06; Un altro colpo di genio
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«Su, su, su, correre! Cosa siete, dei sacchi di patate?!»
La voce squillante di Lee Jongsuk - il coach di basket - rimbombava in tutta la palestra, e i poveri membri della squadra, sudati più che mai, boccheggiavano dal caldo.
Quel giorno gli allenamenti si erano tenuti non troppo tardi, verso le 18:00, dal momento che alla sera sarebbe stato il turno degli allenamenti di badminton.
Non appena il tempo dedicato al riscaldamento terminò, il coach divise i ragazzi in due squadre per poter organizzare una partita.
In teoria, Jongsuk avrebbe dovuto decidere di dividerli equamente, di modo che quelli non troppo bravi venissero stimolati da quelli che lo erano, e in maniera tale che non ci fosse una squadra eccessivamente superiore all'altra. Anche se, alla fin fine, bastava mettere insieme Taeyong, Jaehyun e Ten perché la loro squadra avesse la vittoria assicurata.
E infatti il coach, che in un modo o nell'altro cercava sempre di favorire il fiore all'occhiello della squadra di basket della Taejin School, ovvero Taeyong, mise il ragazzo in squadra con Jaehyun e Ten, e la partita cominciò.
Tuttavia, con grande sorpresa di tutti - del coach per primo - la squadra di Taeyong venne battuta quasi subito, perché il leader non faceva altro che mostrare i suoi riflessi tutt'altro che pronti - più di una volta rischiò di prendersi una palla dritta in faccia - e si distraeva in continuazione.
Taeyong, diversamente dal solito, non stava dando affatto il meglio di sé, anzi... si sentiva stranamente debole.
Era vero che ultimamente s'era allenato a basket ben poco, visto che durante l'estate aveva preferito cazzeggiare in giro, al mare soprattutto, ma era comunque andato a correre, nuotare, e quant'altro, e lo stesso valeva per quelli della sua banda... ma quel pomeriggio c'era qualcosa di strano in lui, come se i suoi movimenti fossero divenuti tutto ad un tratto scoordinati più che mai.
Fu così che il coach decise di prenderlo un attimo da parte, facendo proseguire la partita senza di lui.
«Taeyong, che ti succede? Saltare l'allenamento di ieri sera ti ha fatto male, ti sei ammosciato come un verme!» lo insultò tutt'altro che gentilmente, battendo le mani per incitare gli altri a continuare a
giocare.
«Mi scusi, coach Lee, non accadrà più» rispose remissivo Taeyong, a cui in quel caso importava molto di più del posto fisso nella squadra di basket che del suo orgoglio personale.
«Allora, hai intenzione di impegnarti un po' di più o no?» gli domandò il coach, con sguardo truce.
La verità era che Taeyong non si sentiva affatto bene, ma non lo avrebbe mai ammesso, visto che lui era il leader, e in quanto tale doveva mostrarsi forte, non importava se stesse male o no.
«Assolutamente. Ce la metterò tutta, coach» lo rassicurò Taeyong, tornando in campo con l'intenzione di giocare bene più che mai.
Peccato che i suoi buoni propositi caddero qualche minuto dopo assieme a lui, che si ritrovò disteso a terra, dopo un'improvvisa storta alla caviglia per aver fatto un passo falso.
«Qualcuno lo accompagni negli spogliatoi, è evidente che ha bisogno di riprendersi» ordinò il coach con voce sprezzante, anche se da una parte era un po' dispiaciuto per il povero Taeyong.
Ma, com'era giusto che fosse, essendo il coach doveva avere un animo duro e impassibile, quindi, non appena Jaehyun aiutò con fatica Taeyong a sgomberare il campo, la partita riprese senza di loro.
L'amico lo accompagnò in bagno, dopodiché si sedette fuori ad aspettare, preoccupato.
Passò un minuto, ne passarono due, tre... ma Taeyong sembrava non voler uscire di lì.
Era ancorato con le mani al lavabo, in una posizione pressoché identica a quella che aveva assunto Ji An nel bagno di casa sua quella stessa mattina, e pareva essersi immobilizzato.
Restò così per un po', fino a che all'improvviso non accadde qualcosa - quella cosa - anche a lui, nella sua testa.
Dapprima un'enorme pesantezza, poi una strana sensazione di vuoto mentale, subito rimpiazzata da un'eccessiva attività cerebrale, che lo costrinse a piegare la testa in avanti e a tenere gli occhi spalancati.
«Amico, ci sei?!» urlò Jaehyun dall'altra parte della porta, preoccupato.
Taeyong però non stava ad ascoltarlo, perché era appena stato vittima di un incredibile flash mentale, che gli aveva fatto ripercorrere in un nano secondo tutti gli avvenimenti inusuali della giornata a cui aveva assistito.
Ji An che durante il lavoro di gruppo si fermava di colpo con gli occhi spalancati e un'espressione invasata, Ji An che assumeva atteggiamenti sospetti con lui e con Johnny, Ji An che rubava un fossile dall'aula di scienze dopo la lezione... e infine, Ji An che a mensa faceva vedere qualcosa nelle sue tasche a Yuta, che sembrava esterrefatto e arrabbiato allo stesso tempo.
"Ma certo... Ora tutto ha un senso..." pensò, dipingendosi in volto un sorrisetto poco raccomandabile e spalancando di colpo la porta, rischiando di investire il povero Jaehyun.
Taeyong si accorse che il mal di testa e il senso di intontimento erano completamente svaniti, lasciando il posto ad una fervente energia e ad una terribile voglia di mettere in atto ciò a cui aveva appena pensato.
«Taeyong-ah, per la miseria, che ti è successo?!» esclamò Jaehyun, dopo che Taeyong fu uscito dal bagno.
«Niente, solo... solo un momentaneo blocco di stomaco. Ora devo fare una cosa» farfugliò lui, allontanandosi di corsa verso l'uscita della palestra.
«Oh, meno male... ehi, aspetta! Dove vai?!» gli urlò dietro Jaehyun, rimasto con un palmo di naso.
Ma Taeyong non lo sentiva già più, tutto intento com'era a correre mentre pensava ai fatti appena accaduti.
Era evidente che aveva avuto un lampo di genio improvviso, cosa piuttosto inusuale per un tipo come lui; inoltre qualcosa gli suggeriva che, qualunque cosa fosse successa a lui, era successa anche a Ji An. E Taeyong era pronto a dimostrarlo.
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Nel frattempo, nella biblioteca della scuola c'erano numerosi studenti dell'ultimo anno che stavano ripassando per le imminenti verifiche o svolgendo i compiti.
Tutti quelli che non volevano essere disturbati avevano ciascuno a disposizione nell'area adibita un banco più piccolo di un loculo, con un muretto separatore alto circa un metro sia a destra che a sinistra, per evitare di essere distratti dai vicini di banco. Era il caso di lupi solitari come Haechan, Jaemin o Hye Jin, che odiavano la confusione come se fosse una zanzara malefica.
Invece Ji An e il suo gruppetto di amici se ne stavano tutti seduti attorno ad un tavolo di medie dimensioni, con numerosi libri sparpagliati sopra, per non parlare di penne, matite, gomme, bianchetti e quant'altro.
Da un lato c'erano Ji An e Johnny, il quale la stava aiutando a svolgere i compiti di inglese, mentre dal lato opposto sedevano Eun Chan e Yuta, con quest'ultimo che guardava con fare sospetto ogni minima mossa di Johnny.
«Quindi la risposta alla domanda sarà: The woman will look after his child as best as she can. Capito?»
Ji An era a dir poco incantata dalla sua figura e dalla sua pronuncia, mentre lo fissava reggendosi la testa con una mano sotto al mento, che riuscì a malapena a capire la domanda.
«Ji An? Ci sei?» la punzecchiò allora Johnny, sventolandole scherzosamente una mano davanti alla faccia.
«Eh? Oh... ah! Ma certo! Era così facile! Eheheh» farfugliò Ji An dopo essersi ripresa, dandosi mentalmente della stupida per essersi incantata già per due o tre volte da quando erano lì a studiare, per di più in un momento così poco opportuno, poi si mise a scrivere la risposta sul quaderno.
Yuta fece una smorfia inorridito ed Eun Chan gli diede subito una gomitata di rimprovero, ma fortunatamente gli altri due non stavano prestando loro attenzione.
Trascorse un altro po' di tempo, quando Ji An, che stava diventando sempre più rossa dall'emozione e aveva bisogno di rinfrescarsi, si alzò lentamente dalla sedia, facendola scricchiolare.
«R-ragazzi, vado un attimo in bagno. Voi continuate pure» sussurrò, con un sorrisetto imbarazzato.
«Vuoi che ti accompagni?» le propose Eun Chan, ma Ji An scosse lievemente la testa e si avviò, uscendo dalla biblioteca e cominciando a percorrere il lungo corridoio deserto in direzione della toilette più vicina.
Dopo aver svoltato uno dei tanti angoli, tuttavia, si imbattè in qualcuno che le si parò davanti e che Ji An avrebbe preferito di gran lunga fucilare seduta stante.
«Oh, ma guarda un po' che coincidenza! Sono stato baciato dalla fortuna! Stavo proprio cercando te, mummia»
Ovviamente non poteva che trattarsi dell'omino bianco in tenuta da basket, con quella sua voce così odiosa e quella sua faccia che trasudava sempre quintali di esuberanza, inconfondibili anche a tre chilometri di distanza.
"Parlare con lui? E per quale arcano motivo dovrei avere l'onore?" pensò Ji An, soffocando una risata e ritornando seria immediatamente dopo.
«Spostati» fu infatti tutto quello che gli disse, ma invano.
E, nonostante Ji An cercasse una via libera per passare, Taeyong si spostava sempre per bloccarla, ergo - specie in quelle condizioni - Ji An non aveva scampo.
«Ma come siamo maleducate! Continui ad imparare queste maniere brusche dal tuo nuovo amichetto, vedo» commentò sarcastico Taeyong, passandosi una mano fra i capelli.
«Spostati, ho detto. Devo andare in bagno» gli ordinò di nuovo Ji An, stringendo i denti per non scoppiare dalla rabbia.
Già le era bastato sopportarlo quella mattina, durante il progetto, figuramoci se doveva sorbirselo pure dopo scuola.
«Quello che ho da dirti io è più importante» sentenziò lui, incrociando le braccia.
Ji An scosse la testa.
«Prima il bagno»
«Prima parli con me» continuò deciso Taeyong, con uno sguardo minaccioso in volto.
Ma tutto quello che fece Ji An a quel punto fu cercare di scostarlo con una spallata, per poter finalmente passare.
Non l'avesse mai fatto.
«Ah-à, cara mia, tu non vai da nessuna parte!»
Taeyong infatti la bloccò tenendole fermo il braccio ingessato, e con la mano libera le mise l'altro braccio dietro la schiena, tenendolo fermo.
L'aveva praticamente immobilizzata.
«E adesso come la mettiamo, eh, cara mummia dei miei stivali?» la prese in giro, mentre quell'altra si dimenava più che mai, rischiando di strapparsi un braccio.
«Lurido approfittatore che non sei altro, giuro che ti ammazzo!» urlò Ji An, smettendo di agitarsi, perché altrimenti avrebbe fatto solo peggio. Si vide quindi costretta a stare al suo gioco.
«Beh, che vuoi da me di così urgente?» gli chiese a denti stretti, sperando che l'omino bianco avrebbe fatto in fretta.
«Allora, vediamo un po'... credo che tu abbia preso qualcosa, oggi, dal laboratorio, di cui non eri affatto autorizzata a impossessarti»
Ji An deglutì, tentando di mascherare la preoccupazione.
«Qualcosa di piccolo, grigio-bluastro, che ne so... uno dei fossili che usavamo oggi durante il progetto, forse?» continuò Taeyong per provocarla, un sorriso beffardo dipinto in volto.
"Ma come diamine fa a saperlo?! Ero sicura di essere rimasta sola, in laboratorio, quando ho preso il fossile!" pensò Ji An, agitata e confusa.
«Eh? Non so proprio di che stai parlando» mentì poi, scrollando le spalle.
Ma per Taeyong quella risposta così fintamente disinteressata equivaleva a più che un sì, dal momento che Ji An non si stava sforzando affatto di mantenere una voce ed un'espressione ferme e decise.
«Non mi starai per caso mentendo? Dovrei controllare personalmente?» azzardò Taeyong, abbassando il suo sguardo verso le tasche della ragazza.
«Fallo... e sei un uomo morto» lo minacciò lei, assottigliando gli occhi e puntandoli sui piedi del ragazzo, pronta a pestarglieli in caso di estremo bisogno.
«D'accordo, d'accordo. Vedo che con te le maniere forti non attaccano... allora ti propongo un patto» continuò Taeyong, cercando di sembrare convincente.
«Tsk... un patto? Io e te?!»
Ji An, vista la situazione, sembrava piuttosto tranquilla. In realtà quella tremenda vicinanza con quello stronzo di Taeyong le dava un enorme fastidio, ma doveva mostrarsi forte e non darlo a vedere.
«Dammi quella pietra e non ti succederà niente di brutto» disse lui, serio più che mai.
Ji An non si prese nemmeno la briga di soppesare le parole di Taeyong, tanta era la falsità di quel ragazzo.
«Ah sì? Niente di brutto, dici? Che garanzia ne avrei? E poi chi ti dice che io abbia veramente preso una cosa del genere dal laboratorio? Hai qualche prova?» inveì Ji An contro di lui, mostrandosi apparentemente innocente.
"Di sicuro andrà a ridarla al prof, dicendo che sono stata io a rubarla durante lo svolgimento del progetto. Pensa forse che io sia così stupida da non arrivarci?" riflettè poco dopo, scuotendo la testa.
A quel punto accadde qualcosa di veramente strano: Taeyong lasciò improvvisamente la presa su di lei, per poi indietreggiare di qualche passo. Così dal nulla, senza un apparente motivo.
«Va bene, va bene, fai pure come vuoi, mummia. Non ci tengo ad insistere con una che non vuol capire. Poi però non venire a piangere da me»
«Piangere...? Piangere da te? Cosa?! Per una semplice pietra? Pffft, ma ti si è fuso il cervello?!» gli rise in faccia Ji An.
«Tu con quella pietra facci pure quello che devi fare. Il resto... il resto verrà da sé» fu l'ultima cosa che le disse lui, prima di allontanarsi e sparire dietro l'angolo da cui era arrivato.
«Ma che diamine...?» farfugliò Ji An, contraendo il viso in un'espressione di incredulità mista a preoccupazione, mentre si dirigeva immersa fra i suoi pensieri verso la porta del bagno.
Due minuti dopo era di nuovo sulla strada del ritorno in biblioteca, quando un Jaehyun affannato - anche lui in tenuta da basket - le si parò davanti e cercò di parlarle come se fosse questione di vita o di morte.
«Oh Ji An! Hai per caso visto Taeyong in giro da queste parti?»
«No.» mentì lei senza neanche guardarlo, intenzionata a tornare in biblioteca il prima possibile per non far preoccupare i suoi amici.
«Aspetta!» la bloccò di nuovo Jaehyun, allargando le braccia per non farla scappare.
«Allora sai mica dov'è quell'aiutante del preside, quello che sembra un avvoltoio? Song Kyungil, o come si chiama...?»
«Prova da quella parte.» gli rispose Ji An, scrollando le spalle mentre indicava la prima direzione che le era venuta in mente. Tutto pur di togliersi di torno Jaehyun.
Ora come ora, doveva assolutamente tornare in biblioteca, finire di studiare con Johnny e placcare Yuta all'uscita di scuola per discutere di una faccenda molto importante. Non aveva assolutamente intenzione di perdere il suo tempo con gente come Jaehyun.
«Bene, grazie!» la ringraziò Jaehyun, cominciando a correre lungo il corridoio, verso l'esatta direzione opposta rispetto a quella in cui era veramente andato Taeyong.
Ji An lo guardava allontanarsi sempre di più, ridacchiando fra sé e sé, quando ad un certo punto le venne in mente qualcosa che la costrinse a richiamarlo.
«Ah, Jaehyun!»
«Sì?» rispose Jaehyun, voltandosi indietro, quando i due erano ormai ad una distanza tale che non bastava parlare con un tono di voce normale per farsi sentire.
Fu più forte di lei, Ji An non riuscì a trattenersi.
«Di' pure al tuo amichetto del cuore che può fare tutto quello che desidera, usare tutti i trucchetti che gli pare e piace con me, ma tanto non riuscirà mai ad avere ciò che vuole!» gridò con una mano a mo' di megafono, mentre Jaehyun, allontanandosi dopo aver annuito, teneva gli occhi sgranati sbalordito.
"Non riuscirà mai ad avere ciò che vuole?! Ma che...? Non intenderà mica... oh cielo, Taeyong, sei proprio un incurabile Casanova! Pure con una come Ji An deve provarci? Si è proprio bevuto il cervello! Chissà poi dove diamine si sarà cacciato..." riflettè Jaehyun in piena concentrazione, tanto che mentre correva alla ricerca di Taeyong andò a sbattere più volte con la faccia contro il muro, facendosi un gran male.
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