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Mini long: New Orleans

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Ho buttato giù questa storia di botto, era un po che mi gironzolava per la testa e mi dispiaceva mandarla nel dimenticatoio, quindi ho deciso di scrivere una specie di riassunto, e solo dopo che avrò finito di scrivere La figlia di Seth la revisionerò ampliandola.

Stati Uniti. Louisiana. New Orleans.
Beh... Ben arrivata Ray. E ora?
Si esploraaaaa!!!!

Era arrivata da circa dieci minuti  e aveva già iniziato a girellare per le variopinte strade della città. Il suo bagaglio non consisteva in niente di più che uno zainetto stipato di vestiti; è questo che succede se hai un po' di soldi da parte, tanta voglia di scappare, e all'aereoporto ti è bastato chiudere gli occhi e puntare il dito a caso sulla cartina della prima vetrina di agenzie viaggi capitata a tiro.

Contava di perlustrare la città in tre giorni circa per capire se facesse per lei o avrebbe dovuto cercare altrove. Il primo giorno si era rivelato fruttuoso: aveva preso confidenza con i mezzi pubblici della cittadina e si era ripromessa di dirigersi nella campagna il giorno seguente. Aveva un paio di progetti chiusi nel cassetto del suo cervello, e vivere in campagna, lontana dalle rumorose città, era tra le sue priorità.
Era riuscita a trovare una stanza in un piccolo ostello a gestione familiare nei dintorni del centro, e decise subito che la cucina locale era pura ambrosia. La sera uscì per una passeggiata, e dopo qualche isolato venne attirata da una musica assordante che le rimbombava nelle orecchie. Sembrava uno strano mix tra punk, rock, metal e musica psichedelica, ma che ti entrava dentro in una maniera stranamente erotica.
Incuriosita, la seguì e si ritrovò davanti un locale notturno che la fece restare a bocca aperta per almeno cinque minuti buoni: l'atmosfera era rock, metal, punkhardcore, e lussuria concentrata. Era presumibilmente un night, in cui cubiste, spogliarelliste, lap dancer e ballerine di burlesque si esibivano contemporaneamente allo stesso ritmo, forte e lascivo. Dopo aver pagato l'entrata si avvicinò al bancone, dove fece amicizia col barista, che le offrì un drink. -Allora bellezza, cosa ti porta nel locale più peccatore di New Orleans?- Ray si aprì in una grassa risata: -Peccatore? Scherzi?! Io non schiodo il culo da qui fino a quando non mi prendono a lavorarci! È il paradiso!- Paul, il barista, si illuminò: -Benvenuta al Lovely Sweet Death allora!- -Porco Zeus non dirmi che il proprietario si fa di LSD... Sarebbe troppo squallido!- Paul per poco non moriva: -Sei esilarante baby! Se vuoi iniziare a farti notare sali si quel cubo- e glie ne indicò uno dove tre ragazze palesemente sbronze cercavano goffamente di ballare risultando solamente ridicole -è aperto alla clientela... Facci un po vedere che sai fare- concluse con un occhiolino.
Aspettò per un paio di canzoni che le tre galline lasciassero il cubo ad altri, e la sua occasione arrivò quando dalle note malinconiche di Don't cry dei Guns lasciarono il posto a quelle sanguinolente di Raining blood degli Slayer. Sotto il rumore della pioggia nell'intro, chiuse gli occhi e tutto il resto sparì, lasciandola sola a ballare liberamente cullata da una pioggia sanguinolenta.
Quando riaprì gli occhi si fece travolgere da un fragoroso applauso, e scendendo dal cubo più ragazzi provarono a parlarle, ma erano talmente ubriachi da riuscire solo a barcollare e roteare la testa a ritmo di musica. Quando raggiunse di nuovo il bancone si accorse di avere la maglietta lacerata, ma non se ne curò, piuttosto si rivolse ancora al barista: -Allora? Che te ne pare?- Paul ridacchiò: -Hai rubato la scena alle spogliarelliste baby!- -Dai non prendermi per il culo e fammi un  drink... E che sia bello forte!- lo rimbeccò. -Mettilo sul mio conto, e aggiungi un Chivas- una voce profonda giunse da dietro di lei. Voltandosi si trovò davanti un uomo sulla trentina che subito le disse: -Eviterò giri di parole; sono Mattew Silver, il direttore del locale e l'ho vista ballare, se sta cercando un lavoro è nel posto giusto-. -Dove devo firmare?- rispose ammiccante; -Se vuole seguirmi nel mio ufficio...- annuì, prese il drink e strizzò l'occhio a Paul, per poi seguire Mr Silver.
Un'ora dopo uscì dal suo ufficio praticamente considerandolo un amico di vecchia data: era gentile e affabile ma fermo sulle sue idee, e quando gli raccontò a grandi linee la sua storia, dicendo che aveva 18 anni e le mancava un anno scolastico prima del college la costrinse ad iscriversi nella scuola locale; avrebbe incominciato a esibirsi al locale due giorni dopo.
Ora non le restava che trovarsi un posto tranquillo in campagna.

Il giorno seguente si svegliò di buon ora e partì ad esplorare i posti fuori città che il gentile proprietario dell'ostello le aveva suggerito. Si erano ormai fatte le cinque del pomeriggio quando arrivò nei pressi di una fattoria di medie dimensioni, e ne rimase subito affascinata: non aveva niente di particolare che la distinguesse dalle altre fattorie in cui si era imbattuta, ma ne era stranamente attratta, come se la percepisse come familiare. Avvicinandosi per osservarla meglio fu sorpresa da un uomo sulla quarantina appollaiato su un'amaca con un fucile sottobraccio nei pressi del cancello d'ingresso dall'aria stranamente familiare: -E tu chi cazzo sei?- le disse il tipo; -Mi scusi, non volevo disturbarla, sto solo passeggiando e sono in cerca di una casa in campagna- rispose sforzandosi di essere il più educata possibile, ma facendo scoppiare sguainatamente a ridere l'altro: -Parli come se avessi una scopa ficcata su per il culo!- inviperita la ragazza rispose: -Ma impalati da solo con una cazzo di scopa, e assicurati che esca da quel buco di merda che ti trovi al posto della bocca!-
L'uomo rimase allibito, per poi scoppiare a ridere come se non ci fosse un domani: -Entra pure ragazzina, dì un po, come ti chiami?- -Mi chiamo Ireene ma chiamami Ray, ho 18 anni, sono arrivata ieri in città dall'Italia e voglio ricominciare da capo- rispose lei sedendosi a sua volta sull'amaca e accettando la birra fresca offerta dall'altro. -Passato da dimenticare?-
-Già... Credo che questo sia un buon posto per ricominciare, dovrò finire l'ultimo anno di scuola prima di andare al college, e mi sono anche già trovata un lavoro!-
L'uomo sorrise: -Ti manca solo un posto dove stare in effetti-
Ray annuì: -Per questo mi trovavo da queste parti, ho sempre sognato vivere in campagna, in pace e lontano da tutti-.
-Ti capisco,- concordò l'uomo -Hai già trovato un buon posto?- la ragazza si limitò a negare scuotendo la testa. -Bene, allora l'hai appena trovato ragazzina-
Sentenziò guadagnandosi uno sguardo stralunato da parte della suddetta: -Cosa?? Ma nemmeno ti conosco! E tanto per la cronaca non so nemmeno come ti chiami!-.
-Philip, ma chiamami Phil... Che ne dici di fare il giro della fattoria mentre ti parlo di me?-
Diffidente ma curiosa, la ragazza accettò, e mano a mano che l'uomo le mostrava la fattoria capì che si stava innamorando sempre più di quel magnifico posto, specialmente del pergolato di glicine che si arrampicava anche per buona parte della casa. Quando giunsero nei pressi del fienile l'uomo prese un profondo respiro e poi spalancò le porte illuminando l'interno, che rivelò contenere, tra fieno e animali una... Sala di registrazione?!?
Ray era perplessa: -Ehm... Phil, che ci fa una sala di registrazione nel fienile di un fattore?- domandò ironicamente. Phil sbuffò, richiuse le porte e disse: -Vieni in casa, non so perché ma ispiri fiducia, e ci sono un po di spiegazioni da darti-.

-PORCA. MERDA. FOTTUTA.- Furono le sue prime parole appena entrata nell'enorme casa del presunto fattore. -Questa è la casa di un musicista!- esclamò guardandosi attorno soffermandosi sulle chitarre, spartiti, microfoni, e ancora spartiti che invadevano il soggiorno. Su un muro campeggiava un enorme poster dei Pantera, e le altre pareti erano decorate con altri poster di gruppi metal.
Ray era basita: era sempre più convinta che l'uomo fosse più un musicista che un fattore... Si avvicinò alla parete ricoperta di poster che ritraevano diverse band, ma accomunate da un solo volto presente in ognuno, il quale assomigliava in una maniera assurda all'uomo che stava trattenendo il respiro esattamente dietro di lei.
-Phil eh? In effetti mi eri familiare- commentò pacatamente senza voltarsi. -Mi chiedevo se e quando mi avresti riconosciuto- disse l'uomo, -credo ormai che tu abbia capito tutto di me, se te ne vuoi andare sai dov'è l'uscita, basta solo che non mi ritrovi un'orda di fan sfegatati davanti alla porta-.
A Ray bastò mezzo secondo per capire che quello era un uomo molto solo, a dispetto della sua fama, e che da quella convivenza avrebbero potuto trarre vantaggio entrambi: lei avrebbe avuto un tetto e avrebbe imparato a vivere in campagna, e lui avrebbe avuto un po di compagnia e qualcuno che lo aiutasse a gestire la fattoria. Si girò verso di lui con un enorme sorriso birichino: -Perfetto Mr Anselmo- iniziò guadagnandosi un'occhiataccia -Dov'è la mia stanza?-.

Avevano passato tutta la sera a ridere e scherzare, scambiandosi aneddoti più o meno belli delle proprie vite tra una birra e un cocktail, e Phil si era sentito in pace come poche volte in vita sua in compagnia di quella ragazza così solare e scatenata, che al momento si stava perdendo via ad immaginare di trasformare la sua serra abbandonata da anni in una piantagione jamaicana. Ray dal canto suo si trovava di fronte la prima figura da considerare paterna che avesse mai avuto, e questa cosa la spaventava tantissimo, ma allo stesso tempo la eletrizzava. Tra una cosa e l'altra l'uomo le disse di avere un nipote della sua stessa età, figlio della sorella, che frequentava l'ultimo anno della scuola locale, alla quale lei si sarebbe iscritta il giorno seguente.
Tutto per Ray sembrava essersi messo a posto: aveva un lavoro, una casa, una mezza figura paterna e l'indomani sarebbe andata alla nuova scuola. I pensieri malinconici legati al passato tentarono di affiorare, ma furono rispediti nei meandri oscuri dei suoi ricordi, e la ragazza si addormentò tranquilla.

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