Chapter VIII - Quarrels
[Sana]
Facile dirsi che dopo quel giorno non uscì di casa per giorni, non che comunque mi importasse qualcosa, la mia vita era diventata un susseguirsi di lacrime, lamentele, coperte e lacrime, lacrime, lacrime.
Prendiamoci una pausa avevo detto e lui mi aveva ascoltato, andandosene via. E adesso non lo vedevo da quanto? 15 giorni? 15 giorni di speranza, in cui lui sarebbe spuntato, aprendo la porta di camera mia, chiedendomi di ritornare a com'eravamo, prima che gli dicessi di andarsene via.
Ma d'altronde come potevo giudicarlo? Lui era convinto, se non dire sicuro, che io non lo volessi più. Ero stata io a lasciarlo e non il contrario.
Sospirai quando Rei venne per l'ennesima volta a chiedermi se avessi voglia di andare in università, visto che non ci andavo da almeno 11 giorni e gli esami erano alle porte.
Rei era tornato per alcuni giorni, sua moglie era incinta ma lui era così legato a me che, alla notizia della mia imminente depressione, si era precipitato fuori dalla mia stanza.
La routine era questa da almeno 10 giorni «forza Sana, non puoi fare il vegetale per sempre!» Dentro di me, sapevo di essere nel torto sfacciato ma non me la sentivo di tornare in università e affrontarlo, era troppo presto a parer mio.
«Non se ne parla nemmeno!» urlai, com'ero ormai solita fare.
Sentii Rei sbuffare e una porta spalancarsi.
Annoiata, distrutta e stanca, alzai gli occhi e mi ritrovai la macchinetta di mia madre ad un centimetro dal mio viso.
Urlai, notando di come la mia voce fosse realmente roca e mi spostai verso il muro. «Adesso tu» cominciò mia madre, alzando una mano meccanica e dandomela ripetutamente in testa, ahio «ti metterai la divisa e andrai in uni come una normalissima ragazza universitaria, sono stata chiara?» Ancora sconvolta e indolenzita mi misi in posizione da soldato sul letto «si, signora!» urlai con le lacrime agli occhi.
Cavolo se aveva fatto male. Mia madre sorrise tutta contenta e uscii da camera mia mentre io ero intenta a disperarmi.
Con quanta facilità era riuscita a farmi uscire?
***
Tornare in università non fu affatto piacevole, prima di tutto il preside mi chiese per almeno venti volte il motivo delle mie assenze e, inventarmi di una brutta influenza che mi aveva colpito nella pancia, testa e schiena, non fu affatto facile. Inoltre a scuola tutti iniziarono a pensare che le mie assenze erano dovute al fatto che Akito avesse deciso di troncarmi in asso ed io, caduta in una depressione post "perdita di cazzo", avessi cercato altri ragazzi con cui sfogarmi in questi giorni.
Non che l'idea fosse sbagliata, Akito mi mancava da morire, non di certo il suo apparato riproduttivo e di certo non cercavo altri ma lasciai correre. Altri pensavano che avessi avuto un lutto in famiglia, altri ancora che fossi ritornata nel mondo dello spettacolo e infine, quelli che credevano alla mia finta versione o che nemmeno facevano caso alla mia presenza.
Cosa veramente gradita.
Appena misi piede in classe, tutti si girarono a guardarmi, tranne Akito, ovviamente. Questo, non solo mi fece infuriare ma mi mise in un tremendo imbarazzo.
Perché avevano cambiato corso dico io, stavo così bene sola. Hisae, Aya e Fuka mi vennero incontro e mi abbracciarono, fui felice di quel piccolo gesto perché per me valeva tanto.
Ci accomodammo ai nostri posti mentre tutti trattenevano il respiro mentre passavo «non mordo mica, eh» borbottai.
Le tre iniziarono subito a farmi domande e la classe ritornò a parlare rumorosamente.
«Quindi? Oggi venite alla mia festa?» chiese Hisae, la guardai con un sopracciglio inarcato «oggi darò una festa da me, visto che i miei sono fuori città. Dovresti venire, sai» le sorrisi e guardai fuori dalla finestra «non me la sento.»
