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pensieri che fanno rumore

"Hermione, ti prego, rallenta." Sbuffò Robert, guardando la giovane Grifondoro mangiare alla velocità della luce.
"È la nuova presa di posizione a favore degli elfi?" scherzò Fred, addentando lo stufato. "Farsi venire il vomito?"
Lei scosse la testa. "Devo andare in biblioteca."
"In biblioteca?!" domandò Harry. "Ma è il primo giorno, Hermione!"
"Non hanno dato compiti a noi, non potete averne voi." Contestò George.
"Infatti non ne abbiamo." Rispose Ron. "Che vai a fare in biblioteca?"
"E a te che importa?" domandò, guardando male l'amico. Trangugiò un bicchiere d'acqua e corse via. "Ci vediamo a cena!" esclamò, correndo via.
"Ha appuntamento con qualcuno?" chiese immediatamente Robert a Ron.
"No, non mi ha detto nulla." Rispose lui. "Kayla, tu sai qualcosa?"
Lei scosse la testa. "Che hai nel pomeriggio, Harry?"
"Divinazione."
"Oh!" rise Robert. "Entro quando predirà la tua morte, quest'anno?"
Ron sorrise. "Diciamo due mesi, Robert?"
Il più anziano degli eredi Black tese la mano al giovane Weasley. "Andata! Ti offro una Burrobirra se sono più di due mesi, okay?"
"Perfetto!"
Kayla scosse la testa. "Siete due stupidi."
"Sì, e ne andiamo fieri: tu che hai nel pomeriggio?"
"Difesa Contro le Arti Oscure." Rispose lei con aria curiosa.
"Beh, facci sapere come se la cava il vecchio Moody." Le disse il fratello battendole una pacca sulla spalla. "Io andrò in giro per il castello."
"Magari in biblioteca?" lo schernì Kayla.
"Magari!" rispose lui.
Lei gli diede una leggera sberla dietro la nuca e si alzò, andando incontro a Ginny e Luna Lovegood.

"Ti rendi conto? È terribile!"
"Non è la prima volta che succede, Martha."
"Che diamine stai dicendo?"
"Beh, ho letto di altri molti, moltissimi casi simili, e ..."
Martha faceva su e giù per il suo ufficio, con le braccia conserte e lo sguardo furioso, mentre Tonks era seduta alla scrivania guardava la donna con comprensione.
"Inoltro, in quanto tua ex stagista ho il compito di informarti che non credo che il caso sia di tua competenza."
"Al diavolo le competenze." Grugnì Martha. "Sono una mamma anche io, e uno dei miei più cari amici è un ..."
"Si, lo so, ma ti sto dicendo che non è la prima volta che un bambino in fasce viene abbandonato sulle porte del San Mungo per via della Licantropia."
"Che razza di madre farebbe mai una cosa del genere, Dora?" sbraitò lei.
"Una madre impaurita." Disse lei, alzando le spalle. "Il plenilunio è appena passato, pensa: stava facendo addormentare il bambino e lui si è trasformato tra le sue braccia. Non tutti hanno il tuo sangue freddo di quando Kayla giocava con i coltelli, sai?"
Martha piegò gli angoli della bocca ricordando la piccola Kayla che fingeva che i coltelli da cucina fossero pennelli o spazzole.
"Non si sono accorti che era stato trasformato?" domandò, ritornando alla realtà.
"Il bambino non è identificato, ha poco meno di un anno, non sappiamo chi siano i genitori."
Martha si fermò e osservò il vuoto, lasciando che la mente vagasse. "Tutto questo è già successo." Sussurrò.
"Che hai detto?"
Tutto questo è già successo.
Erano passati tredici anni da quando Voldemort era caduto, eppure pensare a quel periodo le diede ancora i brividi lungo la schiena, e rassegnata ammise a sé stessa di non poterli fermare. Non le piaceva ricordare la guerra, non le piaceva ricordare l'ultima volta che aveva visto James e Lily, perché poi iniziava a ricordare e ricordare le faceva dannatamente male. Era terribile il fatto che ricordare il volto e le voci dei suoi più cari amici le facesse male, ma era così: troppo spesso si era trovata ad accantonare il pensiero, ma quando Harry montava una scopa o quando Robert si passava una mano nei capelli, ricordare James era inevitabile.
Pensa, Martha, pensa.
Cosa è successo l'ultima volta?

Era sicura che durante la guerra i Licantropi avessero dato una mano a Voldemort seminando una buona dose di terrore. Ricordava quanto Remus si sentisse a disagio appena qualcosa ricordasse al mondo quanto i Lupi Mannari fossero cattivi, e ricordava la fatica che lei e Lily facevano ogni volta per dirgli che lui non era come loro.
"Fenrir Greyback." Disse poi, con aria sicura.
"È latitante da anni." La smontò subito Tonks.
"C'è chi sa dov'è."
"E che vuoi fare? Andare letteralmente nella tana del lupo a chiedere di scusarsi con la famiglia di quel bambino?"
"No, no: lui ... lui c'era anche quando Voldemort era al potere, capisci? Seminava terrore. Se è tornato in modo così esplicito, significa che ..."
"Non sta succedendo niente, Martha." La tranquillizzò Tonks. "Niente. Ieri sera è stato annunciato il Torneo Tremaghi, e ..."
"Il che cosa?"
Dora la guardò senza capire. Lei lo sapeva da mesi, ormai. Era stato Tyler, un suo ex compagno di scuola a parlargliene, ai Tre Manici di Scopa. Aveva detto che era stato un suo amico a dirglielo, e pareva che lo avesse sentito da Caramell in persona. La voce al Ministero era girata per dei mesi: possibile che Martha non l'avesse sentita?
"Il Torneo Tremaghi." Rispose.
"Ad Hogwarts?"
"Sì." Rispose Tonks. "Come fai a non saperlo?"
"Non erano voci confermate!"
All'improvviso, le fu tutto più chiaro. Martha non ascoltava le voci di corridoio, non dopo che aveva avuto Kayla. Prima era vista come la moglie pazza di un assassino, poi come la sola strega in grado di far tirare fuori suo marito di galera. Quando Sirius aveva ricominciato ad assumere le sembianze di un essere umano e aveva ripreso il pieno controllo del suo fascino, Martha era stata invidiata da ogni donna che mettesse il naso al Livello Due, Tre o Cinque del Ministero. Quando l'adozione di Harry era diventata ufficiale, Martha era diventata 'la nuova mamma di Harry Potter e la moglie di Sirius Black'. Ecco perché non ascoltava le voci di corridoio: perché troppe volte ne era stata al centro.
"Beh, ora lo sono: ma se stai pensando ai ragazzi, sappi che è stato vietato ai minorenni."
"E credi davvero che questo impedirà a Robert di combinare qualche pasticcio?"

"Hai visto mio marito?" domandò Martha a un quadro del Quartier Generale degli Auror.
"Si, signora Black, è appena andato in quella direzione." Rispose l'uomo con aria gentile. Lei seguì lo sguardo di quel vecchio quadro gentile, e iniziò a camminare decisa verso quella che riconobbe essere la chioma di Sirius.
"Black!" esclamò.
Lui, con in mano una lettera di Rose e una serie di foto segnaletiche nell'altra, si voltò a guardarla. "Mi sono dimenticato qualcosa?" domandò istintivamente. "Scusa, piccola, ma gli stagisti hanno combinato un-"
"Non ti sei dimenticato niente, Sirius." lo bloccò immediatamente lei. "Sapevi che ad Hogwarts si sarebbe tenuto il Torneo Tremaghi?"
Lui rimase a fissarla per un paio di secondi. "Il Torneo Tremaghi? WOW!" esclamò. "Perché certe cose non le hanno mai fatte quando noi ..." notò che Martha lo stava fulminando con lo sguardo e cambiò immediatamente espressione, da divertita a seria. "Voglio dire, no, no, è gravissimo! La gente muore, nel Torneo Tremaghi, e ... è gravissimo!" ripeté, notando che lo sguardo di Martha non accennava a tornare ad essere dolce. "Scriverò a Robert, gli chiederò di non fare stronzate. Si, si, lo farò. Grazie amore per il consiglio." Le baciò velocemente le labbra e se ne andò. Girandosi, Martha trovò una dozzina di occhi, tra quelli di stagiste o di streghe adulte che la guardavano con occhi sognanti.
Alzò le spalle e sorrise. "Sì, è un marito fantastico." Buttò lì, visibilmente divertita.

