29. Finestrini
;)
«Ti conviene stare indietro, dolcezza» dice il buttafuori, guardandomi con le braccia conserte.
Qualcuno da dietro mi dà uno spintone e mi giro per fulminare chiunque sia stato. Quando mi giro nuovamente verso quell'armadio a tre ante, ripeto a denti stretti «Devo entrare»
«Certo gioia, come tutti quelli attorno a te» mi risponde monotono.
«Conosco uno dei ragazzi del privè» spiego, sperando che basti a farmi entrare.
Evidentemente no. «Spiacente» mi dice, scrollando le spalle.
Sbuffo, piena già di questa situazione. Fossi stata all'Hollywood sarei già dentro grazie a Tanya, invece sono fuori da quasi un'ora in mezzo al nulla, mentre aspetto che aprano le porte di questo locale maledetto.
Quando Eleonora mi ha riferito cosa stava facendo Vieri, non ci ho creduto subito, ma mentre osservo un centinaio di persone con le banconote in mano, tutto sembra vero.
Le risse in discoteca sono diventate così frequenti che si è aperto un giro di scommesse e Vieri è tra i nomi più chiacchierati.
«Cristo santo» mormoro, mentre finalmente il buttafuori si sposta e lascia passare la folla. Cerco un punto strategico vicino al bancone, in modo da poter osservare meglio la pista. Non ho esattamente un piano, so solo che devo recuperare Vieri.
Quando lo intravedo il mio cuore si ferma: ha delle occhiaie profonde, un taglio sul sopracciglio e un livido sullo zigomo. Sento la vista annebbiarsi, perché vederlo mi fa male, ma al contempo vorrei assicurarmi che stia bene.
In tutto ciò, l'atmosfera è elettrica: nessuno sembra interessato a ballare veramente, ma più che altro a vedere chi si colpirà per primo.
Accanto a me due ragazzi si scambiano delle opinioni, origlio frasi come «Villa ha fatto il culo all'ultimo che ha osato toccarlo» e anche «Meglio girare a largo da Benny stavolta, sembra incazzato nero»
Continuo ad ascoltare i loro discorsi, finché qualcosa non mi tocca il braccio. Non ho neanche il tempo di girarmi che sento la voce di Morgan: «Ma guarda un po', la piccola Eva»
«Ciao Morgan» dico, sollevata di conoscere qualcuno in mezzo alla folla.
«Hai accompagnato il filosofo?» chiede curioso. Nei suoi occhi un luccichio giocoso mi tranquillizza. Poi però ricordo di dover rispondere alla domanda.
«No, non sono venuta con Vieri. Sono qui solo per dare un'occhiata, ecco»
Morgan aggrotta la fronte, «Ah, okay, mi sono sbagliato» dice, percependo il mio malessere, «Ne vuoi parlare?»
Scuoto la testa, «Non particolarmente»
«Capito. Ti offro qualcosa per tirarti su?» dice, facendomi l'occhiolino.
Sorrido a mia volta, ma non ho voglia di bere, «No, grazie, davvero»
«Okay»
Entrambi guardiamo la gente in pista e tento di non rivolgere troppo lo sguardo verso Vieri, che, nonostante stia ridendo con quelli che suppongo essere i suoi amici, ha un'aria triste.
«Mi sono chiesto dal primo momento che vi ho visti insieme» comincia Morgan, così mi giro verso di lui, «cosa ci vedessi in lui»
«Non lo so, Morgan. So solo che mi fa stare bene»
«Non mi pare che tu stia bene» incalza lui.
«È complicato» rispondo di getto.
«Non dovrebbe esserlo»
«Hai qualcosa da dirmi, Morgan?»
Lui scrolla le spalle, «No, era solo una domanda»
Annuisco distratta, sperando che la nostra conversazione sia finita.
Tornando a guardare Vieri, vedo che un ragazzo (forse Benny) gli si è avvicinato e si stanno guardando con aria di sfida, mentre le persone si allontanano, creando un cerchio intorno a loro.
