Capitolo 1
Ragazze se volete qualche anticipazione, visto che il libro è già uscito in libreria, vi invito se vi va e vi fa piacere a seguire la mia pagina Facebook "Ti ho vista/ Daniela Romano" ❤️❤️
Grazie a tutti, a presto nuovi capitoli
P.S. Fatemi sapere in privato o commentando se vi sta piacendo e se volete che vi lasci ancora capitoli ❤️😘
DRIN! Oh no... eccola lì . La solita sveglia che mi avvertiva dell'inizio di una nuova giornata universitaria.
Non ne potevo più. Non vedevo l'ora di laurearmi, trovare lavoro e costruirmi una vita mia. Lontano dal campus, lontano dall'ipocrisia dei miei compagni e soprattutto lontano da tutti gli stronzi che avevo conosciuto in quegli anni.
E pensare che l'ultimo anno di liceo io e Rachel non vedevamo l'ora d'iscriverci all'università per conoscere un sacco di ragazzi carini. Già! Per carità, di carini ce n'erano ma... tutti idioti, tutti alla ricerca di una sola cosa: il sesso.
Cavolo, sembra che il mondo giri intorno al sesso. Certo , io non potrei parlarne vista la mia totale inesperienza sull'argomento, però... andiamo, possibile che per gli uomini non esista altro nella vita?
«Buongiorno! Allora, biondina, com'è andata ieri sera con quel bruno super muscoloso?» Rachel, la mia compagna di stanza nonché migliore amica da quando avevamo 5 anni, mi ridestò dai miei pensieri.
«Come al solito. Il classico ragazzo tutto muscoli e niente cervello. Non ha fatto altro che parlare della sua Xbox one per tutta la sera. Oh, e poi a fine serata, quando mi stavo per congedare, mi ha chiesto esplicitamente se volevo andare a letto con lui» dissi sistemandomi le lenzuola addosso.
«No! Fai sul serio?» rispose incredula Rachel sedendosi accanto a me.
«Ti sembra che scherzi? Ad ogni modo... almeno è stato sincero» replicai sorridendo.
«Non ci posso credere. Insomma, sembra che tu sia una calamita che attira i cretini, Jules!».
«Già. A quanto pare Jules Cannygan morirà vergine!» ironizzai, ma in realtà stavo solo fingendo. Cominciavo a pensare realmente che lì fuori non esistesse il tipo giusto per me!
«Dai Jules, ti prego, non fare così. Vedrai che prima o poi troverai quello giusto» tentò di consolarmi la mia amica prendendomi le mani.
« Sì come no! Guardami, ho 25 anni, non mi sono mai innamorata e non ho mai fatto sesso con nessuno» sbottai alzandomi dal letto.
«Insomma è ridicolo! Vado per i trenta e non so ancora cosa voglia dire dormire con un uomo!» continuai andando su e giù per la stanza.
«Jules, il problema di quelle come te è che siete troppo delle brave ragazze, ecco. Insomma, nessuno ti vieta di scopare col primo che capita, il problema è che ti conosco troppo bene, ne soffriresti di sicuro, ecco!» fece Rachel cambiando posizione per guardarmi meglio.
«Forse dovrei davvero farlo. Ubriacarmi e andare a letto col primo idiota che ci prova con me!» risposi incrociando le braccia al petto e sbuffando.
«Ehi dai, non dire così! Lo sai che dicevo per dire. Meriti di meglio che una prima volta in uno squallido bagno di uno squallido appartamento per feste, con uno squallido ragazzo che non si accorgerebbe nemmeno della tua verginità» fece Rachel raggiungendomi.
«Anche se... c'è Michael. Lo sai, lui ha una cotta per te dal primo giorno di università. Secondo me potresti dargli una chance...» continuò insistendo, nonostante sapesse benissimo cosa pensavo di Michael.
«Rachel sai benissimo che per me Michael è solo un amico. Non potrebbe esserci nient'altro. Figuriamoci andarci a letto» dissi scuotendo la testa.
«Be', magari sarebbe bello, che ne sai?» ammiccò Rachel.
«Sì certo, come no... Sai cosa? A volte mi pento di non averlo fatto con Andrew quando avevo 16 anni. Almeno lui era il mio ragazzo e sarebbe stato di sicuro molto più romantico che con qualsiasi altro» dissi triste, e mi lanciai di nuovo sul letto con aria afflitta.
«Dai Jules, fai sul serio? Andrew è uno stronzo che alla prima occasione ti ha tradito perché non gliela davi. Vorresti davvero averlo fatto con lui?». Rachel mi raggiunse e si stese accanto a me, guardandomi in attesa di una mia risposta.
«Non lo so. So solo che al liceo era tutto più facile. Adesso mi sento vecchia per tutto!» dissi dopo averci riflettuto un po'.
«Andiamo dai, non dire cazzate. Hai 25 anni mica 70. E comunque non sei mai stata veramente pronta per farlo con Andrew. Lui ti piaceva, stavate insieme, ma non sei mai stata innamorata di lui. Ogni volta che vi vedevo insieme mi sembravi sempre stranita, impacciata, come se avessi voluto essere in qualsiasi altro posto tranne che con lui» disse Rachel spostandosi di lato, con una mano sotto la testa , come faceva quando eravamo piccole e ci raccontavamo le nostre cotte di ragazzine.
«Sì, questo è vero. Non lo amavo. Ma gli volevo bene. Sai, comincio a pensare di essere io il problema. Non troverò mai nessuno... ed è colpa mia!» dissi seria, mettendomi a sedere.
«Senti, piantala ok? Adesso basta con le negatività! Stasera sai che facciamo? Ce ne usciamo un po' io e te. Facciamo quello che vuoi: cinema, pub, discoteca... quello che preferisci» fece Rachel scattando in piedi come un grillo. Era il suo modo di fare, ogni volta che voleva convincermi a fare qualcosa.
«Stasera non posso. Vado a trovare Kyle al lavoro. Sa che sto per laurearmi e voleva fare quattro chiacchiere sul mio futuro. Lo sai, ha detto che nell'edificio in cui lavora c'è uno dei migliori settori editoriali di New York. Lui lavora in ambito informatico, ma ha detto che conosce il vice direttore dell'editoria e che se ho ottimi voti potrebbe metterci una buona parola».
«Dai, finalmente una buona notizia. Che dolce tuo cugino. Ho sempre pensato fosse il ragazzo migliore del mondo. Peccato che sia gay!» ridacchiò Rachel divertita scuotendo la testa.
«Dai, non fare la scema! E poi credevo che fossi stra-innamorata del tuo nuovo ragazzo!» la stuzzicai lanciandole un'occhiataccia.
«E lo sono. Lo sai Jules, credo davvero che questa sia la volta giusta. Josh è un ragazzo meraviglioso. Sai, è la prima volta che sto con qualcuno e che riesco a vedere oltre il qui e ora. Con lui vedo un futuro, immagino di sposarlo e avere dei figli» fece Rachel con aria sognante.
«Fai sul serio? L'eterna indecisa Rachel ha trovato finalmente l'anima gemella!» esclamai felice per lei.
«Hai detto proprio le parole giuste. L'anima gemella. Lo amo così tanto...». Aveva gli occhi lucidi. Non era mai stata così per un ragazzo!
«Sono davvero felice per te amica mia» e lo ero davvero... solo mi chiedevo quando sarebbe capitata a me una simile fortuna!
«Grazie. Ah lo sai, domani sera mi ha invitato a cena, vuole presentarmi suo fratello» fece sedendosi di nuovo accanto a me.
«Suo fratello?» chiesi andando verso l'armadio per cercare qualcosa da mettere per la giornata.
«Sì, lo sai che non ha più i genitori. Suo fratello è tutta la sua famiglia, quindi è un po' come se mi stesse presentando a mamma e papà» fece lei aprendo un pacchetto di M&Ms che stava sul mio comodino.
«Però... è un passo importante» dissi seria, guardandola in faccia e distraendomi un attimo dalla mia missione "cosa mi metto?".
«Lo è... aspetta un secondo... mi è venuta un'idea: perché non vieni anche tu a cena con noi?» fece avvicinandosi a me con convinzione.
«Cosa? Io? E perché mai?» dissi scuotendo la testa, come a volerle anticipare la mia risposta.
