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15. Piscina

Capitolo speciale -sia per tempo di aggiornamento che per ciò che sta per succedere ;)- perché è il compleanno di imsoswag21

Buona lettura,

Eva


«Ciao»

Lancio un'occhiata verso la voce che ho sentito, è Vieri.

Gli faccio un cenno con la testa, continuando a pulire la piscina con il retino.

«Vuoi una mano?» Mi chiede, indicando il manico del retino.

«No, grazie» dico, continuando a raccogliere gli insetti caduti in acqua.

Stamattina mi era venuta voglia di farmi un bagno, ma dopo aver visto tutti quei cosi morti galleggiare, ho optato per una pulizia, intanto.

«Okay»

Lo ignoro, perché stanotte ho pensato così tanto a come si comporta questo babbuino da avere mal di testa.

«Stai bene?»

Continuo a raccogliere gli insetti e a buttarli fuori dalla piscina, «Benone» rispondo, sbadigliando, «Si può sapere come hai fatto a entrare?»

Lui fa spallucce, «Non mi hai risposto ai messaggi e neanche al campanello, ho scavalcato la recinzione»

«Che teppista»

«Dove sono gli altri?»

Mi fermo un attimo, poggiando il manico del retino a terra e scuotendo le braccia, visto che le sento indolenzite.

Devo rimanere calma, così mi lascia in pace.

«Tanya è stata chiamata a lavoro, Teo dorme ancora» rispondo, atona, «Hai altre domande?»

Lui aggrotta le sopracciglia, «Ma che hai?»

Tiro verso di me il retino, che però mi scivola dalle mani e finisce in acqua, «Cazzo... Non ho niente, perché?»

«Sembri un pò irritabile oggi» dice, sfilandosi la maglietta da sopra la testa.

Distolgo lo sguardo, «Si può sapere che stai facendo?»

Con la coda dell'occhio vedo che inizia a slacciarsi anche la cintura.

«Puoi guardarmi, lo sai?» Mi punzecchia.

Alzo gli occhi a cielo, «Niente che io non abbia già visto» ribatto.

Porto di nuovo lo sguardo su di lui, giusto in tempo per vederlo tuffarsi e recuperare il retino.

Torna in superficie, scuotendo la testa e riprendendo fiato.

Nuota verso di me e dice «Ecco il tuo retino, bebe», avvicinandomelo.

Io faccio per prenderlo, ma con uno strattone Vieri mi tira in acqua.

Avrei dovuto aspettarmelo? Si.

«Stronzo» dico, non appena riemergo dall'acqua. Mi scosto i capelli bagnati dalla faccia, sbuffando.

«Ah, ritiralo subito» dice, puntandomi contro quel dannato affare.

Io scuoto la testa, dirigendomi verso la scaletta per uscire dall'acqua, ma prima che possa sfuggirgli le sue mani mi bloccano i fianchi, riportandomi giù e girandomi verso di lui.

«Dove scappi?»

«Lontano da te»

Lui mi fissa per un paio di secondi cercando di decifrarmi, poi, rassegnato, dice «Okay, che cosa ho fatto?»

«Niente»

«Non ci credo»

Alzo gli occhi al cielo, «Madonna... Ma che vuoi?»

Mi mette una mano sul collo, costringendomi a guardarlo fisso negli occhi, «Te»

«Questa dilla a una che ti crede»

Lo sguardo di Vieri rimbalza tra i miei occhi, le mie labbra e i miei vestiti bagnati.

Solo allora mi rendo conto di come si appiccichino al mio corpo e non lascino spazio all'immaginazione.

«Allora facciamo così...» con l'altra mano mi prende la gamba, portandosela al bacino, «finché non mi dirai qual è il problema continuerò a farti quello che voglio»

Deglutisco, paralizzandomi quando sento la parete della piscina contro di me.

Vieri mi studia attentamente, «Non parli più, adesso?»

«Non parlo perché scelgo volontariamente di fare silenzio» gli faccio notare.

«Ah certo...» la sua mano scende verso lo scollo della mia canottiera, che tira verso di sé. Sbircia il mio petto, «sono ancora belle come le ricordavo» dice, intrufolando le dita e toccandomi un capezzolo.

«Hai finito di fare il cretino?»

Mi cinge anche l'altra gamba, costringendomi a mettere le mani sulla sua nuca per tenermi.

«Vedi, qui ci sono due problemi...» dice facendo risalire le sue mani verso il mio sedere.

«Sarebbero?»

«Uno: mi hai insultato» dice, stringendomi il sedere e avvicinandomi di più a sè.

«Povero cucciolo»

Mi lancia un'occhiata di avvertimento, «Non peggiorare la tua situazione» mi rimprovera, con un tono basso e calmo.

Non saprei spiegare come mi sento: avverto un senso di pericolo, ma al contempo sono eccitata e divertita.

«Due: non mi vuoi dire cosa succede»

«Ed è un mio problema?»

Vieri non mi risponde, ma esce dall'acqua tenendomi ancora in braccio.

«Mi costringi a usare le maniere forti»

Inarco il sopracciglio, confusa su cosa stia per fare.

Mi appoggia sul bordo della piscina, facendomi distendere sulla schiena.

Mi osserva, facendo scorrere le dita sulle mie gambe, fino alla mia gonna di jeans fradicia, «Carina, questa la teniamo»

Inarco le sopracciglia, non capendo cosa intenda. Vieri alza il lembo della gonna, arrivando alle mutandine del costume, «Queste invece le possiamo togliere»

Tira giù il tessuto, facendolo scorrere fino alle mie caviglie.

«Chiudi gli occhi»

D'istinto faccio come dice lui, sento che mi allontana le gambe l'una dall'altra, per poi accarezzarmi l'interno coscia.

La sensazione delle sue labbra sul pube mi fa venire i brividi, e non appena Vieri lo percepisce sorride contro la mia pelle.

Continua a lasciare baci fino ad arrivare al mio clitoride, che inizia a succhiare e baciare, e non posso far altro che inarcare la schiena, «Vieri...» cerco di dire, ma il mio tentativo di attirare la sua attenzione suona più come una supplica.

«Cosa c'è, piccola?»

Le sue dita mi entrano dentro, così inaspettatamente che emetto un gridolino.

Continua a leccarmi e penetrarmi con le dita contemporaneamente, facendomi gemere sempre più forte.

Inizio a tremare, sentendo una sensazione piacevole diffondersi nel mio bassoventre, ma bruscamente interrotta quando lui rallenta il ritmo.

Sbuffo, frustrata, guardandolo male.

Lui alza la testa e mi guarda in risposta, accennando un sorrisetto, «Decido io quando vieni»

Chiudo di nuovo gli occhi, sentendo il suo ritmo aumentare nuovamente.

Porto le mani tra i suoi capelli, sentendo sempre di più il bisogno di liberarmi.

«Si, brava, così» mi incita, «Vieni per me»

Quelle parole sono la goccia che fa traboccare il mio orgasmo: pochi secondi e vengo sulle sue dita, gemendo incontrollatamente.

Lui continua a toccarmi, ma sempre più piano, fino ad accarezzarmi con un tocco leggero.

Mentre mi sto ancora riprendendo, mi prende in braccio, seduta sulle sue gambe.

Appoggio la testa sul suo petto, mentre lui mi culla lentamente.

«Sei stata bravissima, piccola»

«Uhm...»

Mi accoccolo sul suo petto, sono ancora percorsa dai brividi.

«Com'è stato?» Mi chiede e, nonostante abbia gli occhi chiusi, so benissimo che sta sorridendo compiaciuto.

Stupendo...

«Mediocre»

«Il modo in cui ti contorcevi sotto le mie mani diceva tutt'altro»

Resto un altro pò in quella posizione, per ritardare il più possibile il momento in cui torneremo a parlare.

«Quindi... Posso sapere qual è il problema?»

Sospiro, mantenendo gli occhi chiusi, «Non ho dormito bene»

«Non dirmi cazzate»

«Non è una cazzata, è la verità»

Che poi non abbia dormito per colpa tua, è un altro discorso.

«Vuoi che vada via?»

La domanda mi stupisce, e se fino a mezz'ora fa gli avrei detto di si, adesso non ne sono più così sicura.

«No.»

Tra noi cala un silenzio strano, interrotto dal brontolio del mio stomaco.

«Hai fatto colazione?» Mi chiede lui, d'un tratto.

«Uhm...»

«Va bene, andiamo a farla»

Mi alzo, ancora un pò traballante, e mi sistemo la gonna. Si alza anche lui e si riveste, iniziando a camminare verso la porta a vetri che conduce in cucina.

Solo allora mi accorgo che non trovo più lo slip del costume: mi guardo intorno, aggrottando le sopracciglia.

«Cerchi queste?»

Alzo la testa verso Vieri, che è appoggiato alla porta, rigirandosi la stoffa bagnata tra le mani.

«Ridammele»

«Tu entra»

Stringo gli occhi, «Non ho più voglia di giocare, Vieri Igor»

«Oddio, come sai il mio secondo nome?»

Mi avvicino verso la porta a vetri, «Le tue fanpage sono un posto mistico, si scoprono tante cose, sai?» Giunta a pochi centimetri da lui, apro la mano, spazientita, «Dammele»

Si avvicina così tanto al mio viso che i nostri nasi si toccano, e per un secondo penso voglia baciarmi, «No.»

«Come vuoi» lo liquido, passandogli accanto e andando in cucina.

Magari l'indifferenza lo farà demordere.

Apro un'anta e prendo i cereali, dal frigo invece tiro fuori il latte.

Poso tutto sull'isola della cucina, mentre sento Vieri chiudere la porta dietro di sè.

«Vuoi anche tu latte e cereali?»

«No, io sono a posto»

Annuisco, aprendo l'anta dove ci sono le ciotole e mettendomi in punta di piedi per prenderne una.

«Aspetta», sento il suo petto venire a contatto con la mia schiena e il mio sedere con il suo bacino.

Prende la ciotola, ma la poggia sul lavandino di fronte a me, portando le mani sui miei fianchi e tirandomi contro di lui.

Lo percepisco duro contro il mio fondoschiena, «Lo vedi cosa mi fai?» Mi sussurra all'orecchio.

«Anche se vuoi fare quello che non perde mai il controllo, mi sembra che resti sempre vittima di quello che ti provoco» dico, schioccando la lingua, «e io non ti ho ancora fatto nulla, nel pratico» aggiungo.

Lui si stacca dal mio corpo, «Avrai modo di fare, non preoccuparti», sento le sue labbra baciarmi la spalla, «Non vedo l'ora» aggiunge.

Dei passi sulle scale ci fanno voltare: un Teo assonnato scende le scale a due a due.

«Buongiorno» dice, «Ciao bro, che fai qua?»

Si danno il pugno, come veri uomini aggiungerei, e Vieri risponde «Mi annoiavo e sono venuto a rompere le scatole a tua sorella»

Teo porta lo sguardo su di me, notando che sono bagnata dalla testa ai piedi.

«Ragazzi, avete gocciolato per tutta la cucina!» Esclama, correndo a prendere una pezza per asciugare. Mentre Teo riveste il suo ruolo di bella lavanderina, Vieri si allontana in un battito di ciglia, «Scusaci bro, ma ora io devo andare, ho delle cose da sbrigare»

Io lo guardo interdetta, mentre mi fa l'occhiolino e sventola il mio costume per aria, per poi infilarlo nella tasca dei suoi jeans.

«Ci si vede»

Pezzo di merda.

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