qui o lì
Kayla si mise a guardare il soffitto.
Pensò a quella volta in cui, nella prima casa in cui aveva vissuto, sua madre e sua zia avevano litigato tantissimo. Erano arrivate ad urlare tanto da spaventare Robert – e spaventare Robert era davvero difficile. Era stata la prima volta in cui aveva sentito la parola 'Azkaban'.
Poi rivide sua madre nell'ufficio di Silente.
Hai ucciso qualcuno?
Abbiamo saltato per evitare che l'incantesimo raggiungesse il suo destinatario.
Rose, prima di uscire di casa sbattendo la porta, si era fermata a guardare Kayla che, con le treccine colme d'innocenza, era sul divano a giocare con la sua bambola.
Si era fermata a guardarla per qualche secondo e poi, dimenticandosi la rabbia, si era avvicinata a lei per baciarle la testa dolcemente.
Zia Rose è morta?
"Vai via?" le aveva chiesto Kayla.
Ripensandoci ora, sorrise di quella bambina ingenua. Suo malgrado, scappare dai litigi era sempre stata la specialità di Rose.
"Torno presto, principessa, ma non aspettarmi sveglia, d'accordo?" aveva detto lei, facendole un buffetto sul naso. Martha era poi apparsa sulla porta della cucina, che dava direttamente sul salotto, e l'aveva guardata alzando le sopracciglia. Così Rose, senza aggiungere altro, se ne era andata.
Zia Rose è morta?
Torno presto, principessa.
Pensò a quando aveva perso il primo dente, e – anche anni dopo – era pronta a giurare che fosse colpa di Robert. Piangeva tantissimo, spaventata sia dal dente che si era trovata a dover sputare sia dal fatto che Robert avesse perso il controllo della sua Firebolt giocattolo.
Sua nonna Marie l'aveva raccolta dall'angolo in cui era seduta, borbottando che Robert, a bordo di quella 'dannata scopa' era 'peggio di sua zia'.
Torno presto, principessa.
Fred, sdraiato accanto a lei, si girò sul fianco, senza abbandonare minimamente il mondo dei sogni.
Si rese conto di non aver parlato a Rose abbastanza di quanto fosse bello stare con Fred, con tutto quello che comportava. Era bello anche litigare, perché qualsiasi cosa insieme a lui la faceva sentire straordinariamente viva.
Anche stare in quella piccola casa che puzzava di ogni genere di prodotto del negozio di scherzi, anche arrabbiarsi perché non era in grado di fare nulla senza usare la bacchetta magica, anche ogni piccola discussione data da cose assolutamente superficiali.
Fred aprì un occhio, mentre con una mano si strofinava l'altro. Guardò Kayla e sorrise. "Buongiorno."
"Torna a dormire, non sono neanche le sei." Disse lei, accarezzandogli i capelli.
"Hai dormito, almeno un pochino?"
Lei scosse la testa, mentre lui afferrava la sua mano per baciarla.
"Tornerai mai a dormire quanto ogni essere umano?"
"Non lo so. È come se non riuscissi a spegnere il cervello."
Lui la guardò e sorrise, mettendosi al centro del letto e facendole segno di avvicinarsi. Kayla posò la testa sul suo petto, e lui prese ad accarezzarle i capelli.
"Sai, pensavo alle cose che mi hai urlato contro al negozio, quando mi hai chiesto di non partire per la Germania. Hai detto di aver bisogno di me. Beh, bimba, che ti stupisca o no, anche io ho bisogno di te. Ma, nello specifico, ho bisogno che tu stia bene."
Ma Kayla, cullata dalla voce calda di Fred e dal battito del suo cuore, su cui aveva posato l'orecchio, si era già addormentata.
Martha, Sirius, Tonks e Aaron si occuparono dell'annuale giro a Diagon Alley: Harry era stato nominato Capitano Grifondoro, e le uniformi di Ron lasciano scoperta la caviglia. Così, senza accennare a Molly che avrebbe provveduto a rifornire il guardaroba del rosso, Martha prese l'iniziativa, e, assicurandosi che Harry avesse la scorta prevista dall'Ordine (Hagrid) portò i ragazzi a Diagon Alley.
