Capitolo 31
Eccoci qui ragazze, siamo arrivate alla fine di questa storia ! Ci tenevo a ringraziare ognuna di voi per avermi accompagnata in questo cammino e per aver amato, insieme a me, Dean, Jules e tutti i loro amici.
Spero che possa piacervi al punto di andare avanti e proseguire con il seguito "Ti vedo ancora".
Con tutto l'amore che ho ❤️
Nella sua mente
22 dicembre. Il Natale si avvicinava e, come ogni anno, io e mio fratello lo avremmo passato insieme. Da soli, ma insieme.
Quest'anno Josh era stato invitato dai genitori di Rachel a trascorrere la vigilia con loro e lui aveva insistito affinché andassi anche io. Ma non volevo. Per me Josh era la mia famiglia, nessun altro. Così gli dissi di andare e di non preoccuparsi per me, in fondo la vigilia era un giorno come un altro, il Natale era l'unica cosa che contava.
Da quando era morta mia madre io e lui lo passavamo sempre insieme. Con nostro padre prima che lui ci abbandonasse, poi con la zia Mindy, poi con lo zio Jacob, spesso da soli. Mio fratello era l'unico punto fermo della mia vita. L'unico. E lo sarebbe rimasto per sempre.
Quella mattina eravamo in soffitta a mettere a posto le cose, e Josh aveva insistito per aprire lo scatolone della mamma. Avevamo lì tutte le sue cose e di tanto in tanto Josh amava riaprirlo e toccare tutto ciò che era suo. Diceva che questo lo aiutava a sentirla più vicina...
«Te lo ricordi?» disse indicando il cappello rosso che mamma metteva d'estate e che quando indossava diceva di essere come Rossella O'Hara in Via col Vento.
«Certo» sorrisi.
«E queste? Tutte le sue cassette di Elton John. Che meraviglia».
«Già» dissi, poi Josh prese il suo carillon. La mamma ci disse che gliel'aveva regalato sua madre e che da quando era morta di tanto in tanto lo ascoltava e si sentiva di colpo sollevata. Anche Josh a volte lo faceva. Ma quel giorno non so cosa accadde, forse l'emozione per il Natale che si avvicinava, forse la mancanza della mamma che diventava ogni anno più forte... beh, gli scivolò dalle mani e cadde a terra rompendosi in mille pezzi
«Merda!» fece quando lo vide sul pavimento.
«Dai, sta' calmo, lo aggiusteremo!» dissi raccogliendo i pezzi e cercando di tranquillizzarlo. Potevo solo immaginare come si dovesse sentire, infierire non sarebbe servito a nulla.
«Sono un disastro» affermò sconsolato mentre mi aiutava a raccogliere i pezzi, e quando ne spostò uno grosso comparve un pezzo di carta ripiegato su sé stesso. Era minuscolo, ma quando Josh lo prese e lo aprì, diventò decisamente più grande.
«Cos'è?» chiesi curioso.
«Sembra... una lettera».
«Che?».
«Sì. Ne sapevi niente?».
«No. Era nascosta nel carillon?».
«A quanto pare...».
«Chi l'ha scritta?» dissi agitato.
«È della mamma».
«Fai sul serio?».
«Sì» fece Josh più agitato di me.
«Ed è per noi?».
«Sì».
«Forza, leggila!».
«Ok.
Cari bambini miei,
queste sono le ultime parole che vi scrivo. La malattia è peggiorata e presto raggiungerò la nonna nel cielo».
Una lacrima iniziò a colarmi sul viso, Josh continuò:
«Non voglio che siate tristi. Io sarò sempre accanto a voi. In ogni istante della vostra vita sappiate che io ci sarò. Vi terrò la mano nei momenti difficili e ascolterò le vostre preghiere. Vi accarezzerò quando dormirete e vi bacerò al mattino appena svegli. Io sarò sempre lì. Non dimenticatelo mai».
Josh cominciò a piangere poi riprese:
«Non vi scrivo questa lettera solo per dirvi quanto vi amo, ma ho bisogno di dirvi una cosa... una cosa che non avete mai saputo e che quando sarete grandi vorrei sapeste.
Ho chiesto a vostro padre di consegnarvi questa lettera non appena Dean avrà compiuto diciotto anni. Josh sarà più piccolino ma sono sicuro che Dean saprà stargli vicino.
È per questo che non ne sapevamo nulla. L'aveva nascosta qui dentro per non farcela leggere fino ai tuoi diciotto anni. Nostro padre avrebbe dovuto darcela, ma se n'è andato molto prima e noi non abbiamo più saputo nulla» fece Josh alterato.
«Continua» dissi senza staccare gli occhi dal foglio.
«Quando avevo sedici anni frequentavo un ragazzo più grande. Credevo di amarlo. Volevo sposarlo ed essere felice con lui, ma tutto ciò non accadde. Rimasi incinta e vostro nonno mi costrinse a dare il bambino a un orfanotrofio in cui avrebbero trovato una bella famiglia che si sarebbe presa cura di lui. Devo correggermi... di lei. Era una bambina. Una bellissima bambina. Si chiama Amanda, o almeno spero si chiami ancora così. Prima di darla via, chiesi che venisse rispettata questa mia volontà. Era il nome di vostra nonna. Ho provato col tempo a cercarla, ma i suoi genitori non mi hanno mai permesso di avvicinarmi a lei. Ho pochissime notizie. So dove abita, ma non ho mai potuto abbracciarla. A volte, quando viaggiavo per lavoro, mi recavo nella sua cittadina e la spiavo dalla mia macchina. La vedevo felice e questo mi bastava.
Voi, piccoli miei, avete una sorella. E il mio unico desiderio è che la cerchiate, che la troviate e che riuniate la nostra famiglia.
L'unico indizio che posso darvi è l'ultimo indirizzo di casa sua: Arbory Street, 127, Manfield (NY). Spero che viva ancora lì e che voi possiate trovarla. La famiglia che l'ha adottata si chiama Field. Spero che vi sarà d'aiuto. Perdonatemi se ho sconvolto le vostre esistenze. Spero che un giorno mi capirete
Con amore,
Mamma».
Rimanemmo entrambi in silenzio per un tempo infinito, poi dissi: «Abbiamo una sorella!» ancora non riuscivo a crederci.
«A quanto pare...».
«Ti rendi conto che se non avessi rotto il carillon non lo avremmo mai saputo?».
«Sì, ma adesso che facciamo?».
«La cerchiamo».
«Che?».
«La mamma avrebbe voluto così. E direi che siamo anche in grande ritardo».
«Non è colpa nostra!».
