31; Incidente al bar
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«Ehi, voi due. Che ci fate qui fuori insieme, con questo freddo?» domandò loro la figura appena comparsa, facendoli voltare simultaneamente.
Ovviamente, era il loro carissimo professor Lee-ficcanaso-Pil Mo.
L'enfasi che aveva posto nel pronunciare la parola "insieme" era più che evidente, e sia Ji An che Taeyong ebbero il timore, anche se solo per un secondo, che Pil Mo non giudicasse di buon grado la loro apparente intesa, nonostante li avesse più volte spronati a lavori di gruppo insieme.
«Niente, professore. Stavamo soltanto prendendo una boccata d'aria» si affrettò a rispondere Taeyong, che aveva i riflessi ben più pronti della sua nemica, la quale avrebbe certamente continuato a fissare il prof a bocca aperta senza sapere cosa rispondergli.
«Mh... buon per voi. Dentro hanno aperto il bar che serve la colazione, e anche se è ancora presto vi consiglio di andare a darci un'occhiata, le paste stanno già andando a ruba e presto finiranno» disse loro, sollevando all'altezza dei loro sguardi una brioche alla crema già quasi finita, che i due ragazzi non avevano notato prima.
«Grazie per averci avvisato, professor Lee. Ci andremo subito a fare un salto» lo ringraziò Taeyong dopo pochi secondi, prendendo Ji An per un polso e introducendosi a passi veloci all'interno del traghetto. La maggior parte degli studenti era ancora spiaggiata a dormicchiare nella zona dei sedili, ma rispetto a prima si potevano notare molti più posti vuoti, segno che a quanto pare alcuni di loro erano veramente andati al bar a prendersi qualcosa.
Ji An non fece in tempo a rivolgersi nuovamente all'omino rosa, che Yuta le si avvicinò preoccupato, non dopo aver lanciato uno sguardo di ghiaccio ad un Taeyong misterioso che nel frattempo si stava allontanando da loro.
«Allora, hai risolto tutto?» le domandò, prendendole delicatamente una mano.
«Non proprio. Anzi, ho scoperto che ora potremmo essere più in pericolo di prima» gli sussurrò la ragazza in risposta, senza guardarlo, dal momento che non aveva la benché minima intenzione di perdere di vista Taeyong, ora che quello stupido arrogante le aveva fatto capire di poter agire liberamente alle sue spalle in ogni momento.
«Ma allora...» provò a parlare Yuta, ma venne subito interrotto da Ji An, che nel frattempo aveva visto Taeyong strappare Jaehyun dalla sua quiete, fargli lasciare iPod e cuffiette sul sedile e farlo alzare in piedi, per poi condurlo lungo un corridoietto che, dato l'intenso odore di dolciumi e bevande calde, doveva essere proprio quello che portava al bar.
«Un attimo, socio, e sarò di nuovo da te» Ji An interruppe Yuta, poggiandogli fugacemente una mano sul petto e incamminandosi veloce in direzione di quei due.
Ma il fato volle che anche questa volta venisse interrotta da un piccolo incidente non molto gradito, che l'aveva portata a scontrarsi con qualcuno di sua conoscenza, per poi barcollare e rischiare di cadere.
Difatti lungo quello stretto corridoio si trovavano anche i bagni, e Ji An finì quasi per cadere proprio quando un ragazzo uscì da uno di quelli senza accorgersi di lei, facendo scontrare la testa di Ji An sul proprio petto.
«Oddio, scusami, non ti avevo vista!»
«Auch!» gemette la ragazza, portandosi una mano alla testa, poco prima di rialzarla di nuovo e notare con sua grande sorpresa...
«Taeil? Moon Taeil?»
«Oh Ji An, sei tu! Non sapevo che fosse proprio la tua classe a venire in gita con la nostra!» esclamò il ragazzo con sorpresa e con gioia, sfoderando un sorrisone a trentadue denti che lo rendeva semplicemente perfetto.