Non ci volle molto ad accorgersi di quanto stesse accadendo; nulla era più come prima. Nessuno si fermava a parlare fuori dai negozi e l'aria tesa che i quattro adulti avevano dipinta in viso, non era estranea ad altri.
Florian Fortebraccio era sparito nel nulla la settimana prima, così come Ollivander, e i loro negozi, abbandonati a loro stessi, sembravano più grandi che mai.
Kayla prese l'iniziativa, entrando da Madama McClan per le uniformi.
Le bastò muovere qualche passo all'interno della piccola bottega per riconoscere la voce dell'acido biondino che stava lasciando che la sarta perfezionasse la sua uniforme.
Draco, esattamente come lei, si trovò a trattenere il respiro appena incrociati i suoi occhi.
Dopo meno di due secondi, Hermione, ignara di tutto, seguì l'amica all'interno della bottega.
"Oh, fantastico." Disse il ragazzo. "Se ti stessi chiedendo cosa sia questo fetore, Madre, è ..."
"Te stesso?" domandò Kayla, alzando un sopracciglio.
"Strano, Black, con il tuo cognome convivi con questa puzza di feccia?"
Suo malgrado, anche Robert, Harry, Ron Sirius e Martha avevano appena fatto il loro ingresso. A Martha bastò un cenno per imporre a Robert e Harry di rimettere la bacchetta nella tasca della giacca.
"Non ne vale la pena." Disse sottovoce ai ragazzi.
"Come se aveste il coraggio di fare magie fuori dalla scuola!" li sbeffeggiò Draco, mentre Madama McClan fissava gli ultimi spilli.
"Signori, per favore!" esclamò la sarta. "Un po' di contegno!"
"Mettete via le bacchette." Disse Narcissa, con un filo di voce. "Se aggredirete di nuovo mio figlio, sarà l'ultima cosa che farete."
Robert sorrise. "Chiamerà i Mangiamorte con cui cena ogni sera per mandarci messaggi minatori o se ne occuperà personalmente?"
Harry gli diede subito corda. "Credo se ne occuperà personalmente, insomma, così potrà raggiungere il marito in cella."
"Non osate!" Dal tono di Draco, Robert capì di aver trovato il tasto giusto.
"Non ti preoccupare, Draco." Disse sua madre. "I Black avranno modo di riunirsi a Rose Redfort prima che io possa riunirmi a tuo padre."
Martha, questa volta, dovette fermare anche Sirius, insieme alla sua prole.
"Oh, non ti preoccupare, Narcissa." Disse, alzando un sopracciglio. "Anche se dovessi morire appena messo piede fuori da questo negozio, lo farei con più dignità di quanta tu e tuo marito non avrete nemmeno se doveste vivere altri cento anni."
"Non osare parlarmi di dignità, Redfort ..."
"Avrei voluto dirti 'coscienza pulita', ma il collegamento con tua sorella, a quel punto, sarebbe stato banale."
"Lascia stare mia sorella."
"Tua sorella ha ucciso la mia, e prima ancora ha ucciso mio padre, quindi scusami tanto se appena ti guardo vedo lei e tutto lo schifo che siete."
"Pensa alla gente che frequenti e a quella che hai sposato, piuttosto."
"Noi arriviamo la sera con la serenità necessaria per guardarci allo specchio. Voi, invece?"
Il labbro inferiore di Narcissa tremò leggermente. "Draco, togliti questa roba di dosso. Andiamo da Telami e Tarlatane, dopo aver visto che gente frequenta questo posto!"
Martha accennò un sorriso che le donò immediatamente una somiglianza con Rose fin troppo esplicita, mentre Draco seguiva la madre verso l'uscita e Robert scuoteva la testa.
Sirius scosse la testa.
"Per un attimo ho temuto vi avrebbero attaccati." Confessò Aaron.
"In mezzo a Diagon Alley, il sabato pomeriggio?" sbuffò Tonks. "Non avranno mai le palle per farlo."
"Sotto a chi tocca!" esclamò Martha, indicando il punto esatto in cui prima stava Draco, per far sì che Madama McClan potesse prendere loro le misure per le uniformi. "E guai a voi se vi vedo alzare le bacchette ancora contro qualcuno prima che non sia strettamente necessario."
"Non sei preoccupata?"
Martha scosse la testa.
"Sono spariti!"
"Avranno un buon motivo."
"Si, ma ... in tre?"
Martha si avvicinò ad uno scaffale del negozio di scherzi dei gemelli, per osservare più da vicino ogni possibile Bacchetta Trabocchetto.
"Di solito spariscono in cinque, ma Kayla e Robert sono troppo presi da tutta questa roba." Disse, indicando con un cenno della testa Robert, Kayla, Tonks e Sirius più che gasati davanti alle Puffole Pigmee.
"Non sei preoccupata?!" domandò di nuovo Aaron.
Martha alzò gli occhi al cielo. "So che non puoi capire quello che sto dicendo, Aaron, ma se Harry fosse in pericolo io lo saprei."
"Lo sapresti?"
Lei scosse la testa. "Vuoi che ti rifili la tipica frase 'quando avrai un figlio capirai'?"
"Oh, no. Non la sopporto."
Martha annuì. "A proposito: perché non ne hai?"
"Nessuna vuole figli con uno Spezzaincantesimi."
"Non è così pericoloso come lavoro."
Aaron la guardò alzando le sopracciglia, evocando inconsapevolmente una tipica espressione di Rose.
"Okay, forse un pochino." Ammise Martha.
"Tutto okay, Martha?" domandò George, passando di lì.
"Puoi impedire a mio marito di comprarsi uno di quegli animaletti?"
"Si chiamano Puffole Pigmee."
"Qualunque cosa sia, inventa che è vietata a chi ha più di vent'anni."
"Ma è una regola assurda!" si lamentò il rosso.
"Lo so, ma non voglio una di quelle cose in camera da letto."
"Se gli facessi promettere di non portarla in camera da letto?"
Martha accennò un sorriso. "Sei intelligente, a volte."
"A volte?" Sottolineò il rosso. "Ti va bene che sei la mamma di Robert e la suocera di Fred, altrimenti ti risponderei per le rime."
"Prova ancora a chiamarmi 'suocera' e ti ritroverai appeso per una caviglia alla Torre di Astronomia, George Weasley!"
Lui fu costretto a scappare, ridendo, per rifugiarsi dietro le spalle di Robert.
"Codardo!" gli urlò Martha, sorridendo.
"Che hai fatto, ragazzo?" domandò Sirius, accarezzando la Puffola Pigmea.
George non fece in tempo a rispondere, perché dietro le spalle di Kayla erano appena riapparsi Harry, Ron e Hermione. Incrociarono lo sguardo interrogativo di Sirius, e poi furono costretti ad eseguire l'ordine che Martha stava dando loro con solo un gesto della mano, trovandosi fuori dal negozio in tempo record, e Smaterializzati a casa prima che potessero dire qualsiasi cosa.
"Voglio delle giustificazioni." Disse Martha, per niente scossa dalla Smaterializzazione.
"Per che cosa?" domandò Ron.
"Siete spariti!" sbraitò lei. "Forse non avete ben chiaro in testa che siamo in pericolo."
Aaron, rimasto dietro di lei e accanto a Sirius, rimase perplesso. "Aveva detto di non essere preoccupata." Disse sottovoce a Padfoot.
"No, infatti, è irritata."
"Irritata? Non 'arrabbiata'?"
"Aaron, se vuoi un consiglio, quando è arrabbiata fai in modo di non essere nei paraggi."
"Ci è chiaro di essere in pericolo, ma ..." cercò di spiegare Hermione.
"E allora sparite per Diagon Alley dopo aver fatto fuoco e fiamme con Malfoy?"
"Lo abbiamo visto camminare solo, assicurandosi di non essere seguito, e ..."
"E allora lo avete seguito?" domandò lei, sempre più irritata.
"Sì." Ammise Ron.
"Senza di me?" chiese Robert, sgranando gli occhi.
Martha fece un respiro profondo. "E, di grazia, dove lo avete seguito?"
Ron finse di perdersi a guardare il cielo. Harry abbassò la testa. Hermione si schiarì la voce.
"Harry James Potter." Lo richiamò Martha, con il tono da Auror.
"Sì?"
"Rispondimi."
Harry abbassò la voce. "Da Magie Sinister."
"Che cosa?!" urlò lei, quasi immediatamente. Il vento fresco del cuore dell'Inghilterra a fine agosto le scompigliò leggermente i boccoli, ma Harry, Kayla e Robert erano certi che il freddo che sentivano non fosse il vento del clima della loro terra. Erano gli occhi di Martha, così vuoti da quando Rose non c'erano più e così freddi per la preoccupazione data da tutta quella situazione.
"Ecco." Disse Sirius ad Aaron. "Adesso, se potessimo, ti ordinerei di scappare."
"Notturn Alley! Oh, Merlino! Notturn Alley! Da soli! A due mesi da ... oh, insomma! Sirius!" si girò verso il marito, il quale alzò le mani in segno di resa.
"Perché non provi ad ascoltare quello che hanno da dire?" propose.
"Notturn Alley!"
"Ascoltali!"
Martha si girò verso i tre fattucchieri. Li guardò con la fronte corrucciata e poi indicò Ron. "Venti secondi per darmi delle buone ragioni per questa grandissima stronzata."
Ron iniziò a sudare. "Beh, lui ... ha minacciato Sinister, dicendo che ... che manderà Greyback a controllare che faccia ciò che ha chiesto."
"E che cosa ha chiesto, per Godric?"
"Ha chiesto di aggiustare una cosa, e di tenerla da parte."
"Oh quindi abbiamo scoperto che Draco Malfoy sfrutta le amicizie di famiglia per farsi aggiustare i giocattoli da Sinister? Complimenti, squadra, davvero complimenti." Martha sospirò. "Voi non avete idea di quanto il nostro mondo stia sprofondando nella ..."
"Crediamo che sia un Mangiamorte." Se ne uscì Hermione.
"Che cosa?" domandarono all'unisono Martha, Sirius, Kayla e Robert.
"Hermione, Draco è solo un ragazzo." Disse Martha. "E so bene che sua madre non è un esempio da seguire, ma vi assicuro che non gli permetterebbe mai di fare una cosa del genere."
"Ha mostrato qualcosa a Sinister, che lo ha davvero spaventato."
"E l'unica cosa che vi viene in mente è che fosse il Marchio Nero?"
"Beh, è l'unica cosa plausibile e che ..."
"Draco non può essere un Mangiamorte." Intervenne Kayla, con voce tremante.
Martha si voltò a guardarla: non aveva mai parlato prima di allora. "Entrate in casa. Veloci."
Ron, Hermione, Harry e Robert si avviarono, mentre Kayla rimase a guardare sua madre.
"Non può essere, vero?"
"Mi dispiace, principessa." Disse, accarezzandole il viso. "Benvenuta nel mondo dei grandi."
Robert tendeva a dormire se era di cattivo umore.
Era una cosa che aveva sempre fatto, fin da quando era piccolo.
All'inizio era una cosa data dal caso: si arrabbiava talmente tanto con Martha o con la piccola Kayla che si chiudeva in camera, con la faccia affondata nel cuscino, che si addormentava, un po' per noia, un po' perché i maschi non sono fatti per pensare troppo; si stancava, e quindi, si addormentava.
