Capitolo 6
Due mesi dopo...
Quella mattina, il caldo di New York era asfissiante. Non tirava un filo di vento e mi sentivo di svenire.
L'estate era volata più in fretta del previsto e fu di sicuro una delle più incredibili della mia vita. La Florida era stupenda e papà mi portò a visitare tantissimi posti meravigliosi. A Miami avevo conosciuto un sacco di belle persone che erano diventate mie amiche. I ragazzi erano decisamente carini e uno di loro era riuscito a catturare la mia attenzione e... piano piano... a piacermi.
Alex era davvero un ragazzo adorabile. Aveva tutte le qualità che una donna poteva cercare in un uomo. Fece di tutto per conquistarmi, anche se fu sempre rispettoso. Lo feci attendere un bel po' prima di dargli un bacio. Però quando successe fu bello. In un modo che non mi aspettavo. Quella 'storia' estiva mi aveva fatto tornare a sperare. Anch'io avevo un cuore... anch'io potevo trovare qualcuno con cui stare bene, e Alex era quella persona.
In quel mese mi aveva fatto sentire felice. Non mi ero innamorata, per carità... però lui mi piaceva, e fu bello provare di nuovo delle emozioni. Non andammo oltre, ci furono solo dei baci... anche se quando lo raccontai a Rachel non poteva crederci, diceva che non era possibile che avessi trovato uno che mi piaceva e che non fossi andata oltre un semplice bacio.
Ma era la verità: non riuscii a sciogliermi di più, non so perché. Forse perché di tanto in tanto pensavo a...
Ma no! Che sciocca! Tu lo hai dimenticato. Hai dimenticato Dean, ricordi? Lo hai ripetuto mille volte a Rachel. L'estate in Florida te lo ha fatto togliere dalla testa.
Già... ma se l'avessi rivisto? Non sapevo che effetto mi avrebbe fatto se l'avessi rivisto.
Dean era... come una specie di sogno proibito.
Basta Jules! Smettila! Basta pensare a lui.
Ero sotto casa da dieci minuti. Io e Rachel ci eravamo trasferite subito in pratica; grazie alla sua conoscenza eravamo riuscite a fittare un appartamento in centro a un buon prezzo.
Rachel quella mattina si era alzata di buon'ora per andare all'università e ritirare il certificato di laurea.
Ora la stavo aspettando perché dovevamo andare insieme a comprare un lampadario che aveva visto in un negozio vicino e di cui si era innamorata.
Mi guardai intorno sperando di vederla. Mi aveva chiamata per dirmi che stava arrivando... ma ancora nulla. Dio! A saperlo avrei aspettato a casa con l'aria condizionata invece che mettermi in strada con quel caldo.
Doveva sbrigarsi, dopo la storia del lampadario dovevo andare al Wayford per firmare il contratto.
Eh sì! Mi avevano presa... la mia tesi era piaciuta e mi avrebbero assunta, il giorno dopo avrei iniziato a lavorare lì e non stavo nei panni per la felicità.
Continuai a guardarmi intorno nella speranza di vedere Rachel... ma quando mi voltai vidi qualcun altro che leggeva qualcosa al cellulare a pochi passi da me.
Non mi aveva visto, ma io avevo visto lui e il mio cuore aveva iniziato a battere più forte. cominciai a sudare freddo e in quell'istante capii che niente mi avrebbe tolto dalla testa Dean Hockester.
Ma cosa ci faceva lì? E cos'avrei dovuto fare io? Andare lì e salutarlo? O fare finta di niente e aspettare che andasse via? Dio mio era così bello. Era la prima volta che lo vedevo vestito in maniera casual. Aveva dei jeans attillati e una maglietta nera con lo scollo a V. Era sexy da morire.
Gli abiti che indossava mettevano ancora più in risalto il suo splendido fisico scolpito, e per la prima volta in tutta la mia vita... sentii uno strano fremito in mezzo alle gambe.
Dio Jules, sta' calma. È solo un ragazzo. D'accordo un bel ragazzo, ma solo un ragazzo.
Continuai a fissarlo e decisi di farmi avanti. Dovevo salutarlo, volevo salutarlo... anche se in quel momento non sapevo se il mio cuore avrebbe retto.
