Capitolo 22
Settimana di gioie anticipate ! Grazie sempre a tutte per il sostegno !
Carico il capitolo ora perché domani mi è più difficile ❤️ Scusate se lo troverete più lungo del previsto ma c'è molto da dire ! 😊
Il giorno dopo, un profumo di cornetti appena sfornati mi ridestò.
Rachel mi portò la colazione a letto e parlammo di quanto avvenuto la sera prima.
Mi disse che era preoccupata per me dopo il mio pianto e che forse, per il mio bene, non avrei dovuto cercare Dean per chiarire.
Secondo lei ero troppo coinvolta. Ma non mi importava cosa pensasse lei o chiunque altro. Avevo bisogno di parlare con lui di quanto accaduto.
Così andai a prepararmi in fretta e furia. Volevo recarmi da Dean il prima possibile. Niente mi avrebbe fermato. Sentivo che lui mi voleva ancora e a qualsiasi costo... io me lo sarei ripreso.
Arrivai intorno alle 7.30 sotto casa di Dean e Josh, e quando suonai al citofono per farmi aprire, fu quest'ultimo a rispondermi. Gli dissi la verità, che volevo parlare con Dean, e Josh mi aprì il portone.
Quando salii di sopra e bussai alla loro porta, il viso bastonato di Josh m'invitò a entrare.
«Come va?» chiesi salutandolo e guardandomi intorno alla ricerca di Dean.
«Bene... più o meno» rispose sorridendo.
«Dean dov'è?».
«Sì sta vestendo. Adesso arriva» e quando finì la frase lo vidi uscire dalla sua stanza, bello come il sole, con una canottiera bianca addosso e un paio di pantaloni della tuta. Era sexy da mozzare il fiato!
«Ciao» dissi quando venne verso di noi.
«Ciao» replicò freddo.
«Vado a prepararmi. Vi lascio soli» fece Josh andando via.
Quando rimanemmo soli, notai che Dean faceva di tutto per guardare ovunque tranne me, così capii di dover fare io la prima mossa: «Non hai freddo?» esordii, cercando di metterlo a suo agio, senza andare dritta al nocciolo della questione: volevo sapere come stava.
«No. Perché?».
«Siamo a metà novembre e fuori si congela» dissi sorridendo.
«Quasi mai ho freddo!».
«Vuoi dire che giri così per casa anche a dicembre?».
«Più o meno... perché sei qui?» chiese diretto.
«Volevo sapere come stavi».
«Sto bene».
«Sul serio?».
«Ho avuto giornate migliori ma... sto bene».
«Tu e Josh avete chiarito?».
«Sì».
«E...».
«E cosa?».
«Avete fatto la pace?».
«Fatto la pace?» disse ridendo, e mi sentii bene a vederlo ridere. «Non abbiamo cinque anni».
«Voglio dire... le cose tra voi sono a posto?».
«Diciamo di sì».
«Ti ha più parlato di me?».
«Di te?».
«Sì, insomma... ha più detto nulla sulla nostra... 'relazione'?» domandai virgolettando.
«Ha detto che non s'intrometterà più».
«Sul serio?».
«Sì».
«E tu cosa gli hai detto?».
«Che non ce n'era bisogno perché non c'è nessuna 'relazione'» fece imitando il mio gesto di prima «e che comunque non ti avrei più rivista, per cui...».
«Non credi sia una cosa che dobbiamo decidere insieme?» replicai piccata.
«Non c'è proprio nulla da decidere...».
«Dean, lo dici solo perché ieri hai litigato con Josh ed è venuta fuori quell'assurda storia... fino a poco prima non la pensavi così».
«Be', forse quello che è successo mi ha aperto gli occhi» disse con strafottenza. Odiavo quando faceva così, quando si comportava da stronzo, da uno a cui non interessa di niente e di nessuno.
«Su cosa?».
«Su noi».
«E sei giunto alla conclusione che sia meglio chiuderla qui?».
«Esatto!».
«Perché hai paura che finisca come quella donna? Angela?».
«Tu non sai niente di lei» disse scuotendo la testa.
«Perché non me lo racconti allora?».
«Lei...» disse camminando per la stanza e sedendosi sul divano «era una donna incredibile, così piena di vita, così divertente... una di quelle che ti prende anche se sei uno stronzo come me» si stava aprendo.
«Ne eri innamorato?» chiesi, andando a sedermi accanto a lui.
«No. Ma fu bello per un po' stare con lei. Insomma, il sesso tra noi era grandioso. E lei era una di quelle che non faceva domande. Che quando si rivestiva, ti lasciava andare per la tua strada... ogni tanto chiacchieravamo, ma mai di cose serie. Mai di noi, mai del nostro passato».
«Se stavi così bene, perché la lasciasti?».
«Perché mi stancai. Insomma, andare a letto con lei regolarmente mi faceva sentire come se avessimo una relazione, e io non volevo una relazione».
«Però andavi con altre donne, giusto?».
«Sì».
«E a lei stava bene?».
«Non ne avevamo mai parlato. Te l'ho detto, era una che non faceva domande».
«Com'è successo quello che ha detto Josh? La cosa delle pillole? E come sai che fu a causa tua?».
«Perché lasciò una lettera indirizzata a me. Una lettera in cui diceva che mi amava e se non poteva avermi più era meglio morire».
«Immagino fu un colpo per te...».
«Lo fu. Io non avevo mai avuto sentore di ciò che provava, lei non mi aveva mai dato motivo di crederlo».
«Si salvò?».
«Per fortuna sì. La sua famiglia mi odiò ovviamente. Lei soffriva di disturbi psichiatrici e la relazione con me l'aveva atterrata definitivamente. I suoi genitori mi ritenevano responsabile. E di conseguenza la società dove lavoro perse il cliente. Suo fratello non voleva più vedere né me né chiunque avesse a che fare con me».
«E tu lo sapevi? Che era malata?».
«Ovviamente no. Se l'avessi saputo non l'avrei mai avvicinata né avrei mai tentato d'instaurare un qualsiasi tipo di rapporto».
«L'hai più rivista?».
«No. Seppi da alcuni amici in comune che l'avevano fatta ricoverare, ma non ho più avuto sue notizie».
«E Josh, crede che potrebbe succedere la stessa cosa con me?».
«No. Ha detto quelle cose perché era sconvolto per la storia del bambino. Odia le bugie e credeva che sia io che Rachel gli avessimo mentito. Così ha sparato a zero...».
«Ora però voi due siete... insomma...».
«Sì, te l'ho detto. È tutto a posto».
«Se è tutto a posto, perché non vuoi più vedermi?».
«Perché è meglio così».
«Perché credi che potrei innamorarmi di te come successe ad Angela?».
«Potrebbe accadere. E io non voglio vederti soffrire, Jules».
«Ma non accadrà».
«Jules, per favore...».
«Ti prego, fidati di me. Dammi la possibilità di farmi conoscere. Io... non sono come questa donna».
«Non penso tu sia come lei. Ma non sono disposto a correre il rischio».
«Dean» dissi cercando di accarezzarlo, ma lui si scansò e si alzò dal divano.
«Jules, è meglio che tu te ne vada adesso. Devo andare a prepararmi o farò tardi al lavoro».
«È davvero questo che vuoi?» chiesi, avvicinandomi a lui.
«Non lo so. Ma è la cosa più giusta che possa fare».
«Come vuoi» esclamai rassegnata. «Addio allora» dissi e me ne andai senza voltarmi. Lui non ne era consapevole ma mi aveva appena resa la donna più triste del mondo.
Quando arrivai a lavoro, ero super sconsolata e durante la pausa pranzo raccontai a Liz ogni dettaglio su me e Dean, dal nostro primo bacio a quello che era successo poche ore prima. Avevo davvero bisogno di sfogarmi con qualcuno.
«Dovresti dimenticarlo» disse lei «voltare pagina!».
«Come se fosse facile...».
«Ci sono un mucchio di ragazzi carini su cui potresti buttarti» fece lei.
«Ah sì?» domandai con poco interesse.
«Sì. Tipo Trey. Mi ha confessato che gli piaci un sacco».
«Siamo colleghi. E per quanto lui sia carino, non m'interessa da quel punto di vista. Lo prenderei solo in giro».
«Ok. Quindi, niente appuntamenti sul lavoro?».
«Decisamente no» dissi con aria svogliata.
«Allora dobbiamo passare al piano B».
«Piano B?».
«Incontri sulle chat».
«Che?».
«Guarda che ho conosciuto un sacco di tipi carini in chat, cosa credi?».
«Davvero? E che fine hanno fatto? Se erano carini come dici, come mai sei ancora single?».
«Perché... non è andata molto bene dopo. Ma non sono tutti idioti come quelli che ho incontrato io».
«No Liz, lascia perdere».
«Assolutamente no. Devi riprenderti, bella. Non puoi stare così per un uomo... nessuno merita tanto».
«Liz...» feci, supplicandola di lasciarmi in pace.
«Ora ti iscrivo subito alla pagina di MeetMe, il sito di incontri in cui bazzico io» e aprì la pagina web.
«No, non voglio».
«Non rompere. Hai qualche foto carina sul tuo profilo facebook?».
«Ma certo che ce l'ho! Io sono carina» dissi offesa.
«Ecco qui. Nickname: BlondeJulie».
«BlondJulie?» esclamai ridendo. «È ridicolo».
«Sarà perfetto. Così andiamo dritte alla meta. Ti contatteranno solo quelli che vanno matti per le bionde. Ancora... età: 25. Hobby... che hobby hai?».
«Mi piace leggere, fare shopping e guardare i tramonti» spiegai prendendoci gusto.
«Guardare tramonti? Che animo romantico... ecco qui, ora prendo una tua foto di facebook. Questa andrà bene».
«Una in cui sono in costume da bagno?» domandai allibita.
«Certo! Se l'uomo può dare una sbirciata alla mercanzia è più invogliato a chiederti un appuntamento».
«Tu sei matta» dissi ridendo.
«Ecco fatto! E... carica profilo! Jules, sei ufficialmente una single a caccia d'uomini».
«Che fortuna!» scherzai ironica.
«Oh... non sei on line nemmeno da un minuto e guarda qui quante richieste di messaggi hai già!».
«Sul serio?» mi interessai sbirciando lo schermo.
«Sì. Guarda tu stessa» disse girandolo un po' per farmi vedere.
«Però... niente male» sorrisi.
«Vediamo un po'... questo no, troppo magro... nah, troppo grasso... che? Ha la foto profilo coi pupazzi di Star Wars? Bocciato!».
«Questo qui non sembra male...» e indicai un tipo con gli occhiali e l'aria simpatica.
«Uno con gli occhiali?».
«Cos'hai contro chi porta gli occhiali?» domandai divertita.
«Troppo intellettuali. Poi ti fanno sentire come se non valessi niente e finisci per andare in depressione».
«Che esagerata!».
«No, sono un'esperta, fidati! Ecco questo qui sì... Joe Belushi... sarà un fan del grande John?».
«Sembra carino».
«È uno schianto. Guarda che spalle».
«Quelli troppo belli si rivelano sempre dei gran coglioni».
«Jules, devi solo conoscerlo, non sposarlo! E poi... perché accontentarsi quando ci sono dei gran pezzi di manzo come questo in circolazione?».
Scoppiai a ridere. Liz riusciva sempre a tirarmi su di morale.
«Ti scrive: Sei splendida, baby! Stasera sei libera? Dritto al sodo. Mi piace».
«Senti... io non mi fido di queste chat. Chi lo conosce questo Joe? E nemmeno m'interessa conoscerlo».
«Jules, chiodo schiaccia chiodo! E se è un chiodo carino tanto meglio! Datti una possibilità».
«Be', vorrei almeno prima conoscerlo un po' per chat... dovrei salire nella sua auto senza sapere nulla di lui?».
«Jules, non essere pesante! Chiunque al giorno d'oggi conosce ragazzi per chat. Tranquilla, nessuna è stata ancora assassinata» e poi rispose per me al messaggio di questo Joe: «Assolutamente libera! Per che ora passi a prendermi?».
«Sei matta?» chiesi.
«Sta' tranquilla! Mmm, ha risposto: Le 20.00 vanno bene? Dammi il tuo indirizzo, splendore, hai visto... ti ha chiamata splendore?» disse tutta eccitata.
«Già! E anche Baby. Come posso fidarmi di uno che mi chiama Baby?» chiesi smielata.
«Non fare storie. Su, qual è l'indirizzo?».
Ci pensai un po' su e poi lo scrissi al ragazzo. Sapevo di fare una cosa stupida, ma in un certo senso volevo vendicarmi di Dean.
«Brava la mia amica» disse dandomi il cinque.
«Avrò fatto la cosa giusta?» chiesi preoccupata.
«Assolutamente! Non te ne pentirai, da' retta a me!».
Quando tornai a casa, mi preparai per l'appuntamento con questo Joe. Mi misi in tiro. Gonna al ginocchio nera, camicetta beige scollata sul seno e tacchi alti. Avrei tanto voluto che Dean mi vedesse. E avrei tanto voluto sapesse che uscivo con un altro. Quando Rachel rientrò e mi vide tutta preparata, mi chiese dove andassi.
«Esco con uno» dissi infilandomi le scarpe.
«Con uno?».
«Uno... un amico di una mia collega» spiegai mentendo. Non volevo che Rachel si preoccupasse per me.
«Un amico di Liz?».
«Sì».
«Quindi immagino che stamattina con Dean non sia andata bene...».
«No» dissi senza guardarla.
«Avete chiuso definitivamente?».
«Già».
«E sei sicura di essere pronta per...».
«È solo un'uscita. Non devo sposarmelo» e risi ripensando alle parole di Liz.
«Però...» disse sorridendo «quando l'hai conosciuto, scusa?».
«In effetti non lo conosco, ma lui ha visto una mia foto su facebook e ha chiesto a Liz il mio numero».
«Interessante...».
«Già, ora vado» dissi infilandomi il cappotto. «Avevamo appuntamento alle 20.00 qui sotto».
«Non vuoi chiamarlo per sapere se sta arrivando?».
«Ehm» dissi perplessa. Non sapevo che scusa inventare visto che non avevo realmente il numero di questo Joe. «Lo ha già fatto lui. Mi ha chiamata prima che tu arrivassi. È qui vicino. Non voglio farlo aspettare».
«D'accordo» disse Rachel ridendo «vola amica mia... e divertiti».
«Lo farò» e la salutai con un bacio su una guancia. Poi andai via e quando scesi di sotto, una cadillac grigio perlato aspettava davanti al mio palazzo con le quattro frecce. Immaginai che fosse lui, così mi avvicinai, e quando ero quasi arrivata alla sua portiera, un ragazzo bello e sorridente uscì dalla vettura.
Era Joe. Ci presentammo e senza troppi giri di parole mi chiese di salire perché mi avrebbe portato a cena fuori. Lo feci e mi preparai mentalmente per una serata che, in tutta onestà, non avevo voglia di vivere.
Quando arrivammo al ristorante giapponese e ordinammo, Joe non fece altro che parlare. Non la smetteva un attimo. Mi disse che l'avevo colpito molto e che dal vivo ero ancora più bella. Arrossii a ogni suo complimento. Poi, quando ci portarono le pietanze, fece qualche battuta sulle abilità delle cameriere giapponesi che mi fece ridere molto. La serata si stava rivelando più piacevole del previsto. Ero a mio agio accanto a quello sconosciuto e pensai d'aver fatto bene ad accettare il consiglio di Liz. Mi parlò un po' di sé. Aveva 27 anni e faceva l'agente immobiliare. Viveva tutto solo in un bell'appartamento ed era figlio unico come me.
Quando uscimmo dal locale, dopo un'ottima cena e un mucchio di risate, Joe disse: «Vuoi qualche altra cosa? Vuoi fare un giro o...».
«Meglio che torni a casa. Domattina mi alzo presto».
«Come vuoi» disse aprendo la portiera dell'auto e facendomi entrare. Quando fummo dentro e lui si mise alla guida, iniziò a decantare le numerose qualità di casa sua: com'era bella e accogliente, dov'era ubicata, i suoi splendidi vicini... e quando ebbe finito il numero di cavolate da dire su di essa, fece: «Ti va di venire a vederla?».
«Ehm... mi piacerebbe, ma magari un'altra volta».
«Dai, giuro che non ti farò fare tardi».
«Meglio di no, davvero».
«Insisto!».
«E io insisto di più» dissi infastidita. Non mi piaceva il modo in cui mi stava facendo pressione per andare da lui.
«Come vuoi. Puoi ricordarmi la strada per casa tua?».
«Certo, alla prossima devi svoltare a sinistra».
Così fece. Seguì le mie indicazioni per un po', poi quando fummo a un bivio decise di svoltare a destra anziché proseguire dritto come gli avevo detto io: «Che fai? Dovevi andare dritto» dissi, credendo in una sua distrazione.
«Lo so. Solo che mi sono ricordato che qui vicino c'è un luogo incantevole che vorrei mostrarti. È una casa sfitta che stiamo cercando di vendere. È favolosa, ha anche la piscina. Ho qui con me le chiavi».
«Preferirei andare a casa».
«Dai Jules, è qui vicino. Staremo lì solo dieci minuti».
«Ma...».
«Tanto è di strada».
«Non così di strada se hai dovuto girare apposta in un'altra direzione» sottolineai con antipatia.
«È stata solo una piccola deviazione. Fidati di me» e mi prese la mano, e quella cosa, non so perché, m'infastidì e mi fece pensare che forse ero stata un po' troppo frettolosa nell'accettare il suo invito a cena.
Quando arrivammo lì, mi resi conto che era lo stesso quartiere in cui abitavano Josh e Dean. L'appartamento non era proprio vicino a casa loro, ma eravamo nei pressi. La cosa mi rassicurò un po'. Stupidamente, ma mi rassicurò. Quando entrammo nell'appartamento, Joe prese il suo telefono e accese la torcia per mostrarmi dove mettere i piedi. Mi fece vedere le stanze a una a una e quando andammo di sopra pensai che era carino e che forse mi stavo preoccupando un po' troppo. Quando entrammo in una stanza grande, mi prese per mano e disse: «Questa dovrebbe essere la stanza da letto. Immagina quante belle porcherie si potrebbero fare qui dentro!».
«Porcherie?» chiesi allibita.
«Sì. Quello che...» disse avvicinandosi «un uomo e una donna fanno quando sono soli... come lo siamo adesso tu e io, Jules» e mi accarezzò il viso. Volevo vomitare.
«È meglio andare» affermai allontanandomi.
«No» disse prendendomi per un braccio. «No!Ora che siamo qui, tu e io da soli, non sarò certo così sciocco da farmi sfuggire l'occasione».
Gli tirai un ceffone e provai a scappare, ma lui mi afferrò facendomi cadere a terra. Poi mi girò, si mise a cavalcioni su di me e mi strappò la camicetta mettendo in bella mostra il mio reggiseno di pizzo.
«Lasciami andare» urlai.
«Shhh!» disse mettendomi una mano sulla bocca. «Ti piacerà da morire, baby».
«Nooooo!» provai a urlare, ma la sua mano che tappava le mie labbra fece uscire un suono sordo. Mi sentii malissimo, mi ricordai di Martin e di tutto ciò che avevo passato, e desiderai solo morire.
Poi m'infilò la sua orribile lingua in bocca assaggiandomi senza permesso. Provai a spostarmi, ma lui era troppo più forte di me.
Iniziò a toccarmi con violenza i seni e me ne scoprì uno prendendo il mio capezzolo in bocca e facendomi urlare di dolore. Ero in lacrime, sconvolta e distrutta, e pregai Dio che facesse in fretta, il più veloce possibile, perché non avrei sopportato a lungo quell'angoscia di essere inerme davanti a un uomo che voleva prendermi con la forza.
Feci pressione e riuscii a liberarmi un braccio, gli diedi un pizzico così forte che fu costretto a lasciarmi andare. Riuscii ad alzarmi e a scappare da quella stanza, ma non durò a lungo perché Joe mi raggiunse e si buttò su di me.
Rotolammo insieme per le scale e quando arrivai giù, diedi una botta a terra con la testa. Fu fortissima e vidi il sangue che usciva. Provai a rialzarmi ma lui si mise di nuovo addosso a me: «Non provare a sfuggirmi, puttana» disse tirandomi uno schiaffo che mi fece malissimo.
Poi riprese a baciarmi i seni. Avevo il volto di lato per non guardarlo e dalla mia vista, annebbiata dalle lacrime, vidi un sasso del giardino che giaceva a pochi centimetri da me. Non so come era finito lì e non mi importava. Dovevo agire. Così lo presi e colpì Joe con tutta la forza che avevo. Si allontanò da me sanguinante e cadde a terra svenuto. Mi alzai e fuggii più in fretta che potevo.
Fuori da quell'orribile casa ero uno straccio. La camicia rotta, le calze pure, la faccia sporca di trucco, sangue e lacrime. La testa mi doleva e provai a toccarmi dove mi faceva male riuscendo a individuare la grande ferita che si era formata al centro della fronte. Camminai come uno zombie per... non so nemmeno io quanto tempo. Cercavo di raggiungere un luogo sicuro... casa di Dean.
Non sapevo nemmeno se mi stavo orientando bene, tanto ero sconvolta... poi riconobbi da lontano il suo palazzo e mentre cercavo di avvicinarmi vidi Josh che chiudeva la sua auto. Stava tornando a casa. Era la mia sola speranza. Mi gettai tra le macchine sprezzante del pericolo. Vidi luci che mi lampeggiavano e clacson che suonavano, sentii qualcuno che frenava di botto e quando Josh si girò per capire cosa stesse accadendo a pochi passi da lui, mi vide. Si avvicinò sconvolto e quando mi raggiunse disse: «Jules? Che ti è successo?».
«Io... io...» provai a parlare ma mi si annebbiò la vista e l'unica cosa che il mio corpo decise di fare, fu crollare svenuto tra le sue braccia. Poi fu buio!
* * *
Nella sua mente
Ero a casa con la tv accesa a guardare la partita. Stavo aspettando Josh che era uscito per una cena con alcuni colleghi dell'università. Mi disse di aspettarlo sveglio perché avremmo finito di guardare la partita assieme. Sentii bussare alla porta e mi chiesi come mai, visto che Josh aveva le chiavi. Andai ad aprire e quello che mi ritrovai davanti mi sconvolse. Josh era lì con Jules svenuta tra le sue braccia. Era ridotta uno straccio. Aveva la camicetta rotta, il suo viso era pieno di graffi e il trucco era sciolto per le evidenti lacrime versate. Aveva una grossa ferita in fronte e le labbra livide.
Mi sentii morire: «Dean, dammi una mano» esclamò Josh entrando e poggiandola sul divano.
«Che è successo?» chiesi allarmato. «Dove l'hai trovata? Come...».
«Era in mezzo alla strada. Per poco non si è fatta ammazzare. Ho provato a chiederle cosa fosse successo ma mi è svenuta tra le braccia».
«È stata aggredita» dissi guardando Jules con aria sconvolta e sedendomi sul divano accanto a lei. «Va' a prendere un po' d'acqua e degli asciugamani. E anche l'alcol! Dobbiamo disinfettarle le ferite. Porta anche una mia felpa» e guardai la camicia strappata sul petto e i suoi splendidi seni in mostra, nascosti solo da un minuscolo reggiseno di pizzo.
«Sì, vado» disse Josh correndo.
La guardai scioccato. Chi aveva potuto farle una cosa del genere? E come mai si trovava qui? Se qualcuno l'aveva toccata oppure... no, non volevo pensarci. L'avrei ucciso con le mie mani.
«Ecco» disse Josh portando tutto l'occorrente. Presi l'acqua e gliela buttai in faccia con la speranza che si risvegliasse. Poi le diedi qualche colpetto sul viso cercando di farla riprendere.
«Jules! Jules mi senti?» gridai preoccupato.
La vidi aprire gli occhi con cautela e quando trovò i miei sorrise: «Dean...».
«Hey, sono qui» dissi accarezzandola. «Josh, passami l'alcol e l'ovatta. Jules, hai parecchie ferite, dobbiamo disinfettarti».
«Ecco» disse Josh porgendomi ciò che gli avevo chiesto.
«Farà un po' male» spiegai a Jules scusandomi.
«Ahi!» urlò lei di dolore.
«Mi dispiace» mi scusai continuando a pulirle le ferite. Una volta che finii, presi l'acqua e l'asciugamano e le pulii il viso alla ben e meglio. Poi chiesi a Josh di voltarsi e le tolsi la camicetta. Quando lo feci, notai che aveva un grosso livido su un seno e pregai Dio che l'artefice non fosse riuscito a violentarla. Le infilai la mia felpa e quando terminai il tutto dissi a Josh che poteva girarsi.
Quando Jules ci guardò, sorrise e poi disse: «Grazie!».
«Cos'è successo?» chiesi, fissandola negli occhi.
«Io...» disse guardando Josh.
«Jules, sta' tranquilla. Cerchiamo solo di aiutarti».
«Ero uscita con un tizio. L'avevo conosciuto in chat» disse, scrutandomi mortificata. «Stamattina Liz mi ha iscritta a uno stupido sito per incontri e questo ragazzo mi ha contattata. Sembrava gentile...».
Mi misi una mano nei capelli e mi sentii tremendamente in colpa. Se non avessi chiuso la nostra storia quella mattina, non sarebbe successo nulla.
«Avevo detto a Liz di aspettare... che dovevo conoscerlo prima un po' in chat, ma lei mi ha detto di tranquillizzarmi, che dovevo fidarmi... e così ci sono uscita».
«Quando ti ha aggredita?».
«Siamo andati prima a cena fuori. Sembrava a posto. Un tipo normale. Era divertente, ironico, mi riempiva di complimenti. Poi quando siamo andati via mi ha chiesto di andare a casa sua e io gli ho detto di no. Ha insistito un po', ma poi sembrava intenzionato a riportarmi a casa. Invece, a un certo punto ha cambiato strada dicendomi che voleva mostrarmi una casa che aveva in vendita la sua agenzia».
«È un agente immobiliare?» chiese Josh.
«Così mi ha detto».
«E dopo cos'è successo?» chiesi.
«Siamo andati in quest'appartamento e mi ha 'mostrato' le stanze. Poi, quando siamo finiti in una delle camere al piano di sopra, mi ha aggredita. Ho provato a scappare ma lui era più forte. Sono riuscita a liberarmi ma mi ha subito raggiunta e siamo caduti entrambi dalle scale. Di sotto credevo di non avere più alcuna speranza, ma poi ho visto un sasso che era a pochi passi da me e l'ho preso. Gliel'ho dato in testa e lui è svenuto! Così sono corsa via, ho camminato per un po' e quando sono arrivata qui sotto ho visto Josh e... e poi non ricordo più nulla!».
«Sei svenuta» disse Josh. «Eri sotto shock!».
«Grazie per avermi portata qui» disse Jules ringraziandolo.
«Credi che quell'uomo sia ancora lì?» chiesi guardandola.
«Io...non lo so! Non credo!».
«Dovremmo cercarlo. Come si chiama su questa chat di incontri? Magari ha ancora l'account attivo».
«Dean, se è uno che fa questo abitualmente, non credo sia così sciocco da lasciare aperto il suo account».
«Sì ma...».
«Credo sia meglio lasciare Jules a riposare».
«Lasciaci un minuto soli» dissi.
«D'accordo. Jules, chiamo Rachel e le dico che passi la notte qui, ok?».
«Grazie».
«Riposati, va bene?» e le diede una carezza sul viso. Quando andò via e io e lei rimanemmo soli, le chiesi: «Lui... è riuscito... insomma ti ha...».
«No! Per fortuna no!» affermò triste.
«Dio, se solo l'avessi tra le mani...».
«Avete già fatto abbastanza» disse prendendo le mie mani.
«Quando ti ho sfilato la camicia... avevi un livido sul seno» dissi senza guardarla.
«Lui ha... lui» provò a parlare ma le si riempirono gli occhi di lacrime.
«Jules» dissi baciandole le mani.
«Io... non credevo che una cosa così bella come quella che mi hai fatto tu, potesse essere così terribile» esclamò piangendo.
«Shhhh» la calmai. «Sono qui! È tutto finito adesso».
«Ti prego, non lasciarmi sola stanotte» sibilò ancora tra le lacrime.
«Non lo farò! Vieni» e la presi tra le mie braccia. La portai in camera mia e la stesi sul letto. Poi mi accomodai accanto a lei e l'abbracciai forte baciandole la fronte. Rimanemmo così un tempo infinto finché lei non si addormentò tra le mie braccia!
Decisi che a qualunque costo avrei trovato quel tipo e fosse anche l'ultima cosa che avrei fatto... l'avrebbe pagata cara!
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