33; Camere e occhiate assassine
╭⋟───────────────╮
╰───────────────⋞╯
⋘ ──── ∗ ⋅◈⋅ ∗ ──── ⋙
Dopo quasi cinque ore passate ad essere cullata fra le braccia di Morfeo, Ji An fu svegliata dal suo migliore amico, che continuava a picchiettarle un dito sulla spalla già da mezzo minuto.
«Ji An-ah... ehi, svegliati, siamo arrivati!»
Al suo decimo tentativo la ragazza aprì finalmente gli occhi, ritrovandosi con le palpebre pesanti e le gambe terribilmente intorpidite.
«Eh? Oh... finalmente!» biascicò poi, raddrizzandosi lentamente e guardando con un sorriso Yuta ed Eun Chan, i quali avevano appena finito una partita a carte, che evidentemente aveva vinto Yuta, a giudicare dal sorrisetto soddisfatto che aveva dipinto in volto.
Ji An sentiva di essersi riposata, ma non abbastanza.
I giorni precedenti erano stati alquanto faticosi, e sicuramente non sarebbe bastata un'unica dormita per farsi scivolare via di dosso tutta la stanchezza accumulata; cosa che, di certo, sarebbe stata impossibile da fare in gita.
«Bene, beduini del deserto, ora vediamo di scendere da questo traghetto e di recuperare i bagagli senza fare troppo casino! E siate veloci, anche perché il nostro autobus non ci aspetterà in eterno!» sentenziò Pil Mo a gran voce, per poi attendere l'apertura delle porte e scendere a terra per primo.
Una fiumana di studenti lo seguì come i pulcini con mamma papera, recuperando subito i bagagli senza deludere le sue aspettative di rapidità.
Così, dopo pochi minuti, furono tutti pronti a salire sull'autobus prenotato apposta per loro, che sarebbe immediatamente partito alla volta del loro hotel.
La città di Jeju era davvero interessante, peccato per loro che non era lì che si sarebbe concentrata la loro breve gita, bensì nell'entroterra, in mezzo alla natura selvaggia, ossia al paesaggio vulcanico ricco di boschi, crateri e tunnel di lava. Non un viaggio da tutti i giorni, insomma.
L'unica possibilità che avevano di ammirare la città era dunque quella di osservarla attentamente dai finestrini dell'autobus, durante un percorso abbastanza lineare fino all'hotel, che durò all'incirca venti minuti.
Una volta arrivati al loro alloggio, il Jeju BRD Hotel, che si trovava piuttosto in periferia, Lee Pil Mo ordinò a tutti i ragazzi di entrare e di seguirlo nella hall con i propri bagagli, di modo da poter essere smistati nelle loro stanze.
«Professor Lee, potremo scegliere con chi stare almeno per questa volta?» lo supplicò subito Haechan, che non perdeva mai le speranze.
«Naturalmente...» parve rispondere sorprendentemente il professore, anche se, neanche a dirlo, era tutta una presa per i fondelli. «... No.» concluse infatti, lasciando tutti alquanto delusi.
«Ve l'ho già detto e ridetto più volte, dovete imparare l'arte della reciproca sopportazione! E quale luogo migliore per poterlo fare se non in gita? La convivenza, ragazzi, è importante!» aggiunse, alzando un dito con fare risoluto.
«Aish... non riusciremo mai a fare quello che vogliamo» brontolò Haechan, incrociando le braccia e mettendo il broncio, proprio come un bambino piccolo.
«Beh, del resto il professore è lui, che ci vuoi fare?» alzò le spalle Doyoung, arresosi ormai all'evidente dittatura imposta da Pil Mo a tutti i suoi studenti.
«Allora, beduini, ora ascoltatemi: ho qui l'elenco delle doppie e delle triple in cui vi ho smistato, e che adesso vi leggerò. Appena pronuncerò i vostri nomi con il numero della camera, venite qui al banco della reception a ritirare la chiave e andate di sopra a sistemarvi. Avrete quindici minuti esatti, dopodiché si mangia qui al ristorante dell'hotel e si riparte. Quando scenderete a mangiare, portatevi già lo zaino pronto per il pomeriggio.» annunciò, tirando fuori un foglio tutto spiegazzato che si affrettò poi ad aprire, non prima di aver continuato col suo discorso. «Ah, per ovvie ragioni non ho potuto mescolare ragazzi e ragazze, quindi quasi sicuramente non finirete in camera col vostro compagno di lavoro, ma sappiate che sarete comunque tutti molto vicini tra di voi. Ordunque, cominciamo con le ragazze» concluse, con un sonoro colpo di tosse.
«Camera numero 201: Park Eun Chan e Park Jay Min»
«Aish... Doveva proprio mettermi in coppia con quella masticatrice di chewing-gum seriale?!» si lamentò subito Eun Chan, rivolgendo un'occhiataccia alla diretta interessata, che però nemmeno se ne accorse.
