ridi come papà
Martha si svegliò di colpo, ritrovandosi solo a spalancare gli occhi. Ormai, scappare dagli incubi non la faceva neanche più mettere seduta di scatto. Tante volte se li dimenticava subito dopo: sapeva semplicemente che aveva avuto un incubo, perché si svegliava con il cuore a mille e la schiena sudata.
Si voltò per trovare conforto nell'immagine di suo marito che dormiva come un bambino, ma lo trovò con una mano dietro la nuca, gli occhi spalancati e un sorriso beffardo.
«Che ci fai sveglio?» chiese.
«Potrei farti la stessa domanda»
«Si, ma l'ho fatta prima io»
«Ma io mi sono svegliato per primo»
Martha scosse la testa e sistemò il cuscino per mettersi seduta, accese la lampada sul comò e incrociò le braccia sul petto.
«Martha, amore, è il terzo incubo questa settimana. E siamo solo a giovedì. E la notte tra lunedì e martedì eri di guardia, quindi non conta»
«Ho gli incubi perché mio marito non mi dice che cosa gli passa per la testa»
«Oh, che sciocco: pensavo fosse per la guerra, per tua sorella, per Harry che non si sa dove sia o per Kayla che dorme in mezzo alle serpi»
Martha raccolse il cuscino che stava tra di loro e glielo tirò, provocando una risata prontamente soffocata.
Sirius lo usò per appoggiarlo alla testiera del letto, mettersi seduto e allargare le braccia, per fare segno a sua moglie di raggiungerlo.
Lei lo guardò qualche secondo, per poi scuotere la testa.
«Mi dici a che pensavi?»
Lui si riservò il diritto di guardarla per qualche secondo.
«A tuo padre»
«Cioè tu alle quattro del mattino fissi il soffitto pensando a mio padre? Immaginavo fosse per la guerra, tuo fratello, Harry che non si sa dove sia o per Kayla che dorme in mezzo alle serpi»
«Sei poco originale»
«Ma perché diamine con tutte le cose su cui potresti scervellarti pensi a Robert John Redfort?»
«Nel momento in cui hai spalancato gli occhi e perso un battito, cercavo di immaginare cosa penserebbe di Kayla a Serpeverde»
«Kayla a Serpeverde è una cosa vecchia»
«Eppure mi diverte sempre moltissimo»
«Non ti ha molto divertito, quando lo abbiamo saputo»
Sirius alzò le spalle. «Ho i miei tempi, che ci vuoi fare?»
«Davvero? In vent'anni non me ne sono mai accorta»
Sirius alzò gli occhi al cielo, scosse la testa e sorrise.
«E poi, pensavo ti scervellassi su ciò che pensa mio padre di Aaron»
«Che avrebbe da dire, di Aaron? Che è uguale a lui e Rosalie?»
Martha sorrise. «No in realtà pensavo a qualcosa di più profondo e filosofico sulle sorprese della vita, ma va bene così»
Sirius si perse a guardare sua moglie. «E tu cosa ne pensi, di Aaron?»
Martha perse il sorriso per prendersi qualche secondo per pensare. «Aaron è ... un bravo mago e un ottimo zio. Sia per i nostri figli che per Nicole e Gabriel. Dà loro molto amore.»
«Forse cerca di dare loro la grande famiglia che lui non ha mai avuto»
«Che ne sai della famiglia che ha avuto?»
Sirius alzò le spalle. «Ci ho parlato, un paio di volte. Sai, per dargli una possibilità. Come abbiamo fatto tutti ... tutti tranne te.»
Martha incrociò le braccia sul petto e sbuffò con espressione rabbiosa.
«Sai, piccola ... concederti di avere un altro fratello non vorrà dire fare un torto a Rose o James. Se c'è una cosa che ho imparato, è che non c'è un solo modo di essere fratelli. Si può essere fratelli come siete – e sarete sempre e comunque – tu e Rose, crescendo insieme con gli stessi genitori. Si può essere fratelli come lo eravamo io e James, scegliendo di crescere insieme. E poi ci sono casi in cui i fratelli li conosci a metà del cammino, come ... come te e Aaron. Come Harry e Robert. Non c'è un solo modo per volersi bene, quindi di sicuro non c'è un solo modo per esser fratelli. E sono più che convinto che sia James che Rose sarebbero felici di vedere che al mondo ci può essere qualcuno che ti protegge con lo stesso spirito con cui lo hanno fatto loro.»
Martha rimase a guardarlo con le braccia incrociate. Poi, dopo qualche secondo, accolse il tacito invito di qualche secondo prima, e si accoccolò sul petto di suo marito. E solo così riuscì ad avere un sonno senza incubi.
Robert rimise i piatti al loro posto con un colpo di bacchetta. «Stai dicendo baggianate»
«Chi è che usa ancora la parola baggianate?» domandò Fred, seduto al piccolo tavolo della cucina.
«Lo diceva la nostra prozia» aggiunse George.
«Quella che puzza?» chiese Robert, aprendo il frigorifero per prendere tre Burrobirre.
«Quella che puzza!» esclamarono i due gemelli all'unisono.
«Siete sicuri che Remus se la cavi con la radio?»