«I miei abitano a due ore da qui e non posso presentarglieli a breve, quindi intanto voglio ufficialmente presentargli la mia migliore amica, il mio punto di riferimento, la mia 'persona'...».
«Smettila di parlare come se fossimo in Grey's Anatomy. E poi lo conosco già. Me lo hai presentato quella volta all'ingresso del campus, ricordi?» dissi continuando a rovistare nell'armadio.
«Sì ma che c'entra. Quella è stata una presentazione fugace. Hai avuto giusto il tempo di dirgli il tuo nome. Io intendo una presentazione come si deve. E poi a una cena potrete conoscervi meglio» cercò di convincermi Rachel, venendo di fianco a me e costringendomi a guardarla.
«Non lo so. E comunque mi sentirei fuori luogo. Tu devi conoscere suo fratello, dovete parlare di cose di famiglia, io non c'entro nulla» dissi tirando un jeans e una maglietta rosa dal mio armadio.
«Tu sei di famiglia Jules. Ci conosciamo da quando avevamo 5 anni, sai tutto di me. E voglio assolutamente che tu sia presente alla cena. È la prima volta che faccio una cosa del genere e avrò bisogno del tuo sostegno. Dai dai daiiii» fece pregandomi e tirandomi un braccio, come faceva ogni volta che voleva un favore da me.
«Va bene, va bene... verrò! Ma smettila di stritolarmi» risi. Alla fine riusciva sempre a convincermi.
«Sì!» esclamò battendo le mani con entusiasmo.
«Ma se cerchi di far diventare una cena 'di famiglia' un appuntamento a quattro, giuro che ti ammazzo. Sappiamo entrambe com'è andata a finire l'ultima volta» feci rimproverandola e andai verso il cassettino dell'intimo. Quella conversazione si stava prolungando troppo. Avrei sicuramente fatto tardi!
«Dai, ancora con questa storia? Come potevo prevedere che l'amico del mio ex si sarebbe ubriacato e ti sarebbe saltato addosso? Ti ho già chiesto scusa e ho promesso che non avremmo mai più fatto uscite a quattro. Ma questa cosa è diversa. Anche se... chissà... magari è carino. Cavolo, non ho chiesto a Josh se il fratello è fidanzato!» fece mettendosi una mano in testa come a voler riflettere.
«Ehi... pronto! Ma con chi ho parlato finora, con un muro?» dissi alzando la voce.
«D'accordo, d'accordo non cercherò di farti fidanzare con suo fratello. Però potrei chiedere a Josh se è single, così, giusto a titolo informativo» fece sorridendo.
«Tu provaci e giuro che passerai gli ultimi giorni da universitaria a dormire fuori la porta della nostra stanza» risposi con una finta aria minacciosa.
«Va bene va bene, ho capito!» fece Rachel alzando le mani in segno di sconfitta.
«Adesso è meglio che vada a prepararmi. Ho appuntamento col professor Hoster tra mezz'ora» dissi guardando l'orologio appeso al muro.
«In bocca al lupo tesoro» disse Rachel avvicinandosi a me e dandomi un veloce abbraccio.
«Grazie, a dopo» risposi e andai via.
Dopo aver passato più di mezz'ora nello studio del mio relatore per correggere la tesi, e dopo aver pranzato con Rachel, mi recai in biblioteca per finire il mio ultimo giorno di tirocinio. Ero così contenta che fosse finita!
Una volta timbrato il cartellino mi avviai verso la sezione storici che andava riordinata. Mentre stavo per salire sull'enorme scalone che mi avrebbe permesso di arrivare alle file più alte, sentii una mano che mi prese per il fianco e mi costrinse a voltarmi. Senza capire niente mi ritrovai con la sua lingua in bocca.
Ci baciammo. Fu un bacio veloce, perché subito mi ritrassi e gli tirai uno schiaffo: «Ma cosa fai, sei impazzito?».
«Jules scusami, mi dispiace. Ti ho vista qui, tutta sola. Stai per laurearti e tra un po' andrai via dal campus... non avrei più avuto molte occasioni, così mi sono detto: ora o mai più. Lo sai, è dal primo giorno che ti ho conosciuta che avrei voluto farlo...» fece Michael un po' imbarazzato.
«Michael ti prego, non complicare le cose. Tu e io siamo amici. Solo amici. Mi dispiace se tu provi qualcosa in più, ma per me non può esserci altro che una bella amicizia» dissi dispiaciuta. Non volevo ferirlo, ma non potevo fargli credere qualcosa che per me non esisteva.
«Jules per favore, non dire così. Dammi una possibilità. Non sai quello che potrebbe accadere se io e te ci mettessimo insieme. Magari funzionerebbe. Dio, ti voglio così tanto» e fece per baciarmi di nuovo, ma stavolta lo fermai in tempo.
«Michael no, non voglio! Per favore non rovinare tutto. Io ti voglio bene, ma come amico. Non può esserci più di questo. So già quello che voglio».
«Quindi mi stai dicendo che non hai provato nulla? Che quando ti ho baciata non hai sentito nulla?» fece guardandomi dritto negli occhi.
«No. Niente. Mi dispiace» lo guardai con la coda dell'occhio e mi sentii uno schifo. Sapevo che gli stavo spezzando il cuore, ma proprio perché gli volevo così bene dovevo essere totalmente sincera con lui.
«Va bene. Come non detto. Almeno ci ho provato, no?».
«Mi dispiace Michael» dissi senza guardarlo in faccia.
«Spero che troverai un uomo che ti ami almeno la metà di quanto ti amo io... buona giornata Jules» e se ne andò senza voltarsi. In quel momento mi chiesi perché Dio fosse così crudele. Perché non potevo essere anch'io innamorata di quel ragazzo che avrebbe fatto di tutto per me? Perché dovevo faticare così tanto per trovare quello giusto?
Mentre pensavo a quanto facesse schifo la mia vita, la signora Tatter, la bibliotecaria, mi ricordò che ero lì per lavorare e mi ridestò dai pensieri tristi. Mi misi all'opera con la speranza che quel pomeriggio passasse più in fretta di una cometa e che si sarebbe presto fatta l'ora in cui avrei parlato, finalmente, del mio futuro.
Il pomeriggio fu lungo e noioso e quando si fecero le 20.00 tornai in camera per prepararmi.
Alle 20.30 ero in auto tutta pulita e profumata. Avevo messo un abitino a fiori corto e dei sandali color caramello. I capelli, leggermente mossi, scendevano lunghi sulla schiena, tanto che mi fecero pensare che era ora di dar loro una spuntatina.
Pensai che quella sera non ero niente male. Poi mi ricordai che dovevo solo cenare con mio cugino e mi chiesi per quale motivo mi fossi fatta così carina. Poi ricordai le solite parole di Rachel: "Ci si fa belle prima per se stesse e poi per un uomo".
Aveva proprio ragione. Anche perché, considerando che la presenza di uomini nella mia vita era pari a zero, se non mi fossi fatta bella per me stessa, a quest'ora sarei in un cesto dell'immondizia. "Che scema che sono!", pensai.
Avevo calcolato bene il traffico. Infatti arrivai al Wayford Building alle 21.00. Scesi dall'auto e ammirai l'immenso edificio in cui lavorava mio cugino. Un enorme palazzo tutto vetrate... Mastodontico e bellissimo. Pensai che sarebbe stato meraviglioso lavorare lì. Mi spostai un po' più al centro strada per ammirarlo meglio. Le luci, i colori, la scritta Wayford che risaltava su in cima.
Mi immaginavo già in completo elegante mentre camminavo tra i corridoi di quell'immenso edificio, magari con le bozze di un libro di qualche aspirante scrittore in mano, bella e sicura di me. Chissà... magari lì avrei incontrato l'uomo dei miei sogni. Elegante e raffinato, lontano da quei rozzi cafoni conosciuti all'università.
Avremmo lavorato insieme e tra una bozza e l'altra ci saremmo innamorati. Poi avremmo fatto l'amore, magari a casa sua, e sarebbe stato bellissimo, dolce, romantico, come avevo sempre immaginato.
Mentre sognavo a occhi aperti accadde qualcosa, sentii un clacson, delle luci accecanti e una voce: «ATTENTA!» non feci in tempo a girarmi che mi ritrovai scaraventata sul marciapiede; chiusi gli occhi e quando li riaprii vidi l'uomo più bello su cui il mio sguardo si fosse mai posato. Incontrai i suoi occhi. Non avevo mai visto un verde così intenso.
