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27. Beccati

Buongiorno,

Sono ancora viva, ci credete? Voi come state?

Vvb,

Eva


«Okay adesso ne stai approfittando per palparmi» ipotizza Vieri, dopo un attimo di silenzio, «e non nel senso medico» aggiunge, lanciandomi un'occhiata.

Sorrido, «Sto facendo il mio lavoro», continuo a toccare con la mano destra il suo addome, «Mi manca solo l'ipogastrio e le fosse iliache da esaminare, poi abbiamo finito»

Vieri resta buono sotto di me, osservandomi curioso, «Mi piace quando usi questi termini medici, anche se non capisco un cazzo» commenta, con un sorriso spensierato.

«Beh,» concludo, «o sei fatto di acciaio o quello non sa dare i pugni»

«Non mi fa neanche male adesso, in realtà» commenta, facendo spallucce.

Aggrotto le sopracciglia, «Meglio, no? Poteva andarti peggio»

«E invece la mia dottoressa mi ha salvato»

Ridacchio, «Ma se non avevi nulla»

«Shhhh», mi mette un dito sulle labbra, schiacciandomele, «sei più carina quando non mi contraddici, sai?»

Sto per rispondere, quando qualcuno bussa alla porta.

«Eva, tutto okay, tesoro?» Greta spalanca la porta e sia io che Vieri scattiamo in piedi. Lui senza maglietta e io solo in accappatoio.

«Ah, adesso si spiega» commenta, a metà tra il sollevato e lo spazientito.

Per l'imbarazzo mi porto una ciocca di capelli dietro l'orecchio, «Cosa... si spiega?»

«Il portinaio è venuto ad avvisarmi che qualcuno si era intrufolato in casa nostra dalla finestra di camera tua», squadra Vieri dall'alto in basso, «ma adesso capisco» conclude, inarcando un sopracciglio.

«Posso spiegare- » comincio io, ma lui mi interrompe, «Buonasera, mi dispiace fare la sua conoscenza così, io sono Vieri» si presenta, perfettamente a suo agio, porgendo la mano verso Greta.

Lei sembra colpita da tutta questa compostezza, e risponde «Non preoccuparti Vieri, io sono Greta» dice, stringendogli la mano, poi mi lancia uno sguardo di rimprovero, «Non capisco però perché Eva non mi abbia parlato di te»

Anche Vieri guarda verso di me, con le sopracciglia alzate, «Ah, non hai parlato di me con Greta?», e pronuncia il suo nome come se si conoscessero da una vita.

La mia governante si affretta a rispondere «Non è importante, scommetto che sei un bravo ragazzo. Molto meglio di quel Villacoso» poi fa un gesto con la mano, come se non fosse importante.

«Villacoso?» Ripete Vieri, curioso.

«Oh, si! Questo moccioso trapperino che non sa minimamente come si tratti una brava ragazza come la mia Eva» spiega, mentre io desidero di sprofondare.

A quella descrizione Vieri alza le sopracciglia, cercando di trattenere un sorriso.

Intervengo io, «Greta?»

«Uhm?» Rivolge lo sguardo verso di me come se si ricordasse adesso che ci sono anche io.

«È lui Villacoso» spiego.

«Ah, è lui?»

«Proprio lui» conferma Vieri, incrociando le braccia, ancora con quel sorrisetto divertito.

«Quello di "glielo mè da davà e da diè"?» Continua lei, come se nella sua testa fosse impossibile.

Vieri si gratta la nuca, «Diciamo non una delle mie migliori canzoni»

«Veramente è una delle tue hit» ribatto senza pensarci, e lui in risposta mi rifila una gomitata.

«Ahi!» Esclamo, massaggiandomi le costole.

Greta guarda lui e poi me, «Me lo aspettavo più tossico e meno fisicato» osserva, come se non ci fosse anche lui nella stanza.

Vieri annuisce, compiaciuto «Lo prendo come un complimento»

Lei allora si porta le mani ai fianchi, «Beh, visto che sei tu, resta quanto vuoi, ma ti tengo d'occhio» dice, puntandogli contro un dito.

Vieri mette le mani avanti, «Giuro che sono innocuo»

Signore ti prego, fa' che questo momento finisca presto.

Per fortuna dei rumori, molto probabilmente provenienti dalla stanza di Teo, fanno sì che l'attenzione di Greta si ponga su qualcos'altro.

Quando sentiamo anche un gridolino, ci guardiamo tutti e tre confusi.

«Speriamo che non stia di nuovo provando a fare parkour in camera sua» dice Greta, esasperata.

Io sono la prima a uscire dalla camera, per poi avviarmi verso camera di Teo.

Apro la porta, senza neanche disturbarmi a bussare, e trovo forse l'ultima cosa che mi sarei aspettata: mio fratello e Tanya. Nonostante siano a una certa distanza l'uno dall'altra, si capisce che fino a poco prima si stavano per lo meno baciando.

«Che cosa...?» Faccio per chiedere, ma mi interrompo quando mi rendo conto che forse non c'è bisogno.

Percepisco la presenza di Vieri dietro di me, che mi mette una mano sul braccio. Lo scuoto via, il suo tocco tenta di tranquillizzarmi inutilmente.

«Tu cosa fai in camera di mio fratello?» Chiedo, mentre sento la rabbia montarmi dentro.

«Riordinavo» dice, passando la mano sul mobile accanto a lei, come se volesse verificare che non ci fosse polvere.

«Riordinavi» ripeto, metabolizzando la stronzata che mi sta dicendo, «Da quanto tempo va avanti questa cosa alle mie spalle?»

Tanya incrocia le braccia, «Te l'avrei detto a tempo debito»

Alzo le sopracciglia, «Ah certo! Perché stasera avevi un impegno di lavoro, vero?»

Teo, che fino a quel momento le è stato a debita distanza, ora si avvicina a lei, «Gliel'ho detto io di mentire, perché sapevo che avresti iniziato a fare così» spiega, mentre stringe a sé Tanya con il braccio.

Sento le mani pizzicarmi, punto loro un dito contro «Dio, come vi è venuto in mente?»

«Adesso basta» interviene Vieri, mettendosi davanti a me, «Usciamo fuori un attimo» mi trascina fuori dalla camera e io non posso far altro che seguirlo.

Resto in silenzio, passiamo oltre Greta, che ci guarda attenta.

Ci dirigiamo di nuovo in camera mia, si ferma davanti a me e mi fissa negli occhi, «Basta, Eva»

«Ma basta che cosa? Posso sentirmi tradita dalla mia migliore amica e da mio fratello?»

«Ma tradita da che cosa? Te li volevi scopare tu, per caso?»

Alzo gli occhi al cielo, visto che la sua battuta mi irrita e basta, «Non fai ridere»

«Ti stai comportando come una bambina capricciosa» mi rimprovera, incrociando le braccia.

Di rimando lo fisso in cagnesco e incrocio le braccia anch'io.

«Ecco, manca solo che cominci a battere i piedi per terra» dice, indicandomi.

In quel momento in sorge un dubbio: «Tu già lo sapevi?»

Scuote la testa, «No, ma te l'avevo predetto. L'unica che non si è accorta che tra loro c'era qualcosa sei tu»

«Ah, quindi adesso sono anche deficiente, oltre che una bambina capricciosa» commento, stizzita.

Vieri sbuffa, «Si, per come ti stai comportando, lo sei»

Greta entra in camera, «Forse è meglio che per stasera andiate a letto e basta, ne parlerete domattina» ci suggerisce.

Annuisco, sospirando. Okay, forse ho un pò esagerato.

Poi rivolge uno sguardo a Vieri, ancora a petto nudo, «Tu rimani?», non con un tono antipatico, ma semplicemente di cortesia.

Vieri lancia un'occhiata a me e io faccio spallucce, poi risponde «Perché no»

Fa strano vederlo rapportarsi con una persona come Greta, perché sembra mille volte più composto del solito.

«Allora saremo lieti di ospitarti» dice lei, con un sorriso, «Preparo la stanza degli ospiti o...»

Scuoto la testa, «Non ce n'è bisogno» replico, indicando il letto dietro di me.

Lo sguardo di Greta rimbalza tra me e Vieri, «Quindi dormite nello stesso letto?» Chiede nuovamente, come se non fosse abbastanza ovvio.

«No, lo farò dormire su dei fogli di giornale per terra» rispondo, ironica, e mi becco un'occhiataccia da lei.

«Avete le cose che vi servono nel caso in cui...» lei fa solo un gesto indecifrabile con la mano e io non capisco cosa intenda, ma fortunatamente Vieri è più scaltro di me, «Si, non preoccuparti Greta, prendiamo precauzioni e tutto»

Lei annuisce e mette fine a questo ennesimo momento imbarazzante, dandoci la buonanotte.

Appena la porta si chiude entrambi tiriamo un sospiro di sollievo.

«PrEnDiaMo PrEcAuZiOnI, seh, e che mi dici dello spogliatoio al campo di calcio?» Gli do un leggero colpo sulla spalla.

Lui si rabbuia, mi prende la mano e la intreccia con la sua, evitando di guardarmi, «In realtà, mi volevo scusare per questo, sono stato veramente una merda a non aver pensato neanche a mettere il preservativo»

Resto interdetta, perché non mi aspettavo che si sentisse così in colpa, «Non... non preoccuparti, non è successo niente»

«Mi dispiace» ripete, dai suoi occhi trapela qualcosa che non riesco a interpretare.

Gli stringo più forte la mano, «Non preoccuparti»

Anche se sono io a preoccuparmi, perché ho l'impressione che non si stia scusando solo per quello.

Lo abbraccio, stringendolo a me e godendomi la sensazione della sua pelle calda addosso.

Mi lascia un bacio sui capelli, «Vai a mettere il pigiama e andiamo a dormire, dai» suggerisce, e mi dà un buffetto sui capelli.

Mi cambio e metto una maglietta grande e un paio di pantaloncini, per poi tornare verso Vieri, che nel frattempo si è tolto i pantaloni e mi guarda, aspettandomi paziente.

Ci mettiamo a letto, lui dal lato del balcone e io da quello rivolto verso la porta.

«Buonanotte» sussurra, stringendomi a sè.

«'Notte» rispondo.

Mi sveglio nel cuore della notte, sentendo il letto muoversi accanto a me.

Mi giro dall'altro lato, sospirando. Quando però sento dei rumori, apro gli occhi.

«Vieri?» Chiedo, con la voce ancora impastata dal sonno. Lo vedo in piedi, mentre di allaccia i pantaloni. «Che stai facendo?»

«Devo andare» spiega, la sua voce è poco più di un sussurro.

Mi tiro su a sedere e controllo l'ora, sono le cinque. «Dove devi andare?»

«Ho delle cose da sbrigare, me ne ero dimenticato», il tono distaccato che sta usando non mi fa pensare a niente di buono.

«Che sta succedendo?»

Vieri si allunga a prendere la sua maglietta e la indossa, poi finalmente mi guarda, infilandosi le mani nelle tasche.

«Non dici niente?»

«Non-», la sua voce trema, poi inspira e espira e aggiunge «Basta domande, ti prego»

Rimango zitta, aspettando una spiegazione che però non arriva.

«Ci vediamo presto?» Chiedo, con le lacrime agli occhi.

«Non credo», si allunga verso di me, dandomi un bacio sulla fronte, «Ma lo spero»

In un lampo esce dalla finestra e mi guarda per l'ultima volta, prima di scendere giù dalle scale antincendio.

SPAZIO PER LE TEORIE/ LE MINACCE/ QUELLO CHE VOLETE BIMBE

Con chi che l'avete dopo questo capitolo?

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