07; Il dinosauro
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«Allora a domani! Ciao a tutti~»
I ragazzi avevano finalmente terminato di studiare ed era giunta la tanto agognata ora di uscire da scuola, così Johnny, una volta varcato il cancello principale, si congedò dagli altri tre con un amichevole gesto della mano.
«A domani!» esclamarono Ji An ed Eun Chan in coro, ricambiando il saluto.
«Sì, sì... a domani, a domani.» farfugliò invece Yuta, che non aveva smesso di guardarlo accigliato da quando avevano iniziato a studiare in biblioteca qualche ora prima.
«Eddai, non fare il freddo!» lo ammonì Eun Chan, dandogli una pacca sulla spalla a cui Yuta rispose semplicemente con un grugnito.
«Io vado... Ciao» disse subito dopo, voltando loro le spalle, pronto per dirigersi verso la sua moto ad una decina di metri di distanza.
Eun Chan pareva alquanto sorpresa, e Ji An non era da meno.
«Yuta, aspetta!» lo richiamò quest'ultima, muovendo qualche passo verso di lui.
Il diretto interessato si voltò di nuovo, inarcando un sopracciglio, evidentemente incredulo per aver finalmente ricevuto un po' di attenzioni dalla sua migliore amica che lo aveva ignorato per quasi tutto il giorno.
Ji An d'altra parte si era vista costretta a farlo, ma ora non poteva lasciarlo andare via così. Non sarebbe stata minimamente in grado di tenersi dentro di sé quell'enorme fardello che le gravava sul petto da quando Taeyong l'aveva bloccata in corridoio. Aveva bisogno di parlarne con qualcuno, e chi meglio di Yuta?
«Perchè... perchè prima di andare a casa non ci facciamo un po' due passi? Sai, pensavo che potevamo andare a salutare tua cugina al bar, oppure...» parlò quindi, camminando affianco a Yuta.
«Al bar della cugina di Yuta? Io ci sto! Non vedo proprio l'ora di mangiarmi una di quelle ciambelle ricoperte di cioccolato, sono così buone!» la interruppe Eun Chan, muovendo entrambe le mani sullo stomaco che le brontolava già da un po'.
Ji An la guardò imbarazzata; a dire il vero non aveva esteso l'invito anche ad Eun Chan, ma lei come al solito non aveva colto il messaggio al cento per cento, ed essendo loro amica giustamente credeva di potersi aggregare allo storico duo in qualunque momento.
«Mi dispiace, ma stasera passo» tagliò corto Yuta, con un segno di diniego della testa, mentre si sistemava sulla moto.
«Oh... che peccato. Compare, e se andassimo io e te? Che ne dici di una serata tra donne?» le propose a quel punto Eun Chan, tutta gongolante.
La verità era che aveva davvero fame, e non aveva la benché minima voglia di arrivare a casa e passare da sola il resto della serata.
Al contrario, Ji An capì che quella non sarebbe stata la soluzione giusta per passare un po' di tempo sola con Yuta, così cambiò totalmente tattica, sperando che questa volta avrebbe funzionato.
«Mh, ora che ci penso, mi sono ricordata che ho una cosa importante da fare a casa. Yuta, non è che potresti darmi un passaggio veloce? Il prossimo bus passa fra mezz'ora, e non credo che...»
«Okay, okay, monta su e poche storie!» si affrettò a dirle Yuta, allungandole una mano per aiutarla a salire, mentre Eun Chan li guardava delusa.
Allora Ji An si mise il casco di riserva di Yuta e montò dietro di lui con il suo aiuto.
«Mi dispiace, Eun Chan-ah. Sarà per la prossima volta, okay?» disse poi all'amica con un sorriso, prima che Yuta mettesse in moto e partisse in tromba.
Non passarono nemmeno dieci minuti che l'amico la portò a destinazione, fermò la moto e aspettò che Ji An scendesse.
Ma Ji An restò ferma col sedere ancorato al sellino, dandosi piccoli colpetti in testa per cercare un modo di superare la situazione imbarazzante.
«Ji An-ah, ci sei? Devo aiutarti?» le chiese Yuta da davanti, vedendo che Ji An non scendeva.
Ji An biascicò un «S-sì» poco convinto, ma, quando Yuta smontò e le porse una mano, Ji An parve arretrare leggermente.
«Ehm... Yuta?» esordì poi, a testa bassa.
«Sì?»
«Sai... ti ricordi di quella pietra di cui ti ho parlato oggi?» farfugliò Ji An, sottovoce.
«Ah-a» confermò Yuta, annuendo.
«Ecco, vedi... qualcuno ha scoperto che l'ho presa, e...» tentò di spiegargli Ji An, ma non ci riuscì, poiché Yuta l'aveva già interrotta.
«Aish, dannazione! Ti avevo detto di agire con cautela!»
Yuta non potè evitare un facepalm condito da alcune imprecazioni ben poco signorili, pronto a rimproverare la sua amica.
Ji An dal canto suo restò in silenzio, aspettando che Yuta continuasse con la ramanzina, ma sperando che le avrebbe poi dato anche un buon consiglio, che infatti non tardò ad arrivare.
«Restituiscila, Ji An-ah. È l'unico modo per non finire nei guai»
«Io... Io... N-non posso» balbettò Ji An.
«Come sarebbe a dire?»
«Se la restituissi, non potrei mettere in atto il mio progetto» gli spiegò lei, risultando tuttavia ben poco chiara.
«Ma che c'entra la pietra col progetto a gruppi?» disse Yuta, mentre teneva un sopracciglio alzato.
«No... non quel progetto! Io mi riferisco a quello della clonazione» specificò Ji An a denti stretti; più dettagli faceva sapere a Yuta, più si sentiva vulnerabile. Ma d'altra parte non aveva altra persona più fidata a cui confidare i suoi pensieri, quindi doveva per forza farlo con lui.
«Ancora con quella storia della clonazione? Ji An-ah, smettila di giocarmi questi brutti scherzi, per favore. Oggi non sono in vena, okay?» la rimproverò di nuovo Yuta.
«Ma ti giuro che è la verità! Se solo riuscissi a clonare quella specie estinta per far capire a Taeyong che-»
«Aspetta, frena! Che hai detto? Taeyong?!»
Ji An annuì, abbassando di nuovo lo sguardo.
«Non significherà per caso che...? Ji An-ah, è Taeyong quello che ti ha sorpresa a rubare la pietra?!» le domandò Yuta, alzando il tono di voce, allarmato.
Ji An annuì, questa volta più preoccupata da un'inaspettata reazione impulsiva da parte di Yuta piuttosto che dal fatto che si trovasse nei guai. Così, per bloccarlo prima che iniziasse con l'interminabile interrogatorio, decise di cominciare lei a chiarirgli la situazione.
«Mi ha bloccato in corridoio mentre andavo in bagno e mi detto cose strane, ossia che sapeva che ero stata io a rubare la pietra dal laboratorio e che dovevo darla a lui, altrimenti me ne sarei pentita. Mi ha pure proposto un patto, ma io ovviamente ho rifiutato, temendo di finire nei casini. Poi, vedendo che non demordevo, si è improvvisamente arreso e ha detto qualcosa del tipo "Tu con quella pietra facci pure quello che devi fare. Il resto verrà da sé.", il tutto condito dal suo solito sorrisetto malefico. Credi che abbia già in mente un piano diabolico per incastrarmi?! Perché io ho la netta sensazione che in qualche modo Taeyong sappia più del dovuto...» gli raccontò Ji An, con le lacrime che minacciavano di uscirle dai suoi occhioni da un momento all'altro, tanto che dovette fare uno sforzo immane per trattenerle.
A quel punto Yuta non potè far altro che abbracciarla per tranquillizzarla, di modo che lei si sentisse completamente protetta fra le sue braccia, braccia a cui Ji An infatti - ancora seduta sulla moto - si aggrappò con tutte le sue forze.
«Shhhh, non preoccuparti, Ji An-ah. È solo una tua impressione. Io invece sono sicuro che l'unica cosa che Taeyong potrà farti sarà rivelare il tuo furto davanti al prof... cosa che non accadrà se riconsegni la pietra in tempo, entro domani mattina» le consigliò Yuta, alludendo poi alla tasca di Ji An.
La ragazza allora si rabbuiò ancor più di quanto già non fosse, ma dopo qualche secondo se ne uscì improvvisamente con una domanda alquanto inaspettata.
«Yuta, tu ti fidi di me?»
Yuta la guardò sorpreso, come se pensasse a quanto fosse stupida quella domanda.
«Ma è ovvio che mi fido di te, pabo! Che cosa vai a pensare?» esclamò subito dopo, sorridendo.
«Allora riportami a scuola... in laboratorio» affermò secca Ji An, incollandosi al sellino e riallacciandosi il casco in testa.
L'amico ebbe un attimo di esitazione, che venne subito rimpiazzato da una sonora risata, mentre rimontava in sella.
«Oh, che bello! Ti ho davvero convinto così facilmente? Non è da te...» borbottò, per poi mettere in moto.
Tuttavia, purtroppo per Yuta, Ji An non aveva affatto intenzione di rimettere la pietra al proprio posto, anzi... tutt'altro.
Tutto quello che doveva fare adesso era ritornare a scuola e mettere assolutamente piede nel laboratorio di scienze senza essere vista da nessuno.
Il resto sarebbe stato un gioco da ragazzi.
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«Studenti di qua, studenti di là, sopra, sotto, a destra e manca! VEDO SOLO STUDENTI NELLA MIA VITA!» fu l'accoglienza molto gentile e pacata di Song Kyungil - il segretario del preside - quando Ji An e Yuta si recarono nel suo ufficio per chiedergli le chiavi del laboratorio.
"Beh... se gli studenti non li deve vedere lui, visto che è il suo lavoro..." pensò Ji An, ridendo sotto i baffi, mentre nel frattempo Yuta era già arrivato al sodo.
«Volete le chiavi del laboratorio, eh? E perché mai?» domandò loro Kyungil, sollevando il mento con aria di superiorità.
«Ehm, noi abbiamo... abbiamo dimenticato un nostro progetto di scienze lì dentro» mentì Ji An, non essendo riuscita a trovare una scusa migliore.
Yuta era già pronto a farle l'eco.
«Già, ed è mooolto importante, signor Song, per cui ci terremmo molto a-»
«Non chiamarmi signore!» lo interruppe Kyungil, offeso, per poi borbottare qualcosa sotto i baffi. «Tsk! Non sono mica un vecchio bacucco come Pil Mo...»
«A-allora, mister, potrebbe per cortesia lasciarci le chiavi per un minuto?» azzardò nuovamente Yuta, questa volta inchinandosi pure, per dissimulare l'agitazione.
Ma purtroppo il segretario non reagì esattamente come i due speravano.
«Uhm... mister mi piace, sì. È decisamente il mio stile» affermò infatti Kyungil, cominciando a camminare intorno alla sua scrivania.
«Mister Song. Mister Song Kyungil... suona molto bene, direi; dovrei far incidere così la mia nuova targhetta, che ne dite ragazzi?» chiese poi ai due malcapitati, che pensavano che al mondo non esistesse persona che poteva divagare di più di Song Kyungil dopo una semplicissima domanda.
«Sarebbe fantastico! E dia retta a me, se la fa incidere d'oro s'intonerebbe benissimo con il colore della porta!» esclamò Ji An, cercando di stare al suo gioco, ma Yuta le fece segno di star zitta con una mano, perché tutti sapevano quanto fosse incontrollabile la smania di Kyungil di parlare delle sue imprese da figliol prodigo, una volta accesa la miccia.
«Ehm... allora, mister, noi avremmo una certa fretta. Può per cortesia lasciarci per un attimo la chiave?» insistette il ragazzo, per la terza e ultima volta.
Kyungil era ancora incantato a pensare al design della sua futura nuova targhetta, ma quando Ji An e Yuta diedero tre colpetti di tosse simultanei, il segretario finalmente ritornò in sé.
«Oh, dicevate... la chiave? Ma certo... sì, certamente. Riportatemela non appena avete finito» borbottò, allungando loro la chiave presa da uno dei suoi tanti cassetti con il lucchetto, tenuti strettamente sotto controllo, e ricominciando a divagare col pensiero.
I due ragazzi lo ringraziarono con un altro inchino, dopodiché alla buon'ora si avviarono verso la meta tanto agognata.
«Allora, la metti esattamente da dove l'avevi presa stamattina e poi ce ne andiamo, okay?» volle assicurarsi Yuta, quando stavano per raggiungere la porta del laboratorio.
«Uhm... sì, certo» mentì Ji An, che in realtà stava già pensando a tutt'altro.
Infatti, quando aveva chiesto a Yuta di ritornare a scuola, non era di certo per rimettere a posto la pietra rubata.
«A te l'onore» disse Yuta, porgendole le chiavi, quando entrambi si trovavano a pochi centimetri di distanza dalla porta.
«Grazie, socio» rispose Ji An, con un sorriso.
Infilò la chiave nella toppa, aprì la porta e accese la luce.
Tutto era al proprio posto, esattamente come ogni gruppo di lavoro l'aveva lasciato quella stessa mattina.
Yuta restò con le spalle appoggiate alla porta, mentre Ji An procedeva in avanti verso il tavolo del suo progetto.
Tuttavia, non appena lo ebbe raggiunto, il suo sguardo cadde pochi metri più avanti verso gli armadi chiusi pieni di attrezzi da laboratorio; il suo corpo si bloccò e i suoi occhi sbrilluccicarono in maniera incredibile.
Non avrebbe dovuto farlo, ma guardando quegli armadi la tentazione era troppo forte, non sarebbe riuscita a resistere un secondo di più.
Doveva solamente poggiare lì la pietra e andarsene con Yuta, ma era troppo difficile trattenersi dal fare ciò che la sua mente contorta aveva pianificato quella stessa mattina.
«Ji An-ah?» la richiamò Yuta da vicino la porta, vedendo che l'amica non si muoveva, ma la ragazza non reagì.
«Yuta... perdonami» mormorò un attimo dopo, dirigendosi in quattro e quattr'otto verso gli armadi in fondo all'aula e spalancando le ante con il braccio buono.
«Ji An, ma che fai?!» gridò lui incredulo, raggiungendola alle spalle.
«C'è una cosa che devo fare. Non ci vorrà molto, solo una decina di minuti» parlò lei, enigmatica più che mai.
«Fare... fare cosa? Ji An-ah, si può sapere che ti prende?!» esclamò Yuta, sempre più incredulo, parandosi davanti a lei per impedirle di tirare fuori dall'armadio numerose provette, sostanze chimiche sconosciute e quant'altro.
Ji An chiuse gli occhi, abbassò lo sguardo per un attimo, mantenendo sempre la calma, li riaprì e poi parlò nuovamente.
«Yuta, ora che siamo qui te lo chiedo di nuovo. Ti fidi di me?»
«Dipende da che cosa devi fare» gli rispose Yuta, diversamente da prima, con aria preoccupata e indignata allo stesso tempo.
«È molto semplice: userò questo fossile per creare di nuovo una specie animale estintasi nella preistoria, ma di dimensioni molto più ridotte, sai... per far sì che non faccia troppi danni in giro. Clonerò un Triceratopo, per l'esattezza, dopodiché riporrò la pietra al suo posto e nessuno si accorgerà di niente» gli spiegò Ji An, tirando fuori la pietra dalla tasca e mettendogliela sotto il naso.
Yuta sospirò, non sapendo a che cos'altro pensare se non a che la sua amica da quella mattina doveva essere definitivamente impazzita.
«Non mi credi, vero?» sussurrò Ji An, amareggiata. Pensava che almeno Yuta avrebbe riposto un po' di fiducia nel suo progetto, ma a quanto pare nemmeno lui ne era convinto più di tanto.
Del resto, non aveva tutti i torti. Come poteva una persona normale ricreare col solo ausilio di un fossile una specie che si era estinta milioni e milioni di anni prima?
Ma, soprattutto, chi con anche solo un briciolo di cervello funzionante ci avrebbe provato, senza pensare alle conseguenze disastrose che quell'esperimento avrebbe comportato?
Vedendo che Yuta non parlava, Ji An alzò lo sguardo su di lui e prese a fissarlo intensamente negli occhi come solo lei sapeva fare.
"I suoi occhi sembrano sinceri... ma le sue parole non altrettanto. Mi sembra così tanto una pazzia... Dovrei crederle?" riflettè Yuta, portandosi una mano alla tempia.
«E va bene... ti credo» disse infine, più per far piacere a Ji An che per una sua reale convinzione mentale.
Già, perchè Yuta in realtà - pur non credendole - era molto, ma molto preoccupato per l'incolumità della sua amica.
«Bene. Allora possiamo cominciare subito.» sentenziò Ji An, rimboccandosi la manica del braccio buono e indossando i primi occhialoni protettivi trasparenti da laboratorio che aveva trovato in una scatola plasticata nell'armadio.
Yuta intanto era andato alla porta per chiuderla a chiave, di modo da evitare ogni eventuale spia, e poi era tornato al cospetto di Ji An.
La ragazza, dopo essersi messa i guanti, preparò svariati becker, provette, una siringa, la famigerata pietra e varie sostanze chimiche sulla cattedra - l'unico tavolo libero dell'aula - e con l'aiuto di Yuta portò lì anche il pezzo più importante: un minuscolo uovo di rana, prelevato fresco fresco dall'acquario.
Ma, quando la mente malata di Ji An stava per entrare finalmente in azione, Yuta la prese per un braccio.
«Ji An-ah, te lo chiedo per l'ultima volta: sei veramente sicura di quello che stai per fare?» le chiese allarmato, notando che la questione si stava facendo più seria di quanto pensasse.
All'inizio pensava che Ji An le stesse soltando giocando uno stupido scherzo, ma ora... forse non era affatto così. Anche se ormai era troppo tardi per fermarla.
«Mai stata più sicura» disse in risposta Ji An, annuendo meccanicamente.
Poi versò finalmente il primo ingrediente nel becker, seguito dal secondo, terzo, e così via... fino a che dal miscuglio grigiastro non cominciò a scaturire una strana schiuma.
Ji An allora prese a raschiare qualche frammento di pietra con un aggeggio che Yuta non aveva mai visto in vita sua, e dalla polverina che era stata ricavata prese una piccola dose di granelli, per poi farli dissolvere nel miscuglio.
Dopo cinque minuti, durante i quali Yuta era rimasto a fissarla più che mai esterrefatto, era già tutto pronto: mancava solo l'iniezione della sostanza nell'uovo, e in circa due settimane il suo nuovo esemplare di mini Triceratopo avrebbe fatto la sua comparsa nel mondo.
Ma anche in questo caso a Ji An non era nemmeno passato per l'anticamera del cervello che qualcuno avesse previsto - e anche visto - tutte le sue mosse, e che quel qualcuno stesse già architettando qualcosa per sabotare il suo piano...
«Povera piccola ingenua Ji An... pensavi di passarla liscia così facilmente? Beh, mi dispiace per te, ma... ti sbagliavi di grosso»
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