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un brutto presentimento


"E se fosse stata per Lumacorno, invece?"
Kayla guardò Robert, spaesata. "Credi che ci sia qualcuno che vuole avvelenare Horace Lumacorno?!"
"Non stupirti troppo." Le disse George. "Non è un santo. Ed è rimasto nascosto un bel po', mi pare."
"Non mi sembrano motivi abbastanza validi per volerlo soffocare."
"Forse il veleno era per Harry." Ipotizzò Fred.
Kayla, che camminava avanti e indietro davanti alla panchina di pietra su cui erano seduti i tre Grifondoro, si fermò e rabbrividì. Non era per il vento, era un freddo che veniva da dentro. Un conto era l'idea che qualcuno volesse fare del male a Harry, ma la certezza che ci fosse un considerevole numero di persone disposte a fare di tutto perché non accadesse mai.
"Forse ha sbagliato bicchiere."
Un conto, invece, era l'idea che non fosse successo per pura casualità.
Robert scosse la testa, accendendosi una sigaretta. "Lumacorno ha una considerazione di Harry troppo alta per fare una cosa del genere."
"Tu non avevi smesso?" gli chiese Kayla.
"Solo se ci sono Hermione o la mamma nei paraggi. Anzi, per la mamma non ho mai iniziato."
"Tua madre lo sa." Gli disse Fred, accendendo la sua. "Tua madre sa sempre tutto."
"Sai cosa non sa, questa volta?" domandò George. "Se il veleno fosse per Harry, Lumacorno, Ron o chiunque altro."
"Secondo me l'Ordine sa anche quello." Lo contraddisse Kayla. "Solo che non ce lo dicono." Si guardò per un po' le scarpe. "Se Lumacorno fosse sotto Imperius?"
"Un altro sotto Imperius tra le mura di Hogwarts?" la bloccò Robert.
"Tecnicamente Crouch non era tra le mura di Hogwarts." Precisò lei.
"Harry ha detto che Lumacorno ha versato in tutti e tre i bicchieri." Ragionò George.
"Sì." Continuò il gemello. "Ma solo Ron ha bevuto."
"Quindi ..." concluse Robert. "Il veleno era nella bottiglia."
"La bottiglia era un regalo."
"Era un regalo per Silente." Puntualizzò Kayla. "Così come la collana di Katie ..." sospirò. Smise di fare avanti e indietro per fermarsi e guardare i tre ragazzi sulla panchina. "Che diamine sta succedendo?"
"È la guerra, bambina mia." Rispose la voce di Sirius, da dietro di lei. "E credimi, non avrei mai voluto e nemmeno pensato che voi due, Harry o Anastasia ci aveste a che fare."
I quattro si voltarono, lo guardarono e non dire nulla.
"Smettetela di aspettarvi da me grandi discorsi, in questi momenti. Mi sedevo a fumare su quella panchina molto, molto prima di voi."
"E per i grandi discorsi, a chi dobbiamo rivolgerci?" domandò Robert.
"A una delle sorelle Redfort." Rispose Padfoot, accendendosi la sigaretta facendo i medesimi movimenti dei figlio poco prima. "Non dite a Martha che ho fumato a scuola."
I ragazzi sorrisero.
"Hai detto che non lo avresti mai pensato." Lo appellò Robert. "Perché?"
"Perché ce l'abbiamo messa tutta, vent'anni fa. Davvero. Anche quando eravamo pochi, soli, sprovveduti, scoperti. Anche quando ci hanno detto di nasconderci, che eravamo finiti. Anche quando ... anche quando ho visto Lily e James stesi a terra, e Martha con Harry in braccio che mi diceva di non fare stronzate, ce l'ho messa tutta. Perché mai avrei permesso ai miei figli di fare questa vita." Scosse la testa. "E invece abbiamo fallito."
