19; Mano mancante
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Proprio quando i due ragazzi stavano cominciando a temere il peggio, fortunatamente ebbero il piacere di scoprire che l'individuo che stava entrando in laboratorio altri non era che l'amico di Eun Chan, Yuta.
«Yah, Eun Chan-ah, tutto a posto? Sei viva?» disse, avvicinandosi preoccupato.
La ragazza lo guardò con occhi supplichevoli, e lo stesso fece Mark che, senza dire nulla, alzò il suo braccio senza mano in direzione di Yuta, facendolo gridare più del dovuto.
«AAAAAHHHH! Che avete combinato, si può sapere?!» urlò il giapponese, e si mise le mani nei capelli, aguzzando la vista e constatando che era sparito pure il loro progetto.
«Mark... Mark ha spruzzato quel maledetto spray sul progetto e anche sulla propria mano... ed è sparito tutto!» biascicò Eun Chan a fatica, ancora sconvolta. Però non tanto quanto Mark, il quale infatti teneva ancora gli occhi strabuzzati, provando a darsi dei pizzicotti con la mano ancora esistente sul proprio braccio, ma senza successo.
Stava sperando con tutto il cuore che quello di cui era stato vittima fosse soltanto un'allucinazione, una terrificante allucinazione, ma più i secondi passavano e più si rendeva conto che forse era tutto vero.
«Per la barba di Merlino... dobbiamo subito chiamare Ji An!» esclamò ad un tratto Yuta, risoluto, tirando fuori il cellulare dalla tasca e sbrigandosi a contattarla.
«Yah, ma che cosa ho fatto di male?! Perché volete chiamare altra gente per fargli vedere la mia povera mano?! Non sono mica un fenomeno da baraccone!» piangeva invece Mark, ora accasciatosi seduto con la schiena appoggiata ad un'anta dell'armadio chiusa, la vista offuscata dalle lacrime.
A quelle parole, Yuta ed Eun Chan si scambiarono uno sguardo d'intesa, come a comunicarsi a vicenda che, anche se Mark avesse assistito alla propria guarigione ad opera di Ji An, scoprendo poi inevitabilmete tutta la verità, una persona in più non avrebbe di certo compromesso il loro segreto.
E poi, qualcuno avrebbe pur dovuto risolvere il guaio... non potevano mica lasciare un ragazzo senza una mano, anche se si trattava di Mark, che non era di certo la simpatia fatta persona!
«Yuta, che succede?» rispose finalmente Ji An, allarmata.
«Ji An-ah, abbiamo due grossi problemi... devi venire subito in laboratorio ad aiutarci!» giunse subito al sodo lui, sussurrando il tutto con un'aria misteriosa che fece andare quasi in ansia Ji An, che in quel momento si trovava al suo armadietto a tirare fuori alcuni libri, ma che si vide poi subito costretta ad invertire la marcia e a fare come Yuta le aveva chiesto.
La ragazza arrivò in laboratorio con un gran fiatone, dopo aver corso in fretta e furia fino alla sua destinazione, e, all'immediata vista dei due grossi problemi di cui parlava Yuta, anche lei non potè che restarne assai esterrefatta.
«Aish! Aiutatemi, e non statemi soltanto a fissarmi come degli ebeti, dai!» piagnucolava Mark, mentre Ji An gli si avvicinava rapidamente, dopodiché gli prese il braccio monco facendolo sussultare.
«Mark, che cosa è successo?» volle sapere dettagliatamente, facendosi raccontare da Eun Chan e da Mark per filo e per segno tutto il corso degli avvenimenti risalenti a qualche minuto prima.
«E così hai usato quello spray... Dannazione, Taeyong avrebbe anche potuto buttarlo via! E invece no, ha continuato a tenerlo qui nell'armadio per tutto questo tempo così come se niente fosse!» borbottò fra sé e sé, ritrovandosi subito dopo a dover fronteggiare gli sguardi persi di Eun Chan, Yuta e Mark, di quest'ultimo in particolar modo, dal momento che lui, delle loro cose da genio, ne sapeva meno di zero.
«C-che cosa vorresti dire?» balbettò poi, non seguendo i suoi discorsi contorti.
«È stato Taeyong ad aver creato questo spray, quindi io non posso aiutarti ad invertire il processo se non ne conosco la composizione chimica» provò a spiegargli Ji An, ma invano. Infatti Mark stava cominciando a pensare che fosse tutta una presa in giro, così la aggredì di getto.
«Taeyong?! Invertire il processo? Composizione chimica? Cos'è, vi divertite a vedermi terrorizzato senza una mano?!» esclamò in tono alquanto nervoso, gli occhi ormai diventati tutti rossi dalle lacrime di panico e rabbia.
