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16; Un nuovo braccio





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«Compare! Cos'è che devi fare di tanto urgente che ti serve il mio ripostiglio, per di più a quest'ora?»

Eun Chan accolse così l'amica al cancello del giardino di casa sua, non prima di averglielo aperto.

Erano le 21 passate, ma, nonostante ciò, Ji An sentiva la impellente necessità di creare adesso ciò che le era venuto in mente poco prima. Anche perché, essendo i provini il giorno successivo, non avrebbe poi avuto così tanto altro tempo.

«Ora non ho molto tempo per spiegarti» le diede quindi in tutta risposta, lasciandola piuttosto confusa.

«Eh?»

«Allora, puoi farmi entrare nel tuo ripostiglio o no?» insistè Ji An, impaziente.

«Certo, seguimi!» concordò Eun Chan con un gesto della mano, per poi avviarsi verso la destinazione tanto agognata da Ji An.

Una volta entrate nel ripostiglio esterno della famiglia Park, che fortunatamente era una struttura a sé stante rispetto al resto della casa, che si trovava in giardino (così non c'erano rischi di essere visti da chissà chi), Ji An sorrise soddisfatta.

Si guardò intorno. Era esattamente come se lo ricordava, quando lo aveva visto qualche mese prima: grande abbastanza da tenerci parcheggiate due macchine, e pieno di roba impolverata e inutilizzata, nonchè attrezzi da giardino di cui ormai Ji An aveva la nausea.

E non era finita lì; infatti c'erano anche due tavoli vuoti al centro della stanza, pronti per essere utilizzati dal genio in azione.

«Allora, che vuoi fare?» esordì Eun Chan, appoggiandosi con la schiena al muro e stando a guardare Ji An, che si riscosse improvvisamente.

«Ah, quasi dimenticavo! Se non ti spiace vorrei anche queste cose» le disse poi la genia, tirando fuori dalla tasca un foglietto su cui, mentre percorreva la strada di casa, aveva appuntato tutto il necessario per il suo nuovo esperimento.

«Cosa?» reagì Eun Chan, strabuzzando gli occhi non appena Ji An le ebbe allungato il foglietto pieno di roba scritta, come se fosse una lista della spesa. «Compare, ma ti ha dato di volta il cervello?» aggiunse, osservandola per bene, per poi cogliere nei suoi occhi uno sprizzo di gioia improvviso.

«Tu vammi a prendere quelle cose, e non appena arriverà anche Yuta capirai tutto» la rassicurò Ji An con un sorriso, mentre Eun Chan non faceva altro che capirci di meno ogni secondo di più.

«Eh? Yuta? Ma cosa...?» farfugliò, inarcando un sopracciglio.

«Sì, ho chiamato anche lui. Perché noi tre dobbiamo parlare»

«Nel mio squallido ripostiglio? In compagnia di tutta questa robaccia?» volle capire Eun Chan, indicando il foglietto, per poi uscirsene con il classico: «Compare, sicura di star bene?»

«Mai stata meglio! Ora vai, su, non posso perdere altro tempo!» la incitò Ji An, con aria frettolosa.

«O-okay... dammi solo un attimo» farfugliò Eun Chan, allontanandosi verso casa, mentre Ji An non riusciva già più a contenere l'eccitazione dello sperimentare la sua seconda grande invenzione.

Quando Eun Chan tornò dopo qualche minuto con tutto ciò che le era stato richiesto - ovvero una cintura rossastra, un paio di forbicioni da cucina, una zip, un vecchio phon, una ricarica di un cellulare, dei guanti usa e getta e un mazzetto di fili elettrici, questi ultimi presi invece dal ripostiglio - mancava solo un'ultima cosa, dopodiché Ji An sarebbe davvero stata pronta a cominciare.

«Posso usare quel computer?» domandò alla proprietaria di casa, indicando un pc portatile piuttosto malandato collegato ad una ciabatta, e situato all'angolo vicino a numerose ferramenta e altri aggeggi metallici.

«È tutto impolverato e vecchio quanto il cucco, non lo usa mai nessuno ormai... ma, se proprio ti serve...» rispose Eun Chan, scrollando le spalle.

«Perfetto!» esclamò Ji An, avventandosi su di esso, accendendolo e cominciando la programmazione, mentre Eun Chan stava appoggiata al muro a fissarla sbalordita.


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Dopo una buona mezz'ora di lavoro, in cui nel frattempo anche Yuta aveva fatto la sua comparsa, Ji An sembrò aver finalmente terminato il suo esperimento.

«Eccolo qui! Il mio nuovo bracciologramma!» gridò, battendo le mani da sola, mentre contemplava la sua nuova creazione poggiata sul tavolo.

