18. Guai
Buonasera cucciole come va? Torno con gli aggiornamenti paxxerelli ehehe
Non mi odiate ;)
Eva
Il suo sguardo nervoso rimbalza da me alla pietra: la esamina senza toccarla e rilegge più volte la frase.
Nel frattempo l'aria nella stanza sembra pesantissima, respiro a stento.
Sa qualcosa.
Dal nulla, Vieri tira un pugno contro lo specchio attaccato al muro, facendomi sussultare per lo spavento. Il vetro si spezza in tantissimi pezzi, alcuni cadono a terra.
Guardo il ragazzo che fino a poco fa stavo baciando attraverso il riflesso distorto, ma sono incapace di parlare.
Lui abbassa la mano con cui ha colpito lo specchio, piena di schegge e sangue, «Cazzo» dice sottovoce, ma sembra che parli più con sé stesso che con me.
Con un filo di voce, gli chiedo «Che significa?»
Fisso Vieri ancora girato verso lo specchio, che borbotta qualcosa che non riesco a capire.
«Che significa?» Ripeto, a voce più alta stavolta.
Lui espira forte dal naso mentre il sangue inizia a gocciolare dalle sue nocche.
Il fatto che stia in silenzio mi fa sentire tesa come una corda di violino.
«Vieri, per favore, mi vuoi dire che sta succedendo?», ormai lo sto praticamente pregando.
«Tu mi fai incazzare» sputa fuori, dando un pugno alla porta, questa volta.
Non sussulto, perché la rabbia che mi monta dentro mi fa ribattere subito «Ah, io ti faccio incazzare?» Gli punto il dito contro, «Tu invece non mi dici mai che cazzo succede! Un attimo prima ti comporti come se mi volessi sempre accanto e quello dopo stai sulle tue e non mi vuoi spiegare un cazzo!»
«Non è scritto da nessuna parte che devo raccontarti i fatti miei» dice sprezzante, ma scelgo di ignorare questa frase inutile che continua a propinarmi ogni volta che gli chiedo spiegazioni.
«Non mi hai detto un sacco di cose fino a adesso, e io l'ho rispettato. Ma ho l'impressione che tu sia nei guai fino al collo e faccia finta di niente» dico, razionalizzando tutte i miei timori degli ultimi due giorni.
Lo sento deglutire pesantemente, come se lo avessi colto in fallo.
Finalmente si gira verso di me, «È così» ammette scandendo lentamente le parole. Mi prende la mano, portandosela al petto, «Io vorrei tenerti lontano da tutto questo»
Percepisco come batte il suo cuore contro la cassa toracica, mi concentro su questo e sulle sue nocche insanguinate, perché non ho minimamente il coraggio di guardarlo in faccia.
«Sono già abbastanza coinvolta, che dici?» Dico retorica, lanciando uno sguardo alla pietra che tengo ancora in mano.
«Mi dispiace anche per questo.» Ammette, con un tono incrinato che mi fa stringere la gola.
«Vieri, se mi dici che sta succedendo magari posso aiutarti»
Di getto mi abbraccia e mi stringe contro di lui, e io affondo nel suo petto con le lacrime agli occhi.
Restiamo per un pò in silenzio, sento in lontananza il pubblico che lo chiama.
Bussano nuovamente alla porta, «Vieri, che cazzo, esci di lì, dobbiamo microfonarti!»
Lui ignora il richiamo, continuando a tenermi tra le braccia.
«Ci sono delle persone che mi hanno fatto un favore, qualche anno fa»
Resto in silenzio, continuando a stringerlo.
«Ricompaiono ogni tanto per ricordarmi che adesso io devo loro un favore»
«Come fai a sapere che sono stati proprio loro?»
«Lo stile è inconfondibile» dice, atono.
«Sono loro quelli della festa? Quelli che ti hanno picchiato?»
«Si... quello è stato un piccolo remainder» ammette con un sorriso tirato, anche se non ci trovo niente da ridere.
—
«Oddio, guarda come gli sta bene la polo che ho scelto per lui!» Esclama Eleonora e non posso far altro che sorriderle debolmente e annuire.
Anche se ci conosciamo da neanche un giorno, lei nota il mio cambio di umore «Tesoro, è tutto okay? Hai litigato con Vieri?»
Scuoto la testa, sentendo le lacrime agli occhi, «No, è solo che sono un pò stanca»
Lei non sembra credermi, ma mi risponde con un «Ah, okay»
Le sono grata per aver scelto di non approfondire, perché adesso neanche io ho la forza di farlo.
Vieri è coinvolto in qualche giro losco che lo perseguita e adesso sono coinvolta anch'io.
Lo guardo mentre si esibisce, con un'aria disinvolta e rilassata, mentre cammina sul palco e canta. Sembra veramente nel suo elemento, come se fosse nato per stare sul palco.
Dopo una piccola pausa in cui beve dell'acqua, Vieri inizia a cantare una canzone che sinceramente non conosco.
Poggio il mento sul palmo della mano, osservando quanto sia bello in questo momento.
Il pubblico lo guarda estasiato, molti lo riprendono.
Fa contatto visivo con me e inizia ad avvicinarsi, tendendo la mano verso di me.
Mi guarda intensamente mentre canta «Vedo il tramonto dal tetto e il cielo è diventato come te... Sei bella da morire...»
Io gli sorrido, e per un momento mi dimentico di tutto quello che è appena successo.
Il concerto va avanti e per gli ultimi pezzi Vieri si toglie la maglietta, il che fa impazzire le fans.
