Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

10; Letteralmente sconvolti





╭⋟───────────────╮

╰───────────────⋞╯


⋘ ──── ∗ ⋅◈⋅ ∗ ──── ⋙


«Perclorato di sodio, acqua ossigenata e potassio. Sì, dovrei esserci.» affermò un Taeyong super concentrato con indosso gli occhiali da laboratorio, dopo aver letto l'etichetta di ciascun prodotto chimico sopracitato e averlo versato a dosi in un contenitore spray vuoto.

Il tutto gli aveva richiesto neppure venti secondi, dal momento che, dopo l'illuminazione mentale, il problema a cui si trovavano davanti gli era parso improvvisamente così chiaro e semplice. Elementare.

«Ne sei sicuro?» chiese Ji An, che continuava a stare di guardia sulla porta, in attesa che Yuta tornasse.

Quest'ultimo fortunatamente non ci badò molto, infatti in un minuto era già andato e tornato, tenendo in mano ciò che gli era stato richiesto.

«Eccomi!» annaspò, una volta rientrato in laboratorio, cercando un appiglio contro il muro per la grossa fatica appena compiuta.

«Aish, ma che fai?! Corri a dare ai mostri quella roba, ora!» lo rimproverò Ji An, strattonandolo col braccio buono verso il davanzale.

Poi gli rubò letteralmente dalle mani metà delle 'cibarie' - ovvero, mazzi di erbacce raccolti dal giardino - e, dopo aver aperto la parte alta della finestra, le gettò addosso ai mini triceratopi, che vi si avventarono gli uni sopra gli altri, neanche fossero nel bel mezzo di una lotta estrema per la sopravvivenza.

«Mi spieghi... perché cavolo...?» farfugliò Yuta, che aveva ancora il fiatone per mancanza di aria, mentre gettava senza forze le erbacce dove una volta c'erano i fiori.

«Per tenerli buoni un altro po', ovvio! Se non li distraiamo dando loro da mangiare, presto romperanno definitivamente tutto il vetro!» gli fece presente Ji An, nervosa più che mai, mentre continuava col suo benefico operato.

Yuta fece un mezzo segno di assenso, anche se in realtà era tutt'altro che tranquillo e sicuro, da quando aveva avuto il privilegio di trovarsi davanti a quello spettacolo ben poco gradevole.

«Ehi laggiù, omino bianco, come procede?» disse ancora Ji An, rivolgendosi a Taeyong ad un paio di metri di distanza che stava sbatacchiando lo spray su e giù, per fare in modo che le sostanze si mischiassero tanto quanto bastasse a creare il salvifico intruglio.

«Ecco fatto!» esclamò quello in risposta pochi secondi dopo, sollevando lo spray con un sorriso soddisfatto, come a volerlo mostrare ad un immaginario pubblico.

«Da' qua!» gli ordinò allora Ji An, allungando una mano per prenderlo al volo.

«Ah-à, mummia» fece Taeyong, scuotendo la testa divertito. «Io l'ho creato, e io voglio usarlo. Ora, se non ti dispiace...» aggiunse, avvicinandosi alla parte alta della finestra che Yuta teneva aperta per miracolo e cominciando a spruzzare fuori all'impazzata quella strana sostanza sui triceratopi, mentre Ji An teneva gli occhi sgranati.

Sia lei che Yuta tennero lo sguardo fisso sulla massa di mini triceratopi che, secondo dopo secondo, andava via via estinguendosi, scomparendo nel nulla con uno strano pop, come se ciascuno di essi fosse una bolla di sapone che veniva scoppiata.

Ad operazione conclusa, Taeyong si levò finalmente gli occhiali, appoggiò lo spray sul davanzale interno e sospirò.

Ji An era a dir poco sconvolta... ma Yuta lo era ancora di più, tanto che avrebbe rischiato di svenire seduta stante se Ji An non gli avesse prontamente avvicinato una sedia per non farlo cadere tutto lungo a terra.

«I-io... voi... quei cosetti... ma come...? Che cosa...?» farfugliò, con uno sguardo vacuo.

«Va tutto bene, Yuta, va tutto bene.» cercò di tranquillizzarlo Ji An, piegandosi alla sua altezza e dandogli alcuni colpetti sulla spalla.

«Tsk, certo che sei proprio un fifone» lo provocò Taeyong, mentre metteva a posto gli ingredienti nell'armadio.

Fu allora che Ji An si voltò lentamente verso di lui, e, quando il diretto interessato se ne accorse, la guardò ridacchiando.

«Che c'è? Pensavi veramente che ci sarebbe scappato il morto?» la prese in giro, portandosi le braccia ai fianchi e fissandola divertito.

E quella fu proprio la goccia che fece traboccare il vaso, ovvero... la pazienza ormai esaurita di Ji An, la quale gli si avventò contro dandogli dei colpi sul petto con il braccio buono.

«Tu! Lurido, schifoso bastardo! Sapevi benissimo quello che stavi facendo quando hai fatto clonare tutti quei triceratopi, vero?!»

La sua faccia era diventata rossa dalla rabbia, e il suo senso del controllo era letteralmente andato a farsi benedire.

Taeyong allora le prese il polso con una mano e glielo immobilizzò, impedendole di dargli addosso una seconda volta.

«Semplicemente non volevo che il povero Toppy si sentisse solo» le spiegò, non potendo non evitare una smorfia nel pronunciare quel nome a suo parere così orribilmente mieloso.

«Aish! Ti rendi conto che avresti potuto creare un pericolo pubblico?! Ma io dico, dove stai con la testa?!» gridò Ji An, sputacchiandogli in faccia.

«Beh, ma a quanto pare a tutto c'è una soluzione, no?» ridacchiò lui, puntando un dito in direzione dello spray.

Ji An cercò di non arrabbiarsi più di quanto già non fosse, così chiuse gli occhi e decise di rivolgergli la fatidica domanda, a cui aspettava una risposta già da tempo.

«Come lo sapevi?»

«Eh?» chiese Taeyong, inarcando un sopracciglio e facendo finta di non capire a che cosa si riferisse.

«Di tutto questo. Della mia idea. Di Toppy. Di dove lo avessi nascosto.» specificò secca Ji An, accennando con la testa ai vasi sui davanzali esterni, gli unici ad essere scampati al terribile olocausto.

«Ah, quello, dici? Beh.. solo un mio piccolo stratagemma con la webcam del computer, eheheh...» rise Taeyong sotto i baffi, mentre Ji An appariva sempre più sconcertata.

«Che il cielo mi fulmini se mi sto sbagliando... tu hai usato il computer! Hai usato il computer della scuola per spiarci, schifoso omino bianco! Quindi anche tu... anche tu...» esclamò Ji An, bloccandosi proprio sull'ultima parte del suo monologo.

«Anche io cosa?» le fece l'eco Taeyong, questa volta senza capire per davvero.

«Anche tu hai avuto dei pensieri... delle idee assurde, quasi malsane, per la testa!» concluse Ji An, sottolineando con particolare enfasi la parola chiave del discorso.

«Oh, puoi dirlo forte! E vedo che hanno anche funzionato» asserì Taeyong, lasciandole finalmente il polso, per poi indicare nuovamente lo spray,  fonte del suo orgoglio.

Ji An tentò di mantenere la calma, indirizzandosi di più verso la risoluzione di quella faccenda che sull'imminente vendetta che avrebbe servito su un piatto freddo a Taeyong, così se ne uscì con una domanda del tutto sensata, ma che ovviamente l'omino bianco non capì (o fece finta di non capire).

«Quand'è stata la prima volta?»

«Ohohoh, vedo che tutto ad un tratto sembri esserti interessata a me, però potevi uscirtene anche con una domanda un po' meno esplicita per cercare di far colpo, AHAHAH» rise di gusto Taeyong, indicandosi il petto con finto fare innocente.

«Non fare lo scemo! È una cosa seria, questa.» lo rimproverò Ji An, mentre pensava che uno così stupido come Taeyong non avrebbe mai avuto speranze sul fatto di riuscire a riflettere come una persona normale.

Il ragazzo sbuffò, incrociò le braccia al petto e finalmente si degnò di dare una risposta coerente alla domanda che gli era stata fatta.

«Ieri sera, dopo l'allenamento»

«E cosa... cosa hai sentito, esattamente?» continuò Ji An, dopo aver annuito.