«Il tuo cosa?!» biascicò Eun Chan, più che esterrefatta, facendo capolino da dietro la sua spalla. Anche Yuta non era da meno.

«Bracciologramma!» ribadì Ji An, sollevando la sua invenzione e sbandierandola davanti alle facce attonite di Yuta ed Eun Chan.

Quest'ultima si avvicinò lentamente a Ji An, con gli occhi fuori dalle orbite.

«Aspetta, cioè... tu avresti scombinato tutto il mio ripostiglio e mi avresti chiesto tutta quella roba per creare questa cosetta?!» le chiese poi, al limite dell'incredulità.

«Eun Chan-ah, non è come sembra» provò a rassicurarla Yuta, con voce pacata.

«Eh?! E tu come fai a saperlo?» reagì Eun Chan, schizzata, osservando basita l'espressione stranamente tranquilla di Yuta che le aveva appena poggiato una mano sulla spalla.

Yuta sospirò, abbassando lo sguardo, dopodichè lo puntò su Ji An.

«Ji An-ah... a te l'onore»

L'interpellata annuì, avvicinandosi con cautela ai due amici.

«Cosa? Io... io non capisco, cosa mi state nascondendo voi due?» farfugliò Eun Chan, alternando lo sguardo fra gli altri due.

«Eun Chan-ah, ecco, io...» provò a dirle Ji An.

«Sì...?» la incalzò lei, curiosa e preoccupata allo stesso tempo.

«Eun Chan-ah, io sono un genio della scienza» concluse infine Ji An, stringendo gli occhi per aspettarsi chissà quale reazione dall'amica. Reazione che arrivò immediatamente dopo, esattamente come se l'era aspettata.

«Cosa?! Non dirai sul serio, spero! Cioè, va bene che hai preso 10 e lode nella verifica, ma cosa diamine-»

Yuta a quel punto intervenne per interromperla, altrimenti non avrebbe finito più.

«Eun Chan-ah, frena! Falla finire di parlare, okay?»

Eun Chan annuì agitata, anche se ormai stentava a credere persino che fosse tutto reale... chissà, magari stava solo vivendo un brutto sogno. Certo era che quei discorsi strani non le piacevano affatto.

Ji An sospirò, avvicinandosi nuovamente al tavolo dove giaceva il famoso bracciologramma.

«So che non è facilmente credibile, quindi ecco qui la dimostrazione di quello che ho appena detto» disse la genia, alzando la sua invenzione per mostrarla nuovamente ad Eun Chan.

«Vuoi dire questo... questo semplice coso che assomiglia ad una cintura?»

«Aish, ti ho già detto che si chiama bracciologramma!» puntualizzò Ji An, severa.

Eun Chan contorse il viso in una strana espressione, mentre Yuta la guardò basito.

«Volete una dimostrazione pratica?» propose allora Ji An, non avendo altre alternative.

I due ragazzi annuirono simultaneamente, e fu allora che Ji An chiese a Yuta di avvolgerle quella strana cintura elasticizzata intorno al braccio ingessato, all'incirca poco più in giù della spalla, e di assicurarla abbastanza stretta con la zip, di modo che non scivolasse.

«E adesso... premi il pulsante rosso» gli spiegò Ji An, indicandogli con gli occhi un tasto rosso situato poco più al di sotto della zip.

Yuta fece come gli era stato appena detto, e..

«OH MIO DIO!» gridò subito Eun Chan, assistendo all'incredibile fatto. «Ma questo... questo non è scientificamente possibile» sussurrò poi fra sé e sé, avvicinandosi all'amica e tastando il braccio in carne ed ossa che aveva appena sostituito il braccio ingessato di Ji An, mentre quest'ultima si espresse in un sorrisetto soddisfatto.

Allo stesso modo Yuta spalancò occhi e bocca incredulo, anche se in un certo senso se lo aspettava.

«Ji An-ah, fammi capire... ti sei appena curata il braccio da sola?!» esclamò Eun Chan, continuando a toccare il suo nuovo braccio, incredula.

«No, non proprio» scosse la testa Ji An, per poi continuare a parlare. «Ho programmato col tuo computer l'immagine di un braccio sinistro intero pressocchè uguale al mio, ho inserito all'interno della cintura la programmazione contenente questi dati, utilizzando dei fili elettronici presenti nel cavo del phon, e ho reso questa cintura il più possibile elastica di modo da potermela mettere al braccio senza tante complicazioni. Così, premendo il pulsante rosso, tutto il mio braccio dalla spalla in giù sembrerà come nuovo... ma non l'ho aggiustato definitivamente, è soltanto un ologramma»

«Un... che cosa?» intervenne Eun Chan, incapace di intendere ciò che Ji An aveva appena detto loro.

