30; In partenza per Jeju
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Lunedì, 19/06/2016
Quel mattino fresco, ventoso e nebbioso, che apparentemente avrebbe dato inizio ad un giorno come un altro, Ji An era ancora immersa nel mondo dei sogni, quando il suo cellulare si mise insistentemente a squillare.
La ragazza, ancora assonnata, aprì gli occhi e alzò lentamente la testa, per poi rendersi conto che fuori era ancora abbastanza buio, e, dopo aver notato il nome di Eun Chan scritto a caratteri cubitali sul display, premette il tasto di risposta e si avvicinò confusa il cellulare all'orecchio.
«Pronto?» biascicò, con la voce ancora impastata dal sonno.
«Compare! Ma lo sai che ore sono?!» squittì l'amica dall'altro capo con evidente preoccupazione, facendola trasalire.
«Eh? Ma che cosa-» non fece in tempo a ribattere Ji An, che subito Eun Chan si affrettò a parlarle di nuovo.
«Sono già le 5:30 e qui al porto stiamo aspettando tutti te, il traghetto parte fra 20 minuti! Vedi di muoverti, o Pil Mo questa volta potrebbe lasciarti appiedata sul serio!»
Ji An sgranò gli occhi, sussultando di nuovo. Quando poi il suo cervello ebbe metabolizzato il significato di quelle parole, non potè che alzarsi di scatto dal letto con un'imprecazione.
«Merda! La gita!» esclamò, correndo in bagno per cercare di prepararsi in quattro e quattr'otto, senza stare minimamente ad ascoltare i rimproveri di Eun Chan, ma concentrandosi piuttosto sul maledire se stessa per non aver impostato la sveglia all'ora giusta.
Già... del resto però non era nemmeno da biasimare al cento per cento, dato che in quegli ultimi due o tre giorni aveva avuto la testa sempre piena di cose a cui pensare, come ad esempio farsi perdonare dal segretario Song e rimediare al suo doppio licenziamento per avere le chiavi del magazzino, nonché evitare un Taeyong transformer con i suoi scagnozzi al seguito; il tutto sperando ovviamente di risolvere la situazione con un colpo di genio indotto che, però, in poco più di quarantotto ore, non si era ancora dato minimamente la pena di arrivare.
Ecco perché la sera precedente Ji An si era scordata di anticipare la sveglia di due ore prima rispetto al solito, e ovviamente i suoi genitori e sua sorella, che dormivano ancora beatamente a letto, non si erano ricordati di svegliarsi un po' prima per salutarla.
"Meno male che ho già il borsone pronto!" pensò la ragazza, dopo essersi preparata in cinque minuti ed essersi diretta in salotto dove il suo bagaglio era rimasto dal giorno prima.
Dopodiché afferrò le chiavi e uscì di casa, lasciando chiudere la porta alle spalle con un tonfo.
"Devo sbrigarmi, se non voglio perdere il traghetto!" riflettè, mentre si dirigeva trafelata in garage a recuperare quel rudere di bicicletta che non usava più da quasi un mese, viste le condizioni del suo braccio.
Ma adesso avrebbe dovuto soprassedere anche ad una cosa importante come quella, nonostante il gesso, dato che di bus in circolazione a quell'ora non ce n'era neanche uno, e per di più non avrebbe voluto né avrebbe avuto tempo materiale di svegliare i suoi genitori per farsi dare un passaggio fino al porto.
Motivo per cui, volente o nolente, fu costretta a prendere la bicicletta, e, dopo aver fissato il borsone nel portapacchi dietro - anche se in modo molto poco stabile - montò su e, pregando tutti i santi di questo mondo affinché non le accadesse l'ennesima disgrazia, cominciò a pedalare velocemente, tenendo il manubrio soltanto con la mano destra, in direzione del porto di Tongyeong.
Fortunatamente per lei, quella non era la prima volta che si cimentava in esperienze del genere, dato che, ai bei tempi di quando disponeva ancora di entrambe le braccia sane, si esercitava spesso ad andare con una mano sola lungo le infinite piste ciclabili della città assieme ad Eun Chan, la quale puntualmente perdeva le loro gare e si arrendeva ad utilizzare entrambe le braccia per evitare di cadere rovinosamente a terra.
In preda a questi simpatici ricordi, la ragazza si accorse di essere già arrivata a destinazione dopo circa cinque o sei minuti; col fiatone, sì, ma miracolosamente illesa.