Taeyong ci impiegò vari secondi per metabolizzare quest'ultima domanda e far partire i suoi neuroni alla ricerca di una risposta. Ricordarsi quella sensazione era diffilcile, molto difficile.

«È complicato descriverlo così a parole, ma di quel poco che mi ricordo sono sicuro che ho sentito la mia mente svuotarsi improvvisamente, per poi riempirsi di idee stravaganti un attimo dopo, facendomi piegare la testa in avanti.»

La ragazza, nell'udire quelle parole, era rimasta a dir poco sconvolta.

"Non ci posso credere... è esattamente la stessa cosa che è successa a me! Ma allora... la mia idea per l'esperimento, la sua idea per il sabotaggio... non può essere una semplice coincidenza." riflettè, con la mano sotto al mento.

Taeyong continuava a guardarla, come se fosse in attesa di un qualche responso oracolare.

«A questo punto credo che sia quasi certo al cento per cento» farfugliò Ji An, lo sguardo a terra mentre camminava avanti e indietro.

«Cosa?» chiese Taeyong, muovendo la testa qua e là per starle dietro.

«Che, non si sa per quale motivo, noi due... ecco...»

«Sì?» la incalzò lui, impaziente.

«Noi due... con queste nostre idee strambe e per di più funzionanti, potremmo essere diventati... so che è assurdo, ma... è come se fossimo diventati dei geni pazzi all'improvviso!»

Taeyong, con i tre o quattro colpi di tosse che ebbe come reazione a quella stravagante spiegazione, rischiò quasi di farsi andare di traverso la saliva; guardò poi Ji An come se fosse un alieno appena sbarcato sulla terra.

«Ragazzi... ma di che state parlando?» biascicò una voce familiare alle loro spalle, interrompendo la conversazione fra i due e facendoli voltare simultaneamente.

Già, perchè in tutto questo né Ji An né Taeyong si erano resi conto che Yuta fosse ancora lì seduto, vivo e vegeto, e che li stesse fissando a bocca aperta, sbalordito e confuso, a pochi metri di distanza.

«Io... io non capisco. Quei minuscoli dinosauri... sono delle creature estinte... poi sono sparite nel nulla... quindi, voi siete veramente...?» provò a dire, ma venne prontamente interrotto da Ji An.

«Ssshhh, Yuta, ora ti porto in infermeria. Hai assolutamente bisogno di bere qualcosa di fresco e di riposarti un po'» si affrettò a tranquillizzarlo la ragazza, aiutandolo ad alzarsi e conducendolo fuori dal laboratorio.

Ma ovviamente non si dimenticò di lanciare prima un'occhiata minacciosa in direzione di Taeyong, l'equivalente di un eloquente "Ti tengo d'occhio".

L'omino bianco, in tutta risposta, borbottò un «Tsk» scocciato e si passò una mano fra i capelli, scuotendo la testa.


⋘ ──── ∗ ⋅◈⋅ ∗ ──── ⋙


A quell'ora in infermieria c'erano solamente due persone: l'infermiera Song Hye Kyo e Yuta.

«Dinosauri, dinosauri ovunque...» biascicava ogni tanto Yuta in un mezzo stato di dormiveglia, rigirandosi nel letto agitato, dopo che gli era stata somministrata una tisana per conciliargli il sonno.

L'infermiera non potè fare a meno di soffocare una risatina nel sentirlo farneticare a quel modo, dal momento che non sentiva parlare qualcuno nel sonno da quando, quattro anni prima, un singolare studente di nome Kim Jaeho le aveva fatto una dichiarazione d'amore mentre dormiva, per poi non ricordarsi nulla una volta tornato in sé.

In ogni caso, Ji An sapeva di aver lasciato Yuta in buone mani, cosa che di certo non accadeva quando c'era di turno il giovanissimo infermiere Sungyeol - cugino alla lontana di Hye Kyo -, la cui esistenza poteva considerarsi qualcosa di inutile tanto quanto la data di scadenza della Nutella.

Ad un certo punto però in infermeria irruppe proprio Ji An, scortata fedelmente da Eun Chan, per riferire una buona notizia a Yuta.