«Lo so, ma ora conosciamo la verità. Non possiamo rimanercene con le mani in mano».
«D'accordo. Facciamo passare le feste e...».
«No. Non aspetterò un secondo in più».
«Che fai?» disse notando che mi ero alzato e avevo preso il cellulare.
«Controllo che ci siano treni da New York a Manfield per domani».
«Domani?».
«Sì».
«Ma sei fuori di testa?».
«Perché? Perché voglio trovare nostra sorella? La figlia di nostra madre?».
«Dean... anch'io voglio trovarla, ma adesso, così, su due piedi... fino a cinque minuti fa non sapevamo nemmeno che esistesse».
«Appunto. Non voglio sprecare altro tempo».
«E il nostro Natale?».
«Lo passeremo lì. Affitteremo una camera in qualche hotel e mangeremo al ristorante».
«Dean... sai che non posso. I genitori di Rachel...».
«Gli dici che hai di meglio da fare. È più importante una stupida cena coi genitori della tua ragazza che la ricerca di tua sorella?».
«Non dico questo, ma... io non sono pronto».
«Bene. Vorrà dire che ci andrò da solo» dissi e quando la pagina dei treni si aprì ne trovai uno per Manfield alle otto del mattino del giorno seguente. «Ecco qui. Trovato. Scendo di sotto a prenotarlo dal computer!».
«Dean, aspetta» fece Josh seguendomi.
«Josh, non cambierò idea!».
«Aspetta un momento. Manfield è dove ha vissuto Rachel fino al liceo. È una piccola città, magari la conosce».
«Anche Jules, quindi, ha vissuto lì!».
«Sì».
«Beh, chiama Rachel. Chiedile se conosce una certa Amanda Field».
«D'accordo, lo faccio subito ma... ti prego, aspettiamo prima di andare lì».
«Josh, non voglio ripetermi. Non aspetterò un secondo in più. Parto domani, con o senza di te!».
«Dean...».
«Chiama Rachel» gli urlai allontanandomi e mi recai al pc.
Prenotai il viaggio e stampai il mio biglietto. Il giorno dopo avrei cominciato la ricerca di un nuovo membro della mia famiglia: mia sorella!
* * *
23 dicembre. A Manfield quella mattina faceva un freddo cane. Ero partita il giorno prima da New York per passare le vacanze di Natale coi miei, nella mia città. Mamma viveva ancora qui con mia zia mentre mio padre si era trasferito da anni a Miami, ma per il Natale tornava per stare con me.
Ero in camera mia. Quella che era la mia stanza da quando avevo sette anni. C'eravamo trasferiti in questa casa che io ero piccola. I mei stavano ancora assieme. Ricordo che mamma la acquistò da una signora molto simpatica che aveva una figlia di circa vent'anni. Era molto bella, alta e bionda e quando ogni tanto entravamo in casa sua, era sempre gentile con me.
Mi stesi sul letto e pensai alla mia infanzia. Poi sentii bussare alla porta. Era mia madre: «Tesoro, sei pronta? Usciamo a fare un po' di compere?».
«Decisamente» dissi saltando dal letto e la seguii lungo il corridoio. Scendemmo le scale e trovammo mia zia Lindsey e suo figlio che si rincorrevamo al piano di sotto. Adoravano giocare insieme ed erano bellissimi. Amavo vederli ridere così.
«Zia Jules» fece Tim correndomi incontro.
«Ciao piccola peste!».
«Dove state andando?» chiese vedendoci coi cappotti.
«A fare un po' di compere per Natale!» dissi accarezzandogli la testa.
«Posso venire con voi?».
«Io non credo che...».
«Tranquilla» fece mia madre sussurrandomi le parole nell'orecchio. «Abbiamo già comprato i suoi regali».
«Ok. Direi di sì. Così zia Lindsey starà tranquilla per un po'».
«Vi ringrazio» disse ridendo. «Sto cucinando i dolci per domani».
«Possibile che ogni Natale dobbiamo mangiare tutti questi dolci?» la rimproverai.
«Tu ami i dolci, tesoro».
«Sì zia, ma non voglio ingrassare».
«Ma se sei un figurino!».
«Non lo sarò più se continui a rimpinzarmi di torte» e risi.
«Va bene. Tim, metti il cappotto, dobbiamo andare» disse mia madre sollecitando il mio cuginetto.
«Corro» disse lui entusiasta.
Ero proprio felice. Accanto alla mia famiglia stavo così bene. Ero davvero, davvero felice.
* * *
Nella sua mente
Arrivai a Manfield alle 9.30. La stazione era gremita di gente. Mi chiesi se avrei incontrato Jules. Josh aveva sentito Rachel, la quale gli aveva detto che Jules era qui per le vacanze di Natale.
Decisi di non pensarci. Dovevo concentrarmi solo sulla mia missione: trovare mia sorella!
Ovviamente Rachel non conosceva nessuna Amanda Field e la mia ricerca si prospettava più dura del previsto!
Presi un taxi e mi feci portare prima in hotel per posare le mie cose. Chiesi al conducente di aspettarmi perché doveva portarmi in un altro posto e arrivai così all'indirizzo lasciatoci da nostra madre alle 10.15. Quando il taxi andò via rimasi per un attimo a guardare la villetta. Era molto bella, ben curata e risentiva decisamente di un tocco femminile. Chissà, magari mia sorella viveva ancora lì. Secondo i miei calcoli doveva avere quarantaquattro anni. Magari viveva sempre nella casa dei genitori. Forse non con loro, ma magari i suoi le avevano lasciato l'immobile.
Ero agitato. E se fosse stata lì, cosa lei avrei detto? Non sapevo cosa fare.
Poi mi decisi e bussai alla porta. Mi aprì una signora sui 40 anni, bassina ma coi capelli biondi. Aveva gli occhi scuri e rimasi un attimo a cercare di capire se potesse essere lei.
«Salve» disse la signora elargendo un enorme sorriso. «Posso aiutarla, giovanotto?».
«Io... ehm... sì. Sto cercando Amanda Field. So che abitava qui molti anni fa ma... non so se adesso...».
«Oh. Non saprei dirle. Vivo qui con mia sorella, ma non da molto... mi sono trasferita con mio figlio qualche anno fa. So che questa casa mia sorella l'ha acquistata molti anni addietro, ma... non saprei dirle nulla sui vecchi proprietari. Però, se vuole accomodarsi può aspettare mia sorella e chiederlo a lei. È uscita con mia nipote e mio figlio a fare compere. Sono via da un po', quindi torneranno a momenti!».
«Io gliene sarei davvero grato».
«Ma si figuri. Prego» disse facendomi accomodare.
Mi guardai attorno e notai che alle pareti non c'erano né foto né nulla. Ero sempre più convinto che mia sorella non abitasse più lì: «Come mai non avete foto alle pareti?» domandai curioso, poi mi resi conto di essere stato forse troppo insolente e dissi: «Mi scusi. Non è affar mio!».
«Ma no! Stiamo ritinteggiando casa e abbiamo messo tutto negli scatoloni. Appena finiremo, le riappenderemo».
«Capisco».
«Lei è di qui?».
«No. Vivo a New York».
«Davvero? Mia nipote vive lì...».
«Sì?».
«Sì. È una ragazza fantastica, dovrebbe conoscerla!» disse e prima che potessi risponderle si aprì la porta e un bambino di circa 6 anni piombò dentro, poi riconobbi una risata inconfondibile... la sua risata. E quando poggiò i pacchi per terra e mi mostrò il suo volto rimasi senza fiato: «Jules?».
«Dean? Che ci fai qui?».
* * *
Rimasi sconvolta. Dean era a casa mia. Seduto sul mio divano e accanto a mia zia. Che ci faceva lì?
«Voi due vi conoscete?» chiese mia zia incredula.
«Ma certo» disse mia madre intervenendo. «È un amico di Jules. Ci siamo incontrati alla sua festa di laurea. Ti ricordi di me?» disse avvicinandosi a lui.
«Ma certo signora Cannygan» la salutò Dean porgendole la mano.
«Puoi chiamarmi Amy».
«Giusto, Amy!».
«Sono fidanzati?» chiese mio cugino intervenendo.
«Tim!» lo rimproverai.
«No, purtroppo per me no!» esclamò Dean guardando Tim e lui gli sorrise. Quello che aveva detto mi spiazzò completamente.
«Posso chiederti che ci fai in casa mia?».
«Io...» fece per rispondere ma mia zia lo fermò parlando per lui.
«Lui cercava una certa Amanda... come hai detto che si chiama?».
«Field. So che abitava qui molti anni fa».
«Field! Ma certo... Gretchen e Arthur Field. Erano i proprietari di questa casa prima che io l'acquistassi» spiegò mia madre.
«Sul serio?» fece Dean speranzoso.
Chi era questa Amanda e perché la cercava?
«Sì. Credo che Amanda fosse il nome della loro unica figlia. Aveva circa 20 anni quando comprammo questa casa...».
«Sì io... la sto cercando e... mi chiedevo se sa dirmi dove abita».
«Non conosco il suo indirizzo. Ma spesso la incontro al parco quando io e mia sorella portiamo a giocare Tim. Ha due figli poco più grandi di lui».
«Sul serio?».
«Sì. Due maschi!».
«Ora ho capito» disse mia zia. «È quella signora bionda che saluti al parco?».
«Sì Lindsey. Non ricordavo il suo nome ma di vista ci riconosciamo sempre. I suoi genitori erano persone splendide. Purtroppo sono morti entrambi...».
«Io... non lo sapevo».
«Come conosci Amanda?» chiese mia madre curiosa.
«Lei è» disse prendendosi una pausa, poi mi guardò e trovò nei miei occhi come...la forza di continuare «mia sorella!».
«Tua sorella?» domandai allibita.
«Sì. L'ho scoperto solo ieri, in effetti. È una lunga storia ma... devo trovarla».
«Posso accompagnarti io al parco» disse mia zia alzandosi. «Me la ricordo perfettamente questa signora. È una bellissima donna!».
«Vengo anch'io» si mise in mezzo Tim.
«Tim, questa è una cosa da grandi!» lo rimproverai.
«Ma voglio venire...».
«Certo che puoi venire» disse Dean dolcemente. «Jules, a te va di accompagnarmi?».
«Io... ma certo!».
«Ottimo» disse mia zia mettendosi il cappotto. «Amy cara, controlli tu i dolci?».
«Ma certo sorellina» rispose mia madre sorridendo.
«Signora Cannygan» fece Dean per salutare mia madre, ma quando lei alzò il sopracciglio come a rimproverarlo si corresse: «Cioè... Amy... grazie per tutte le informazioni che mi ha dato, mi sono state davvero utili».
«Di niente tesoro. Spero che tu riuscirai a ritrovare tua sorella» e lo abbracciò. Mia madre era così: affettuosa con tutti. Dean ricambiò l'abbraccio e le sorrise.
«Allora, andiamo?» fece mia zia impaziente.
«Sì» disse Dean guardandomi, e c'incamminammo verso l'auto...
Mentre eravamo in macchina mia zia scese a fare benzina e mio cugino Tim con lei, perché doveva andare in bagno. Io e Dean rimanemmo soli e io gli dissi: «Scusa per mia zia. Lei... diciamo che ha una vita un po' monotona e tu e la tua ricerca siete come... una specie di nuova avventura in cui si vuole tuffare».
«Non devi scusarti. È una brava donna! E se non fosse per lei non potrei trovare mia sorella. Non ho idea di che volto abbia».
«Posso chiederti come hai scoperto che hai una sorella?».
«Ieri mattina io e Josh stavamo mettendo a posto lo scatolone con gli oggetti di nostra madre, poi lui ha fatto cadere un suo carillon e da lì è spuntata una lettera. Una lettera in cui nostra madre ci confessava di avere avuto una figlia a sedici anni, che aveva dovuto far adottare e che si chiamava Amanda. Poi ci ha scritto l'indirizzo, l'ultimo che lei conosceva e... e ci ha chiesto di cercarla».
«Non hai perso tempo».
«Ne ho già perso troppo. Quella lettera doveva consegnarcela nostro padre ai miei diciotto anni. Ma lui non c'era visto che ci ha abbandonati molto prima, quindi...».
«Capisco. E Josh come mai non è con te?».
«Ha detto di non sentirsi pronto».
«Capito!».
«Non so quanto sia vero e quanto invece non voleva lasciare Rachel per le vacanze di Natale».
«Non credo sia per questo! Voglio dire... Rachel avrebbe capito!».
«Già».
«Hai già pensato a cosa dirle quando la incontrerai?».
«No. A dire il vero non ho idea di cosa dirle».
«Immagino non sia semplice».
«Non lo è. Ma devo farlo. Voglio farlo. Anche se non so niente di lei, è mia sorella... è la mia famiglia!».
«Certo. Ti capisco».
«Eccoci qui» disse mia zia rientrando in auto, seguita dal piccolo Tim. «Andiamo?».
«Sì» disse Dean pensieroso.
* * *
Nella sua mente
Quando arrivammo al parco, ci sedemmo su una panchina e mentre Tim giocava sulle giostre, la zia di Jules era attenta a ogni donna che passava. Anche io lo ero. Rimanemmo lì quasi due ore e cominciava a fare freddo. Così a un certo punto mi alzai e dissi: «Grazie della disponibilità, ma a quanto pare non verrà».
«Aspettiamo ancora. Sono giorni di festa, magari arriverà più tardi».
«Non voglio farvi congelare e comunque... avete già fatto troppo per me».
«Dean, dai... aspettiamo ancora un po'» disse Jules cercando di convincermi, e quando stavo per risponderle, Lindsey ci interruppe: «Eccola!».
«Dove?» chiesi ansioso.
«Lì. Col cappotto rosso. Dietro quella giostra. È appena arrivata con uno dei figli!».
«Sei sicura sia lei, zia?» chiese Jules.
«Ma certo. Sono molto fisionomista, lo sai... anzi, mi meraviglio che non ricordavo Dean dalla tua festa. È vero che non ci siamo presentati, ma non è da me non notare un ragazzo così carino» disse cercando di smorzare l'imbarazzo.
Io non aggiunsi nulla. Rimasi lì immobile. Paralizzato. La guardai. Era bellissima. Somigliava un sacco alla mamma. Vidi che fece il giro della giostra e si avvicinò di più a noi. La guardai bene. Era la fotocopia di mia madre. I suoi stessi occhi verdi. Il suo stesso sorriso. Mi sentii tremare.
«Dean, ce la fai?» disse Jules alzandosi.
«Sto bene. Devo farlo!».
«D'accordo, allora noi ti aspettiamo qui» suggerì la zia di Jules.
«Non c'è bisogno. Prenderò un taxi!».
«Scherzi?» fece Lindsey offesa. «Ora voglio sapere come va a finire».
«Non è una soap opera, zia» fece Jules rimproverandola.
«Scusami. È solo che sono preoccupata per lui».
«Starò bene. Davvero, non c'è bisogno».
Jules disse: «Lasciamolo solo. È un suo momento zia! Ha bisogno di privacy, non credi?» e mi resi conto che nessuno mi capiva come faceva lei.
«Tieni questo» fece il cuginetto di Jules porgendomi un legnetto a forma di cuore. «Ti porterà fortuna!».
«Ti ringrazio, piccolo» dissi salutandolo affettuosamente.
«Allora noi andiamo. Chiamami più tardi se hai bisogno, ok?».
«Grazie di tutto».
«Ciao» dissero in coro e andarono via. Rimasi solo a fissare mia sorella. Poi, dopo un'infinità a chiedermi se stessi facendo la cosa giusta, mi avvicinai a lei: «Amanda? Amanda Field?».
«Field era il cognome di mio padre, adesso sono sposata e mi chiamo Amanda Norton ma... fa lo stesso, credo. Sono io. Ci conosciamo?».
«No» dissi porgendole la mano. «Io sono Dean Hockester. Vengo da New York» non sapevo che cosa dirle...
«La grande mela. Davvero figo! E che ci fa qui a Manfield?».
«Ehm... io... in realtà sono venuto per te».
«Per me?» chiese sorpresa.
«Sì».
«Senti, non so come mi conosci né come sai il mio nome ma... io sono sposata!».
«Oh, certo sì. Non è... non è come credi! Io... senti, so che può sembrarti assurdo in questo momento ma... sono tuo fratello» dissi d'un fiato e vidi il suo volto cambiare.
«Io non ho fratelli!».
«Nemmeno io credevo di avere sorelle fino a ieri ma... mia madre, cioè... nostra madre, mi ha lasciato una lettera dove diceva...».
«Intendi la mia madre naturale? Quella che mi ha lasciata in un orfanotrofio appena nata?».
«Non è così semplice. Lei non avrebbe mai voluto».
«Non voglio sapere nulla di lei!».
«È morta molti anni fa».
«Mi dispiace per te. Ma io non la conoscevo, e non voglio conoscere te!» fece per andarsene ma la fermai.
«Aspetta. Non ci sono solo io. Hai anche un altro fratello e noi vorremmo solo frequentarti e farti entrare nella nostra vita».
«Perché? Perché adesso?».
«Lo abbiamo saputo solo ora».
«Beh, allora andate avanti per la vostra vita come avete fatto per tutto questo tempo».
«Ma io...».
«Lasciami in pace!» disse con odio e trascinò via il figlio. Mi voltò le spalle e la vidi andarsene. Rimasi da solo, triste, affranto, sconvolto, senza speranze.
* * *
Quella sera Dean mi chiamò per raccontarmi com'era andata, e non era andata bene. Mi sentii uno schifo. Non volevo vederlo soffrire. Così, quando attaccammo, passai tutta la serata a cercare di trovare un modo per aiutarlo. Dovevo scoprire dove abitava sua sorella. La cercai su Google ma nulla. Cercai su Facebook, ma anche lì zero. Poi mi ricordai che Dean aveva detto che adesso si faceva chiamare Amanda Norton per via del cognome del marito. Così provai a cercare Norton di Manfield su Google e mi comparvero pochi nomi. I primi che vidi erano tutti troppo vecchi per essere sposati con lei. Poi mi apparve un certo Julian Norton che era proprietario di una ditta di trasporti di Manfield. Cliccai sul suo nome e mi comparve l'indirizzo di lavoro. Me lo segnai e decisi che il giorno dopo sarei andata a parlare con lui. Magari non apparteneva alla sorella di Dean, ma valeva la pena provare.
Avrei fatto qualsiasi cosa per lui. Avrei fatto qualsiasi cosa per vederlo felice. E anche a costo di rendermi ridicola, avrei trovato sua sorella e l'avrei convinta a dargli una possibilità!
Il mattino dopo mi recai in questa ditta di traslochi e chiesi se qualcuno conosceva Julian e se potevo parlare con lui. Mi dissero che era a casa a prepararsi per la vigilia, così chiesi ai suoi dipendenti se potevano darmi il suo indirizzo.
«Tesoro, non posso, che ne so che non sei una pazza che vuole rapinarlo o ucciderlo?» disse uno sarcastico.
«Vero. Non possiamo» aggiunse un altro ridendo.
«Se mi paghi, te lo do io l'indirizzo» fece un tizio spuntando da dietro un camion. Era altissimo e grasso fino all'inverosimile.
«Quanto vuole?» gli chiesi, decisa a portare a termine la mia missione.
«Vieni. Andiamo a parlare in un luogo appartato» disse e mi trascinò in un container dove eravamo soli.
«Allora?» dissi un po' preoccupata.
«Vedi. Il tipo di pagamento che chiedo io... non è in denaro».
«Ah no?» domandai preoccupata.
«No» disse accarezzandomi il viso. Iniziò a battermi forte il cuore. «Sono disposto a dartelo per una cosa molto semplice...» continuò incastrandomi al muro. «Un po' di te!» disse avvicinandosi un po' troppo.
Per fortuna un signore entrò e mi liberò da quell'energumeno: «Che cazzo fai, Pitt?».
«Volevo solo aiutarla!».
«Come? Mettendole le mani addosso?» ero sconvolta. Il signore gentile mi trascinò via e io ripresi a respirare.
«Grazie».
«Che cerca qui?».
«Io volevo l'indirizzo del vostro capo: Julian Norton. So che non potete darmelo ma vi assicuro che non sono malintenzionata. Vede... so che sembra una storia assurda ma... una persona a cui tengo ha estrema necessità di parlare con la moglie di Julian: Amanda. Ma non conosciamo nulla di lei, non sappiamo dove abita e ci è difficile trovarla».
«Di cosa deve parlarle?».
«Questioni di famiglia. In realtà... Amanda è sua sorella e lo ha scoperto solo due giorni fa. Lei era stata adottata e sua madre, la sua vera madre, ha lasciato ai figli le sue ultime volontà: trovare la sorella e ricongiungere la famiglia. È Natale e io voglio solo che il mio amico sia felice».
«Hosboroo Strett, 222. Io non ti ho detto niente».
«Grazie. Grazie mille!».
«Vattene adesso. Lasciaci lavorare!».
«Va bene. La ringrazio signore» e andai via. Misi la macchina in moto e mi recai a casa della sorella di Dean.
Arrivai all'indirizzo alle 10.30 e bussai alla porta decisa a portare a termine la mia missione. Mi aprì una donna bellissima e sorridente, seguita da uno dei suoi figli, forse il più piccolo.
«Luke, smettila di fare la scimmia» disse lei sorridendo prima di salutarmi. «Salve!».
«Salve!».
«Ha bisogno di aiuto?».
«Sì. Cioè no... io... mi chiamo Jules e vengo per parlarle di suo fratello Dean».
«Ho già detto a lui che non mi interessa, perciò buona giornata» fece per richiudere la porta, ma io la fermai con la gamba.
«La prego, non mi mandi via. Mi dia solo la possibilità di parlarle. Poi se quello che dirò non la convincerà a incontrare Dean me ne andrò e non la disturberò più! La prego. È Natale...».
«D'accordo. Accomodati» e mi fece entrare. Aveva una casa bellissima. Mi portò nel salotto e mi fece accomodare su una sedia accanto al tavolo. Lei si sedette di fronte a me e poi disse: «Ti ascolto...».
«Ok. Ehm... ecco... da dove iniziare... io non conosco Dean da tantissimo. Cioè, lo conosco da fine giugno anche se, solo negli ultimi mesi l'ho conosciuto davvero bene».
«E allora?».
«Allora, Dean è... un ragazzo fantastico. È incredibile, lui è intelligente, divertente, ironico, premuroso. Non ho mai conosciuto nessuno come lui. Mi ha raccontato un po' del suo passato, anche se non ama molto parlare di sé. Ha sofferto molto nella sua vita. Da quando la madre è morta lui è... si è dovuto occupare di suo fratello. Dopo qualche mese dalla morte di sua madre, il padre li ha abbandonati e lui e Josh sono stati mandati a vivere da una zia per niente facile».
«Josh?».
«Sì. Suo fratello, tuo... insomma... ad ogni modo, dopo un po' anche la loro zia si è ammalata e loro sono stati affidati al fratello del padre, che però viaggiava molto così... Dean appena sedicenne si è preso cura di Josh. Hanno vissuto quasi sempre da soli. Non è stato affatto facile per lui. Non ha vissuto la vita felice che credi. So che non deve essere facile per te sapere di avere dei fratelli che si sono goduti la madre che tu non hai mai conosciuto, ma credimi, loro hanno sofferto molto più di quanto tu possa immaginare».
«Perché mi stai raccontando queste cose?».
«Perché so di certo che per Dean, l'unica cosa veramente importante è la famiglia. E che ti piaccia o no, tu sei entrata a far parte della sua famiglia. Sei sua sorella, e per lui è una cosa importante. Non può semplicemente tornarsene a casa e fingere di non averti mai incontrata, non ce la farebbe. Conoscendolo, penserebbe costantemente a te chiedendosi cosa avrebbe potuto fare per convincerti. Lui darebbe la vita per Josh. E anche se è difficile da credere, sono convinta che se potesse la darebbe anche per te».
«Lui non sa niente di me...».
«Permettigli di saperlo, allora. Fatti conoscere. Fa che lui si faccia conoscere. L'unica cosa che sa di te è che sei figlia di sua madre, che sei l'ultima cosa che lo lega a lei. Non togliergli anche questo».
«Devi amarlo molto per dire così tante cose belle di lui».
«Io...».
«Non sei la sua ragazza?».
«No. Siamo amici».
«Ma tu sei innamorata».
«Già...».
«E Dean lo sa?».
«Sì, lo sa».
«E... lui non ricambia i tuoi sentimenti?».
«Non lo so. A dire il vero, Dean è molto bravo a nasconderli. So solo che mi ha detto di non volersi legare a nessuno perché non vuole soffrire».
«Un ragazzo complicato».
«Ha sofferto molto. La vita non è stata clemente con lui. So che questa... che tu sei la sua occasione e io voglio solo vederlo felice».
«Sì, questo l'ho capito».
«Se solo tu gli dessi l'opportunità di farsi conoscere. Credimi è un ragazzo fantastico. È meraviglioso! È gentile, altruista, buono. Mi ha salvato la vita in molti modi da quando lo conosco... si è preso cura di me come mai nessuno aveva fatto finora... non so come avrei fatto senza di lui. Ti prego, non punirlo per gli errori di sua madre. Lui vuole solo farti entrare nella sua vita. Avete lo stesso sangue».
«D'accordo. Puoi darmi il suo numero?» chiese con gli occhi pieni di lacrime.
«Ma certo» presi il cellulare e le dettai il numero di Dean. Quando finii, mi alzai per andarmene e la ringraziai: «Grazie di avermi ascoltato».
«Grazie a te! Ne ho conosciute di belle persone Jules, ma tu sei... davvero incredibile. Non so quante delle mie amiche spenderebbero per me le parole che tu hai speso per Dean».
«Ho detto solo la verità. Ora la lascio».
«Dammi del tu, ti prego. Non farmi sentire più vecchia di quello che sono».
«D'accordo. Scusa... Allora ciao!» e me ne andai.
Ero felice. Avevo fatto una buona azione e l'avevo fatta per Dean. Quel Natale era uno dei più belli della mia vita.
* * *
Nella sua mente
Ero nella mia stanza d'albergo quando mi squillò il cellulare. Guardai lo schermo. Un numero che non conoscevo: «Pronto. Dean?».
«Sì. Con chi parlo?».
«Sono... Amanda. Tua sorella...» rimasi senza parole...
«Dean, ci sei?».
«Sì, io... come fai ad avere il mio numero?».
«A quanto pare hai un angelo custode, Dean...» disse ridendo. «Senti, perché non ci vediamo tra mezz'ora al parco, dove ci siamo incontrati ieri, così parliamo un po'?».
«Ma certo. Tra mezz'ora. Va benissimo».
«A tra poco allora. Ciao» e riattaccò. Non riuscivo a crederci. Non stavo nei miei panni dalla felicità. Corsi a prepararmi e chiamai un taxi. Mia sorella voleva parlarmi, voleva darmi una chance e io non me la sarei lasciata sfuggire.
Arrivai puntuale al parco e mi guardai intorno per vedere se Amanda era lì. Ma non c'era. Di lì a poco però arrivò. Aveva lo stesso cappotto rosso che indossava ieri ed era stupenda.
Ci salutammo e lei iniziò a parlare. Mi chiese scusa, dicendo che si era spaventata, che l'idea di far entrare degli estranei nella sua vita, che le avrebbero ricordato sempre la madre che non aveva conosciuto, la terrorizzava. Ma poi, mi disse anche che qualcuno, con la sua tenacia, la sua dolcezza e i suoi modi gentili, le aveva fatto cambiare idea... Jules!
Quando pronunciò il suo nome, rimasi sconvolto! Non potevo credere che Jules avesse fatto una cosa così bella per me. Voglio dire... sì, sapevo quanto era fantastica, ma non credevo fino a quel punto. E qualsiasi cosa avesse detto ero sicuro di non meritarmela. Come aveva fatto a dire quelle cose dopo che l'avevo fatta soffrire in quel modo?
Rimanemmo per un po' a parlare di lei, e Amanda mi chiese cosa provassi per quella ragazza. Non ne avevo idea, ero terrorizzato dai miei sentimenti verso Jules.
Amanda mi disse che dal mio sguardo, si percepivano tutti, invece. Secondo lei ero innamorato!
Mi disse anche che era una psicologa e che era brava a capire le persone.
Parlammo ancora per un po' e alla fine mi chiese se mi andava di raggiungere lei e la sua famiglia alla pista di pattinaggio, quella sera stessa.
Le dissi ovviamente di sì. Ero entusiasta. L'idea di poter passare del tempo con lei e con i suoi bambini mi riempiva il cuore di gioia.
Alla fine ci salutammo e quando andò via decisi di chiamare Jules per dirle quanto successo. Dovevo ringraziarla per quello che aveva fatto. Così appena lasciai Amanda, composi il suo numero: «Pronto?» sentii la sua bellissima voce e desiderai di averla accanto a me per baciarla.
* * *
«A quanto pare sono in debito con te...» era Dean. Avrei riconosciuto la sua voce tra mille. Avevo risposto senza guardare lo schermo. Ero così felice di sentirlo.
«Ciao, Dean».
«Grazie per quello che hai fatto! Davvero!».
«Non è stato niente di speciale».
«Non essere modesta».
«Non lo sono».
«Non so cosa tu abbia raccontato ad Amanda, ma... mi ha detto che hai parlato molto bene di me, e qualsiasi cosa tu le abbia raccontato non credo di meritarmela».
«Dean...».
«Sul serio Jules... non dopo come ci siamo lasciati».
«Dean, quello che ho fatto non ha nulla a che fare con la nostra storia... o qualunque cosa sia stata».
«Sì ma... io non merito il tuo perdono, Jules».
«Dean, io ti ho già perdonato... molto tempo fa! E comunque hai detto che dovevamo provare a essere amici, no?».
«È vero!».
«E in qualità di tua amica mi sono adoperata affinché tu avessi il Natale che meriti».
«Grazie Jules, io... non so davvero come ricambiare».
«Non devi. E comunque mi piace pensare che anche tu lo avresti fatto per me».
«Certo!».
«Bene... allora com'è stato?».
«Molto bello. Lei è... una donna fantastica».
«Sì, è così».
«Senti... stasera mi ha invitato alla pista di pattinaggio per conoscere suo marito e i suoi figli. Ho appuntamento con lei lì alle 19.00. Ti va di venire?».
«La pista di pattinaggio, scherzi? Io l'adoro! Ci vado ogni anno! Non che io sia una grande pattinatrice anzi... ma mi diverto!».
«Perfetto, allora ci andiamo assieme?».
«Ok. Verranno anche mia zia con mio cugino Tim e mia madre... puoi passare verso le 18.30, così ci andiamo insieme. Credo che ormai tu conosca l'indirizzo».
«Sì, decisamente. Allora a più tardi Jules».
«A dopo» dissi e attaccai il telefono.
Quel Natale pieno di sorprese si stava rivelando decisamente uno dei più belli della mia vita.
Alle 18.30 Dean passò da me e mia zia lo tempestò di domande su sua sorella. Era davvero invadente e io pregai Dean di avere pazienza. Ma lui era talmente felice che persino il terzo grado di zia Lindsey passò in secondo piano.
Quando arrivammo alla pista di pattinaggio, mia zia si mise in fila con Tim mentre mia madre, che non sapeva pattinare né voleva provare, ci aspettò fuori con la sua inseparabile macchina fotografica che rispolverava a ogni festa. Io e Dean cercammo Amanda e quando lui la vide andammo da lei per salutarla. Ci presentò il marito Julian e i suoi due figli: Carl di otto anni e Luke di sei. Erano carinissimi.
Loro erano già sulla pista, così io e Dean ci mettemmo in fila per prendere i pattini. Quando rimanemmo soli, Dean mi chiese: «A proposito, non ti ho chiesto poi come hai fatto ad avere l'indirizzo di Amanda».
«Ho cercato su internet il cognome di suo marito. Me lo avevi detto tu al telefono. Così ho trovato qualche nome e mi sono resa conto che per l'età soltanto uno poteva essere sposato con lei. Così ho preso l'indirizzo della sua azienda e mi sono recata lì».
«Una vera detective...».
«Più o meno» dissi ridendo.
«E come hai fatto a farti dare l'indirizzo di casa sua?».
«Ho trovato un signore gentile al quale ho raccontato la sua storia e alla fine me lo ha detto» spiegai, omettendogli volutamente l'incontro con l'energumeno.
«Capito. Grazie di nuovo, allora».
«Niente» dissi e arrivò il nostro turno. Prendemmo due paia di pattini ed entrammo negli spogliatoi per infilarceli. Una volta fatto, ci buttammo nella mischia. Fu divertente da morire. Nonostante io amassi pattinare sul ghiaccio ero decisamente un'imbranata. Dean se la cavava molto meglio di me. Vidi mia madre che faceva le foto e le urlai di smettere.
Amanda e i suoi bambini erano bravissimi. Sembravano professionisti nati. Il marito rimase fuori a scattare foto ai suoi figli. Erano proprio una bella famiglia. Chiacchierammo un po' tra una pattinata e l'altra e capii che Amanda era davvero una brava donna. Dean conobbe i suoi nipotini e io pensai che ci sapeva davvero fare coi bambini. Dopo più di mezz'ora a pattinare, conversare e ridere, sentii la voce di mia madre che mi chiamava e quando mi voltai vidi l'ultima persona che mi sarei aspettata di vedere lì. Mio padre. Aveva detto che sarebbe riuscito a venire solo il giorno dopo e a me era dispiaciuto il fatto che non avremmo passato la vigilia di Natale insieme. Quando lo vidi, saltai dalla staccionata e gli corsi incontro, noncurante dei pattini che si impigliavano nel terreno.
«Papà» urlai, saltandogli in braccio.
«Tesoro» disse lui stringendomi forte. «Come stai?».
«Io sto bene. Tu? Che bella sorpresa!».
«Hai visto? Ogni tanto ne faccio anche io».
«È così bello averti qui» dissi abbracciandolo di nuovo.
«Io sono un po' stanco, torno a casa con la mamma e le do anche una mano con la cena. Inoltre, per Tim è tardi e non vorremmo che si addormentasse prima di mangiare».
«Vengo con voi».
«No tesoro, rimani qui a divertirti col tuo amico» disse mamma riferendosi a Dean.
«Quale amico? Qualche compagno di liceo?».
«No» disse mamma parlando per me. «È un amico di New York che Jules ha rincontrato per caso qui».
«Quando si dice che il mondo è piccolo» esclamò papà sorridendo.
«Già... Comunque Dean è con la sua famiglia adesso, e io voglio stare con voi. Vado a salutarlo e a togliermi questi» dissi indicando i pattini. «Papà, dammi cinque minuti».
«Va bene, tesoro» rispose mio padre e io tornai da Dean.
«Ehi» esclamò vedendomi. «Tuo padre?».
«Sì. Mi ha fatto una sorpresa. Doveva venire domani, invece...».
«Sono contento per te».
«Grazie. Io sto andando via. Voglio stare un po' con lui».
«Ma certo. Vai».
«Ehm... passerai con loro la vigilia? Voglio dire... hai un posto dove cenare?».
«Sì. Mi hanno invitato».
«Bene».
«Già».
«Hai sentito Josh?».
«Sì. E gli ho detto che mi tratterrò qui un paio di giorni ancora, e che quindi non passeremo il Natale assieme. Sarei dovuto tornare domani».
«E come l'ha presa?».
«Non bene. È il primo Natale che non passiamo assieme e non ne vado fiero. Ma in questo momento sento di dover stare qui. Ad ogni modo, anche se non è d'accordo, mi ha detto che capisce».
«Vedrai che avrete tante altre occasioni per festeggiare insieme. E poi lui è con Rachel... credo che ti perdonerà» dissi ridendo.
«Già» disse lui.
«Allora io vado. Buona serata Dean e... se non dovessimo vederci domani... Buon Natale!».
«Anche a te, Jules!».
Andai a togliermi i pattini e tornai dai miei. Ero felice. Maledettamente e dannatamente felice!
* * *
Nella sua mente
Quando Jules andò via, Amanda si avvicinò a me: «Tornava a casa?».
«Sì. È appena arrivato suo padre e... loro si vedono poco».
«Immagino che sia pazza di gioia».
«Già. È così!».
«Senti, voglio approfittarne ora per darti questa» disse Amanda cacciando un foglio dalla tasca del cappotto.
«Cos'è?» chiesi prendendolo.
«È una lettera di nostra madre. È l'unica cosa che ho a parte le sue fotografie. Scusa se te l'ho fotocopiata, ma l'originale vorrei tenerla».
«Io... grazie, ma perché vuoi che la legga? Voglio dire, l'ha scritta a te e...».
«Perché credo che tu dovresti leggerla. Perché credo che le parole che mi ha detto ti servano molto in questo momento. Sono le parole di una madre. E non importa se in origine erano indirizzate a me, io credo che dovresti leggerle con molta attenzione e immaginare che le abbia dette a te».
«Perché?».
«Lo capirai quando la leggerai» disse e si allontanò. Rimasi con quella lettera in mano per un sacco di tempo. Poi uscii dalla pista e mi tolsi i pattini. Rimisi le scarpe e mi poggiai su una panchina. Rimasi qualche secondo immobile e poi la aprii. Le parole che erano scritte mi colpirono come una freccia dritta al cuore.
Piccola mia,
tu non mi hai mai conosciuta, ma io sono tua madre. E anche se tu adesso hai un'altra mamma che si occupa di te, vorrei comunque lasciarti qualcosa di mio. Non ho molto da darti, ma vorrei che tu seguissi alcuni piccoli consigli che ti do col cuore, come solo una mamma può fare:
1) Sii sempre gentile con gli altri. So che sembra retorica ma non fare agli altri quello che non vorresti venisse fatto a te. Amare il prossimo è l'unico modo per vivere bene...
2) Fai tanti errori. Non dispensarti mai dal farli. Gli errori servono nella vita. Servono a imparare e a fare meglio la prossima volta...
3) Studia. La cultura è importante, imparare è importante. E vorrei tanto che tu studiassi e andassi al college. Anche solo per conoscere cose nuove...
4) Ama! Ama con tutta te stessa. Non fuggire mai l'amore. Non avere paura d'amare. Mai. Amare è la cosa più bella che si possa fare e quando trovi qualcuno che ti ama a sua volta, quando incontri la persona giusta, non devi lasciarla scappare, non devi lasciarla andare via. È così raro trovare qualcuno che abbia la nostra stessa anima, e quando lo si trova, non lo si deve mai lasciare andare. Non permettere che le tue paure t'impediscano di amare, non permettere che la paura di soffrire t'impedisca di aprire il tuo cuore a qualcuno... perché ti assicuro che quando lo farai, sarai la donna più felice del mondo.
5) ... E più importante... Sii felice. Qualunque cosa questo significhi per te! Insegui i tuoi sogni, vivi la vita appieno. Balla, ridi, ama... e sii felice...
Tua Mamma.
Richiusi la lettera e scoppiai a piangere. Di un pianto liberatorio. Erano delle parole così belle e io immaginai lei mentre le diceva. Mi mancava così tanto. Mi mancava da togliermi il respiro.
Ogni cosa che aveva detto... era così vera... sembrava scritta apposta per me. Così capii... capii che avevo sbagliato tutto e corsi da Amanda.
«Io...» dissi ancora con le lacrime agli occhi. «Grazie per questa ma io... devo andare!».
«Dove?».
«Non aspettate me per mangiare, ma verrò ok?».
«Ok, ma dove stai andando?».
«A prendermi il mio regalo di Natale» sorrisi e scappai via. Niente mi avrebbe più impedito di essere felice. Niente più!
* * *
Ero a casa da un po' e stavo aiutando mamma e zia Lindsey con la cena. Ce ne voleva ancora per mangiare, ma le pietanze erano tante e noi ci davamo da fare. A un certo punto bussarono alla porta: «Vado io!» dissi e mi incamminai.
Avevo il grembiule e i capelli legati in una specie di chignon. Le guance sporche di farina. Chiunque fosse stato speravo vivamente che non si fosse spaventato.
Aprii la porta e vidi Dean. Aveva gli occhi lucidi e sembrava confuso: «Dean?» dissi, sorpresa e preoccupata allo stesso tempo.
«Io ti ho vista...».
«Come?» chiesi perplessa.
«Quando ti ho salvato la vita evitando che quell'auto ti investisse e siamo caduti per terra... io ho guardato nei tuoi occhi e ti ho vista. Ho visto solo te. Ho visto la tua bellezza, la tua purezza... ho visto quanto eri dolce... ti ho vista davvero, Jules».
«Ma che...».
«Lasciami parlare per favore...».
«Ok...».
«Quando... quando i tuoi occhi hanno incontrato i miei ho subito capito che se ti avessi rincontrata non sarei mai più stato capace di lasciarti andare. Eri bellissima Jules. Sei bellissima... e non solo fuori. Voglio dire... dentro sei una persona incredibile e io... non credo di meritarti».
«Dean ma cosa...».
«Ti prego, lasciami finire! Quando abbiamo iniziato a frequentarci, quando ti ho baciata e poi abbiamo fatto l'amore io... io mi sono perso in te. Eri tutto quello che volevo. Ma sapevo di non poterti dare ciò che meritavi, lo sapevo eppure non riuscivo a starti lontano... e poi... quando mi hai detto che mi amavi io... mi sono sentito così uno schifo. Non volevo arrivare a quello, io... non avrei dovuto permettere che tu ti innamorassi di me».
«Non è stata colpa tua...».
«Sì, invece. Perché sono stato io a baciarti, io a fare l'amore con te e io a mandare avanti la nostra relazione».
«Anche io lo desideravo».
«Sì, ma io sapevo quanto era pericoloso e non mi sono fermato. E non perché non m'importasse di te, non perché volevo divertirmi. Ma perché non riuscivo a rinunciare a te. Non ci riuscivo... non volevo. La verità è che non ti volevo perdere...».
«Dean...».
«Fammi finire...» mi bloccò e gli tremò la voce «quello che voglio dire adesso è che... se tu vuoi... se tu vuoi darmi una possibilità... io... proverò... a essere il ragazzo che meriti... a essere una persona migliore. È tutto nuovo per me Jules, ma so... sono convinto che se tu vorrai, insieme... tu e io possiamo farcela».
«Dean, io non capisco...».
«Non voglio più rinunciare a te» e mi baciò.
Mi saltò letteralmente al collo. Fu un bacio interminabile, di quelli che ti tolgono il respiro. Con quel bacio mi stava dicendo tutto, e quando ci staccammo sussultai.
«Dean...».
«Vuoi essere la mia fidanzata?» domandò, ancora con le mani sul mio viso, guardandomi negli occhi.
«Io...» ero senza parole, non riuscivo a crederci! Me lo stava chiedendo davvero. «Io... sì» e gli saltai al collo.
Lui rise e risi anche io. Poi ci baciammo di nuovo. Quando ci distaccammo chiesi: «Cos'è cambiato? Voglio dire... cosa ti ha fatto cambiare idea?».
«Diciamo che una persona che non c'è più ha trovato il modo di parlarmi e... è stato come un segno, non so... come se lei avesse voluto dirmi che è accanto a me, che non sono solo e... che lei mi capisce».
«Parli di tua madre?».
«Sì. Ho letto una sua lettera. Era indirizzata ad Amanda ma... credimi... tutto ciò che le ha detto è come se l'avesse detto a me!».
«Sono contenta» e lo accarezzai.
«Adesso anch'io» disse guardandomi intensamente. «Non voglio rubarti altro tempo. Devi stare con la tua famiglia e... io ne ho una che mi aspetta dall'altra parte della città».
«Ok».
«Ti chiamo domattina, va bene?».
«Va bene» dissi e Dean mi baciò di nuovo.
«Sono così felice» disse sulle mie labbra.
«Anch'io» risposi.
Ero davvero felice. Ora lo ero completamente!
Eccoci giunte alla fine! Per correttezza, vi dico che il finale del libro non è esattamente questo !
O meglio ... accade tutto quello che avete letto, ma con una bella aggiunta che ho tralasciato (sempre per le solite motivazioni. Ovviamente c'è chi ha acquistato il libro e quindi per tutelare quelle persone, in ogni capitolo, quasi tutti almeno, ho tralasciato, omesso o cambiato delle cose).
Il vero finale vede Dean e Jules su un treno, direzione New York, pronti per iniziare la loro nuova vita insieme!
Se la storia vi è piaciuta , vi ha incuriosito a tal punto , l'avete amata e volete conoscere quelle piccole cose che ho omesso qui. Se la ritenete degna di far parte della vostra libreria, correte a comprare il libro.
Si può ordinare on Line o in qualsiasi libreria, essendo una piccola CE non si trova a scaffale, ma lí i tempi di attesa sono più lunghi.
Per chi volesse contattarmi per acquistarlo da me con dedica, vi dico che c'è un piccolo regalino e cioè un meraviglioso segnalibro realizzato per me dall'autrice della copertina, che regalerò a chi avrà il piacere di comprare il libro da me ❤️
Se volete contattarmi per qualsiasi cosa, sono qui!
Grazie davvero di tutto ❤️
Vi voglio bene 😍
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