Entrò così all'interno della struttura portuale, adocchiando subito tutti i suoi compagni capeggiati da Pil Mo, nonché gli studenti di quell'altra classe che sarebbe dovuta andare in gita con loro, ed il loro professore accompagnatore. Tutti quanti le davano però le spalle, dato che si stavano già dirigendo verso l'imbarco.
Quindi Pil Mo fece in tempo ad accorgersi di Ji An solo quando quest'ultima fu giunta al suo cospetto di corsa, col borsone che le penzolava malamente dalla spalla del braccio buono.
«Scusi... scusi il ritardo, professore!» ansimò, parandosi davanti a lui, piegandosi con le mani sulle ginocchia e abbassando la testa. Aveva corso davvero tanto. Diamine, se aveva corso. Però alla fine ce l'aveva fatta, anche se per il rotto della cuffia.
«Per questa volta passi... ma giusto perché non ho deciso io l'orario di partenza del traghetto, altrimenti saresti rimasta appiedata già da un pezzo!» ribattè Pil Mo con acidità, squadrandola dall'alto al basso e segnandola finalmente presente sul foglio dell'elenco alfabetico.
«Socia, tutto okay?! Che ti era successo?» le si avvicinò subito Yuta, preoccupato, posandole una mano sulla spalla.
«N-niente di preoccupante, solo... non avevo messo la sveglia» biascicò Ji An in risposta, facendogli un sorrisetto imbarazzato che Yuta accolse con un respiro di sollievo, un attimo prima che si unisse a loro anche Eun Chan, che fino ad allora era rimasta a parlare con Johnny.
Così lo storico trio continuò a dialogare del più e del meno in mezzo all'immenso flusso studentesco diretto all'interno del traghetto, fino a quando una pesante mano non si prese la libertà di posarsi sulla spalla di Ji An.
«Yah, mummia» seguì poi la voce tremendamente familiare, facendo voltare la ragazza di centottanta gradi.
«Che vuoi?» gli sputò lei, già di malumore di prima mattina, per motivi ben più che ovvi.
«Per un attimo temevo che non saresti arrivata» continuò Taeyong con un sorrisetto, per poi spostarsi all'indietro il ciuffo di capelli ribelle con uno sbuffo disinteressato.
A quelle parole, e grazie anche ad una spintarella di Yuta che le aveva tatticamente messo un braccio attorno alla schiena per voltarla, Ji An si rigirò dando le spalle al suo tanto odiato omino rosa, ma non riuscì a trattenersi dal dirgliene quattro: «Se credevi che non sarei venuta proprio, ti sbagliavi di grosso, eccome. Non credere che io abbia paura di te»
Detto ciò, pensò soltanto a salire le scale che avrebbero portato gli studenti all'interno del traghetto, ma dopo pochi secondi sentì di nuovo la sua odiosa voce provenire dalle sue spalle.
«Oh, ma guardate un po' la nostra cara mummia, deve aver preso una buona dose di eroina per sentirsi così coraggiosa, oggi!» esclamò infatti Taeyong, seguito da alcune risate di scherno, appartenenti molto probabilmente a Jaehyun, Jay Min - anche se quel mattino sembrava troppo assonnata per aver voglia di ridere - e qualche altro scemo del villaggio come loro.
«Tsk... ignorali» le sussurrò allora Yuta, nervoso anche più di lei, per poi trascinarla lentamente via verso il centro del traghetto, dove Pil Mo si era fermato in piedi con un'espressione alquanto autoritaria e l'immancabile foglio per l'appello in mano.
«Bene, dato che mancano soltanto due minuti alla partenza, prima di disperderci in lungo e in largo per tutto il traghetto gradirei rifare l'appello per sicurezza e informarvi di alcune cose che dovremo fare non appena arriviamo» parlò, squadrando con occhi severi tutti i suoi studenti, specialmente i più scatenati, di cui temeva si sarebbe dovuto addossare ogni responsabilità per qualunque fatto sarebbe loro accaduto.
La maggior parte dei ragazzi comunque annuì, e l'appello si svolse velocemente, dopodiché Pil Mo si affrettò a dare loro alcune informazioni utili: «Come già sapete, salvo imprevisti, dovremmo approdare al porto della città di Jeju alle 11 circa; dopodiché ci recheremo subito in hotel a scaricare i bagagli, pranzeremo velocemente e andremo in aperta campagna accompagnati da un bus. Passeremo tutto il pomeriggio lì e torneremo in hotel per l'ora di cena, dopo la quale vi voglio tutti nelle vostre camere, senza troppe storie. Niente uscite clandestine, perché so bene quanto i ragazzacci come voi siano trasgressivi, per questo... beh, chiunque venga colto in flagrante, sarà punito seduta stante»
Terminato il discorso di Pil Mo con tanto di rima finale, Yuta, che teneva ancora il braccio attorno alle spalle di Ji An, colse un impercettibile fremito di quest'ultima, e ne attribuì la colpa a Taeyong, che proprio un attimo prima le aveva rivolto un sorrisetto ben poco raccomandabile, alludendo evidentemente alla sua tuta diventata ora polivalente.
Così, quando il traghetto fu partito e Pil Mo li ebbe lasciati liberi, mentre la maggioranza degli studenti si diresse nei sedili poco distanti per farsi una dormita, Ji An si avvicinò subito a Taeyong e gli fece un cenno di uscire fuori a parlare.
«Ji An-ah, vengo con te» si offrì subito Yuta, avendo captato un che di terribilmente tetro nell'atmosfera fra i due.
«Socio, non ce n'è bisogno. Vedrò di risolvermela da sola» lo bloccò gentilmente Ji An, posandogli una mano sulla spalla e abbozzandogli un sorrisetto incerto.
«Allora tieni, mettiti almeno questa. A quest'ora fa ancora freddo fuori, e tu sei tutta scoperta» le consigliò Yuta, sfilandosi la propria sciarpa e sistemandola al collo di Ji An, la quale acconsentì, lasciandolo fare, per poi uscire all'aperto da Taeyong, che l'aspettava già da qualche secondo.
Se ne stava in piedi, dandole le spalle, leggermente piegato in avanti sui gomiti poggiati alla ringhiera, i capelli rosa che ondeggiavano leggermente a causa del vento, e lo sguardo rivolto all'immensità del mare non del tutto calmo. Sembrava quasi la rappresentazione vivente di un qualche quadro famoso.
La ragazza si rese conto di essergli rimasta alle spalle a guardarlo per qualche secondo soltanto quando lui si girò e le rivolse uno sguardo che, ora che stava sorgendo il sole - pur essendo nuvoloso - gli conferiva nuovamente quella sua aria da sbruffone.
«Allora, mummia, come mai così tanto interesse nel parlarmi?» le chiese, aspettando che si avvicinasse, cosa che Ji An fece, poggiandosi anch'ella alla ringhiera, ma mantenendo comunque una sufficiente distanza di sicurezza.
«La tuta. Non intenderai usarla anche per fingere di essere qualcuno di noi e uscire di notte dall'hotel per far incazzare Pil Mo?» giunse subito al dunque lei, scrutandolo in quegli occhi profondi ma allo stesso tempo illeggibili, per non parlare della sua espressione, che in quel momento non tradiva alcuna emozione.
«Perché dovrei sprecare il mio prezioso tempo durante una gita in cazzate del genere?» le domandò lui, alzando le spalle con una finta espressione indifferente.
«Beh, potresti benissimo farlo, dato che mi odi e vorresti vedermi espulsa da un momento all'altro per poter agire loscamente a scuola in mia assenza. Del resto, così facendo, resteresti l'unico genio in circolazione, e la cosa non potrebbe che farti comodo...» riflettè Ji An ad alta voce, grattandosi il mento con un dito e osservandolo con un cipiglio che faceva più ridere che altro.
«Non vedo in che modo, dato che così poi non avrei nessuno da infastidire o a cui rovinare i piani» le rispose lui, aggrottando a sua volta le sopracciglia, scostandosi dalla ringhiera e incrociando le braccia al petto.
«Tsk... in ogni caso, non mi fido» scosse la testa Ji An, esprimendo un'idea che avrebbe potuto difficilmente cambiare nel corso della sua restante vita da liceale.
«E da tuo nemico sai che ti dico, mummia? Fai benone. Mai fidarsi nel nemico» approvò Taeyong, annuendo ironicamente alle sue parole, e scatenando nella ragazza un improvviso impeto di rabbia.