«Camera numero 203: Oh Ji An e Kim Hye Jin» continuò Pil Mo, con fare solenne.
«Uffa...» sbuffò Ji An, alzando gli occhi al cielo.
Com'era ovvio, sarebbe tanto voluta capitare con la sua compare, di modo avere così anche più occasioni per parlarle in privato delle sue eventuali invenzioni... ma, a quanto pare, Pil Mo aveva deciso di metterla in camera con Hye Jin, ragazza con la quale non parlava praticamente mai.
Il professor Lee continuò ininterrottamente con l'elenco delle camere delle ragazze, senza badare alle eventuali lamentele, fino a quando non furono tutte sistemate, per poi passare ai ragazzi.
«Camera numero 301: Jung Jaehyun e Kim Doyoung»
«Che cosa?! Io con quel coniglio?» sputò Jaehyun, non credendo alle proprie orecchie. Anche in questo caso, avrebbe preferito mille volte capitare con Taeyong.
Quest'ultimo, tuttavia, non parve preoccuparsi troppo dell'allontanamento di Jaehyun, anzi... ora che anche lui era coperto su due fronti, questa separazione non gli faceva né caldo né freddo.
«Camera numero 303: Nakamoto Yuta e Seo John» proseguì il prof, scatenando un'inevitabile reazione di repulsione in Yuta.
"Grrr... proprio con lui dovevo finire?! Sembra quasi che l'abbia fatto apposta!" pensò quest'ultimo, tentando di contenersi il più possibile.
Inutile che provasse a farsi stare simpatico Johnny: non riusciva proprio nemmeno a sopportarlo, da quando era arrivato.
Un po' perché come tipo non lo convinceva a prescindere, e un po' - soprattutto - perché non riusciva a reggere di vederlo sempre appiccicato a Ji An.
«Camera numero 305: Lee Haechan, Lee Taeyong e Ten» disse ancora Pil Mo, decretando un trio di ragazzi che sicuramente non aveva nulla in comune, eccezion fatta per la sfrontatezza.
«Per la miseria...» sbuffò Haechan, non riuscendo a contenere un impulsivo facepalm.
Era vero che era sempre stato un ragazzo brontolone, ma in questo caso aveva proprio tutte le ragioni di lamentarsi: era capitato con i due ragazzi più strafottenti della classe - oltre a lui, s'intende. E questo non era affatto un buon inizio, per nessuno dei tre.
Ben presto il prof passò a fare l'elenco dei ragazzi dell'altra classe, sistemando anche loro come di dovere.
«Camera numero 317: Na Jaemin e Dong Si Cheng»
A quelle parole, il ragazzo dalla camicia macchiata si avvicinò al bancone della reception, ritirando la chiave in silenzio, mentre il ragazzo cinese in camera con lui lo seguì silenziosamente.
«Camera numero 319: Lee Jeno e Qian Kun»
Jeno, un ragazzo alto e moro, fra i migliori compagni di noia di Mark, sentiva già la mancanza di quest'ultimo, ma d'altronde avrebbe dovuto farci l'abitudine: il suo caro amichetto sarebbe ritornato a scuola soltanto due settimane dopo - e con quale coraggio, bisognava aggiungere.
«Camera numero 321: Moon Taeil e Wong Lucas» proseguì Pil Mo, attirando l'attenzione rispettivamente di una delle punte di Ji An e del suo futuro stalker.
Lucas alzò le spalle; ancora non lo sapeva, ma avrebbe ben presto scoperto che la compagnia di Taeil in camera si sarebbe rivelata più proficua del previsto.
Una volta che il professor Lee ebbe finito l'interminabile elenco, potè finalmente concludere il suo discorso, rivolgendosi agli ultimi ragazzi rimasti, che si stavano già dirigendo di sopra.
«Mi raccomando, fatevi trovare qui alla reception fra un quarto d'ora, non un minuto in più! Andremo a mangiare e poi ci dirigeremo subito verso la natura incontaminata!» ribadì, severo, non ottenendo chissà quali cenni di assenso o reazioni timorose come invece si aspettava.
Nel frattempo, sia la coppia Eun Chan/Jay Min che quella Ji An/Hye Jin si era già sistemata in camera, ciascuna dotata di letti a castello, e né Eun Chan né Ji An ebbero la possibilità di controbattere, quando le loro due rispettive coinquiline insistettero per accaparrarsi ovviamente il posto letto migliore e più comodo, ossia quello in basso.
«Yah, ma io ho il gesso, non vedi?! Farei una fatica immane ad arrampicarmi lì sopra!» sbraitò Ji An, alludendo alla minuscola scaletta cigolante sulla quale avrebbe dovuto contorcersi per arrivare al proprio letto.
