24; Ricatti su ricatti
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Verso mezzogiorno suonò la campanella di metà giornata, facendo uscire l'infinito fiume di studenti dalle classi ai corridoi, tutti alquanto affamati, pronti a recarsi in mensa per potersi finalmente rifocillare.
Tuttavia Ji An non era fra questi, in quanto, non appena precipitatasi agli armadietti a riappoggiare la roba, notò Taeyong allontanarsi verso chissà dove e cercò di raggiungerlo correndo assai veloce.
«Socia! Yah, socia! Dove stai andando?» la richiamò Yuta da dietro, che pensava che quello sarebbe stato il momento buono per chiarire un paio di cosucce con lei. Purtroppo per lui, però, la sua confusione peggiorò soltanto quando notò con disappunto che Ji An si stava dileguando nei meandri della scuola, appropinquandosi sempre di più a Taeyong, dopo aver tranquillamente ignorato il richiamo del diretto interessato.
«Ma che ha da fare con quel Taeyong?» continuò poi, le labbra curvate all'ingiù e le sopracciglia aggrottate, guardando Eun Chan al proprio fianco con un'espressione che denotava non poca tristezza mista a nervosismo.
«Come, non lo sai?» spalancò gli occhi la ragazza, sospresa.
«Sapere cosa?» si insospettì Yuta, assottigliando gli occhi e cercando di tirare fuori la migliore espressione intimidatoria che avesse mai potuto dipingersi in volto, per fare in modo che quella bocca larga di Eun Chan sputasse il rospo. Perché di certo, se c'era una cosa che il giapponese odiava, quella era essere escluso o comunque tagliato fuori da certi discorsi dei suoi amici storici.
«Avvicinati, non posso mica spifferarlo a mezzo mondo» gli sussurrò allora Eun Chan furtivamente, buttando lì una frase piuttosto inusuale detta da una come lei, tanto che anche Yuta ne rimase sospreso, dal momento che Park Eun Chan e i segreti non erano mai andati troppo d'accordo.
«Vedi, Ji An ieri mi ha detto che...» iniziò a raccontare, tenendo una mano sulla spalla di Yuta mentre camminavano tutti appiccicati, con la stessa scioltezza di due pali della luce che hanno appena preso vita grazie ad una magia.
«Ehi ragazzi, sapete dov'è finita Ji An?» giunse però alle loro spalle l'ennesima voce ad interromperli, non molto gradita a Yuta, il quale subito voltò la testa dall'altra parte, incrociando le braccia al petto.
«Johnny! Come stai?» lo accolse invece amichevolmente Eun Chan, dimenticandosi in quattro e quattr'otto della conversazione con Yuta lasciata a metà, per poi mettersi a dialogare tutta pimpante con lui, mentre il giapponese li osservava di sottecchi da dietro, mentre Eun Chan stava facendo a Johnny letteralmente un elogio dei pregi della sua migliore amica, sperando che quel suo bel discorso avrebbe aiutato il ragazzo a decidersi a chiedere a Ji An di uscire.
Fu così che le risposte alla curiosità di Yuta dovettero venire rinviate nuovamente ad un momento ancora da definirsi, dato che che Eun Chan pareva tutta presa dal lodare le doti di Ji An in presenza di Johnny, mentre quest'ultimo annuiva confuso ad ogni sua affermazione. Tutto ciò continuò anche in mensa, dove stranamente Yuta non notò né Ji An né Taeyong, cominciando a temere veramente il peggio.
«Eun Chan-ah, sei sicura che sia tutto okay? Dov'è finita Ji An?» chiese di nuovo ad un certo punto, guardandosi con insistenza intorno.
«Tranquillo, è tutto sotto controllo!» lo calmò lei, masticando l'ennesimo boccone di riso, per poi accennare col volto ad un Johnny sempre più confuso in loro presenza, il quale ancora non sapeva nulla sulla questione dei geni e che mai avrebbe dovuto saperne.
Per questo Yuta si innervosì ancora di più, rendendosi conto del fatto che per il solo fatto che ci fosse Johnny lì con loro avrebbe dovuto censurare assai la sua conversazione con Eun Chan.
A qualche corridoio di distanza, tuttavia, i due geni stavano già per entrare in azione, dopo essersi assicurati di aver chiuso a chiave la porta del laboratorio.
Il momento del pranzo era sempre il migliore, dato che non si aggirava quasi mai nessuno nei corridoi; per questo, essendo quello l'unico posto in cui potersi cimentare in certe invenzioni, avevano dovuto per forza addentrarvisi a quell'ora, saltando così il tanto agognato momento del pasto.
«Ecco il capello» esordì Taeyong, estraendo dalla tasca una piccola bustina trasparente - di quelle che usa la polizia scientifica per fare le indagini - all'interno della quale vi era un sottilissimo capello scuro di Mark, e porgendola con nonchalance a Ji An.
«Wow, come siamo professionali! Ma sei sicuro che sia proprio di Mark?» lo derise lei con una faccia che la diceva tutta su quanto fosse rimasta stupita nel vedere una tale precisione da parte dell'ex omino bianco.
«Yah, mummia! Guarda che io sono molto puntiglioso per certe cose!» le ricordò lui, per poi dirigersi rapidamente agli armadi in fondo all'aula, non prima di aver spostato lateralmente uno dei tavoli, di modo da avere più spazio per l'esperimento.
«Che intenzioni hai?» lo riprese subito Ji An, sollevando un sopracciglio.
«Preparare lo spazio per questo dannato esperimento!» fece lui, come se si trattasse della cosa più ovvia di questo mondo.
Fu allora che Ji An scosse ripetutamente la testa ad occhi chiusi, restando ferma dove si trovava, per poi muovere qualche passo in sua direzione - divertendosi a fare la misteriosa della situazione - e portare la mano buona al fianco.
«Che significa?» domandò un Taeyong piuttosto spaesato, non sapendo a che cosa pensare.
«Credi che potremmo lasciare il clone di Mark a crescere liberamente qui, sotto la portata di tutti gli studenti e di Pil Mo, come se niente fosse?» cercò allora di farlo ragionare lei, con la stessa pazienza di una maestra che sta insegnando l'alfabeto coreano ai suoi alunni.
«Aspetta, cos'hai detto?! Crescere?» ripetè allarmato Taeyong, sperando di non aver capito bene.
«Beh, gli ci vorrà minimo mezza giornata, se non una intera, per assumere le fattezze del vero Mark. Va bene che sono un genio, ma per essere una delle mie prime invenzioni è già tanto, non credi?» gli spiegò Ji An, squadrandolo con un degno cipiglio.
«Vorresti dire che dovremmo portarlo altrove?» intuì l'omino rosa, anche se prima aveva capito tutt'altro.
«Ovvio che sì. Appena avremo terminato con l'iniezione delle varie sostanze dobbiamo portarlo in un luogo della scuola molto squallido, dove non va mai nessuno, di modo che la cosa passi inosservata.»
«E che faremo nel frattempo con il vero Mark?» cambiò argomento Taeyong, tanto per metterla in difficoltà.
«Oh, insomma! Non posso pensare a tutto io! Sei anche tu un genio!» sbottò lei, muovendo un altro passo avanti. Era ovvio che lui stesse facendo tutto ciò soltanto per incrementare la sua agitazione, ma non era quello il momento adatto a discorsi del genere.
«Ma ricordati che Mark ha minacciato di rivelare il nostro segreto, se non mi alleo con lui quanto prima... e, se tu non mi aiuti a dovere, non riavrai il tuo cellulare» puntualizzò l'omino rosa, picchiettando un piede a terra con una faccia da schiaffi.
«Aish! Non è il momento di pensarci, adesso! Piuttosto, cominciamo con la clonazione, che si sta già facendo tardi» gli fece notare Ji An, osservando l'orologio appeso in alto al muro dietro la cattedra.
Avrebbero avuto veramente poco tempo, dato che la pausa pranzo sarebbe durata soltanto un'altra ora, per questo era giunto il momento buono per mettersi giù e darsi seriamente da fare.
Ma Taeyong non demorse, convinto che anche solo aspettare un giorno in più li avrebbe messi nei guai.
«Aish... non abbiamo così tanto tempo, dobbiamo agire alla svelta! Non possiamo mica aspettare un intero giorno, lasciando quello svitato di Mark a piede libero! È un animale pericoloso!» sbottò, agitando le braccia più che mai.
«Quali altre alternative avresti, sentiamo?! Lui non ha prove tangibili per dimostrare che siamo dei geni, e noi d'altronde non possiamo mica diventare dal nulla con uno schiocco di dita un Mark Lee che rovina la macchina di Pil Mo!» lo provocò Ji An, portandosi un braccio al fianco nervosamente. Alle volte lo trovava proprio insopportabile, e di una tale testardaggine che avrebbe quasi fatto concorrenza ad una testuggine!
