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II. LIGHTS

\ - 12 giorni \

don't be scared
I'm right here
and what is fear when no one knows what comes next?

▶️Scared, Jeremy Zucker


Non ho mai amato particolarmente le feste, eccetto per l'alcool spesso gratis.

Troppa confusione, troppa gente, troppi chiacchiericci, troppi argomenti sfiorati e mai approfonditi, troppe parole buttate lì solo perché le circostanze lo dettano. Troppa superficialità, in generale.

E nemmeno questa festa è diversa.

Forse la casa è più grande di quelle che frequento di solito, forse ci sono più invitati, forse c'è addirittura più alcool, ma non per questo mi sento più a mio agio.

Charles e il suo compagno di squadra Carlos hanno pensato bene di trascinarmi a questa festa gigantesca, per poi volatilizzarsi per andare a discutere di affari con un rappresentante di qualche sponsor. Mi avevano promesso che sarebbero tornati nel giro di quindici minuti, ma di quarti d'ora ne sono già passati tre e di loro non c'è traccia.

Rintanata nel mio angolino, sorseggio il terzo cocktail della serata mentre osservo passivamente il via vai di gente che mi scorre davanti, notando di tanto in tanto qualche volto conosciuto, ma che non definirei famigliare.

In mezzo a quella massa di persone, però, spicca un ragazzo, l'unico che potrei definire davvero famigliare, alla cui sola vista il mio cuore salta un battito. Quando mi nota, sfoggia un sorriso smagliante, per poi ricoprire la distanza tra di noi con soli tre lunghi passi.

<<Sorellina! Credevo che odiassi le feste, chi ti ha costretta a venirci?>>mi saluta, strappandomi di mano il cocktail e bevendone un sorso, per poi abbracciarmi goffamente.

<<Non sono affari tuoi.>>rispondo, gelida, senza muovere un muscolo.<<Tu invece perché sei qui? È una festa troppo tranquilla per te.>>asserisco, con estrema compostezza.

<<La prima domanda l'ho fatta io, quindi rispondi tu.>>mi punzecchia lui, sapendo perfettamente che questo suo comportamento mi irrita, e non poco.

<<Sei insopportabile come sempre, Gabriel.>>commento, chiamandolo appositamente col suo nome per intero, sapendo che questo gli dà parecchio fastidio. Per aumentare la sensazione di disagio in lui, mi riprendendo il cocktail e ne bevo un altro sorso, guardandolo intensamente negli occhi.

<<E dai Kiki, dopo sei mesi che non ci vediamo dovrei esserti mancato almeno un po'.>>mi dice, circondandomi le spalle con un braccio per avvicinarsi di più e sussurrarmi:<<Tu mi sei mancata molto.>>

<<Non chiamarmi Kiki, e smettila di toccarmi.>>protesto, abbassando una spalla per far si che il suo braccio cada e finisca nello spazio che intercorre tra i nostri corpi, esattamente dov'era prima.<<E comunque stavo meravigliosamente senza di te.>>

<<Mi sa che d'ora in poi ci vedremo molto più spesso, per la tua immensa gioia.>>annuncia lui, con un sorriso entusiasta che non prevede mai niente di positivo.

Aggrotto le sopracciglia, osservandolo confusa.<<Perché?>>chiedo, ma prima che Gabriel possa dire qualsiasi cosa, Charles e Carlos mi affiancano e il primo mi passa un braccio attorno alle spalle, esattamente come ha fatto poco fa mio fratello.

<<Eccoci! Scusa il ritardo, gli sponsor hanno deciso di improvvisare una mega riunione e siamo riusciti a liberarcene solo ora.>>spiega Carlos, sorridendomi mentre Charles annuisce, in accordo con ciò che ha detto il compagno di squadra. Poco dopo il loro sguardo scivola via da me e si sofferma sul ragazzo riccio al mio fianco, che guarda entrambi con occhi sbarrati.

<<Chi è?>>mi sussurra Charles all'orecchio, così piano che se non fosse stato tanto vicino dubito che l'avrei sentito.

<<Charles e Carlos. Mio fratello Gabriel.>>li presento con aria scocciata, indicandoli uno per uno man mano che li nomino.

Carlos e Gabriel si stringono la mano, entrambi felici di fare la conoscenza dell'altro, mentre Charles esita per mormorarmi ancora:<<Non mi hai mai detto che hai un fratello.>>

Non so in che modo, ma Gabriel riesce a sentire la sua frase, e prontamente ribatte:<<Sorellina, non dirmi che hai tenuto nascosto il mio incredibile fascino ai tuoi amici. Così mi offendi.>>

<<Piantala Gabriel.>>lo ammonisco, lanciandogli un'occhiataccia.

Lui sbuffa fingendosi indispettito, poi si scusa con Charles e Carlos e torna dai suoi amici, che lo accolgono con numerose pacche sulla schiena, altalenando lo sguardo da lui a noi e ridendo fragorosamente, tanto che li sentiamo perfino noi da qui nonostante l'assordante musica.

<<Possiamo parlare?>>domanda Charles, e il suo viso è talmente vicino al mio che riesco addirittura a sezionare le diverse sfumature di colore presenti nei suoi occhi.

Annuisco, ma non ho nemmeno il tempo di abbandonare su un tavolo il bicchiere del cocktail ormai vuoto che Charles mi afferra per il polso e mi trascina in una stanza al piano di sopra, sbattendone la porta quando siamo entrambi dentro.

La camera è palesemente arredata per le avventure di una notte, con un enorme letto matrimoniale appoggiato contro il muro e ricoperto da lenzuola nuove di colore bordeaux. I muri sono dipinti di grigio e di bianco panna e mi infondono un inspiegabile senso di neutralità, che contrasta nettamente con i nostri attuali stati d'animo. Dalla porta semi-aperta che dà sul terrazzo arriva una brezza fresca, che agita i lunghi tendoni di stoffa color champagne.

<<Cos'è questa storia?>>sbotta Charles, allargando le braccia con esasperazione.

<<Nemmeno a me fa piacere rivederlo.>>commento con sprezzo, incrociando le braccia al petto e cercando in ogni modo di evitare il suo sguardo.

<<Rivederlo è diverso da sapere della sua esistenza per la prima volta!>>esclama impetuosamente. Ma poi, accorgendosi che ha alzato un po' troppo il tono, aggiunge a voce più bassa:<<Perché non me ne hai mai parlato?>>

<<Non pensavo che saremmo mai arrivati a questo.>>rispondo semplicemente, ma lui non demorde. Anzi continua a fissarmi severamente, un sopracciglio sollevato e il piede che batte nervosamente per terra.<<Dopo sei mesi che non ci parlavamo, stasera ha fatto il carino e mi ha detto che gli sono mancata e stronzate simili. Avevo voglia di prenderlo a sberle.>>aggiungo quindi, sperando che questo gli basti. Ovviamente, non è così.

<<Cos'è successo tra di voi?>>cerca infatti di approfondire Charles, con fare più preoccupato che curioso.

Scuoto la testa, negandogli la possibilità di immergersi nel mio passato. Quest'ultimo è un oceano oscuro e profondo e ricco di insidie e demoni, da cui ho faticato molto ad uscire illesa. Che poi, a dir la verità, porto tuttora i segni delle cicatrici dentro di me.

Charles si avvicina piano, con una cautela e una delicatezza mai viste prima in lui, e quando parla, anche il suo tono di voce è vellutato e morbido come seta:<<Sai che con me puoi parlarne.>>

<<Non voglio annoiarti.>>butto lì come scusa, ma, a giudicare dal sorrisino che Charles mi rivolge, non ci è cascato.

<<Smettila di nasconderti, Rach. Parliamo da adulti per una volta.>>mormora infatti quest'ultimo, avvicinandosi ancora fino a sfiorarmi il petto con il suo.

<<Charles, davvero, non ci provare.>>

<<A far cosa?>>

<<Ad entrare nella mia vita. Ti farai male.>>

Charles scuote la testa e afferma con dolcezza:<<Ormai ci sono già dentro fino al collo. Se soffri tu, soffro anch'io.>>

<<È proprio questo che non voglio.>>insisto, cercando di allontanarlo dal mio mondo, dalle mie paure, da me.

<<Rach, sai anche tu che ormai è troppo tardi.>>

In fondo so che ha ragione.

Sono perfettamente consapevole che ormai entrambi siamo troppo coinvolti, a differenza di quanto volessimo quando ci siamo conosciuti, e so anche che non c'è la minima possibilità che uno dei due non si faccia male. Finora ci siamo già feriti abbastanza, eppure ho la netta sensazione che il peggio debba ancora arrivare.

Tuttavia lascio andare un lungo sospiro prima di iniziare a raccontare una porzione della mia storia, avendo ormai capito di non avere più altra scelta.<<Mio padre è stato gravemente malato per anni, finché sei mesi fa è mancato. Durante la malattia, sono sempre stata io a prendermi cura di papà, mentre Gabriel diceva che doveva portare avanti la sua carriera, e che stando a Monaco non si sarebbe dedicato appieno al suo lavoro. Ma anch'io stavo preparando la laurea nel frattempo, e credimi che non è una cosa da niente.>>spiego, e negli occhi di Charles il sentimento prevaricante che leggo è la pietà.