"Non credo abbiate fallito." Gli disse prontamente Fred. "Avete vinto, in molti modi. In altri no, ma in molti si. Non ci sono vincitori che non hanno mai perso, per vincere devi perdere qualcosa, per perdere devi aver superato qualche traguardo. Non è tutto o bianco o nero. Non vinceremo, e non perderemo."
Kayla lo guardò, accennando un sorriso. "Hai mai paura?"
"Spesso."
"E come fai?"
"Penso alla vita che avremo."
Sirius sorrise. "Kayla, forse devo dare a te la benedizione per lui e non viceversa."


"Ho detto di no."
"Per favore!"
"Sono commossa nel sentirti dire queste parole, Harry, ma la mia risposta rimane no."
"Kayla!"
"Non posso farlo!"
"Certo che puoi! Ha un debole per te, lo sanno tutti! Potresti capire che cosa ha in testa con un paio di occhiate!"
Kayla aggrottò la fronte. "Praticamente mi stai chiedendo di sedurre Draco per capire cosa vuole fare!"
"Per finta!" specificò Harry. "So che stai con Fred."
"Io amo Fred, e Draco mi fa abbastanza schifo!"
Harry si guardò attorno, nella biblioteca vuota.
"Te lo dicevo" gli disse Hermione. "che avrebbe detto di no."
"Tu lo faresti, al posto mio?"
"Assolutamente no."
"Lei sta con nostro fratello!" si irritò Harry.
"E io sto con il fratello del tuo migliore amico!" specificò Kayla, chiudendo rumorosamente un libro. "Farò finta che tu non mi abbia chiesto nulla. Ma sappi che ti tirerò i capelli nel sonno."
Harry la guardò senza capire.
"Lo facevo a Robert quando eravamo piccoli e mi faceva arrabbiare."
"I miei capelli non si toccano." Specificò lui.
"Allora non chiedermi mai più certe cose."


Martha guardò Sirius entrare nella loro camera da letto con un vassoio fluttuante davanti a lui, e non poté fare a meno di sorridere. Quel gesto voleva dire una sola cosa.
"Padfoot, è di nuovo il mio compleanno?"
"Così pare." Rispose lui, facendole arrivare il vassoio.
"Avremmo dovuto decidere che dopo i trenta non avremmo più festeggiato."
"Beh" rispose, stendendosi accanto a lei. "quando ne hai compiuti trenta non c'ero. Permettimi di recuperare il tempo perso."
Martha prese la tazza di caffè con due mani. "E come?"
"Avevamo una certa tradizione, da giovani."
"Giovani? Sei sempre un anno più vecchio di me, ti ricordo."
"Quattro mesi."
"Quattro mesi tra un anno e l'altro."
"Sono più in forma di te."
Martha soffiò sul caffè e lo guardò di sottecchi. "Allora direi che per un mese vai in bianco."
Lui si allarmò per un secondo, poi sorrise. "Stamattina sei bellissima."
"E tu sei un venduto."
"Un marito venduto ma premuroso, innamorato, sexy, intelligente ..."
"Ho detto che vai in bianco." Sorrise, bevendo il caffè.
"Certe tradizioni sarebbero da onorare."
"In bianco fino a marzo."
"Ho accennato al fatto di essere un gran baciatore?"
Lei finse di irritarsi. "E questo chi mai te lo ha detto?"
"Parecchie."
"Fino ad aprile."
"Martha."
"Maggio."
"Martha!"
"Forse anche giugno."
"Ti amo."
"Sei un idiota."


Harry aprì gli occhi a fatica. Vide tutto bianco per qualche secondo. Poi, gli apparve chiaro il volto di Martha, seduta sul letto accanto al suo. Subito dopo, riconobbe odori di vari disinfettanti e capì di essere in Infermeria.
"Sai, tra tuo padre, te, Rose e Robert, ho perso il conto di quante volte io mi sia trovata qui perché siete caduti da quelle maledette scope."
Lui sorrise. "Buon compleanno, mamma Martha."
Lei sorrise. "Non dirlo troppo forte, qui dentro."
"Abbiamo perso?"
