29; Di nuovo all'attacco
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«Effetto? Quale effetto?» chiese subito il segretario Song a Ji An, affiancandola nella rapida corsa verso l'ufficio del preside.
Ji An sussultò, capendo solo allora di doversi inventare qualcosa per chiarire la situazione. Ma il suo cervello da genia non tardò tanto ad elaborare la prima delle scuse che le venne in mente, e a cui il segretario credette senza meno.
«L'effetto dissuasorio delle mie parole, ovviamente!»
«Studentessa, sei stata proprio un'adulatrice! Grazie, grazie!» esclamò allora il segretario, poco prima che i due giungessero alla porta dell'ufficio del preside, di nuovo chiusa, con una nuova luce di speranza brillante negli occhi di entrambi: Song perché, si sa, ora sarebbe stato riassunto... e Ji An perché, finalmente, avrebbe potuto avere un laboratorio tutto suo all'interno della scuola.
Per questo, eccessivamente ottimisti, nessuno dei due aveva previsto che ci sarebbe presto stata un improvviso cambiamento di cose da parte di qualcuno di alquanto sgradito.
«Venga, segretario Song, firmi subito qui!» esclamò il preside Wu, intimandogli di avvicinarsi alla sua scrivania.
Ji An osservò soddisfatta tutta la scena, restando appoggiata con la schiena allo stipite della porta e annuendo contenta.
Ora avrebbe finalmente avuto il segretario Song dalla sua parte, cosa che non le sarebbe tornata utile soltanto per le chiavi del magazzino, bensì anche per le numerose altre richieste utili che avrebbe potuto rivolgergli, facendo sempre riferimento al fatto di essere stata la sua benevola salvatrice.
Tuttavia, tanto per cambiare, i suoi propositi vennero spazzati via da una frase che non aveva minimamente previsto di sentire.
«Aspetti, ma... perché mi sta facendo firmare un altro foglio per il licenziamento?! Che scherzo di cattivo gusto è mai questo?» si scandalizzò infatti Song, una volta letto per bene il non-contratto, per poi voltarsi furente verso una Oh Ji An basita almeno tanto quanto lui.
«Ma quale scherzo e scherzo! Io sono il preside e non ho la minima intenzione di riassumere un buzzurro come lei! Chi è lo stupido che le ha fatto credere una sciocchezza simile?!» si arrabbiò il preside Wu, alzandosi dalla sua postazione e gonfiandosi tutto.
A quel punto il segretario rivolse uno sguardo assassino alla studentessa che d'ora in avanti avrebbe considerato una traditrice a tutti gli effetti, e stava quasi per dirgliene quattro, se solo non ci fosse stato il preside davanti a loro.
"Non capisco... Eppure, fino ad un minuto fa, sembrava funzionare così perfettamente..." rifletté Ji An, ora timorosa più che mai che il segretario Song avrebbe riversato tutta la propria rabbia su di lei.
«E ora, ex segretario Song, fuori dal mio ufficio!» concluse in bellezza il preside Wu, puntando severamente un dito verso la porta e assumendo un cipiglio da paura mentre gli indicava la via da seguire per sparire dalla sua vista il prima possibile.
Ji An, delusa tanto quanto il segretario, stava per seguirlo di fuori, preparandosi al peggio, ma il richiamo del preside la bloccò sul posto.
«Dove credi di andare? Tu, Oh Ji An, resti qui.»
La ragazza eseguì, timorosa, rigirandosi di centottanta gradi verso il suo interlocutore.
«Non crederai mica di passarla liscia, vero?»
A quelle parole, un'ondata irrefrenabile di brividi le si propagò lungo tutta la schiena, mentre la ragazza sperava con tutta se stessa che il preside non si fosse reso conto dell'inganno.
Tuttavia, c'era qualcosa che continuava a non quadrarle. Il tono di con cui il preside aveva pronunciato quelle parole le sembrava piuttosto inusuale, sentito dire da uno come Kris Wu, eppure era proprio così. Non solo egli non si era raddolcito come sperava, anzi... era addirittura peggiorato.
Ma, non appena Song fu uscito ed ebbe sbattuto con forza la porta alle sue spalle, senza farsi mancare le sue solite imprecazioni, ovviamente, colui che Ji An vide all'improvviso materializzarsi di fronte a lei le fece prendere letteralmente un colpo.
«Lee Taeyong! Che ci fai tu qui?!» gridò, facendo un salto all'indietro e tenendo entrambe le braccia in posizione di difesa, nonostante sollevare il braccio ingessato le causasse non poca fatica.
Il ragazzo che si era di colpo materializzato davanti a lei, infatti, nel posto dove prima sedeva il preside, altri non era che l'omino rosa in persona, per di più con indosso non un body strambo o chissà cos'altro, ma i suoi normali vestiti.
Ji An lì per lì credette di avere le traveggole, ma i suoi dubbi vennero risolti non appena il suo sguardo si posò sul casco grigio legato dietro la testa di Taeyong... e fu allora che capì tutto. O almeno, quasi.
«Beh, che dici? È stato un piano mica male, vero?» ridacchiò subito il distruttore del suo piano perfetto; poi, per provocarla ancora di più, sollevò con discrezione un lembo della propria camicia, tanto quanto bastasse per farle intravedere che, sotto di essa, aveva ovviamente indossato il body grigio del giorno prima.
«Tu, brutto lurido! Come diamine hai fatto?!» lo aggredì come previsto Ji An, muovendo velocemente alcuni passi verso di lui ed indicandolo con fare accusatorio.
«E me lo chiedi pure? Un genio come te dovrebbe saperlo, ma... dunque, vediamo, come posso spiegartelo in sintesi?» fece
l'evasivo Taeyong, prendendola spudoratamente in giro e godendo assai nel vedere la povera piccola Ji An alquanto spaesata dalle sue enigmatiche parole.
«Ho apportato qualche piccola modifica a questa tuta, di modo da poter assumere le sembianze di chiunque io voglia; mi basta prendere un capello della suddetta persona ed inserirlo all'interno di questo dispositivo che, riconoscendone il DNA, mi dà così automaticamente libero accesso all'assunzione delle sue sembianze. E beh... le persone perdono capelli ovunque, quindi mi è bastato venire qui al cambio dell'ora con una scusa e prenderne uno da aggiungere a quella che diventerà presto un'immensa collezione» le spiegò allora chiaramente il genio, sorridendo diabolicamente, poggiando i gomiti sulla scrivania con aria più che professionale e osservandola come se fosse un essere inferiore.
"Cazzarola, è vero! Da ieri non ho più saputo che fine avesse fatto quella tuta... Mi sarei dovuta immaginare che se la sarebbe tenuta per utilizzarla per i suoi scopi personali, dannazione!" rifletté Ji An, maledicendosi mentalmente per non aver pensato prima ad una simile eventualità.
Poi, cercando di non farsi prendere dalla rabbia e di restare lucida, cominciò allora a collegare tra loro le cose, trovando che tutte avevano misteriosamente senso, ma... in ogni caso, c'era pur sempre qualcosa che non le tornava affatto.
«Ma tu... come facevi a sapere del mio piano?! E soprattutto, come caspio hai fatto a sostituirti al vero Wu Yi Fan come se niente fosse?!» gli riversò addosso questi suoi dubbi, stringendo un pugno per il nervoso che stava lentamente prendendo possesso di lei.
Di tutta risposta Taeyong rise, buttando la testa all'indietro per enfatizzare ancor di più la sua chissà quanto gloriosa vittoria, per poi tornare alla normalità e dire a Ji An le parole più ovvie del mondo:
«Aigoo... quante volte ti devo ricordare della presenza dei computer con le webcam all'interno del laboratorio? Ho potuto vedere e sentire tutto, dalla prima all'ultima parola, esattamente come l'altra volta. Insomma, se non hai preso le dovute precauzioni nemmeno questa volta, allora significa che sei proprio una genia stupida di prima categoria!»
La ragazza sbiancò in volto, cominciando seriamente a non poterne più. Sì, insomma, era stata anche colpa sua che non aveva agito con cautela, ma la causa principale delle sue disgrazie era senza dubbio quel lurido che continuava a tormentarla in continuazione!
«Oltretutto, lasciando stupidamente incustodito il siero sulla scrivania del preside, mi hai facilitato il compito ancor di più! È bastata una misera spruzzatina per farlo andare fuori a fare una corsetta, al posto di inventarmi chissà quale stupida scusa per farlo andar via, e tutto questo proprio mentre tu eri in cerca di quel mister Song. Avessi visto com'era gasato, mi ha ceduto subito il suo posto!» continuò ad auto elogiarsi Taeyong, per poi alzarsi finalmente in piedi e muovere qualche passo verso la sua nemica, ancora incapace di proferire parola sull'argomento.
Questo semplicemente perché le era appena caduto un mondo di speranze addosso: la speranza di far riassumere Song, di venire in possesso della chiave del magazzino senza che nessun altro ne sapesse niente; ma, soprattutto, la speranza di vendicarsi di lui, di quel lurido omino rosa che continuava a tenerla costantemente d'occhio, qualunque cosa facesse o dicesse.
«È proprio un gioco da ragazzi sfasciare i tuoi piani, MUAHAHA» rincarò ancora la dose lui, tanto per cambiare.
«Sì, certo! Se vuoi continuare a perdere il tuo prezioso tempo per star dietro alle mie mosse, fa' pure! Ma sappi che io non mi tirerò mai indietro, mai e poi mai!» sbottò finalmente Ji An, lasciando defluire dal corpo la propria ira, accumulatasi a tal punto da poter scoppiare.
