12; Compito a sorpresa
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Giovedì, 08/09/2016
Era un nuovo giorno alla Taejin School di Tongyeong, e come di routine i corridoi erano stra pieni di studenti che attendevano il suono della campanella che avrebbe decretato la fine del loro cazzeggiare e l'inizio di un'altra pesante giornata.
Oh Ji An, invece, cambiò leggermente la sua routine quotidiana: infatti, ancor prima di recarsi presso i suoi armadietti, si era data una destinazione ben precisa che, pur non piacendole, avrebbe dovuto lo stesso sopportare: l'armadietto di Taeyong, presso il quale ovviamente era in corso una riunione fra gangster. Nessuno di loro sembrava essersi minimamente accorto dell'arrivo di Ji An.
«Eh-ehm» tossì quindi quest'ultima, facendo voltare tutti simultaneamente verso di lei.
«Oh, guardate chi c'è... la mummia!» la salutò Taeyong, ridendo di gusto insieme ai suoi scagnozzi.
«Vuoi farti mummificare ancora di più, per caso?» buttò lì Mark, alzando un pugno e facendo il minaccioso - cosa che, col suo viso infantile, non gli riuscì bene per niente.
Ji An lo ignorò, così come ignorò una Jay Min appiattita all'anta dell'armadietto che, mentre masticava il suo solito chewing-gum, ascoltava con aria indifferente i discorsi di altri due o tre ragazzi random lì vicino.
«Allora, che vuoi?» disse Taeyong, stizzito, vedendo che la mummia non se ne andava.
«Ho qualcosa da dirti» fu la risposta chiara e tonda di Ji An.
«E perché mai dovrei stare ad ascoltarti?»
«Io ho ascoltato te l'altra sera, perciò ora sei in debito con me» trovò il modo per incastrarlo lei, puntandogli un dito accusatore contro.
Taeyong sbuffò, mentre gli altri attendevano una sua qualsiasi reazione. Reazione che, per gran fortuna di Ji An, non fu così violenta come se l'era aspettata.
Infatti l'omino bianco questa volta stette sorprendemente ad ascoltarla.
«Parla e sparisci» sputò, acido.
Ji An sospirò. Non avrebbe potuto trovare nemmeno un momento migliore per parlarci, visto che ultimamente Taeyong sembrava sparire sempre dal suo campo visivo. Tuttavia non poteva mica discuterci animatamente lì davanti a tutti.
«Non così in fretta» specificò infatti Ji An, con un tono più che pacato, e con l'implicito messaggio che se ne sarebbero dovuti andare di lì, per non farsi sentire da troppe orecchie indiscrete.
«Allora? Ne hai di tempo da farmi perdere, eh?» brontolò Taeyong mentre la seguiva nervoso, in direzione del primo angolino deserto della scuola che era capitato loro sott'occhio.
Una volta arrivati vicino alla parete che faceva angolo con la porta del pianerottolo della scala esterna di sicurezza, Ji An uscì alla pungente frescura mattutina, e disse a Taeyong di fare lo stesso.
Poi la ragazza lo guardò più seria che potè, prendendo un respiro profondo prima di parlare, mentre Taeyong stava a guardarla scocciato a braccia conserte.
«Yuta sa. E non sarà l'unico, credo» tagliò corto Ji An, facendo un cenno con la testa come per indicare i membri della gang di Taeyong, che in quel momento si saranno trovati a decine di metri di distanza.
«Credi che sia così facilone da spifferarlo in giro come te? Pffft» le rise in faccia lui, scuotendo la testa, anche se la sua faccia non era del tutto sincera.
«Ascoltami, io l'ho detto solo a Yuta, anche perché glielo dovevo come spiegazione dopo tutto quello che aveva visto. E comunque, meno persone lo sanno in giro e meglio è» specificò Ji An, irritata, come se fosse un implicito rimprovero diretto a Taeyong.
Il ragazzo le rivolse un'occhiata indecifrabile, ma Ji An, per non perdere ulteriore tempo, continuò a parlare, arrivando finalmente al sodo.
«Ci è successo qualcosa, Taeyong. Qualcosa di strano. E ci serve aiuto.»
