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27; Questione di principio





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Finite le lezioni e usciti finalmente anche quel giorno da quella prigione chiamata scuola, Ji An non potè che tirare un sospiro di sollievo, dopo che si fu liberata di tutta la tensione accumulata durante la giornata.

Ora che avevano placato quell'idiota di Mark e non c'erano altre disgrazie all'orizzonte, nonostante le parole che Taeyong le aveva minacciosamente rivolto qualche ora prima, non avrebbero dovuto sopraggiungere fin da subito troppi problemi da risolvere.

Anche se, bisognava riconoscerlo, Taeyong aveva una tale prontezza d'azione che Ji An si sarebbe potuta aspettare di tutto da lui, e per di più in qualsiasi momento. Ormai questo l'aveva capito.

Restava comunque il fatto che, se lei non avesse compiuto mosse azzardate e avesse continuato a svolgere normalmente la sua routine quotidiana, non ci sarebbero apparentemente state ragioni di attaccarla alle spalle senza motivo, per cui... sì, tanto valeva rilassarsi per un po', altrimenti sarebbe veramente impazzita.

«Yaaawn, che sonno!» biascicò, dopo essersi stirata le braccia all'indietro, mossa che però - a causa del suo adorato gesso - le costò purtroppo un'imprevista perdita di equilibro con conseguente rischio di caduta.

Meno male che Yuta, che aveva continuato a camminarle fedelmente accanto, la bloccò in tempo, prendendola per la vita e salvandola da un brutto scivolamento.

Si fermò un attimo a contemplarla alla fievole luce dei lampioni poco distanti, non riuscendo a muoversi poiché terribilmente incantato dalla sua bellezza. Si rese poi conto che, era più forte di lui, nonostante fosse ancora offeso con lei, restare così a guardarla era in grado di fargli passare tutto il nervoso, i dubbi, le preoccupazioni...

Insomma, qualunque cosa Ji An dicesse o facesse, Yuta non era mai stato in grado di arrabbiarsi a fondo con lei, finendo sempre col cedere al proprio cuore, il che stava a dimostrare l'inevitabile sentimento che il ragazzo si era sempre dato da fare per reprimere.

Ma aveva immaginato che prima o poi avrebbe irrimediabilmente ceduto, non riuscendo più a resistere. E le situazioni in cui si sarebbe trovato più a rischio sarebbero stati proprio casi del genere, in cui la brevissima distanza fra i loro due visi gli stava annebbiando il cervello senza rimedio.

A seguire, sarebbe poi potuta arrivare una sua improvvisa dichiarazione, che però avrebbe dovuto assolutamente trattenersi dal farle in certi momenti inadatti, anche se la tentazione era sempre stata tantissima.

«Ji An-ah...» le mormorò, incapace di dire altro.

La ragazza, dal canto suo, era rimasta anch'ella immobile a fissare il viso di Yuta con attenzione, curiosa e confusa allo stesso tempo.

Eun Chan per fortuna, impegnata in un'intensa conversazione con Johnny a qualche metro di distanza da loro, per il momento non si accorse minimamente di nulla.

«Ji An-ah, i tuoi occhi...» riprese allora Yuta, anche se alquanto timoroso di continuare. Per di più, ora che stava arrossendo come un peperone, c'era il rischio che Ji An si sarebbe insospettita assai, anche se il sole se n'era già andato e intorno a loro vi era ormai soltanto penombra.

«I miei occhi cosa?» sollevò un sopracciglio Ji An, non sapendo che altro fare. Non avrebbe saputo spiegarsi il perché, ma era una situazione strana, davvero strana.

"Brillano così intensamente come le stelle, che mi fanno perdere un battito ogni volta che ti guardo." avrebbe tanto voluto dirle il ragazzo, dato che in fondo erano proprio quelli i suoi veri sentimenti. Ma, ancora una volta, timoroso delle conseguenze a cui quella semplice e sincera frase avrebbe potuto portare, si trattenne con tutto se stesso e cercò una scappatoia per cambiare argomento.

«... u-usali per guardare dove metti i piedi, o p-potresti cadere sul serio» decise di dire infine, lasciando la presa su Ji An, grattandosi la nuca imbarazzato e riprendendo a camminare.

«Che cosa?» farfugliò la ragazza, confusa, restando ferma per qualche secondo, per poi rimettersi in marcia e raggiungere Yuta.

Tuttavia, proprio mentre stava per rimettersi a parlare, ecco che a pochi metri di distanza passò di corsa qualcuno di familiare, con cui Ji An aveva ancora un conto in sospeso da quella stessa mattina, e che non potè dunque trattenersi dal richiamare.

«Yah, Jaehyun!» gli urlò, sventolando il braccio buono in sua direzione, dopo essersi ovviamente assicurata che fosse solo.

L'interpellato sembrò accorgersi del richiamo di Ji An, ma la ignorò di proposito, proseguendo per la sua strada addirittura accelerando il passo, senza dar segno di averla notata.

«Yah, Jung Jaehyun, rispondimi quando ti chiamo!» insistè allora la ragazza genia, muovendosi anche lei più velocemente in sua direzione, senza che Yuta potesse fermarla; si mise quindi a correre, per poi imbattersi improvvisamente in una figura che somigliava più ad un gigante che ad un umano, e che altri non era che...

«Mister Song?!» farfugliò, dopo aver sollevato lo sguardo su di lui ed essersi accertata della sua identità.

«Yah, studentessa ingrata! Aiutami ad inseguire lo studente Jung, che oggi è brutalmente scappato dal mio ufficio senza finire di svolgere la sua punizione!» esclamò il segretario Song, ricordandosi di come Ji An quella mattina l'avesse lasciato solo nel suo ufficio, correndo via indifferente alle sue richieste. Aveva parlato col fiatone, segno che fino a quel momento aveva corso assai per poter catturare la sua preda.

"Ancora mi chiedo che razza di punizione gli abbia fatto svolgere per essere stato licenziato così..." pensò Ji An, non riuscendo a trattenere una risatina.

«Perché lo sta inseguendo? Cosa deve fargli fare?» fu poi curiosa di sapere, anche se fece di tutto pur di sembrare assai indifferente alla cosa.

Tuttavia, per poter sentire la risposta del segretario Song, la ragazza dovette cominciare a correre come una matta per stargli dietro, dato che a quanto pare quel subdolo non voleva perdere ulteriore tempo nell'inseguimento.

«Vedi, oggi in corridoio mentre camminava ha osato venirmi addosso. Venire addosso a me, capisci?! Poi stava per filarsela come se niente fosse, allora io ovviamente l'ho costretto a seguirmi nel mio ufficio per punirlo, e...» le spiegò, volendosi assolutamente sfogare con qualcuno, mostrandosi però titubante nel continuare il proprio discorso.

«E...?» lo incalzò Ji An, curiosa più che mai. Ora voleva sapere a tutti i costi ogni cosa, per poter risalire al motivo per cui Song era stato licenziato.

«E io gli ho ordinato di pulirlo tutto da cima a fondo! Ma naturalmente, trattandosi di un lavoro lungo e faticoso, lui non ne aveva voglia, così gli ho detto che se avesse fatto una certa cosa per me, lo avrei rilasciato prima del previsto, però...» continuò il racconto, fermandosi di nuovo sul più bello, facendo morire Ji An di curiosità.

«Però...?»

«Però, proprio mentre la stava facendo, è entrato di colpo il preside, cogliendoci in flagrante! E quindi quello stronzo mi ha licenziato!» sbottò infine il segretario Song, fermandosi un momento per riprendere fiato, così che Ji An poté approfittarne per fargli la domanda più importante, che più le premeva di sapere.

«Scusi un attimo, ma... posso sapere che cosa stava facendo assieme a Jaehyun esattamente?» si azzardò così a chiedergli, cominciando a temere il peggio.

Del resto, ormai la reputazione subdola di Song era più che conosciuta fra gli studenti, e alla fine non avrebbe nemmeno dovuto sorprendersi più di tanto se il segretario le avesse rivelato qualcosa di veramente strano.

«Beh, gli ho soltanto chiesto di giocare a braccio di ferro, e che se avesse vinto se ne sarebbe potuto andare... cosa ovviamente impossibile, vista la mia forza bruta! Infatti ha perso, ma il preside è entrato proprio nel momento in cui gli ho steso il braccio a terra e Jaehyun ha urlato di dolore, facendomi così passare per un maniaco o chissà cosa!» sputò finalmente il rospo il segretario, facendo inconsapevolmente tirare a Ji An un lunghissimo e profondissimo sospiro di sollievo.

"Ora va meglio..." si disse poi la ragazza, che aveva temuto brutte cose fino a quel momento.

Nel frattempo, correndo all'impazzata attorno al perimetro della scuola, erano già giunti presso il cortile sul retro, che il segretario Song si affrettò a perlustrare meticolosamente.

Ji An pensava che comunque ormai non sarebbe più riuscito ad agguantare Jaehyun, avendone perso abbondantemente le tracce, né tantomeno ora che si stava facendo buio sul serio.

«Deve essere scappato qui dietro da qualche parte, ne sono sicuro! Sento il suo odore!» esclamò ad un tratto il segretario, percorrendo un pezzo di cortile a grandi falcate e appostandosi dietro ad un angolo, o meglio, ad una struttura a sé stante simile ad una protuberanza metallica del muro, che sembrava quasi uno squallido magazzino tutto scrostato e impolverato, con l'intonaco che cadeva ormai a pezzi, la porta leggermente scardinata e una trave a penzoloni gravante sul tettuccio.

Quando poi il segretario fece per ripartire alla ricerca di Jaehyun, Ji An cercò di fermarlo, poiché molto incuriosita da quella sottospecie di magazzino.

«Mister Song, aspetti un attimo! E questo cos'è? Non l'avevo mai notato prima...»

«Ah, è un vecchio ripostiglio ormai inutilizzato, è enorme, sporco e ci sono dentro un sacco di cose inutili» fece spallucce il segretario, alquanto indifferente alla cosa. Ji An invece parve incuriosirsi più che mai, così decise di indagare più a fondo sulla questione.

«Mh... Ad esempio?»

«Ad esempio... aish, non lo so, ora aiutami a inseguire quel Jung!» si innervosì il segretario, scuotendo le spalle e ritornando fedele al proprio obiettivo, che sembrava si stesse allontanando sempre di più. «Aish, dannazione, l'ho perso! Ora non avrò più possibilità di vendicarmi!» disse infatti dopo aver controllato di nuovo in lungo e in largo per tutto il parcheggio e la parte anteriore del cortile, senza sapere che Jaehyun se l'era già svignata con la sua bicicletta da quando Song aveva passato in rassegna la parte posteriore della scuola.

Ma Ji An non lo stava già più ascoltando, né tantomeno seguendo i suoi passi ormai rallentati. Infatti la sua mente era stata di nuovo preda del familiare colpo di genio, che l'aveva costretta a spingere in avanti la testa e ad appoggiare una mano contro il magazzino per reggersi senza cadere.

Il segretario Song, in piedi a qualche metro di distanza, si voltò allora verso di lei e la squadrò con aria frastornata.

«Studentessa, stai bene?» si diede poi la pena di chiederle, muovendo qualche passo in sua direzione.

Ji An a quel punto rialzò del tutto la testa, voltandosi di centottanta gradi verso di lui e puntando con decisione i propri occhi nei suoi; dopodiché pronunciò delle parole che qualunque dipendente appena licenziato avrebbe voluto sentire.

«Posso farla riassumere come segretario di questa scuola, mister Song.»

La nota di risolutezza con cui pronunciò queste parole fece comparire un misterioso bagliore nello sguardo del segretario, anche se di certo non le avrebbe creduto così sulla parola. Del resto, però, anche se disprezzava da sempre gli studenti, sapeva bene che ce ne fossero alcuni molto più intelligenti di altri. E questo magari poteva rivelarsi essere proprio il caso di Oh Ji An.

«Fai sul serio, studentessa? Non sono in vena di scherzi, oggi» decise comunque di intimorirla, dopo aver placato la propria emozione.

«Certo. In cambio, però, una volta che verrà riassunto, dovrà darmi le chiavi di questo bel ripostiglio» annuì Ji An con determinazione, abbozzando poi un sorrisetto e puntando il braccio destro in direzione di quella sottospecie di magazzino abbandonato, che forse, nel giro di pochi giorni, con le dovute precauzioni, sarebbe potuto diventare la sua nuova tana.


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Una volta tornata a casa dopo l'interessante patto stipulato con il segretario Song, Ji An non potè fare a meno di chiamare il suo migliore amico per rivelargli tutto; perché, si sa, quando si trattava delle sue cose da genio, la persona più indicata da consultare era senza dubbio il suo caro Yuta.

«Socio, socio! Ho qualcosa di importante da dirti» esordì, dopo che Yuta ebbe risposto alla chiamata.

«Ji An-ah, dov'eri finita? Si può sapere perché scappi sempre?» la accolse Yuta, leggermente offeso, ma comunque contento per il fatto che Ji An avesse chiamato prima lui e non Eun Chan.

«Socio, non puoi capire... ho appena concluso un affarone!» gli confidò Ji An tutta eccitata, lasciandolo sulle spine.

«Oddio, in che senso?» si allarmò Yuta, confuso.

«Hai presente il retro del cortile della scuola, vicino ai parcheggi, dove non va mai nessuno?»

«Mh... sì, perché?» le chiese ancora lui, dato che la genericità di Ji An lo stava incuriosendo sempre di più.

«Ecco, credo proprio di aver finalmente trovato il posto adatto a fare i miei esperimenti: un magazzino abbandonato! Un posto tutto mio, capisci?» esclamò lei, tutta saltellante, al limite dell'emozione.

Seguirono circa due o tre secondi di silenzio, durante i quali Yuta cercò di metabolizzare le sue parole, per poi rendersi conto solo dopo del loro vero significato.

«Questo vuol dire che... hai intenzione di continuare a vendicarti su Taeyong?» le chiese, sperando con tutto se stesso che non fosse veramente così. Ma, com'era ovvio che fosse, ci aveva visto giustissimo. Del resto, ormai conosceva Ji An meglio delle sue tasche.

«Certo che sì, mi pare ovvio!» rispose infatti con fervore la ragazza.

«Stai attenta, socia, per favore... fallo per me» la mise sull'attenti Yuta, temendo che si sarebbe cacciata in altri guai a causa dei suoi esperimenti, o, ancor peggio, a causa di quel lurido di Lee Taeyong.

«Eddai, Yuta! Lo sai che sono una persona prudente, non preoccuparti!» lo rassicurò Ji An, ma invano.

«Ma la prudenza non è mai troppa! Una mossa falsa e potresti rimetterci la pelle!» le fece infatti presente lui, cercando di mettere molta enfasi nelle sue parole; ma, si sa, testarda com'era, Oh Ji An non era mai facilmente convincibile da nessuno, neanche dai suoi migliori amici, cascasse il mondo.

«Aigoo, adesso non esagerare! Perché ti preoccupi tanto per me? Non capisco» gli domandò la ragazza, spaesata dall'improvviso comportamento apprensivo di Yuta.

«Perché, non va bene che un ragazzo si preoccupi per una sua amica?!» si mise subito sulla difensiva quest'ultimo, deglutendo imbarazzato per paura che Ji An si fosse accorta del suo tentennamento nell'aver pronunciato la parola "amica".

«No, no, non intendevo questo! È solo che... beh...» provò a chiarire Ji An, cercando le parole adatte.

«Sì...?»

«Ormai è diventata questione di principio. Devo assolutamente sconfiggere Taeyong, averla vinta su di lui, ne va del mio orgoglio personale!» sentenziò infine la ragazza, guardando dritto davanti a sé e dipingendosi in volto un'espressione di pura sfida.

«Quindi vorresti dire che... metterti in competizione con lui ti piace?» ne dedusse Yuta, non potendo non rattristarsi lui stesso nel pronunciare una simile frase.

«Sì. Ormai non riesco a pensare ad altro.» ammise con decisione Ji An, senza nemmeno pensarci un attimo, presa com'era da quell'enorme bisogno di vendetta che stava provando da quando Taeyong l'aveva incastrata per la prima volta, ai "vecchi tempi" del suo piccolo triceratopo Toppy.

Una cosa era più che certa: da quel momento in poi ce l'avrebbe messa tutta per ottenere un proprio luogo personale a portata di mano per i suoi esperimenti, così da poter incastrare Taeyong con le sue invenzioni geniali in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo angusto - o meno - della Taejin School.

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