Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 12

Buon pomeriggio ragazze ! Per festeggiare la posizione di Ti ho vista che è salita da 104 a 52 in una settimana (e tutto questo grazie a voi) vi lascio un nuovo intrigante capitolo.
Dalla prossima settimana i giorni stabiliti sono il martedì e il venerdì !
Grazie di tutto ❤️😍😍😍

Era passata una settimana dal mio primo era incontro di lavoro per il progetto Stevens. Una settimana dal bacio con Dean. Una settimana in cui non avevo fatto altro che pensare a lui.

Non avevo detto a Rachel di quanto successo. Non volevo che mi giudicasse come una ragazzina ingenua che si fa abbindolare dal primo bello di turno. Dean era molto più di questo. E con lui era molto più che semplice attrazione fisica, almeno da parte mia. Avrei voluto molto di più da lui, ma sapevo che era impossibile... Dean aveva un certo stile di vita e di sicuro non lo avrebbe cambiato per me... anche se una parte della mia anima sperava che lo facesse.

Quella sera l'avrei rivisto, avevamo un altro incontro col dottor Foster e stavolta dovevamo vederci a casa di Dean. La cosa mi metteva un po' in agitazione, non so perché... insomma, preoccuparsi era inutile visto che non saremmo stati da soli... però l'idea di andare a casa sua, nel suo mondo, tra le sue cose... mi metteva una strana ansia che non sapevo spiegare.

Quella mattina, mentre mi preparavo per andare al lavoro, incrociai Rachel. Era veramente esausta in quei giorni per via del giornale e dei vari servizi che stava facendo. La vidi buttarsi sul divano del salotto, gli occhi pieni di sonno: «Tutto bene brunetta?» feci.

«Insomma. Oggi ho una giornata strapiena. Sono stanca ancor prima di cominciare. Ad ogni modo sto lavorando per un articolo di gossip, e tu sai quanto odio il gossip. L'articolo in questione è "Bugie tra le star" » disse e iniziò a raccontarmi tutta una storia assurda di bugie e omissioni tra amiche, il che mi fece sentire uno schifo, visto che io le raccontavo sempre tutto e questa volta non lo avevo fatto. Così decisi di dirle la verità, nonostante sapessi che si sarebbe incavolata:

«Rachel, a dire il vero anche io dovrei dirti una cosa che non ti ho detto... si tratta della mia cena di lavoro di venerdì scorso. E di Dean...».

«Fai sul serio?».

«Avrei voluto dirtelo subito... solo... ho pensato che non l'avresti presa bene e...».

«Ci sei andata a letto?».

«Cosa? No, sei matta!».

«E allora?».

«Ci siamo baciati... di nuovo. Cioè lui mi ha baciata...».

«Oh no Jules... non puoi lasciargli fare tutto ciò che vuole!».

«Non lo faccio infatti. Guarda che lo volevo anch'io...».

«Sì certo, lasciamoci trattare come marionette...».

«Lo vedi? Lo vedi come reagisci? È per questo che non volevo dirtelo...».

«Una settimana Jules. È passata una cazzo di settimana e non mi hai detto niente. Se non avessi parlato del mio articolo non me lo avresti mai detto!».

«Io volevo dirtelo... ma quando si tratta di Dean, tu vai fuori di testa».

«È ovvio che sia così Jules. Perché conosco te... e conosco lui. Josh mi ha detto tutto di Dean! Lo sai che da quando ha iniziato a fare sesso, ha scopato con più di quattrocento donne?».

«Quattrocento?».

«Esatto. Immagina quindi quante se ne sia fatte ogni giorno... credi che da te voglia la storia d'amore romantica?».

«Io... non l'ho mai pensato».

«Bene, allora apri gli occhi. E soprattutto, la prossima volta che prova a baciarti... tiragli uno schiaffo!».

«Sì. Forse hai ragione tu...» sapevo che aveva ragione e la storia delle quattrocento donne non faceva altro che avvalorare la sua tesi, eppure sentivo che non riuscivo a resistergli, che non sarei mai riuscita a resistergli...