Quando gli mancava suo padre dormiva, per poterlo sognare e immaginare, anche se adesso, anni dopo, era arrivato a pensare che, anche se Sirius era lontanissimo da ogni suo sogno, era comunque fantastico.
Quando era arrabbiato con Hermione tendeva a bere, e il miglior modo per nascondere un post sbronza era dormirci sopra. Moltissimo.
Ora, però, ora era diverso.
Martha sapeva che, se si fosse chiuso in camera a dormire come ogni altra volta, nulla sarebbe stata più la stessa. Se fosse stato per lei, lui sarebbe stato sempre il bambino che le si appisolava addosso e si addormentava ascoltando il battito del suo cuore.
Davanti a lei, però, c'era quasi un uomo. Quasi.
"Non voglio sentire una parola di più, Robert Black, non ..."
"Perché dovrei tornare a scuola, mamma?"
"Perché è l'ultimo anno, Merlino, ti serve un diploma per vivere, sai?"
"Vado a lavorare al negozio di scherzi e mi unisco all'Ordine!"
Martha divenne come una statua di ghiaccio. "Non ti permetterò di ..."
"Di dare il mio contributo per salvare questo mondo? Scusami tanto se voglio rendermi utile!"
Martha scosse la testa, con le braccia incrociate in piedi in mezzo alla Tana, mentre tutti gli altri abitanti del Quartier Generale stavano in religioso silenzio.
"Non metterla su questo piano, perché non ..."
"Hai paura, vero?"
Non aveva paura per lei.
Per quanto riguardava lei, sarebbe potuto arrivare Voldemort in persona per rapirla e portarla in un posto buio a morire di fame o freddo fino alla fine dei suoi giorni. Aveva paura per lui. Aveva paura che sbagliasse mossa, per fare l'eroe. Aveva paura che facesse il passo più lungo della gamba. Aveva paura che si esponesse e che mettesse involontariamente in pericolo sé stesso e i suoi fratelli o suo padre.
Aveva paura che sfoderasse il suo animo da Grifondoro e saltasse per prendere un incantesimo fatale che non era destinato a lui.
"Ho già perso tua zia, Robert." Disse, con un filo di voce. "Non permetterò che succeda lo stesso a te o ai tuoi fratelli."
"Come se Harry non fosse già abbastanza in pericolo! E Kayla? Kayla è Serpeverde, cazzo, dorme nella tana del nemico! L'unica che ..."
"Per questo ho bisogno che tu stia con loro al castello!"
" ... non corre alcun rischio è Anastasia, perché non ha la minima idea di cosa stia succedendo!"
"Come se i Mangiamorte fossero tutti a Serpeverde, poi!"
"Beh Draco Malfoy ha sempre avuto un debole per Kayla, vive nel suo stesso dormitorio ed è un dannatissimo Mangiamorte!"
Robert stava alzando il tono di voce, stava diventando rosso e la vena sulla fronte si stava gonfiando. Martha, invece, contrariamente ad ogni aspettativa, non sembrava nemmeno in procinto di alzare la voce. Solo a Sirius era permesso di vedere il panico e la rabbia nel suo sguardo.
"Non stiamo parlando di Kayla o di Draco Malfoy." Contestò, fredda. "Stiamo parlando della tua assurda idea di non tornare a scuola."
"Perché dovrei tornarci?"
"Perché non dovresti?"
"Stiamo scherzando, mamma?"
"Sei più al sicuro lì che qui."
"Ma sono più utile qui che lì."
"Non voglio che tu sia utile, voglio che tu sia al sicuro."
"E io non voglio essere al sicuro, voglio essere utile!"
"Bene, vuoi essere utile? Tieni Harry lontano dai guai. Fai in modo che non parli con un Basilisco che vive nelle tubature, che non assuma Pollisucco, che non abbia a che fare con insegnanti che hanno Lord Voldemort nascosto dietro la nuca e che il suo nome non finisca nel Calice di Fuoco. Vuoi essere utile? Tieni Kayla al sicuro. Fai in modo che non incontri nessun essere strano nel parco – certo che lo so – e che il fatto che dorma a poche stanze di distanza da Draco Malfoy non sia un problema."
"Kayla e Harry sono abbastanza grandi per badare a loro stessi."
"Se lo fossero non avrei dovuto menzionare tutte queste cose."
Kayla, seduta sul divano con Anya, prese la parola. "Allora, ci sarebbe da dire che ..."
"Qualsiasi cosa, Kayla, non adesso." Le disse sua madre. "Tieni al sicuro i tuoi fratelli. Per favore. Vuoi fare la persona grande? Falla. Falla, cazzo Robert, per una volta fai quello che dici. Stai con Hermione, cazzo, baciale la fronte e proteggila quanto puoi. Questo, questo, è essere grandi, non fare l'eroe pieno di sé."
"Farò quello che ho detto. Mollerò la scuola."
"Ti serve un diploma."
"No."
"No?"
"Fred e George non ne hanno uno, eppure stanno ..."
"Nonostante io li ami immensamente, Fred e George non sono figli miei. Hanno dei genitori più che eccellenti con cui discutere delle loro decisioni."
"Sono maggiorenne!"
"Non mi interessa! Vivi ancora sotto il mio tetto, con i soldi miei e di tuo padre!"
"Sono in grado di decidere cosa sia meglio per me."
"Tu non sei in grado di decidere proprio un cazzo."
Robert gonfiò il petto, come solo lui e Sirius facevano. Si guardò per un attimo intorno. C'erano quasi tutti. C'erano persino Aaron e Damian, gli ultimi arrivati. E c'era Gabriel, a cui Tonks aveva coperto le orecchie con le mani per evitare che sentisse la parolaccia. C'era Kayla, che abbracciata a Fred lo guardava senza capire. C'era Hermione, con cui aveva già ampiamente discusso della cosa: anche lei non approvava. In più, aveva ammesso che stare lontana da lui fino a Natale sarebbe stato estremamente difficile.
Poi, c'erano suo padre e Remus. Lo guardavano come se lo capissero. Lo guardavano come se sapessero.
"Robert, ragazzo, ascolta, non ..."
"Non mi interessa quello che hai da dire, papà." Lo bloccò lui.
"E invece sì." Si impose. "Anche noi volevamo lasciare la scuola. Anche noi volevamo mollare tutto, darci alla macchia e aiutare i più bisognosi. Non c'è nulla, ti dico, nulla, che prima di attraversare la tua mente non abbia attraversato la nostra. Abbiamo passato un'intera notte, con James e gli altri, a parlare di come avremmo solo fatto finta di prendere l'Espresso, il primo settembre, per poi scappare."
"Eppure non ..."
"Non l'abbiamo fatto. No. Ho guardato tuo nonno negli occhi e ho capito che non potevo deluderlo. Saremmo stati più utili al castello, e con un diploma in mano. E sai perché? Perché passerà."
"Che cosa?"
"Tutto questo, passerà. Questa merda, passerà. È vero, adesso non importa a nessuno se due ragazzi, neanche ventenni, aprono un negozio di scherzi, perché ci sono dei Mangiamorte assetati di sangue che regolarmente passeggiano fuori dalla loro vetrina. Ma un giorno a qualcuno importerà."
Robert scosse la testa. "Avete preso quel treno?"
"Abbiamo preso quel treno." Ammise Remus. "Eccome se l'abbiamo preso. È stato il nostro ultimo anno, e ... diamine, Robert, ti giuro che non prendere quel treno sarebbe stato un errore madornale."
"In più, come tua madre ti ha chiesto, dovrai avere un occhio di riguardo per quei due disgraziati."
Robert guardò i suoi genitori e poi guardò Remus, Kayla e Harry.
"Voi non avete preso quel treno per Robert Redfort. Voi avete preso quel treno perché non avevate le palle."
"Che cosa hai detto?" ringhiò Martha. "Robert, non osare ..."
"Tu non hai nemmeno le palle per accettare che Rose sia morta, figurati per-"
Fu un attimo.
Fu una cosa che Martha non aveva mai fatto, in diciotto anni.
Fu una sberla tanto rumorosa quanto rapida.
Robert voltò la faccia, trovandosi coperto dai suoi stessi capelli corvini. Rimase immobile qualche secondo, in attesa che qualcosa succedesse.
"Robert Sirius Black, assicurati di non entrare nel mio campo visivo o uditivo fino a quando non avrò l'obbligo di accompagnarvi a King's Cross."
Lo disse con un tono talmente basso che Kayla dovette sgranare gli occhi per assicurarsi che fosse lei a parlare.
"E nel caso non fosse chiaro, tu tornerai a scuola."
Robert raggiunse King's Cross dall'appartamento di Fred e George. Anche Kayla aveva dormito lì, per un paio di volte in quella settimana. Incrociarsi in cucina, di mattina, era strano ma gradevole. Per la prima volta, la vedeva come una ragazza e non come una bambina da proteggere. Sirius era passato più volte per assicurarsi che andasse tutto bene, e fortunatamente non aveva detto mezza parola su Martha. Nemmeno per sbaglio. Tonks lo aveva portato a bere, ma lui l'aveva trovata spenta e priva di energie, così erano finiti a parlare di come la morte di Rose avesse cambiato tante piccole cose. Ad esempio, nessuno avrebbe mai immaginato che Ninfadora Tonks si sarebbe scoperta materna nei confronti della piccola Nicole, eppure era successo. Ed era incantevole.
Era incantevole quasi quanto Fred che sussurrava a Kayla che si sarebbero visti presto, mentre lei aveva le lacrime agli occhi. Incantevole quasi quanto Anya, che avvolta nel suo impermeabile giallo stava seduta in braccio a Sirius mentre si guardava attorno mangiandosi le manine rosee.
Martha non lo guardò neanche. Baciò Harry sulla fronte, e Robert non ebbe bisogno di leggerle il labiale per capire cosa stesse dicendo. Fai il bravo. Tieniti lontano dai guai. Non litigare con Robert. Scrivici appena puoi.
"Non la saluterai, vero?" disse Sirius, avvicinandosi al primogenito.
"Non è nei miei piani." Rispose il ragazzo, facendo una smorfia alla bambina.
"Ascolta, figliolo, non ..."
"Non osare farmi le raccomandazioni."
"Volevo parlarti di Lumacorno, in realtà. È tutto fumo e niente arrosto. Cerca la gloria, la fama, riconoscimenti pubblici. Cerca qualcosa che possa far parlare la gente di lui."
Robert lo guardò senza capire.
"Lui adorava tua madre, prima che lei rimanesse incinta. Quando hai iniziato a farti sentire e vedere tu, insomma ... lui le ha voltato le spalle. Per questo, credo ti ignorerà."
"Me ne farò una ragione." Rispose Robert. "E non temere: terrò d'occhio Kayla e Harry. Solo che non voglio dare alla mamma questa soddisfazione." Fece l'occhiolino al padre e baciò Anya sul nasino. "Ciao mostriciattolo. Ci vediamo a Natale, Padfoot!" disse, sorridendo e battendogli una pacca sulla spalla. Dopodiché, si allontanò senza voltarsi indietro.
Quello che successe dopo fu tanto veloce quanto nitido.
Lumacorno chiamò alcuni studenti nel suo scompartimento per una festa privata, tra cui Neville, Ginny, Zabini, Harry e Kayla.
Quando l'imbarazzante riunione fu finita, Harry disse alla sorella che l'avrebbe raggiunta più tardi, e mentre lei tornava da Robert, lui si infilava il Mantello dell'Invisibiltà per spiare Malfoy.
Nel momento in cui il treno si fermò, Robert e Kayla stavano discutendo talmente fittamente di una cosa che non si accorsero che Harry, in realtà, non li aveva mai raggiunti. Quando scesero dalla carrozza, cercarono Ron, convinti che fosse con lui, ma quando videro che Ron era con Neville e Ginny, iniziarono a preoccuparsi seriamente. Robert cercò di tornare indietro, sfidando la massa, ma i Thestral e le carrozze gli sbarravano la strada, e mentre Kayla, Ron e Hermione lo cercavano tra la folla, lui non era ancora riuscito a convincere un Thestral a riaccompagnarlo al treno.
"C'è qualce problema?" domandò una voce fredda e ben conosciuta alla spalle di Kayla.
"Professor Piton, noi ... non troviamo più Harry." Disse Kayla, tradendo nella voce una nota di panico.
"Potter è grande abbastanza per raggiungere il treno da solo, non credete? Black, Weasley, Granger: verso la Sala Grande."
"Ma ..."
"Adesso."
Kayla scosse la testa. "No."
"Black, Potter vi raggiungerà al banchetto."
"Non mi fido."
Piton non esitò. "Hai la mia parola."
Kayla lo fissò per qualche secondo. Poi si ricordò di una cosa: Martha si fidava di lui. Diceva che, in realtà, sotto sotto un cuore ce l'aveva. Allora si convinse, e, senza mai abbassare la testa, si diresse verso la Sala Grande.
Non dissero una parola fino a quando non si furono ricongiunti con il resto del gruppo; a quel punto, si trovarono tutti e quattro costretti a rispondere alle persone che li salutavano. Alcuni per il legame con Harry – che era ancora la celebrità più acclamata – altri per il legame con i gemelli, altri ancora per quello con Rose. Pochi, comunque, quelli che li salutarono con un interesse sincero.
Kayla si trovò costretta a sedersi con gli altri Serpeverde, e dopo aver salutato Astoria con un sorriso finto e rapido, si mise a guardare il suo piatto vuoto in cerca di capire dove fosse andato Harry.
"Allora, Kayla" l'appellò Draco "che ne è del tuo fratellino? Non mi pare di vederlo al solito tavolo."
Kayla stava per rispondere, quando si mise a scrutarlo con disprezzo. "Tu sai qualcosa, non è vero?"
"Io so sempre qualcosa."
"Permettimi di essere più specifica, allora, Draco: sai che cosa è successo a mio fratello Harry?" disse, quasi fuori dai denti.
"Perché, tu no?"
"Come fai a saperlo?"
"Beh, è come una vecchia favola: i suoi che vivevano nascosti, il Signore Oscuro che entra in casa la notte di Halloween, quella Sanguesporco di sua madre che implora pietà ..."
Kayla sfoderò il più falso dei suoi sorrisi e tramutò il suo sguardo in un Anatema Che Uccide. In quei momenti, a nessuno era difficile credere che fosse una Black. "Sei sempre il solito bastardo, Draco."
"E ne vado anche piuttosto fiero."
Kayla gonfiò il petto e tornò a guardare dritto davanti a lei, fingendo di intrattenersi con Astoria, ascoltando racconti della sua estate di cui, lo sapevano tutti, alla giovane Black non importava assolutamente nulla.
Quando, di punto in bianco, Harry fece il suo ingresso, con la maglia ed il naso sporchi di sangue, le fu estremamente facile distogliere l'attenzione dalle parole di Astoria. Fece per alzarsi, ma poi Robert le fece segno di restare lì: stava già dando troppo nell'occhio, quella scena, senza che lei si alzasse e corresse verso il tavolo Grifondoro.
Quando Harry si fu seduto, le lanciò uno sguardo e rispose alle sue preoccupazioni: sto bene, mimò con la bocca.
A quel punto, Silente iniziò il suo discorso di inizio anno, e prima della metà delle nuove regole, a tutti e tre i fratelli fu ben chiara una cosa: nulla era più come sembrava.
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