Dalla posizione in cui eravamo, non riuscivo a vedere bene quanto fosse alto, ma guardai il suo bellissimo volto. Era perfetto. I capelli castano chiaro stavano benissimo sul suo viso, e le labbra... dio avrei ucciso per baciare quelle labbra...
«Signorina sta bene?» disse l'uomo misterioso ancora steso sopra di me, interrompendo le mie fantasie
«Io...» non riuscivo a parlare. Ero rimasta folgorata e credo che quell'imbarazzo durò una vita.
«Mi scusi. Così non respira» disse e si alzò dandomi una mano per rimettermi in piedi. «Ecco, così va meglio. Sta bene?».
«Sì, io... credo di sì» riuscii a balbettare.
«È sicura di star bene? Vuole che l'accompagni all'ospedale, oppure...?».
«No no, non c'è bisogno. Sto bene. Io... la ringrazio... lei... mi ha salvato la vita».
«Non ho fatto nulla di speciale. Ad ogni modo dovrebbe stare più attenta. Non può fermarsi in mezzo alla strada in quel modo».
«Lo so, io... ero... distratta» non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle sue labbra, volevo che mi baciasse, in quell'istante... come succede nei film. Ma non accadde.
«D'accordo. Io adesso devo andare. È sicura di non aver bisogno di nulla?».
«No. Sto bene. Sto aspettando mio cugino, lavora lì» dissi indicando il Wayford.
«Capito. Allora io vado. Posso lasciarla da sola o mi tenterà un altro suicidio?».
Scoppiai a ridere: «No, io... Starò attenta».
«Va bene. Allora buona serata».
«Ciao» dissi e lui salì in macchina allontanandosi a tutta velocità. Non lo avrei mai più rivisto. E mi sentii triste, stupidamente ma incredibilmente triste.
Poco dopo arrivò Kyle. Ero visibilmente scossa e lui se ne accorse.
«Tesoro, stai bene? Hai una faccia!».
«No è che... stavano per investirmi».
«Cosa? Chi cazzo è stato? Figli di puttana».
«No, in realtà è colpa mia. Mi ero messa ad ammirare l'edificio in mezzo alla strada, quindi...».
«Tesoro, devi stare più attenta. Siamo a New York, la gente va di fretta e non si ferma certo a soccorrere un angelo come te».
«In realtà... qualcuno si è fermato!».
«Il conducente? Dio ti ringrazio... c'è qualcuno che ha ancora un cuore a questo mondo».
«No, a dire il vero l'auto è sfrecciata via, ma un ragazzo mi ha letteralmente salvato la vita, buttandomi a terra prima che mi investissero».
«Wow! Cavolo! Meno male che c'era lui allora».
«Già».
«Senti, adesso andiamo a cena così ti riprendi, ok? Il ristorante è proprio qui di fronte, andiamo a piedi. Puoi lasciare l'auto qui».
«Va bene».
Arrivammo al ristorante e ordinammo. Tra una portata e l'altra parlammo di tutto. Della mia laurea imminente, del Wayford Building, del lavoro e... mio malgrado... anche dell'uomo misterioso che mi aveva salvato la vita.
«Sai, avresti dovuto farlo aspettare, così lo avrei ringraziato personalmente».
«Non ci ho pensato. Comunque andava di fretta, quindi...».
«Capito. Sai se lavora al Wayford?».
«Non ne ho idea. Non gliel'ho chiesto. Dici può essere che lavori lì?».
«Altamente probabile. Se eri ferma davanti all'edificio e lui aveva l'auto lì, è molto probabile che lavori al Wayford. Com'era vestito?».
«Aveva un completo elegante».
«Sarà uno dei piani alti. O magari il direttore di qualche settore, non so...».
«Capisco! Aveva un'auto rossa... magari lo conosci».
«Tesoro, sai quanti uomini d'affari vestono eleganti e hanno auto rosse?».
«Ed era anche molto bello...» e mentre lo dissi arrossii.
«Oh, allora questo mi aiuta...» ironizzò Kyle. «Che c'è? Non mi dire che in così poco tempo ti sei presa una cotta?».
«Ah... io lo chiamerei più colpo di fulmine» risposi sorridendo.
«Però! Era così bello?».
«È l'uomo più bello che io abbia mai visto. Con dei meravigliosi occhi verdi e della labbra così così...».
«Vi siete baciati?».
«Che dici? No. Nemmeno lo conosco».
«Ehi, non fare la santarellina che, da come ne parli, secondo me ti saresti anche fatta ingravidare».
«Ahhhh... questo è un colpo basso».
«D'accordo. Scusa... e... adesso? Cos'hai intenzione di fare?».
«In che senso?».
«Be'... con l'uomo del mistero».
«Niente».
«Come niente?».
«Che posso fare scusa?».
«Be' qualsiasi cosa. Appostarti per tutta la giornata qui sotto con la speranza di rivederlo, chiedere in giro che ne so... se ti piace così tanto...».
«Non sono una stalker e poi... è troppo bello, sarà sicuramente fidanzato».
«Non sempre i belli sono fidanzati...».
«No, ma la maggior parte delle volte lo sono, o sono gay... o peggio ancora sono degli stronzi che usano le donne solo per divertirsi».
«Ti sembrava uno stronzo?».
«Non so. Non abbiamo parlato molto. Con me è stato... gentile».
«Mmm... o magari è gay e me lo spupazzo io».
«Che scemo che sei... e poi scusa, che fine ha fatto Alan? Non dirmi che avete litigato di nuovo...».
«Avevo ragione io Jules. Mi tradiva. E io, con uno che ha bisogno di altri uomini non voglio starci».
«Mi dispiace tanto».
«C'est la vie... Che dici, chiediamo il conto?».
«Sì. Sono decisamente stanca».
Una volta usciti dal ristorante salutai Kyle e mi rimisi in macchina diretta verso il campus. Speravo di trovare Rachel sveglia perché non vedevo l'ora di raccontarle tutto. Ma quando arrivai in camera la trovai che dormiva, così mi spogliai anch'io, mi struccai, lavai i denti e misi il pigiama. Poi m'infilai sotto le coperte ripensando a quella giornata... i discorsi con Rachel, il bacio con Michael, il Wayford e lui... l'uomo dei miei sogni. Chissà se l'avrei più rivisto... e con questo pensiero, mi addormentai.
* * *
Nella sua mente
Che giornata del cazzo! Non bastavano i casini combinati da Henry, ci voleva anche quell'altro genio di James a farmi incazzare. Come si può mandare un file strettamente riservato alla persona sbagliata? Il signor Anger mi avrebbe ucciso di sicuro!
Non volevo pensarci... volevo solo tornarmene a casa, farmi una doccia, cenare e andare a letto dimenticandomi di tutto. Eccola lì la mia piccola. La mia spider rosso fuoco. Dio quanto adoravo quella macchina. So che è da stupidi... ma considerando che nella vita Dio mi aveva portato via tutto quello a cui tenevo... be' non c'è nulla di strano nell'avere a cuore le proprie cose.
Ma... un momento... che cosa fa quella ragazza in mezzo alla strada? Cristo, così si farà ammazzare! Oh Dio no... noooo... «ATTENTA» feci un salto verso di lei e la scaraventai per terra. Era l'unico modo che avevo per salvarle la vita! Quando finimmo giù il tonfo fu forte.
Chiusi per un attimo gli occhi e quando li riaprii la vidi... Era bellissima... Aveva lo sguardo stravolto e i capelli scombinati... ma era la donna più bella che avessi mai visto. Cazzo no... cosa sto dicendo? Non può... insomma lei non può... Cazzo ritorna in te! A te non piacciono le bionde!
Eppure sapevo che in un modo strano lei mi piaceva... Mi piaceva da morire! La aiutai ad alzarsi e dopo aver appurato che stesse bene, me ne andai. Quando arrivai a casa non riuscivo a togliermela dalla testa.
Non poteva essere... chiunque ma non lei... e poi diciamocelo, io non ero proprio il tipo che si faceva impressionare da una bella ragazza. Potevo avere quante donne volevo... e me le prendevo tutte... ogni volta.
Ma stavolta sentivo che era diverso... che con lei, se mai fosse stato, sarebbe stato diverso. E così ringraziai Dio per avermi fatto andare via. Sentivo che se l'avessi rincontrata sarei stato perso... per sempre.
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