«Tsk, sei proprio un bambino scemo... Ji An tenta di aiutarti e tu la aggredisci così?» lo rimproverò Yuta a bassa voce, stando a braccia conserte e osservandolo dall'alto al basso.
Fu allora che Mark ritrovò inaspettatamente la forza di alzarsi in piedi, continuando a fissarsi ancora incredulo la mano mancante ed esprimendosi in una vera e propria sfuriata.
«YAH! IO NON HO PIÙ LA MANO E VOI MI PRENDETE PER IL CULO COSÌ?!»
«Mark, calmati, dai! Adesso Ji An chiamerà Taeyong e vedrai che si risolverà tutto per il verso giusto» cercò di tranquillizzarlo Eun Chan, anche se parlò con voce non esattamente calma e pacata.
Fu così che i tre dell'Ave Maria più lo scagnozzo del loro nemico numero uno si misero ad aspettare la persona che avrebbe risolto tutto per circa due minuti all'interno di quel laboratorio, in un'atmosfera assai tesa, respirando un'aria che si stava facendo ogni attimo più pesante.
«Eccomi» la voce affannata di Taeyong interruppe finalmente il loro silenzio tombale, dopodiché il ragazzo corse al cospetto di Mark e lo osservò per bene, senza dare segni di alcuna preoccupazione. O, se ce li aveva, li stava mascherando assai bene.
«Ti sei spruzzato sulla mano quello spray e l'hai pure spruzzato sul progetto, eh?» mormorò poi, con una mano sotto al mento, mentre alternava lo sguardo fra il povero ragazzo senza mano e il tavolo lì affianco ormai vuoto.
«Aish! Ma perché dite tanto quello spray?! Contiene forse una pozione di strega?!» sbottò Mark, in un misto fra rabbia e paura.
Ma nessuno lo stava già piu ascoltando, dal momento che tutti i presenti erano a loro modo intenti ad osservare un omino bianco che si era preso la testa fra le mani, piegandosi pericolosamente in avanti, il quale poi guardò Ji An con un'occhiata complice e le annuì.
«Ho la soluzione» sentenziò poi, munendosi quasi subito di occhiali da laboratorio e intimando a Ji An di fare lo stesso. Sarebbe stato un esperimento alquanto rischioso, a detta di Taeyong, per cui avrebbero dovuto lavorare in due e prestare la massima attenzione a ogni minimo dettaglio.
Ji An si arrese così a collaborare con lui, o meglio... ad eseguire ogni suo ordine, mentre allo stesso tempo provava una gran invidia per il fatto che lui avesse avuto il colpo di genio e lei no.
«Oh, alla buon'ora...» mormorarono Eun Chan e Yuta all'unisono, passandosi una mano sulla fronte sudata per l'agitazione, mentre stavano di guardia alla porta e contemporaneamente osservavano ogni loro mossa, più che affascinati.
«Cosa...? Come...? Ma che diamine...?» farfugliava invece Mark, fra sé e sé, guardando alternativamente tutti presenti senza capire nulla.
«Tranquillo, Mark. Fra dieci minuti sarà tutto finito e riavrai di nuovo la tua mano» lo rassicurò Ji An, continuando a lavorare con mille provette, dato che lo vedeva sempre più in ansia.
«Tra nove minuti e ventinove secondi, per l'esattezza» la corresse Taeyong, che nella sua testa aveva già fatto tutti i calcoli necessari a sapere quante e quali reazioni chimiche sarebbero dovute avvenire all'interno del loro nuovo miscuglio, e anche quanto tempo ci avrebbe impiegato la sostanza per arrivare alla consistenza giusta, così da poter essere utilizzata senza pericolo per nessuno.
Quando ebbero finalmente finito con le loro trafile per lo più incomprensibili agli altri tre, Taeyong versò quella sottospecie di polverina ottenuta come risultato all'interno di una trasparente ciotola di plastica delle dimensioni di un pugno, per poi chiedere a Mark di avvicinarsi.
«Allungami la mano, ma stai lontano col busto e con la faccia, o potresti irritarti tutto» parlò l'omino bianco con tono professionale, prendendo una piccolissima manciata di polverina fra indice e pollice con i guanti, come se prendesse un pizzico di zucchero da una zuccheriera.
«E-eh?!» scattò Mark, diffidente più che mai. Non sapeva cosa diamine stava succedendo, ma, qualunque cosa fosse, non prometteva di certo nulla di buono.
«Fai come dice Taeyong, e la tua mano tornerà viva e vegeta più che mai» annuì Ji An, vedendosi costretta ad appoggiare colui che era stato per la prima - e sperava unica - volta suo alleato per uno dei loro esperimenti da geni.
«L-lo giurate?» chiese ancora Mark, con voce spezzata, cercando di capire dai loro sguardi se fossero abbastanza sinceri per i suoi gusti o meno.