"Ora ti riconosco! Sì, comunque. Spudoratamente."
Harry scosse la testa. "Di quanto?"
"Non te lo dico."
In quel momento, ai piedi del letto su cui era sdraiato Harry, sputarono due manine e in tutta l'infermeria riecheggiò una risatina.
"Hai visto Anastasia, Harry?" chiese Martha con tono scherzoso.
Harry si illuminò. "Mi hai portato Anastasia?"
Martha rise. "Era con me, quando sono entrata. Ora non so dove sia. Sai, abbiamo imparato a camminare. E a correre, grazie a Sirius e Remus."
Harry si mise seduto e si sporse verso i piedi del letto. "Non vedo Anastasia, vedo delle manine."
Anya si sporse dal nascondiglio per guardare Harry, e lui non poté fare a meno di trovarla ancora più cresciuta. La faccia era più tonda, gli occhi più grigi, il sorriso era completo e i boccoli chiari erano più lunghi e folti. Indossava un maglioncino rosa pallido chiaramente fatto da Molly Weasley, forse per Kayla, pensò Harry, visto che era più lungo di quanto sarebbe dovuto essere, così come i pantaloni.
"Buongiorno, Anastasia Elizabeth Helen Black." Disse Harry ridendo.
"Sei sveglio?" chiese lei con tono dolce.
Harry non fece in tempo a rispondere che la piccola si era posizionata sulle ginocchia della madre.
"Secondo te?" domandò Martha in risposta.
Harry rise, quando le porte dell'infermeria si spalancarono ed entrarono i restanti membri della famiglia.
"Oh!" esclamò Sirius quando vide Harry. "Buongiorno, principessa!"
Robert prese subito in braccio Anya e Kayla si sdraiò accanto a Harry, rubando delle bacchette di liquirizia che Ron (o forse Hermione) avevano lasciato sul suo comodino. "Come stai?" chiese la Serpeverde.
"Se sto male mi fai il favore che ti ho chiesto?"
"No!" risposero lei e Robert all'unisono.
"No!" ripeté Anastasia.
"Brava, Anya. Hai capito da che parte stare." Le disse Robert, alzando la mano come se dovesse battere il cinque. "Papà, le insegniamo a battere il cinque?"
Sirius sorrise. "Sai quanto ci si mette, ad insegnare qualcosa a quella bambina?"
"Quanto?"
"Cinque secondi al massimo. Guarda." Alzò la mano e Robert gli batté il cinque. Poi rivolse l'altra mano ad Anastasia, e lei ripeté il gesto del fratello.
"Grazie, Anastasia." Disse Sirius, per niente sorpreso.
"Prego." Rispose la bambina.
Martha sorrise. "Dovreste smetterla."
"Tonks le sta insegnando a farmi le trecce." Si lamentò Sirius. "E tu non le dici niente."
"E ci riesce?" domandò Kayla.
"Si, ma non le finisce mai, quindi Tonks deve inseguirlo per legargliele." Commentò Martha. "Vero, amore?" chiese sorridendo e accarezzando i capelli di Sirius.
"Vi annoiate, alla Tana." Rifletté Harry.
I due si fecero seri.
"No." rispose Martha a bassa voce. "Greyback ha attaccato un altro bambino, e ... sono morte due famiglie di babbani, a Londra, questa settimana. Il punto è ... che i bambini queste cose non le possono sentire. Tu non te lo ricorderai, ma forse Robert si. Dopo le riunioni dell'Ordine ..."
"Giocavamo." Continuò Robert. "Io, te, e Tonks. Tantissimo. Tonks era anche caduta dalle scale in un inseguimento."
"Questo perché Rose e Remus anziché tenervi d'occhio stavano litigando." Precisò Martha.
"Comunque cerchiamo di dare loro qualche ricordo felice." Concluse Sirius. "E il fatto che lei impari così in fretta ci diverte."
"A me divertirebbe di più vedere te con le treccine." Sdrammatizzò Kayla.