Si dicono qualcosa, ma con la musica non si sente niente. Tuttavia, sento benissimo il primo pugno, partito da Benny.
I due si azzuffano, finendo a terra, ma Vieri ha la meglio.
La folla intorno grida eccitata, e non capisco come facciano a pensare che sia divertente vedere due ragazzi riempirsi di botte. Distolgo lo sguardo, concentrandomi sulle luci stroboscopiche. Subito dopo però, Morgan mi fa cenno di guardare di nuovo verso la pista: quando vedo Vieri rialzarsi, circondato da una folla esultante, mi rilasso e un sospiro lascia il mio corpo. Abbasso lo sguardo e vedo Benny tenersi la faccia, riverso a terra.
«Non ci credo, quel ragazzo è incredibile» esclama uno accanto a noi.
«Te l'avevo detto che erano soldi facili scommettendo su di lui» risponde un altro.
Nonostante vorrei sbagliarmi, noto che Vieri sta venendo qui, ignorando completamente tutta la gente che lo tocca e gli parla.
Giunto vicino a noi, non mi rivolge neanche la parola, ma si butta su Morgan e lo tiene per il colletto della camicia.
I due si scambiano delle frasi tra loro, ma parlano così fitto che non capisco nulla. Quando Morgan lo spinge via, Vieri dice «Io non mi fido di te e lo sai»
«Pensavo fossimo a posto» risponde l'altro.
«Non lo siamo. Ogni volta che non ci sono, ti trovo con lei. Ti vuoi fare anche lei adesso?» lo accusa Vieri, dandogli uno spintone.
«Ragazzi...» dico, sperando di farli calmare.
«Stanne fuori» dice, puntandomi contro il dito. «Ce la vediamo dopo, io e te»
Ammutolisco e una strana sensazione si blocca nel mio stomaco.
«Le ho solo parlato, Banks. Stai calmo» spiega Morgan. «E se ci tenessi davvero come dici, non l'avresti lasciata qui da sola»
Vieri serra la mascella, «Chiudi quel cesso di bocca, Morgan»
Senza ascoltare neanche la sua risposta, mi afferra il polso e dice «Ora parliamo». Lancio uno sguardo a Morgan, che sembra preoccupato per me.
Vieri mi conduce nel guardaroba e con un cenno della testa fa uscire la ragazza addetta ai cappotti (che non ci sono nemmeno, perché siamo comunque ad agosto). La guardo sgattaiolare via, impaurita.
«Adesso mi dici che cazzo ci fai qui?» tuona, sovrastandomi. Le sue narici si dilatano ogni volta che espira, e il gesto è così minaccioso che deglutisco.
«Mi trovavo da queste parti» dico, sbrigativa. Lo guardo con il mento alzato, in segno di sfida.
Il suo pugno colpisce il muro accanto a me, «Sono stronzate e lo sai anche tu.» dice tra i denti.
«Sono venuta per te» confesso, guardandolo negli occhi.
Lui mi guarda con una espressione indecifrabile, «Non ho bisogno che mi controlli. So gestire la mia vita»
«Ho visto, mi sembra che tu te la stia gestendo nel migliore dei modi, o forse no. Sarà una mia impressione?» chiedo, stringendo gli occhi.
So che non dovrei provocarlo così tanto, ma la rabbia mi ribolle dentro, e non posso farne a meno. Lui rimane in silenzio, anche se percepisco che avrebbe molte cose da dire.
«Mi avevi detto che ci saremmo rivisti» lo accuso, distogliendo lo sguardo.
«Ti ho detto che lo speravo, ma non ho garantito che sarebbe successo» ribatte, acido.
Segue un silenzio, avverto quanto sia pesante la conversazione. Vieri sembra stanco e irritabile, e mi chiedo da quanto tempo non dorma.
Lui è il primo a parlare: «Non voglio che tu venga in questi locali a vedere queste cose»
Sto per ribattere che non obbedirò ai suoi ordini, ma lui aggiunge supplichevole «Ti prego, Eva»
Mi abbraccia, facendomi affondare nel suo petto, «Non voglio che tu sia in pericolo» mormora, con un tono così basso che faccio fatica a sentirlo.
Percepisco il suo corpo contro il mio, sento il suo petto alzarsi e abbassarsi contro di me.
Le sue braccia sono strette intorno alla mia vita e mi attirano ancora di più a sé.
«Adesso ti riporto a casa, senza se e senza ma» dice, staccandosi tutto a un tratto da me.
«Ma-» mi zittisce, mettendo le dita sulle mie labbra per poi rimproverarmi «Cosa ho appena detto?».
Mi sfugge un sorrisino per come l'ha detto, ma al contempo non posso fare a meno di far cadere lo sguardo sulle sue labbra.
Quando torno a guardarlo negli occhi, percepisco che ha avuto il mio stesso pensiero.
«Non complichiamo le cose» mormora, guardando altrove, «ti porto a casa e basta, okay?»
Annuisco, delusa, «Va bene»
Quando usciamo finalmente all'aria aperta, prendo un respiro profondo, grata che Vieri stia bene e che per lo meno siamo riusciti a parlare in modo civile.
Dopo aver camminato nell'isolato, saltiamo sulla sua macchina e lui parte e, tamburellando sul volante, chiede «Come sei arrivata qui?»
«Con i mezzi» rispondo, ovvia.
«E come avevi intenzione di tornare?»
«Con i mezzi» ripeto, altrettanto ovvia.
Vieri stringe il volante con le mani e le sue nocche sbiancano, «Devo stare calmo» dice a sé stesso.
Allungo il braccio verso di lui, accarezzandogli la nuca: per un momento si lascia andare, ma poi è come se si riprendesse, scuotendo la testa, «Non ci provare neanche. Ho detto solamente che ti avrei portato a casa.»
A quel punto mi lancia una occhiata ammonitrice, «Non ho intenzione di toccarti. Quindi comportati di conseguenza»
Alzo gli occhi al cielo, «Cambiamo argomento, che dici?» suggerisco.
«Va bene, sono al verde» mi confessa di getto, «Gli unici soldi che ho al momento sono quelli che ho guadagnato dalle scommesse» aggiunge, continuando a guardare la strada.
«Non capisco, pensavo che avessi un mucchio di soldi»
«Mi tracciano. Sono peggio della polizia, non so come facciano, ma non posso neanche più tornare-» si ammutolisce di botto, come se si fosse accorto di aver detto qualcosa che non doveva.
«Dov'è che non puoi più tornare?» chiedo, sospettosa.
Vieri si morde l'interno della guancia, «A casa mia. Non è più sicuro», si gira verso di me, fermandosi a un semaforo, «Non preoccuparti per la tua, invece, ho delle conoscenze che la tengono d'occhio e ti proteggono»
Una sensazione di sollievo mi fa rilassare le spalle e arrossisco al pensiero che, nonostante tutto, Vieri abbia a cuore la mia sicurezza.
Imbocchiamo un ponte, mentre io chiedo «Dove dormi per ora?»
La macchina sobbalza e noto che Vieri mi lancia occhiate di tanto in tanto.
Si gira da me verso un secondo, «Non ho un posto fisso» sospira, stringendo di nuovo il volante.
«Che c'è?»
«Niente» risponde di getto.
«Dimmelo» insisto.
«Le tue tette che rimbalzano ogni volta che passiamo su un rallentatore mi distraggono»
Segue una pausa, interrotta da Vieri che sbotta un «Fanculo» mentre sterza al lato della strada e inchioda. Il mio respiro si mozza di colpo e non capisco cosa stia succedendo.
In un attimo si allunga verso di me, baciandomi. «Per quanto ci provi...» dice sulle mie labbra, «Io ho sempre te in testa...»
Le sue mani sono poggiate ai lati del mio viso, attirandomi a sé. «Vieni qui» mi ordina, staccandosi da me e abbassando il sedile del guidatore. Mi sporgo verso di lui e, con il suo aiuto, mi metto a cavalcioni del suo bacino.
Mi accarezza i fianchi e io inizio a muovermi lentamente su di lui, sentendo la sua erezione tra le mie gambe.
Armeggio con il bottone dei suoi pantaloni, cercando di slacciarlo il più velocemente possibile, ma il tremore delle mie mani mi rallenta notevolmente.
Lui poggia le mani sulle mie, aiutandomi, per poi slacciare anche i miei pantaloni.
Vieri li tira un po' giù, abbastanza per abbassare anche le mie mutandine. Raddrizzo la schiena e alzo una gamba, per dargli lo spazio per togliermi entrambi gli indumenti.
Si tira un po' su per baciarmi e, mentre sto per ricambiare sento le sue dita sull'interno coscia.
Un gemito lascia le mie labbra quando mi tocca dolcemente, facendomi muovere i fianchi contro la sua mano.
Mentre continua a muovere le dita, abbassa i suoi pantaloni e i boxer, facendo uscire la sua erezione.
«Dove cazzo li ho...» mormora tra sé e sé, guardandosi intorno nell'abitacolo. Toglie le dita da me e di istinto sospiro, mentre lui si allunga verso il cruscotto della macchina e prende un preservativo.
Prima che possa fare qualcosa lo spingo giù sul sedile dalle spalle e lo bacio. Un sorrisetto fa capolino sul suo viso, «Uhm, okay...» dice, sorpreso.
Muovo il bacino contro il suo, e lui insinua una mano sotto la mia canottiera.
«Non toglierla» gli dico, mentre lancio un'occhiata nei dintorni: non è passato nessuno, ma siamo comunque fermi sul ponte.
«Sta' tranquilla» mi dice, facendo scendere le spalline lungo le mie braccia e spingendo la canottiera verso il basso, lasciandomi il petto scoperto.
Continuo a lanciare occhiate fuori, ma inarco la schiena quando Vieri inizia a baciarmi e a succhiare i miei capezzoli. «Vieri...»
«Uhm?» chiede, senza neanche alzare lo sguardo.
«Ci vedranno»
«I vetri sono oscurati» dice, e subito dopo la sua lingua guizza sul mio capezzolo facendomi corrugare la fronte dal piacere.
«Ma...» Le sue dita quasi mi scavano nei fianchi e gemo di nuovo, a quel punto ciò che dice suona più come un ringhio, «Ti vedo solo io»
Di botto inverte le nostre posizioni, e adesso sono sotto di lui. Non so quando, ma mi accorgo che si è messo il preservativo e adesso ha cominciato a strofinare la punta contro la mia entrata.
Sento delle voci in lontananza e mi giro nella loro direzione, ma lui mi blocca e mi preme addosso a lui, «Fidati di me».
Muovendo i fianchi lentamente, ma con sicurezza, si guida dentro di me e continuo a gemere, finché non mi posa prepotentemente la mano sulla bocca, per poi dire «Ho detto che non ci vedono, non che non ci sentono»
Nonostante io abbia sentito e capito ciò che ha detto, il ritmo con cui si muove mi fa comunque mugolare contro il suo palmo.
Chiudo gli occhi, ma delle luci colorate me li fanno riaprire. Sto per richiuderli quando Vieri impreca «Cazzo»
In un attimo capisco, sta passando la polizia, e una macchina ferma sul ciglio della strada non passa esattamente inosservata.
«Vai dietro» mi ordina, uscendo da me. «Fanculo»
Mi getto verso i sedili posteriori, aggiustandomi la canottiera, quando mi accorgo di aver lasciato il resto sul sedile anteriore.
Vieri si tira su i pantaloni proprio mentre il poliziotto picchietta sul vetro.
Subito dopo abbassa di poco il finestrino, «Tutto bene, agente?» chiede.
SPAZIO PER DIRMI LE VOSTRE PREVISIONI / IMPRESSIONI / COMMENTI MOLTO A CALDO
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