«Te lo giuro io. Parola di Oh Ji A-» tentò di dire con orgoglio la ragazza genia, venendo però interrotta da un Taeyong alquanto schizzato, i cui modi bruschi non andavano mai in vacanza.
«Su, ora basta col frignare e dare fiato alla bocca inutilmente. Se ti diciamo che funzionerà, vuol dire che funzionerà. Oltre a questo, hai altre alternative?» si spazientì, mentre Yuta ed Eun Chan si guardarono reciprocamente sbalorditi dalla sua eccessiva sfacciataggine anche in delicati momenti del genere.
«V-va bene.» cedette allora Mark, il quale in quell'attimo era ben più preoccupato dallo sguardo di ghiaccio di Taeyong piuttosto che dalle brutte conseguenze a cui la sua azione avrebbe portato, casomai quella strana polverina non avesse funzionato.
Si impose però di non pensarci troppo e, dopo avergli allungato il braccio monco, chiuse gli occhi e girò la testa di lato.
Allora Taeyong, con un soffio sorprendentemente delicato per un tipo come lui, fece spargere la polverina sull'area interessata, facendo riapparire la mano di Mark in quattro e quattr'otto.
«Che ti dicevo?» lo rimproverò poi, a braccia conserte, quando Mark non aveva ancora riaperto gli occhi.
Ji An, Yuta ed Eun Chan restarono alquanto basiti, l'ultima in particolare ad occhi sgranati, dal momento che era la sua prima volta in assoluto che aveva potuto vedere il genio di Taeyong in azione.
Proprio in quel mentre Mark riaprì gli occhi, sconcertato ma allo stesso tempo al limite della contentezza per aver riavuto indietro la sua cara mano, così che prese a coccolarsela tenendola appoggiata fra la propria guancia e l'altra mano. Tuttavia, quando anche il primo attimo di euforia fu svanito, il ragazzo si ritrovò con non pochi dubbi da voler chiarire.
«Taeyong-ah, m-ma... come hai fatto? Sei un genio!» esclamò, trattenendosi dal buttarglisi addosso dalla gioia, dal momento che sapeva benissimo quanto l'omino bianco fosse freddo in fatto di dimostrazioni d'affetto.
Dal canto suo, quest'ultimo si limitò a guardare il suo scagnozzo con espressione soddisfatta, per poi recarsi presso il tavolo dove prima c'era il progetto del gruppo di Mark, e soffiarci di nuovo sopra quella polverina, per poi far magicamente riapparire ogni singolo becker con ogni singola sostanza in esso al proprio posto. Tutto esattamente come prima, non un pelo fuori posto.
«I-io... insomma, t-tu... Taeyong-ah, mi spieghi un po' come hai fatto?!» volle sapere, curiosissimo.
A quel punto Ji An si fece avanti, con un'espressione seria dipinta in volto, dopodiché guardò Taeyong e, senza aspettarsi alcuna approvazione, fu pronta a dirgli tutta la verità. Tanto prima o poi il momento fatidico sarebbe dovuto arrivare, e sarebbe stato meglio per tutti se fosse avvenuto lì e ora, con nessun altro ad ascoltarli (oltre a chi ovviamente già sapeva, ossia tutto il resto dei presenti).
«Vedi, Mark, la verità è che...» cominciò dunque Ji An, ma Taeyong le mise inaspettatamente un braccio davanti e si prese sfacciatamente la briga di proseguire al posto suo.
«Io e questa matta di Oh Ji An siamo diventati una specie di geni della scienza» annunciò, affascinando parecchio Mark che, anche se di scienze non se ne intendeva per niente, non era poi tanto stupido da non intendere il pesante significato delle sue ultime tre parole, dopo tutto ciò che aveva visto.
«C-come come?! Wow! Geni della scienza, wow... sul serio?» fu tutto ciò che riuscì a commentare, restando a bocca aperta e ad occhi sgranati, mentre continuava a darsi pizzicotti al braccio per accertarsi di non stare sognando.
«Però, ora che l'hai scoperto, dovrai mantenere la bocca chiusa ad ogni costo.» lo minacciò Ji An, indicandolo severamente.
«Oppure ti investo con la mia moto!» continuò Yuta, ancora ancorato alla porta assieme ad Eun Chan, la quale fece invece un sorrisetto tirato in direzione del suo compagno di progetto.
«Aspettate, ma... voi due lo sapevate già?» si rese quindi conto Mark a scoppio ritardato, e, quando Ji An annuì con saggezza, non poté che restarne ancor più sorpreso.
«Mi meraviglio della tua sincerità, mummia. Alla faccia che doveva saperlo soltanto quel tuo amichetto... Yuta o come si chiama!» intervenne finalmente Taeyong, che se n'era stato zitto tutto quel tempo, impegnato com'era a trovare un modo per minacciare paurosamente Mark affinché non si lasciasse troppo prendere dal suo caratterino da spifferone e andasse a raccontare in giro ogni cosa.