La giornata di lavoro fu interminabile. Il Dottor Foster mi chiamò nel suo ufficio per ricordarmi dell'appuntamento di quella sera e al telefono sentii Alex che mi confermò sarebbe venuto a trovarmi il giorno dopo. La cosa mi faceva piacere da una parte, ma dall'altra... era Dean che volevo. Solo Dean. Come avrei fatto a uscire da una situazione imbarazzante se Alex ci avesse provato?

Decisi di non pensarci. E sperai vivamente di non dover mai divincolarmi da situazioni imbarazzanti.

Tornai al lavoro sulle mie bozze e decisi di concentrarmi solo su quello ma mentre ripresi i fogli in mano venne Trey che , per l'ennesima volta, mi chiese di uscire e, di nuovo, ottenne da me un secco rifiuto.

Andò via, e pensai che se Rachel avesse visto quanto Trey era carino, mi avrebbe ucciso per i ripetuti due di picche che gli avevo rifilato. Ma non m'importava. Lui non m'interessava, così come Alex. Dean era l'unico per cui provassi davvero interesse... ed era anche l'unico per cui non avrei mai dovuto... provare interesse.

Quella sera arrivai sotto casa di Dean alle nove in punto e sperai vivamente che il dottor Foster fosse già lì. Non ce l'avrei mai fatta a sopportare silenzi imbarazzanti, e soprattutto... io e Dean eravamo pericolosi da soli... il che mi terrorizzava ma allo stesso tempo mi eccitava... e proprio per questo dovevo evitare di stare sola con lui.

Suonai al citofono e Dean rispose: «Sesto piano!» sentii la sua splendida voce attraverso il microfono. Aprii il portone e salii in ascensore. Quando arrivai al sesto piano e le porte si aprirono, uscii con cautela guardandomi intorno, per cercare di capire quale porta fosse quella giusta, ma mentre stavo per avvicinarmi alla porta di sinistra, quella centrale si aprì e apparve Dean: «Ehi» disse.

«Ehi!».

«Vieni» mi fece segno di entrare e quando lo feci il cuore iniziò a battere all'impazzata. Ero entrata nel suo mondo.

L'appartamento era molto curato. Un grande salotto/cucina mi sorprese appena misi piede in casa sua. Era tutto ben arredato e pulito. Di fronte al divano che troneggiava nella stanza c'era un piccolo camino e, leggermente a sinistra, un grande televisore a schermo piatto. Tra il caminetto e la cucina un piccolo balcone con una vista mozzafiato attirò la mia attenzione. Poi guardai verso la cucina e notai che il tavolo era molto grande, e quando ci poggiai gli occhi sopra, come in un'assurda visione, immaginai me e Dean che facevamo l'amore lì. Che stupida! Jules, ti prego torna in te!

«Come va?» chiese Dean interrompendo i miei pensieri.

«Io bene, tu?».

«Bene».

«Il dottor Foster non è ancora arrivato?» domandai, notando che lui non c'era.

«No. In realtà mi ha appena chiamato dicendomi che non verrà».

«Come?» sbottai, tra il sorpreso e lo spaventato.

«Sì, vedi... il suo fidanzato ha avuto un piccolo incidente. Niente di grave, ma è comunque in ospedale e Paul vorrebbe stargli vicino».

«Oh Dio, mi dispiace» sibilai, non sapendo che dire.

«Gli ho chiesto se voleva rimandare l'incontro, ma ha detto che si fida di noi e che potevamo continuare io e te».

«Oh...» esclamai sorpresa.

«Non è un problema, vero?».

«Cosa? No, no assolutamente» dissi mentendo. L'idea di lavorare sola con lui mi metteva fortemente a disagio.

«Bene. Vieni, sediamoci. Ho preparato la bozza del progetto. Volevo farla vedere a Paul per un parere, ma non essendoci... perché non  le dai un'occhiata tu?».

«Io?» chiesi sorpresa.

«Ma certo...».

Rimasi per qualche secondo in silenzio, così Dean continuò...

«Che problema c'è?».

«No no, nessun problema... è solo che... non so se sono all'altezza... voglio dire... che esperienza ho per esprimere un mio giudizio?».

«Jules, la scorsa volta lo hai fatto e hai tirato fuori una bellissima idea. Sei assolutamente all'altezza...».

«Se lo dici tu...» dissi sorridendo.

«Ho l'impressione che tu non abbia molta fiducia in te stessa».