«Wow... N-nemmeno io... non me l'aspettavo proprio» farfugliò lei, buttando lì le prime parole che le vennero in mente, ed arrossendo leggermente.
«Dove stavi andando di bello?» le domandò allora lui, curioso.
"A recuperare quel mascalzone di Taeyong e il suo scagnozzo numero uno, che stanno tramando insidie alle mie spalle!" avrebbe tanto voluto rispondergli, ma sapeva benissimo che non avrebbe potuto farlo.
«Io... a fare colazione! E tu?» rispose quindi di getto, rendendosi conto soltanto dopo della stupidità della propria domanda, dato che Taeil era appena uscito dal bagno, e con tutte le probabilità non avrebbe di certo voluto raccontarle le sue avventure vissute assieme al water.
«Sai, ci stavo pensando anch'io! Che ne dici di andare insieme, così magari ti offro qualcosa?» le propose inaspettatamente Taeil, scatenandole un momentaneo sussulto cardiaco, che Ji An si affrettò a reprimere alla svelta, dato che aveva già ben chiaro un piano da mettere in atto. Piano che purtroppo non includeva Taeil né, sfortunatamente, un'allegra colazione insieme.
«Senti, mi dispiace molto, ma c'è una persona con cui devo urgentemente parlare, al bar. Ci vediamo!» lo salutò a malincuore, forzando comunque un sorriso, anche se il cuoricino di Taeil aveva appena fatto crack, mentre la seguiva con lo sguardo correre verso il bar.
Ji An arrivò giusto in tempo per placcare i due massoni che si stavano dirigendo ad uno dei tanti tavolini della sala, ciascuno con una pasta e un bicchiere di caffé in mano.
«Fermi dove siete» li bloccò, allargando le braccia - quello ingessato ovviamente con gran fatica.
«Che vuoi, ancora?» le sputò contro Taeyong, scansandola con facilità e accomodandosi al primo tavolino libero nel raggio di due metri.
Ma Ji An non si diede per vinta e li seguì, accomodandosi di malavoglia al loro stesso tavolo. Jaehyun aveva già cominciato a mangiare come se niente fosse, mentre Taeyong continuava a guardarla torvo da sotto le sopracciglia aggrottate.
«Ti pago io la colazione se mi permetterai di contrattare» esordì la ragazza, non sapendo in che altro modo poter risultare abbastanza convincente. Nonostante ciò, Taeyong si mise a riderle in faccia, scuotendo la testa.
«Contrattare su che cosa? Vuoi per caso che ci dividiamo a turni la tuta come due bravi fratellini?» scherzò, per poi sorseggiare il suo caffè con nonchalance, mentre Ji An pensava ad una risposta degna da potergli dare dopo un commento del genere.
Ma purtroppo non le venne in mente niente se non di osservare Jaehyun che continuava a mangiare con aria apparentemente ignara, e all'improvviso si ricordò di avere anche lei una gran fame. Ma non una semplice fame da colazione... bensì una fame da pranzo, che non aveva mai provato prima d'ora. O per lo meno, non alle sei di mattina.
«Solo un secondo» disse subito dopo, congedandosi momentaneamente dal tavolo e dirigendosi al bancone del bar con l'acquolina in bocca.
Sicuramente mangiare l'avrebbe aiutata a ragionare meglio, anche se non era sicura che sarebbe potuta arrivare ad un accordo pacifico con quello stronzo di Taeyong senza dover scendere a compromessi.
Mentre era in fila per fare lo scontrino prima di poter ordinare, cominciò già ad adocchiare tutte le prelibatezze presenti al bancone, dai dolciumi alle paste salate, e, proprio mentre si era incantata a tenere lo sguardo fisso in quella zona, vide la mano del barista prendere una pasta e offrirla ad un ragazzo, il quale però la strizzò un po' troppo forte fra le mani, facendovi uscire una sostanza rossastra che Ji An presunse essere della marmellata alla fragola... o magari alla ciliegia.
«Accidenti!» imprecò il ragazzo, ritrovandosi subito dopo con una poderosa macchia sulla bianchissima camicia all'altezza del petto, macchia che molto probabilmente avrebbe dovuto tenersi così per tutto il viaggio, se non avesse avuto il bagaglio con un cambio a portata di mano.
Tra l'altro, tanto per rincarare la dose, proprio in quel momento, mentre il barista stava per porgergli anche il suo caffé, quest'ultimo venne inaspettatamente urtato da un suo collega, e finì per barcollare un poco, schizzando buona parte del caffé sulla camicia già danneggiata del suo cliente.
«Oh cielo, mi dispiace! Vuole un fazzolettino o una salviettina?» gli propose il barista, costernato, scusandosi tremolante con un inchino, per poi notarlo scuotere la testa con disprezzo.
«No, non ce n'è bisogno... tanto ormai è andata, dannazione! Tanto vale strapparla e buttarla via! Me ne farò cucire una nuova!» sbottò infatti il ragazzo, pestando un piede a terra e gettando via la brioche per la rabbia.
«Eddai, Jaemin-ah, non ti arrabbiare, sono cose che capitano!» cercò di consolarlo un ragazzo al suo fianco, a cui Ji An non aveva fatto caso prima. Forse entrambi i ragazzi erano della classe di Taeil, ma dovette riconoscere di non averli mai notati prima d'ora, a scuola.
"Molto probabilmente quella camicia gli sarà costata fior fior di quattrini, se è stata cucita a mano, e guarda come gli si è ridotta..." pensò Ji An, dispiacendosi un po' per lui, anche se, quando lui si voltò in sua direzione assieme all'amico, dal modo in cui era abbigliato dedusse che di soldi dovesse averne abbastanza anche per comprarsi almeno venti camicie nuove uguali a quella.
«Un momento...» sussurrò poi, tenendo lo sguardo fisso su di lui, che continuava a camminare avvilito e allo stesso tempo innervosito verso uno dei tavolini vicino a dove si trovava Ji An a fare la fila in quel momento. Le tornarono poi in mente le sue parole di poco prima, e per poco non ebbe un mancamento.
"Tanto vale strapparla e buttarla via! Me ne farò cucire una nuova!"
Immediatamente dopo, ecco che si vide costretta ad abbassare la testa, colta all'improvviso dall'ennesimo colpo di genio, ma ebbe l'accortezza di non farsi vedere né da Taeyong né da Jaehyun, nascondendosi abilmente dietro un bestione che era in fila dopo di lei.
L'attimo seguente aveva già le idee fin troppo chiare per un piano perfetto da mettere in atto il prima possibile.
«Ma certo! Strapparla... ma non buttarla via, bensì ricucirla!» sussurrò a bassa voce, attirandosi sguardi stupiti da alcuni clienti in fila davanti a lei, ma facendoci ben poco caso, dato che si sottrasse subito dalla fila, per poi correre come un razzo in direzione di Yuta ed Eun Chan, che erano esattamente nello stesso punto dove li aveva lasciati prima.
«Socio, compare... devo parlarvi. Ho un piano.» esordì col fiatone, guardandoli con un insolito sbrilluccichio nello sguardo.
«Dicci tutto!» la incoraggiò Yuta, alzandosi in piedi e guardandola dritto negli occhi.
«Ma, prima di tutto... qualcuno di voi sa cucire?» domandò Ji An, spiazzandoli non poco, dal momento che Yuta sollevò un sopracciglio, stranito, mentre Eun Chan spalancò occhi e bocca come un pesce lesso, pensando a quanto i flash mentali della sua migliore amica stessero diventando sempre più degradanti.
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«Aspetta un momento... vorresti dire che, così facendo, lo farai passare per un mezzo mostro biforme?!» gridò inavvertitamente Eun Chan, portandosi entrambe le mani alla bocca, scandalizzata per ciò che aveva appena sentito.
«Esattamente! E per farlo basterà soltanto apportare qualche piccola modifica alla tuta, con ago e filo!» confermò la ragazza genia, guardandosi intorno per assicurarsi che le poche persone nei loro dintorni fossero tutte impegnate a dormicchiare, ad ascoltare la musica o a parlottare fra loro.
«Ma Ji An-ah, sei sicura che possa funzionare? E se la tuta fosse talmente resistente da non riuscire ad essere tagliata, o se ricucendola riassumesse tutte le sue proprietà originarie?» volle sapere Yuta, pronto sempre ad ogni evenienza.
«Yutino caro» gli si rivolse dolcemente Ji An, prima di continuare col suo discorso, non accorgendosi minimamente dell'impercettibile sussulto dell'amico nell'essersi sentito chiamare così. «Devi sapere che anche io ho partecipato alla creazione di quella tuta, e la mia memoria è abbastanza lucida da ricordarmi di aver usato un tessuto perfettamente tagliabile e ricucibile, e, dato che al suo interno vi è un micro circuito elettrico che attraversa tutta la tuta, tagliando i micro fili verrà anche meno la funzione principale in quell'area della tuta, ma apparentemente sembrerà che non sia successo nulla, perché ricucendo il tutto Taeyong non si accorgerà della disfunzione fino a che non premerà il pulsante, e non potrà più far nulla per risistemarla! In questo modo, se gli scucissimo i fili della parte che va dal collo in su e lui indossasse la tuta e la mettesse in funzione, si trasfomerebbe in tutto il corpo in quell'altra persona, tranne che nella testa!»
«Caspita, compare, ma è semplicemente geniale!» approvò subito Eun Chan, tutta eccitata.
Yuta invece non sembrava mostrare lo stesso entusiasmo, dato che si limitò ad annuire poco convinto, con una mano sotto al mento e uno sguardo pensieroso.
«Socio?» richiamò la sua attenzione Ji An, sventolandogli il braccio buono davanti alla faccia.
«Ji An-ah, il tuo piano filerebbe tutto liscio, ma... come facciamo ad impossessarci della tuta?» le domandò finalmente, credendo che Ji An gli avrebbe subito spiegato la soluzione da adottare, ma ottenendo invece l'inaspettato effetto di spiazzarla.
«Oddio, è vero... non ci avevo pensato!» disse, portandosi un braccio al fianco e abbassando lo sguardo imbarazzata.
Possibile che, dopo aver avuto un colpo di genio del genere, non avesse tenuto conto di una cosa così fondamentale? Era quasi un controsenso.
«Sai dove ce l'ha in questo momento?» continuò il giapponese, sperando che non le rispondesse ciò che temeva.
«Addosso» disse invece subito Ji An, con un tono sprezzante più che mai.
«Mh... questo sì che è un problema» riflettè Yuta, che ora non avrebbe veramente saputo cosa fare.
«Già... molto probabilmente dovremo aspettare fino a che non se la toglie - se mai se la leverà di dosso - ed introdurci di nascosto nella sua camera. Il tessuto della tuta comunque non è dei più comodi di questo mondo, anche se non mi sento di escludere che Taeyong sarebbe capace di tenerla indosso per due giorni interi senza mai togliersela, pur di non rischiare che noi gliela rubiamo» spiegò loro Ji An, facendo immediatamente scandalizzare Eun Chan.
«Compare, vorresti dire che non si farà mai la doccia, neanche dopo l'escursione nei boschi? Che schifo!» squittì con una smorfia, facendo inconsapevolmente accendere una lampadina nel cervello di Ji An.
«Ma certo, la doccia! È così semplice! Come ho fatto a non pensarci prima?» esclamò con uno schiocco di dita, annuendo.
«Tu dici?» sollevò un sopracciglio Yuta, continuando ad essere poco convinto.