«Beh, adesso lo sanno due miei amichetti e due dei tuoi! Quindi siamo pari, ah-ah.» gli rinfacciò Ji An, non riuscendo a dargli il tempo di contestare, che subito parlò di nuovo. «Ora dovremmo andare alla prossima lezione, visto che siamo già in ritardo di venti minuti. Che ne dite?» si rivolse a Yuta e ad Eun Chan, prendendoli goffamente a braccetto, Eun Chan col destro e Yuta col sinistro, ma il ragazzo fu costretto a reggerle il braccio ingessato mentre si allontavano.
Ji An uscì dal laboratorio non prima di essersi assicurata di aver preso lo spray malefico e di averlo buttato nel primo cestino utile; aveva fatto la mossa giusta, sì, così era riuscita sia a sbarazzarsi di quella dannosa sostanza, sia a risparmarsi un lungo discorso di ulteriori spiegazioni da dare a Mark che in questo modo avrebbe affidato a Taeyong, per ripicca.
In fondo anche Mark ora, dopo tutto ciò, avrebbe avuto il diritto di sapere, però stava al suo amichetto Taeyong spiegargli il tutto per benino, no?
L'importante, per quel giorno, era che ora si fosse tutto risolto... o almeno, così sembrava.
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Erano già le nove di sera passate, ma Ji An non era ancora arrivata al bar della cugina di Yuta, dove quest'ultimo ed Eun Chan la stavano pazientemente aspettando.
«Ma quanto ci mette? Non è da lei ritardare così tanto...» constatò Eun Chan ad un certo punto, dopo aver guardato l'orologio.
«Adesso provo a chiamarla» disse Yuta, tirando fuori il cellulare dalla tasca e componendo il suo numero, che ormai sapeva già a memoria, senza aver bisogno di cercarlo in rubrica.
Era sempre stato il suo piccolo segreto, il fatto che sin da quando conosceva Ji An avesse costantemente tenuto a memoria il suo numero di cellulare, casomai ce ne fosse stata veramente necessità. Ma alla ragazza ovviamente tutto ciò non era mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello, impegnata com'era con la sua sfiaccante routine quotidiana, che tuttavia negli ultimi tempi si era un po' alleggerita, a causa del braccio ingessato che le aveva già fatto saltare - seppur a malincuore - parecchie lezioni di pianoforte.
In ogni caso, la ragazza fino a pochi minuti prima si ritrovava per strada, diretta allegramente al solito posto per l'appuntamento coi suoi due amici, quando aveva notato di striscio una vetrata al di là della quale si trovava, fra le tante persone, un volto alquanto familiare, che però fortunatamente non si era accorto di lei, dal momento che fuori era buio ed il locale era illuminato dentro.
«Santi numi...» aveva mormorato Ji An, alzando lo sguardo sull'insegna di quel posto e leggendovi un bel Parrucchieri Uomo&Donna lampeggiante in rosa e azzurro.
Aguzzando poi la vista, si era potuta rendere conto che... sì, non aveva sbagliato, e aveva ancora una vista più che buona per aver riconosciuto all'interno del negozio l'omino bianco, seduto di profilo su una sedia girevole, che... beh, non era più bianco!
«Oh cielo... il lurido è diventato rosa» aveva quindi constatato ad alta voce, vedendo che il parrucchiere in piedi dietro di lui gli stava asciugando i capelli di uno stranissimo color rosa, smuovendoglieli con una mano.
Certo, lì per lì avrebbe potuto pensare che si trattasse di un'allucinazione, o, ancora, del colore delle luci di quel locale, ma...
No, quella merda di Taeyong era diventata rosa veramente. Rosa come lo zucchero filato, o meglio... rosa come una rosa!
E quello era stato proprio il momento in cui Ji An si era incantata a fissarlo, stando ferma in piedi per strada, incredula e senza parole dalla sorpresa, mentre Yuta la stava chiamando al cellulare.
«Pronto?» rispose lei dopo qualche secondo, tenendo lo sguardo ancora fisso sull'ormai ex omino bianco.
«Ji An-ah, dove sei? Tutto okay?» volle sapere Yuta, preoccupato.
Ma Ji An non lo stava già più ascoltando, poiché subito dopo fu nuovamente vittima dell'ormai tanto familiare sensazione alla testa che, attraversandole il cervello, dopo una decina di secondi le aveva già fatto venire in mente un'idea a dir poco geniale.
Già... proprio geniale, per poter dare a quel lurido Taeyong pan per focaccia, una volta che sarebbe riuscita a realizzare il suo diabolico piano di vendetta coi fiocchi.
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