Scoppiai a ridere. Ero la persona con minor fiducia in sé stessa sulla faccia della terra. In ogni aspetto della vita: all'università, sul lavoro, in amore...

«Decisamente no» e continuai a ridere.

«Be', invece dovresti...» disse Dean guardandomi dritto negli occhi. Sperai che distogliesse lo sguardo ma non lo fece, così capii che se non volevo finire avvinghiata a lui in una situazione più grande di me, dovevo prendere in mano le redini della cosa...

«Allora, cominciamo?» proposi.

«Sicuro» replicò e ci sedemmo sul divano. Mi passò la bozza e io le diedi un'occhiata. Era proprio ben fatta. Dean scriveva davvero bene. Era un uomo pieno di talento. E questa era una delle altre cose di lui che mi facevano impazzire. Parlammo del progetto e lui mi spiegò come si sarebbe sviluppato, mi parlò dei prossimi incontri e dell'organizzazione dei set fotografici e delle anteprime. Rimanemmo più di mezz'ora a discutere di lavoro quando all'improvviso gli squillò il telefono.

Guardò il numero e si alzò: «Vuoi scusarmi? Una telefonata di lavoro...» disse e uscì fuori al balcone per non farmi ascoltare la chiamata.

«Certo» risposi.

Quando lo vidi uscire in terrazzo iniziai a fantasticare su chi fosse la misteriosa persona con cui stava parlando. Magari era una donna e non voleva mettermi in imbarazzo, così aveva usato la scusa della telefonata di lavoro.

Mi alzai dal divano e mi avvicinai cauta al balcone cercando di origliare. Sentii che discuteva animatamente e a un certo punto chiamò il suo interlocutore 'Rick'. Ma certo... Rick, quel suo amico che avevo conosciuto in discoteca. Ecco chi era. Un suo collega. Credo di aver sentito parole come target, compenso e contratto, il che mi bastò per capire che non mi avesse mentito. Così mi rilassai e mentre sorridevo da sola come un'idiota, notai delle bellissime foto appese al muro lungo un corridoio che molto probabilmente portava alla zona notte della casa.

Mi avvicinai per osservarle bene. In una Dean era piccolo e stava con Josh e una donna bionda, forse la madre. Era riconoscibilissimo. Era stupendo anche da bambino. E soprattutto felice... non lo avevo mai visto così felice. Continuai ad avanzare e mi soffermai su un'altra foto in cui Dean era un ragazzo, aveva forse 16 - 17 anni ed era accanto a un uomo molto robusto. Sorrideva anche lì. Chissà, forse suo padre.

Mentre stavo per ammirare la terza foto appesa alla parete, sentii uno strano suono provenire da una stanza. Era come il suono di una sveglia e non cessava. Non so cosa mi spinse ad andare oltre. Non ero mai stata una persona che s'intrufola senza permesso nella stanza di qualcuno, ma un po' la curiosità che mi chiedeva di conoscere altro di Dean, un po' la voglia di fermare quel maledetto suono... lo feci. La camera da cui proveniva il suono era aperta. Accesi la luce e mi ritrovai in quella che era di sicuro la stanza di Dean. Spensi la sveglia e mi incamminai pian piano nel suo mondo.

Vidi qualche trofeo da liceale in una bacheca e una foto in cui lui era vestito con una divisa sportiva. Sul muro c'era appesa la sua pergamena di laurea e vari poster di gruppi rock come Metallica, Avenged Sevenfold e Guns N' Roses. Su un mobile abbastanza alto c'erano altre foto. Ne presi una. Era lui con Josh. Erano più giovani ma non di molto. Dean aveva i capelli lunghi e rideva a crepapelle, tanto che non gli si vedevano gli occhi. Josh invece faceva una strana smorfia... rimasi lì a guardarla per un po' e pensai a quanto dovesse essere importante per Dean il rapporto con suo fratello, a quanto fosse legato a lui. Da come mi aveva detto Rachel, non avevano più nessun familiare al mondo e la cosa mi fece pensare ancor di più a quanto per Dean, Josh fosse tutto. Tenni quella cornice con quella splendida foto in mano per un sacco di tempo, finché una voce mi fece sobbalzare e fece sì che la cornice mi scivolasse dalle mani fracassandosi a terra: «Che ci fai qui?».