Taeyong ridacchiò di nuovo, per poi premere il pulsante del telecomando che aveva reso possibile tutto ciò, e ritrasformarsi in Wu Yi Fan in quattro e quattr'otto, sotto il suo sguardo più che attonito.
«E ora, se non ti dispiace, signorina Oh Ji An, ti esorterei a lasciare il mio ufficio e a ritornare in mensa a goderti il tuo pranzo. Io invece credo proprio che andrò a prendermi la chiave di un certo magazzino...» disse poi, provocandola di proposito e facendo per avviarsi verso la segreteria, intento ad impossessarsi della chiave che non avrebbe mai voluto che Ji An prendesse.
Ma qualcosa - o meglio, qualcuno - interruppe le sue intenzioni, irrompendo con agitazione nella stanza senza nemmeno bussare.
«Signor preside, signor preside!»
Era Lee Pil Mo, che, dopo aver spalancato rapidamente la porta, si ritrovò faccia a faccia con due suoi alunni dall'aria più che spaesata. Taeyong, infatti, non aveva esitato a ritrasformarsi subito in se stesso, per evitare di dover rispondere a richieste da preside che non avrebbe saputo minimamente gestire.
«Oh... e voi due che cosa ci fate qui?!» si sorprese poi il prof, spaziando con lo sguardo all'interno della stanza.
«Niente, professore, anzi, stavamo giusto uscendo, dato che non abbiamo trovato il preside» si affrettò a rispondere Taeyong, con un'espressione di pura innocenza, quando invece Ji An avrebbe voluto trucidarlo seduta stante.
Pil Mo si insospettì assai, assottigliando gli occhi.
«E perché mai lo stavate cercando?»
«Beh... perché dovevamo discutere di una cosa in privato, ecco!» si fece allora avanti Ji An, temendo che Taeyong con le sue parole avrebbe soltanto peggiorato la situazione.
«Quindi non sapete dove sia?» continuò Pil Mo, porgendo loro una domanda retorica.
«Ehm, n-...» stava per rispondere Ji An, se solo Taeyong non le avesse dato una impercettibile gomitata - dal lato buono, si intende - per zittirla e poter parlare al posto suo.
«No, proprio no!» disse infatti, facendo spallucce ed intimando con lo sguardo a Ji An di imitare il suo atteggiamento innocente.
Certo che... era proprio vero. Taeyong, che di innocente non aveva un bel niente, poteva metaforicamente trasformarsi da così a così, sembrando un bimbo indifeso quando più gli pareva e piaceva. Ji An, invece, che non era mai stata malvagia in vita sua, quando si ritrovava in situazioni del genere finiva sempre per sentirsi comunque in parte la colpevole. Eh sì, è proprio strano il mondo...
«Bene, allora noi due ce ne andiamo e torniamo più tardi, vero Ji An-ah? Arrivederci, professore.» liquidò la situazione Taeyong, rivolgendosi alla sua nemica con un'aria smielatamente amichevole e prendendola per un braccio, per poi uscire fuori dalla stanza con nonchalance.
"Tsk... da quando in qua quei due sono così amici?" pensò subito Pil Mo, focalizzando il suo sguardo sulla mano di Taeyong avvolta delicatamente attorno al braccio di Ji An, la quale, anche se il prof poteva vedere solo le sue spalle, aveva un'aria quanto più confusa e nervosa allo stesso tempo.
«Yah, lasciami! Si può sapere che intenzioni hai?» si affrettò a dire la ragazza, una volta uscita, divincolandosi da quel lurido. Ne aveva abbastanza del suo atteggiamento da subdolo.
«Che c'è, volevi che gli dicessi che prima mi sono trasformato nel preside grazie ad un'interfaccia polimero-tissutale perché in realtà sono un genio?» fece Taeyong, con puro sarcasmo, dandosi fin troppe arie.
«Beh, di certo ti avrebbe creduto di più se avessi detto questo, piuttosto che vedendoci così affiatati per colpa tua!» sbottò Ji An con irruenza, indicandolo con un dito che, data la vicinanza, andò inevitabilmente a posarsi sul suo petto, e che quindi la ragazza ritirò subito.
"Aigoo, ma quanto è spudorata?" pensò lui, passandosi una mano fra i capelli con estrema lentezza, pronto a dire di nuovo la sua.
«Sì, sì, come vuoi... Intanto, però, ho vinto di nuovo io» ribadì, ponendo particolare enfasi nel soggetto della frase.
Dopodiché, come suo solito, precedette la ragazza e se ne tornò a mensa come se niente fosse.
«Già... ma non ancora per molto...» mormorò Ji An fra i denti, cercando di farsi venire in mente al più presto un modo per fare definitivamente fuori quella sua dannata tuta polivalente... oltre che il suo esuberante proprietario, s'intende.
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Dopo averne debitamente parlato al cellulare con Yuta, senza farsi scoprire da Eun Chan, al primo momento utile Ji An indisse una riunione di gruppo d'emergenza, per poter avvisare i suoi migliori amici di ciò che era appena accaduto... omettendo tutti gli scomodi particolari sugli avvenimenti - e sulla sconfitta - di poco prima, di cui aveva parlato soltanto a Yuta in privato.
Così i tre si ritrovarono in giardino, vicino al campo da basket esterno, poco prima che risuonasse la campanella che avrebbe decretato la fine della pausa pranzo.
«Ragazzi, abbiamo un grosso problema» esordì Ji An, piegandosi alquanto allarmata in avanti, verso i suoi due amici seduti su un muretto.
«Dicci tutto» la incitò subito il ragazzo, preoccupato.
Fu così che Ji An racconto loro tutta la faccenda della tuta di Taeyong, cercando di fare l'evasiva su come l'avesse scoperto, di modo da non insospettire troppo Eun Chan, e concludendo il suo resoconto in maniera più confusionaria che mai.
«... e così, adesso, gli basta avere il capello di una persona per poterne assumere le sembianze e la voce?!» le fece l'eco Yuta una volta che lei ebbe finito di parlare, e Ji An si vide purtroppo costretta ad annuire, per poi continuare il suo discorso.
«Sì, ma non solo: se ora gli lascio campo libero con questo, potrebbe collezionare capelli di numerosissime persone per poterne assumere le sembianze quando più gli pare e piace! E sicuramente i primi potremmo essere proprio noi!» mise in campo questa possibilità, ottenendo l'effetto di scandalizzare i suoi due amici.
«Oh cielo... e adesso che facciamo?!» esclamò Eun Chan, portandosi le mani alle guance.
«A dire il vero non c'è molto che possiamo fare... e, comunque, non prima della gita» scosse la testa Ji An, arresasi in partenza. Già sarebbe stato difficile evitare la furia del segretario Song, prima che le venisse un altro flash geniale per aiutarlo, figuriamoci dunque pensare a tutto ciò che avrebbe potuto combinare Taeyong con quella tuta.
«Che ne dici di rubargliela?» propose allora Yuta, anche se fra il dire e il fare una simile cosa ne sarebbero passate di tante, eccome...
«Non basterà; sono sicura che poi troverebbe il modo di cercarla in lungo e in largo e di ritrovarla» rispose con certezza Ji An, essendo ormai a conoscenza della scaltrezza del suo più acerrimo nemico.
«Allora... bruciarla?» azzardò Eun Chan, essendo consapevole di aver avanzato una proposta un po' banale, ma che Ji An accolse invece sorprendentemente bene.
«Mh... effettivamente non sarebbe male. Anzi, mi sembra una buona idea... se solo riuscissi a sottrargliela» riflettè ad alta voce, ben consapevole che non sarebbe stato affatto facile.
«Non hai nessuna idea folgorante che potrebbe funzionare?» le chiese allora Yuta, sorpreso dal fatto che Ji An non avesse ancora avuto il suo ormai quasi quotidiano colpo di genio.
«Aish, vi ho già detto che è una cosa che non va a comando! Ho come bisogno di una specie di... di ispirazione.» ribattè l'interpellata, grattandosi la nuca col braccio buono e sembrando quasi assorta nei suoi pensieri, per poi continuare. «E comunque no, anche se mi venisse in mente qualcosa... Taeyong sarebbe subito lì ad impedirmelo, quindi sarebbe del tutto inutile».
Seguirono alcuni secondi di silenzio, durante i quali nessuno dei tre sapeva cos'altro dire; quando, ad un tratto, Yuta schioccò le dita e parve ravvivarsi di nuovo d'umore.
«Ehi, ci sono! Intanto, che ne dite di una parola d'ordine? Così, ogni volta che ci incontriamo, potremmo capire se stiamo parlando con i veri noi stessi o meno!»
«Ottima idea!» sorrise Ji An, accogliendo di buon grado il suo suggerimento.
«Sì, che bello!» approvò anche Eun Chan, tutta emozionata.
«Allora, che ne dite di... Lurida merda rosa?» propose Ji An, spiegando poi loro il significato che stava dietro a quelle tre parole apparentemente senza alcun collegamento.
«Affare fatto!» approvarono allora gli altri due, ridendo a crepapelle per la battuta, mentre tuttavia Yuta non poteva far altro che pensare ai possibili modi in cui avrebbe potuto proteggere la sua Ji An dalle malefiche grinfie di quel perfido genio - aka Lee Taeyong - che poteva essere sempre pronto dietro l'angolo con qualcosa di inaspettato e malvagio.
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