta più carina.
«Ciao... come va?» disse Chanyeol col fiatone; gli altri ne dedussero che molto probabilmente aveva corso, temendo di arrivare in ritardo.
Dopo essersi salutati tutti a dovere, il gruppetto si mise a camminare in una strana atmosfera tesa: Baekhyun e Chanyeol erano davanti, uno affianco all'altro, a parlare del più e del meno come due veri amici, mentre Jing e Ha Rin li seguivano da dietro scambiandosi strane occhiate.
«Andiamo a mangiare? Ho fame» propose dopo pochi minuti Jing, notando un ristorante in lontananza.
Non voleva di certo continuare così quell'appuntamento, anzi, pensava che sarebbe stato meglio per tutti sedersi ad un tavolo faccia a faccia per fare due chiacchiere.
Dal momento che tutti concordarono fortunatamente con lei, Chanyeol prese subito parola.
«Conosco un buon ristorante, qui in giro. Seguitemi» sentenziò, svoltando l'angolo e cominciando a percorrere a grandi falcate la via, con i suoi amici dietro che lo seguivano curiosi.
«Vini e crostini? Sembra buono!» esclamarono Jing e Baekhyun in coro non appena si ritrovarono ad un edificio la cui insegna parlava assai chiaro: si trattava infatti di un ristorante italiano, e di certo lì vi avrebbero trovato più prelibatezze che mai.
Il problema era solo uno... forse quanto a prezzi era leggermente fuori portata per dei ragazzi come loro.
«È l'unico ristorante italiano a portata di noi comuni mortali che conosco» fece loro l'occhiolino Chanyeol per tranquillizzarli, facendo arrossire incredibilmente Ha Rin, rimasta incantata dal suo fascino.
Non appena entrarono venne loro incontro un cameriere vestito di tutto punto che li indirizzò ad un tavolo da quattro, su cui si misero seduti uno per lato.
Consegnati poi i menu ai ragazzi, non appena il cameriere si diresse via e tutti aprirono il proprio menu per decidere le pietanze da ordinare, Jing iniziò a scervellarsi per trovare un argomento comune a tutti di cui parlare.
Già, perché ora che ne aveva la possibilità avrebbe voluto sfruttarla, eccome. Così, effettuate le ordinazioni, dopo essersi pregustata mentalmente la sua porzione di lasagne, se ne uscì con una domanda piuttosto inaspettata.
«Ragazzi, vi piace Messi?»
***
Quella sera, un'altra ragazza si stava scervellando sul suo letto, massaggiandosi le tempie per mantenere la calma.
Pensava e pensava, senza smettere di maledire mentalmente se stessa ed il suo piano, che a quanto pare non stava ancora funzionando.
«E così ancora non si decide a chiamarmi, eh? Bene... vorrà dire che se Maometto non va dalla montagna, la montagna andrà da Maometto» sbraitò infine al limite del nervosismo, sollevandosi dal letto in un batter d'occhio con lo sguardo deciso.
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Piccola preview del prossimo capitolo!
«Oggi credo che non verrà»
♣️
«Niente Bessie, vero?»
♣️
«Allora mi butto dal finestrino»
♣️
«Usciresti con me uno di questi giorni?»
♣️
«Hai mai sentito parlare di segreto professionale?»
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