«Spiegati meglio» concordò Yuta, che si era perso fra le sue parole enigmatiche.

«Allora, premendo il pulsante rosso, una volta che mi sono assicurata il bracciologramma al braccio, posso far sostituire il mio braccio ingessato da un ologramma, di modo che a tutti sembrerà che il mio braccio sia tornato normale. Ed effettivamente è così, visto che, pur non essendo un braccio reale, in realtà ne ha tutta la consistenza. Ma io il mio braccio vero ingessato ce l'ho ancora, solo che, grazie a questo ologramma, viene momentaneamente sostituito con un braccio che sembra vero, e che posso effettivamente usare come se fosse un braccio vero e proprio, finchè non premo di nuovo il pulsante rosso e ritorno ad avere il mio normale braccio con il gesso.» spiegò Ji An, dovendo prendere fiato più volte per la troppa fatica nel puntualizzare ogni minima cosa.

La faccenda era un po' confusionaria, ma il succo del discorso non era poi così difficile da capire.

«Quindi tu... hai un braccio nuovo che sembra vero ma che in realtà non lo è? Cioè, quel bracciocoso può sostituire il tuo braccio ingessato con un finto braccio se premi il pulsante?» provò a chiederle Yuta.

«Proprio così» annuì Ji An. «In questo modo, potendo muoverlo come più mi pare e piace, domani posso fare i provini con il pianoforte per il musical! E poi potrò farlo vedere anche a Pil Mo per far sì che creda alle mie parole!» aggiunse, con occhi sognanti.

«Oh cielo... questa è pura fantascienza» sussurrò Eun Chan, basita.

«Ecco, guarda. Premi di nuovo il pulsante rosso» le disse allora Ji An, volendole provare fino in fondo che il suo ragionamento non faceva una piega.

Eun Chan annuì ed eseguì, assistendo poi alla ri-trasformazione del braccio di Ji An, che era appena tornato ingessato come lo era un attimo prima.

«Io... io non capisco. Ma... com'è possibile?! Sto sognando?» mormorò la ragazza, portandosi le mani alle tempie.

«Tranquilla, Eun Chan-ah, è più che normale. Anche io ho reagito esattamente così quando l'ho scoperto» cercò di calmarla Yuta, mentre Ji An appoggiava il bracciologramma sul tavolo.

«Che cosa?! Compare, vuol dire che Yuta l'ha saputo prima di me?! Cioè, io ero l'unica all'oscuro di... di tutto questo?!» esclamò Eun Chan nervosamente, gesticolando come se fosse impazzita.

«Calmati, Eun Chan-ah! Non c'è bisogno di agitarsi tanto!» cercò di tranquillizzarla Ji An.

Poi, mettendosi d'impegno, con l'aiuto anche di Yuta, raccontò ad Eun Chan tutto l'accaduto dei giorni precedenti, mentre la povera ragazza non faceva altro che allargare gli occhi e spalancare la bocca ad ogni parola in più che sentiva... specie riguardo alla faccenda dei dinosauri.

«Compare, ma come fanno a venirti in mente queste idee così all'improvviso?» le chiese infine Eun Chan, scrutandola con fare di chi vuol capire tutto ma che ancora non ha capito abbastanza.

«Non lo so come. So che mi succede e basta. Ho... ho come una specie di flash!» rispose Ji An, indicandosi una tempia con la mano.

Eun Chan sgranò gli occhi, in attesa di ulteriori spiegazioni.

«Sì, un flash! Come se fosse un'ispirazione. E all'improvviso so un mucchio di cose strane... come questa!» continuò Ji An, alludendo al suo bracciologramma.

«Tu... tu sei un genio!» esclamò allora Eun Chan, su di giri.

«Aish, Eun Chan-ah, testa bacata! È quello che stava cercando di dirti da un'ora!» la rimproverò Yuta, dandole un colpetto in testa. «Ji An-ah è diventata un genio della scienza, capisci adesso?» continuò, accarezzando Eun Chan in testa come una bimba piccola.

«Già, un genio... o forse un mostro...» borbottò Ji An, gettando di nuovo uno sguardo al braccialetto magico che aveva appena ripreso dal tavolo e che ora si stava rigirando pensierosa fra le mani.


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Il giorno dopo...

Anche quella prima settimana straziante di scuola era finita, ed era finalmente arrivato il weekend: sabato e domenica, i due giorni della settimana preferiti da ogni studente che si rispetti.

Peccato che però, approfittando del fatto che in quei giorni non ci fossero le lezioni scolastiche, i coach dei vari club sportivi non facevano altro che convocare i membri della squadra per degli allenamenti extra.

Motivo per cui, nonostante fosse sabato, fra i ragazzi dei vari club e quelli che volevano fare i provini per il musical, la Taejin School quella mattina era più affollata che mai.

Ji An, ovviamente, accompagnata fedelmente da Yuta ed Eun Chan che le avrebbero fatto sostegno morale per un po', arrivò a scuola un'ora prima dell'inizio dei provini, ovvero alle 10 in punto, per mettersi in coda... una coda interminabile, che consisteva già in un centinaio abbondante di persone, tutte ammassate all'entrata del teatro scolastico.

«Oggi mi sa tanto che non torno più a casa» farfugliò, tenendo stretta a tracolla la sua borsa che conteneva all'interno l'invenzione creata il giorno precedente.

«Eddai, su col morale! Guarda che cosa ti ho portato» la incoraggiò Yuta, tirando fuori dal proprio zaino un contenitore di plastica trasparente contenente del buon cibo preparato a mano.

«Da Yuki Nakamoto, con tutto il suo amore» aggiunse poi con fare teatrale, sapendo che Ji An adorava in maniera spropositata il cibo della cugina di Yuta.

«Oddio... grazie! Mi hai salvato da una straziante giornata a digiuno, fortuna che ci sei tu!» lo ringraziò Ji An con un sorriso, visto che ovviamente si era dimenticata di portarsi dietro uno spuntino per pranzo, non avendo idea che ci fosse così tanta gente ad aspettare di fare il provino in fila prima di lei.

«Compare, guarda laggiù!» esclamò improvvisamente Eun Chan, indicandole una figura adulta che camminava a passi svelti verso l'entrata del teatro. «Park Seo Joon...» disse poi a denti stretti, mentre tutti e tre lo seguivano con lo sguardo. Qualche secondo dopo si accorsero che affianco a lui camminava anche un'altra tizia della sua età, tutta truccata e vestita bene.

«E quella lì dietro chi è?» chiese Yuta, aguzzando la vista.

«Una certa Taeyeon, la sua nuova fidanzatina. So che insegna canto da qualche parte, per cui quello stronzo non poteva non potarsela dietro per farle scegliere i talenti canori più promettenti della scuola!» commentò Eun Chan con acidità, incrociando le braccia al petto.

«Fortunatamente non canto» ridacchiò Ji An, sollevata. Anche se, a dirla tutta, il fatto di dover suonare il pianoforte della scuola davanti alla giuria composta da quei due la impensieriva un tantino. «Perchè non lo fate anche voi?» aggiunse poi, rivolta ad entrambi.

«Cosa?» risposero in coro i due amici.

«Il provino per il musical» rispose Ji An, con fare ovvio.

«Eh? Ma mi hai visto? Scherzerai, spero!» reagì Eun Chan, indicando se stessa con un dito.

«Ma no! Sei molto brava a ballare, e tu Yuta te la cavi con il canto... magari vi prendono!» azzardò Ji An, ma senza successo.

Il fatto è che avrebbe voluto tanto partecipare assieme ai suoi due migliori amici, anche se magari sarebbero stati scelti per fare dei ruoli diversi.

In ogni caso, si era poi resa conto che era impossibile anche solo pensarci; Yuta non era decisamente un tipo da palcoscenico, né tantomeno Eun Chan che, per quanto si atteggiasse, nel suo io più profondo non aveva nessun particolare talento, né aveva mai avuto tanta fiducia in se stessa.

«Ahah, molto divertente» commentò Yuta, scostando lo sguardo altrove.

«Solo se ci aiuti con la tua cosa da genio» ridacchiò invece Eun Chan, ammiccando scherzosamente verso di lei.

«Oh, avanti! Uff, quanto siete noiosi!» brontolò Ji An, fingendosi offesa.

«Cara Ji An-ah» esordì allora Yuta, avvolgendole amichevolmente un braccio attorno alle spalle. «Devi capire che fra amici non sempre i sogni e le aspirazioni devono per forza coincidere. Anzi, spesso e volentieri si è felici anche per un amico che ha passato un bel momento, indipendentemente dal fatto che sia stato in compagnia dei suoi fedeli compari o meno»

«Come dici?» fece Ji An, troppo concentrata sul passare bene i provini per poter capire un Yuta diventato improvvisamente misterioso.

«Che sono felice per te che fai i provini anche se io non voglio farli, pabo!» semplificò il giapponese, dandole una leggera botta sulla spalla.

«Yah, mi hai fatto male!» brontolò Ji An, contorcendo il viso in una smorfia.

«Tsk... che genio sui generis» commentò Yuta, ridacchiando senza essere visto.

Ma non aveva tutti i torti: quale genio con uno scoppio ritardato del genere era mai esistito sulla faccia della terra?

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