I Black risero. Tutti, all'unisono. Madama Chips si affacciò dall'ufficio. "Meno caos!" disse, cercando di fare la faccia cattiva. Ma quando Martha le sorrise, lei rientrò nell'ufficio scuotendo la testa.
"In realtà ci adora." Commentò la Grifondoro. "Ha medicato più volte Robert che chiunque altro."
"Allora ci odia." Rispose il diretto interessato. "Anche perché mi portavi qui anche se perdevo sangue dal naso."
"Eri caduto dalle scale!"
"Voleva imitare Tonks." Commentò Kayla.
"In realtà mi avevi spinto."
"Davvero?"
"Te lo sarai meritato." Disse Harry. "Forse ti aveva chiesto un favore e tu avevi detto di no."
"Ricordami di non fare le scale accanto a te, allora." Scherzò Kayla.
"Stiamo ancora parlando del fatto che ti abbia chiesto di scoprire cosa combina Draco?" domandò Sirius.
Harry guardò Kayla con aria scocciata. "Glielo hai detto!" disse, irritato.
"No." rispose Martha. "Non ci ha detto niente."
"Lo sospettavamo, ce lo hai appena confermato."
Robert rise di gusto, e Anastasia, che intanto si era arrampicata per sedersi sulle sue spalle, lo guardò perplessa.
"Perché ridi?" domandò, dopo qualche secondo.
Lui la prese per le braccia e la fece scendere, tenendola a pochi centimetri dal suo viso. "Perché è una famiglia di matti!"
"Matti!" ripeté la piccola.


"Sei Horcux?!"
Martha batté il pugno sul tavolo. "Sei?" Alzò una mano aperta ed il pollice dell'altra.
"Ne abbiamo già distrutti due." Specificò Silente.
Martha abbassò due delle sei dita alzate.
"Hai idea di quali siano gli altri?" domandò Sirius, servendo il tè con un colpo di bacchetta.
"Parecchie idee."
"Oh, beh, menomale. Ci avremmo messo altri vent'anni, altrimenti."
Silente sorrise.
"Che idee ha, al riguardo?" domandò Tonks.
"Oggetti di valore appartenuti ai quattro fondatori."
"Ci metteremo altri vent'anni." Si corresse Martha.
"Prova a essere ottimista!" le disse Tonks.
"Non è nella settimana in cui può essere ottimista." Specificò Sirius. "E fossi in te non glielo chiederei di nuovo."
Martha sbuffò. "Albus, come ... Harry come ha ottenuto il ricordo di Lumacorno? Non credevo avrebbe ceduto, credevo si sentisse troppo colpevole."
Silente annuì. "Il ragazzo ha talento da vendere."
Martha sorrise, perdendosi a guardare la tazza di tè. "È figlio di Lily Evans, dopotutto."


"Non puoi averlo chiesto ai tuoi elfi!" si lamentò Kayla.
"Lo avevo chiesto anche a te!" rispose Harry.
"Quindi valgo quanto Dobby o Kreacher?!"
"Non ho detto questo." Sbuffò Harry. "Ma gli elfi mi sono sembrati una buona soluzione."
"Io sono d'accordo." Disse Robert, addentando il pollo. "Alla fine, posso Smaterializzarsi nel castello e andare ovunque."
"Io non sono d'accordo nel far seguire Draco, al di là del metodo." Specificò Kayla.
"Dì un po', sorellina" la incalzò Harry "non è che il ben noto interesse di Malfoy ne tuoi confronti è ricambiato?"
"Non è che ce l'hai tu, questo interesse?" rispose lei, prontamente. "Sei fissato con lui! Devi dirci qualcosa?" Robert e Ron sorrisero.
"Già, Harry. Non c'è nulla di male, eh, persino i babbani sono avanti su questo argomento." Disse Robert.
"Però dovresti dircelo, visto che sei in camera con noi." Commentò Ron. "Per correttezza. O per pietà, almeno Robert la smetterebbe di girare nudo."
Hermione divenne del colore della sua cravatta e Kayla scoppiò a ridere.