Hisae mi guardò con uno sguardo severo e Aya mi guardò teneramente «non ti manca il mondo dello spettacolo?» mi chiese, cogliendomi alla sprovvista. Ci riflettei su, beh, a volte si, ma altre... «ci sono lati positivi ma anche negativi» Fuka, mi guardò curiosa «quali sono quelli negativi» spostai gli occhi dalla finestra a lei «per esempio tutti i giornalisti, i paparazzi e anche le storie false che raccontavano ai giornali, ho bisogno di una certa privacy» spostai il mio sguardo dietro la spalla di Aya.
Akito era lì, intento a ridere e a scherzare con gli altri, probabilmente si accorse del mio sguardo ma non si girò. Sospirai e tornai a guardare Aya «credo che quegli positivi siano captabili ma non me la sento di tornare a recitare» ritornai a guardare fuori dalla finestra.
Hisae assottigliò gli occhi e mi guardò per molti secondi «il fatto che Akito ti abbia lasciata, non significa che devi smettere di vivere.
La vita va avanti, i ragazzi vanno e vengono ma non devi deprimerti ogni volta. Perciò, tu stasera verrai e non voglio sentire discussioni.» Mi ammutolì immediatamente, quelle parole fecero male e, anche se mi costava ammetterlo, era la verità.
***
Non so come ma arrivai sana e salva all'ultima ora, non facevo altro che guardare Akito, per questo non seguii nemmeno una lezione. Ne avrei risentito sicuramente in futuro ma non ora. Le ragazze stavano ancora parlando di stasera e, mettendo tutto in borsa, le dileguai velocemente.
Diedi un ultima occhiata ad Akito, niente.
Ferita, uscii dalla classe e presi a camminare lentamente per i corridoi. Non so quanto tempo passò ma fu sufficiente a farmi arrivare un ragazzino di primo anno addosso, facendomi cadere con il sedere a terra e mandando il mio zaino da zio Ade «ehi, stai più attento» ma era ormai troppo lontano per sentirmi.
Mi girai verso la mia cartella aperta, fogli, penne e libri erano sparpagliati a terra «dannazione» imprecai e cominciai a raccogliere tutto. Fu davvero difficile, considerato che erano finiti abbastanza lontano e che ero rimasta da sola.
Era ingiusto. Piagnucolai tra me e me, cercando di prendere una penna, quando vidi delle scarpe nere che si stavano avvicinando e un foglio vicino la punta del mio naso.
Ti prego, ti prego....alzai lo sguardo e lo vidi. Mi stava guardando senza espressione e aveva i miei appunti di anatomia in mano. Non riuscii a distogliere lo sguardo da Akito e quasi gli piansi in faccia.
Chiusi gli occhi ed ispirai, non ora...
Prendendogli i fogli tra le mani, mi alzai in piedi e distolsi lo sguardo «grazie...» mormorai, prendendo la cartella e girando i tacchi, il più veloce possibile. Il cuore mi batteva all'impazzata e non gli lasciai dire nulla, troppo agitata per farlo.
Ti prego, se proprio mi ami, perdonami.
***
Tornata a casa, decisi di andare alla festa di Hisae, sarebbe stata tra due ore ma proprio come dicevano tutti, non dovevo buttarmi giù. Magari prima dovevo affrontare Akito.....forse.
Non dovevo pensarci.
Avevo esattamente due ore per prepararmi e andare a casa di Fuka, per poi partire tutti da lì. E lenta come sono.....
Feci velocemente doccia e shampoo e mi precipitai verso l'armadio, detestavo dirlo ma ci metterò un'ora di tempo solo per decidere cosa mettere
Cosa metto? Questo vestitino nero oppure questi pantaloncini di Jeans con questa T-shirt?
In questi casi Whatsapp è la cura, mi chiedo perché abbiamo un gruppo "Emergenza Vestiti"? Ovviamente l'idea è stata di Aya che, conoscendomi, sa delle mie "Emergenza Vestiti"
"Ragazze sono indecisa, cosa devo mettere?"