«Dean...» urlai andandogli incontro.
«Jules?» chiese strabuzzando gli occhi.
«Ehi, ciao. Come stai?» e lo abbracciai. Fu un gesto istintivo. Molto stupido ma istintivo. Sentii di nuovo il suo profumo...
«Io bene e tu?» disse ricambiando l'abbraccio.
«Bene».
«Quando sei tornata?».
«Ieri sera».
«Oh... e... com'è andata in Florida?».
«Bene. Mio padre mi ha portato a visitare un sacco di posti incantevoli».
«Grandioso!».
«E tu? Com'è stata la tua estate?».
«Lunga e noiosa... ho lavorato tanto e mi sono divertito poco. A proposito di lavoro... l'hai ottenuto poi quel posto al Wayford?».
«Sì» dissi sorridendo.
«Wow. Congratulazioni. Quindi immagino che saremo costretti a vederci spesso».
«Può darsi. Se il destino ci farà incontrare...» ma che avevo detto? Volevo sprofondare due metri sotto terra. Ma come mi era uscito?
Rimase a fissarmi senza dire nulla per un tempo interminabile, poi qualcuno ci interruppe: «Dean, eccomi. Scusa se ti ho fatto aspettare» un ragazzo magrolino dall'aspetto devastato ci venne incontro. Pensai che non avevo chiesto a Dean che ci facesse lì, visto che io abitavo esattamente nel palazzo accanto a quello del ragazzo trasandato. Ma poi capii che forse era un suo amico e doveva vedere lui.
«James, ehi. Come va?».
«Insomma...».
«Ah...» tentennò guardandomi e poi decise di presentarmelo: «James questa è Jules, Jules... James».
«Piacere» dissi tendendogli la mano.
«Molto lieto» contraccambiò lui. «Sei un'amica di Dean?».
«Ehm...» non sapevo che dire, ma Dean mi batté sul tempo: «La sua migliore amica è fidanzata con mio fratello quindi... sì... in un certo senso siamo amici» affermò guardandomi dritto negli occhi, avendo cura di farmi capire ogni singola parola che ci tenne a scandire con precisione.
«Dean, sei venuto per parlarmi di quel posto di lavoro che mi avevi promesso, vero?» chiese speranzoso.
«Sì. Però, perché non ci prendiamo un caffè da qualche parte e ne discutiamo con calma?».
«Ma certo» disse.
«Jules, devo andare. A proposito, non ti ho chiesto che ci fai qui...».
«Io vivo qui. Quello è il mio palazzo» e indicai l'edificio rosso accanto a quello del suo amico.
«Io e Rachel ci siamo trasferite da poco».
«Be', buono a sapersi allora» disse squadrandomi. «James, andiamo?».
«Sì. Signorina...» disse salutandomi.
«Arrivederci» feci di rimando, «Ciao Dean».
«A presto».
Lo vidi andare via e attraversare la strada. Ebbi modo di ammirarlo mentre camminava di spalle e, stupidamente, gli guardai il sedere. Aveva un sedere perfetto. Cavolo, stavo di nuovo sbavando per lui. Non potevo!
Mentre ero sovrappensiero arrivò Rachel: «Ehi biondina. Non avevamo detto sotto al palazzo? Perché ti sei messa qui?».
«Stavo salutando una persona» spiegai senza fare minimamente cenno a Dean.
«Va bene, adesso andiamo» e ci incamminammo lungo le vie di New York per comprare il suo speciale lampadario.
Quella mattinata fu intensa. Dopo l'acquisto del mitico lampadario a cui Rachel teneva tanto ci recammo insieme al Wayford, dove firmai il contratto. Mentre apponevo la mia minuscola firma sul quel foglio, mi tremava la mano. Ero emozionatissima. Non vedevo l'ora di cominciare.
Mi dissero che avrei iniziato il giorno dopo e che mi avrebbero affiancato a un'editrice molto brava e con anni di esperienza. Ero eccitatissima.
Quando tornammo a casa trovai Rachel intenta a montare il suo nuovo acquisto e mentre le davo una mano le raccontai dell'incontro con Dean e lei di rimando mi disse di pensare ad Alex, che era lui il ragazzo giusto per me. Io la rassicurai dicendole che la cotta per Dean mi era passata e che sarei andata avanti con la mia vita pensando solo al lavoro.
«Se lo dici tu...» disse poco convinta delle mie affermazioni. «Ecco fatto! Montato! Non è magnifico?».
Guardai il lampadario che aveva appena cambiato e notai che lo aveva messo un po' storto, ma non glielo dissi... era così fiera di quel coso... neanche l'avesse fabbricato lei. Adoravo Rachel. Per certe cose era come una bambina. Si eccitava per niente.
«Perfetto» mentii.
«Grandioso!».
E rimanemmo lì a fissarlo per un tempo interminabile, ognuna assorta nei suoi pensieri. Rachel probabilmente stava pensando a quanto fosse bello il suo acquisto... io... a Dean...
* * *
Nella sua mente
I rumori di New York erano assordanti quella mattina. Avevo la testa che mi scoppiava ed erano solo le dieci e mezzo. Ero sotto il palazzo di James e stavo aspettando che scendesse.
Aveva combinato troppi casini da noi, così il mio capo lo aveva licenziato. Era un bravo ragazzo però, ed era alla disperata ricerca di un impiego. Mi pregò di aiutarlo. Così quando seppi che si era liberato un posto in una piccola azienda di pubblicità alla periferia di New York pensai a lui e gli feci ottenere un colloquio.
Non glielo avevo ancora detto, volevo fargli una sorpresa. Era un ragazzo padre. La sua compagna era morta un anno fa in un incidente d'auto e non era per niente semplice per lui. Sapevo come si sentiva. C'ero passato anche io, ma in maniera diversa. Quando muore qualcuno a cui tieni e rimani solo... è dura andare avanti. Avrei fatto qualsiasi cosa per aiutarlo.
Mi vibrò il telefono, così lo presi dalla tasca. Un messaggio di Mel: Vediamoci tra due ore al solito posto. Ti voglio.
Ci vedevamo un paio di volte la settimana e, per evitare occhi indiscreti, andavamo in un piccolo hotel in periferia. Ogni volta, le sue urla svegliavano gli altri ospiti, e in più di una circostanza alla reception ci avevano fatto presente di andarci calmi. Risi. Ero proprio bravo a letto.
Mentre stavo per risponderle, sentii una voce che mi chiamò... la riconobbi subito... fu un colpo allo stomaco... e la vidi che mi veniva incontro. Era raggiante. I capelli biondi le scendevano lungo le spalle. Erano ancora più lunghi dell'ultima volta.
Aveva un vestitino verde acqua cortissimo e non potei fare a meno di guardarle le gambe. Erano bellissime. Anche se, pensandoci, non c'era una parte di lei che non mi piacesse. Era perfetta. Più la guardavo, più non riuscivo a trovarle un difetto. Nemmeno uno.
Ci salutammo. E quando mi disse che era stata assunta al Wayford mi sentii come un bambino che scarta i regali di Natale. Fu stupido, lo so. Ma era così che mi sentivo. L'idea di vederla tutti i giorni mi faceva impazzire. Avrei voluto baciarla. Lì, in mezzo alla strada. Ma non lo feci. La ragione, per fortuna, prevaleva sempre sull'istinto.
Sapevo che per baciarla non avrei mai potuto chiederle il permesso. Non ero quel tipo di persona. Se volevo un bacio, me lo prendevo. E sapevo che se fosse successo con lei, sarebbe stato complicato. Non era una delle ragazze che rimorchiavo nei bar e che mi si buttavano addosso più veloce della luce. Era amica della ragazza di mio fratello e l'ultima cosa che avrei voluto era giustificarmi con Josh. Non avrebbe capito. Nessuno poteva capire.
Quando arrivò James, fui costretto a salutarla e, mentre andavo via, l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era che... prima o poi... l'istinto avrebbe prevalso sulla ragione... e allora sarebbe stato un casino... un grande e meraviglioso casino.
SPAZIO SONGS:
Nella card di Dean, Demons degli Imagine Dragons ( Traduzione: Non voglio abbatterti ma sono legato all'inferno. Nonostante tutto questo sia per te non voglio nasconderti la verità)
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