A quell'ora in classe ci sarebbe stata una delle tante pallosissime lezioni di storia del professor Joji assieme a Park Bogum, il suo tirocinante più fedele, solo che semplicemente il professore aveva preso un giorno di permesso, e quindi i suoi alunni erano autorizzati ad uscire da scuola due ore prima del solito.

«Scusi, possiamo entrare?» chiese Ji An, anche se ormai sia lei che Eun Chan erano già dentro, dirette alla tendina dietro alla quale c'era il letto di Yuta.

«Certo, ragazze. Solo che il vostro amico non si è ancora svegliato...» rispose l'infermiera a testa bassa.

«Caspita!» esclamò allora Eun Chan, guardando l'orologio. «Ha veramente dormito per tutto questo tempo?»

«Eh sì, a quanto sembra ne aveva molto bisogno» confermò Hye Kyo, annuendo, mentre si avvicinava alla zona in cui giaceva Yuta e scostava delicatamente la tendina.

«Oh, Yuta... mi dispiace così tanto» mormorò allora Ji An, vedendolo dormire, per poi piegarsi su di lui e accarezzargli la fronte.

Evidentemente lo shock di quell'esperienza traumatica di poco fa doveva essersi fatto sentire non poco, vista la situazione, ma soprattutto... visto lo stress che Yuta, quando era sotto pressione o in tensione, reggeva ben poco.

«Compare, ma se dorme ancora come facciamo ad avvisarlo?» intervenne di colpo Eun Chan, alternando lo sguardo fra il povero Yuta e la sua amica.

Ji An restò in silenzio per qualche secondo, dopodiché si rivolse ad Hye Kyo.

«Infermiera Hye Kyo, noi eravamo venute qui per dire a Yuta che oggi saremmo usciti prima da scuola, visto che un nostro prof è assente...»

«Ah, non preoccupatevi, lo avviserò io che può tornare a casa non appena si sveglierà!» rispose Hye Kyo con un sorriso, mostrandosi sempre molto disponibile nei confronti degli studenti.

Ji An e Eun Chan si inchinarono in segno di ringraziamento e lasciarono la stanza, non prima di aver dato a Yuta due o tre pacche di incoraggiamento sulla spalla, anche se il ragazzo era ancora nel mondo dei sogni.

«Compare, ma tu pensi che sia normale rimanere fuori combattimento per così tante ore dopo un semplice svenimento?» domandò Eun Chan all'amica, mentre le due camminavano in corridoio, dirette agli armadietti.

"Se solo sapesse che non è stato soltanto un semplice svenimento..." pensò Ji An, anche se dalla sua bocca uscì tutt'altro.

«Mah, magari è stato per il troppo stress accumulato in questi giorni.» si inventò, grattandosi la nuca imbarazzata.

«Stress, dici? Ma se è soltanto uno dei primi giorni di scuola!» provò a ribattere Eun Chan, ma si zittì non appena sentì il cellulare di Ji An squillare rumorosamente.

La ragazza lo tirò fuori dalla tasca, e i suoi occhi si illuminarono d'immenso quando vide sul display quel nome.

Eun Chan sghignazzò divertita, incoraggiandola a rispondere, e Ji An non se lo fece ripetere due volte.

«Johnny?» esordì, cercando di mantenere la calma.

«Ji An! Dove siete? Quando ci hanno detto che saremmo potuti andare via prima da scuola siete corse via senza dire niente e io non vi ho più viste nei paraggi, così sono uscito ad aspettarvi fuori» disse Johnny in tono quasi dispiaciuto, mentre Eun Chan stava appiccicata con l'orecchio al cellulare di Ji An per captare ogni singola parola.

«Ah, ehm... siamo dovute andare un attimo... a controllare una cosa, abbiamo avuto qualche problemino, ehehe.» mentì Ji An, suggerendo all'amica di avviarsi rapidamente verso l'uscita della scuola.

«Oh, capisco... ora è tutto a posto?» domandò Johnny, intendendo ciò che non avrebbe dovuto intendere.

«Ma certamente, eheheh» farfugliò Ji An, che si trovava ormai al portone d'uscita della scuola che dava sul giardino.

Dopo pochi secondi avevano già avvistato Johnny seduto su una panchina che, quando le riconobbe, si alzò e andò loro incontro.