Taeyong la guardò di sbieco, facendo per mormorare qualcosa di molto simile ad un verso di disapprovazione, ma non ci riuscì. Le sue intenzioni vennero infatti bloccate da una familiare sensazione che si stava man mano facendo strada nella sua testa, secondo dopo secondo, e il ragazzo era fomentato più che mai.
Nell'attimo immediatamente seguente, infatti, non potè che buttare la testa in avanti e strizzare gli occhi, per poi ritornare alla sua solita posizione da esuberante, con un immancabile sorrisetto da furbetto stampato in faccia.
Ji An mantenne sul suo viso un'espressione alquanto sprezzante, intuendo bene cosa fosse appena successo a quel pazzo testardo di Taeyong, il quale invece era già tutto gasato per la nuova invenzione che gli era appena venuta in mente.
«Ti sbagli.» disse con voce secca a Ji An, per poi muovere un passo verso di lei. La ragazza indietreggiò, intimorita da quel suo gelido sguardo, pensando che Taeyong avrebbe fatto chissà cosa.
Invece lui la prese semplicemente per una spalla e, dopo aver diminuito imprudentemente la distanza fra il suo viso e l'orecchio di Ji An, le sussurrò qualcosa che le mise letteralmente i brividi, bloccandola lì in piedi per qualche secondo.
«Ora che siamo dei geni, niente ci impedisce di diventare Mark Lee con uno schiocco di dita. Ci servono soltanto una tuta body, alcuni cavi elettrici, un casco per biciclette e un vecchio telecomando... sarà semplicissimo» soffiò al suo orecchio, concludendo con una risatina malefica, per poi rimettersi ad una debita distanza da lei e aspettare la sua reazione scandalizzata.
«C-che cosa?!» esclamò infatti Ji An, con gli occhi fuori dalle orbite, come se ormai non si fosse resa conto che i colpi di genio di Taeyong a primo impatto potevano risultare dalla dubbia credibilità tanto quanto i suoi.
«Se vuoi fare il gioco di squadra, procurami quanto richiesto e vedrai che in meno di un'ora ne usciremo fuori più puliti che mai» volle rassicurarla lui, ottenendo però l'esatto effetto contrario. Anche perché, si sa, se c'era una persona che non si faceva convincere facilmente dalle parole altrui - specie di quelle di Taeyong - quella era sicuramente Oh Ji An.
«Yah! Quello che ha insistito tanto per fare il gioco di squadra sei tu, brutto lurido! E non pensare che le tue invenzioni geniali siano migliori delle mie soltanto perché sono più semplici da creare!» insistè infatti lei, con l'intenzione di agire secondo la propria idea geniale del giorno precedente.
«Ricordi il tuo cellulare?» cambiò improvvisamente argomento lui, estraendolo dalla tasca posteriore dei suoi pantaloni e facendo un cenno con la testa verso di esso, seguito da una risata a malapena percepibile.
Ji An non rispose, fulminandolo con i suoi occhi scuri.
«Dato che ci siamo dentro fino alla punta dei capelli, facciamo ancora questo gioco del ricatto: rifiutati di fare come dico e questo cellulare si prenderà presto un appuntamento con il primo inceneritore a portata di mano che troverò in giro, ovvero la suola delle mie scarpe. Sarò spietato» la minacciò Taeyong, facendo dondolare il cellulare di Ji An fra pollice e indice, e scatenando nella ragazza una reazione di puro odio.
«Aish, tu e le tue idee di merda!» sbottò, a pugni serrati, per poi cercare di riprendersi, sospirando con arrendevolezza. «Allora, cosa vuoi che faccia?»
«Semplice: procurami quello che ti ho detto e torna qui. Hai esattamente dieci minuti a partire da ora» sentenziò Taeyong, tenendo particolarmente a precisare il tempo che Ji An avrebbe avuto a disposizione per evitare che il suo cellulare avesse un funerale un tantino anticipato.
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Nel frattempo, in mensa, al solito tavolo dei ragazzi snob, Mark prese parola dopo aver ingoiato l'ennesimo boccone.
«Jaehyun-ah, dov'è Taeyong?» esordì sospettoso, notando che, nonostante fosse ormai tardi, l'omino rosa non si vedeva ancora.
Il povero interpellato deglutì, abbassando lo sguardo e ripensando alle parole che Taeyong gli aveva detto prima che Ji An lo trascinasse con lei in laboratorio.
"Non pensare a cose strane, è solo per un esperimento molto importante. E mi raccomando, non farne parola con nessuno, tantomeno con Mark, oppure non esiterò a far lavorare il mio genio per incastrarti."
Così lo aveva minacciato Taeyong, e aveva usato modi e parole talmente tanto intimidatori che a Jaehyun era sembrato più che giusto evitare di ribattere, annuendo invece semplicemente, disposto a tutto pur di essere il suo braccio destro in quei momenti così difficili per lui.
Il ragazzo decise così di tenere la bocca chiusa, contribuendo ancor di più ad alimentare i sospetti di Mark sul conto di Taeyong.
«Non ne ho idea» fece spallucce, riassumendo un'espressione tranquilla in quattro e quattr'otto.
Ma Mark fortunatamente non sapeva che anche Jaehyun fosse a conoscenza della cosa dei geni, e, pur sospettandone, pensava che Taeyong non fosse un tipo così ingenuo da allearsi con uno stupidello come Jaehyun, per di più ora che era diventato un genio della scienza.
Tuttavia decise comunque di tentare, dal momento che, se Jaehyun veramente non sapeva ancora nulla, quello era di sicuro il momento buono per accertarsene, affrettandosi in caso positivo ad allearsi con lui per tener testa a quello stronzo di Taeyong.
«Dimmi, Jaehyun-ah... ci hai fatto caso anche tu che Taeyong ultimamente non sembra più lo stesso di sempre?» gli chiese allora, guardandolo fisso, mentre il povero ragazzo rischiava di strozzarsi con dell'acqua appena bevuta.
«C-come dici?!» ribattè poi Jaehyun, sgranando gli occhi. Avrebbe dovuto mantenere la faccenda segreta, ma, se Mark aveva già cominciato il discorso a quel modo, non si sarebbe andati a finire in nulla di buono.
«È diventato piuttosto strafottente, non trovi?» continuò Mark, con una finta spressione innocente stampata in faccia.
«Taeyong è sempre strafottente» lo corresse Jaehyun, cercando di restare serio, ma pentendosi immediatamente delle proprie parole.
«Che mi dici dei compiti in classe, allora? Di quei voti alti che si ritrova ultimamente, sbucati fuori dal nulla come margheritine?» rincarò la dose Mark, curiosissimo di vedere la reazione dell'altro.
Ma Jaehyun, da bravo scagnozzo, non si tradì nemmeno questa volta, concentrandosi piuttosto sul cambiare argomento, per evitare che Mark continuasse a tormentarlo.
«Io... vado un attimo in bagno» tirò fuori la prima scusa che gli venne in mente, alzandosi dalla sedia e portandosi dietro il vassoio con sé, sotto lo sguardo sospettoso e allo stesso tempo stupito di Mark.
Ma l'intenzione principale di Jaehyun era ovviamente quella di correre all'impazzata da Taeyong per rivelargli tutto... se solo non fosse stato per un inaspettato incontro avuto in corridoio, con un formidabile testa contro testa con la persona che si sarebbe meno aspettato in quel momento: il segretario Song, che, con la sua solita aria da bello svampito, lo aveva urtato frontalmente mentre camminava col naso immerso fra i suoi fogli inutili che teneva in mano.
Tempo di sentire il segretario gemere dal dolore per la caduta, che Jaehyun si era già rialzato in piedi, pronto a svignarsela.
«Yah, studente! Dove credi di scappare, eh?!» lo richiamò il segretario Song, acciuffandolo inaspettatamente per la collottola.
«V-vado in b-bagno, è urgente!» si giustificò lui, cercando di divincolarsi, ma senza successo. Infatti, al contrario di quanto sembrasse, la presa del segretario Song era piuttosto forte, e quest'ultimo, avendo praticato anche taekwondo per qualche anno, non esitò a bloccarlo fermo dov'era con l'altro braccio libero.
«Chiunque si prenda la libertà di urtare un mister come me, non ha il diritto di fuggire così come se niente fosse! Quindi adesso fila dritto nel mio ufficio, se non vuoi che ti faccia lucidare tutte le mie targhette a suon di leccate!» lo aggredì, avvicinandosi pericolosamente al suo viso, tanto da fargli passare per la testa l'ennesimo pensiero di trovarsi di fronte ad un essere alquanto subdolo.
"Oh cielo, ma perché mi vogliono tutti?! Che ho fatto di male nella vita per meritarmi tutti questi maniaci che mi inseguono?!" piagnucolò mentalmente, incurvando le labbra all'ingiù e vedendosi costretto ad annuire sommessamente, sotto l'espressione di pura soddisfazione del segretario Song.
Quest'ultimo parve riprendersi subito dalla propria frustrazione, pronto a prodigare generosamente a Jaehyun una delle punizioni che non vedeva l'ora di dare a qualcuno degli studenti da quando era stato assunto alla Taejin School.
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