Notando quest'ultimo dettaglio, scuoto la testa dicendo:<<Non guardarmi con quegli occhi pietosi, sinceramente non mi pento di essere stata accanto a mio padre. Sono soltanto incazzata con mio fratello, perché gli ho chiesto più volte di aiutarmi con papà, ma lui mi ha sempre detto che aveva altri impegni o che era dall'altra parte del mondo. E indovina quando si è presentato?>>

<<Quando è mancato?>>chiede Charles, ed io annuisco per confermare che la sua supposizione è corretta.

<<Ha firmato tutti i documenti della cospicua eredità, dal primo all'ultimo, e si è anche offerto spontaneamente di pagare il funerale. Dopodiché è di nuovo scomparso, lasciandomi sola a gestire tutte le proprietà di mio padre.>>concludo, sentendo il sangue ribollirmi nelle vene dalla rabbia risvegliata da questo discorso.

Charles sospira, evidentemente scosso e sbalordito dal mio racconto, ma allo stesso tempo felice che io mi sia aperta in questo modo trasparente e spontaneo con lui.<<A quanto pare il viso è l'unica cosa bella che ha.>>commenta con un sorriso, cercando di smorzare la tensione.

Sogghigno, non potendo che essere d'accordo con la sua affermazione.<<Anche le sue macchine fotografiche non sono male.>>

<<Fa il fotografo?>>chiede conferma Charles, ed io annuisco.

Il silenzio riempie la stanza per i successivi minuti, durante i quali ognuno è immerso nei propri pensieri.

Mi risulta impressionante la facilità con cui ho rivelato a Charles tutti questi dettagli sulla mia vita privata, riponendo la più totale e sincera fiducia nei suoi confronti.

Non avevo mai raccontato dell'esistenza di mio fratello a nessuno prima d'ora, nemmeno a Isabelle, semplicemente perché sentivo la necessità di estraniarlo il più possibile dalla mia vita. Ma purtroppo, come lui stesso mi ha preannunciato, questo suo improvviso ritorno può portare automaticamente ad un riavvicinamento tra di noi. Cosa che disapprovo completamente, ma a giudicare dalla sua frase di prima le cose andranno diversamente da come vorrei.

<<Torniamo da Carlos?>>mi propone Charles, ricoprendo la minima distanza che intercorre tra di noi. Annuisco, poi gli afferro la mano e usciamo insieme dalla stanza.

Stiamo camminando mano nella mano attraverso il lungo corridoio, quando lui mormora:<<Grazie>>

<<Di cosa?>>chiedo, realmente confusa.

<<Di averne parlato con me. Non mi aspettavo che lo facessi, ma mi ha fatto piacere.>>

Sorrido, appoggiando l'altra mano sul suo avambraccio e la testa sulla sua spalla. Le sue labbra si posano delicatamente tra i miei capelli, lasciandoci un dolce bacio che entrambi cerchiamo di far durare il più possibile.

Arrivati al piano di sotto, troviamo Carlos impegnato in una partita di beer pong con niente meno che mio fratello e i suoi amici. Fortunatamente, Gabriel e Carlos sono nelle squadre opposte, quindi a me e Charles è sufficiente rintanarci in un angolino della sala, dal quale siamo vicini allo spagnolo ma invisibili alla squadra avversaria, per sfuggire allo sguardo di mio fratello.

Di tanto in tanto, Carlos guarda nella nostra direzione, ammiccando quando azzecca il tiro e facendo strane smorfie quando invece lo sbaglia, ma facendoci ridere in entrambi i casi.

Per tutta la durata di quel match improvvisato, l'atmosfera rimane piacevole e pacifica, e gli amici di Gabriel si dimostrano tutto sommato simpatici. Quando lodano mio fratello io mi limito a guardare Charles, che a sua volta mi osserva con fare complice, come se stessimo pensando la stessa identica cosa. E ho l'impressione che sia proprio così.

<<Esco a fumare.>>avviso Charles quando ormai la partita è agli sgoccioli, e lui mi appoggia una mano sul fianco mentre mi domanda:<<Vuoi che ti accompagni?>>

Scuoto il capo, sfoggiando un sorriso e accarezzandogli la spalla.<<Torno subito.>>

Mi allontano da lui e mi faccio largo a gomitate tra la gente che balla in pista, cosa che mi viene anche abbastanza facile considerando che la maggior parte dei presenti è ubriaca e la loro stabilità è già precaria di per sé. Le luci colorate mi illuminano la via, per poi cedere il ruolo ai lampioni posti sull'arco di mattoni rivestito di dipinti che ricopre il terrazzo.

Raggiunto quest'ultimo, appoggio i gomiti sulla ringhiera di marmo e mi accendo una sigaretta, perdendomi ad osservare le luci della città che brillano sotto di me.

Mi ricordo quando io e Gabriel, da adolescenti, passavamo notti intere ad osservarle e paragonarle alle vite umane. Mentre qualcuna si accende, qualcun'altra si spegne, invece altre brillano fioche, in attesa di illuminarsi di più o scomparire definitivamente.

Questo luogo è talmente bello da farmi immergere totalmente nei ricordi, ma questo mio viaggio nel passato viene smorzato da mio fratello che mi affianca e si mette nella mia stessa posizione, silenziosamente.

<<Che bella serata.>>commenta solo dopo qualche minuto, col naso all'insù.<<Ti ricordi quando da giovani guardavamo ogni sera le luci di Monaco? Ci coricavamo sul telo mare di mamma e cercavamo di contarle, ma finivamo per addormentarci entrambi prima di arrivare a cento.>>aggiunge poi, come se mi avesse letto nel pensiero.

<<E poi te ne sei andato senza dirmelo.>>controbatto, facendo un tiro nervoso dalla sigaretta.

<<Lo sai anche tu che se te l'avessi detto non mi avresti lasciato andare.>>mi ricorda lui, ed io non posso che dargli ragione. Non a parole ovviamente, riguardo al parlare mi limito semplicemente a non farlo. Gli unici rumori che sentiamo sono il crepitio della sigaretta ogni volta che ne prendo un tiro e la musica della festa, che però ci arriva distante, essendo dentro casa.

<<Kiki, ti devo delle scuse.>>esordisce lui, smorzando quel piacevole silenzio che pervadeva l'ambiente.<<Quando ne avevi bisogno non ti sono stato vicino, e me ne pento ogni giorno. Ma ora sono tornato e possiamo far funzionare le cose, possiamo recuperare il rapporto che avevamo.>>

<<Non tornerà come prima.>>affermo semplicemente, la voce monocorde e apatica. Non voglio addentrarmi in questo discorso, non ora, non ad una festa in cui dovrei pensare solo a divertirmi.

Ammetto che vorrei che il nostro rapporto migliorasse, che ci riavvicinassimo, ma dopo tutto ciò che ha fatto non posso perdonarlo con delle semplici scuse. In passato mi ha arrecato dolore, e non si è nemmeno curato di chiudermi le ferite. Anzi, ha continuato la sua vita come se non mi avesse piantata in asso nel momento più intricato e arduo della mia vita, e adesso mi viene incredibilmente difficile perdonarlo.

<<Potremmo provarci. Ti immagini come sarebbe bello cenare insieme mentre guardiamo quei programmi culinari che ti piacevano tanto? Oppure potremmo fare un pic nic al parco con pizza e caramelle, come amavi fare.>>dice, e a quelle parole esaurisco di botto la pazienza.

<<Mi hai fatto odiare tutto ciò che mi piaceva, perché ogni cosa mi ricordava te.>>sbotto improvvisamente, girandomi di scatto nella sua direzione e fissandolo dritto negli occhi. Mi sembra di intravedere uno sprazzo di malinconia mista a senso di colpa al loro interno, ma non me ne curo e proseguo imperterrita:<<Non mi siedo più sulle panchine a bordo strada perché sento la tua mancanza al mio fianco. Non mangio più in quel ristorante di Beausoleil in cui ci piaceva andare perché non ci sei tu che metti troppo sciroppo d'acero sulle crêpes. Non giro più in bici per le strade di Monaco perché se mi volto indietro non ti trovo. Tutto questo non lo faccio più per colpa tua, solo tua!>>

<<Kiki ehi, calmati.>>mi dice, ed è talmente tanta la foga con cui quelle parole si sono riversate fuori dalla mia bocca che mi getto su di lui e lo abbraccio forte, al solo scopo di reggermi in piedi. Lui mi accarezza la nuca lentamente e mi sussurra:<<Ora sono tornato, potremo rifare tutto quello che hai detto. Sarà come ai vecchi tempi.>>

<<Sarà davvero così?>>domando ingenuamente contro il tessuto della giacca che gli fascia la spalla, ormai senza forze.

<<Si Kiki, non ti lascerò più. Sarà tutto come prima, te lo prometto.>>

Ma un mio difetto è proprio quello di non credere nelle promesse, e raramente finisco per avere torto.

⚡️⚡️⚡️

Ebbene si, siamo tornati ai capitoli prima dell'incidente, giusto per confondervi ancora di più :)
In questa parte esploriamo più a fondo il rapporto che lega (o meglio, legava) Rachel e suo fratello Gabriel, oltre che a scoprire alcuni aspetti del suo carattere e del passato che li accomuna.
Poi, finalmente, vediamo che Rach si è aperta un po' di più con Charles, perché dai, una gioia ogni tanto se la merita pure lui poverino. Con tutte le protagoniste che gli metto affianco, sarà presto ricoverato per esaurimento nervoso.
Ma noi in fondo queste protagoniste le amiamo lo stesso, in tutti i loro aspetti e pregi e difetti.
Vi ricordo, come al solito, di passare su insta (@gonely46_wattpad) per tante cosucce belle. Love youuuu

Your Gonely💓

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