«Ehi ragazze! Yuta è ancora in infermeria?» chiese loro, da bravo ragazzo premuroso quale era.

«Sì, siamo passate a vedere come stava e... avresti dovuto vedere che faccia che aveva! Anche se dormiva, sembrava quasi invasato!» esagerò Eun Chan, allargando le braccia, mentre Johnny la stava a sentire sorpreso.

Ji An allora pestò il piede all'amica, rendendosi conto di quanto quest'ultima avesse la parola facile e dovesse spifferare sempre gli affari privati degli altri.

«Eun Chan-ah!» la rimproverò poi a denti stretti, lanciando invece a Johnny un sorrisetto tranquillizzante. «Ma no, che dici, Eun Chan! Sono sicurissima che si riprenderà; l'infermiera Hye Kyo ci sa fare, sai?» continuò con aria molto teatrale, dando un colpo da dietro alla schiena di Eun Chan per farla annuire imbarazzata.

Di certo, l'ultima cosa che voleva in quel momento era far brutta figura davanti a Johnny.

«Capisco...» mormorò il ragazzo a testa bassa, non sapendo cos'altro dire.

Fu così che trascorsero una decina di secondi in completo silenzio, in cui nessuno, neppure Eun Chan - la chiacchierona per eccellenza - riusciva a trovare un argomento di cui discutere, quando solitamente era qualcosa di così semplice ed immediato.

Ad un certo punto, tuttavia, Eun Chan se ne uscì con una frase che colse di sorpresa gli altri due.

«Ah, ragazzi, mi sono ricordata di... di avere qualcosa di urgente da fare a casa! Vi devo lasciare, bye bye~» squittì come un'oca giuliva, allontanandosi di corsa mentre li salutava con la mano.

"Park Eun Chan! Dannazione!" pensò Ji An, che stupida non era, e aveva sicuramente capito l'intenzione che c'era dietro a tutto ciò.

Tuttavia non aveva proprio voglia di trascorrere in un misterioso imbarazzo totale questi attimi con Johnny, perché sarebbe stato semplicemente terribile, e di gran lunga peggiore che passare a casa tutto il resto della giornata.

"Sì, meglio che gli dica che devo andarmene anch'io, o non riuscirò a sopportare tanto a lungo questa situazione." pensò la ragazza, annuendo a se stessa impercettibilmente.

«Allora...» dissero a quel punto Ji An e Johnny in coro, per poi uscirsene con un sorrisetto imbarazzato.

Evidentemente anche lui aveva qualcosa da dirle, e Ji An non se lo sarebbe fatta sfuggire.

«Prima tu» disse quindi a Johnny, curiosa di ciò che avesse da dirgli, che di certo era migliore di quello che lei avrebbe voluto dire a lui.

«Mi stavo chiedendo...» parlò allora Johnny, grattandosi la nuca e tenendo lo sguardo basso. «Non è che ti andrebbe di andare da qualche parte? Che ne so, al cinema, magari» concluse poi, arrossendo leggermente.

Ji An sentì un tuffo al cuore. Era rimasta letteralmente spiazzata da quella proposta, e non sapeva se esserne al settimo cielo o super imbarazzata a causa della sua tremenda goffaggine che l'accompagnava in ogni sua azione, e che di certo prima o poi le avrebbe fatto fare la sua figura.

«M-ma certo!» acconsentì infine, cedendo al suo cuore, che aveva preso a batterle in maniera irregolare, quasi smodata.

«Purtroppo però dovremo andare a piedi, visto che non ho ancora la macchina. È un problema per te?» aggiunse Johnny, facendo il finto dispiaciuto, anche se in realtà era anche lui su di giri per il fatto che Ji An avesse accettato il suo invito.

«Ovvio che no! Anzi, con un tempo così sereno è un piacere fare una bella passeggiata!» rispose Ji An, che nella sua mente si stava già facendo dei filmini mentali su come sarebbe stato passare qualche ora con il ragazzo che sin dal primo giorno di scuola l'aveva colpita col suo incredibile fascino.

Johnny le sorrise nuovamente, facendola sciogliere per l'ennesima volta, dopodiché i due si avviarono l'uno affianco all'altra verso il cinema, pronti a vedere ciò che il destino avrebbe deciso per loro.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro