Capitolo 4
Mi alzai di scatto per seguirlo in cucina. Era incazzato nero e aveva tutte le ragioni per esserlo. Lo raggiunsi con la mia voce per cercare di calmarlo, di chiedergli scusa:
«Dean, ascolta, mi dispiace!» urlai cercando di farmi perdonare, ma quando arrivai in cucina, mi accolse con un'aria da funerale. Pregai Dio che non si sarebbe messo a sfasciare cose.
«Ti dispiace? Sul serio, Jules? Ti dispiace? È tutto quello che sai dire?». Stava trattenendo a fatica la rabbia e si sentiva lontano un miglio.
«Qualsiasi cosa io ti dica adesso non ti farà certo sentire meglio. E di sicuro non sbollirà la tua rabbia» dissi senza guardarlo negli occhi.
«Cristo santo, Jules, ma come cazzo hai fatto ad essere così incosciente? Lì fuori c'è un uomo a piede libero che vuole vederti morta e tu che fai? Gli servi l'occasione di prendersi ciò che vuole su un piatto d'argento? Ma che cazzo avevi nel cervello?» urlò con rabbia.
«Ascolta, io sono stata attenta. Non mi sono mai ficcata in posti isolati e ho cercato di stare sempre in mezzo alla gente. E poi sono solo tre fermate dal Wayford a dove lavora Rachel» risposi cercando di giustificarmi. Ma non sarebbe servito a niente.
«Ah, ti prego Jules, non fare l'innocente con me. Era pericoloso e tu lo sapevi. Mi hai mentito e ti sei messa nei guai. Mi meraviglio di come Rachel abbia appoggiato la tua idea assurda» fece sedendosi sul divano e provando a calmarsi.
«Lei non sapeva nulla. Infatti quando sono arrivata mi ha chiesto dove fossi. Si è arrabbiata anche lei e al ritorno mi ha accompagnata con la sua macchina». Andai a sedermi al suo fianco e provai a poggiargli una mano sulla gamba, ma lui si scansò e si alzò di nuovo allontanandosi da me.
«Io non riesco a credere che tu abbia fatto una cosa del genere. E se ti fosse successo qualcosa, eh? Ci hai pensato a questo?».
«In realtà io non ho pensato molto. Ho agito e basta» risposi alzandomi a mia volta per andargli incontro.
«Grandioso!» fece lui passandosi una mano tra i capelli.
«Dean, ascolta, mi dispiace. È che da quando sono tornata a casa dall'ospedale mi sento in trappola. Mi sembra di non avere più una vita mia. Non voglio vivere con la guardia del corpo!».
«Beh, se continui così, finirò per mettertela una guardia del corpo. Maledizione, Jules, come fai ad essere così stupida? Credi che io mi diverta a starti dietro come un cagnolino? Sono solo preoccupato per te. Sto cercando di proteggerti, lo capisci questo?» urlò di nuovo e poi respirò a fondo provando a tranquillizzarsi. Rimase qualche secondo zitto e poi riprese con tono dolce:
«Senti... mi dispiace che tu ti senta in gabbia, davvero. Capisco che vorresti tornare alla vita di prima e hai tutte le ragioni per sentirti oppressa. Ma quello che hai fatto oggi, Jules, è stato stupido e incosciente. E il fatto che tu voglia la libertà di prima non può essere una giustificazione».
«Lo so, Dean, lo so. Hai ragione, ho sbagliato. Ma andresti anche tu fuori di testa con un pazzo alle calcagna che ti vuole morto, un fidanzato e degli amici iperprotettivi e una madre che ti chiama a qualsiasi ora del giorno per sapere se sei ancora viva» dissi d'un fiato e capii che mi stavo alterando.
«Darei qualsiasi cosa per essere chiamato da mia madre a tutte le ore del giorno» fece lui triste. Cazzo... avevo perso una buona occasione per stare zitta.
«Dean, scusa, non volevo dire che...».
«Lascia perdere, non importa» fece lui andando a sedersi.
«Senti, possiamo solo dimenticare ciò che è successo e andare avanti? Non voglio litigare con te» dissi andando a sedermi accanto a lui. Era come imbambolato, stava pensando a qualcosa.
«Cazzo... ecco di chi era quel messaggio in segreteria che non avevo ascoltato» fece annuendo.
«Come scusa?» chiesi non capendo di che stesse parlando. Mi guardò con aria colpevole e poi disse:
«Ho assoldato un investigatore privato per trovare Martin. Mi ha detto che a volte ci avrebbe seguito nei nostri spostamenti in città, per controllare che quel farabutto non fosse nei nostri paraggi».
«Hai pagato un investigatore privato e non mi hai detto niente?» feci sconvolta, alzandomi di scatto.
«Come tu non mi hai detto che saresti andata da Rachel da sola!» ribatté lui.
«Queste sono due cose totalmente diverse!» feci arrabbiata.
«Sì, infatti. Sono molto diverse, Jules. Tu hai rischiato il culo con la tua stupida azione, mentre io, con la mia, sto cercando di salvartelo!» urlò di nuovo con rabbia.
«Ah, ti prego, non usare questa stupida scusa per giustificarti. Beh, certo, non bastava avere qualcuno dietro di me h24, ora devo preoccuparmi anche dell'investigatore privato» feci nervosa.
«È un professionista del settore, Jules. Sta cercando di aiutarci. Perciò smettila di fare la bambina viziata e affronta la cosa» urlò esasperato Dean. Ora ne avevo abbastanza dei suoi assurdi atteggiamenti.
«Io non ti permetto...». DLIN DLON.
Qualcuno aveva suonato al campanello. Chi poteva essere? Liz ormai era dal suo ragazzo.
«Chi sarà?» chiesi con una flebile voce.
«Stai dietro di me» fece Dean andando verso la porta.
«No, ti prego, non aprire!» dissi tirandolo per un braccio.
«Non ho intenzione di aprire. Sta tranquilla, non ti succederà niente!».
Il campanello suonò di nuovo e qualcosa venne passato sotto la porta. Un foglio.
Dean lo prese. Avevo il cuore che andava a mille.
Quando lo aprì, lessi "Pagherai per quello che mi hai fatto, bambolina!". Sussultai.
«Figlio di...». Dean imprecò e aprì la porta di scatto.
«Che stai facendo?» urlai.
«Non sarà andato lontano. Devo trovarlo!».
«No, ti prego!!!» singhiozzai terrorizzata, ma Dean aveva già sceso le scale per cercare di raggiungerlo. Sentii la sua voce urlare:
«Chiuditi dentro e non aprire a nessuno!». Piansi con disperazione e mi accasciai per terra. Ma poi ebbi paura per Dean. Se gli fosse successo qualcosa per colpa mia non me lo sarei mai perdonato.
Uscii di casa correndo e quando arrivai sotto al palazzo lo vidi, in piedi sul ciglio della strada che urlava incazzato.
«Dean» strillai andandogli incontro.
«Era un'auto nera. Era buio e non sono riuscito a vedere la targa» disse affannando.
«Non importa». Gli accarezzai il viso e lui mi guardò torvo, come se si fosse accorto solo in quell'istante che io ero lì e avevo disubbidito al suo ordine.
«Che cazzo fai qui, ti avevo detto di chiuderti in casa!» urlò con rabbia, di nuovo.
«Dean, ero preoccupata per te».
«Cazzo, Jules, ma perché devi sempre fare di testa tua? Ti avevo detto una cosa, chiara e semplice, e tu te ne sei fottuta di nuovo!».
«Dean...».
«Smettila di sfidarmi! Se ti dico di fare una cosa: falla! Senza discutere! Non sto giocando a chi comanda, Jules, sto cercando di non farti ammazzare! E ora torniamo sopra» disse camminando verso il portone.
«Dean...».
«Non voglio parlarne! Sono stanco, andiamo a dormire».
Lo seguii silenziosamente di sopra. Non mi rivolse la parola per tutto il tempo, nemmeno quando ci mettemmo a letto.
Provai ad addormentarmi, ma non ci riuscivo. L'idea che lui ce l'avesse con me non mi faceva stare bene. Mi rigirai nel letto e provai ad abbracciarlo, ma lui mi tolse il braccio e si alzò.
«Dormo sul divano, stanotte».
«Ma, Dean...».
«Riposati. Ne hai bisogno» disse e richiuse la porta della mia stanza dietro di sé. Piansi silenziosamente, sperando che la stanchezza mentale e fisica potessero farmi crollare nel mondo dei sogni... l'unico posto dove, ultimamente, stavo davvero bene.
***
Nella sua mente
Mi rigiravo su quello scomodo divano senza riuscire a prender sonno. Ero a tanto così dal ritrovarmi faccia a faccia con quel figlio di puttana e me l'ero fatto scappare. Avrei voluto distruggere qualcosa!!
Jules stasera mi aveva fatto incazzare come non mai. Perché si ribellava come un'adolescente? Che cazzo credeva? Che mi divertivo a seguirla ovunque o a vederla nervosa per quella situazione?
Non avevo altra scelta e lei avrebbe dovuto capirlo!
La polizia fin ora non era stata buona a far niente e io speravo davvero che quell'investigatore ci avrebbe in qualche modo aiutato.
Presi il telefono. C'era un suo messaggio in segreteria che mi diceva che Jules era uscita da sola. Inoltre aveva aggiunto che aveva visto, nei paraggi della caffetteria dove aveva pranzato con Rachel, un tipo sospetto. Era ben incappucciato, quindi non riconoscibile. Ma aveva comunque delle foto e il giorno dopo voleva mostrarmele.
Lo chiamai nonostante l'ora e prendemmo appuntamento per ora di pranzo nel suo ufficio.
Avrei fatto qualsiasi cosa per salvare Jules, qualsiasi. Avrei rischiato tutto, anche la pelle! Purché lei fosse al sicuro... e viva!
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