Beh, non posso biasimarle.
Dopo che è venuto verso di me prima, molte hanno iniziato a guardare dalla mia parte, anche in modo abbastanza minaccioso.
Per ultimo fa "Rompo" e a quel punto io e Eleonora ci scateniamo e andiamo a importunare Linch, che sta dietro la console.
Balliamo e lei fa qualche video da mettere su Instagram, così ne approfittiamo per seguirci a vicenda.
Infine, dopo l'ultima canzone Vieri saluta il pubblico e va dietro le quinte, ma dall'altro lato del palco rispetto a dove siamo noi.
Io e Eleonora torniamo nel backstage e andiamo da lui, che però si è già chiuso nel camerino.
Ci guardiamo stranite, decidendo di aspettarlo davanti la porta.
Dopo una decina di minuti esce con i capelli completamente bagnati e con dei vestiti puliti. Eleonora è la prima a fargli i complimenti e dopo che lui l'ha ringraziata lei si volatilizza in men che non si dica. Nel frattempo il mio sguardo corre alla sua mano: l'ha sciacquata sotto l'acqua e non sembra troppo grave.
«Sei stato magnifico» mi complimento, slanciandomi verso di lui per abbracciarlo, ma Vieri fa un passo indietro, mantenendosi a debita distanza da me.
Avvicina solo la mano per prendermi il polso e trascinarmi dentro il camerino e chiudere la porta.
«Ci conviene mettere fine a questa cosa» dice di punto in bianco, con una voce quasi robotica.
Aggrotto le sopracciglia, «Questa cosa?»
«Si, questa cosa» dice, indicando prima me e poi lui.
Schiocco la lingua, scuotendo la testa, «Non hai mai neanche avuto il coraggio di definirmi la tua ragazza»
«In ogni caso a che cazzo serve adesso? Sei libera d'ora in poi, nel caso in cui sentissi qualche obbligo nei miei confronti»
«Sei veramente...»
«Cosa? Eh? Che cosa sono?» Dice, con un tono che mi fa sentire presa in giro, «Ti prego, muoio dalla voglia di saperlo» aggiunge, rincarando la dose.
«Una merda» dico a denti stretti.
Lui emette un verso a metà tra uno sbuffo e una risata, «Ti sto facendo un favore»
«Non me ne frega un cazzo! Sei nella merda e l'unica cosa che riesci a fare è comportarti da stronzo con me, piuttosto che ringraziarmi perché fino a ora ti ho sempre parato il culo!»
Lui mi fissa in modo indecifrabile, per poi dire la cosa più senza cuore che io abbia mai sentito uscire dalla sua bocca, «Ti ringrazio per avermi parato il culo allora, ma adesso non mi servi più»
«Non mi merito di essere tratta così» dico, fissandolo negli occhi e cercando un minimo di tentennamento. Ma lui è fermo nella sua decisione, non manifesta alcun ripensamento.
«Appunto, non te lo meriti. Dovresti andartene adesso.»
Voltarmi e iniziare a camminare lontano da lui mi costa molto, perché so che sta sbagliando, so che mi sta allontanando perché pensa di proteggermi, ma il mio orgoglio non mi permette di aggiungere altro. Sono già abbastanza ferita.
—
«Se vuoi provare a vincere dovresti almeno sforzarti di giocare decentemente»
«Come?» Dico distrattamente, continuando a premere tasti a caso sul telecomando della Wii che ormai abbiamo da anni.
«Eh appunto» dice retorico Teo, subito dopo che il mio personaggio, Baby Peach, arriva al traguardo per ultimo per l'ennesima volta.
Prendo un'altra cucchiaiata di gelato, fissando lo schermo: il personaggio di Teo (rigorosamente Yoshi) è sul podio, ancora.
«Non sei competitiva come le altre volte, così non è divertente» dice, scuotendo la testa.
«Scusami, ho la testa da un'altra parte» dico alzandomi e spegnendo la tv.
«Hai intenzione di continuare a tenere il muso ancora per molto senza dirci niente?»
Io alzo gli occhi al cielo mentre mi risiedo accanto a lui, «Dirci?»
Greta sbuca dal nulla con un piatto di biscotti in mano, «Esatto, dirci»
Io prendo un biscotto incurante delle loro domande e inizio a spalmarci sopra un pò di gelato, «Villacoso è stato maleducato con te?» Mi chiede, togliendomi la confezione ormai mezza vuota, «Basta gelato» aggiunge, minacciosa, neanche avessi tre anni e mezzo.
Sbuffo, «È stupido e non capisce un cazzo», e direi che come spiegazione, seppur vaga, è estremamente accurata.
«Beh, questo l'ho dedotto anch'io dalle sue canzoni... Voglio dire? "La scopo, non le parlo, resto al cell"? Ma questo giovanotto lo sa come si tratta una ragazza?»
Io e Teo ridacchiamo al solo pensiero che la donna che ci ha cresciuto si sia presa la briga di ascoltare le canzoni di Villabanks dopo avercelo sentito nominare.
«Greta l'hai sentita invece "Pego"? Mille volte meglio di "S"» le chiede scherzosamente Teo.
Lei alza le mani, già esausta, «No ragazzi, per favore, di queste schifezze trapperine ne ho abbastanza»
Anche se ho l'umore sottoterra, il suo commento esasperato mi fa sorridere.
SPAZIO PER LE VOSTRE CONSIDERAZIONI/ I VOSTRI SCLERI/ QUELLO CHE VOLETE
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