Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Chapter 2; Il patto

Quel pomeriggio Seulgi non fece altro che camminare avanti e indietro per tutto il suo appartamento, riflettendo intensamente, dal momento che voleva trovare una soluzione ai suoi interrogativi.

E menomale che per quel giorno il Bogum Bar & Restaurant sarebbe rimasto chiuso, così Seulgi avrebbe potuto passare tutto il tempo che voleva a riflettere in santa pace, senza nessuno tra i piedi. Non avrebbe nemmeno voluto parlarne con le sue amiche, tanto era rimasta delusa dalla decisione di Bogum; l'unica alternativa allora era cercare un modo sfogarsi da sola, per quanto le fosse possibile.

«Non ci posso credere... Insomma, fra tutte le possibilità che aveva, ha scelto proprio Hyungsik?! Quel troglodita di Park Hyungsik?! È incredibile, anzi è impossibile! Quel lurido deve averlo corrotto... sì, decisamente! Deve essere andata per forza così, non può essere altrimenti!» rifletteva ad alta voce, tormentata, senza smettere di camminare a passi pesanti, che sicuramente risuonavano rumorosi per tutto il vicinato.

I suoi pensieri vennero però interrotti dagli squilli del suo cellulare, e Seulgi poté constatare che come al solito si trattava di sua madre, che anche quel pomeriggio l'aveva chiamata in un momento ben poco opportuno.

Tuttavia questa volta Seulgi si degnò di rispondere, seppur terribilmente scocciata.

«Annyeong, eomma» mormorò, accasciandosi sulla sedia della scrivania.

«Tesoro! Finalmente ti sei degnata di rispondere!» esclamò sua madre dall'altro capo, con tono sollevato.

«Sì, scusami se stamattina ti ho ignorato» rispose Seulgi con voce piatta, iniziando a giocherellare con una ciocca di capelli.

«Yah, stai bene? Ti è successo qualcosa?» si affrettò a chiederle la madre, preoccupata, notando che dal tono di voce non sembrava affatto spensierata come al solito.

«No, cioè... sì, più o meno» farfugliò Seulgi, evasiva, senza nessuna voglia di parlarne, anche se ormai aveva innescato la miccia. Per di più, con una madre chiacchierona come la sua, era semplicemente impossibile provare ad evitare il terzo grado che Seulgi tanto odiava.

«Su, racconta alla tua eomma!» la incitò infatti la madre, seduta ad una ventina di chilometri di distanza rispetto alla figlia, poichè si trovava a Seoul per lavoro, e aveva deciso di trasferirsi a vivere stabilmente lì da quando aveva trovato un nuovo partner.

Seulgi invece era sempre rimasta ad Anyang, anche perché non avrebbe avuto la benché minima intenzione di trasferirsi a Seoul per frequentare l'università, visto che non era mai stata una cima a scuola, né tantomeno le sfagiolava l'idea di vivere in una grande città, quindi aveva lasciato perdere sin dal principio, mettendosi a lavorare non appena terminate le superiori.

«Beh, vedi... il capo del ristorante si è infortunato, e ha deciso di lasciare l'incarico di vice ad un mio collega che odio. Ti giuro che avrei lasciato passare qualunque persona avesse scelto, ma quando ha nominato lui... sono rimasta semplicemente senza parole. No comment» spiegò Seulgi, facendo un segno di diniego con la testa accompagnato da una smorfia di disgusto, anche se la madre non poteva vederla.

«Oh, Seulgi-yah, sono cose che capitano, sai... Anche se ci si comporta bene, non sempre si deve pensare di poter essere scelti per sostituire qualcuno in un incarico importante» tentò di consolarla la madre, ma invano. Per Seulgi, infatti, la scelta di Bogum ricaduta senza rimorsi su Hyungsik continuava a rimanere un mistero.

E per di più, il fatto che dal giorno seguente avrebbe dovuto cominciare a trattarlo come un superiore e non come un suo pari la innervosiva non poco. Insomma, per Seulgi l'esistenza di Hyungsik era sempre stata finalizzata ad utilizzarlo come antistress, come sfogo, alle volte anche come fonte stessa della sua ira, ma il fatto che adesso non avrebbe potuto più fare niente del genere per mesi la metteva parecchio in ansia.