Taeyong sollevò un sopracciglio. Evidentemente non aveva ancora afferrato il concetto.
«Dobbiamo parlare della nostra stranezza con qualcuno, qualcuno come Lee Pil Mo!» continuò allora Ji An, sussurrandoglielo pianissimo da vicino, anche se quella così poca distanza le metteva i brividi solo a pensarci.
«Tu sei completamente andata! Dire a quello lì dei nostri pensieri malsani?! Ma neanche per idea!» esclamò in risposta Taeyong, scuotendo ripetutamente la testa con un cipiglio non molto promettente.
«È uno scienziato, forse potrebbe capire cosa ci è successo ed essere in grado di guarirci!» gli spiegò Ji An, anche se in questo caso non aveva proprio capito che i pensieri di Taeyong stavano andando per tutt'altra strada.
«No, no, forse non ci siamo capiti» intervenne a quel punto l'omino bianco, assumendo improvvisamente un'aria più che seria.
«Eh?»
«Come puoi essere così stupida? Io non devo, anzi, non voglio dimostrare nulla a nessuno. Siamo intesi?» la minacciò Taeyong, e questa volta era lui a tenerle un dito puntato contro.
«Oh, avanti, se ci andiamo insieme dovrà ascoltarci!» insistè Ji An, agitando il braccio buono per scacciarsi quella manaccia di dosso.
Fu allora che Taeyong perse del tutto la pazienza - mai avuta - e, con un evidente atto di coraggio, prese con entrambe le mani le spalle di Ji An e vi si ancorò con forza.
«Sta' a sentire, mummia. Non c'è niente di strano in noi due. Hai capito bene? E se tu dici una sola parola a chiunque, io negherò» la minacciò, fissandola.
E Ji An rimase talmente tanto colpita da quegli occhi così ipnotici e fuori di sé, che nemmeno si accorse che pochi attimi dopo Taeyong aveva già mollato la presa, riaprendo la porta e rientrando all'interno della scuola, fra la confusione mattutina.
"Vorrà dire che, non appena ne avrò l'occasione, andrò a parlarci da sola!" fu il suo ultimo pensiero, prima che anch'ella varcasse nuovamente la soglia, per poi dirigersi al proprio armadietto.
Vicino ad esso c'era già Eun Chan
che sistemava alcune cose nel proprio armadietto, e - per esplicita supplica della ragazza - non appena Ji An fece la sua comparsa, le venne chiesto di raccontare nel dettaglio l'accaduto della sera precedente.
Ji An le narrò ogni cosa meglio che potè, sapendo che Eun Chan voleva sempre sapere tutto, ma omise ovviamente la vera ragione per cui Yuta l'aveva portata via dall'appuntamento con Johnny.
«Non mi dire! Cioè, tu hai veramente abbandonato Johnny? Per Yuta?»
«Non ho potuto fare altrimenti, mi ha trascinata via di peso! E credi che io potessi controbattere senza spezzarmi un braccio?» ribattè Ji An acida, visto che attualmente aveva problemi ben più grandi di cui preoccuparsi... e scoprire che cosa fosse accaduto a lei e Taeyong e perchè, era soltanto uno dei tanti.
«No, certo che no, ma... cavolo, anche Yuta poteva darsi una calmata! Ultimamente è così nervoso!» squittì Eun Chan, scaricando la colpa su di lui, che con la faccenda del giorno prima non c'entrava proprio niente (o quasi).
Neanche a volerlo, pochi secondi dopo un Yuta selvatico col ciuffo mal pettinato spuntò alle loro spalle.
«Giorno, ragazze!» le salutò con un sorriso, avvolgendo con entrambe le braccia le loro spalle.
«Parli del diavolo...» bofonchiò Eun Chan incrociando le braccia, senza rendersi conto che in verità tutto il casino della sera prima era accaduto proprio per colpa sua, che aveva parlato fin troppo.
«Avete visto l'annuncio in bacheca fuori in giardino?» chiese loro Yuta, staccandosi dall'abbraccio e facendo finta di non sentire ciò che aveva appena detto Eun Chan.
«Quale annuncio?» domandò a sua volta Ji An, curiosa, che in generale non faceva mai caso alla bacheca fuori se non quando venivano esposte le pagelle di fine anno.
