Capitolo 30 (prima parte)
Nuovo capitolo! Ragazze siamo agli sgoccioli, manca veramente pochissimo. Venerdì uscirà la seconda parte del capitolo 30, che ho preferito dividere per lunghezza e approfittando del fatto che la seconda parte narra di avvenimenti che accadono una settimana dopo rispetto a questi.
Baci 😚
Mi svegliai frastornata. La testa mi faceva malissimo. La presi tra le mani e cercai di capire cosa fosse successo. Mi guardai intorno e riconobbi la camera di Dean. Come ci ero finita lì?
Mi tolsi le coperte da dosso e notai che avevo una t-shirt bianca da uomo, sicuramente sua. Dio... e se l'avevamo fatto? No... non poteva essere... me ne sarei ricordata!
La sera prima avevo bevuto come una spugna e l'ultima cosa che ricordavo era di essere entrata in bagno con un tizio, tutto il resto era nella nebbia, vuoto totale.
Mentre stavo ancora nel letto a cercare di capire come fossero andate le cose, sentii bussare alla porta: «Avanti!» dissi e quando la porta si aprì, comparve Dean con un vassoio in mano. Mi aveva portato la colazione.
«Come stai?» chiese avvicinandosi.
«Bene. Grazie».
«Ti ho portato la colazione. Dovresti mangiare e bere questa» disse indicandomi un bicchiere pieno d'aranciata. «Ti farà bene!».
«Ti ringrazio. Ehm... posso chiederti che ci faccio qui? Non ricordo molto di ieri» spiegai e presi il vassoio che Dean mi porse.
«Posso?» disse chiedendomi se poteva sedersi sul letto accanto a me.
«È il tuo letto, Dean!».
«Magari ti dava fastidio».
«No» dissi abbassando lo sguardo.
«Ieri sera eri ubriaca persa» cominciò a rispondere alla mia domanda. «Volevo riportarti a casa ma tu hai fatto cadere le chiavi in un tombino, poi mi hai detto che Rachel avrebbe dormito fuori e che quindi non avevi modo di rientrare... così ti ho portata qui».
«Oh! E Rachel...».
«Tranquilla, l'ho avvisata io».
«Ok. Grazie. Posso chiederti dov'è il mio vestito?».
«L'ho messo in lavatrice. Era sporco di vomito».
«Ho vomitato?» feci sorpresa e allo stesso tempo imbarazzata.
«Direi di sì! Non ricordi nulla?».
«Ehm... ricordo di essere entrata nel bagno con un ragazzo... poi più nulla!».
«Già!».
«Tu che ci facevi al Poseidon? E come mi hai trovata?».
«Rick, il mio collega, ieri ha insistito per ore per farmi uscire con lui. Così l'ho accompagnato lì. Poi ho visto la tua amica Elizabeth, la quale mi ha detto che avevi bevuto e che ti eri chiusa in bagno con un tizio...».
«Oh... e Liz adesso dov'è?».
«Ha riaccompagnato a casa il mio amico, che mi ha appena mandato un messaggio per dirmi che si sono baciati».
«È molto da Liz».
«Già, anche da Rick!».
«E... insomma... tu e io... noi non abbiamo... voglio dire...» dissi alludendo al fatto che potevamo essere stati a letto insieme.
«Jules, ti pare che facevo l'amore con te mentre eri ubriaca? Mi fai così meschino?».
«No, certo che no.Era solo per chiedere! Te l'ho detto,non ricordo nulla».
«Comunque sei crollata in auto, quindi...».
«Mi dispiace, non volevo rovinarti la serata».
«Non l'hai fatto! E comunque se hai rovinato la serata a qualcuno è stato solo a te stessa. Ma che credevi di fare?».
«Io volevo solo divertirmi».
«Come? Facendoti toccare dal primo coglione nel bagno di un locale? Che bella idea di divertimento».
«È quello che fai tu con tutte le altre, Dean!».
«Inanzitutto io non mi scopo le ragazze nei bagni, seconda cosa tu non sei come le altre, tu non sei così».
«Davvero?».
«Certo che è vero! Sei una brava ragazza, Jules, quindi smettila di sforzarti di comportarti come se non lo fossi».
«Be', forse per una sera io volevo essere diversa... volevo essere come tutte quelle che conosci nei bar e che ti porti a letto».
«Jules, non potresti mai esserlo, e se lo fossi non mi piaceresti! Quello che mi ha fatto legare a te, è proprio il tuo modo di essere. Il tuo essere così ingenua, così dolce... così pura!».
«Ma non abbastanza da provare ad avere una normale relazione con me» tirai fuori la frase tutta d'un fiato e mi pentii un secondo dopo.
«Jules io... è difficile da spiegare».
«Be', almeno prova».
«Io non posso cambiare la mia vita. Non posso e basta. Ma questo non ha niente a che fare con te!».
«No?».
«No. Tu sei... perfetta! E se fossi diverso probabilmente tra noi funzionerebbe ma... io non sono così, io non sono come gli altri. Il tipo di vita che conduco, il tipo di vita che ho sempre condotto... è l'unico modo che conosco, l'unico modo che voglio conoscere».
«Perché?».
«Perché non voglio soffrire, Jules!».
«Soffrire?».
«Nella mia vita ho già perso troppe persone. Non sopporterei di legarmi a qualcuna, di affezionarmi, d'innamorarmi e poi perderla».
«Perché parti dal presupposto che se provi a stare con una donna, devi inevitabilmente perderla?».
«Perché è la storia della mia vita, Jules. Perché tutto ciò a cui tenevo mi è stato tolto!».
«Dean, ma questa non può essere una giustificazione. Non puoi fuggire i sentimenti solo perché hai paura».
«Invece posso e lo faccio. Non pretendo che tu capisca. Ti chiedo solo di rispettare questa mia decisione».
«Va bene. Io la rispetto. Ti rispetto. Ma non sono d'accordo. Forse è come dici tu, forse non capisco, ma la verità è che tu mi sembri comunque infelice, quindi non capisco cosa cambia».
«Per me cambia Jules. Cambia tutto!» rimase per qualche istante in silenzio, poi disse:
«Comunque Rachel sta per arrivare. Ti darà dei vestiti puliti e poi ti riporterà a casa. Se vuoi usare il bagno conosci la strada. Io sono di là se hai bisogno di qualcosa» concluse, e andò via lasciandomi sola.
Mi chiesi se avrei mai superato quel momento, se avrei mai superato il fatto che tra me e Dean non ci sarebbe stato più nulla! Io lo amavo, quella era l'unica verità. E quanto mi aveva detto poco prima me lo faceva solo amare di più, se possibile.
Mi ridistesi sul letto e mi avvolsi nelle coperte. Non sarei mai andata via da lì. Via dal suo letto, via dalla sua stanza, dal suo mondo, dai suoi odori, da lui. Via dall'unico uomo che avevo amato nella mia vita, dall'unico che avrei sempre voluto amare...
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