20. Appuntamento
Buonasera stelline,
bentornate su questi schermi, le cose si fanno calienti... ;)
Eva
Alle 20 sono sotto casa tua, fatti trovare pronta che usciamo.
Mandami la posizione ;)
Aggrotto le sopracciglia quando il mio telefono si illumina e leggo le notifiche.
Rispondo: Ti sei deciso finalmente a portarmi in un bosco e uccidermi?
E in pochissimi secondi lui risponde: Si, è giunto il momento finalmente, non farmi aspettare.
Sorrido mentre gli mando l'indirizzo e, scuotendo la testa, balzo giù dal letto. Sono appena le 19, così inizio a rovistare tra i miei vestiti per capire cosa mettere.
Riprendo il telefono e digito velocemente: Posso avere un indizio per sapere come vestirmi?
Vieri dice: No :)
E io allora: Stronzo :)
Vado in soggiorno e dopo aver trovato Greta le chiedo, «Sai dov'è la mia gonna blu? Non la trovo»
Lei fa un cenno verso una pila di vestiti stirati, «Dove vai di bello? Esci con Tanya?»
Io tossicchio, pensando a cosa dire, «Ehm... esco con Vieri»
«E chi è?» Chiede, confusa.
«Villacoso» spiego.
Lei sembra spazientita, «Fino a due giorni fa ti trascinavi per casa con il broncio per lui e adesso ci esci? Ah, i teenagers...»
Io allargo le braccia, «Ma se ho ventun anni»
«Dentro sei una teenager, Evangelina»
«Ma magari...» torno verso camera mia, aggiungendo «E non mi chiamo Evangelina!» E poi chiudo la porta, sperando di riuscire a prepararmi in tempo.
—
«Non mi sembra un bosco questo, mi hai detto una bugia»
Vieri rimane in silenzio, si limita a lanciarmi uno sguardo che dice "hai finito?" prima di cambiare marcia.
Distolgo lo sguardo, perché è davvero troppo sexy mentre guida, per non parlare di quando l'ho guardato con la bava mentre faceva manovra per uscire dal vialetto di casa mia.
Per distrarmi da questi pensieri guardo fuori dal finestrino cercando di capire in che zona di Milano siamo.
Come sempre ha messo la musica lui, dopo essersi assicurato che io non mi azzardassi a cambiarla. Dio, che ragazzo permaloso.
«Quando arriviamo?» Chiedo, con la stessa vocina di una bambina di tre anni.
«Tra un pò»
«Dove stiamo andando?»
«Non te lo posso dire»
«Dai»
«No»
«Per favore?», sfodero i miei migliori occhi dolci.
Lui mi guarda e schiocca la lingua, rassegnato, «Ti sto portando al sushi più buono di Milano» mi confida, cercando di mascherare quanto sia elettrizzato all'idea.
Probabilmente le mie pupille hanno preso la forma di un cuoricino, «Dici davvero?»
«Si, dico davvero»
«E come mai?», lisciando la mia gonna.
D'un tratto Vieri mi sembra quasi imbarazzato, «Voglio farmi perdonare davvero per le tante stronzate che ho detto, e poi...»
«E poi?»
Si ferma a un semaforo, approfittandone per mettere la mano destra sulla mia coscia e stringendo un pò, «E poi non abbiamo mai avuto un vero e proprio appuntamento»
Sento il mio cuore letteralmente fare una capriola, «Aww, Vieriiiii» dico, stampandogli un bacio sulla guancia, «Sei un romanticone»
Lui non risponde, ma lo vedo arrossire leggermente, «Non è colpa mia se sei stupenda» dice, di punto in bianco.
«Mi stai accusando di essere irresistibile..?» Chiedo, con un'espressione a metà tra la confusione e il divertimento.
Vieri si sporge verso di me, lasciandomi un bacetto veloce sul lato sinistro delle labbra, «Proprio così, bimba»
Giro il volto completamente nella sua direzione, approfondendo il bacio, e quando sto per poggiare la mano sulla sua guancia, un clacson dietro di noi ci avverte che è scattato il verde.
Vieri abbassa il finestrino mentre riparte, facendo il dito medio, «Fottetevi, grazie!» Urla alla macchina che ci ha suonato.
Io ridacchio e scuoto la testa.
Poche svolte ancora, e una decina di minuti per trovare un parcheggio e siamo arrivati.
Mi aspettavo che il ristorante fosse elegante, ma non così tanto elegante: tutto sembra estremamente lussuoso e non posso neanche versarmi l'acqua da sola. E come se non bastasse, mi sento un pochino underdressed, al contrario di Vieri che indossa una camicia bianca con delle rose ricamate e un paio di jeans larghi, e sembra perfettamente a suo agio. Io invece sembro quasi una zingara che ruba in metro.
«L'ho già vista quella camicia» dico, indicandola.
Lui si guarda, come se si rendesse conto in quel momento di cosa sta indossando, e inizia a canticchiare «Sole di fine estate...»
«Ah si, è vero!» Realizzo, battendomi una mano in fronte, «Bellissimo video»
«E bellissimo soggetto anche» aggiunge lui, facendo su e giù con le sopracciglia.
Io annuisco, «Si quella ragazza era proprio una figa... Hai modo di farmi avere il suo numero?»
La nostra conversazione viene interrotta dal cameriere che si rivolge a Vieri, «Buonasera signor Traxler, signorina» mi fa un cenno, a cui io rispondo da cretina con un sorriso imbarazzato, «vi lascio i menù»
Scoppio a ridere e imitando la voce del cameriere ripeto, «Buonasera signor Traxler»
«Sei proprio scema...» dice, nascondendosi dietro al menù.
«È inutile che ti nascondi, lo so che stai ridendo»
«Leggi e stai zitta»
«Va bene, papi»
Vieri abbassa un pò il menù e assottiglia gli occhi, «Se lo ripeti ancora te ne faccio pentire»
Alzo gli occhi al cielo, iniziando a leggere le varie portate.
«Ah e pago io, quindi prendi tutto quello che vuoi»
Mi raddrizzo sentendo quella frase, «Non se ne parla»
Vieri si sporge verso di me, abbassando di poco il viso con aria di sfida, «E come hai intenzione di impedirmelo?»
Incrocio le braccia, «Va bene... ma prenderò davvero tutto quello che voglio» dico, per ripicca.
Questo ragazzo non ha la minima idea di quanto sarà leggero il suo portafogli a fine serata.
—
«Sei sicura che riuscirai a mangiare tutta questa roba?»
«Tu» dico, puntandogli contro le bacchette, «Sei un uomo di poca fede»
Vieri sorride sommessamente, intingendo il suo nigiri nella salsa di soia, «Voglio proprio vedere come farai»
Io stacco le bacchette l'una dall'altra e inizio a mangiare: sarò sincera, ho veramente ordinato tante cose, ma nel peggiore dei casi metterò tutto nella borsetta e lo porterò a casa di nascosto, nel caso in cui mi vanga un languorino alle tre di notte, chi lo sa.
Mentre mi chiedo se questa cosa sia legale e inizio ad assaggiare i vari rolls, sento gli occhi di Vieri scrutarmi.
«Non guardarmi mentre mangio» dico, lanciandogli un'occhiataccia.
«Perché?»
«Devo ricordarti com'è andata l'ultima volta?» Chiedo, alzando le sopracciglia.
Lui si illumina, e un sorriso trasognato gli spunta sulle labbra, mentre poggia la guancia sul palmo della mano, «Eri carinissima quando ti è uscito il pomodoro dal naso»
«Hai un concetto strano di "carinissima"»
«Ti stavo sfottendo»
«Quel verbo lo preferisco senza la S, se si tratta di te» dico, prima di mettere un uramaki in bocca. Buono, niente male, proprio come questo pezzo di manzo che ho davanti.
Lui resta a fissarmi, senza dire niente, per poi sbottare «Fosse per me ti starei già scopando su questo tavolo»
Resto con le bacchette a mezz'aria, «Ah si?»
Mi piace quando cominciamo a giocare in questo modo, anche se ultimamente è terribilmente frustrante.
Il nostro scambio di sguardi viene interrotto dal cameriere che posa un piatto vicino a me, così lo ringrazio e gli sorrido.
«Ti piace?»
«Cosa?»
«Il cameriere»
Inarco un sopracciglio, «Vieri, gli ho solo sorriso»
«Pure a me avevi "solo sorriso" all'Hollywood, ma già non riuscivo a smettere di pensare a come saresti stata nuda sul mio letto» pronuncia questa frase a voce un pò troppo alta, tant'è che una coppia si gira verso di noi. Sprofondo nella mia sedia, fino a toccare le gambe di Vieri.
Mi è venuta un'idea.
Faccio scorrere lentamente verso l'alto il mio piede sulla sua gamba, mentre guardo come la sua espressione cambia progressivamente: manda giù il boccone con una certa difficoltà, guardando altrove.
«Tutto okay?» Gli chiedo, sbeffeggiandolo.
«Uhm... Come? Ah si, tutto...» la mia gamba continua a salire, finché Vieri non mi prende la caviglia con una mano, bloccandomi, «Ora basta» mormora.
«Perché?»
«Perché così non arriviamo a fine cena»
Sorrido, perché mi sto divertendo un sacco.
SPAZIO PER SCLERI/ PREVISIONI/ PAROLACCE/ COMMENTI VARI
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