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26; Licenziamenti, inseguimenti e sospensioni





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«Song Kyungil, lei è licenziato! Nel giro di una settimana raccolga velocemente la sua roba e ne vada da dove è venuto! E tu, Jung Jaehyun, torna in classe!» furono le fredde e concise parole che Ji An udì dall'altra parte della porta, poco prima che essa venisse spalancata da un Jaehyun con un'espressione scioccobasita dipinta in volto e le mani tremolanti.

«Jaehyun! Che è successo?» gli chiese subito la ragazza, piantandoglisi spudoratamente davanti, dal momento che lui non aveva dato segni di averla notata.

«Il segretario Song... i-io... insomma, lui voleva che... aaahh, non farmici pensare!» provò a parlare Jaehyun, fallendo miseramente subito dopo e portandosi le mani ai capelli, per poi correre via come un forsennato.

«Yah, aspetta! Devi darmi dei vestiti di ricambio per...» lo richiamò Ji An da dietro, ma invano, anzi: in questo modo attirò inevitabilmente l'attenzione del preside, anch'egli appena uscito dalla segreteria con un'espressione truce stampata in volto, pronto a chiederle la ragione della sua presenza.

«Oh Ji An. Che ci fai qui nei corridoi nel bel mezzo della lezione?»

Ji An deglutì, non avendo pensato a cosa dire o fare nel caso in cui il preside Wu l'avesse colta in flagrante, così l'unica cosa che ebbe la forza di fare fu abbassare la testa e balbettare qualcosa di insensato.

«Ehm... signor preside, i-io... ecco, vede... il professor Lee mi ha mandato a-»

«Va bene, va bene! Sbrigatela col segretario Song, e fagli svolgere uno dei suoi ultimi compiti prima che sgomberi definitivamente il suo posto!» le rispose nervosamente il preside Wu, rivolgendole un'ultima occhiata arrabbiata prima di svoltare l'angolo e sparire chissà dove.

Ji An lo seguì con lo sguardo per qualche secondo, non sapendo cosa pensare. Ma, un attimo dopo, una voce familiare la riportò alla realtà.

«Psst! Studentessa, studentessa! Vieni un attimo qui» le sussurrò il segretario, con tanto di gesto della mano.

La diretta interessata si voltò verso la porta della segreteria, addentrandosi poi un po' più dentro con lo sguardo e accorgendosi che il segretario Song se ne stava seduto sulla propria scrivania con la testa a ciondoloni, un fazzoletto a portata di mano per asciugarsi eventuali lacrime e un'aria alquanto affranta.

«Le serve qualcosa? T-tutto bene?» decise di chiedergli, come pura domanda di circostanza, una volta varcata la soglia. Anche se, dalle parole che aveva udito pronunciare dal preside Wu, dubitava fortemente che il segretario le avrebbe dato una risposta positiva.

«No che non va bene, santi numi! Sono appena stato licenziato!» reagì esageratamente mister Song, prendendosi la libertà di posare con forza e con fare molto melodrammatico una mano sulla spalla della piccola Ji An... la quale non aveva idea di come consolare quell'anima in pena.

Tantomeno in quel momento, che aveva ben altre cose a cui pensare. Che fine avesse fatto Jaehyun, ad esempio. O, ancor peggio, se Pil Mo avesse già scoperto il misfatto o meno.

Tuttavia, non ebbe neanche il tempo di rifletterci su, che subito il segretario la guardò con un'espressione implorante in stile Gatto con gli stivali, tanto che Ji An si trattenne a stento dal ridergli in faccia.

«Aiutami, ti prego, convinci il preside Wu della mia innocenza! Io non ho fatto niente di male allo studente Jung...» la implorò poi, spaziando lo sguardo sull'immensità di caos presente nel suo ormai ex ufficio.

Ji An si rivelò essere più esterrefatta che mai. "Che cosa intende, esattamente, per niente di male allo studente Jung?!" avrebbe tanto voluto chiedergli, immaginandosi già le peggiori cose, per poi innervosirsi ancor di più.