«Sono sicuro che tu abbia bisogno di dormire e che Remus non ne potesse più degli sbalzi ormonali di Tonks»
Robert sorrise. «Forse allora vado a trovarla»
«Certo, fai pure: come se non ci fossero dozzine di Mangiamorte che non aspettano altro che vederti gironzolare per Londra»
«Fred Weasley, quando, esattamente, sei diventato una persona prudente?»
George rise, stappando le tre Burrobirre. «Da quanto tempo, esattamente, non passavamo una serata solo noi tre?»
Robert alzò un sopracciglio. «Vuoi che ci prendiamo per mano e ci ricordiamo quanto ci vogliamo bene?»
George continuò a ridere, facendo segno a Robert di andare a quel paese.
«Non che ce lo siamo mai detti, in realtà» contestò Fred.
«Oh, ma ti prego: siete come fratelli, per me, non c'è bisogno che vi dica che vi voglio bene»
«Beh se consideri che in vent'anni è la prima volta che lo dici, forse ...»
«Lo avrò detto altre volte. E poi, che discorsi del cazzo sono? Stare con mia sorella ti ha fatto diventare sentimentale»
«Stare con tua sorella mi ha fatto riflettere su un paio di cose»
«Come tenersi per mano e dirsi che ci si vuole bene? Fondamentale, di questi tempi»
«Forse se qualcuno avesse detto al piccolo Voi-Sapete-Chi che gli voleva bene, non saremmo qui»
«Giusto: monta sulla Firebolt e vola a dirglielo!»
Fred scosse la testa e alzò la bottiglia. «A noi»
«Sei definitivamente diventato sentimentale» sorrise Robert, imitando però il suo gesto. «A noi»
George sorrise e inaugurò il brindisi, per poi ritrovarsi a guardarsi attorno. «Non è neanche così male, il posto in cui viviamo»
«Non potremmo chiedere di meglio» puntualizzò Fred.
In quel momento, qualcuno bussò alla porta. I tre scattarono in piedi, afferrarono le bacchette e raggiunsero l'ingresso con passo felpato. Robert si mise davanti ai gemelli, pronto ad ogni cosa.
«Sono Ron» disse la voce dall'altra parte.
Robert gonfiò il petto. «Che soprannome ti ha dato Anastasia?»
«Rolf»
Robert appoggiò la bacchetta sulla serratura, permettendo alla porta di aprirsi, e facendo segno a Ron di entrare velocemente nel piccolo appartamento. «Remus dice che anche chi sta dentro casa deve fare una domanda»
«Ma tu sai che io sono io» si giustificò il primogenito Black. «Dimmi che non sei qui per darci cattive notizie, o ...»
«Sono qui a chiedere un tetto»
George sorrise, guardando Fred. «Ci dobbiamo pensare, sai, non è così scontato, e ...»
«Vai a quel paese, George» rispose il fratello.
«Io sono Fred! Cazzo, Ronald, ancora non ci riconosci?»
Ron si tolse la giacca e si indicò un orecchio. «Non ti è d'aiuto, sai?»
«Ve l'ho detto, che dovreste farvi crescere i capelli» disse Robert, facendo cenno a Ron di posare tutto sul divano e seguirli in cucina.
«Scommetto che con la mamma però funziona ancora»
«Oh, non sai quanto! Ed è bellissimo come cerchi ogni volta di spiare l'orecchio senza essere indiscreta»
Ron seguì i tre in cucina, accogliendo l'invito di Robert di sedersi. «Hai fame?» domandò, indicando il frigorifero.
Ron lo guardò adorante. «Tantissima»
Con un colpo di bacchetta, Robert diede al rosso un bicchiere, un piatto e delle posate, e, con un secondo gesto, del pasticcio di carne apparve davanti a lui. I gemelli sorrisero, davanti ad un fratello così felice per del cibo.
«Non penserai di startene seduto lì senza raccontarci nulla?»
«Mamma, non ...»
«Al Ministero! Polisucco!»
Robert alzò gli occhi al cielo, mentre Anastasia si sedeva sulle sue gambe e Sirius cercava di calmare Gabriel, che aveva avuto l'ennesimo episodio di magia involontaria, aprendo ogni cassetto e anta presente, spaventandosi a morte.
«Mamma, calmati»
Robert si era pentito di averle raccontato l'ultima avventura di Harry, Ron ed Hermione, ma la verità era che – lo sapevano tutti – sarebbe arrivata da sola a scoprire la verità, se lui non avesse sputato il rospo appena entrato alla Tana.
«Non puoi reagire così, mi hai chiesto tu di raccontarti tutto»
«Ti ho chiesto di raccontarmi come mai Ron fosse da voi e non con loro!»
«E io te l'ho raccontato! Ora, per favore, siediti e calmati»
«Non dirmi di calmarmi»
«Non dirle di calmarsi» ripeté Anastasia, sorridendo.
«Anastasia, tu devi stare dalla mia parte, sempre»
«Cosa vuol dire 'dalla mia parte'?»
Martha allargò le braccia, lasciando che Robert se la cavasse da solo.
«Significa che mi devi sostenere, dare ragione, aiutarmi a farla franca»
«E perché?» domandò di nuovo la bambina.
«Perché siamo fratelli, e si fa così tra fratelli»
«Anastasia, siediti al tuo posto» orò Martha alla piccola bionda.