«E allora?! Io ho dei problemi alla schiena, come la mettiamo?» sbottò Hye Jin, di rimando, fingendo palesemente.
Va bene che era una ragazza normale e non un genio della scienza, ma possibile che non ci arrivasse?! Con quale logica poteva lasciare il letto in alto a una persona col braccio ingessato?
Ji An sbuffò sonoramente. Di certo non aveva voglia di discutere, ma si sentiva comunque una fiacca a dargliela per vinta così.
Eppure aveva problemi ben peggiori da risolvere, che nell'arco di tutta la gita si sarebbero sicuramente fatti sentire più del dovuto.
Quindi, senza dire altro, annuì con uno sguardo pieno di sconforto e se la filò in bagno, sotto l'espressione confusa di quell'altra.
Ad una camera di distanza, nello stesso momento, anche la povera Eun Chan era stata costretta a cedere alle pretese di quella cazzona di Jay Min, che, come al solito, aveva giustificato la propria scelta del letto più in basso ammettendo di essere troppo pigra per avere voglia di arrampicarsi.
Nelle stanze dei ragazzi la situazione non fu da meno, a parte per Yuta e Johnny, i quali, con zero voglia di discorrere, avevano scelto i letti a caso: Yuta in quello di sopra e Johnny in quello di sotto.
In realtà era stato Johnny il primo a decidere il posto in cui stare, e Yuta lo aveva assecondato senza pensarci troppo, per poi realizzare soltanto in un secondo momento che forse aveva fatto una cazzata.
Già... in quella gita ne sarebbero successe veramente di cotte e di crude, per cui sicuramente Ji An avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di Yuta, magari anche di notte, e quindi il ragazzo ora, trovandosi nel letto superiore, avrebbe dovuto cercare di fare meno casino possibile mentre scendeva da quell'odiosa scaletta cigolante e apriva la porta per dirigersi dalla sua Ji An - senza ovviamente dimenticarsi di portarsi dietro le chiavi.
Sarebbe stata dura, ma non infattibile.
Del resto, per Yuta, niente di ciò che faceva per Ji An era impossibile.
In ogni caso, dopo questi momenti di tensione, finito di sistemare i bagagli e preparato lo zaino, i ragazzi di entrambe le classi si ritrovarono puntuali alla reception, e Pil Mo fece nuovamente l'appello per controllare che fossero tutti presenti.
Qualche minuto dopo, gli studenti erano già seduti sparsi ai tavoli del ristorante, che, a giudicare dall'invitante profumino proveniente dalla cucina, sembrava promettere molto bene.
E infatti così fu, dato che il pasto era a buffet, con tanti deliziosi cibi tipici del luogo. La maggior parte dei ragazzi gradì assai tutte le pietanze, a tal punto da fare il bis senza pensarci troppo; così avrebbero preso due piccioni con una fava, approfittando sia della bontà del cibo, e accumulando anche riserve per il duro pomeriggio da affrontare che li aspettava.
«Compare, questo Galchiguk è una bomba! Quasi quasi faccio il tris!» esclamò addirittura una Eun Chan alquanto pimpante coi baffi di sugo spalmati lungo tutta la faccia, neanche avesse tre anni, mentre Ji An stava sì e no calcolando quel poco cibo giacente inerte nel piatto che si era presa poco prima. Certo, anche la ragazza genia amava mangiare, ma in quel momento era davvero turbata, avendo ben altro di cui preoccuparsi.
«Yah, Eun Chan-ah, non ti conviene tanto abbuffarti, lo sai? Cammineremo per tutto il pomeriggio, e dopo sai cosa succede se mangi troppo» parlò Yuta, redarguendo Eun Chan, da bravo ragazzo apprensivo.
«Cioè, fammi capire... Tu vorresti rinunciare a tutto questo ben di Dio soltanto per poter rimanere leggero per l'escursione?!» si stupì Eun Chan, sgranando gli occhi dall'incredulità.
«Beh, sì» annuì Yuta, con fare ovvio.
Eun Chan lo fissò basita per un paio di secondi, dopodiché si lasciò sfuggire sottovoce una frase dalla dubbia autenticità, per poi filarsela ai tavoli del buffet.
«Tu non sei normale...»
«Vallo a dire a Ji An, questo!» le rinfacciò infatti Yuta, un po' troppo ad alta voce per i gusti di Ji An, che già si stava sentendo presa di mira più del dovuto.
«Yah! Fai ssssh!» lo rimproverò infatti, non riuscendo a trattenersi dal tappargli la bocca con la mano buona per un attimo, gesto che Yuta interpretò come un'inequivocabile arrabbiatura da parte dell'amica.
I tre ragazzi erano naturalmente ignari di Lucas, che li stava spiando attentamente dal tavolo affianco, godendosi il proprio pasto in silenzio, in compagnia di qualche compagno random di classe con cui parlava raramente.
«Bene, bene...» commentò frattanto Taeyong, a qualche tavolo di distanza, notando come il suo scagnozzo segreto stesse già tentando un tattico approccio da stalker nei confronti della sua nemica numero uno.
Aveva scelto la persona giusta, se lo sentiva. Uno come Lucas Wong avrebbe sicuramente fatto al caso suo.
Conformemente ai suoi ordini, infatti, stava già dimostrando un'abile obbedienza, che si traduceva nel mettere in atto alla lettera tutto ciò che Taeyong gli avrebbe segretamente ordinato di fare.
«Eh?» interruppe i suoi pensieri Jaehyun, dopo aver sentito il suo amico - sedutogli affianco - parlottare fra sé e sé.
«Mi riferivo a questo Galchiguk. È davvero buono, lo sai, Jaehyun-ah?» inventò su due piedi l'omino rosa, alzando le bacchette ed esprimendosi in un verso di apprezzamento, pur di non destare sospetti nei confronti del suo fedele cagnolino.
⋘ ──── ∗ ⋅◈⋅ ∗ ──── ⋙
Rimpinzatisi a dovere, dopo aver affrontato in bus un percorso abbastanza tortuoso in mezzo alle stradine sperdute di campagna dell'entroterra di Jeju, i ragazzi arrivarono finalmente a destinazione.
Il loro mezzo si fermò nei pressi di una radura antistante la boscaglia, oltre la quale non sarebbe riuscito ad inoltrarsi; di conseguenza i ragazzi e Pil Mo furono costretti a scendere lì, sul pericoloso ciglio della strada, per poi affrettarsi a spostarsi subito verso la zona erbosa e selvatica.
«Bene, beduini del deserto, ci siamo. È giunto il momento di mettersi all'opera. Sono le 13:30, e l'orario previsto per il ritorno è fissato alle 19:30, quando tramonterà il sole e dunque non ci sarà più possibilità di girare in sicurezza in mezzo ai boschi. Ora vi dividerete secondo le coppie precedentemente stabilite, e comincerete a perlustrare la zona con l'attrezzatura necessaria, raccogliendo meticolosamente tutto ciò che è segnato sul vostro foglietto. Avrete poi a disposizione l'MFE per analizzare i campioni di minerali e rocce da voi trovati, dopodiché stenderete una relazione sui suddetti, che avrete il tempo di perfezionare in classe i prossimi giorni, e che mi consegnerete in seguito, entro la fine del mese.» annunciò severamente Pil Mo, abbracciando con lo sguardo tutti i ragazzi, per intimorirli a dovere come al solito. «Durante tutto questo tempo mi troverete qui in questa radura in compagnia dell'autista, e potrete venire a farmi domande in caso di necessità. Se qualcosa non va, vi prego di chiamarmi subito al cellulare per avvisarmi di ogni eventuale problema. Ora andate, ma ricordatevi, non allontanatevi troppo e restate sempre con il vostro compagno di lavoro.» si raccomandò infine, prima di salutarli definitivamente.
Queste sue ultime parole in particolare fecero scattare un'insolita dinamica di sguardi di gruppo, che si incrociarono nei più svariati modi: c'era chi non vedeva l'ora di cominciare, chi si sentiva perennemente stanco e già non ne poteva più, e anche chi avrebbe colto questa fantastica opportunità per attuare un piano ben studiato in precedenza.
«Aigoo... sarà dura. Ma posso farcela.» si auto incoraggiò Ji An, prima di stringere un pugno all'altezza del petto per darsi coraggio, dirigendosi poi al cospetto di Ten, che sarebbe stato il suo caro compagno di lavoro fancazzista per il resto della gita.
A pochi metri di distanza, Yuta cercava con lo sguardo fra la mischia il coso rosa, aka il suo compagno, che purtroppo si sarebbe dovuto sorbire più di quanto già non avesse fatto in passato, ma restò momentaneamente bloccato nel notare che il suddetto aveva posato per un solo attimo il perfido sguardo su Ji An, sulla sua ignara Ji An, lanciandole una di quelle occhiate di ghiaccio che - ormai lo sapeva - sarebbero state difficili da dimenticare per chiunque. Durò tutto un nano secondo, ma Yuta vi lesse comunque quella buona dose di malizia che lo fece allarmare più del dovuto.
Già sospettava qualcosa, ma ora ne era certo più che mai: Taeyong aveva in mente l'ennesimo piano malefico.
E lui avrebbe dovuto assolutamente scoprire di che cosa si trattasse, per poter salvare Ji An dalle sue malefiche grinfie.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro