Capitolo 11
Buona sera ragazze ! Stasera nuovo capitolo ❤️
Spero vi piaccia e come sempre lasciatemi commenti e impressioni 😘
Vi informo che dalla prossima settimana pubblicherò sempre di martedì e venerdì . Così abbiamo dei giorni stabiliti ;)
Quei giorni volarono. Venerdì arrivò in un attimo e con esso la mia ansia per l'incontro di lavoro che avrei tenuto quella sera col mio capo e con Dean.
Erano passati solo pochi giorni dal nostro bacio e da allora non avevo più avuto sue notizie. Aveva il mio numero adesso, ma non si era fatto sentire. In realtà nemmeno io lo avevo fatto. Non avrei mai potuto chiamarlo. Per dirgli cosa poi? Che il suo bacio era stato il più bello della mia vita? Che lo sognavo tutte le notti? Che lo volevo come non avevo mai voluto nulla?
Non potevo... non potevo proprio...
«Io devo scappare Jules, oggi abbiamo un'intervista a un centro per anziani della periferia di New York. È un servizio importante!».
«In bocca al lupo allora! Ah... Rachel... stasera tornerò tardi. Vado a casa del mio capo per il progetto che devo fare con lui e Dean».
«Giusto... il progetto! Mi raccomando... cerca di tenere a freno i bollenti spiriti!».
«Saremo in tre Rachel... non accadrà niente».
«Il tuo capo potrebbe andare in bagno... e a uno come Dean scommetto che basta qualche minuto per prendersi ciò che vuole...».
«Ti prego... stai davvero esagerando!».
«Non essere ingenua Jules. Ad ogni modo sta' attenta, ok?».
«Va bene» dissi annoiata.
«Buona giornata».
«Anche a te» e andò via lasciandomi sola coi miei pensieri. L'avrei rivisto. E la cosa più assurda era che tutto quello su cui Rachel si era raccomandata... be', non m'importava. Lo volevo. Lo volevo più di ogni altra cosa...
Mi andai a preparare e mentre mi truccavo guardandomi allo specchio, non potevo fare a meno di pensare a quanto sarebbe stato imbarazzante. Forse Rachel aveva ragione. Dovevo fare in modo di non rimanere sola con lui... mentre pensavo a questo mi squillò il telefono. Lo guardai. Era Alex.
Mi disse che il prossimo weekend sarebbe venuto a trovarmi qui a New York e non mancò occasione per dirmi quanto gli ero mancata, il che mi infastidì.
Attaccai la telefonata e sbuffai. Ci mancava solo questa! Adoravo Alex, eravamo stati bene quest'estate, ma il fatto che lui venisse qui... nella mia città. Ero in difficoltà. Non sapevo che idea si fosse messo in testa. Tra noi non c'era più niente. Era morto tutto al termine della mia permanenza in Florida. Eppure avevo l'impressione che lui provasse ancora qualcosa...
Decisi di non pensarci. Dovevo concentrarmi solo sul mio lavoro. E così avrei fatto. Finii di truccarmi e presi le chiavi della macchina. Una giornata intensa mi aspettava, e io... l'avrei accolta a braccia aperte.
Quando arrivai in ufficio c'era un caos terribile. Qualche collega aveva preso la febbre ed eravamo in pochi, quindi il lavoro era triplicato. Tutta colpa del tempo ballerino. Due giorni fa si moriva di caldo mentre adesso c'era la bufera, sembrava dicembre...
Chiacchierai un pò con Liz del progetto, prima di mettermi al lavoro e quando lo feci rimasi concentrata e attenta, aspettando pazientemente la pausa pranzo.
Quando arrivò l'ora di pranzo, io e Liz c'incamminammo verso il piano superiore, dove si trovava la mensa. Mentre stavamo salendo le scale ci raggiunse Trey: «Ehi ragazze! Vi dispiace se mi unisco a voi?» chiese.
«Se non ti scandalizzano i libri erotici...» fece Liz maliziosa.
«Libri erotici?».
«Sì. Jules lavorerà a fianco del dottor Foster per un progetto che riguarda Alicia Stevens e il suo nuovo romanzo. Visto che io ho letto tutti i suoi precedenti lavori, ho pensato di darle qualche consiglio...».
«Capisco. Lavorerai a casa di Paul, immagino... cioè... del dottor Foster».
«Sì, andremo a casa sua».
«Tu e chi?».
«È un progetto combinato col settore pubblicità. Lavoreremo col vice direttore Hockester».
«Dean... ma certo... lo conosco. Ci ho fatto un progetto insieme quando sono stato assunto. È un ragazzo molto in gamba».
«Così dicono».
«Spero che non cadrai ai suoi piedi anche tu...» disse sorridendo mentre ci sedevamo a un tavolo libero.
«Come?» mi aveva spiazzato. Cosa voleva dire? E soprattutto: sarei riuscita a nascondere il mio interesse per Dean?
«Be'... Dean ha... diciamo la fama di essere uno sciupa-femmine. Inoltre è un bel ragazzo. E chiunque lo vede se ne innamora a prima vista... spero tu non sia così!».
Liz mi diede un colpo col piede sotto al tavolo. Aveva capito perfettamente quanto Dean mi piacesse...
«Io... in realtà lo conosco già. La mia migliore amica sta con suo fratello e... ci siamo visti qualche volta...».
«Siete usciti assieme?» domandò incuriosito.
«No no... ci siamo visti per delle occasioni con suo fratello e la mia amica... tutto qui».
«Capisco... e non ci ha mai provato?».
«Dean? No... siamo amici» risposi mentendo. Solo pochi giorni fa mi aveva dato un bacio stellare, al cui pensiero mi si accapponava la pelle.
«Bene. E stasera? Che fai? Sei libera?».
«Inizio a lavorare proprio stasera al progetto...».
«Capisco. E domani sera invece?».
«Trey, la stai invitando a uscire per caso?» si intromise Liz lanciandomi occhiate maliziose.
«Anche se fosse? E comunque le chiedevo se fosse libera. Sai... potremmo andare a mangiare una cosa fuori, o al cinema... quello che preferisci, Jules...».
Dio, no. Ci mancava solo questa. Ora anche di Trey dovevo preoccuparmi?
«Io... Sono impegnata. Domani viene a trovarmi un amico che ho conosciuto in Florida...» mentii di nuovo. Alex sarebbe venuto a trovarmi solo la settima prossima, ma adesso usarlo come scusa per rifiutare un invito era la soluzione più semplice.
«Il tizio con cui sei stata?» domandò Liz senza alcun tatto. Le avevo raccontato della mia estate e sapeva di Alex, quindi non ci aveva messo molto a fare due più due.
«Sì lui» dissi, cercando di evitare lo sguardo di Trey
«Wow. Per venire fin qui da Miami deve tenerci molto...».
«Sarà qui per altre faccende e vuole approfittarne per salutarmi, tutto qui» la rassicurai. Mi trovavo fra due fuochi... anzi no, fra tre fuochi... Alex, Trey e Dean... l'unico che volessi davvero...
«Capisco» disse Liz non molto convinta. «Allora... ordiniamo?» e per fortuna il discorso cadde. Non volevo stare lì a spiegare cose a un collega che, a quanto pare, provava interesse per me. La faccenda non mi dispiaceva... insomma... ero pur sempre una donna... e a qualsiasi donna piace essere corteggiata... ma in quel momento l'ultimo problema che volevo affrontare era quello di trovarmi in situazioni imbarazzanti o dovermi giustificare con qualcuno che non era né il mio fidanzato, né qualcuno che stavo frequentando.
Quando finimmo di pranzare e rientrammo in ufficio, notai che Trey, di tanto in tanto, mi guardava... cercai di non incrociare mai il suo sguardo. Per fortuna dopo un po' venni chiamata in studio dal dottor Foster, dove ci accordammo per l'orario dell'incontro di quella sera. Mi diede il suo indirizzo e mi disse che avremmo cenato da lui perché si sarebbe fatto tardi. Mi sentivo così emozionata... stupidamente... l'idea di passare una serata intera con Dean, palmo a palmo, a lavorare insieme... sì certo, c'era il mio capo... per fortuna... ma comunque lo avrei avuto vicino. Inoltre, l'idea d'imparare così tanto dal dottor Foster mi faceva sentire molto motivata.
Quando uscii dal suo ufficio ero al settimo cielo. Quella serata si prospettava più bella del previsto!
Alle 19:00 andai via da lavoro e corsi a casa a prepararmi. Volevo farmi bella per Dean. Lo so... era sciocco. Però volevo che mi guardasse, volevo che mi desiderasse come aveva fatto la sera del party del Wayford, come aveva fatto in ascensore.
Non potevo essere troppo elegante, ma decisi comunque di mettere qualcosa che risaltasse il mio fisico. Così indossai un paio di jeans attillati a vita alta e una maglietta a mezze maniche scollata. Cercai tra le scarpe un paio di stivaletti neri col tacco e li misi al piede. Poi presi il ferro e movimentai un po' i capelli. Mi rifeci il trucco e presi la borsa. Ero pronta per il mio incontro di lavoro. Ero pronta per Dean...
Quando arrivai sotto il palazzo del dottor Foster rimasi qualche minuto immobile prima di decidermi a bussare. Volevo quell'incontro... ma ero davvero pronta?
Smisi di pensare e decisi di affrontare le mie paure. Quando bussai, la voce squillante del dottor Foster mi disse di salire indicandomi il piano.
Quando arrivai alla sua porta e bussai, sperai di rimanere calma e controllata. Dovevo farlo. Non potevo dare a vedere quanto fossi imbarazzata...
«Jules, eccoti. Ti stavamo aspettando» disse facendomi entrare.
«Chiedo scusa. C'era traffico» inventai, per giustificare il mio lieve ritardo. Quando entrai lo vidi. Era in piedi vicino al balcone e sorseggiava un bicchiere di vino. Mi guardò. I suoi occhi quella sera mi sembravano di un verde ancora più intenso del solito. Pareva che scintillassero...
«Figurati. Non preoccuparti. Io e Dean stavamo chiacchierando. Vino?» disse prendendo un bicchiere e una bottiglia di rosso. In genere non reggevo molto l'alcool. Ma per non essere scortese, accettai.
Mentre lo sorseggiavo, mi sentii gli occhi puntati addosso. Era Dean. Mi stava guardando. Ed era esattamente ciò che volevo. Bevvi solo due dita di vino e poi poggiai il bicchiere su un tavolino di vetro che era al centro della stanza. Dean si avvicinò a me...
«Buonasera. Non ti piace?» chiese, notando il mio gesto.
«No, è buonissimo. Solo che non lo reggo molto. Lo berrò un po' alla volta».
«Bene» intervenne il dottor Foster. «Io direi di ordinare subito la pizza. Si lavora meglio a stomaco pieno. Jules, hai qualche preferenza?».
«No, va bene tutto».
«Perfetto» e compose il numero ordinando una pizza gigante a tre gusti e tre birre, poi disse: «La pizza non va mai mangiata senza birra, vero Dean?».
«Assolutamente» rispose lui.
«Jules, avrai notato che mi piace bere. Spero non mi giudicherai un ubriacone» esclamò ridendo.
«Ma no. Si figuri...».
«Bene. Direi a questo punto di iniziare a metterci a lavoro mentre aspettiamo il cibo...».
«Perfetto» concordò Dean prendendo una cartellina «questi sono i miei schizzi. Se vuoi dargli un'occhiata» disse porgendola al dottor Foster.
«Bene. Dove vogliamo sederci? Dean, come sai io in genere lavoro per terra, seduto su un cuscino. Il contatto col pavimento e la posizione aumentano la mia concentrazione. Se per voi va bene...».
«Nessun problema» assentì lui.
«Certo» risposi di rimando.
«Perfetto» disse porgendoci dei cuscini sui quali sederci. Io e Dean eravamo poggiati al tavolino di vetro, mentre il dottor Foster sedeva di fronte a noi col balcone alle spalle. Iniziò a sfogliare la cartellina di Dean e sembrava molto interessato. Poi, quando finì di guardarla, inaspettatamente me la porse e disse: «Jules da' un'occhiata. Mi interessa sapere che ne pensi...».
«Io?» domandai sorpresa. Ero lusingata da come mi stesse dando fiducia, ma non mi sentivo all'altezza. Inoltre, se avessi visto qualcosa che non mi piaceva, avrei dovuto dirlo o stare zitta? Erano idee di Dean che faceva il suo lavoro da anni, credo... non volevo mettere bocca.
«Ma certo. Sei qui per imparare, no? Anche questo vuol dire imparare».
Quando aprii la cartellina, Dean fece: «Sii sincera per favore».
«Certo» risposi e iniziai a sfogliarne il contenuto. Il progetto prevedeva una pubblicità del film che andasse di pari passo con quella del libro. E nei suoi schizzi Dean aveva pensato di fare un servizio fotografico con un uomo e una donna che avrebbero rappresentato la coppia della storia della Stevens, e di portare quelle immagini anche sulla copertina del libro. L'idea non era male. Ma io adoravo quelle meravigliose copertine coi disegni. In una società dove tutto era fotografia, adoravo i libri che ancora esprimevano se stessi attraverso il disegno. Cosa dovevo fare?
«L'idea è molto bella ma...» sibilai senza rendermene conto. Avrei dovuto stare zitta. «Non importa» dissi richiudendo la cartellina.
«Continua...» fece Dean riaprendola.
«È che... vedi... l'idea del servizio fotografico è molto bella. D'impatto. Ma non capisco perché riportarla uguale per la copertina del libro. A mio modesto parere, sarebbe bello poterla disegnare quella del libro, magari copiandola esattamente dal servizio fotografico. Voglio dire... la stessa posa, le stesse luci. Però credo che attraverso un disegno, o un dipinto, sarebbe tutto molto più suggestivo...».
«Jules Cannygan... un punto per te» fece il dottor Foster entusiasta. «Hai avuto una bellissima idea. Non che quella originaria non fosse valida» disse a Dean, quasi scusandosi.
«Sì è vero. È un'idea bellissima» confermò lui guardandomi. E rimase lì a fissarmi per degli attimi interminabili, finché il suono di un cellulare non ci fece sobbalzare.
«Oh, è il mio» disse il dottor Foster alzandosi. Poi guardò lo schermo e sorrise. «Vi chiedo scusa. È il mio compagno. Potete darmi un minuto?» e si allontanò. Lo vidi uscire sul balcone. Il dottor Foster gay? Non lo sapevo. E non lo avrei mai detto. Chissà se mio cugino lo sapeva. Sicuramente sì. Dicono che i gay sanno capire certe cose.
Io e Dean rimanemmo soli e ci fu un attimo di imbarazzo, che lui ruppe nel migliore dei modi possibili... mi prese per la nuca e mi adagiò a terra infilandomi la lingua in bocca, di nuovo. Fu bellissimo. Mi lasciai andare come mai prima d'ora. Gli presi il viso lasciandomi cullare da quel suo bacio. Non m'importava se il dottor Foster fosse rientrato e ci avesse visto. Volevo lui. E lo lasciai fare....
«Ti è piaciuto adesso?» chiese, distaccandosi e tirandomi su.
Rimasi senza parole e, quando credevo di poter rispondere, rientrò il mio capo a interrompere il momento imbarazzante: «Eccomi qui. Scusate. Problemi di cuore» esordì sorridendo. «Allora, dov'eravamo rimasti?».
«Parlavamo del talento di Jules» iniziò Dean con uno sguardo glaciale.
«Giusto. Tesoro, la tua idea mi piace. E se anche Dean è d'accordo, penso che questo sia un buon inizio».
«Assolutamente» disse.
Ci rimettemmo al lavoro scambiandoci idee sulla location del servizio fotografico e per decidere quale artista ingaggiare per i disegni. Dean fu molto professionale. Si comportò come se nulla fosse successo. Non so come faceva a mantenere quel sangue freddo. Dopo un po' arrivarono le pizze e ci mettemmo a mangiare. Il tempo passò senza che io me ne rendessi conto. Stavo davvero bene in loro compagnia ed era bello scambiarsi idee e pareri. Soprattutto perché avevo un capo così aperto e disponibile verso di me, nonostante la mia inesperienza. Inoltre adoravo vedere Dean a lavoro. Era energico, forte, capace. Era un uomo così interessante. Più lo conoscevo, più mi convincevo del fatto che dietro la facciata del donnaiolo ci fosse altro. Un uomo pieno di talento, dolce, gentile e forte. Ma forse anche un uomo debole che aveva paura di lasciarsi andare all'amore.
Quando finimmo di lavorare, il dottor Foster ci congedò dandoci appuntamento per la settimana dopo. Dean insistette per vederci a casa sua. Voleva ricambiare l'ospitalità del mio capo. Così ci accordammo per il venerdì della settimana seguente a casa di Dean. Non sapevo esattamente dove abitasse. O meglio sì. Perché lui e Josh abitavano insieme e Rachel mi aveva detto dove stavano, ma non avevo mai visto casa sua e l'idea di andarci mi metteva un po' a disagio.
Quando io e Dean entrammo in ascensore, mi ricordai del nostro primo bacio e mi chiesi se anche lui ci stava pensando. Lo guardai. Non disse una parola e cercò per tutto il tempo di evitare il mio sguardo.
Quando uscimmo dal palazzo decise di rompere il silenzio: «Dove hai la macchina?».
«È questa qui» e indicai la mia piccola automobile parcheggiata proprio davanti casa del dottor Foster.
«Capito» disse e mi guardò dritto negli occhi. Distolsi lo sguardo e decisi di parlare. M'imbarazzava da morire quando mi guardava in quel modo...
«Ehm... stasera è stato molto costruttivo. Ho imparato un sacco di cose...».
«Sì, Paul è davvero in gamba...».
«Lo sei anche tu».
Sorrise e poi disse: «Senti... scusa per prima...» sapevo che si riferiva al bacio ma non sapevo cosa dire. «Quello che ho fatto... io...».
«Non importa» lo interruppi. «Adesso è meglio che vada. Si è fatto tardi» desideravo fuggire da lui, non volevo parlare di quanto successo. Avevo troppa paura. Non sapevo esattamente di cosa, ma lasciare le situazioni in sospeso era un mio forte. Anche con Alex. Non ero mai stata del tutto sincera con lui quando ci sentivamo a telefono. Dovevo dirgli che per me era finita...
«D'accordo, allora buonanotte» e si allontanò senza salutarmi. Mentre camminava dandomi le spalle, sentivo di dover dire qualcosa, fargli capire qualcosa, e così pronunciai le parole più stupide che si potessero dire: «La risposta è sì» urlai.
«Cosa?» si girò perplesso.
«Il bacio... e non solo stavolta...» poi abbassai lo sguardo.
Rise. Fu una risata sincera. Bella. E quando mi guardò credei di morire...
«Buonanotte Jules».
«Buonanotte» e ci lasciammo.
Tornai a casa stanca, ma felice. Sentivo che piano piano stavo entrando nel mondo di Dean e... anche se lui non me lo avesse permesso... un po' alla volta... gli avrei rubato il cuore...
* * *
Nella sua mente
Tornai a casa stanco. Mi buttai sotto la doccia e... me ne tirai una... ero eccitato da quando l'avevo vista. Non era una cosa che facevo spesso, o meglio non la facevo quasi mai... ma quella sera ne avevo bisogno.
L'avevo baciata di nuovo ma la verità era che volevo molto di più...
Era stupenda. Non riuscivo a fare a meno di pensarla. Era bella, intelligente, dolce. Tutto ciò che un uomo può volere da una donna, lei lo aveva. Io però non ero come gli altri. In genere mi bastava che una donna fosse carina e facile. Eppure Jules mi prendeva per un milione di motivi.
Inoltre era timida. E io adoravo quella sua riservatezza. Mi faceva impazzire. Era tutto ciò che avevo sempre evitato eppure... forse... era tutto ciò di cui avevo bisogno!
SPAZIO SONGS:
Nelle card di Dean e Jules, Clarity di Foxes.
(Traduzione card Jules: E io annego di nuovo in te...
Traduzione card Dean: Combatto ancora e non so il perché)
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