«Ma come! Ne parlano tutti, in giro!» disse Yuta, sorpreso.
«E che cosa sarebbe?» domandò scocciata Eun Chan, che quella mattina, chissà per quale motivo, non era molto in vena di parlare con lui.
«A quanto pare da quest'anno hanno intenzione di organizzare uno spettacolo scolastico di fine anno, per essere precisi un musical, e c'è già un sacco di gente che ha intenzione di iscriversi per i provini di dopodomani» spiegò Yuta, gesticolando meglio che potè.
A dire il vero a lui non è che interessasse poi così tanto, ma ci teneva ad avvisare le due - specie Ji An che, pur non potendo ancora suonare il pianoforte, magari avrebbe scelto di partecipare comunque, forse cantando.
«Dici sul serio?» esclamò Ji An, i cui occhi avevano già cominciato ad illuminarsi per l'emozione, dimenticandosi momentaneamente del suo braccio invalido.
«Ah-a» disse Yuta, annuendo con un sorriso. «E da come ho capito, i provini li terrà Park Seo Joon» aggiunse poi, poggiando la schiena all'armadietto che Ji An aveva appena chiuso.
«Cosa?! Park Seo Joon?! Quell'anatra antipatica?!» ripetè Eun Chan quasi sconvolta, il cui hobby ultimamente era diventato quello di dare dei stupendi nomignoli a chiunque venisse nominato nelle loro conversazioni.
«Solo perchè era nella commissione d'esame l'anno scorso e ha fatto rimandare tua sorella, non significa che sia così stronzo anche a livello umano, suvvia!» cercò di tirarla su col morale Yuta, anche se - neanche a volerlo - ottenne proprio l'effetto contrario.
«Aish! Ora pure tu ti ci metti?! Non ti sopporto quando fai così!» fu infatti la reazione di una Eun Chan diventata di colpo super suscettibile, tanto da sbattere con un colpo secco l'armadietto e allontanarsi di corsa, con un'andatura tutta piccata.
«Eun Chan-ah! Yah, dove vai?» provò a chiamarla Ji An, per poi immettersi fra la folla, ma una presa forte sul polso la bloccò.
«Lasciala stare, le passerà» la rassicurò poi Yuta, non sembrando affatto convincente.
Ji An si voltò verso di lui e lo scrutò negli occhi con aria sospetta.
«Yuta... sai qualcosa che io non so?»
«Io?! E perché mai dovrei?» ribattè prontamente Yuta, sgranando gli occhi.
«Mah... forse perché hai fatto offendere Eun Chan senza un apparente motivo?» ipotizzò Ji An con aria ovvia, strattonando il proprio polso per liberarsi dalla sua presa.
«Che cosa?! Ji An-ah, sai com'è fatta, dai! Magari è nel suo periodo e si offende per ogni minima cosa!» esclamò Yuta in risposta, alzando le braccia per discolparsi.
«Tsk... la prossima volta inventatene una migliore» borbottò Ji An, per poi allontanarsi offesa.
«Ji An-ah! Yah!» la richiamò Yuta, muovendo due o tre passi e protendendo un braccio in avanti nel tentativo di acciuffarla, ma invano. Era già sparita nella mischia, molto probabilmente in cerca di Eun Chan.
"Ma com'è che stamattina sono tutti così nervosi? Ma soprattutto, perché danno la colpa a me che non c'entro niente?!" pensò Yuta, scaldandosi già di prima mattina, il che non avrebbe promesso nulla di buono durante il resto della giornata.
Quindi si diresse al proprio armadietto - che pochi minuti prima aveva abbandonato per andare a parlare con quelle due che, a quanto pare, non lo sopportavano più - e, una volta arrivato, guardò l'orario settimanale appiccicato alla parte interna dell'anta, non riuscendo a non imprecare silenziosamente.
«Aish! Come se non bastasse, abbiamo pure quell'insopportabile di Pil Mo alla prima ora! Che nervi!» sputacchiò, mentre tirava fuori il necessario e richiudeva l'armadietto con un tonfo.
Quando poi si incamminò verso la sua classe, tanto per rincarare la dose, andò pure a sbattere contro qualcuno che gli fece cadere tutti i libri e l'astuccio aperto a terra.
«E basta! Non se ne può più!» imprecò nuovamente il ragazzo, piegandosi subito senza nemmeno badare a chi fosse la pietra dello scandalo, di quel terribile scandalo, dal momento che c'era troppo casino anche solo per volerci prestare attenzione.
"Posso giurare che se stasera esco vivo di qui, mi faranno santo!" pensò, mentre raccoglieva la roba sparpagliata a terra, quando, ad un tratto, sentì una voce rivolgerglisi dall'alto.
«S-serve... una mano?»
Yuta alzò lo sguardo, non potendo non restare sorpreso alla vista di...
«Jaehyun?»
L'interpellato annuì poco convinto, piegandosi all'altezza di Yuta, e cominciò a raccogliere le sue cose per aiutarlo, mentre il giapponese lo fissava più che sbalordito.
E non aveva tutti i torti, visto che aveva appena ricevuto una gentile cortesia proprio da colui che lo considerava un maniaco.
Non sapeva proprio che cosa pensare.
«Ecco qui!»
L'esclamazione di Jaehyun interruppe i pensieri di Yuta, che ritornò in sé e si ritrovò un Jaehyun in una posizione piuttosto buffa - ovvero accovacciato, con le mani protese in avanti su cui teneva i suoi libri - che cercava di liberarsi da quel pesantissimo fardello quanto prima.
«G-grazie» farfugliò allora Yuta, prendendogli i libri e l'astuccio dalle mani in quattro e quattr'otto, per poi allontanarsi confuso nella direzione opposta rispetto a quella in cui era diretto prima.
Jaehyun si alzò in piedi, si spolverò i pantaloni e lo guardò andare via.
Poi gli rivennero in mente le parole - anzi, gli ordini - di Taeyong della sera prima, e non potè fare a meno di deglutire terrorizzato.
"Ricorda, Jaehyun-ah. Familiarizza col nemico e riferiscimi ogni informazione utile. Sono sicuro che stanno tramando qualcosa contro di noi, e quella che conduce tutte le operazioni è senza ombra di dubbio Oh Ji An."
Quelle parole gli rimbombavano nel cervello da quando, dopo aver terminato gli allenamenti di basket, Taeyong lo aveva preso da parte, e, dopo avergli messo entrambe le mani sulle spalle, gli aveva riferito l'impossibile.
Jaehyun ovviamente non ci aveva minimamente creduto.
"Oh, avanti, chi mai sarebbe capace di clonare un dinosauro così dal nulla?! Nemmeno un genio ci riuscirebbe!" era stato il suo primo pensiero; tuttavia era disposto a tutto pur di mantenere saldo il suo rapporto con Taeyong, ora che quest'ultimo sembrava essere diventato più distaccato e menefreghista del solito.
Quindi adesso aveva un obiettivo ben preciso da portare a termine: stare vicino a Yuta il più possibile per poterne captare gli eventuali piani malefici a cui Ji An gli avrebbe fatto collaborare, da bravo scagnozzo che era.
Immerso nei suoi pensieri, Jaehyun quasi non si accorse del suono della campanella, che lo fece finalmente ritornare alla realtà.
"Taeyong-ah, farò del mio meglio. Fidati di me." pensò, stringendo un pugno all'altezza del cuore con espressione cazzuta e dirigendosi altrettanto motivato a lezione, anche se non poteva ancora sapere che sarebbe già stato demoralizzato soltanto pochi attimi dopo.
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«No, no, oggi ragazzi niente laboratorio» esordì Pil Mo una volta entrato in classe, vedendo che tutti gli studenti erano già in piedi in attesa di uscire dall'aula.
«Ma prof, dobbiamo ancora finire il nostro lavoro di gruppi!» ribattè Haechan, il solito contestatore.
«E beh? Per vostra grande gioia abbiamo tante ore a settimana da trascorrere insieme, ma questo non vuol dire che siano tutte spendibili in progetti!» gongolò Pil Mo, ricevendo in reazione numerosi sbuffi e borbottii, ma fregandosene assai poco, anzi, non fregandosene affatto.
