tentazioni
Capitolo 1
Apro gli occhi, infastidito dalla luce che filtrava dalla finestra, da quel che sembra dev' essere piuttosto tardi, ma non ci faccio molto caso.
Mi stiracchio sentendo tutto il corpo intorpidito e cerco di tirarmi su, ancora assonnato, finisco però a gambe all'aria nella trappola mortale delle lenzuola e mi rialzo massaggiandomi il didietro borbottando maledizioni sottovoce
quando un lampo mi attraversa la mente e mi ricordo perché mi sento il corpo intorpidito e dolorante e mi congelo sul posto.
Oh. no.
Mi riscuoto e cerco di fare mente locale:
La battaglia a Gaugamela... La nostra vittoria... I festeggiamenti... E improvvisamente tutto si fa più offuscato, mi ricordo solo le nostre bocche unite in un bacio famelico, le nostre vesti a terra e i nostri corpi nudi che si rotolavano nel letto in preda al piacere, poi più nulla. La mia mente inizia a vorticare e l'ansia inizia a invadermi quando se n'è andato? Si è pentito? O forse sono io che non gli sono piaciuto? Adesso la nostra amicizia sarà rovinata? Mi odierà? Mi passo una mano tra i capelli e decido di darmi un contegno, non mi farò prendere dal panico per una cosa così piccola, sono un generale per gli dei! E non mi farò certo abbattere da una simile sciocchezza!
Con questa convinzione in testa mi faccio preparare un bagno caldo da Briseide, la mia ancella personale, e, quando inizia a massaggiarmi la pelle con gli oli profumati, sento finalmente i muscoli rilassarsi, così chiudo gli occhi e mi lascio andare totalmente alle carezze del suo tocco.
Dopo avermi asciugato con cura Briseide mi fa indossare una tunica pulita, bianca con dei ricami in oro, una delle mie preferite. Quando inizio a scendere per la riunione che si svolge dopo la fine di ogni battaglia, ho un piano, che non è proprio un piano degno di un generale, ma è pur sempre un piano, e il fatto di avere un qualcosa e meglio del fatto di non avere niente, così mi avvio verso la sala riunioni a passo leggero.
Appena entro la prima cosa che vedo è Peritas, che subito mi riconosce e mi viene incontro scodinzolando e cercando carezze, e non rimane deluso, mi è sempre piaciuto Peritas, mi ricorda Alessandro: pieno di forza ed energia sempre pronto ad entrare in azione e a correre nella mischia, o forse è per il fatto che abbia preso in antipatia l'enunco personale di Alessandro, Bagoas o qualcosa del genere, e ogni volta che lo vede gli ringhia addosso e il biondo è costretto ad allontanarlo.
Boh non so dire quale delle due.
Comunque sta di fatto che appena entro nella sala mi accoglie una voce glaciale
-sei in ritardo.
Rimango sorpreso dal suo tono, ma cerco di non darlo a vedere e rispondo con finta noncuranza
-mi sono svegliato tardi, scusa.
Avvicinandomi al mio posto mi rendo conto che non ho considerato un dettaglio, relativamente fastidioso, e rimango a fissare la sedia con uno sguardo truce, finché non sento qualcuno non si schiarisce la voce e mi affretto a sedermi spostandomi a disagio
-hai problemi a stare seduto
Sono stupefatto, l'ha detto sul serio? Sbatto le palpebre più volte cercando di capire se l'ha fatto apposta, così lo guardo in faccia, il suo volto è impassibile, uguale e freddo come prima, se non fosse per quella lampo che ha attraversato i suoi occhi e che io col tempo ho imparato a riconoscere.
Brutto figlio di buona donna
l'hai fatto apposta eh? Il mio piano era quello di fare finta di niente, ma se vuoi la guerra caro mio, avrai la guerra.
-nah sto benissimo, potrei cavalcare fino a Babilonia e ritorno.
Dico con un sorriso innocente sulle labbra e vedo i suoi occhi inscurirsi, dentro di me rido al pensiero nonostante il dolore fastidioso che perseguita il mio povero fondoschiena da quella mattina, perché se alcuni punti della serata possono essere sfocati, una cosa che ricordo bene è che Alessandro non ha deluso le mie aspettative e anzi ricordo ancora i miei occhi allargarsi a quella vista così "imponente" diciamo. Mi ricordo però che quando sta mattina mi sono svegliato, il posto accanto a me era vuoto e la cosa mi ha indispettito non poco, così decido di fargliela pesare in po'.
-sai, è un peccato che non ci fosse nessuno a svegliarmi sta mattina, sarei arrivato puntuale
Aggiungo guardandolo dritto negli occhi e lascio cadere per un attimo l'espressione da finto innocente lasciando trasparire il fastidio provocato dall' essermi svegliato solo, poi distolgo lo sguardo aspettando una reazione che però non arriva e la riunione comincia.
Mezz'ora dopo l'incontro finisce e Alessandro, che non mi ha più degnato di uno sguardo, ci congeda facendoci i complimenti per le nostre prestazioni in battaglia, ma mentre mi sto avviando verso la porta interrogandomi sull'utilità di questa riunione sento Alessandro richiamarmi e avvicinarsi, così, quando mi giro, me lo ritrovo ad un palmo dal naso.
-non mi provocare
-che stai dic-...
- dobbiamo fare finta di niente, io ho una moglie e ormai siamo adulti, ciò che è successo ieri è stato solo un errore causato dall'alcol
-non la pensavi allo stesso modo ieri sera mentre gridavi il mio nome...
Vedo le sue guance tingersi di rosa
- non capiterà più intesi?
Aggiunge, ma non sembra più molto convinto
Mi avvicino fino a sfiorargli l'orecchio con le labbra e gli sussurro:
-intesi.
Me ne vado senza guardarmi indietro, con ancora impressa nelle palpebre l'immagine delle sue guance diventare rosse.
Questa è ben lontana dall'essere l'ultima volta mio re.
CONTINA
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