solo te
Trama : ambientata sulla terrazza di Babilonia
COME SAREBBE DOVUTA FINIRE QUELLA SCENA!1!1!1
-resta con me sta sera Efestione.
Disse Alessandro guardandolo negli occhi, e Efestione, imbarazzato dalla richiesta dell'amico, abbassò lo sguardo arrossendo e volgendo poi lo sguardo allo schiavo Bagoa, intento a preparare un bagno, in una muta richiesta.
Alessandro, cogliendo suggerimento, velocemente disse:
-Vai Bagoa, ci penso io al bagno.
Lo schiavo, dopo un momento di esitazione annuì e abbandonò la stanza.
Efestione, sentendosi immediatamente più leggero, rivolse nuovamente lo sguardo al suo re, e lo vide recarsi sulla terrazza,
Subito si affrettò a seguirlo e si mise al suo fianco, ammirando la meravigliosa vista che la posizione del terrazzo concedeva.
[...]
-cosa sono io Efestione,
debole o divino?
Il moro non era proprio sicuro di come fossero arrivati a quel punto del discorso, ma quando si girò per incontrare gli occhi nocciola dell'altro,
li trovò così profondamente addolorati, che sentì i propri pizzicare e avrebbe soltanto voluto prendere il viso dell'altro e baciarlo per ore e ore, finché ogni minima traccia di tristezza non fosse scomparsa.
Dovette distogliere in fretta lo sguardo, prima di fare gesti affrettati.
Cosa che non sfuggì ad Alessandro, che mise dolcemente la mano a coppa sulla guancia dell'altro, costringendo quest'ultimo a guardarlo.
- ma una cosa la so , tu sei l'unico di cui mi fido veramente, l'unico che mi abbia sempre detto la verità.
Mi sei mancato Efestione
Sussurrò con gli occhi lucidi abbassando lo sguardo.
-io ho bisogno di te.
Aggiunse poi, incatenando di nuovo i suoi occhi in quelli blu del compagno.
Se Efestione in quel momento si sentiva come se non potesse più respirare, quando sentì ciò che aggiunse dopo credette di poter toccare il cielo con un dito.
-io amo te Efestione,
nessun altro.
Questo stato di massima felicità venne oscurato da una consapevolezza che gli fece voltare lo sguardo, e dovette sbattere più volte le palpebre per ricacciare indietro le lacrime che avevano appannato le sue iridi rendendole ancora più azzurre e disse:
-tieni ancora la testa così, piegata verso l'alto come quando eri bambino...
-no, ho smesso di farlo...
Lo interruppe il biondo con uno sguardo imbarazzato
-no, lo fai ancora,
come un cervo che ascolta nel vento,
Tu mi ferisci ancora Alessandro e hai gli occhi come nessun'altro.
Concluse io ragazzo con gli occhi chiari guardando l'altro con uno sguardo tenero.
-ti ferisco? Spiegami mio Efestione,in che modo ti ferisco?
Così rispose il biondo, con gli occhi nocciola carichi di preoccupazione
-oh Alessandro, tu non sai cosa procurano al mio cuore certe tue parole, tu affermi che ami solo me, ma io ho visto come ti guarda quello schiavo, Bagoa, e di come tu gli rivolgi sguardi che io desidererei fossero rivolti soltanto a me, o di come certe ballerine ti guardano come se volessero divorarti con gli occhi e tu non ti sottrai ai loro bollenti sguardi, o di sembra che ti piaccia baciare tutti tranne quello che lo desidererebbe di più, per non parlar...
Efestione non fece in tempo a finire di buttare fuori tutto ciò che aveva tenuto dentro per troppo tempo che venne zittito da delle labbra che premettero sulle sue un bacio delicato e leggero.
Durò giusto qualche secondo prima che Alessandro si staccasse e guardasse Efestione con la sua stessa espressione, gli occhi spalancati e le labbra socchiuse.
Passò ancora meno prima che Efestione si gettasse sulla bocca del biondo, che desiderava ardentemente fin dall'adolescenza, e che Alessandro portasse le sue mani sui fianchi del moro facendo una leggera pressione, che provocando scariche di scintille che pervasero tutto il corpo del giovane.
Il biondo si staccò giusto quel che bastava per dire:
- salta.
E Efestione si ritrovò in braccio ad Alessandro,che gli afferrava le cosce con le mani,
stringendogli le braccia intorno al collo e le gambe intorno alla vita.
Presto si ritrovò a inseguire la bocca del biondo mentre veniva adagiato sul letto con Alessandro ancora in piedi che lo guardava dall'alto.
-qualcuno è impaziente mi dicono.
Lo prese in giro con un ghigno il biondo, mentre si stendeva sopra ad Efestione, quest'ultimo non poté che zittirlo circondandogli il collo col le braccia e tirarlo giù in un bacio duro.
-ho aspettato troppo tempo.
Controbatté staccandosi soltanto un secondo e tornando subito ad esplorare la bocca dell'altro con la sua lingua, sapeva di carne e di vino.
Alessandro sorrise nel bacio e Efestione non poté fare a meno di ricambiare, ribaltando le posizioni e mettendosi a cavalcioni del biondo.
-dimmi un po' mio Alessandro cosa ti fa pensare che sono io quello che sta sotto?
Gli chiese con un sorrisetto furbo.
Alessandro lo guardò un secondo prima di avvolgergli le braccia alla vita e ribaltare ancora le posizioni.
-sono quasi sicuro che fosse Achille a stare sopra.
Rispose iniziando a lavorare con lentezza e maestria sul collo del moro, succhiando e baciando nei punti giusti, beandosi dei piccoli gemiti e dei sospiri che uscivano dalle sottili e rosee labbra dell'altro.
-per gli dei Alessandro, se era davvero così , a me va più che bene essere Patroclo.
Disse Efestione con la voce rotta dal piacere e Alessandro, soddisfatto della risposta, continuò la sua dolce tortura fino alla scapola, dove si fermò alzando lo sguardo come per chiedere il permesso.
-per favore...
Per Alessandro, sentire quelle parole pronunciate con voce spezzata e vedere quegli occhi blu, che lo avevano fatto innamorare, sembrare così distrutti, fu abbastanza e tolse velocemente la tunica del compagno, restando a fissare per qualche secondo il meraviglioso essere che in quel momento era proprio sotto di lui
-per gli dei, e tu hai chiamato me bello?
Sussurrò e ricominciò immediatamente il suo lavoro dal punto in cui si era fermato prima, iniziando a scendere verso i capezzoli e accogliendone uno nella bocca e succhiandolo finché non diventò turgido, e passando poi al secondo e riservandogli lo stesso trattamento.
Efestione, dal canto suo credeva di poter venire solamente così, grazie ai baci e ai morsi di Alessandro sul suo petto, ma quando il biondo si sporse per baciarlo sulle labbra e spinse in avanti il bacino facendo scontrare le loro durezze, cogliendo il moro di sorpresa, lo fece gemere senza ritegno.
Aristotele un giorno disse, riferendosi ai due ragazzi, che erano una sola anima che viveva in due corpi.
Quella notte le due anime che si erano amate di nascosto per così tanto tempo aiutandosi a vicenda e vivendo costantemente uno accanto all'altro, si fusero insieme in una sola persona, concedendosi completamente all'altro e chiedendosi come avessero fatto a vivere fino a quel momento senza la sensazione delle labbra dell'altro sulle proprie e le mani strette insieme, per suggellare una promessa che sarebbe durata nei secoli.
FINE
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