Capitolo 28
Nuovo capitolo! Ecco che conosceremo la misteriosa ragazza che si intromette in qualche modo tra Jules e Dean! Paura??? 😱
Godetevi il capitolo , ragazze !
With love, always ❤️😍
Il mattino dopo mi svegliai e andai a fare colazione col mio coniglietto tra le mani. Trovai Rachel che scaldava il latte e quando mi vide, disse: «E questo chi è?».
«Un nuovo amico» risposi sedendomi al tavolo.
«Aspetta un momento! Cos'è successo ieri sera? So che Dean voleva farti una sorpresa».
«Sì. Me l'ha detto che si era sentito con te».
«E com'è andata?».
«Siamo stati al luna park».
«Oh mio Dio! E quello te lo ha regalato lui?».
«Lo ha vinto al tiro al barattolo».
«Dio, che romantico».
«Sì, da morire» dissi triste.
«Jules, cos'è quella faccia? Guarda che per gli standard di Dean quello che ha fatto è un passo enorme».
«Io lo so Rachel e l'ho apprezzato, è solo che... a fine serata abbiamo litigato».
«E perché?».
«Perché gli ho chiesto se potevamo rifarlo, ma lui mi ha risposto che anche se era stato bene non sarebbe più accaduto».
«Mi dispiace, Jules».
«La colpa è mia. È che... sono arrivata al limite. Credevo che mi bastasse andare a letto con lui, ma ora mi rendo conto che non mi basta più».
«Jules odio la frase 'Te l'avevo detto', ma... era questo che intendevo quando ti consigliavo di stargli lontana. Sapevo che avresti sofferto».
«Mi passerà» e abbozzai un sorriso. «Dai, non parliamone più. Ho una fame terribile».
«Ti riscaldo il latte».
«Grazie Rachel».
«Di niente Jules!».
Quel giorno al lavoro cercavo di tenermi super impegnata per non pensare a Dean e a quanto successo, quando a un certo punto Liz si avvicinò a me e disse: «Allora? Pronta per stasera?».
«Stasera?».
«Jules, pronto! 30 novembre, venerdì, festa aziendale... ti dice nulla?».
«Oddio è vero, la festa! Me n'ero completamente dimenticata! Devo venire per forza?».
«Jules, è una festa per i progetti fatti quest'anno e il tuo progetto con la Stevens è uno dei migliori! Non puoi proprio mancare, ci saranno anche i responsabili dei progetti della pubblicità».
«Grandioso, quindi sarò costretta a rivedere Dean!».
«È successo qualcosa tra voi? Qualcosa che non so?».
«Niente di che, solo... diciamo che ieri sera non ci siamo lasciati molto bene».
«Oh, mi spiace».
«Non importa! Dai, ora torno a lavoro».
«Ci vediamo dopo, Jules».
«A dopo!».
Quella sera, quando tornai a casa per prepararmi, ero veramente giù di corda. Non mi andava di partecipare a quella stupida festa e non mi andava di vedere Dean. Inoltre non sapevo proprio cosa mettere e non volevo perdere tempo a scervellarmi su quale fosse il look migliore.
Così chiesi a Rachel di scegliere qualcosa dal mio armadio. Lei stette un'eternità indecisa fra un abito e un altro, nonostante le ripetessi che qualunque cosa andava bene, e alla fine optò per un abito color argento a bustino e che scendeva con una gonna corta a campana e le mie splendide scarpe trasparenti con dei piccoli swarovski sopra. Le scarpe di Cenerentola, le chiamavo io.
Mi preparai e Rachel perse tempo a truccarmi e pettinarmi con cura per farmi bella. Poi presi un cappotto lungo, le chiavi dell'auto, salutai la mia migliore amica e presi la macchina.
Arrivai, un po' in ritardo, in quest'edificio comunale dove si teneva la festa, ma visto che gli ospiti erano tanti non me ne preoccupai.
Quando entrai vidi subito Liz nel suo splendido abito a tubino color prugna. Le andai incontro: «Ehi, Liz» dissi per attirare la sua attenzione.
«Splendore» rispose guardandomi. «Sei uno schianto».
«Grazie» dissi sorridendo.
«Trey! C'è Jules» disse chiamando il nostro collega che era intento a parlare con un signore anziano. Trey la sentì e scusandosi col suo interlocutore ci venne incontro.
Rimanemmo un po' noi tre a conversare. Ogni tanto mi guardavo intorno per vedere se ci fosse Dean, ma non lo vidi. Dopo un po' il dottor Foster venne a salutarci e quando aprì il buffet vidi arrivare dalla porta principale l'uomo dei mei sogni. L'unico che avessi mai voluto, l'unico che avrei sempre voluto! Era splendido nel suo smoking nero, sexy da morire, e mi venne da pensare che avrei tanto voluto scoparmelo nei bagni. Cavolo, dovevo contenermi. Non potevo andare avanti così. Cosa diamine mi aveva fatto diventare quell'uomo? E poi, dopo come ci eravamo lasciati, non avrei mai potuto farlo !
Lo vidi salutare alcune donne che non persero occasione per toccarlo mentre parlavano con lui. A lui non sembrava dispiacere, anzi... pareva molto a suo agio. Rideva e scherzava come niente fosse. Ma solo io mi sentivo uno schifo dopo la nostra lite?
Decisi di non pensarci e mi buttai sul cibo. Quando fui abbastanza sazia anche per quello, mi avvicinai al dottor Foster per conversare e di tanto in tanto lo guardavo. Lui non mi aveva ancora vista e in parte speravo che non lo facesse mai. Vedevo che ogni tanto si guardava intorno come a cercarmi, ma non incrociò mai il mio sguardo. A un certo punto vidi che un signore insieme a una bella donna e a una ragazza che poteva avere la mia età o qualcosa in meno, si avvicinarono a lui per salutarlo. Poi la ragazza e il signore andarono via e la donna attraente rimase a parlare con Dean. Lo guardava in modo malizioso e si avvicinava a lui un po' troppo per i miei gusti. A un certo punto gli mise una mano sul petto e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. Si guardarono per un istante negli occhi e poi lei andò via.
Volevo morire. Cosa si erano detti? Probabilmente non lo avrei mai saputo e sarei rimasta come una stupida nelle mie pene d'amore.
Ritornai accanto a Liz che iniziò a parlarmi di smalti e unghie finte quando, mentre guardavo Dean, lui si accorse di me e i nostri sguardi si incrociarono. Ci guardammo per un tempo interminabile, poi fui io a cedere. Abbassai il mio e mi voltai. Presi un bicchiere di vino e lo scolai. Non volevo più sapere nulla di lui!
* * *
Nella sua mente
Quando Mel andò via mi sentii sollevato. Non volevo darle spiegazioni sul perché non mi fossi fatto sentire tutto quel tempo. Era la prima volta che la evitavo per fare sesso con un'altra e basta. Lei sapeva da sempre che lo facevo con tante donne e con lei, ma non l'avevo mai esclusa dalla mia vita. Il sesso con lei era straordinario e non ci avevo mai rinunciato. Ma da quando avevo conosciuto Jules era diverso. Io ero diverso, ed ero intenzionato a non farla soffrire. Non sarei mai andato a letto con altre per vederla disperarsi e facendola sentire una poco di buono. Non lo avrei mai fatto, e francamente non ne avevo l'esigenza.
L'avevo cercata da quando ero arrivato ma non l'avevo vista. Iniziai a chiedermi se ci fosse, quando all'improvviso la vidi. Era stupenda in quell'abito argento. Nessuna era bella come lei. Nessuna alla sua altezza. Ci guardammo per un tempo infinito poi lei si voltò dandomi le spalle. Eravamo lontani ma io avevo potuto percepire dal suo sguardo tutta la delusione e la tristezza che il nostro incontro di ieri le aveva lasciato.
Uscii sul balcone per prendere una boccata d'aria e, dopo poco, qualcuno mi raggiunse. Sentii una voce che non mi era nuova. La figlia del mio capo, il signor Anger, e di Mel. Me l'aveva presentata lui poco prima e poi mi aveva lasciato solo con sua moglie, senza avere il minimo sospetto che fino a poco tempo fa ero suo amante. La figlia di Mel aveva 19 anni ed era bella come la madre. Sentii chiamarmi e mi voltai: «Dean, giusto?».
«Sì. Tu sei...» risposi, cercando di ricordare il suo nome.
«Camille».
«Giusto, Camille».
«Non hai freddo qui fuori?» disse avvicinandosi a me con passo da pantera e con aria maliziosa.
«Avevo bisogno di prendere una boccata d'aria!».
«Tutto apposto con mia madre?» chiese e mi spiazzò.
«Come?».
«Dean, non sono una stupida. So bene che te la scopi. Mia madre guarda in quel modo tutti gli uomini che si porta a letto».
«Io non...».
«Tranquillo. Non devi giustificarti» disse avvicinandosi sempre di più. «Non lo dirò a mio padre!».
«Qualunque cosa tu pensi di aver visto, guarda che ti sbagli di grosso».
«Dean sta' calmo. Non devi convincermi del contrario, anzi... so che mia madre prende sempre il meglio e tu sei... un bel bocconcino» esclamò toccandomi il viso.
«Forse è meglio rientrare» dissi guardandola dritto negli occhi.
«Forse. O magari potremmo...» scandiva le frasi in maniera lentissima e ogni parola che diceva si avvicinava sempre più a me «impiegare il nostro tempo» era a un palmo da me «in maniera...» le nostre labbra quasi si sfioravano «più produttiva» e mi infilò la lingua in bocca prendendomi con forza per la nuca. La lasciai fare e senza volerlo mi persi in quel bacio. Le misi una mano dietro la testa e la divorai.
A un tratto però sentii dei passi: «Oh!» una voce familiare.
Mi staccai da Camille e vidi Jules. Era sconvolta. Cazzo, cosa avevo combinato?
«Io...» provò a parlare ma gli occhi le si riempirono di lacrime. «Io... scusate» balbettò e scappò via.
La mia paura più grande era diventata realtà: l'avevo ferita e niente di quello che avrei potuto dire o fare avrebbe cambiato le cose.
* * *
Quando scolai tutto il bicchiere di vino mi girava un po' la testa, ma sentivo che in quel momento era l'unica cosa che mi facesse stare bene, così ne ordinai un altro. Liz continuava a parlarmi di estetiste, parrucchieri e saune, e le sue parole risultavano confuse nella mia mente. Dopo un po' iniziai a sentire il calore del vino e dissi a Liz che sarei uscita sul balcone a prendere un po' d'aria. Mi avviai verso di esso e quando uscii mi trovai davanti agli occhi la scena più brutta che potessi immaginare: Dean e quella ragazza... avvinghiati l'uno all'altra che si baciavano con passione. Non potevo crederci.
Alla loro vista sussultai: «Oh!» dissi sconvolta, e quando loro si staccarono e Dean mi guardò, mi sentii tradita, ferita, spezzata. Niente di quello che avrebbe potuto dire avrebbe rimesso le cose a posto.
«Io... Io... scusate» provai a parlare ma non ci riuscivo, e quando gli occhi mi si riempirono di lacrime scappai via. Sentii la voce di Dean che mi chiamava: "Jules! Jules!", ma non mi fermai.
Mi feci largo tra la folla degli ospiti e sgattaiolai fuori dal salone dove c'era la festa. Arrivai nell'enorme corridoio dal quale ero entrata e provai a calmarmi. Non volevo che qualcuno mi vedesse così. Ma ero sconvolta. Non riuscivo a calmarmi.
Sentii dei passi dietro di me e quando Dean mi raggiunse mi toccò il braccio per costringermi a voltarmi: «Non toccarmi» urlai.
«Jules, ti prego, calmati».
«Stammi lontano» ringhiai, tra la rabbia e le lacrime.
«Jules, quello che hai visto non ha significato niente».
«Sta' zitto!».
«È stata lei a baciarmi».
«Ma a quanto pare a te non è dispiaciuto, visto il modo in cui eravate avvinghiati!».
«Jules, per favore...».
«Dean, non dire più una parola! Vattene e lasciami sola!» dissi piangendo e allo stesso tempo cercando di calmarmi per non dargli la soddisfazione di vedermi così disperata.
«Jules, ti prego. Non voglio vederti così».
«Be', allora dovevi pensarci prima di comportarti come uno stronzo».
«Ti ho detto che non ha significato niente!».
«Non capisco perché mi dai tante spiegazioni. Noi due non stiamo insieme, non c'è nessun obbligo, noi due possiamo frequentare chi vogliamo perché tra noi è solo sesso, giusto?».
«Non è proprio così».
«La colpa in fondo è mia. Perché sapevo com'eri fatto e mi sono lasciata coinvolgere lo stesso».
«Jules... per favore» disse e allungò di nuovo il braccio provando ad accarezzarmi, ma io mi ritrassi.
«Ti ho detto di non toccarmi. Non provare ad avvicinarti a me!».
«Jules...».
«È questa la tua vita Dean? Ti svegli la mattina, vai a lavorare, ti scopi un mucchio di ragazze e il giorno dopo ricominci da capo? È questo che vuoi?».
«Jules, da quando tra me e te è successo quello che sai, non ho visto nessun'altra».
«Non ti credo».
«È la verità!».
«Quindi è per questo che hai baciato quella ragazza? Perché eri in astinenza? Cos'è, scopare sempre con la stessa donna ti ha fatto così schifo?».
«Jules, non dire stronzate! Lo sai quanto io e te siamo stati bene».
«No Dean, non lo so. Io so solo quello che ho provato io. Io sono stata bene, io ho provato cose nuove, io ho provato emozioni indescrivibili. Per te sono solo stato un nome in più da aggiungere alla lista».
«Non è mai stato così, e tu lo sai!».
«E allora perché hai baciato quell'altra? Perché?» dissi piangendo. «Perché dopo il modo in cui ci eravamo lasciati ieri sera? Mi hai guardato prima, mi hai vista. Saresti potuto venire da me. Avresti potuto salutarmi, ma non l'hai fatto. Hai preferito limonare con quello schianto...».
«Jules, adesso basta, smettila. Ti ho detto che non ha significato niente, è stato solo un cazzo di bacio!».
«Che mi ha ferita, Dean!».
«Non l'ho fatto apposta. Non volevo ferirti!».
«Sai, ieri sera io... mi ero illusa che ci potesse essere qualcosa di più tra noi. Mi ero illusa che tu potessi cambiare. Ma tu non hai mai avuto l'intenzione di farlo, vero?».
«Jules, sono stato chiaro con te fin dal primo momento!».
«E allora perché portarmi al luna park? Perché farmi conoscere la normalità con te per poi togliermela?» chiesi tra le lacrime.
«Jules, io...».
«Io ho cambiato la mia vita per te, Dean. Ho stravolto tutte le mie abitudini, la mia quotidianità, il mio modo di essere, tutto! Ho litigato con la mia migliore amica per stare con te! Io mi sono concessa a te, non lo avrei fatto con nessun altro. L'ho fatto con te! Dio, Dean, io mi sono innamorata di te» dissi tra le lacrime e vidi il suo volto cambiare. Era sconvolto.
«No» scosse la testa come a credere che fosse un incubo. «No, Jules no!».
«Perché? Perché Dean? Forse dirtelo lo rende più reale? O non vuoi che te lo dica per non farti sentire in colpa?».
«Jules...» era senza parole.
«Io non voglio più vederti. Mai più. Tu devi scomparire per sempre dalla mia vita, chiaro? Io... io ti odio!» urlai e scappai via. Presi al volo il mio cappotto al guardaroba e mi misi in auto.
Ero andata via come una ladra senza salutare nessuno, ma non me ne importava. Volevo solo tornare a casa e piangere fino a non avere più lacrime in corpo.
* * *
Nella sua mente
Andai via dal party inventandomi un mal di testa e quando arrivai a casa mi presi la fronte tra le mani e cominciai a piangere. Non so nemmeno io da quanto tempo era che non piangevo. Ma quella sera, dopo tutto quello che era successo, non mi restava altro da fare.
Sentii dei passi e Josh accese la luce: «Dean, sei tu?».
«Josh ti prego, spegni» dissi tra le lacrime.
«Dean?» Josh si avvicinò a me guardandomi sconvolto.
«Ti prego!».
«Stai piangendo?».
«Josh per favore!».
«Ma che è successo?».
«È successo che sono uno stronzo e ho combinato un casino. Un gran casino. È successo che tu me lo avevi detto e io non ti ho dato retta e adesso l'ho ferita Josh, l'ho ferita e non c'è nulla che io possa fare per rimediare!».
«Parli di Jules?».
«Mi ha detto che si è innamorata di me! Io non avrei dovuto permetterlo! Mi sarei dovuto fermare prima!».
«Dean...».
«Se avessi visto com'era a pezzi. Non faceva altro che piangere! Ed è tutta colpa mia!».
«Dean, è dalla morte della mamma che non piangevi».
«Vuoi psicanalizzarmi anche adesso Josh?».
«Non hai pianto nemmeno per la morte di nostro zio. Dio, Dean tu sei innamorato di Jules!».
«NO! NO!».
«Negarlo non lo renderà meno vero».
«Basta smettila!».
«Perché ti fai del male così Dean? Tu e Jules provate le stesse cose l'uno per l'altra, perché non puoi tentare di cambiare?».
«Josh, smettila!».
«Dean, ti voglio aiutare».
«Non puoi aiutarmi. Nessuno può farlo!».
«Ma se solo tu...».
«Basta!» urlai e diedi un pungo sul tavolino di vetro che Josh aveva comprato per sostituire quello che io avevo rotto. La botta fu forte e il tavolo si frantumò in più pezzi. Iniziò a colare sangue dalla mia mano ma io rimasi immobile.
«Cristo, Dean» fece Josh avvicinandosi per controllarmi la mano. Poi prese la cassetta del pronto intervento e mi medicò. Lo lasciai fare. Smisi di piangere e fissai il vuoto come a volermi ridestare da un brutto sogno.
«Ecco. Potrai arrangiarti così. Vuoi che andiamo in ospedale?».
«Sto bene».
«D'accordo, ma domani ti ci porto, chiaro? Potrebbe essere rotta».
«Come vuoi tu».
«Dean...».
«È meglio che vada a dormire adesso. Sono esausto» dissi e senza voltarmi andai in camera mia. Mi distesi sul letto ancora con lo smoking addosso e desiderai che Dio mi punisse togliendomi la vita!
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