Anastasia sbuffò, prendendo posto sulla sedia accanto a Robert. Intanto, Sirius aveva calmato Gabriel, e lo aveva convinto a sedersi a tavola con loro, mentre Remus chiamava i gemelli e Ronald, che erano intenti a cercare di insegnare a Nicole a camminare.
Sirius prese posto esattamente davanti al suo primogenito, perdendosi a guardarlo, perfettamente a suo agio tra Anastasia e Gabriel.
«Bentornato a casa, pulce» gli disse, strizzandogli l'occhio.
Lui non poté che rispondere con un sorriso, identico a quello del padre. «Buon compleanno, mamma» disse poi il primogenito, alzando il calice verso Martha.
«Buon compleanno, mamma!» ripeté Anastasia con più entusiasmo.
«Buon compleanno, zia Martha!» disse poi Gabriel.
« 'leanno, ia Martha!» ripeté Nicole.
Lei sorrise, sinceramente felice.
Kayla chiuse il libro, generando un gran rumore. Ginny, davanti a lei, sollevò lo sguardo. «Se non ti calmi, non ...»
«Non dirmi di calmarmi» replicò la giovane Black, con un filo di voce e gli occhi pieni di rabbia.
La biblioteca, attorno a loro, sembrava avere poca attenzione per i libri e fin troppa attenzione per 'la sorella e la ragazza di Harry Potter'.
«Troverai un modo, lo so» sussurrò Ginny, chiudendo il libro che stava leggendo.
«E come lo sai?»
«Perché lo trovi sempre»
Kayla avrebbe sorriso, in altre circostanze, ma quel giorno si limitò a piegare gli angoli della bocca. «Grazie»
«E per cosa?»
«Per esserci»
Robert si strinse al collo la sua vecchia sciarpa rossa e oro, per poi sedersi a terra, accanto alla porta della Tana. Sedersi e guardare le stelle era la sola cosa che non sarebbe mai cambiata nella sua vita, e questa certezza lo faceva stare bene. Cercò le costellazioni che Rose gli aveva insegnato a riconoscere, e si perse nel ricordo di quel bambino e di sua zia, seduti su quel vecchio dondolo. Si perse nel ricordo di quella casa in cui era cresciuto, con il giardino grande e la cucina piccola, la sua stanza accanto a quella di Martha, e la mansarda adibita a diventare la stanza di Harry.
Sorrise, pensando a sua nonna che si ostinava a metterla in ordine, quella casa, senza capire che Martha e Rose in una casa ordinata non ci sarebbero mai state.
Poi, inevitabilmente, pensò ad Hermione, alla missione al Ministero, a tutti i racconti di Ron, e ritrovò a pregare che lei e Harry fossero al sicuro, che stessero bene.
Il rumore della porta accanto a lui che si apriva lo fece sobbalzare, ma riprese a respirare quando riconobbe la figura di Aaron avvicinarsi.
«Insonnia?» domandò.
Robert accennò un sorriso e si spostò leggermente, per fare spazio ad Aaron. «Potrei farti la stessa domanda»
«Ho un po' di pensieri»
«Ma dai» scherzò il ragazzo «una persona solare e loquace come te»
Aaron sorrise, e Robert si trovò stupito da quella sua reazione. «Quindi mi trovi cupo e silenzioso?»
«La domanda è: chi non ti trova cupo e silenzioso?»
Aaron sorrise di nuovo, estraendo un portasigari dalla tasca del suo giubbotto. «Vuoi?»
Robert scosse la testa, indicando il pacchetto di sigarette che aveva appena Appellato. «Ma forse hai ragione tu, ad essere come sei. Forse quello che ne uscirà meno ammaccato sei tu.»
Aaron guardò il nipote con aria incuriosita. «Credi che io non abbia paura?»
«Se ne hai, la nascondi bene»
L'uomo aspirò un po' di fumo e sembrò, per un attimo, cercare qualcosa nelle stelle. «Vedi, ragazzo, da quando sono qui con voi, ho ... ho capito una cosa. E che tu ci creda o no, me l'avete insegnata voi»
«Che le famiglie numeroso sono il caos?»
«Quel caos è sempre stato il mio sogno»
Robert rimase a guardarlo, sorprendendosi di quanto potesse assomigliare a Rose, anche attraverso il buio.
«Quando ho saputo che Robert aveva avuto due figlie, io ... non ci ho pensato due volte. È vero, sono cupo, solitario, silenzioso, ma credo sia così perché sono sempre stato solo. E non lo dico per essere compatito, lo dico perché è così: non sono mai neanche riuscito ad innamorarmi, ad avere dei veri amici. Sono uno spirito solitario, o almeno lo ero. Ho scelto di fare lo Spezzaincantesimi e di non dover mai rendere conto a nessuno, perché credevo che certe cose non sarebbero mai cambiate: non avrei mai avuto una famiglia, non avrei mai trovato mio padre, non avrei mai avuto paura di niente»
Tirò di nuovo con il sigaro, e spiò lo sguardo attento del ragazzo.
«Quando sono stato rintracciato da Silente, per fare dei lavori per lui, sapevo già da un pezzo come si chiamassero e dove fossero mio padre e le sue figlie. Mi raccontavo che non aveva importanza: certe cose, come ho detto, non sarebbero mai cambiate»
«Immagino che poi Silente ti abbia rifilato una delle sue perle»
Aaron ridacchiò. «Mi ha detto che se non avevo nulla da perdere, ero davvero un codardo a non voler nemmeno tentare»
Robert sorrise e scosse la testa. «Tipico»
«E adesso, anni dopo ... le cose sono cambiate. Ho fatto un po' avanti e indietro, ma sono contento di aver fatto in tempo ad affezionarmi a Rose e a raccontare tutto a mia madre, prima che morisse. Adesso sono qui e non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di riprendere a lavorare o di ripartire, perché ... perché ho come la sensazione che questo sia il mio posto. Perché ho qualcosa da perdere, ora»
«E quindi hai anche paura di morire»
«Scherzi? Tantissima. Non vedo l'ora di vedere in che casata finiranno i francesini o che lavoro sceglierete tu e Kayla»
«Sei sorprendentemente ottimista»
«Ho imparato che è necessario esserlo»
Robert annuì, voltandosi a guardarlo. «Ho una cosa anche io da dire»
«Ti ascolto»
«Non è mai troppo tardi, per avere una famiglia»
Martha indossava un mantello scuro e teneva i capelli raccolti all'indietro, risultando insolitamente cupa e somigliante a Rosalie ed Aaron. Le occhiaie le segnavano il viso e sembrava non sorridere da settimane. I mesi che erano passati sembravano essere rimasti lì, sul suo viso, come un promemoria. Camminava svelta, a testa alta, verso l'ingresso di Villa Conchiglia.
Robert la guardava dalla finestra, con le braccia incrociate sul petto e uno sguardo malinconico ma affettuoso, non riuscendo a non pensare che l'immagine di sua madre stonasse con la scogliera ed il mare dietro di lei. Sembrava un quadro, uno di quelli che lui ci avrebbe messo un po' a capire, senza riuscire a dare un vero significato a quel contrasto di colori.
Sirius, dietro di lei, non sembrava così stanco: d'altronde, pensò Robert, i Black sono bravissimi a rendere la stanchezza parte del loro fascino e della loro classe.
Robert non riusciva a leggere il labiale, ma era chiaro che, come sempre, Sirius stesse cercando di giustificarsi in ogni modo per una cosa che aveva fatto senza riflettere. Non poté fare a meno di sorridere e scuotere la testa, guardandoli e pensando a tutte le cose che avevano affrontato e stavano affrontando insieme.
Hermione posò la testa sulla sua spalla, abbracciandolo da dietro.
Lui chiuse gli occhi, come per assaporare il momento.
«Harry è tornato» comunicò lei con tono calmo, posando il mento sulla sua spalla per poter guardare dove stava guardando lui.
«Spero sia pronto a ricevere una bella ramanzina»
Hermione sorrise, stringendo Robert più forte a sé. «Tutto questo finirà presto» sussurrò, più per lei che per lui.
Lui si voltò, senza sciogliere l'abbraccio, per poterla stringere meglio, le accarezzò la testa e si prese qualche secondo per riempirsi le narici del suo profumo. «Tutto questo finirà presto» ripeté, per rassicurarla.
Sirius aprì la pesante porta di legno di Villa Conchiglia con aria davvero stanca, ma non riuscì a non sorridere nel vedere quei due ragazzi abbracciati e pieni di speranza.
«Mi avete fatto arrivare fino alla Cornovaglia per vedere questo?»
Robert sorrise. «Ciao, papà»
«Ciao, pulce, è bello vederti, di tanto in tanto»
Robert alzò gli occhi al cielo, raccogliendo la provocazione, mentre anche Martha varcava la soglia di casa. «Robert? Hermione?»
Hermione sorrise a Martha e non poté fare a meno di rispondere alla domanda che Martha aveva paura di dire ad alta voce. «Harry è di là, sta arrivando. Sono ... successe delle cose»
Martha annuì, senza cercare di nascondere il sospiro di sollievo all'idea che Harry stesse bene.
E, mentre Sirius le sfilava il mantello con un gesto dolce, Harry scese le scale di corsa, e, vedendo quel gesto di puro affetto e cura, mostrò loro istintivamente uno dei più bei sorrisi che avesse fatto negli ultimi mesi. Il sorriso fu riflesso nel viso di Martha, che allargò le braccia e lasciò che Harry vi si tuffasse,seppur ormai fosse alto quanto lei. Sirius, accanto a loro, si limitò a scompigliare i capelli del ragazzo e a sorridere tanto quanto loro: qualsiasi cosa fosse successa, era lì e stava bene.
E, alla fine, era questa la cosa importante.
Martha tirò un lungo sospiro, seduta su una vecchia poltrona.
«Sei arrabbiata?» domandò Harry, con un filo di voce.
«Se fossi arrabbiata, cambierebbe qualcosa?»
Sirius, seduto sul bracciolo della stessa poltrona, scosse la testa. «Hai agito bene, ragazzo. In ogni momento. Hai agito come avremmo fatto io e James. E sei qui, tutto intero, che francamente è la sola cosa che mi importi»
«E poi, sinceramente, non saprei da che parte cominciare per arrabbiarmi» specificò Martha. «Infiltrarsi al Ministero con un po' di Polisucco? Robert me lo aveva raccontato, e ho già strillato abbastanza quel giorno per ricominciare oggi. Farsi venire i tarli perché pensi che Silente non ti avesse a cuore? È una stupidaggine, e lo sai, lo sai bene. E ci sono davvero tante, tante cose che devi ancora scoprire e imparare su di lui, ma credo che questo faccia parte di ... beh, di essere Albus Silente. E, fidati, non ha senso odiarlo o arrabbiarsi con lui o mettere in dubbio il fatto che ti avesse a cuore: sprecheresti il tuo tempo e lei tue energie» Martha si prese qualche secondo per osservare il ragazzo e cercare di comporre frasi di senso compiuto.
Poi, d'improvviso, s'incupì, ma non smise mai di guardarlo dritto negli occhi. «Per quanto riguarda Godric's Hollow, io ... ti ho adottato ormai sei anni fa e non ti ci ho mai portato. Lo so. Ma non è un posto in cui mi piace andare, quel cimitero. E neanche la casa. E ho voluto io che restasse così com'era, e ho firmato io per il monumento. Ma non ci torno quasi mai. E ti chiedo scusa per non aver pensato che sarebbe stato giusto portarti, prenderti la mano e portarti lì, a mostrarti quel pezzo di te, di me, e della nostra famiglia. Ma, vedi, Lily e James non sono quella lapide o quella casa vuota: sono ben altro. E non hai bisogno di quel posto per vederli o averli accanto a te, fidati»
«Io ... c'è una cosa che volevo chiederti, a proposito»
Martha si lasciò cadere sullo schienale della poltrona e gli fece segno di procere.
«Perché quella frase, sulla lapide?»
Lei sorrise. «L'ha scelta Rose, lei ... ha detto che quella frase aveva a che fare con un discorso che avevano fatto lei e James quando sono morti Charlus e Dorea, credo avesse a che fare con il morire a testa alta, era un discorso che loro facevano spesso, e sinceramente credo che questa sia una cosa su cui riflettere molto, per capire le loro personalità»
Dannati orgogliosi.
Forse era per questo che loro erano morti, pensò.
Perché avevano capito come morire a testa alta e sconfiggere la morte, uscirne vincenti, sempre e comunque.
«E per quanto riguarda quello che è successo a Villa Malfoy, beh ... solo io posso capire quello che Hermione ha provato»
Hermione le fece un cenno con il capo, mentre Robert baciò delicatamente i capelli della ragazza e la strinse più forte accanto a sé.
«E mi dispiace, davvero. È una cosa che farà parte di te per sempre, ma con il tempo imparerai che ci sono cose ben peggiori con cui convivere»
Ci fu un momento di silenzio, così Martha aggiunse: «E poi sapevo che il giovane Draco è troppo innamorato di tua sorella per farti del male»
«Non-»
«Puoi dirmi quello che vuoi, Robert Black: ma è fin troppo evidente» lo bloccò immediatamente sua madre.
Sirius, nello stesso istante, scoppiò a ridere e si coprì il viso con un mano.
«Peter ... si è strozzato ... da solo!» si alzò dalla poltrona per iniziare a camminare per il piccolo salotto, senza smettere di ridere. «Scusatemi, ragazzi, scusatemi davvero ...»
La famosa risata di Sirius invase il piccolo salotto di Villa Conchiglia.
«Peter Minus ... la mano ... da solo!»
Robert alzò le sopracciglia e trattenne le risate, mentre Harry sembrava non capire perché Sirius stesse reagendo in quel modo, e Martha lo guardava dissentita. «Sirius, tesoro, non credo sia il momento di ...»
«Certo che non è il momento, ma ... Peter si è strozzato da solo perché la mano lo ha punito!»
Sirius aveva ormai le lacrime agli occhi quando anche gli altri abitanti del salotto iniziarono a ridere con lui. Martha si nascose il viso dietro la mano, Harry si sfilò gli occhiali, mentre Ron si metteva una mano sulla pancia ridendo ad occhi chiusi. Quando Bill rientrò in salotto, dalle scale che portavano alle camere, non poté fare a meno di guardarli e sorridere.
«Beh, l'hanno presa bene, alla fine»
«Peter ... si è strozzato! Da solo, Bill, si è strozzato da solo!»
Bill osservò Sirius ridotto in quelle condizioni e gli batté una pacca sulla spalla. «Dopo aver passato anni a dormire con Ron!»
L'ilarità sfiorò il limite dell'epico: sembrava che anche le foto e il paesaggio attorno stessero ridendo. E forse, di nuovo, era questa una delle poche cose importanti.
«Sei sicura di non essere arrabbiata?»
Martha annuì, mentre guardava fuori dalla finestra con una tazza di tè caldo.
«Credo che tu stia agendo in maniera esemplare, Harry» ammise poi, perdendosi a guardarlo. «Forse non te lo dico abbastanza, ma sono convinta che tu sia coraggioso e astuto, e non ci sono qualità migliori per affrontare una situazione come la tua e come la nostra»
Harry abbassò lo sguardo, con aria colpevole. «Ma ... ho sbagliato. E Dobby è morto, e prima di lui Malocchio, ed Edvige, e ...» esitò, cercando conforto negli occhi della donna.
Martha accennò un sorriso. «Rose ti prenderebbe a calci solo per averti sentito dire una cosa del genere»
«Nicole non se la ricorderà, e Gabriel ...»
«Nicole e Gabriel sono al sicuro, e non sono sicuramente tra le cose di cui ti devi preoccupare in questo momento» tagliò corto lei, con tono serio. «Rose ti direbbe che sei un essere umano, e commettere errori e distrazioni fa parte del pacchetto. Ne ha commessi anche lei, moltissimi. E Nicole e Gabriel ne commetteranno altrettanti, così come te e i tuoi fratelli: non ho voglia di questionare su questo»
«Siamo in una situazione in cui commettere errori non è concesso»
«Siamo in una situazione in cui è più difficile rimediare, ma ci sei riuscito alla grande: è questo che conta, ed è per questo che non sono arrabbiata»
«Neanche un pochino?»
Martha scosse la testa con aria serena. «Sono molte, molte altre le cose per cui mi arrabbio» Gli accarezzò i capelli, cercando inutilmente di pettinarli, per poi passare il pollice sulla cicatrice fredda. «Giuro che quando te l'ho medicata la prima volta non avrei mai neanche immaginato che avrebbe portato così tanti guai»
«Me l'hai medicata?»
Martha annuì con convinzione. «Quella dannata notte di Halloween, ti ho trovato nel tuo lettino con la fronte piena di sangue e il viso pieno di lacrime,e il pigiama che ti aveva regalato mia madre. Mi hai riconosciuta e ti sei sporto verso di me, ti ho preso in braccio, e ti ho pulito dal sangue e dalle lacrime. Poi ti ho stretto forte e ... ho voltato le spalle a tua madre, chiudendo la porta.» scosse la testa e tornò a guardare il mare. «Non è una cosa di cui mi pento. È, semplicemente, una sensazione che non augurerei mai a nessuno.»
Martha non aveva mai raccontato a nessuno come fossero andare davvero le cose in quella stanza. Guardando Harry, in quel momento, pensò che forse un giorno glielo avrebbe detto: si sarebbero seduti nel loro salotto e lei avrebbe raccontato di aver trovato in quella stanza Severus Piton che stringeva il corpo di Lily mentre piangeva disperato. E forse lui a quel punto avrebbe davvero capito che errare è umano, e che tutti sono umani.
Kayla era seduta a gambe incrociate, come una bambina, ai piedi di una poltrona occupata da Ginny, troppo intenta a discutere con Neville e Seamus per notare che la giovane Serpeverde avesse chiuso gli occhi e si fosse addormentata ormai da qualche minuto.
Le cose stavano diventando estremamente difficili: opporsi alle ingiustizie e alle torture era così difficile e pericolo che non potevano più permettersi di girare da soli, e, soprattutto, avevano deciso che Kayla non avrebbe più dormito nei sotterranei.
La verità era che dormivano tutti troppo poco: cercare di capire come agire, come difendersi, come non mancare mai alle lezioni e come rimanere abbastanza nascosti da poter agire liberamente, era fin troppo impegnativo. Non facevano grandi cose, contro Piton e i Mangiamorte o i Dissennatori di guardia, ma abbastanza da non sentirsi di rimanere con le mani in mano e lasciare che Voldemort avesse così tanto potere anche all'interno della scuola. Un paio di volte erano riusciti a far Lievitare e Sparire le bacchette dei Carrow e di Piton, o a Disarmare qualche Serpeverde bullo senza farsi mai vedere. Spesso aveva provato a sabotare le lezioni dei Carrow, ma i loro uffici avevano incantesimi troppo complicati sulle porte, e allora avevano iniziato ad avvelenare i loro cibi così non potessero fare lezione per qualche giorno consecutivo.
Nessuno di quei gesti era passato inosservato, ma solo poche volte erano stati puniti: Neville aveva costantemente un occhio nero, e Kayla era livida su tutto il lato sinistro del corpo per essere stata spinta giù dalle scale e presa a calci qualche giorno prima.
Uscire era impensabile, con i Dissennatori e varie maledizioni ad ogni ingresso, quindi dovevano cercare di rendere meno terribile la permanenza.
Avevano, poi, dato una nuova vita all'ES, il cui principale compito era quello di insegnare ai ragazzi dei primi anni cose che in quell'anno erano state loro negate, come i principali incantesimi di difesa o qualche nozione base sulle creature magiche e sui babbani.
Il loro quartiere generale era la Stanza delle Necessità, in cui loro quattro praticamente vivevano: Neville e Ginny avevano poi trovato il modo per collegarla alla Testa di Porco, e con un po' di pazienza erano riusciti a convincere Aberforth Silente ad allearsi con loro, che si preoccupava di far arrivare alla Stanza cibo e notizie. Kayla gli aveva lasciato sul bancone lo Specchio Gemello, ed era così che Dobby era riuscito a raggiungere Harry a Villa Malfoy.
Nessuno aveva mai usato il passaggio, tranne loro, perché Aberforth era di natura molto leale.
Quella sera, però, qualcuno aprì il vecchio portale, interrompendo la discussione sulla prossima strategia di attacco e facendo cacciare un piccolo grido a Ginny, che immediatamente si coprì la bocca con la mano. Neville sorrise e cercò di sporgersi verso Kayla per svegliarla, ma Seamus lo fermò con un gesto.
Ginny, intanto, corse ad abbracciare suo fratello, stringendolo così forte da rischiare di fargli del male. Fred ricambiò l'abbraccio, senza mai smettere di guardare Kayla, che non si era minimamente mossa. Neville fece segno a Seamus di uscire, dopo aver rivolto a Fred un grande sorriso.
Anche Ginny lasciò la Stanza, con le lacrime agli occhi, e quel punto Fred fu libero di sedersi davanti a Kayla e sporgersi leggermente per baciarle la punta del naso.
«Piccola, lo sai che se dormi seduta ti svegli con il mal di collo»
Kayla strizzò gli occhi e scosse la testa, mugugnando qualcosa. Poi parve realizzare le cose che aveva appena sentito, e aprì un occhio quasi con timore. Quando realizzò che lui era davvero lì, che non era solo l'ennesimo sogno, che era tutto vero, che quello era il suo Fred e che era lì davanti a lei, nessuno dei due riuscì a trattenere le lacrime. Si sporse per abbracciarlo così forte e così velocemente che caddero a terra, ribaltando una sedia, mentre Kayla continuava a piangere e baciare ogni centimetro del viso di Fred.
«Come hai fatto?» chiese, poi.
«Lo sai, Black, che io e te troveremo sempre un modo» rispose lui, spostandole i capelli dal viso e asciugandole le lacrime.
Lei gli prese il viso tra le mani e gli baciò le labbra. «Ti amo» sussurrò poi.
«Ti amo anche io, sai?» rispose lui, sorridendo.
«Non avevo di certo capito che sarebbero entrati alla Gringott!»
Robert portò le mani avanti. «Se lo svegli, Tonks ti uccide»
«Se lo sveglio, lo faccio riaddormentare. Ho cresciuto tre figli!»
Martha teneva in braccio il piccolo Ted, affidato a Robert mentre Remus e Tonks si occupavano del turno di guardia. Mentre lo cullava, scuoteva la testa con aria nervosa.
«Uh!» strillò Anastasia indicando Ted, seduta al tavolo accanto a Gabriel.
«Blu» la corresse Robert, intuendo che accennasse ai capelli del neonato.
«In realtà credo siano azzurri» la corresse Gabriel, che beveva una tazza di latte.
«Azzurri!» ripeté allora Anastasia. «Ted azzurri!»
Martha continuava a scuotere la testa e alzare gli occhi al cielo. «Non mi piace, quel folletto» sentenziò.
«Non ti deve piacere, mamma» sorrise Robert, aprendo a malapena la bocca per non farsi sentire dalla sorellina.
«Anastasia azzurri!» esclamò la piccola.
«Anastasia non ha i capelli azzurri» le disse Robert, e lei sembrò restarci davvero male. Il primogenito guardò l'orologio che teneva al polso per poi rivolgere uno sguardo severo a Gabriel, che sorrise con aria furba. «Cercare di andare a dormire più tardi non ti rende una persona più intelligente, sai?»
Gabriel si strinse nelle spalle e alzò le braccia, mentre Robert faceva il giro del tavolo per raggiungerlo, chinarsi e permettergli di salire sulla sua schiena come un koala. Si chinò perché il piccolo francese potesse dare il bacio della buonanotte ad Anastasia e poi a Martha, che continuava ad apparire preoccupata, mentre i capelli di Ted erano diventati rossi.
Aaron, Damian e Sirius entrarono nella Tana in religioso silenzio.
«Ci sono Dissennatori ovunque» sussurrò Sirius, avvicinandosi a sua moglie.
Martha non avrebbe mai potuto capire, ma ricordava fin troppo bene il momento in cui era andata a prendere Sirius ad Azkaban, e lui aveva creduto che la sua voce non fosse che un ricordo che i Dissennatori gli stavano portando via. Appoggiò la testa al suo petto e poi alzò il viso per baciargli le labbra, mentre lui guardava Ted dormire con aria beata.
«Inspiegabilmente, è un bambino bellissimo» constatò, prima di raggiungere Anastasia e prenderla in braccio. «Perché non dormi, mostriciattolo?»
«Gabriel con Robbie» disse lei, stringendolo, per poi raccontare, a modo suo, che Robert non aveva notato che fosse tardi e Gabriel aveva evitato di farglielo notare, continuando a bere il suo latte con gusto.
«Beh, allora direi che noi ce ne andiamo a dormire, che dici?»
«Non ho sonno!» protestò la piccola.
«Beh, ma io si! Dai un bacio alla mamma»
Anya si sporse per dare un leggero bacio a Martha.
«Buonanotte, Anastasia»
«Buonanotte, mamma»
«Manda un bacio agli zii» ordinò poi Padfoot.
Anastasia eseguì, mentre Aaron e Damian le rivolgevano un sorriso dolce.
«Ora dai un bacio anche a papà e dimmi che sono bellissimo!»
Anastasia rise e si nascose nell'angolo tra il collo e la spalla di Sirius. «Arrivo tra un attimo» disse, per poi avviarsi verso le scale.
Aaron e Damian si avvicinarono per guardare Ted con aria meravigliata.
«Secondo me assomiglia a Tonks» sussurrò Damian.
«Come fate a capirlo quando sono così piccoli?»
Martha sorrise per il tono con cui Aaron aveva posto la domanda. «Ricordami di farti vedere le foto di Kayla e Robert appena nati: avevano scritto 'Black' sulla fronte dopo due ore»
Aaron rise di gusto, e Martha rimase a fissarlo per qualche secondo.