Ma insomma, era mai possibile che un segretario del genere trattasse sempre tutti malissimo e finisse poi per invocare pietà a quel modo? Qualunque fosse stata la ragione del suo licenziamento, ben gli stava!

Tanto il preside Wu non era uno scemo da questo punto di vista, e avrebbe di sicuro trovato un suo sostituto nel giro di una settimana!

«I-io dovrei andare a lezion-» cercò quindi di giustificarsi, muovendo qualche passo in direzione della porta, ma venendo nuovamente interrotta dall'irruzione in aula di una terza persona. Il professor Lee Pil Mo, precisamente.

«Segretario Song, segretario Song! Mi faccia subito accedere ai filmati delle telecamere di sicurezza del cortile!» urlò quest'ultimo, tutto affannato e con un diavolo per capello, per poi scansare senza grazia la povera Ji An e precipitarsi in direzione del computer.

A quel punto, mister Song parve riacquisire la sua solita vitalità in quattro e quattr'otto. Forse, se fosse riuscito ad aiutare Pil Mo per qualsiasi cosa egli avesse avuto bisogno, il preside Wu avrebbe riconsiderato la sua competenza in materia e si sarebbe ricreduto sul suo licenziamento in tronco! Dunque, non gli restava che eseguire alla lettera le richieste del professor Lee, per sperare di riguadagnarsi del tutto la sua grazia.

Nel frattempo, Ji An aveva approfittato della confusione e dell'ansia di quei due per svignarsela fuori dalla segreteria a piccoli e silenziosi passi, senza dare nell'occhio; dopodiché, quando si fu allontanata ad una sufficiente distanza di sicurezza da quel luogo subdolo, le venne fuori inevitabilmente un sorrisetto di soddisfazione dipinto in volto.

"Ora quel ricattatore di Mark avrà finalmente la punizione che si merita." fu questo il suo ultimo pensiero, mentre camminava velocemente lungo uno dei tanti corridoi... pensiero che Taeyong non avrebbe potuto non condividere.
Ma, allo stesso tempo, pensiero che segnava la piena riuscita del loro piano, e, di conseguenza, il loro ritorno ad essere acerrimi nemici di sangue.


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«Ggrrrr... quella dannata mummia alla fine se l'è filata in classe senza riportarmi nessun vestito, dannazione! Me la pagherà cara!» sbottò con nervosismo Taeyong, chiuso dentro a quel cesso da ormai mezz'ora.

Il fatto era che, essendo Ji An capitata nel luogo sbagliato al momento sbagliato, e avendo per di più perso di vista Jaehyun, il quale adesso si ritrovava di nuovo in classe, ignaro di tutto, il tempo aveva continuato a trascorrere inesorabile, facendo inevitabilmente pensare a Taeyong di essere stato tradito.

Così, per evitare ulteriori punizioni da parte di Joji per essere arrivato in classe in spaventoso ritardo, decise di adottare una misura alquanto estrema, ma che forse si sarebbe rivelata più efficace di quanto pensasse: trasformarsi di nuovo per poco in Mark Lee e recarsi agli armadietti con le sue sembianze, per prendersi una maglietta e un paio di pantaloni da indossare, correndo più velocemente che poteva e sperando che nessuno l'avrebbe visto. Del resto, meglio girare così piuttosto che con una tuta attillata grigia di dubbia provenienza addosso.

Avendo così optato per questo piano inusuale, dopo essersi ritrasformato in Mark Lee sgusciò fuori dal bagno con aria diffidente, stando sempre attento a controllare se passassero persone o meno, per il semplice fatto che l'avrebbero veramente scambiato per Mark, se solo avesse fatto una mossa sbagliata.

Svoltò così il primo angolo, fortunatamente vuoto, dato che gli studenti dovevano trovarsi tutti nelle proprie classi. Percorse dunque un altro pezzetto di corridoio, anch'esso deserto, fino a quando non arrivò al cospetto dei propri armadietti, tirando un sospiro di sollievo.

Era stato fortunato, insomma. Ma non abbastanza.

Infatti, quando gli mancava proprio tanto così ad aprirlo e a prendersi un cambio di vestiti da indossare, ecco che sentì una spaventosa voce tuonare alle proprie spalle, che lo vece voltare terrorizzato di centottanta gradi.

«Lee Mark, fermo dove sei!»

Era il preside Wu, accompagnato inevitabilmente dal professor Lee Pil Mo, con una faccia rossissima dal nervoso ai limiti dell'incredibile, e al quale usciva addirittura il fumo dalle orecchie per la rabbia che si era tanto violentemente impossessata di lui.

«Mark Lee! Poiché ti sei spudoratamente azzardato a rovinare la mia preziosa automobile a quel modo, ti dichiaro sospeso da questa scuola per due settimane!» esclamò a gran voce il povero professore, sentendosi profondamente ferito nell'orgoglio e non potendo fare a meno di sfogare tutta la sua rabbia sull'artefice di quella malefatta.

«C-che cosa?!» balbettò in risposta il finto Mark, preparandosi a svignarsela.

"Cazzo, adesso si mette davvero male..." pensò, guardandosi intorno spaesato per monitorare bene la situazione.

Ma non avrebbe avuto la più pallida idea di dove andare senza venire catturato o senza scatenare un putiferio: già, perché se solo si fosse azzardato a ritornare in classe e a mostrare a Pil Mo e al preside il vero Mark, sarebbero venuti loro tanti dubbi, oltre che di crisi di vista doppia o chissà cos'altro di ben più grave.

Quindi, di impulso, Taeyong decise di cominciare a correre all'impazzata verso la direzione opposta rispetto ai suoi due inseguitori, di modo da seminarli; non sapeva dove sarebbe andato a finire, l'importante era correre via come una gazzella e lasciarli indietro col fiatone, anche se il giovane preside Wu, a quanto pare, non dava segni di volersi arrendere.

Così, dopo circa un minuto di caccia al bullo, dato che quello che loro credevano essere Mark Lee era misteriosamente scomparso, Pil Mo chiese il permesso a Yi Fan di utilizzare il suo ufficio per poter fare un annuncio pubblico a tutta la scuola tramite l'alto parlante.

Il preside Wu ovviamente non gli negò un così grosso favore; quindi, dopo nemmeno un minuto, con una voce strasciata al massimo e con una faccia assai stremata dal lungo inseguimento, Pil Mo comunicò sinteticamente ciò che doveva all'intera scuola:

«Buongiorno a tutti, è il professor Lee Pil Mo che vi parla. Mi rivolgo a tutti i professori e agli alunni della Taejin School per un annuncio urgente: chiunque veda in giro Mark Lee, uno studente del terzo anno che si sta aggirando furtivamente per la scuola, lo catturi immediatamente e lo porti nell'ufficio del preside. Passo e chiudo»

Quest'annuncio risuonò, com'era ovvio che fosse, anche all'interno della classe in cui il vero Mark Lee stava beatamente dormicchiando agli ultimi banchi durante la noiosissima lezione di storia del professor Joji. Allora tutti i suoi compagni di classe si voltarono in contemporanea verso di lui, occhi sgranati e menti confuse, e anche Joji non fu da meno.

L'unica ad essere tranquillissima, ma che dovette comunque fingersi alterata per non destare troppi sospetti, fu Ji An, che nel frattempo continuava a chiedersi che fine avesse fatto Taeyong.

«Mark Lee, che hai combinato?» esordì Joji subito dopo, senza udire risposta dal ragazzo, che si era appena risvegliato e non capiva perché cavolo tutti lo stessero fissando straniti. Dopodiché il professore uscì un attimo dall'aula con il cellulare, pronto ad avvisare tempestivamente chi di dovere.

«Yah, dici che c'è lo zampino di quei due?» sussurrò Eun Chan a Yuta, dopo avergli dato una lieve gomitata, per poi alludere a Ji An - situata a qualche banco di distanza da loro, vicino a Jaehyun - con un cenno della testa.

«Già... molto probabilmente è proprio così» rispose fra i denti quest'ultimo, ancora indignato dall'episodio accaduto il giorno precedente, quando aveva scoperto per puro caso che la sua Ji An e quel lurido di Taeyong si trovavano insieme chissà dove a progettare chissà cosa, e quando aveva visto di nuovo Ji An in compagnia del falso Mark quella stessa mattina.

«Che c'è? Perché mi guardate tutti così?» chiese ad un tratto Mark, continuando a non capirci un fico secco. Ma, tempo di fare due più due, che ecco spuntare dentro l'aula un Pil Mo selvaggio al limite di una crisi di nervi, pronto a non fargliela passare assolutamente liscia.

«Tu, sporco vandalo che non sei altro! Come hai osato?!» proruppe, venendo trattenuto con insufficiente forza dal professor Joji, affinché il tutto non sfociasse in azioni troppo avventate.

L'interpellato si alzò, ancora all'oscuro di tutto.

«I-io? Perché, che ho fatto?» domandò poi, con tutta la naturalezza e ingenuità del mondo. Naturalezza ed ingenuità che però Pil Mo interpretò inequivocabilmente come un atteggiamento a dir poco sfrontato e ribelle nei suoi confronti.

«Aish! Non fare il finto tonto e fila nell'ufficio del preside, ora!» lo intimorì infatti il professore con una voce alquanto grave e un gesto della mano, che gli indicava categoricamente di uscire fuori dalla porta.

«M-ma io... come...? Perché...?» continuò a farfugliare Mark con tanta confusione in testa come non ne aveva mai avuta, per poi vedersi costretto ad obbedire a testa bassa, mentre la sua pigra ma astuta mente si stava forse già immaginando a che cosa potesse essere dovuto un improvviso duro atteggiamento del genere da parte di Pil Mo.


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Alla fine dell'ora, quando finalmente gli studenti poterono uscire a fare il cambio di libri agli armadietti, si scatenò un putiferio.

Gli studenti più informati erano venuti già misteriosamente a sapere che quel Mark Lee del terzo anno era stato sospeso da scuola per due settimane, e che gli sarebbe stato quindi proibito anche partecipare alla gita a Jeju, nonché a tutti i progetti scolastici e sportivi pomeridiani, ovviamente.

Non che a Mark fregasse più di tanto di questi ultimi, né tantomeno della sua sospensione da scuola, dato che comunque non gli era mai importato nulla della propria istruzione.

Tuttavia, una cosa che temeva c'era: e quella era la reazione esagerata che avrebbero avuto i suoi genitori non appena avrebbero saputo della sua sospensione. Mark era sicuro che non sarebbe riuscito a discolparsi tanto facilmente, soprattutto con suo padre, che era un uomo severissimo e piuttosto autoritario, e anche poco incline ad ascoltare le motivazioni degli altri, per cui il ragazzo sapeva già da allora che non sarebbe riuscito a far valere il proprio punto di vista.

Del resto, però, non era stata colpa sua l'essersi ritrovato vittima di uno strano marchingegno architettato da quei due geni del male che ora odiava più che mai, e che, ne era sicuro, avrebbe odiato sempre di più col passare dei giorni.

Fatto sta che, di per certo, essendo lui una persona alquanto testarda e vendicativa, non gliel'avrebbe fatta passare liscia neanche per tutto l'oro del mondo. Anzi, avendo ora a disposizione due settimane di nullafacenza, avrebbe potuto indagare più a fondo sulla loro cosa da geni e adottare tutte le misure adatte a poterli affrontare di nuovo successivamente, questa volta sicuro di poter vincere.

In ogni caso, la sua sospensione decretata circa mezz'ora prima dal preside era ora inevitabilmente giunta anche alle orecchie di alcuni suoi compagni di classe, fra cui l'immancabile Eun Chan.

Aveva sentito la notizia da altri ragazzi di terza mentre passava per i corridoi assieme a Yuta, e ora non poteva non spifferarla anche alla sua migliore amica, anch'ella diretta verso gli armadietti.

«Compare, compare! Mark alla fine è stato sospeso per aver danneggiato l'automobile di Pil Mo! È stato tutto merito vostro, vero?» squittì infatti un esemplare di Park Eun Chan al limite dell'eccitazione, sorprendendo Ji An da dietro e facendole fare un salto per lo spavento.

«Eun Chan-ah, fai ssshh!» si raccomandò subito dopo quest'ultima, portandosi un dito davanti alle labbra e corrugando le sopracciglia.

«Sei stata troppo brava, congratulazioni! Ora finalmente non dovrò più sopportarmi quella palla al piede per due settimane!» gioì la ragazza, non notando minimamente l'espressione scocciata di Yuta che, con le braccia incrociate al petto e lo sguardo puntato altrove, faceva finta di niente, anche se in realtà stava ribollendo di nervosismo più che mai.

«Va bene, va bene, ma... non è stato solo merito mio, è stato anche grazie a quel lurido» specificò Ji An, da brava ragazza onesta che era, facendo arrabbiare Yuta ancor di più, che non riuscì più a resistere e scoppiò come un palloncino.

«Aish, ma che hai tanto da fare con quel Taeyong? Johnny non lo calcoli più?!» esclamò, tirando fuori il primo argomento utile che avesse trovato - ovvero quel Johnny che comunque non gli andava poi tanto a genio - per non sembrare eccessivamente geloso.

«Socio, dai, non ti arrabbiare! È solo che, sai... noi due...» cercò di calmarlo Ji An, toccandogli una spalla con la mano del braccio buono e facendogli poi segno di abbassarsi lievemente alla sua altezza.«Ecco... abbiamo dovuto collaborare insieme e creare quel clone per far fuori Mark, altrimenti avrebbe rivelato a tutti il nostro segreto!» concluse poi, facendogli sgranare gli occhi dalla sorpresa.

Sì, insomma, Yuta non aveva idea della collaborazione fra i due geni, dato che Eun Chan per qualche strana ragione non gliel'aveva minimamente accennato; ma, ora che lo sapeva, si sentiva assai sollevato.

«Lo so, l'avevo immaginato, cosa credi? È solo che, ecco, io...» rispose con finta indifferenza, tanto per far vedere che non gli importava, ma fallendo miseramente, indeciso poi se continuare a dire ciò che aveva in mente oppure no.

Ma le sue intenzioni vennero nuovamente interrotte dall'improvvisa comparsa dell'omino rosa, tornato finalmente ad essere vestito alla normalità.

«Fatto il misfatto, mummia» esordì, sbarrandole la strada e scrutandola con sguardo provocante.

«Beh, mi pare che si fosse capito!» ribattè lei, deviando la propria direzione per poter passare, ma senza successo. La prontezza di riflessi di Taeyong era infatti tale da poterla bloccare come più gli piacesse, senza lasciarle via di scampo.

«Yah, lasciala in pace, coso rosa!» intervenne allora Yuta in sua difesa, interponendosi fra i due e squadrando Taeyong con un cipiglio intimidatorio.

«E chi l'ha toccata?» alzò allora le braccia Taeyong in segno di innocenza, per poi ritornare alla sua posa da boss in men che non si dica e avvicinarsi pericolosamente al ragazzo.

«Ma, se ci tieni tanto a lei, allora ti conviene tenerla più sotto controllo, perché d'ora in poi, adesso che non c'è più alcun scomodo ostacolo, fra me e lei sarà sempre guerra aperta...» lo redarguì poi, gli occhi ridotti a due misere fessure e gli angoli delle labbra piegati all'insù.

«Tsk, ridi pure, che la nonna ha fatto gli gnocchi!» lo insultò Ji An, sventolandogli un pugno vicinissimo alla faccia, col risultato di farlo ancora più ridere.

«Tanto vincerò io comunque!» disse il ragazzo con convinzione, facendole un ultimo odioso occhiolino, per poi voltarle le spalle e sparire fra la confusione.

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