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Mise tutto sotto il materasso, tiró fuori il grosso pugno di banconote e li contó veloce. Quella sera c'era più gente del solito, si doveva essere espansa la voce di cosa faceva avere.
Suo fratello gli aveva consegnato una piccola e semplice bustina, ma era bravo nel dosare le cose ed era riuscito ad arrivare alla fine del mese, e con quello che aveva guadagnato era riuscito a comprare altra roba, sempre di più, fino ad aumentare le dosi da vendere.
Era riuscito a fare girare il suo nome, sperava solo che non arrivasse fino alle orecchie di suo padre. Non sapeva se lo avrebbe fermato o altro, ma preferiva non preoccuparsene troppo e continuava a vendere e mettere da parte i soldi per il futuro.
Finito di contare i soldi, li nasconse dentro una calza e poi lo mise dentro l'armadio. Si cambiò, si mise sotto le coperte, controllò l'ora e poi chiuse gli occhi.
Due ore dopo suonó la sveglia e prontamente lui lo spense. Si alzò, il bagno era sempre libero a quell'ora, sua madre e sua nonna dormivano sempre fino alle 9. Si diede una sistemata, poi scese in cucina per preparare la colazione. Era una cosa che aveva iniziato a fare la prima notte che era uscito di casa per vedere la roba. Si concedeva sempre due ore di sonno e poi si svegliava, preparava la colazione e faceva trovare tutto in camera delle due donne.
Non si era mai visto sul suo volto segni di stanchezza, non lo si sentiva uscire né entrare. Aveva capito che dopo mezzanotte le due donne cadevano in un sonno profondo, e aveva imparato anche che a quell'ora la gente usciva in cerca di qualcosa per farsi male o dimenticare i propri problemi.
La prima volta aveva un pó di paura, non sapeva esattamente quello che stava facendo. Non sapeva come avvicinare le persone, si era limitato a stare in un angolo in attesa che succedesse qualcosa. Nel giro di dieci minuti si era avvicinato un uomo di mezz'età per avere un pó di roba. Si era avviato tutta una serie di azioni che poi lo portarono in quel parco, quello stesso pomeriggio.
Non aveva voglia di stare a casa e quindi nel pomeriggio era uscito da solo per un giretto. Non era un parco qualsiasi quello. Tutte le domeniche mattine passavano molto tempo lì, tutti insieme. Era un momento in cui stavano in pace, senza tensione tra i suoi genitori.
Si mettevano sempre in un angolo vuoto, sua madre stendeva la tovaglia e tirava fuori il cibo, mentre loro giocavano al piccolo laghetto.
Non gli piaceva perdersi nel passato, era qualcosa che odiava, ma sembrava che qualcosa lo spingesse a farlo. E lo odiava.
Per non pensarci più, iniziò a guardarsi intorno. Non c'era molta gente ed era normale alle 13:15. Molti era ancora a scuola, luogo che lui aveva deciso di abbandonare in parte per non essere trovato da suo padre.
Ma sembrava che altri avevano deciso che la scuola non era il posto giusto dove passare la giornata. C'era un gruppo di tre ragazzi, non molto nascosti, c'era un cespuglio che non gli permetteva di vedere in viso il terzo ragazzo, ma dall'atteggiamento dei due sembrava braccato.
Uno alzò il braccio, poté capire che aveva tirato un pugno al ragazzo nascosto e questo cadde a terra. Qualcosa di istintivo lo spinse ad alzarsi e correre verso di loro. Erano pronti a colpirlo di nuovo.
Due contro uno. Molto corretto come cosa.
Riuscì a bloccare in aria i loro pugni. I due si voltarono verso di lui.
-Che cosa vuoi?
-Andatevene subito, prima che chiami i miei uomini.
I due risero.
-I tuoi uomini? Chi saresti scusa?
Li guardò con sfida, ma allo stesso tempo i suoi occhi erano privi di qualche traccia di sentimento.
-Christopher Vélez.- i due si congelarono sul posto-Vi dice qualcosa?
-C'è ne andiamo subito.
I due velocemente se ne andarono. Porse la mano al ragazzo, ancora a terra. Lui accettò l'aiuto.
-Stai bene?- gli chiese
-Si. Grazie per avermi aiutato.
Lo osservò. Non era vestito molto bene, era un pò trasandato e dal suo viso poteva capire che aveva fame.
-Come ti chiami?
-Zabdiel.
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