«De-an...» balbettai mortificata guardando la cornice rotta ai miei piedi. «Io... mi dispiace, volevo solo...».

«Non ti hanno mai detto che è cattiva educazione entrare nella stanza di qualcuno senza permesso?» mi rimproverò avvicinandosi.

«Io... sì...» mi giustificai e raccolsi quanto rimasto della cornice «mi dispiace... te ne comprerò una nuova».

«Non ha importanza» disse togliendomela dalle mani.

«Dean, mi dispiace davvero tanto. So che non avrei dovuto. È solo che sentivo qualcosa che suonava insistentemente, la porta era aperta e volevo solo spegnere la sveglia... so che non è una giustificazione...».

«Non dovresti essere qui» disse avvicinandosi ancora di più a me.

«Io...» cercavo di dire qualcosa, qualunque cosa, ma nessuna parola mi usciva dalla bocca. Poi mi resi conto della situazione in cui mi ero cacciata. Io, lui e un letto. Oh no... ora penserà che volevo... che voglio...

«Questo è il posto più sbagliato in cui potresti essere Jules...» ripeté Dean a un palmo dal mio naso.... Sentivo che voleva baciarmi e che stava facendo un'enorme fatica a trattenersi...

«Forse è meglio tornare di là» proposi con poca convinzione.

«È questo che vuoi?» domandò a un centimetro dalla mia bocca.

«E tu è questo che vuoi?» risposi... non mi fece quasi finire la frase che si avventò su di me, la lingua nella mia bocca, le sue mani ovunque. Mi tirò a sé spostandomi e in un attimo mi buttò sul letto salendomi sopra. Mi baciava in un modo... con una passione e un desiderio che prima di incontrarlo mi erano sconosciuti. Iniziò a palpeggiarmi i seni da sopra la maglietta e cacciai un gemito.

«Dio Jules» sentii la sua voce roca nel mio orecchio... poi in un secondo accadde ciò che di più bello e nello stesso tempo assurdo potesse succedere... mi infilò la mano nei pantaloni e iniziò a toccarmi, proprio lì.

Durò un tempo che mi sembrò un'eternità finché un'intensa sensazione  mai provata prima mi invase ... fu bellissimo. Urlai di piacere e quando finì Dean mi sussurrò all'orecchio: «Non sai da quant'è che avrei voluto farti venire...».

Venire? Cioè... ero venuta? Non sapevo nemmeno cosa volesse dire. Ne avevo sentito parlare in qualche film e ne avevo discusso con Rachel, ma vista la mia inesperienza sull'argomento non sapevo cosa volesse dire né cosa si provasse.

Ero venuta. Ed era stato Dean a farmi provare questa cosa. Ero alle stelle.

Ci guardammo negli occhi per un tempo interminabile senza dire nulla, lui ancora su di me con le dita dentro... finché non sentimmo il rumore di una porta che si apriva e la voce di Josh: «Dean, sono a casa!».

«Cazzo, mio fratello!» esclamò Dean togliendo le dita da dove le aveva lasciate e alzandosi. Mi alzai anch'io imbarazzata. Dean cercò di ricomporsi ma aveva un'evidente erezione che spingeva sotto i pantaloni e che non sarebbe di certo passata inosservata. Mi fece cenno di uscire e quando arrivammo in salotto trovammo Josh che ci guardava perplesso.

«Ciao» disse Dean rompendo l'imbarazzo.

«Dean... Jules?» disse spostando lo sguardo da me a lui.

«Ciao» risposi.

«Io e Jules stavamo lavorando a quel progetto» fece Dean indicando la cartellina che aveva lasciato sul divano.

«In camera tua?» chiese Josh alzando un sopracciglio. Dio che imbarazzo! Volevo sprofondare tre metri sotto terra.

«No... stavamo... stavo... stavo facendo vedere a Jules qualche fotografia, tutto qui» rintuzzò Dean, abbassando lo sguardo.

«Certo» fece Josh guardandomi.

«Io... è meglio che vada. Si è fatto tardi» e presi le mie cose. «Dean, grazie dell'ospitalità» conclusi in maniera molto formale.

«Di nulla» fece lui.

«Ciao Josh» dissi avvicinandomi alla porta di casa che Dean prontamente aprì per farmi uscire. Mi guardò per un secondo, poi la richiuse.

Entrai come un razzo in ascensore e quando fui giù mi fiondai in macchina e respirai a fondo. Non riuscivo a credere a quanto successo. Ciò che avevo provato era bellissimo e avrei pagato oro per riprovarlo. Con lui ovviamente. Non volevo nessun altro. Sentivo che Dean mi stava facendo impazzire un po' alla volta. Sentivo che se avessi continuato per quella strada mi sarei innamorata, e non potevo permetterlo. Non dovevo permetterlo assolutamente... anche se Dio solo sa quanto l'avrei voluto!

* * *

Nella sua mente

Quando richiusi la porta sperai con tutto il cuore che Josh evitasse di fare domande, ma come al solito non perse occasione per mettere bocca nella mia vita: «Cosa c'è tra voi Dean?».

«Come?».

«Non trattarmi come uno stupido, ok?».

«Non so a cosa ti riferisci» dissi, andando verso il frigorifero.

Avevo bisogno di bere. Ero stremato

«Non prendermi per il culo, Dean!».

«Non lo farei mai».

«Ci sei andato a letto?».

«Cosa? No!».

«Davvero?».

«Pensi che potrei farlo?».

«Non lo so! Fino a mezz'ora fa credevo che non ti piacessero le bionde, ma a quanto pare i tuoi gusti sono cambiati...».

«Non dire stronzate».

«No, tu non dire stronzate, Dean! Siete usciti dalla tua stanza, lei aveva le labbra gonfie come quelle di una che è stata appena baciata e tu avevi un'erezione che per poco non ti bucava i pantaloni!».

«Ascolta... non è come pensi».

«Ah no? E com'è?».

«C'è stato... qualcosa... ma non siamo andati a letto insieme».

«Dio, ti ringrazio!».

«Non potrei mai farlo!».

«No? E nella tua stanza che facevate? Giocavate a morra cinese?».

«Josh ascolta... lo so che sei arrabbiato...».

«Ma certo che sono arrabbiato, Dean. Quante volte in passato ti ho detto di non provarci con le mie amiche perché non volevo vedere nessuna di loro stare male per te, eh? Quante? Be', il discorso vale ancora...».

«Jules non è esattamente una tua amica, però...».

«Non fare lo spiritoso... è amica di Rachel, ed è una brava ragazza. Vuole qualcuno con cui costruire qualcosa, non un idiota che desidera solo portarsela a letto».

«Io non voglio portarmela a letto!».

«Però eri a tanto così dal farlo...».

«Io... ascolta, ho fatto un errore, ok? Non succederà più!».

«Non deve succedere Dean. Non voglio litigare con Rachel per questo e non voglio stare a raccogliere i cocci dei tuoi disastri!».

«Non accadrà» esclamai con convinzione... ma la verità era che il primo a non esserne convinto fossi io.

«Dean, promettimelo».

«Te lo prometto!».

«Sai, dovresti parlarne col dottor Herbert...».

«Di cosa?».

«Di questo».

«Di Jules?».

«Ma certo. È la prima volta che baci una bionda, e credo che questa sia una cosa importante per il tuo problema».

«Non ha nessuna importanza. Comunque... l'ho già fatto».

«Come?».

«Ne ho già parlato col dottor Herbert».

«Aspetta un secondo... è già successo altre volte?».

«Ehm... due...».

«Cosa?».

«Ci sono stati solo dei baci Josh, solo degli stupidi baci che non significano nulla».

«Già. Per te forse...».

«Jules non è coinvolta, tranquillo. È solo attrazione fisica, niente di più...».

«E il dottor Herbert cosa dice in merito?».

«Niente».

«Come niente?».

«Senti, quello che dice non ha importanza, ok? Perché non significa niente e finirà ancor prima di com'è cominciato».

«Lo spero per te Dean! Lo spero vivamente per te!».

SPAZIO SONGS:
Nella card di Jules, Shape of you di Ed Sheeran (Traduzione: Noi ci attraiamo e respingiamo come delle calamite).
Nella card di Dean, Demons degli Imagine Dragons
(Traduzione: I tuoi occhi brillano così luminosi , voglio salvare quella luce .
Non posso fuggire da tutto questo ora a meno che non mi mostri come fare).

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro