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18; Lo spray sbagliato





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Lunedì, 12/09/2016

Dopo un fine settimana disastroso, passato interamente a cercare di distrarsi dai propri problemi in compagnia di Yuta ed Eun Chan, Ji An non si sentiva affatto pronta a cominciare una nuova giornata.

Prima di tutto perchè sapeva benissimo che, non appena varcato il suolo scolastico, avrebbe dovuto aver subito a che fare con le risate malefiche e le frecciatine di Taeyong e della sua banda, che non aveva affatto voglia di subire dopo l'accaduto di due giorni prima.

E, secondo, perché quello era l'ultimo giorno a disposizione che ciascun gruppo avrebbe avuto per concludere il famigerato progetto in laboratorio, i cui progressi erano ancora in alto mare per la maggior parte degli studenti.

L'unico che poteva considerarsi messo abbastanza bene era il gruppo di Ji An, Taeyong e Johnny, i quali erano già a buon punto con la stesura della relazione, tutta ovviamente ad opera di Ji An e Johnny, visto che Taeyong non intendeva sprecare il suo tempo per "cazzate del genere", come le definiva lui.

In ogni caso, la prima parte della giornata sembrò non passare più alla povera Ji An, che aveva giustamente i nervi a fior di pelle stando tutto il tempo in presenza dell'omino bianco, e, come se non bastasse, quella mattina non aveva nemmeno fatto colazione.

L'unica sua magra consolazione era il fatto di poter parlare con Johnny, che la aiutò notevolmente nel lavoro, mentre Taeyong - con piedi appoggiati sul tavolo e braccia conserte - stava a guardarli annoiato.

«Finito!» esclamò finalmente Ji An dopo un po', esalando il suo ultimo respiro, per poi accasciarsi sulla sedia più stanca che mai.

«Ehm... dovremmo anche firmarla» puntualizzò Johnny, alludendo al foglio con la loro relazione.

«Ah, già» si riscosse di colpo Ji An, prendendo il foglio in mano e munendosi di penna.

Scrisse subito il proprio nome e quello di Johnny, dopodichè sollevò lo sguardo su Taeyong e lo fissò dritto negli occhi.

«Anche se il tuo nome non è degno di comparire fra gli artefici del progetto, sappi che lo scrivo solo perché non voglio che si pensi che ti abbiamo tagliato fuori perché sei un buono a nulla, e sono stata anche troppo gentile.» gli sussurrò poi fra i denti, mentre l'omino bianco abbozzò un sorrisetto beffardo.

Non era certo per sua volontà che Ji An lo avrebbe salvato da un'interminabile ramanzina di Pil Mo, anzi... solo non voleva finire lei stessa in grossi guai, visto già il clima teso che aleggiava fra i due.

La ragazza incaricò Johnny di andare a consegnare il loro progetto a Pil Mo, seduto alla cattedra; dopodichè, avendo finito quindici minuti prima del limite previsto - ovvero, il suono della campanella della pausa pranzo -, il prof, con un inaspettato slancio di bontà, permise loro di uscire in corridoio un po' prima per far cambiare loro aria, dal momento che comunque in classe non avrebbero combinato nulla.

«Johnny, io vado alla macchinetta... ho bisogno di zuccheri» esordì Ji An, camminando a passo svelto lungo il corridoio.

Nella sua mente si stava già pregustando quel gustoso the ultra zuccherato che l'avrebbe forse discostata per un po' dai pensieri negativi accumulati finora.

«Ti accompagno, tanto anche io volevo prendere qualcosa da bere» rispose Johnny, sorridendole e tenendo la sua stessa andatura.

Taeyong li osservò da dietro allontanarsi e svoltare l'angolo, poi con uno sbuffo si diresse in bagno, dalla parte opposta. Vederli insieme era semplicemente vomitevole.

Nel frattempo Ji An era arrivata alla macchinetta con Johnny, e proprio lì aveva avuto il piacere di incontrare una sua recente nuova conoscenza, che la salutò con un sorriso.

«Aspetta, io ti conosco! Tu sei... tu sei...» si sforzò Ji An, incapace di ricordare il suo nome.

Il ragazzo la guardò con un sorriso, togliendole il fiato per qualche secondo.

«Sì, tu sei... Il ragazzo delle bottiglie d'acqua!» esclamò poi Ji An con uno schiocco di dita, apostrofandolo con l'unico epiteto che le era venuto in mente.

«Chiamami pure Taeil. Tu sei Ji An, giusto?» rise lui, pensando a quanto fosse divertente quella ragazza.

Ji An annuì imbarazzata, abbassando lo sguardo, mentre Johnny assisteva alla scena con un'espressione confusa.

«Allora, poi com'è andato il tuo provino? Ti hanno presa?» chiese Taeil, curioso.

"Tasto dolente..." pensò Ji An, ricorrendo poi alla prima scusa che le venne in mente, tanto per non ferire ulteriormente il proprio orgoglio.

«Ah, ehm... alla fine purtroppo no, sai... con la mia costante sinusite è piuttosto difficile che mi accettino, dato che la mia voce ne risente» mentì Ji An, facendo finta di starnutire un paio di volte e non riuscendo a trattenere una risatina nervosa. «Tu invece?» si affrettò a cambiare argomento, poggiando il braccio buono su un lato della macchinetta con nonchalance.

«Oh, mi dispiace per te... io sì, sono stato preso, ma da come mi hanno detto vogliono farmi soltanto cantare, mentre la mia intenzione principale era quella di suonare» rispose Taeil tutto mogio, atteggiamento che fece innervosire un tantino Ji An, visto che lei non aveva avuto nemmeno la possibilità di esibirsi al provino.

I ragazzi dialogarono un altro po', con Johnny che restava a guardarli senza spiccicare parola, quando finalmente suonò la campanella che decretava l'inizio dell'orario pranzale.

Prima di salutarlo ed andarsene, ovviamente Ji An non si dimenticò di comprare due bottigliette d'acqua dalla macchinetta e di restituirle a Taeil, che insistette per non averle; ma alla fine Ji An ebbe la meglio e riuscì a fargliele accettare, risanando così il suo debito.

Mentre si dirigevano in classe per cercare Yuta ed Eun Chan ed andare a pranzo insieme, tuttavia, Johnny prese parola.

«E così avevi provato a partecipare al provino ieri?» chiese, come se fosse offeso per il fatto che Ji An non lo avesse informato.

«G-già... ehehe» sussultò Ji An, anche se alla parola provino le continuava a gelarsi il sangue nelle vene, e per di più le saliva un incontrollato istinto omicida verso quel dannato omino bianco.

«Se l'avessi saputo prima, sarei potuto venire ad accompagnarti o a farti sostegno morale! Mi dispiace molto che non ti abbiano preso, comunque» disse Johnny con rammarico, a testa bassa.

«Naaah, fa niente... vuol dire che non ero destinata a diventare una cantante di successo» sdrammatizzò Ji An, sorridendogli mentre scrollava le spalle; ora si sentiva un pochino sollevata per aver sentito quelle parole di conforto da parte di Johnny.

In quel mentre venne loro incontro Yuta, che stava borbottando fra sé e sé qualcosa per quanto concerneva il lavoro a gruppi in laboratorio appena consegnato a Pil Mo.

«Che disastro, mamma mia! Il nostro gruppo prenderà di sicuro un'insufficienza, visto che abbiamo fatto tutto all'ultimo minuto! E poi, tra Jay Min e Jaehyun, non so chi sia stato peggio a collaborare!» sbuffò poi ad alta voce, incrociando le braccia, non appena si trovò di fronte a Ji An e Johnny.

«Yah, non ti abbattere, dai! Io non credo sia andato così male» cercò di rallegrarlo Ji An facendogli pat pat sulla spalla, per poi accorgersi che al suo fianco mancava qualcuno.

«Yah... ed Eun Chan-ah?»

«Ah... ecco, vedi...» cominciò Yuta, grattandosi la nuca. «Siccome il loro gruppo deve ancora finire il lavoro, Pil Mo gli ha dato un altro po' di tempo, facendogli saltare il pranzo, a patto che lo concludano tutto entro la prossima ora»

«Non credo proprio...» mormorò allora Ji An, vedendo passare a pochi metri di distanza Ten e Doyoung, due dei compagni di gruppo di Eun Chan. Questo poteva stare a significare solo una cosa: quei due luridi avevano lasciato la povera Eun Chan a finire il lavoro da sola, andandosene tranquillamente a mensa senza battere ciglio.

In realtà però le cose non erano andate proprio così, visto che Doyoung era dovuto scappare dal laboratorio per cause di forza maggiore, ovvero - a detta sua - un improvviso attacco di dissenteria, mentre Ten... beh, sì, a Ten non era mai fregato del progetto, per cui era uscito tranquillamente andando a mangiare come se niente fosse.

Diversa era invece la situazione in laboratorio, in cui stagionavano da ormai venti minuti buoni Park Eun Chan e Mark Lee da soli, a concludere in fretta e furia il lavoro anche a nome di quegli altri due bastardi.

«Yah, quando finirà questa tortura? Mi sto un tantino rompendo il cazzo» brontolò Mark per l'ennesima volta, essendo stato minacciato a morte da Eun Chan per far sì che rimanesse lì con lei ad aiutarla... cosa che in teoria sarebbe servita per ottimizzare i tempi, ma che in pratica stava funzionando ben poco.

«Se non stai zitto io rompo te, hai capito?! Ma insomma, non ti è bastato quel voto di merda che hai preso nella verifica? Ora vuoi pure abbassare la media a tutti noi?» ribattè prontamente Eun Chan, chiedendosi che cosa mai avesse fatto di male per finire in gruppo con degli scalzacani come quelli. Erano uno peggio dell'altro, non se ne salvava nessuno. Pil Mo le aveva proprio voluto male.

"Aish, quanto avrei voluto essere in gruppo con Ji An..." sospirò mentalmente, rivolgendo gli occhi al cielo per un momento.

«Passami lo spray» ordinò poi a Mark, che se ne stava lì in piedi impalato a tenere delle provette da versare nei becker appoggiati sul tavolo.

«Quale spray?» domandò Mark, con la sua solita aria stralunata.

«Quello di argon, è blu ed è dentro l'armadio, scemo! E fai in fretta!» sbottò indignata Eun Chan, gesticolando pericolosamente con la mano libera.

Tuttavia la ragazza non fece in tempo a versare una delle ultime provette nel becker, che ricevette un'improvvisa chiamata al cellulare da parte di Ji An.

Non poteva ignorarla, dal momento che magari poteva esserle accaduto qualcosa di brutto con l'omino bianco; così, prima di rispondere, fece cenno a Mark di versare nel becker le sostanze rimanenti appoggiate sul tavolo, per poi avvicinarsi alla porta del laboratorio e sostare nei dintorni, rispondendo alla chiamata.

«Sì, compare? È successo qualcosa?» esordì, avvicinando il cellulare all'orecchio.

«Eun Chan-ah, sei viva? Guarda che fra poco la mensa chiude i battenti! Non vorrai mica saltare il pranzo?»

«Lo so, lo so, credi che non me ne sia accorta, con il mio stomaco che non fa altro che brontolare? Ma purtroppo abbiamo un lavoro da portare a termine, se non vogliamo prendere un'altra insufficienza» ribattè Eun Chan, non potendo fare a meno di mostrarsi logorroica come al solito, per poi lanciare un'occhiataccia a Mark, il quale la ricambiò prontamente.

«Come? Abbiamo? Ma con chi sei?» le fece eco Ji An, senza capire.

Mentre Eun Chan le spiegava la situazione, nel frattempo Mark stava versando le ultime provette nel becker, cercando di eseguire il procedimento indicatogli da Eun Chan.

E stava venendo tutto perfetto... se solo non fosse stato per il tocco finale.

Già, perché Mark - che di certo non si poteva definire una persona attenta al mondo che lo circonda - aveva preso dall'armadio il primo spray blu che aveva trovato, senza nemmeno leggervi l'etichetta... e l'aveva spruzzato in gran quantità dentro il becker, facendo sparire tutto il progetto.

Il ragazzo si sfregò gli occhi, credendo di avere avuto le allucinazioni, ma, un attimo dopo, avendo toccato il tavolo senza percepire alcuna presenza materiale di ciò che era - o meglio, era stato - il loro progetto, si rese conto che era tutto vero.

Dell'esperimento che fino a poco prima era sul tavolo davanti a lui, ora non restava più alcuna traccia.

«Ma come... cosa cazzarola...?» mormorò, più che esterrefatto, mettendosi prima le mani nei capelli e poi tastando di nuovo con insistenza la zona del tavolo su cui fino a pochi attimi prima il progetto era proprio sotto ai suoi occhi.

Riprese poi in mano lo spray, spruzzandolo di nuovo, questa volta sulla sua mano, più per dimostrare a se stesso che effettivamente stava solo avendo delle terribili allucinazioni, piuttosto che per altre ragioni.

Ma, quando anche la sua mano sparì nel nulla, Mark temette di svenire, terrorizzato com'era dalla situazione più che inusuale.

Tanto per aggravare ancor di più il casino, Eun Chan rientrò in laboratorio proprio qualche momento dopo, ritrovandosi faccia a faccia con un Mark alquanto terrorizzato, che stava fissando qualcosa sulla propria mano.

O meglio... la sua mano che non c'era più.

E, quando Eun Chan se ne rese conto, si lasciò sfuggire un urlo più che acuto, da far concorrenza a certi soprani, correndo a tastare la zona su cui prima si trovava il loro esperimento, per poi guardare con insistenza il braccio monco di Mark.

«Oh cielo! Ma questo... questo non è possibile!» singhiozzò, fra ringhi di rabbia e lacrime.

"Tutto il mio duro lavoro... volatilizzatosi così nel nulla!" pianse mentalmente, con gli occhi rossi.

«Mark! Che caspio hai combinato?!» sfogò poi la sua ira su colui che aveva involontariamente scatenato quel casino, il quale era ancora sbalordito da prima, e terrorizzato a morte per la sua povera mano, ora inesistente.

Vedendo che lui non aveva intenzione di rispondere, in un improvviso impeto di nervosismo gli si avventò contro mollandogli un pugno dritto sul naso.

«Yah! Io non ho fatto proprio niente! Sarà stato un tuo errore di procedura!» esclamò in reazione Mark, non esitando a ricambiare - con la mano ancora esistente - lo schiaffo, che però venne accuratamente evitato da Eun Chan, la quale si abbassò piegando le ginocchia e fece finire il pugno di Mark dritto contro l'armadio.

E così, ora, oltre ad una mano che non c'era più, l'unica altra che gli era rimasta gli faceva un gran male.

«Ma fammi il piacere! E allora come mai fino a due secondi fa era tutto a posto? Mentre adesso sono spariti sia il progetto che la tua mano! Sei stato tu e soltanto tu! Volevi farmi prendere di nuovo un'insufficienza?!» lo accusò ancora Eun Chan, puntandogli un dito contro mentre Mark si stava già scaldando, pronto al prossimo schiaffo, pur essendo ancora parzialmente convinto di stare lentamente impazzento.

«Allora?! Qual è stata la tua audace mossa?» lo bloccò Eun Chan, a cui di certo non mancava la forza nelle braccia, visto che poi con uno mingherlino come Mark non ci voleva molto a farsi valere.

«C-come?» fece Mark, tentando di mascherare il proprio terrore.

«L'ultima cosa che hai versato nel becker!» specificò Eun Chan, lasciandolo finalmente andare e tornando nella zona del tavolo su cui era appoggiato il progetto prima di sparire.

«Ho spruzzato questo spray, esattamente come mi avevi detto tu, Miss So-tutto-io!» la prese in giro Mark, mostrandole lo spray blu appoggiato sul bordo del tavolo.

Fu allora che Eun Chan, dopo averlo afferrato e aver cercato un'etichetta inesistente che stava ad indicare che di certo quello non era lo spray che gli serviva, cominciò a percepire il sentore che qualcosa doveva essere andato storto proprio a causa di quello spray.

Così la ragazza aprì uno degli armadi in fretta e furia, estraendone pochi secondi dopo un tubetto molto simile a quello utilizzato da Mark, ma che se non altro aveva un'etichetta comprensibile a chiunque sapesse leggere il coreano.

«Scemo che non sei altro! Quello non era lo spray giusto! Questo è lo spray che ci serviva! Ma le leggi almeno le etichette?» gli urlò poi contro, posando con rumore lo spray autentico sul tavolo affianco a quell'altro.

«La mia mano... guarda la mia mano, non c'è più!» gemette Mark, senza starla a sentire, alzando il braccio monco e sbandierandoglielo davanti alla faccia.

Eun Chan cacciò un ennesimo grido, di terrore misto a nervosismo, poi prese lo spray e se lo rigirò fra le mani. Ma non fece nemmeno in tempo a capire che cosa fosse, che sentì dopo un attimo un rumore di passi di qualcuno che stava entrando in laboratorio proprio in quel momento.

Lei e Mark si scambiarono uno sguardo al limite del terrore.

Ci mancava soltanto che qualcuno avesse assistito alla situazione, e sarebbe stata la fine!

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