Con chi avrebbe litigato costantemente sul luogo di lavoro, senza nessuno a punzecchiarla costantemente? Chi avrebbe ricoperto di insulti, urlandogli da una parte all'altra del davanzale, ora che Hyungsik sarebbe stato a lavoro in veste di momentaneo capo ventiquattro ore su ventiquattro?

Anzi, sarebbe dovuto starci... perché in realtà Hyungsik - e Seulgi lo conosceva sin troppo bene - non avrebbe avuto la benché minima intenzione di prendere il suo nuovo incarico così seriamente, non rinunciando affatto alla sua vita privata pur di marcire là dentro giorno e notte, come un vero capo avrebbe dovuto fare.

No, no, niente del genere.

Park Hyungsik era una di quelle persone che, pur ridendo e scherzando, ora che poteva avrebbe voluto solamente abusare del proprio potere, prendendendo ora di poter dare ordini a destra e a manca, a chiunque gli capitasse sott'occhio, senza la possibilità di essere contraddetto, pena il licenziamento seduta stante.

Sembrava terribilmente incredibile, ma tutto era possibile ora che Hyungsik aveva preso in mano le redini del ristorante.

***

Il giorno dopo, la sveglia suonò alla solita ora, ma ovviamente Seulgi non aveva nessuna intenzione di alzarsi con la consapevolezza che quello sarebbe stato solo l'inizio di una serie di giornate terribili ed insopportabili.

Così, prendendo la cosa con insolta calma, non sentì nemmeno la fretta di prepararsi in fretta e furia per arrivare prima di Hyungsik, che sarebbe dovuto essere al ristorante già da molto prima di lei.

Una volta finito di prepararsi, Seulgi uscì dal suo appartamento e scelse di avviarsi a lavoro a piedi, forse più per sfida persona che per il fatto di voler fare un po' di movimento alternativo.

E mentre camminava non faceva altro che pensare, pensare, pensare.

Pensò a quanto sarebbe stato insopportabile vivere per non si sa quanto con Hyungsik che stava col fiato sul collo a lei e a tutti i suoi colleghi, e che cominciava ad avere dannosi deliri d'onnipotenza, decidendo di rinnovare il design del ristorante, far fare gli straordinari a tutti o chissà quale altra cosa pazza.

Ma, allo stesso tempo, se Bogum l'aveva scelto significava che se non altro un minimo di fiducia in lui avrebbe dovuto avercela, per cui forse tutti questi pensieri pessimisti andavano accantonati, perché forse...

«Yah, tu! Come ti permetti di fare apposta a ritardare col nuovo capo qui presente?!» una voce familiare e fin troppo scorbutica che proveniva da dietro di lei la riportò alla realtà, facendola trasalire.

Seulgi si girò e squadrò quella presenza fastidiosa da capo a piedi, notando che era in bici come sempre, ma stranamente indossava gli occhiali da sole anche se il tempo non era dei migliori. Ma in ogni caso, con o senza occhiali, sempre odioso restava.

«Sbaglio o sei in ritardo anche tu?! E comunque, di' pure quello che vuoi, ma il vero capo per me resterà sempre e comunque Bogum!» gli rispose per le rime Seulgi, mantenendo la testa alta in segno di sfida.

Già, perché, nonostante ci avesse riflettuto per tutto il giorno e tutta la notte, non era riuscita ancora a capacitarsi di come Bogum avesse potuto scegliere quella palla al piede di Hyungsik come vice per gestire la loro attività. Era semplicemente assurdo!

«Ah-ah. non ci siamo, non ci siamo» Hyungsik scosse la testa, superandola e sbarrandole la strada con la sua bici, lasciandola a dir poco basita.

«Prima di tutto, non rivolgerti mai più così informalmente a me. Ora sono io il capo» continuò Hyungsik, tirandosi su gli occhiali.

«Tsk, uno come te che batte così la fiacca e dice di essere capo, mi è nuova come cosa...» commentò a bassa voce Seulgi, roteando gli occhi.

«Secondo, non provare più a ribattere o sgridarmi, mandarmi frecciatine e chissà cos'altro, se non vuoi che prenda certi provvedimenti» la minacciò lui, ignorando il suo commento e indicandosi con fare teatrale.

A quel punto Seulgi era veramente sul punto di scoppiare dalla rabbia, ma fece di tutto pur di trattenersi, per evitare di scatenare un inutile putiferio.

Tuttavia, c'era sempre quella domanda che le ronzava in testa, e a cui non riusciva ancora a trovare una risposta, così decise di azzardarsi a fargliela. Tanto, ormai, non avrebbe avuto più niente da perdere.

«Posso chiederle soltanto un'ultima cosa?» butto lì, sarcastica.

Hyungsik annuì, scocciato, e allora Seulgi dette libero sfogo ai suoi atroci dubbi.

«Lo hai pagato? O gli hai promesso qualcosa in cambio? Ti deve un favore particolare? Insomma, è semplicemente assurdo che abbia scelto te come suo vice!»

Hyungsik assunse un'espressione del tutto incredula e scocciata allo stesso tempo, prendendola come un affronto bello e buono, ma, tentando di contenersi per non fare una sfuriata in strada, tirò fuori al meglio le sue doti di abile oratore.

«Vedi, cara Seulgi, forse Bogum-ssi potrebbe aver notato che, a differenza tua e degli altri, io ho qualcosa che voi non avete: spavalderia, spirito di iniziativa. E forse è proprio per questo che mi ha ritenuto adatto a ricoprire questo ruolo. Ma ti ho già detto troppo. Ora sbrigati, se non vuoi che ti licenzi!» le disse, per poi liquidare velocemente il discorso e scappare via con la sua bicicletta.

«Tsk! Spavalderia? Spirito d'iniziativa? Ma gli si è fuso il cervello?!» ribattè ad alta voce Seulgi, scuotendo la testa inorridita.

"Insomma, ma per chi mi ha preso?! Tsk, se dovesse provare ancora a fare il genio della situazione, gliela faccio vedere io..." pensò poi, continuando a camminare scocciata in direzione del ristorante.

***

«Changwook-ah! Sei arrivato, finalmente!»

Un'esile figura femminile si alzò dal tavolo in cui era seduta, facendo un cenno al ragazzo che stava aspettando da qualche minuto.

«Ehi, è da molto che aspetti?» la salutò lui con un sorriso, avvicinandosi.

«No, no, tranquillo... siediti pure» rispose la ragazza, facendogli segno di accomodarsi di fronte a lei.

Aveva scelto proprio il tavolo vicino alla vetrata che dava su una suggestiva vista della città, che alla pausa pranzo di mezzogiorno era più che illuminata.

In tutto ciò, Seulgi se ne stava incantata alla cassa, contando i soldi che aveva guadagnato un attimo prima dai clienti che se n'erano appena andati, ignara delle due nuove comparse.

«Yah, lumaca! Non vedi che sono arrivati altri clienti?! Vai a prendere le ordinazioni, presto!» non mancò ovviamente di ordinarle Hyungsik, comparso improvvisamente dietro di lei, incitandola con una gomitata alla spalla.

Seulgi si espresse con un grugnito, borbottando qualcosa sui suoi soliti comportamenti acidi, per poi dirigersi in fretta e furia al tavolo adiacente alla vetrata.

«Buongiorno! Desiderate?» salutò i due clienti con un finto sorriso, mentre con una mano teneva il taccuino elettronico e con l'altra si sistemava ancora la divisa da cameriera, che quel giorno sembrava starle peggio del solito.

«Un espresso, un cappuccino, una brioche integrale e una tortina di riso» rispose subito la ragazza seduta, senza nemmeno guardare il menù che sapeva ormai a memoria, e ricevendo un cenno affermativo da parte di Changwook.

«Okay, perfetto. Arrivano subito» disse Seulgi, la quale non ritenne opportuno segnarsi le cose sul taccuino, pensando di avere una più che buona memoria. Dopodiché, fatto un inchino di circostanza, si allontanò verso il bancone del bar, pronta a preparare ciò che le era stato chiesto.

Appoggiato con la schiena allo stipite della porta della cucina, in una sfrontata posizione di nullafacenza, Hyungsik la osservava compiaciuto a braccia conserte.

"Ah, che bella vita quella del capo. Dà ordini e resta tutto il giorno a guardare il lavoro degli altri, e alla fine è quello che ha più entrate di tutti. Semplicemente il lavoro adatto a me!" pensò soddisfatto, mentre alternava lo sguardo fra il bancone e le cucine sul retro, in cui alcuni dei suoi dipendenti - Oh Ji An, Jing Li, Byun Baekhyun e Nam Joohyuk - stavano morendo dal caldo mentre preparavano gli impasti per le pizze che sarebbero state servite la sera stessa.

«Mi conosci troppo bene!» scherzò nel frattempo Changwook con sua cugina, sorridendole.

«Come d'altronde conosco bene questo bar/ristorante. Sai, dovremmo venirci più spesso per i pranzo di famiglia, ha un'ottima reputazione» commentò la ragazza, mentre allineava i due piccoli menù dei dolci sul tavolo.

Dopo qualche secondo di silenzio, Changwook si decise a chiedere a sua cugina come mai avesse deciso di invitarlo a prendere qualcosa da bere così, di punto in bianco.

«Allora, YooA, ci sono novità? Non ci vediamo da... tipo tre settimane?»

Le parole di Changwook potevano sembrarle un po' forzate, visto che comunque i due cugini non si frequentavano più di tanto, data la loro notevole differenza d'età (lei 21 anni, lui ben 28), se non alle rimpatriate familiari che la madre di YooA organizzava ogni tanto. Comunque, che andassero d'accordo era un dato di fatto.

«Sì, ecco... vedi, a dire il vero ti ho chiamato per un motivo ben preciso» precisò YooA, tamburellando sul tavolo le dita con le unghie smaltate di un rosso abbagliante.

«E sarebbe?» la incitò Changwook.

«Ecco... hai presente la ragazza di un attimo fa?» gli spiegò la cugina in un sussurro, dopo essersi sporta un po' verso di lui.

«Chi, la cameriera?» domandò Changwook, sollevando un sopracciglio.

«Sì, esatto, proprio lei» annuì YooA con convinzione, pronta ad aggiungere altro, mentre il cugino continuava a guardarla senza capire che cosa mai c'entrasse quella tizia.

Ma, quando YooA gli si avvicinò e concluse il suo discorso, allora gli fu tutto più chiaro.

«Falla innamorare di te»

Changwook sgranò gli occhi, basito.

«Che cosa?!» sibilò subito dopo, in attesa di spiegazioni più che plausibili.

«Sì, hai sentito bene. Falla innamorare di te, distraila con il tuo fascino, così io avrò campo libero con lui - continuò YooA, facendogli un cenno con la testa verso un Hyungsik dall'espressione autoritaria appoggiato allo stipite - dopodiché potrai sbarazzartene come più ti pare e piace.»

Changwook era letteralmente rimasto senza parole, tanto che ci mise una decina di secondi a metabolizzare ciò che aveva sentito, per poi risponderle:

«Dici sul serio? Voglio dire, dovrei perdere il mio tempo per giocare così con i sentimenti di una persona?»

«E perché no?» azzardò YooA, come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo.

«Perché non tutti sarebbero capaci di reggere a lungo in una situazione del genere» le rispose lui, scuotendo la testa stranito.

«Nemmeno tu, per la tua cara cuginetta?» YooA fece gli occhi dolci, mentre tirava fuori qualcosa dalla borsa con fare sospetto.

Dopo qualche secondo infatti sbattè qualcosa al centro del tavolo, che ebbe un impatto su Changwook che quasi certamente gli avrebbe fatto cambiare subito idea.

«... forse» rispose infatti il ragazzo, tenendo gli occhi spalancati alla vista di una cospicua somma di denaro che sua cugina YooA gli aveva appena sbandierato davanti alla faccia come se fosse una leccornia invitante.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro