Prologo
Era una tipica giornata autunnale: il freddo, l'umidità e il vento gelato incombevano sulla capitale sudcoreana.
La città, però, non si fermava davanti alla temperatura bassa: le strade sempre affollate, piene di persone e del loro movimento frenetico.
Già, erano tutti impegnati, tutti andavano di fretta, così tanto da ignorare quello che stava per succedere di lì a poco.
D'altronde, nemmeno le persone che avrebbero richiato la vita per salvare il mondo ne erano a conoscenza.
Ma qual è la minaccia di cui parlo?
Cominciò tutto quando il nostro mondo venne creato: durante la separazione del bene e del male, della luce e delle tenebre, una goccia di oscurità cadde nel nulla. Da quel frammento di male, nacque una creatura indefinita. Non aveva corpo, non era niente. Era fatto di odio.
Il suo unico scopo era quello di rovinare l'armonia del mondo. Per farlo, doveva cominciare da un'anima, per poi passare a due, dopo a tre, e pian piano arrivare a logorare il mondo.
La cattiveria di quell'essere minacciò gli umani per secoli, finchè, dal Fiore della Vita, nacquero coloro che potevano fermarlo. Dieci ragazze, dieci spiriti, dieci leggi fondamentali. Le dieci Sephiroth.
Le Sephiroth della prima generazione riuscirono a creare una prigione, una dimensione in cui rinchiuderlo e lo bloccarono all'interno.
A distanza di mille anni, riuscì a scappare, per poi venire rinchiuso per sette anni dalle Sepgiroth della seconda generazione. Una volta liberatosi, scatenò la sua furia per ben cinque anni. Le Sephiroth della terza generazione, per imprigionarlo di nuovo rischiarono tutto. Una di loro, insieme a suo marito, si sacrificò: vennero bloccati nella dimensione insieme a quell'essere.
Quel frammento di oscurità, a distanza di soli quattordici anni, è riuscito a liberarsi, ed è determinato a portare a termine il suo progetto: far prevalere il male sul bene.
Chi sarà, stavolta, a impedire alla creatura maligna di vincere? Le Sephiroth della quarta generazione, ovviamente...
-NONNA, IO VADO A SCUOLA!- strillò Jein aprendo la porta d'ingresso.
-A più tardi, tesoro.- le raggiunse la donna porgendole il sacchetto del pranzo.
Jein salutò con una bacio sulla guancia la sua adorata nonna e uscì dal suo appartamento dirigendosi a casa di Hanseul.
-Jeinnie!- le saltò addosso la sua amica.
-Buongiorno!- ricambiò Jein sorridendo.
-Hai dormito bene?- domandò l'amica.
Jein sorrise. Quella notte, aveva sognato la prima volta che aveva visto June.
Era una fredda giornata invernale. Jein, allora poco più che sedicenne, stava tornando a casa, quando venne sorpresa da un'improvviso acquazzone.
Si rifugiò nel primo bar aperto che trovò.
-Cosa le porto, signorina?- domandò un cameriere.
-Una cioccolata calda, per favore.- rispose lei.
Quando il ragazzo si allontanò, lei si girò a guardare la vetrina: si vedevano le gocce infrangersi su di essa.
Si accorse, però, che il vetro rifletteva anche l'interno del locale. In particolare la colpì il riflesso di un bellissimo ragazzo dietro al bancone.
Si voltò e lo vide in tutta la sua bellezza: alto, magro, i capelli corti e biondi, gli occhi sorridenti color marrone e un viso angelico. Era rimasta come paralizzata davanti a quella meraviglia.
Ad un certo punto, il ragazzo prende una tazza bianca contenente la cioccolata calda che Jein aveva ordinato.
-Hai ordinato tu la cioccolata calda?- domandò lui cortesemente.
Jein si "svegliò", e si accorse che colui che stava fissando le aveva rivolto la parola.
-S-Sì, gr-azie mille.- balbettò lei imbarazzata.
La bellezza di quel ragazzo l'aveva colpita tantissimo, tanto che corse a casa della sua amica Hanseul per dirglielo.