«Ma quindi cosa si fa?» domandò allora Doyoung, con un'espressione spaesata, come se il fare lezione normalmente non fosse contemplato nella sua mente.
Pil Mo allora si avvicinò alla sua valigetta, la aprì e tirò fuori un mucchietto di fogli che non poterono non incutere alla classe un certo timore.
Tutti si rivolsero a vicenda degli sguardi alquanto preoccupati, pieni di tensione.
«Molto semplice... compito a sorpresa!» sentenziò infine Pil Mo, esclamandolo quasi fosse un proclama del sovrano.
Gli alunni si espressero in versi poco comprensibili, fino a che qualcuno non parlò a nome di tutta la classe.
«Ma prof! Non ci aveva avvisato!»
Era sempre Haechan, che cercava di aizzargli tutta la classe contro, anche se purtroppo non funzionò.
«Proprio per questo si chiama compito a sorpresa! Su, separate i banchi!» sentenziò Pil Mo, allargando le braccia soddisfatto, mentre prendeva posto alla cattedra.
Così, in nemmeno un minuto, la classe era già diventata un mezzo campo minato, e gli studenti non attendevano altro che la loro fine - visto che ovviamente nessuno aveva studiato, credendo di poter restarsene tranquillo almeno per un'altra settimana.
Pil Mo distribuì i fogli contenenti quesiti quasi impossibili per la maggior parte di quei poveri studenti che non sapevano nemmeno decifrarli, perciò non potevano che essere un tantino in ansia a riguardo.
«Bene, cominciate! Avete esattamente un'ora di tempo!» furono le ultime parole di Pil Mo, prima che in classe calasse un silenzio di tomba, e ognuno desse il proprio via all'auto disperazione; c'era chi mordicchiava una penna nervoso, chi batteva il piede sotto il banco, o chi si grattava violentemente i capelli nel vano tentativo di capirci qualcosa di quella roba.
A dire il vero qualcuno che aveva studiato c'era, ma quelle interminabili verifiche stronze di Pil Mo risultavano complicate pure a un super studioso, per quanto vi si applicasse.
Dal suo banco in prima fila attaccato al muro, Ji An tentava di pensare positivo mentre buttava l'occhio alla sua sinistra, per poi vedere con sua grande sorpresa un Jaehyun a mani giunte e occhi chiusi, che stava recitando chissà quale preghiera.
"Concentrati, Oh Ji An! Non può essere così difficile, no? Sei pure riuscita a clonare un dinosauro, e ti blocchi per queste cose?" cercò di farsi forza la ragazza, premendosi le mani alle tempie e chiudendo gli occhi.
Ma ovviamente non poteva avere idea del fatto che dall'altra parte dell'aula, quasi in ultima fila, qualcuno era già riuscito a compilare due pagine su dieci della verifica.
"Ahà! Tsk... elementare, come bere un bicchier d'acqua! Pil Muccio mio, dovresti aumentare il livello di questi tuoi compiti, o finirà davvero che prenderò il massimo dei voti per delle cazzate!" pensava l'unica altra persona oltre a Ji An che aveva ricevuto la folgorazione, mentre scriveva all'impazzata sul terzo foglio, riempiendolo di fiumi di appunti.
Mark, a circa un metro di distanza alla sua sinistra, lo fissava sbalordito, come se avesse appena visto un fantasma, ma Taeyong nemmeno se ne accorse, impegnato com'era a sfruttare il suo genio per poter superare il test con il massimo dei voti.
Ji An, nel frattempo, aveva incominciato a sentire la testa pesante... sì, proprio quella sensazione lì che aveva avuto già varie volte nell'arco dei giorni scorsi.
Proprio quella percezione che precedeva l'illuminazione improvvisa, il colpo di genio che, in questo caso, l'avrebbe messa allo stesso livello di Taeyong, il quale stava ancora scrivendo come un pazzo su quei dannati fogli (in stile Light Yagami quando scrive i nomi sul Death Note).
"Lo sapevo... con un po' di fiducia e un po' di buon genio riuscirò a superare anche questa!" pensò Ji An dopo essere stata illuminata anche lei dall'ormai familiare flash geniale, per poi piegare la testa sul foglio e non rialzarla più fino al termine dell'ora.
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