"Non è ciò che state pensando." Specificò Harry. "C'è sotto qualcosa."
"Se ci fosse Fred" disse Kayla "farebbe un sacco di battute."
"Potrei farle io" le rispose Robert. "ma sarebbero scontate. E non giro nudo. Non sempre."
Harry scosse la testa. "Continuate a prendermi in giro. Vedrete, vedrete."
"No, noi non ti prendiamo in giro." Gli disse Kayla. "Zia Rose una volta mi ha fatto tutto un discorso sugli omosessuali, e ..."
"Scoprirò un sacco di robe."
"... e anche la nonna era d'accordo."
"Vi stupirò." Sibilò Harry. "Rimarrete senza parole e mi chiederete scusa in coro."
"Non lo farò mai." Disse Robert. "Ma datti pure all'avventura, Harry, se anche la nonna era d'accordo allora non c'è davvero nulla di male!"
"In coro!" ripeté Harry, mentre Kayla e Ron erano troppo impegnati a non soffocare dalle risate.


Kayla se ne stava seduta a fissare il Lago. Lo faceva spesso, ormai. Si sedeva a terra e fissava le acqua calme. Si illudeva, così, di poter calmare anche tutto il resto. Lasciava che il vento freddo di quello strano inverno le scompigliasse i capelli.
"La Stanza Vai e Vieni." Annunciò Harry, sedendosi accanto a lei.
Lei lo guardò perplessa. Poi, capì. "Non è neanche lontanamente abbastanza perché io ti chieda scusa."
"Ci passa delle ore."
"Lo facevamo anche noi, lo scorso anno, e lo facevano anche i nostri genitori e forse anche la generazione di Silente."
"Si ma lui è solo."
Kayla posò la testa sulle ginocchia e guardò Harry. "Sai quale è la vera notizia del giorno?"
"Questa!" esclamò lui.
"No, affatto. La tua notizia non prova nulla."
"La tua, invece?" domandò beffardo.
"Ginny e Dean hanno rotto."
Harry spalancò gli occhi e piegò gli angoli della bocca per una frazione di secondo, per poi tornare impassibile.
"E la tua faccia prova un sacco di cose."
"Smettila!"
Kayla rise. "Non ti preoccupare." Lo tranquillizzò. "Gli unici che ancora non sanno che tu e Ginny finirete insieme siete tu e Ginny."
"Qualcuno una volta ha detto così anche di te e Fred." Contestò Harry.
"Esatto. E adesso non potrei chiedere di meglio."
Harry guardò Kayla per qualche secondo, con quei grandi occhi grigi stanchi e quei ricci scompigliati. "Beh, neanche lui, scommetto."

Remus tese le braccia verso Nicole. La bimba,con una tuta verde e la manina in bocca, lo guardava dubbioso appoggiata al divano.
"Nicole?" chiamò lui, accovacciato a terra. Sorrise.
L'espressione dubbiosa sul viso di quella bambina la conosceva benissimo: l'aveva vista mille volte. Di solito poi, Rose però scuoteva la testa, dando l'illusione di essersi arresa o non essere sorpresa. Perché arrendersi o sorprendersi sarebbe stato da stupidi, da vigliacca, e lei era una Grifondoro di quelle vere, e stupida o vigliacca non lo sarebbe stata mai.
Nicole inclinò leggermente la testa, valutando se le convenisse muovere i primi passi verso Remus.
La verità, si rese conto, era che persino quell'espressione gli mancava di Rose. Gli mancava sentirla urlargli contro, gli mancava litigare fino a mettere in dubbio qualsiasi cosa, gli mancava vederla sorridere a un altro uomo. Gli mancava tutto. Gli mancava ogni dettaglio, ogni difetto, ogni sfuriata, ogni sigaretta, ogni turno di guardia, ogni piccola cosa. Gli mancava sapere che, comunque fossero andate le cose, avrebbe sempre saputo dove trovarla. E non voleva solo dire trovare qualcuno che ti abbia amato; per lui, sapere dove trovare Rose significava sapere dove trovare la persona che lo conosceva più di tutti, che lo aveva visto al suo meglio e al suo peggio, e che in entrambi i casi non aveva mostrato paura o sconforto o nulla di negativo. Sapere dove poter trovare Rosalie, per Remus, significava sapere dove poter trovare un posto sicuro da tutto e da tutti.
Nicole si staccò dal divano, accennando un sorriso. Con quattro, piccoli e titubanti passi, arrivò a Remus, che la accolse baciandole la guancia.
In quel momento, Damian fece il suo ingresso alla Tana, e prima che potesse dire qualsiasi cosa, Nicole s'incamminò verso di lui.
"Quando è successo?" domandò il francese entusiasta.
"Giusto ora." Rispose Remus con aria distratta.
La verità era, che per quanto la vita potesse dare prova della sua forza e della sua capacità di andare avanti, Remus Lupin si sentiva tremendamente smarrito.


Kayla non si preoccupò di fare rumore, di dare fastidio o altro. No, voleva proprio che Harry sentisse i suoi passi furiosi nel passaggio del ritratto. Quando entrò in Sala Comune, i suoi fratelli, Ron e Hermione erano seduti sul divano e sulle poltrone.
"Prima che tu possa dire qualcosa, lui non ..."
"Zitto Robert Black ,stai zitto." Gli disse lei furiosa senza guardarlo. "Dimmi che non era un incantesimo sconosciuto che hai trovato scarabocchiato su quel libro."
"Era un incantesimo sconosciuto che ho trovato su quel libro." Ammise Harry. "Ma non sapevo che ..."
"Cazzo! Cazzo, cazzo, cazzo! Come ti è venuto in mente?"
"Non sapevo che facesse così male."
"Se non sapevi cosa fosse perché lo hai usato?"
"C'era scritto 'contro i nemici'!"
"Avresti potuto ucciderlo!"
"Stava per Cruciarmi!"
Kayla rimase di sasso.
"Sbaglio o stavi difendendo Malfoy?" domandò Robert.
"Sbaglio o Harry lo ha quasi ucciso nel bagno delle femmine?"
"Stava per maledirlo!"
"Non è una scusante!"
"Neanche la tua!" intervenne Harry. "Seriamente, so di avere sbagliato, so che se non ci fosse stato Piton probabilmente adesso Malfoy sarebbe morto, so che non è stata una buona idea, so che Martha mi tirerà la Maledizione che non mi ha tirato Malfoy, so tutto, non c'è bisogno che facciate i turni per urlarmi contro!"
"Sai cosa è, questa? Questa è la dannatissima prova che spiarlo non è mai stata una buona idea!"
"Questo non è vero." Rispose rapido Ron.
"Sai quante cose abbiamo scoperto solo nelle ultime settimane?" ricominciò a strillare Harry, alzandosi.
"E che te ne fai di quello che hai scoperto? Guadagni punti simpatia con Silente, che tanto non ti può dire cosa sa o cosa pensa? Beh sono contenta per te, ma sei il suo alunno preferito più o meno dal tuo primo minuto qui dentro, non hai bisogno dei suoi punti simpatia!"
"E a te cosa cambia se io lo seguo o non lo seguo?"
"Sto cercando di salvarti il culo!"
"No, stai cercando di salvare il suo di culo, mentre architetta chissà cosa!"
"Cosa mai potrà architettare? Di batterti a Quidditch? Oh Merlino, che tragedia!"
"Così esageri." La bloccò Robert, alzandosi. "Datti una calmata."
"Anche tu, Robert." Gli disse Hermione.
"Devi smetterla di difenderlo così." Ringhiò Harry.
"E tu devi smetterla di pensare che sia la causa di tutti i mali del mondo!"
"Sbaglio o chiama 'zia' la persona che ha ucciso Rose e Robert Redfort?!"
Kayla rimase impietrita. "E cercare di ucciderlo" chiese, sottovoce "li riporterà indietro? O ti mette solo sullo stesso piano di quella persona che lui chiama 'zia'?"
Fu Harry a rimanere impietrito. Kayla, con le lacrime agli occhi, lasciò la stanza, seguita da Hermione.
I tre ragazzi rimasero a guardarsi per qualche secondo.
"Fratello ... ci sei andato pesante." Disse Robert, dopo un po'.
"Secondo me hai ragione, però non era un argomento a tuo favore." Aggiunse Ron. "Alla fine, Bellatrix è la zia di Draco esattamente quanto è la cugina di Sirius, se ci pensi."
Harry si lasciò cadere sulla poltrona e si mise a fissare il fuoco. "Non ho intenzione di chiedere scusa."
"Neanche lei." Dissero gli altri due all'unisono.


"Harry mi ha baciata." sussurrò Ginny, raggiante.
Kayla era seduta accanto a lei e la guardò di sottecchi, mentre la McGranitt spiegava senza mai cambiare espressione.
"Beh, era ora!"
"Non ... non me l'aspettavo." Ammise la rossa.
Kayla alzò un sopracciglio. "Davvero?"
"Pensavo fosse troppo preso dal resto, o che fosse ancora troppo innamorato di Cho o ..."
"Mio fratello non è mai stato innamorato della Chang, ti prego. È che tu sei sempre stata troppo impegnata con Dean o altri per notarlo."
"Tu dici?"
Kayla annuì. "Ho occhio per certe cose. Vi piacete da una vita, siete sempre stati solo troppo idioti."
"Black! Weasley!" richiamò la professoressa. "Volete rendere partecipi anche i vostri compagni di quello di cui state borbottando?"
Ginny abbassò la testa.
"No, professoressa, gradirei che restassero tra di noi."
"Benissimo, Black, allora le vostre questioni personali ti chiederei di lasciarle fuori dalla mia classe."
"Farò del mio meglio, allora, ma non posso garantirle la riuscita dell'impresa."
"Te ne sarei grata. Mi sento di ricordarti, signorina, che tra poche settimane dovrai affrontare i M.A.G.O.; toglierò dieci punti a Serpeverde per la sfacciataggine che non sarà accettata in sede d'esame." Poi si voltò di nuovo verso la lavagna. "Tale e quale a suo padre." Borbottò.

"Non dobbiamo fare qualcosa?"
"Perché hanno litigato o perché Harry sta con Ginny?"
"Non mi interessa se Harry sta con Ginny, cioè, mi interessa ma ... parlavo di lui e Kayla."
Sirius si rigirò nel letto coniugale. Martha, che fissava il soffitto con una mano dietro la nuca, scosse la testa.
"Sono fratello e sorella, Sirius. mi stupirei se andassero sempre d'amore e d'accordo."
"Quindi non dobbiamo intervenire?"
"Non dobbiamo intervenire." Lo rassicurò lei.
Lui si girò di nuovo, dandole le spalle. "Buonanotte."
Lei accennò un sorriso, senza muoversi di un millimetro. Erano le tre del mattino. Lei non aveva chiuso occhio, e lui non aveva fatto altro che rigirarsi su sé stesso. Le diede le spalle per quasi mezzo minuto, per poi tornare a girarsi verso di lei.
"Ma se non dobbiamo fare niente, perché Robert ce l'ha raccontato?"
Martha volse lo sguardo verso di lui e sorrise beffarda. "Di cosa ti preoccupi, esattamente?"
"Che non si parlino più."
"Per una maledizione tirata contro il figlio di Narcissa? Davvero li credi tanto stupidi?"
"Beh, non si parlano da un paio di giorni, e ... il tempo passa."
"Wow." Ironizzò lei. "Il tempo passa. Che cosa profonda che hai detto. Perché non te la tatui?"
Lui la mandò a quel paese con un gesto e si girò di nuovo verso il suo lato del letto, rimanendoci per un bel po' di minuti, mentre Martha continuava a fissare il soffitto.
"Loro non sono come te e Regulus. Non finiranno come te e Regulus."
Lui non disse niente, ma lei sapeva che non stava dormendo, che la stava ascoltando e che era a quello che stava pensando.
"E se dovessero, per caso, indirizzarsi verso la via del 'non parlarsi più fino a quando uno dei due non prende una cattiva strada e poi magari muore', ti prometto che in quel caso interverremo. Ma solo in quel caso."
Si spostò dalla sua posizione assunta ore prima per abbracciare il marito da dietro.
"Però, amore mio, devi smetterla di farti tormentare dai tuoi fantasmi, okay?"
Sirius tirò un lunghissimo sospiro. "A volte lo sogno, e ... sogno che si sia salvato."
Lei gli baciò la tempia. "In qualche modo, lo hai salvato. Lo hai perdonato."
Sirius tirò un altro sospiro.
"Robert?"
Robert stava sdraiato sul letto cercando di leggere il libro di Trasfigurazione.
"Non è colpa mia, non mi piace studiare, ma Hermione mi sta mettendo ansia."
"Si, okay, Robert, dove abbiamo messo il Mantello dell'Invisibilità?"
Robert lo guardò perplesso. "Dove stai andando?" domandò, perplesso.
"Mi serve il Mantello."
"Non te lo do, se non mi dici dove stai andando." Robert si mise a sedere.
"Perché pensi che stia andando da qualche parte? Magari devo seguire Malfoy o andare nella Foresta o ..."
"Perché hai molta fretta di andartene."
Harry si guardò attorno. "Oh, al diavolo acc-"
Robert si mise in piedi e lo Disarmò con un incantesimo non verbale prima che lui riuscisse a finire l'incantesimo di Appello. "Ho imparato ad essere furbo prima di te, Harry James Potter. Ora, in nome di Merlino, credo dovresti dirmi dove cazzo stai andando così di fretta e pieno di adrenalina."
"Te lo dirò, Robert Sirius Black, ma non ne proferirai parola se non con Ron e Hermione. No, non puoi dirlo a Kayla."
Robert annuì.
"Silente mi porta con sé in una delle sue missioni."
"Che cosa?!"
"Non dirlo a Kayla."
"Non lo dirò a Kayla, ma che cosa?!"
"Mi ha fatto promettere di obbedire a qualsiasi suo ordine, che sia anche di scappare e non voltarsi indietro. Non so dove andiamo o quanto staremo via, so che questo sarà utile, e anche la mia bacchetta, se vuoi farmi la cortesia di restituirmela."
Robert saltò il letto che li divideva con un salto da degno Cacciatore e gli porse la bacchetta.
"Ammetto di essere tanto fiero di te quanto invidioso."
Harry afferrò la bacchetta. "Grazie."
"Posso fare la Martha della situazione e dirti di usare la testa prima di agire?"
"No, non puoi."
"Okay allora te lo dirò alla Rose: vedi di riportare il tuo culo qui tutto intero, grazie. Non ho voglia di raccogliere pezzi di te in giro per l'Inghilterra o di fare un altro funerale."
"Oh, vedrò di non darti questo disturbo, allora." Sorrise Harry.
"Ora devo dire una cosa alla Robert Black. Per favore, abbi cura di te."
Harry gli batté una mano sulla spalla e gli strizzò l'occhio. Poi, senza dire una parola, lasciò la stanza e iniziò a correre.
Robert rimase a fissare la porta con aria perplessa per qualche minuto.
Quando Ron rientrò, lo trovò così: con lo sguardo fisso all'uscio e il suo solito sopracciglio aggrottato.
"Che succede?" chiese, stranito.
Robert parve come svegliarsi improvvisamente. "Harry è andato in missione con Silente, promettendo di eseguire qualsiasi ordine, anche quello di fuggire. Ron, qui lo dico e qui lo nego, ma ho un brutto presentimento."
"Quanto brutto?"
"Bruttissimo."

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