«Ovvio! Ma se decidiamo veramente di agire in questo modo, allora è a te che devo chiedere il favore più grande, socio» gli disse lei, poggiandogli una mano sulla spalla e facendolo trasalire.
«E quale sarebbe?»
«Beh, dato che sarai in coppia con lui per il lavoro che ci ha dato da fare Pil Mo... che ne diresti di fare in modo di capitare in camera con lui e cercare di sottrargliela mentre si fa la doccia?» gli propose la ragazza, guardandolo con insolita speranza.
«Mh... Sarebbe davvero così stupido da lasciare che io la trovi?» pensò ad alta voce Yuta, guardando a terra e grattandosi una guancia.
«Beh... no. O almeno... non se non saprà che sei lì» rispose Ji An con fare enigmatico, confondendo i suoi due amici ancora di più.
«Compare, che vorresti dire?» si intromise nuovamente Eun Chan, alzando i suoi occhi spaesati su di lei.
«Che, se facciamo in modo che Yuta non possa essere visto, allora nemmeno Taeyong, non vedendolo, sospetterà di niente» provò a spiegar loro Ji An, mentre il piano che aveva in mente andava delineandosi in modo sempre più chiaro.
«Quel "non vedendolo" mi preoccupa. Significa per caso che diventerò invisibile?» ipotizzò Yuta, a cui era involontariamente venuta la pelle d'oca al solo pensiero.
«Sì, no, forse...? Insomma, chi lo sa? Ho bisogno di tempo per riflettere, e in ogni caso non so minimamente se ciò che troveremo a Jeju basterà per attuare il mio piano, quindi prima devo vedere, e poi potrò formulare qualcosa di più concreto» parlò Ji An con quanta più ambiguità potesse, per non fare troppi castelli in aria che magari, una volta giunta a destinazione, non sarebbe stata neanche capace di realizzare.
Per questo era meglio rimanere prudenti, sì. Ma neanche troppo, dato che Taeyong avrebbe potuto tendere loro attacchi alle spalle in qualunque istante, a partire per esempio da quello stesso momento, perché no?
«Allora, nella lunga attesa, che ne dite di giocare a qualcosa?» propose Eun Chan, dopo aver sbadigliato.
«Scusate, ragazzi, ma io credo proprio che mi farò una bella dormita... Ho bisogno di riposarmi per poter pensare più lucidamente una volta arrivata lì» si giustificò Ji An, accomodandosi accanto a Yuta e stiracchiando le gambe.
«Appoggiati qui sulla mia spalla, se vuoi» le indicò Yuta, e la ragazza eseguì immediatamente, già in preda ad una terribile sonnolenza.
Al contatto della propria spalla con la testolina di Ji An, Yuta ebbe l'ennesimo sussulto, e, mentre la guardava chiudere gli occhi e accomodarsi come meglio poteva, Eun Chan a sua volta li osservava dal sedile a lato, abbozzando un sorriso senza essere vista.
Ma Ji An non si sarebbe mai addormentata se prima non si fosse assicurata di una cosa.
«Non è che mi terreste d'occhio le mosse di Taeyong, nel caso fosse troppo sospetto?» chiese infatti, riaprendo improvvisamente gli occhi.
Yuta annuì, confermando che gli avrebbe prestato attenzione nel migliore dei modi.
«Ah, e vi ricordate la parola d'ordine se dovessimo verificare le nostre identità, no?» continuò ancora Ji An, preoccupata, e fu allora che Yuta ridacchiò bonariamente, e le rivolse le ultime parole prima che si addormentasse.
«Ji An-ah, tranquilla, non preoccuparti. La lurida merda rosa non si scorda mai» le sussurrò, facendole l'occhiolino.
"Lurida merda rosa, hai detto? Convinto tu..." pensò qualcuno stravaccato nei sedili dietro, non molto distante da loro, soffocando un potente istinto di risa con uno sbadiglio, prima di mettersi a continuare a fingere di dormire.
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