"Come al tuo solito, Sana"- Hisae non ci mise nemmeno un minuto a rispondere
"Sei sempre la solita"- dice Fuka.
"Non cambierai mai"- dice Aya.
"Grazie ragazze😑😑😑😑".
"😈😈😈😈😈"- questa è Fuka
"Comunque vediamo, manda le foto!"
Non rispondo e direttamente scatto le foto
"Allora io sto mettendo un vestito"- questa è Hisae
"Io insieme al mio cioccolatino stiamo mettendo un pantalone e una t-shirt abbinata"
"Scusa Sana ma tu non avevi quel tubino nero?"- Menomale che ho Fuka
"Hai ragione, metterò quello! Abbinato a delle zeppe"
"Ah se non ci fossi io"
"Il mondo sarebbe migliore 😇😇"- rispondo io
"😂😂😂😂😂"- Aya e Hisae
"Grazie mille Sana 😡"
"Comunque sia, grazie Fuka 😁"
Dovevo ammetterlo, non saprei cosa fare senza di loro e in più ho anche un debole per le emoji!
***
«Ciao Sana» mi salutò Tsuyoshi, tenendo la mano al suo "cioccolatino" «ciao Tsu, ciao Aya» saluto io, l'educazione prima di tutto.
Rido al mio stesso pensiero e guardo Tsuyoshi, mi sembra nervoso, lo guardo interrogativa ma lui evita il mio sguardo, fissando Aya «senti Sana, abbiamo un problema» e quando mai, avrei voluto dire ma lo feci continuare «spara» risposi, piuttosto irritata.
«Hisae, Shinichi e Fuka vengono con me, non abbiamo spazio, quindi tu dovresti andare con Akito» e ti pareva. Lo guardai male, ottimo, volevano la mia morte «io non vado con questo troglodita» dissi e tutti mi fissarono sbalorditi, beh, onestamente l'avrei fatto anch'io.
Da dove proveniva tutto questo coraggio? Due ore prima avrei supplicato tutti a farmi andare con lui, cosa che avrei volentieri fatto, a costo di perdere la dignità e adesso stavo qui a insultarlo a caso «chi sarebbe il troglodita?» balzò una voce dietro di me.
Mi si rizzarono i peli delle braccia ma non mi voltai e nemmeno gli risposi «sempre educata, vero, Kurata?» da quando eravamo tornati a chiamarci per cognome? «Non possiamo dire lo stesso di te» dissi solo, sentivo la tensione nell'aria e questo non mi piacque, per niente.
Aya e tutti ci guardarono, contenti, arrabbiati? Non sapevo definirlo. «Dai ragazzi, non litigate. Sana, fai uno sforzo» disse Tsu supplicandomi, lo so che l'avevano fatto apposta.
Sospirai «farò uno sforzo» tanto avrebbero vinto comunque loro.
Akito mi fissò mentre ero intenta a salutare tutti, augurando di non morire e di rivederci dopo.
Non so se questa cosa mi fece piacere o meno, in ogni caso lo raggiunsi, impassibile.
Quando mi posizionai davanti a lui, si spostò il ciuffo biondo indietro e un piacevole -ma insopportabile- odore di colonia maschile, mi arrivò alle narici.
Alzai gli occhi per guardarlo, è incredibile come mi fossi scordata la sua maestosa altezza.
«Cerca di non cadere dalla moto» disse soltanto, voltandosi e passandomi un casco.
Lo fulminai con lo sguardo e mi posizionai il casco in testa, cercando di allacciarmi i gancetti «non sono scema e poi non è la prima volta che salgo su questo affare» sbuffai.
Lui si girò a guardarmi, gli occhi che tanto amavo divertiti e le sopracciglia corrucciate «questo affare si chiama moto» si lamentò «so anche questo» risposi.
Il mio cuore perse un battito e le lacrime minacciarono di uscirmi, oh diamine, ma da quando ero diventata Bella di Twilight? Non ero un tipo che si piangeva addosso -forse- e non lo farò adesso.
Akito si avvicinò a me ed io non riuscì a spostare il mio sguardo dal suo, vorrei corrergli addosso, abbracciarlo, baciarlo e dirgli che mi dispiace. Ma era impossibile e, avvicinandosi con le mani tese, mi tolse le dita dai gancetti del casco «stupida imbranata, lascia fare a me.»
Lo fulminai nuovamente con lo sguardo ma mi lasciai allacciare il casco, era patetico dire che anche un suo lieve tocco mi bastava? «Ecco fatto» esclamò, salendo sopra la moto.
Lo seguii a ruota «avrei potuto farlo anche da sola.»
«Si, come no» nel suo tono, sentì una risatina che mi fece sciogliere il cuore.
***
[Akito]
«Ce ne avete messo di tempo....» si lamentò Tsuyoshi, sempre tenendo per mano la sua ragazza «lo pensi anche tu bocconcino?» Aya, di fianco a lui, annuii.
Oh per favore, mi facevano vomitare «è colpa sua» rispose Sana, indicandomi.
Alzai gli occhi al cielo «di chiunque sia la colpa, non mi interessa. Siamo ad una festa, divertiamoci!» urlò Hisae e Gomi mi cinse il collo con un braccio «dai amico, non farti pregare.»
Spostai lo sguardo verso Sana, non facevo altro che guardarla ultimamente.
Stavo tremendamente male da quando lei aveva deciso di chiudere e lasciarmi da solo.
Così male che avevo passato giorni a mantenere la calma e a non spaccare tutto.
«Scusami ma hai invitato tutta l'università?» domandò Sana a Hisae, guardandosi intorno.
Hisae annuì «una star, è una star» alzando gli occhi al cielo, mi tolsi Gomi di dosso, vedendo un ragazzo avvicinarsi alla mia ragazza.
Anche se ormai potevo definirla come ex ragazza.
Gomi fece un volo di almeno tre metri e, raggiunto da Hisae, si allontanò.
«Ehi, ciao Sana» salutò il ragazzo, alto, moro, occhi verdi e un fisico impostato.
Mh, niente male ma non era me.
E poi, la faccia non mi era nuova «scusa...tu saresti?» domandò Sana, cercando di essere più educata possibile.
Lui le sorrise ed io sentì il mio stomaco contrarsi, se io stavo impazzendo vedendola parlare con uno sconosciuto, come l'aveva presa lei guardandomi baciare un'altra?
E in quel momento, in quella stanza, in quel ronzio, mi sentì un bastardo.
«Un tuo compagno di corso» rispose il tipo ma Sana scosse nuovamente la testa.
Ecco perché aveva una faccia familiare «mi dispiace, non mi interessi e non so chi tu sia» mise in chiaro ed io sorrisi.
Brava la mia ragazza.
Lui però non si diede per vinto e, mentre lei sì giro per andarsene, la raggiunse prendendole il polso.
Partì senza nemmeno pensarci e, togliendogli la mano dall'arto della ragazza, mi misi davanti a lei come scudo «ehi amico, vacci piano» dissi, apparentemente calmo, anche se in realtà stavo fremendo.
Lo fulminai con lo sguardo e lui alzò le mani in segno di resa «scusa amico, non sapevo stesse ancora con te» si scusò, spaventato.
Sorrisi furbo «fila via» ringhiai e lui non se lo fece ripetere due volte.
Sana stette zitta e, girando la testa verso di lei, la vidi rossa come un peperone «devi smetterla di venirmi a soccorrere, so cavarmela da sola!» quelle parole mi ferirono, non si accontentava mai.
Mi girai completamente e la mia altezza la sovrastò, rendendola piccola piccola sotto il mio sguardo «un grazie basterebbe» lei mi guardò ferita e si morse il labbro, gli occhi lucidi e lo sguardo sicuro rivolto verso di me «non ti ringrazierò mai per essere così stronzo ed egoista» disse poi, dandomi una spallata, -che per lei era un colpo al fianco- e andandosene via.
Aveva ragione, ero uno stronzo ed egoista solo per le cose che mi appartenevano.
~capitolo corretto il 22/09/19~
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