-Un ragazzo con i capelli biondi che lavora in un bar? Mmmm.... Mi pare che sia amico di Minghao, ma non ne sono sicura...- riflettè Hanseul.
La ragazza dai capelli rosa digitò sulla tastiera del suo cellulare il numero del suo amico, e gli chiese immediatamete se conoscesse o meno quel ragazzo dal volto angelico.
La risposta di Minghao fu positiva, e in quel momento Jein perse un battito....
-Jein? Tutto bene?- le chiese Hanseul sventolandole la mano davanti agli occhi.
Jein si riprese, e balbettò: -C-Certo.-
Hanseul sorrise malignamente e disse: -Conosco bene quello sguardo! Sei stata tutta la notte a pensare a June, vero?!-
-NO! Cioè, sì, ma no.- replicò la ragazza dai capelli rosa andando letteralmente in tilt.
-HA! Ti stai innervosendo, quindi ho ragione io! Sei stata sveglia tutta la notte a farti film mentali su June!- la prese in giro l'amica, quadagnandosi un'occhiataccia.
-Andiamo a scuola, che devo aiutare WinWin in matematica altrimenti mi uccide!- sviò Jein incamminandosi, seguita dalla sua amica che sghignazzava.
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Jiah si svegliò di soprassalto. Si guardò intorno: era nella sua camera, seduta vicino alla scrivania su cui era poggiato uno dei suoi libri aperti.
Sospirò. Si era addormentata di nuovo mentre studiava. Si voltò verso l'orologio, il quale segnava le 08:35. Aveva quindici minuti per lavarsi, vestirsi, preparare la colazione e sperare di non perdere il pullman, altrimenti avrebbe fatto i sette chilometri che la separavano dall'università a piedi.
Corse in cucina, dove trovò sua madre ai fornelli.
-Mamma! Perchè sei già sveglia?- le domandò apprensiva.
Dopo quello che aveva passato per via di suo marito, la madre di Jiah era per lei una bambina da accudire.
-Sto preparando dei pancakes, non vedi?- palesò l'ovvio la donna. Lei, anche se ci aveva messo un bel po' a riprendersi, era quasi del tutto guarita dal trauma. Voleva solo che sua figlia vivesse come una ragazza normale, nulla di più.
-Ti ho detto mille volte che non devi prepararmi la colazione. Posso farlo da sola.- la riprese Jiah.
-Zitta e mangia, già sei in ritardo.- la rimproverò a sua volta la madre, appoggiando sul tavolo un pancake fumante.
Jiah sospirò combrattuta e si sedette a tavola. Mangiò la sua colazione e volò in bagno.
Finalmente pronta, uscì e corse alla fermata del pullman, distante un chilometro abbondante da casa sua.
Ricevette almeno dieci chiamate dalla sua migliore amica Sooyoung, la quale la stava aspettando alla fermata del bus.
Quando arrivò uest'ultimo stava per chiudere le porte, quando lei salì e pensò: "Anche oggi ce l'hai fatta, Jiah!"
-Dov'eri finita?- le chiese Sooyoung.
-A casa a dormire.- ribattè lei.
-Sai, ieri ho conosciuto un amico di un'amica di mia sorella. È un figo che tu non hai idea! Si chiama Kang Minhyuk e frequenta la facoltà di econ- - non potè continuare, perchè Jiah la interruppe:
-Sooyoung, ancora con 'sta storia? Non mi interessa fidanzarmi!- la riprese.
-Tanto un giorno ti innamorerai anche tu, mia cara!- obbiettò Sooyoung.
-Sì, certo.- mormorò scettica Jiah.
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Nushen arrivò nel cortile della sua università un'ora prima dell'inizio del suo corso. Il tempo non prometteva nulla di buono, ma lei non se ne preoccupò: dopotutto, avrebbe sempre potute evitare la pioggia grazie ai suoi poteri.
Si diresse verso il retro dell'edificio principale, dove non andava mai nessuno. Si sedette sull'unica panchina che c'era, alzò la mano destra e rivolse il palmo verso l'alto. Generò un piccolo mulinello.
La divertiva molto fare dei piccoli microclimi come quello sul palmo della mano. Era una delle cose che il suo potere le permetteva di fare.