Lui lo notò e si ricompose. «Qualcosa non va?»
Martha sembrava essere entrata in uno stato di trance. «Non ti avevo mai sentito ridere così»
«Scusami, so che è chiassosa come risata»
«Non è chiassosa, è ... ridi come papà. Erano vent'anni che non sentivo quella risata»
«E il cibo?»
«Aberforth!»
«La Stanza non cucina?»
Neville scosse la testa, con aria dissentita. «Sei chiuso qui dentro da tre giorni, Fred: sicuro che sia tutto a posto, di là?»
Fu Fred a scuotere la testa. «Nelle ultime settimane, è diventato insostenibile»
Neville si lasciò cadere sul divano e tirò un lungo sospiro. «Immagino, beh ... che siamo vicini alla fine. Qualsiasi essa sia»
Fred annuì, guardandosi attorno. «Neville?»
«Sì?»
«Sei stato un grande. Dico davvero.»
Neville arrossì. «Non credo, cioè, insomma ... lo avrebbe fatto chiunque! E voi avreste fatto di meglio!»
Fred indicò la Stanza attorno a loro: era piena di tutto ciò ci cui ci fosse bisogno per sopravvivere, persino due bagni diversi per i maschi e per le femmine. Amache, letti, libri, divani, tavoli, sedie.
«Hai dato speranza e forza quando era praticamente impossibile» disse. «Devi essere fiero di te»
«G-grazie, Fred. Sei un amico, davvero»
In quel momento, il portale si aprì e Robert Black fece la sua apparizione, con aria confusa e ammirata. «Aberforth mi ha detto di nascondermi dietro il quadro, e ... che posto è questo, amico?»
Fred gli sorrise. «Bentornato a Hogwarts»
Robert rise, mentre Neville si alzava per abbracciarlo. «È vero? È tutto vero? Harry e la Gringott?»
Robert alzò gli occhi al cielo. «Come al solito, si è salvato per un soffio. Hogwarts, hai detto?» domandò, lasciandosi cadere su un'amaca.
«Stanza delle Necessità, Esercito di Silente» spiegò Fred.
«Da quanto sei qui dentro?»
«Tre giorni: Aberforth era stanco di sentirmi parlare di Kayla e mi ha detto di farmi un giro dietro al quadro della bambina bionda»
«Ariana»
«Chi?»
«Ariana Silente, la bambina bionda» specificò Robert iniziando a dondolarsi. «Ma tu ascolti mai Remus quando parla?»
Fred scosse la testa. «Di rado, amico»
Robert rise cercando di dondolarsi più velocemente. «Neville, chi ti ha fatto quell'occhio nero?»
«Alecto Carrow»
«Glielo renderemo presto» sentenziò. «Intanto, voglio che tu mi racconti tutto e spero che tu non te la prenda se ho deciso di rimanere su questa amaca per sempre»
Martha stava sistemando le ultime stoviglie con Molly, mentre Sirius e Damian prendevano i rispettivi figli per cercare di metterli a letto, e Remus se ne stava sul divano a cullare il piccolo Ted con aria adorante, accanto ai suoi suoceri.
Minerva McGranitt apparve alla porta della Tana con sguardo cupo, e nessuno sentì il bisogno di fare domande.
«Aspetta» le disse «ci sono i bambini»
«Signori miei, è giunto il momento» disse lei con un tono di voce. «Sta per attaccare il castello. Harry in persona me lo ha detto»
«Harry è a Hogwarts?»
Minerva annuì, lentamente.
Sirius era immobile, con Anya in braccio che era ad un passo dall'addormentarsi sulla sua spalla, mentre accanto a lui, Damian teneva Nicole nella stessa posizione ed entrambi tenevano Gabriel per mano.
«Prendo il cappotto» sentenziò Molly avvicinandosi all'ingresso.
Andromeda si alzò dal divano per fare cenno a Sirius di darle la bambina, prese per mano Gabriel, e dopo che Sirius ebbe baciato la testa di Anastasia, raggiunse Martha con due passi. L'atmosfera si era fatta talmente pesante che nessuno aveva il coraggio di dire niente.
Intanto, Ted Tonks insistette per prendere in braccio Ted Lupin, costringendo Remus ad alzarsi.
«Signor Tonks, non ...»
«Sono anziano, Remus, e ho combattuto abbastanza: ora tocca a voi» disse Ted, rompendo il silenzio. «E io e Andromeda ci prenderemo cura di tutti loro, se necessario»
«Io non posso venire» disse Damian con le lacrime agli occhi. «Non possono perdere anche me»
La McGranitt annuì, mentre Ninfadora baciava suo padre e suo figlio. «Abbine cura» sussurrò, e nessuno seppe mai a quale dei due Ted si stesse rivolgendo.
Sirius infilò a Martha la vecchia giacca di pelle, che Prongs aveva regalato a Padfoot per la moto, in una vita precedente. Le prese la mano, mentre con l'altra entrambi stringevano la bacchetta. Si guardarono per un istante,per poi muovere gli stessi identici passi e lasciare la Tana, seguiti da Remus, Tonks, Molly, Arthur, Aaron, George e la McGranitt.
La notte del 2 maggio 1998 li attendeva con impazienza.
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