«Ggrrr...! Questo significa che tu...!» grugnì infatti lei, serrando i pugni e voltandosi a sua volta verso di lui, di modo da trovarsi faccia a faccia con l'omino rosa.
«Già, già. Ecco a te» la precedette Taeyong, dipingendosi in volto l'ennesimo sorrisetto beffardo, per poi sollevarsi leggermente la giacca, maglia e quant'altro, lasciandole intravedere per un secondo il grigiore ormai familiare della sua cara interfaccia polimero-tissutale.
"Non avrei mai dovuto collaborare con lui... Più passa il tempo, più me ne pento amaramente." pensò sconsolata Ji An, ripercorrendo mentalmente gli avvenimenti di qualche giorno prima, e non riuscì a trattenersi dall'imprecare.
«Dannazione! Quindi mi posso dare per spacciata sin da ora...» farfugliò, anche se Taeyong riuscì benissimo a sentirla, e mosse un altro passo verso di lei.
«E chi lo dice?» le domandò poi, con una faccia alquanto enigmatica.
"Ma che diavolo gli prende?" pensò Ji An, trovando questo suo atteggiamento inusuale alquanto inquietante. In un certo senso, avrebbe preferito se le avesse detto che era pronto a sconfiggerla con la sua subdola arma quando meno se lo aspettasse.
«Mh, vediamo... per esempio il fatto che potresti fingerti me da un momento all'altro e cominciare a picchiare Lee Pil Mo come se non ci fosse un domani, per poi farmi espellere?» ipotizzò Ji An, assottigliando gli occhi e trattenendo il forte impulso di picchiarlo, com'era ormai abituata a fare da anni.
Ma, anche questa volta, la risposta di Taeyong la sorprese non poco.
«Sai che non potrei mai farlo» disse infatti lui atono, sospirando, quasi fosse affranto per qualcosa.
«Ahaha, no, ma certo! Ma a chi vuoi darla a bere, sentiamo?!» si innervosì allora Ji An, ancor più di prima, puntandogli contro il dito del braccio buono.
Si sentiva sempre più confusa da queste sue uscite, e questa volta non riusciva minimamente a capire quale fosse il suo secondo fine.
«Sei un genio, no? Prova a pensarci un attimo» le suggerì Taeyong, facendole l'occhiolino.
«Aish! Cosa stai farneticando?!» sbottò Ji An, la quale temette di non poter trattenere più tanto a lungo la rabbia che le ribolliva nelle vene... se solo non fosse stata colta da un lampo di ispirazione, intuendo perfettamente ciò che l'omino rosa intendeva.
Fu allora che, dopo qualche secondo di silenzio, sollevò una mano risoluta, se la portò al mento e la puntò poi di nuovo in direzione di Taeyong, pronta ad esporre la sua - quasi certa - teoria.
«Ma certo... il braccio ingessato! Tu non potrai essere credibilmente me fino a che non avrò tolto il gesso, dato che la tuta non può emulare fedelmente eventuali accessori attaccati al corpo! Ecco perché!»
«Vedo che la tua genialità a scoppio ritardato non ti ha ancora abbandonato, mummia» commentò sarcastico l'omino rosa, mordendosi un labbro e scuotendo la testa. Poi fece un sorriso che, però, questa volta non era da presa in giro, bensì sembrava quasi... innocente. No, forse non era quella la parola giusta.
Ma Ji An non ebbe il tempo di rifletterci oltre, dato che subito dopo le sovvenne un pensiero ben più importante, che avrebbe potuto seriamente influire sui fatti che sarebbero avvenuti di lì a qualche giorno.
«Aspetta, però...»
Taeyong la guardò curioso, aspettando che continuasse, pur avendo già capito che cosa avrebbe voluto dire.
«Anche se per ora non puoi fare una cosa del genere a me, questo non significa che tu non possa farla a...» ipotizzò Ji An, spostando lentamente lo sguardo dal suo acerrimo nemico agli oblò che le permettevano di vedere una parte interna del traghetto, dove Yuta ed Eun Chan, seduti vicini, stavano chiacchierando allegramente.
Tuttavia Ji An non fece in tempo a finire di esprimere ad alta voce la sua più grande preoccupazione, dato che dopo pochi secondi si sentì aprire la porta verso l'esterno e comparire inaspettatamente dietro di loro una figura dalla chioma piuttosto spettinata.
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