Quella mattina, prima di andare all'università, era andata al parco vicino casa sua dove c'era un laghetto nascosto. Di solito lo congelava e ci pattinava, quando era sicura che nessuno potesse vederla. Ma quel giorno, in riva a quel laghetto ci trovò una coppietta a sbaciucchiarsi. Indignata perchè qualcuno le aveva impedito di fare una cosa che a lei piaceva, aveva deciso di anticiparsi e andare subito all'università.
Ad un certo punto sentì dei passi e fece volatilizzare in fretta il mulinello.
-Oh, Nushen!- era la voce di Minji. Quest'ultima alloggiava nel dormitorio della ragazza taiwanese, proprio nell'appartamentino accanto al suo. Era una delle poche persone che Nushen conosceva lì, essendo arrivata in Corea del Sud da pochissimo tempo. Le ricordava molto sua sorella, fisicamente e, volendo, anche caratterialmente.
-Buongiorno, Minji! Come mai sei venuta così presto?- chiese la straniera.
-Ho appuntamento con la mia amica Mei. Alle nove e mezza il corso che sta frequentando finisce.- rispose Minji.
Nushen accese il cellulare e guardò l'orario: -Ma sono le otto e un quarto...-
-Lo so.- la interruppe Minji -Ma non volevo arrivare in ritardo, così mi sono anticipata un po'. Tu, invece?-
-Mi sono svegliata presto.- replicò lei.
-Capisco. Che corsi devi fare oggi?- chiese ancora Minji.
-Tra un'ora devo andare ad un seminario tenuto dal professor Kang e finisce alle dieci e mezza. Poi devo andare a fare un altro corso dalle due e mezza alle cinque.- spiegò Nushen.
-Mh. Senti, stasere io e i miei due amici Mei e Key andiamo a mangiare fuori, ti va di venire?- propose la ragazza.
-Stasera devo andare a lavorare, mi spiace molto.- sospirò la taiwanese. Era vero, non le sarebbe di certo dispiaciuto andarci: Minji l'aveva accolta benissimo e sentiva in qualche modo di doversi sdebitare, ma non poteva non andare al lavoro, soprattutto quella sera che due colleghe erano a casa per malattia.
-Peccato, sarà per la prossima volta Comunque qualche pomeriggio che non hai nulla da fare possiamo vederci, così ti presento i miei am-!- provò a dirle Minji, quando il suo cellulare squillò. Rispose e si allontanò un attimo.
Dopo due minuti tornò e disse frettolosamente alla ragazza: -Nushen, mi ha appena chiamato Key, devo aiutarlo in una cosa. Ci vediamo!- detto ciò, corse via.
Così, Nushen si ritrovò di nuovo sola sul retro del palazzo. Non le restava che aspettare l'inizio del seminario.
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-BASTARDO! SE FAI PISCIARE DI NUOVO IL TUO CANE FUORI ALLA MIA PORTA TI FACCIO PULIRE CON LA LINGUA, HAI CAPITO?!- urlò Eunbi al ragazzino che aveva appena portato il suo carlino a fare i bisogni... fuori alla porta della casa della ragazza. Il piccolo stava scappando via insieme al suo animale domestico, spaventati dalle urla e dalle minacce.
-Pff... Ma guarda tu, nato due giorni fa e vorrebbe farla franca con me! Ah, ma se mi capita di incontrare la madre!- aggiunse.
Prese il pocho e un secchio d'acqua e lavò via il bisogno del cane.
-Per via di quel bimbo schifoso sto facendo pure tardi!- disse una volta finito. Corse in camerà sua e indossò l'uniforme scolastica.
Erano le otto precise quando Eunbi, dopo aver fatto una colazione più che abbondante, lasciò la sua casa per andare a scuola.
Non ne aveva per nulla voglia: odiava studiare, odiava condividere l'aria con quegli snob perfettini dei suoi compagni, odiava essere rimproverata per delle sciocchezze dai suoi insegnanti, odiava essere guardata come un'ignorante. Odiava la scuola in generale, ma ci andava perchè sapeva quanto i suoi genitori si ammazzassero per mandarla al liceo e quanto ci tenessero al diploma.
Eunbi diede un'ultima occhiata alla porta, per essere sicura che quel "cagnaccio di merda", come lo chiamava lei, non avesse sporcato ancora.
Arrivó a scuola giusto in tempo, visto che il professor Lee stava chiudendo il cancello. Raggiunta la sua aula, si accomodò al suo posto, accanto alla finestra. La ragazza che sedeva vicino a lei, Hanseul, era già lì, e stava parlando con i due ragazzi seduti al banco davanti, una ragazza con i capelli rosa di nome Jein e un ragazzo del quale Eunbi dimenticava sempre il nome. Oltre "Buongiorno", "Non sto capendo un cazzo", "Madonna mia che sonno" e qualche altra frase del genere, Eunbi non parlava mai con loro.
-'Giorno, Eunbi.- salutò Hanseul.
-Buongiorno.- ricambiò Eunbi, poi poggiò la testa sul banco.
-Comunque, oggi è il 13 novembre. Io sono la sedicesima nell'elenco, quindi non sono io- disse Hanseul.
-Già, io sono il nono, non devo essere ancora interrogao.- obbiettò quel ragazzo, WinWon, WenWen o come diavolo si chiamava: Eunbi proprio non riusciva ad imparare i nomi dei suoi compagni.
-Io sono la numero quattro, già sono stata interrogata, il numero tredici.... Choi Eunbi!- esclamò Jein.
La diretta interessata fece un salto, si era completamente dimenticata che doveva essere interrogata in scienze.
-OH CAZZO!- imprecó ad alta voce, consapevole che evrebbe avuto un altro pessimo voto da aggiungere alla sua collezione.
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-Minho, lascia il cornetto di Areum!- era l'ennesimo richiamo che quella mattina i suoi fratelli avevano da lei.
Sojin quella mattina era molto stressata. La sera prima aveva fatto il turno pomeridiano in biblioteca, ed era pieno di persone. Alle nove e mezza era rincasata, aveva preparato i suoi fratelli per la notte e aveva studiato almeno fino alle tre.
Sua madre purtroppo aveva dovuto fare il turno di notte, non sarebbe tornata prima dell'ora di pranzo, così come il padre si era ritirato stanco morto poco prima delle due e si era dovuto alzare prestissimo per tornare a lavoro. Era un periodo molto complicato: cinque bambini da sfamare e stipendi non molto ricchi. Quella situazione metteva a dura prova la resistenza della famiglia, ma tutti e otto si stavano impegnando per uscire da quel brutto momento nel migliore dei modi.
-Sojun, smetti di piangere, ti prego!- implorò lei.
-Noona, mi sono sporcato la maglietta.- era Jaehyun, il più grande e il più piccolo nello stesso momento.
-Aspetta un secondo, adesso arrivano Sungmin Noona e Chinmae Hyung che ti aiutano.- replicò la sorella maggiore.
Essendo che i suoi genitori la mattina non c'erano quasi mai e lei non riusciva a stare dietro a tutti e cinque, in suo aiuto arrivavano i suoi amici: Sungmin e Chinmae. Quel giorno, però avevano fatto un po' tardi, e lei stava letteralmente impazzendo.
-Noona, ho freddo!- si lamentava l'altro fratello, Junyong.
Quando finalmente bussarono alla porta, Sojin andò ad aprire: -ERA ORA! Chinmae, metti le scarpe a Sojun, dai una maglietta pulita a Jaehyun e una giacca a Junyong. Sungmin, aiuta Areum e Minho a vestirsi che stanno facendo tardissimo, e dopo portate tutti a scuola. Io...- si interrumpe, poi continuò: -...Me ne torno a letto.-
Senza aspettare le risposte dei suoi amici, Sojin andò nella sua stanza, si chiuse dentro, si butto sul letto e finalmente si addormentò.
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-Ristorante Seobit, come posso aiutarla?- disse Yeojin in tono cortese rispondendo al telefono. Ormai aveva imparato a memoria quella frase, lavorando in quel ristorante da molto tempo.
-Buongiorno. Volevo prenotare per dodici persone per dopodomani a nome della signora Jeon.- replicò la persona dall'altra parte.
-Sì, certo. Avete preferenze riguardo al menù?- Yeojin aveva preso l'abitudine di chiederlo a chiunque prenotasse nel weekend per più di otto persone, questo perchè erano giorni campali e ordinare tutti al momento sarebbe stato impegnativo per camerieri e cuochi.
-Avete qualche offerta speciele per il tempura?- domandò la donna.
-Oh, no, signora. Questo è un ristorante coreano, non un ristorante giap- - la signora aveva agganciato.
Yeojin fece un sospiro, evitando di parlare per non far uscire parole poco femminili. Le piaceva il suo lavoro: la metteva a contatto con la gente provientente da ogni situazione possibile e immaginabile. Ma delle volte capitavano dei clienti che anche lei, la ragazza più dolce, carina, gentile e garbata di tutta la Corea del Sud, avrebbe volentieri strozzato.
Si accasciò sulla sedia e si tratteneva ancora dal maledire quella signora.
-Ehi, cosa c'è?- chiese Mira, una sua collega.
-Nulla, una cliente poco garbata.- dibattè Yeojin.
-Capisco. Be', sai com'è certa gente. Non ne vale la pena, lo sai!- la confortò la ragazza.
-Hai ragione!- disse Yeojin tornando a sorridere -Ah, dimenticavo. Nara mi ha chiesto di fare a cambio, quindi stasera ci sono io e domani lei.-
-Ricevuto!- controbattè Mira prima di allontanarsi.
Quella sera doveva uscire con i suoi amici Kevin e Wheein, ma la sua collega Nara le aveva chiesto un cambio perchè era il compleanno del suo fidanzato e voleva fargli una sorpresa.
Guardò il foglio dove aveva scritto le prenotezioni per quella sera: non erano molte, sicuramente di meno di quelle del giorno dopo. Però le sarebbe piaciuto tantissimo uscire quella sera in compagnia dei suoi amici, a girare per le strade e magari a prendere un gelato; ma non potè respingere la richiesta che le era stata fatta, visto che leggeva negli occhi della collega quanto ci tenesse a passare quella serata con il suo ragazzo. In un certo senso, la invidiava un pochino: lei aveva un ragazzo con cui passare il tempo, a cui fare delle sorprese. Avrebbe tanto voluto anche lei fare quelle cose, e con una persona in particolare, ovvero Dokyun.
Era passato un po' di tempo dal loro primo incontro, eppure a Yeojin sembrava successo solo qualche giorno prima.
Era lunedì mattina, e il bar di fronte all'entratà dell'università era affollatissimo.
Yeojin aveva appena finito un seminario condotto da un madrelingua francese, che aveva deciso di frequentare per perfezionare una delle lingue che già conosceva. Era abbastanza stanca, essendo che il corso era cominciato alle otto di mattina ed era terminato due ore e mezza ore più tardi.
Aveva assolutamente bisogno di un buon frullato del suo bar preferito, così, nonostante la folla, decise di mettersi in coda.
-Oh, ciao Yeojin! Ti porto il solito?- chiese uno dei camerieri, un ragazzo dai capelli corti e biondi. Ormai tutti la conoscevano in quel bar, visto che ormai era diventata una abitudine per lei andarci.
Lei annuì, e lui le disse: -Mi spiace, non ci sono tavoli liberi. Anche se... Vieni con me!-
Yeojin lo seguì, e lui la portò vicino a un tavolo dove c'era seduto un ragazzo con i capelli castani e gli occhi molto grandi.
-Dokyun, ti presento Yeojin. Yeojin, lui è Dokyun. Ti spiace se si siede qui, visto che non ci sono altri posti liberi?- domandò il cameriere cortesemente, sapendo già la risposta del ragazzo.
In un primo momento i due si sentirono a disagio. Fu Dokyun a rompere il ghiaccio: -Frequenti l'università?-
-Sì, la facoltà di lingue straniere. E tu?- dibattè la ragazza.
-Anche io frequento la facoltà di lingue! In che anno sei?- domandò Dokyun.
-Sono al primo.- ribattè Yeojin.
-Io pure.- obbiettò il ragazzo.
Fu lì che cominciò tutto: da quel giorno, i nacque una amicizia destinata poi a diventare qualcosa di più...
I ricordi di quella giornata erano rimasti impressi nella mente di Yeojin, la quale aveva da un po' cominciato a pensare che forse i sentimenti che provava nei confronti di Dokyun andavano oltre quelli che avrebbe provato per un semplice amico.
-YEOJIN, VIENI UN ATTIMO QUI, PER FAVORE!- la chiamò un collega dalla sala.
La ragazza si alzò, interrompendo i pensieri riguardanti il suo Dokyun, e raggiunse il resto dei camerieri.
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-Svegliati, Sungjoon!- ordinò Mina al cugino, il quale ancora ronfava.
-Mmmmm......- si lamentò il ragazzo. Quella notte era andato ad una festa, ed era rientrato molto tardi.
-La prossima volta ti ritiri prima! Adesso alzati che devo rifare il letto.- intimò la ragazza, anche lei con i capelli colorati di rosa.
Sungjoon si alzò, ancora mezzo addormentato, e scese dal letto rischiando di cadere con faccia la a terra.
-Mmmmmm..... Mina.....- chiamò la cugina.
-Che c'è?- chiese lei aggiustando le coperte del letto del ragazzo.
-Rifatti la tinta, hai la ricrescita.- replicò lui, uscendo in fretta dalla stanza per non prenderle di santa ragione. In effetti aveva ragione: i capelli della ragazza erano cresciuti, all'attaccatura erano neri, colore che e faceva a pugni col rosa che le tingeva il resto della sua lunga chioma.
Ogni mattina era sempre la stessa storia: Sungjoon, che già di suo non era proprio il tipo che si alzava ed era pronto ad affrontare la giornata (oltre al fatto che spesso si ritirava tardi a causa delle serate movimentate che spesso passava), e Mina doveva sempre minacciarlo per svegliarlo.
Quella mattina, la ragazza non era andata a scuola visto che avrebbe dovuto fare una visita medica, la quale era stata rimandata all'ultimo minuto. Quindi aveva perso un giorno di scuola inutilmente; non che le dispiacesse chissà quanto, ma se avesse avuto qualche verifica l'avrebbe saltata per colpa di una persona incapace di organizzarsi.
Be', almeno avrebbe avuto un po' di tempo da dedicare alla casa, di cui per via dello studio e del lavoro si curava poco. In più, quel giorno si sarebbe risparmiata le battutine e le prese in giro del gruppetto di Deborah. Quest'ultima, oltre ad aver tradito la sua amicizia ed averla usata, la prendeva costantemente in giro, qualche volta era arrivata anche ad alzare le mani. Mina non si abbassava quasi mai a questi livelli, nonostante la tentazione fosse tanta. Però, c'è da dire che qualche volta una tirata di capelli non avrebbe guastato tanto.
Quel pomeriggio avrebbe dovuto fare la babysitter ad una bambina che non conosceva, sapeva solo che il suo nome era Seolji e che aveva quattro anni. La sua professione era ormai badare ai bambini quando i genitori dovevano assentarsi per qualche ora. Nonostante il suo lavoro non le dispiacesse molto, a volte era molto pesante: i bimbi sanno essere davvero insopportabili e dispettosi quando vogliono! Mina però aveva imparato molte cose grazie a quell'impiego.
Dopo un'oretta abbondante, il cugino era pronto per andare al lavoro.
-Mina, stasera dò una festa qui. Resti o vuoi andartene come l'altra volta?- chiese Sungjoon. Sperava davvero che rimanesse: voleva presentarla ai suoi amici che ancora non la conoscevano e vantarsi di avere una cugina così bella.
-Vedrò più tardi.- rispose lei.
Il ragazzo fece un'espressione triste, per poi salutarla e uscire di casa.
Mina, rimasta ormai sola, sospirò.
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-Meiiiiiiiii!- le saltò addosso Minji non appena mise piede fuori dall'edificio dell'università.
-Minji, mi stai facendo male....- disse Mei che stentava a respirare a causa della stretta troppo forte dell'amica.
-Oh, scusa!- replicò Minji lasciandola.
-Dov'è Key?- domandò Mei nom vedendo l'amico.
-Probabilmente a dormire.- rispose Minji, alludendo al fatto che il ragazzo non si svegliasse nemmeno con le cannonate.
-Mh, può essere.- obbiettò Mei portandosi una ciocca dietro l'orecchio. Non le piaceva che le coprissero il viso, quindi spesso li spostava.
-Per stasera allora ci sei?- domandò l'amica.
-Shi.- ribattè Mei sfoggiando una faccina piena di aegyo.
-AWWW!- Minji ricominciò a stritolarla.
Non appena la lasciò, Mei propose: -Andiamo a buttare Key giù dal letto?-
Minji annuì e sorrise malignamente.
Una volta raggiunto l'appartamento del ragazzo, Mei tirò fuori le chiavi dalla sua borsetta. Ne aveva un copia perchè spesso le Key dimenticava, mentre lei, essendo più attenta, le portava sempre dietro e lo salvava dal dormire sotto a un ponte.
Si intrufolarono all'interno dell'appartamento facendo attenzione a non fare rumore. Entrarono nella stanza del ragazzo: Mei si posizionò vicino alla finestra, Minji afferrò i lembi delle lenzuola che coprivano Key che ancora dormiva.
-Uno, due, tre, SVEGLIAAAAA!- urlò Minji.
Al tre Mei aprì le tende permettendo alla luce di entrare e Minji scoprì il ragazzo, il quale stava morendo di freddo ed era stato quasi accecato dai raggi del sole.
-AAAAAAHHHHHHH- Key lanciò un urlo, e la sua espressione era indecifrabile.
Le due ragazze stavano morendo dalle risate. Era incredibile che due faccini tanto dolci nascondessero delle persone così dispettose!
-MA SIETE IMPAZZITE?!- strillò il povereto, il quale tra l'arrabbiato, lo stupito e il dormiente.
Le due continuarono a sbellicarsi dalle risate.
-La- La tua faccia HAHAHAHAHA!- Minji era più che soddisfatta dello scherzo fatto.
Il povero Key, il quale aveva quasi avuto un infarto, si alzò e se ne andò i bagno, lasciando le amiche che ancora ridevano nella sua camera.
-Mi avete fatto prendere un colpo! Da Minji me lo aspettavo, ma da te, Mei, no! Pensavo che fosse un ladro!- le rimproverò Key mentre faceva colazione.
-Mi dispiace, Key.- si scusò Mei, che era seriamente dispiaciuta di aver fatto spaventare così tanto l'amico.
-Anche a me, ma la tua espressione era meravigliosa HAHAHAHAHA- ricominciò a ridere Minji, seguita da un piccola risatina di Mei. Il ragazzo le dedico un'occhiataccia.
-Non avrei dovuto darti le chiavi di riserva.- mormorò Key contrariato.
-Non prendertela per così poco! Tu non ci prendi sempre in giro? Siamo migliori amici per questo!- sdrammatizzò Minji.
Tutti e tre sorrisero.
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'Porco Ryewook, che freddo!' pensò Jaein appena scese dal taxi.
Aveva avuto, quella mattina, la splendida idea di indossare una gonna poco sopra il ginocchio con delle semplici e sottili calze nere, ed era novembre. Inutile dire che le si stavano congelando le gambe.
Una volta all'interno dell'ospedale Jaebyeol, si avvicinò alla reception e disse: -Jaein Kim Romanov, sono qui per Seo Nabi.-
La donna della reception conosceva Jaein, visto che non era la prima volta che andava a trovare Nabi, quindi le fece cenno di andare.
Stanza 220, la prima a sinistra del corridoio a destra del terzo piano. Jaein conosceva benissimo quella camera.
Bussò, poi entrò: -Buongiorno, Nabi!- salutò, posando sul comodino le buste che aveva in mano.
-Oh, Jaein, da quanto tempo!- sorrise l'amica.
-Da ieri mattina. Comunque, questa qui è tutta roba tua.- disse la bionda.
-Cos'è?- chiede curiosa Nabi.
-Kimchi, hotteok, e le caramelle che ti piacciono tanto.- elencò Jaein.
-CARAMELLE!- urlò Nabi prendendo subito uno dei tanti pacchetti, contenente degli orsetti gommosi.
-Come va?- domandò Jaein.
-Come sempre. Non sono peggiorata, ma nemmeno migliorata.- rispose Nabi con la bocca piena di caramelle.
La bionda sospirò. Vedere la sua amica in quello stato a causa di una malattia la faceva sentire inutile e impotente.
Avrebbe fatto di tutto per riavere indietro la sua Nabi, quella forte, spensierata e, soprattutto, invicincibile. Odiava vederla in quel letto, in quell'ospedale.
-Ehi, cos'é quel muso lungo? Sei venuta qui a deprimermi o a tirarmi su il morale?- la riprese Nabi mentre ancora masticava un'orsetto gommoso.
Jaein sorrise. Una cosa era rimasta uguale a prima: la simpatia della ragazza. La bionda sapeva quanto la sua amica soffrisse a causa del suo malessere, e anche quanto fosse spaventata, glielo leggeva negli occhi; ma continuava a sorridere, a recitare la parte della persona felice.
-Me ne dai una?- chiese Jaein.
-GNO!- controbattè Nabi, stringendosi il pacchetto al petto: -Loro sono il mio tesssssssoro...-
Dopo la facepalm di Jaein, le diede un orsetto rosso, che la bionda mangiò. Guardò l'orologio.
-Devo andare. Devo aiutare Seungsoo con un servizio fotografico per un matrimonio.- affermò.
-Di già?- la ragazza era molto dispiaciuta.
-Sì, mi dispiace. Tornerò oggi pomeriggio o domani, se riesco. Ma tua madre?- chiese non vedendola.
-Torna tra un po', ora è lavoro.- disse Nabi.
-Ciao, Nabi. E mangia tutto, che stai facendo troppo magra!- salutò, prima di andarsene.
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Quando Rikki entrò nel teatro, notò subito la bellissima scenografia che avevano montato. Raffigurava Seoul di sera vista dall'alto.
Il palco era allestito: tutti gli strumenti musicali erano meticolosamente sistemati, e il pianoforte era giusto nel centro, dietro al leggìo del maestro.
Posò la sua borsa su una delle poltrone rosse della platea, salì sul grosso palco e raggiunse il suo strumento. Non appena si sedette cominciò a premere i tasti.
La melodia che ne uscì fuori era bellissima. Molto leggera, lenta, calma.
Rikki provava una sensazione di tranquillità quando suonava canzoni di quel tipo. Come se in quel momento non fosse su un palco, ma in un prato fiorito.
Quando concluse, sentì qualcuno applaudire. Si girò, era il maestro: -Bravissima, Rikki! Stasera, però, ti voglio più grintosa.-
Quella sera ci sarebbe stato un concerto: tutta l'orcherstra, inclusa Rikki, si sarebbe esibita in onore dell'ottantesimo anniversario dell'apertura del teatro.
-Certamente. Arrivederci, signore.- disse, per poi raccattare la sua borsa e fare per andarsene.
-Rikki,- la chiamò l'uomo, e lei si girò -Stasera mio figlio verrà qui, ti spiacerebbe fargli fare un giro prima dello spettacolo?-
-Sì, lo farò volentieri.- rispose cortese Rikki, prima di uscire dalla porta di servizio.
Il direttore d'orchestra sorrise per la timidezza e la chiusura della ragazza. Era sicuro che suo figlio Taeyong sarebbe riuscito a farla sciogliere un po'. E poi, se i due ragazzi fossero diventati qualcosa più di semplici amici, sarebbe stato ancora più felice.
Ecco qui il prologo! Ci ho messo un po', i know. E so anche che è chilometrico, ma voi mi volete bene lo stesso, vero?
Come avrete intuito, queste sono delle scene che hanno la funzione di presentazione dei personaggi principali, a breve si conosceranno!
Spero che il primo capitolo vi sia piaciuto, vi ricordo di commentare scrivendomi il vostro giudizio o anche solo per strappare qualche sorriso, per me è molto importante perchè mi dà la carica per continuare. SCIAOH!
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