"ROBERT!"
Il ragazzo, che se ne stava con Fred e George seduti tranquilli all'ombra di un albero dall'aria centenaria, furono costretti ad alzarsi e a girare la testa verso Kayla.
"Che succede?" chiese subito il primogenito, facendole spazio tra di loro.
"Malocchio Moody!" ringhiò lei.
"Che ha combinato il vecchio?" domandò Fred.
"A me sembra forte." Aggiunse George.
"Ha fatto una lezione sulle Maledizioni Senza Perdono!" Disse, lasciandosi cadere seduta tra i Grifondoro. "Ed è stato terribile! Ha detto che mia madre probabilmente conosceva la Cruciatus, poi! Ma che c'entra la mamma, Robert?"
Robert scosse la testa. "La mamma ha ficcato il naso in moltissime faccende, in passato: come faccio a ricordarmi tutte le conseguenze?"
"Robert Sirius Black." Lo richiamò immediatamente Kayla.
"Mi dica."
"Tu non sai mentire." Aggiunse, con sguardo freddo.
Fred sorrise. "Ha ragione, amico."
George gli diede una pacca sulla spalla. "Come te la passi nei sotterranei, Kayla?" chiese.
"Bene." Rispose lei, stendendo le gambe nel prato. "Non vi servirà già la parola d'ordine?"
"Beh" sorrise Fred "diciamo che sarebbe utile. Sai, tutti gli scherzi sono più facili se sappiamo la parola d'ordine."
"E poi" aggiunse Robert "tu sai la nostra."
"Me la dite di vostra spontanea volontà!" Si difese lei.
"Non vuoi aiutarci, Kayla Lily?" scherzò George. "Sei troppo legata a Dracuccio per permetterci di fargli qualche innocuo scherzetto?"
"Ma che ci trovi in Draco?" s'informò Robert, giocando con un lungo ciuffo di ricci della sorella. "Voglio dire, è ... freddo, e altezzoso."
"Secondo me la sa più lunga di quanto voglia farci credere." Contestò Fred. "Pensa quante cose gli dirà il caro paparino, a Villa Malfoy."
Kayla, rimase in silenzio, sorridendo. "Sì, è freddo e altezzoso, e la sa più lunga di quanto voglia dire. Ma perché parliamo di lui?"
"Pare che lei sia molto legata al signor Malfoy, signorina Black." Contestò Fred.
Kayla fece delle smorfie che indicavano che gli stava facendo il verso. "Non è vero!"
"Stamattina a colazione eravate seduti vicini." La contraddisse Fred.
"E Pix ha detto di averti vista uscire con lui dalla Sala Comune." Aggiunse George.
"Pix? Davvero, è lui la tua fonte?" li schernì lei. "Robert, per Salazar, difendimi dai tuoi amici!"
"Sai come la penso." Si limitò a dire lui, a bassa voce. "Provi solo a toccarti, che gli faccio passare un brutto quarto d'ora."
"Che palle." Si lamentò lei. "Ero venuta per parlare male di Moody, io."
"Ah, giusto." Disse Fred. "Come vi ha mostrato le Maledizioni?"
"Torturando un ragnetto." Rispose lei, alzando le spalle. "Ma la cosa sconcertante, è ..."
"Povero piccolo." Si intromise George. "Scommetto che era un ragnetto davvero carino."
"Era un ragno come un altro, George!" esclamò Kayla. "Che differenza fa?"
"Certo che sei davvero un'insensibile." La riprese Fred. "Che Serpeverde!"
"Zitto, grifone!" lo schernì lei, ridendo. "Non puoi schierarti dalla parte di tutti gli animali indifesi."
"Giusto." Aderì Robert. "Per quello c'è Hagrid!"
E, insieme, risero. Poi, Robert scorse una sagoma nera e a quattro zampe tra i primi alberi della foresta. Si mise a fissarlo, notando che aveva un'aria più che familiare.
"C'è Padfoot." Annunciò sottovoce.
"Di già?" domandò Kayla. "Che diamine è successo, in un solo giorno?"
Robert puntò il dito sulla testa di Kayla, e il cane in lontananza scosse la testa. Così, Robert si alzò. "Torno tra poco."
I tre annuirono. "Noi cercheremo di estorcere alla cara Kayla la parola d'ordine."
Robert, con la sua solita eleganza innata, scosse la testa e si allontanò. In meno di mezzo minuto raggiunse Padfoot, e poi lo seguì verso una zona priva di alberi della foresta. Lì, subito, il cane riprese le sembianze di Sirius. "Ciao, pulce." Esordì.
"Ciao." Rispose lui. "Che succede?"
"Nulla di grave." Lo tranquillizzò il padre.
"Avevamo detto che per le cose poco urgenti avremmo usato i gufi."
"Promettimi che non ti iscriverai al Torneo." Tagliò corto lui. "Non è per me, cioè anche per me, ma sai, la mamma ..."
"Non posso iscrivermi al Torneo, non ho nemmeno sedici anni." Lo bloccò lui.
"Si, ma sai ... tu e i gemelli ..."
"Ci abbiamo pensato, sì. Ma non mi va di mentire."
"E la gente muore, in questo Torneo."
"In effetti hai ragione." Acconsentì Robert.
"Okay, ora" disse, mettendosi davanti al figlio. "Guardami negli occhi e dimmi che non ti iscriverai al Torneo Tremaghi."
Robert guardò suo padre dritto negli occhi, senza esitazione. "Non mi iscriverò al Torneo Tremaghi, hai la mia parola."
Sirius annuì, soddisfatto. "Bene, ragazzo, ora tua madre forse la smetterà di strillare." Robert sorrise. "Sono fiero di te." Strinse il figlio in un abbraccio colmo d'affetto. "Fai il bravo, okay? Guardati le spalle e tieni d'occhio i tuoi fratelli."
"Sì, mamma." Scherzò lui.
"Ehi!" si offese Sirius.
I due risero insieme. "Stammi bene, Padfoot, e stai attento a Dora e alla mamma." Detto questo, si allontanò di nuovo.
Sirius rimase a guardare la sagoma di suo figlio sparire tra gli alberi, fissando il punto in cui era sparito. Ultimamente, gli capitava spesso di tornare a pensare a quando aveva avuto sedici anni anche lui. Gli piaceva pensare a quando Martha nella sua vita era qualcosa di incerto, non una colonna come lo era ora, vent'anni dopo. Nessuno avrebbe mai detto che dopo due anni di loro sarebbe nato quel ragazzo che aveva appena messo la lealtà sopra alla sete di fama.
Quando Robert era nato, quello sì che era un vero periodo incerto: nessuno sapeva cosa sarebbe successo l'indomani. E poi era arrivato lui, un fagotto dai riccioli neri e scuri che piangeva e alzava i pugni in aria.
E lui, Sirius Orion Black, quando aveva tenuto tra le mani quel fagottino si era sentito completo, amato e al posto giusto.

Rosalie si sedette su una panchina in un parco pieno di gente, con la sciarpa ben stretta al collo e la coda di cavallo ciondolante. Con uno strano sorrisetto Malandrino sulle labbra, aprì la busta gialla.

Ci pensi mai a quanto Robert è cresciuto, invece? Lasciando stare la mia ultima lettera su Kayla. Robert è un giovane uomo. È pronto, è cresciuto: sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sono stato a parlare con lui su ordine di tua sorella, per chiedergli di non iscriversi al Torneo Tremaghi. Lui si è dimostrato leale e pronto a fare la cosa giusta, ha detto che non si sarebbe iscritto, che sa che non ha l'età esatta. È stato giusto.
Dico, Rose, ti ricordi me e James a sedici anni? Le avremmo provate tutte per iscriverci. E forse ci saremmo anche riusciti. D'altronde, noi eravamo i Malandrini. E lui è Robert Black, il nostro erede, ed è degno di esserlo. Perché non solo sembra incarnare me e Prongs alla perfezione, ma è giusto e onesto come Remus. So che non dovrei parlarti di lui, ma so che sai cosa intendo.
Ad ogni modo: sono un padre fiero. Di tutti e tre loro. E sono un marito orgoglioso della fantastica donna che ha sposato.
Sono anche un cognato logorroico, ma scriverti mi fa bene.
Ti voglio bene Rose,
alla prossima sigaretta.


"Che cosa leggi?" domandò una voce sopra di lei.
Rose alzò gli occhi. Era lui: era l'uomo che lì, nel cuore della Francia, sembrava averle ridato la voglia di vivere. "Una lettera di un vecchio amico."
"E che ti scrive questo vecchio amico?"
"Che è un padre fiero e un marito orgoglioso."
"Chi è sua moglie?" domandò, sedendosi accanto a lei. "
"La mia sorellina."
L'uomo sorrise. "Allora è davvero un vecchio amico."
Rose lo guardò divertita. "Che pensavi?"
Lui scosse la testa. "Io non penso. Piuttosto, tornerai da loro?"
"Intendi, in Inghilterra?"
"In Inghilterra, dal tuo vecchio amico e dalla tua sorellina."
"Sì, tornerò a tempo debito: l'ho promesso."
"A chi?"
"Ai loro tre fantastici figli."
"E del mio fantastico figlio che dici?" Rose lo guardò senza capire. "Ti andrebbe di venire a cena da noi, stasera? Come una vera matrigna?"
Il sorriso di Rose abbracciando il suo uomo non era mai stato più sincero.

"Quindi?"
"Ha detto che non si iscriverà."
"Ma sei sicuro?"
"Sono sicuro."
"Lo ha promesso?"
"Ho la sua parola."
"Merlino, Martha, respira." La riprese Remus, davanti al suo piatto di pasta nella cucina di casa Black.
"Quando avrai un ..."
"Quando avrò un figlio capirò, si." Rispose Moony, annoiato. "Se avessi saputo che avresti detto una cosa del genere, sarei andato a cena dai miei."
Martha alzò gli occhi al cielo, prendendo posto a tavola. "Dovresti farlo, ogni tanto: è tua madre, in fin dei conti."
"Ecco, ora mi sembra di sentire mio padre." Sbuffò Remus. "Ma che c'era nel tuo pranzo, si può sapere?"
"No, sono seria!" rispose Martha, ignorando la risata di Sirius. "Parola mia: non avrai mai detto abbastanza volte a tua madre quanto tu le sia grato, quando se ne andrà."
"Hai deciso di giocare con i miei sensi di colpa?"
"Perché, funziona?" domandò lei, ridendo.
"Non te lo dico." Sorrise lui.
Lei rispose con una smorfia.
"Sei stata dal medico?" s'informò Sirius.
Lei, continuando a masticare, annuì.
"E che ha detto?" domandò Remus.
"Che ci siamo quasi." Rispose, pulendosi la bocca. "Le cure ormonali hanno fatto effetto: ho le ovaie di una ventenne."
"Quindi è dall'altra parte il problema!" esclamò Remus, ridacchiando. Sirius gli rivolse uno sguardo. Non gli era ancora andato giù il fatto di essere stato costretto a consegnare un bicchierini pieno di sperma. Tonks ancora rideva per la faccia del cugino quando aveva capito come riempire il bicchierino. Lui era andato avanti borbottando che queste cure babbane andavano decisamente contro la sua virilità, la sua dignità, la sua reputazione e una serie di cose che Martha nemmeno ricordava più.
"Ehi, no." si difese prontamente Padfoot. "Il medico del bicchierino ha detto che il problema erano le ovaie di Martha che erano state ammazzate dallo stress."
"Il mio stress è stato in parte colpa tua!" sorrise lei.
"Scusa, piccola. Nella prossima vita cercherò di non affidare il mio migliore amico a un traditore e di non farmi trascinare in carcere, okay?"
"Non so se nella prossima vita ci sposeremo, io e te." Replicò lei.
Remus sorrise. "Quindi ora che succede?"
"Ora succede che dobbiamo solo continuare a provarci." Rispose lei, versandosi un bicchiere d'acqua. "Mangiare sano e non fumare."
"Continuare a provarci, davvero?" rise Sirius. "L'ultimo round è stato stancante anche per me, Redfort, ed è tutto dire."
Remus scosse la testa ripetutamente. "Le vostre maratone del sesso ve le tenete per voi. Io volevo sapere del quarto erede."
"Oh, vorrei saperne anche io!" rispose Sirius, addentando l'ultimo pezzo di carne. "Tra poco potrebbe essere figlio di Robert!"
Martha scosse la testa, ridendo, e poi si fece di nuovo seria. "Sei sicuro che ti abbia detto che non parteciperà?" domandò.
I due Malandrini, all'unisono sbuffarono un "SIIII!" e alzarono gli occhi al cielo.

"Ha detto che sei nato a metà inverno?" domandò Robert, ridendo, camminando accanto a Harry verso la Sala Grande per Cena.
"Esatto." Rispose Harry, scuotendo la testa. "Capelli scuri, bassa statura, 'due tragiche perdite così presto' sono tipiche di chi nasce a metà inverno!" sorrise.
"Giusto. Come diamine ho fatto a vivere quasi sedici anni senza la Cooman?" rispose lui, sorridendo nello stesso modo Malandrino.
In quel momento, si sentirono i toni soavi di Kayla provenire dall'altro lato del corridoio.
"Smettila, Draco, sei patetico!" stava dicendo. "Non hai nulla di meglio da fare che rompere le scatole ha chi ha due dita di cervello più di te?!"
"Zitta, ragazzina!" rispose lui. "Stavo parlando con Weasley, non con te!"
"Se hai un problema con gli amici di mio fratello hai un problema con me!"
"E se hai un problema con lei hai un problema con noi." Si intromise immediatamente Harry.
"Ti avverto, Malfoy, se ci tieni alla tua bella faccia di merda stai attento a quello che fai." Aggiunse Robert, schierandosi con Harry accanto a Kayla e Ronald.
"Non mi fate paura, voi Black in versione filobabbana." Rispose lui.
Harry ghignò. "Tieni comunque chiusa la tua boccaccia: il tuo parere non interessa a nessuno."
Harry e gli altri voltarono le spalle per andarsene, mentre Kayla, con i capelli raccolti da una bacchetta di legno e la cravatta larghissima, rimase a fissare Draco negli occhi, scuotendo la testa. Anche lui la guardava, e sembrava quasi che nel suo sguardo ci fosse un velo di dispiacere.
Robert posò una mano sulla spalla della sorella. "Kayla, andiamocene." Le sussurrò con tono dolce.
Lei distolse lo sguardo dagli occhi di ghiaccio di Draco. "Si, andiamocene." Rispose, sottovoce.
Quando anche Kayla si fu voltata e i quattro avevano ormai mosso i primi passi, si sentì un terribile rumore.
Harry, Robert e Ron sentirono qualcosa di incandescente graffiare i loro visi, e prima che potessero afferrare le bacchette e contrattaccare, un secondo rumore.
Il professor Moody, zoppicando, stava scendendo la scalinata di marmo e puntava la bacchetta contro il punto in cui prima Draco Malfoy sfoggiava tutta la sua esuberanza, e ora c'era un furetto fluttuante.
"LO LASCI!" strillò subito Kayla, stupendo tutti.
"Eh no, ragazzo, parliamoci chiaro!" strillò lui, ignorando la giovane Serpeverde. "Non mi piace chi attacca alle spalle, sia ben chiaro! È una cosa da codardi, è una cosa, vile, infame, e ..."
"LO LASCI!" ringhiò di nuovo Kayla. "Nemmeno questo mi sembra troppo leale, signore!" puntò i piedi e fulminò Moody con lo sguardo con una cattiveria degna dei colori della sua divisa e del cognome che portava.
"Non accetto lezioni di lealtà da una serpe, Black!"
"E io non accetto lezioni di coraggio e lealtà da un uomo adulto che trasforma un quindicenne in un furetto!"ringhiò di nuovo lei.
"Moody!" tuonò la voce della McGranitt all'inizio della scalinata. "Moody, quello è ... quello è uno studente?"
"Sì, è Draco Malfoy!" rispose immediatamente Kayla.
"Alastor!" disse la McGranitt, sfoggiando il suo tono più severo. "Alastor, noi non usiamo la Trasfigurazione per punire gli studenti!" estrasse la bacchetta e con un solo, meccanico movimento, riportò Draco alla sua forma umana.
Era steso a terra, con i capelli biondi spettinati e si rialzò tremante e rosso di vergogna.
"Noi diamo punizioni, Alastor, o parliamo con il direttore della Casa del ragazzo!" strillò ancora la McGranitt.
Kayla si chinò a guardare Draco. "Stai bene?"
Lui aveva gli occhi gonfi per il dolore della trasformazione e per l'umiliazione. "S-si." Balbettò, alzando lo sguardo. "Grazie, Kayla ..." sussurrò.
Lei sorrise. "Dovere, compagno." Gli disse.
"Beh, che avete tutti da guardare?!" sbottò Robert verso la folla di studenti che si era creata attorno alla scena. "Lo spettacolo è finito. Circolare!"
Harry e Ron sorrisero, seguendo immediatamente il suo esempio, invitando tutti ad andarsene mentre la McGranitt rimproverava Moody come si rimprovera un bambino colto a rubare le caramelle e Kayla, con aria dolce, tendeva una mano a Draco per aiutarlo a rialzarsi.
Robert si concesse di voltarsi un secondo per guardare sua sorella e Malfoy,
Oh, quello sarebbe stato senz'altro un anno scolastico fuori dal comune. 

La settimana in cui cadeva il compeanno di Robert arrivò di pari passo con le prime foglie arancioni che, silenziosamente, cadevano dagli alberi.
L'eccitazione per l'annuncio del Torneo Tremaghi non era ancora passata, soprattutto ai gemelli Weasley: dopo aver saputo che Robert non avrebbe tentato di partecipare, avevano comunque deciso di coinvolgerlo nella scelta della strategia migliore per riuscire ad essere ammessi. La McGranitt si era categoricamente rifiutata di rivelare loro come avvenisse la selezione, così loro erano stati costretti a fare delle ricerche in biblioteca.
Il giorno prima del compleanno di Robert, un giovedì sera, il giovane Black ed i gemelli Weasley tornarono in Sala Comune con un gran mal di testa dato dalle ricerche sui libri. Appena attraversarono il buco del ritratto, però, trovarono Harry e Ron che li guardarono con compassione. Prima che Robert potesse domandare loro cosa li portasse a guardarli così, Hermione li assalì, con in mano una scatola piena di spille.
"Lo sapete che nelle cucine ci sono almeno cento schiavi che lavorano per voi?"iniziò.
"Sì." Le disse Robert, scrutandola: sembrava davvero agguerrita. "Che cosa sono queste spille?"
"Ho fondato un movimento contro lo sfruttamento degli elfi." Rispose lei, sicura.
"Tu hai fatto che cosa?!" domandò Fred, prendendo una spilla e mostrandola anche al gemello.
"Un comitato per la liberazione degli elfi che si chiama 'crepa'?" domandò il rosso.
"Non 'crepa', George" puntualizzò la ragazza "ma C.R.E.P.A.!"
"Beh, ora è tutto più chiaro!" scherzò Robert.
"Robert ti ricordo che tu hai preso a calci la mia dignità, quindi ..."
"Che ho fatto io?!" domandò lui, incrociando le braccia sul petto.
"... sei moralmente obbligato a comprare una di queste spille."
"No, ti prego, torniamo sulla storia della dignità un secondo."
Fred e George si guardarono, confusi: sapevano tutti che prima o poi quei due sarebbero arrivati alla resa dei conti, Kayla li aveva avvertiti. C'era ancora tanto rancore da entrambe le parti e tante cose da dire, quindi la Serpeverde aveva categoricamente escluso che quella fosse una storia chiusa.
Anzi: tutt'altro.
Harry lo vide negli occhi di suo fratello: quello che provava per Hermione era ancora forte, non lo aveva soffocato, non l'aveva dimenticata come diceva a tutti. Robert c'era ancora dentro con entrambe le scarpe, ed Hermione pure.
"Robert, la spilla!" strillò lei, sgranando gli occhi.
"Non ti darò nemmeno uno zellino se non chiuderai almeno una volta questo discorso." Ribatté lui.
"Non c'è nessun discorso."
"Lo hai detto tu!"
"Che cosa ho detto?"
"Che ho preso a calci la tua dignità."
"Beh, neghi di averlo fatto?"
"Mi sfugge l'occasione in cui l'ho fatto."
Hermione alzò la testa, come a cercare di tenere alto il suo orgoglio. "Hai rivisto Alexandra mentre noi ... si, insomma, mentre uscivi con me!"
Robert si guardò attorno con aria furiosa. "Alexandra? Davvero, Hermione?" ringhiò.
"Davvero, Robert!"
Robert scosse la testa e sorrise, sarcastico. "Sei patetica."
"Io sarei patetica, davvero?! Tu hai rivisto la tua ex mentre ..."
"L'unica ragazza che sia mai stata tanto importante da essere degna di essere chiamata 'ex' è qui davanti a me, Hermione." Rispose lui, freddo.
Lei rimase leggermente scossa da quelle parole. "Sta di fatto che ..."
"Che mi hai lasciato tu, Hermione."
Robert era appoggiata allo schienale del divano davanti al fuoco, e la guardava con gli occhi grigi pieni di tristezza e rancore, ma allo stesso tempo desiderio e cose belle. Lei aveva gli occhi ambrati pieni di quei pensieri che fanno rumore.
"Beh, buonanotte." Disse Harry, facendo segno ai tre Weasley di andarsene. Quando i quattro si fuorono dileguati, Hermione abbassò lo sguardo.
"Mi hai fatto male."
"Te lo sei fatta da sola, piccola." Rispose lui, avvicinandosi. "Io ero lì, pronto a darti tutto. Ho incontrato Alex, è vero, ma ci siamo visti per caso in un bar. Ci siamo voluti bene, è innegabile, l'ho amata moltissimo, e anche questo innegabile. Parlavamo della sua vita, della mia, di quella della bambina, di ciò che non siamo mai stati. Sapeva di te, lo sapeva benissimo, e, dannazione, lo ha fatto apposta. Io ero felice con te Hermione, felice come non ero mai stato, forse. Ti sei lasciata influenzare da ..."
"Dalla voce dell'amore della tua vita accanto a te al telefono!"
"Dalla voce di chi? Dannazione, Hermione, ho sedici anni, e ..."
"Lei stata comunque l'amore della tua vita!"
"Oh, certo: aspettava una bambina da un altro ed è sparita dopo averla messa al mondo, però per te Alexandra è l'amore della mia vita!"
"Non conta cosa avete o non avete fatto, conta ciò che lei è stata per te."
Lui le posò l'indice sul petto. "Tu" disse. "Tu saresti potuta essere molto di più."
"Nessuna sarà mai più di lei, per te."
"Sai cosa è, lei? Un fantasma. Un ricordo. Niente di meno, niente di più. Mettere da parte i ricordi con te era dannatamente facile."
"Tu la ami." Replicò lei.
"Io l'ho amata. Ma ero pronto a rimettermi in gioco."
Hermione si morse il labbro. "Hai rovinato tutto, Robert."
"No, non sono stato io a farlo." Rispose lui. "Ma tu sei troppo convita del contrario."
"Non è vero!" replicò lei, alzando la voce. "Io stavo bene con te, Robert, Merlino solo sa ..."
"Merlino solo sa quanto avrei potuto amarti, Hermione Jean Granger, ma se vuoi prendertela con qualcuno per la fine della nostra storia, ti consiglio di guardarti allo specchio!" ringhiò di nuovo, prima di prendere a calci una sedia.
"Stai esagerando." Disse lei, rimanendo immobile, ma con voce tremante.
"Ah, certo: è sempre colpa mia."
"Mi stai vomitando addosso cose che ..."
"Ti sto vomitando addosso come sono stato."
"No, mi stai vomitando addosso il tuo rimpianto."
"Non ho rimpianti, non con te." Si passò una mano nei capelli, nervoso.
"E con Alex?"
"Stiamo parlando di Alexandra o di noi due?! Perché Alexandra non c'entra niente, con noi due."
"Non mi stai capendo." Rispose lei, sottovoce.
"Hai ragione: è da quando è finita che non ti capisco."
"Bene!" strillò lei.
"Benissimo!" replicò lui.
Lei si diresse verso le scale. "Fai ciò che vuoi della tua vita senza rimpianti, Robert Sirius Black, perché indovina: io da questo momento non ne faccio più parte! In nessun modo!"
"Perfetto!" urlò, pieno di rabbia.
"Buonanotte!" rispose lei.
"Che tu possa avere gli incubi!"
"Oh, non ti preoccupare, se sognerò te saranno senz'altro incubi!"
"Se sogni me è perché ti penti!" rispose lui.
Lei ormai era alla fine delle scale, e lo guardava dall'alto. "Non immagini come si sta bene senza quell'arrogante di Robert Black!"
"Oh, guardatemi, sono Hermione Granger e devo sempre avere ragione! Difendo gli elfi domestici perché non ho nulla di meglio da fare nella vita e devo sempre avere l'ultima parola!" rispose lui, alzando la voce di parecchie ottave.
"Esatto!" rispose lei, entrando nel dormitorio.
"Si, scappa: è ciò che sai fare meglio!"
"Vaffanculo!"

Robert si lasciò cadere sul letto, con espressione ancora furiosa. Osservò la foto della sua famiglia che teneva sul comodino, e prima che potesse sospirare o pensare di chiamare Tonks, si accorse che Fred lo stava guardando. "Allora, ehm ..." iniziò il rosso.
"Non dire niente."
"Come potrei? Htoccato il fondo con 'difendo gli elfi domestici perché non ho nulla di meglio da fare'."
"Ci hai sentiti?"
"Amico, tutta Hogwarts vi ha sentiti."
Robert storse il naso.
"Ho scritto a Tonks di farsi viva al più presto."
Il primogenito Black improvvisò un finto sorriso. "Fred?"
"Sì?"
"Domani è il mio compleanno."
"Teoricamente, 'domani' arriverà tra sette minuti."
"Prendi qualcosa di forte da bere, allora."

Otto minuti e cinque bicchierini di vodka babbana dopo, Harry entrò nella stanza del fratello de dei gemelli Weasley. Trovò Robert steso sul letto con i piedi sul cuscino e la testa che quasi toccava terra.
"Harry!" esclamò. "Perché cammini sul soffitto?"
Il nuovo arrivato lo guardò per un secondo, poi sentì un rumore provenire dal bagno, e pensò che quello non poteva che essere un conato di vomito.
"Hai bevuto?" domandò, ma la risposta era ovvia.
"Ho litigato con Hermione."
"Questo lo sanno tutti."
"E poi abbiamo brindato!"
Il suo tono di voce era decisamente alticcio.
"Quindi hai bevuto."
"Non c'è nulla di male."
"Cosa hai bevuto?"
"Quella cosa trasparente che piace a zia Rose."
"Vodka?!" esclamò Harry.
"Sì, quella! Ma George ha esagerato."
"Chi ve l'ha portata?"
"Segreto!" esclamò Fred, dal bagno.
"Comunque" esordì Harry. "credo sia ora per voi di dormire."
"Ho sedici anni!" esclamò Robert.
"Si, e domani avrai un mal di testa terribile."
"Sembri la mamma."
"La mamma ti ammazzerebbe, vedendoti così."
Robert scoppiò a ridere. "Si, hai ragione."
"Quindi, dormi."
"Va bene, mamma."
Harry si avvicinò al letto del fratello e gli sussurrò all'orecchio. "Se non ti metti a dormire, dico a Kayla che siete ubriachi."
Robert si allarmò e fece per mettersi a letto, ma si mosse con una goffaggine che non gli apparteneva e scivolò a terra.
Harry, guardandolo, non poté fare a meno di sorridere. Robert, a terra, continuò a muoversi come una foca.
"Robert, a dormire." Gli ordinò. "Veloce."
Robert, con ancora la divisa addosso, si stese sul suo letto, e puntando sull'effetto dell'alcol, crollò a dormire immediatamente.

Quando si svegliò erano le otto passate. Si guardò attorno, sentendosi la testa pesante e gli occhi stanchi. Trovò Fred addormentato a terra, e George addormentato al contrario nel letto di Fred.
Sentiva uno sguardo familiare puntato nella nuca, e quando si girò cercò di mantenere l'espressione più sorpresa di sempre. "Buongiorno, principessa."
Kayla, seduta sul letto di George, lo guardò furioso. "Sedici anni di fratello deficiente."
"Oh, è il mio compleanno." Disse.
"Perché Fred dorme per terra?" domandò Kayla.
"Perché Fred dorme per terra?" ripeté Robert.
"E perché il bagno puzza di vomito?"
"Si vede che qualcuno ha vomitato."
"Immagino che sia la stessa persona che ieri ha detto a Hermione che ..."
"Ha iniziato lei!" si difese Robert.
"Hai idea di come ci starà male?" replicò la Serpeverde.
"Porco Salazar, Kayla, perché non pensi mai a quanto male ci starò io?!"
"Perché tu le hai detto delle cose orribili!"
"Beh, lei non ci è andata leggera!"
"Avete esagerato!"
"Bene!" esclamò il maggiore. "Quando vorrà chiedermi scusa, sarò qui."

"Quanto puoi essere stupido da uno a 'Robert Black'?"
"Il livello 'Ninfadora Tonks' dove si trova?"
Tonks sorrise, davanti alla solita Burrobirra. Erano passati tre giorni dal ventitré settembre, eppure Robert era ancora furioso.
"Hai parlato con Hermione?"
"No." rispose lui, sorseggiando la bevanda magica.
"Hai intenzione di farlo?"
"Per cosa, per sentirmi dire che sono uno stronzo arrogante?"
"Neghi di esserlo."
"Sì e no."
Tonks fissò il cugino, inclinando leggermente la testa. "Tu non hai tutte le rotelle a posto."
"Beh, immagino che sia per questo che sono il tuo migliore amico."
Tonks sorrise. "Oh, a proposito! Buon compleanno."
Tonks gli allungò sul tavolo una cornice di legno chiaro con una fotografia che ritraeva due bambini sorridenti seduti l'uno sull'altra su un divano di pelle rovinata. Il primo aveva pochi mesi e dei riccioli scuri, e stava in braccio ad una bambina con i capelli sorprendentemente rosa.
Lui quasi si commosse vedendo come la Tonks bambina lo accudiva e lo stringeva a sé, come volesse proteggerlo da ogni male.
Quando sfiorò la cornice di legno con le dita, apparve una scritta argentata: il mondo fa un po' meno schifo se ci sei tu accanto a me.
"Tonks, è ..."
"Una cosa schifosamente tenera, lo so."
"No, è il regalo più bello che mi abbiano mai fatto."
Tonks sorrise, e lui si rese conto di una cosa: non aveva bisogno dell'amore di Hermione, perché alla fine esistevano moltissime forme di amore. Uno, sicuramente, era quello fraterno che provava per Tonks, per Fred e per George. Poi c'era quello per Harry e Kayla, quello per Martha, Sirius, Rose e Remus.
L'amore di Hermione, l'amore di quella storia stroncata, non gli era strettamente necessario. Lui era amato, era felice così, con una famiglia e degli amici.
"Hermione non sa cosa si è persa." Gli disse Tonks, guardandolo.
Lui sorrise, straordinariamente felice.

Settembre lasciò il posto a ottobre, al freddo e alla pioggia. L'estate era un lontano ricordo, e i giorni passavano lenti. I professori li riempivano di compiti, Hermione continuava a sostenere il C.R.E.P.A., e Kayla consumava almeno un pasto al giorno al tavolo Serpeverde, Robert finì in punizione una mezza dozzina di volte, naturalmente insieme a Frede George. Kayla ricevette la sua prima E in Trasfigurazione, e la McGranitt non mancò di farle notare che quel voto era degno di suo padre e suo zio. Kayla aveva smesso di farsi domande sulla vita di Regulus Black: Sirius non ne parlava mai, Robert rispondeva monosillabi, e le varie versioni che aveva raccolto si contraddicevano tra loro. Alcuni sostenevano che fosse un eroe, altri un codardo.
Quel giorno, verso la fine di ottobre, fu annunciato che le delegazioni di Beauxbatons e Durmastrang sarebbero arrivate il giorno dopo alle sei del pomeriggio. Era il trenta ottobre e nessuno prestò particolare attenzione alle lezioni, che terminarono con mezz'ora d'anticipo. Robert lasciò l'aula di Trasfigurazione chiacchierando con una ragazza di Tassorosso, per poi mettersi in fila con tutti quelli del quinto anno davanti al portone di Hogwarts. Individuò velocemente Harry nella fila davanti a lui, e in terza fila notò Kayla intenta a parlare con Astoria Greengrass. Quando la giovane Black si girò a guardare il fratello maggiore, lui si portò due dita sotto gli occhi per poi puntarle verso di lei: Kayla, in tutta risposta, gli fece una linguaccia, e lui rise. Quando anche Harry si voltò a guardare Robert, questo si limitò a strizzargli l'occhio in segno d'intesa.
I primi ad arrivare furono gli allievi di Beauxbatons, a bordo di una gigantesca carrozza gigante dalla quale scese una donna che – Kayla ne era sicura – superava senza difficoltà i due metri d'altezza. Si presentò come Madama Maxime, e si raccomandò con Silente dicendo che i suoi cavalli bevevano solo Whisky di manto.
Robert sorrise, ma pochi minuti dopo, un gigantesca nave si mostrò a poco a poco, uscendo dal lago. Tutti i ragazzi che ne uscirono sembravano essere di stazza massiccia, ma poco dopo Robert notò che era perché tutti indossavano delle folte pellicce.
Quello che sembrava essere il Preside, salutò Silente con un calore palesemente falso, chiedendo di poter entrare perché uno dei suoi studenti aveva il raffreddore. Robert stava per cercare lo sguardo di Fred e George, dietro di lui, quando furono loro a cercare lui.
"Oh, Godric, quello ..." esclamò Fred.
"Quello è Viktor Krum!" concluse George.

"Ma ti rendi conto?!" esclamò Ron.
"Non pensavo andasse ancora scuola." Rispose Robert.
"Evidentemente anche lui ha un cervello." Replicò sarcastica Hermione.
Robert la ignorò, come era abituato a fare da più di un mese.
Krum, intanto, si era seduto al tavolo dei Serpeverde, accanto a Draco Malfoy e alla sua ristretta cerchia di amici Purosangue.
"Renditi conto che tua sorella è a soli tre posti di distanza da Viktor Krum!" esclamò Fred.
"Probabilmente non se ne rende nemmeno conto." Disse Ron, la cui attenzione fu immediatamente rapita da una bionda di Beauxbatons, la quale però sembrò più interessata a Robert.
Ron aveva ragione, però: per Kayla, la presenza di Viktor Krum era assolutamente indifferente. Per Astoria Greengrass, invece, l'attenzione di Krum era diventata la priorità.
"Mi sta guardando?" domandò la giovane Purosangue a Kayla, per la millesima volta.
"No." rispose lei.
"E adesso?"
"No, Astoria."
"Sicura? Controlla bene."
"Smettila." Replicò la giovane Black.
"Ehi, tu." Tuonò una voce profonda alla sinistra di Kayla.
Quando la giovane Black si voltò, alzò le sopracciglia: ad averla chiamata era stato proprio Krum. "Sì?"
"Mi zembri annoiata." Replicò lui.
"Tu non sei annoiato da tutta la gente falsa che ti gira attorno, invece?"
"Black!" la richiamò Draco. "Scusala, Viktor, si sente messa in soggezione."
L'attacco improvviso di tosse di Kayla ebbe un suono straordinariamente simile a 'egocentrico'.
"Quale è tuo nome, Black?"domandò Krum.
"Kayla." rispose lei. "Kayla Lily Black."
"Io mi chiamo Astoria!" esclamò la Greengrass, ricevendo da Krum solo un veloce sguardo.
"Bel nome, Kaya."
"Kayla." puntualizzò lei, alzando gli occhi al cielo.
Quando si voltò verso i suoi fratelli, non fu per niente sorpresa nel vedere che Harry, Ron, Fred, George e Robert allungavano il collo per vedere meglio quanto appena successo.
Silente annunciò che i campioni sarebbero stati estratti la sera dopo, e gli studenti esplosero in un generale stato di eccitazione. Venne così introdotto il Calice di Fuoco, scrutato da tutti come fosse una creatura mitologica. Kayla scosse la testa, annoiata: i maschi erano tutti così stupidi.

"Che ti ha detto?"
"Chi?"
"Come chi? Krum!"
Kayla osservò Fred come per capire se stesse scherzando. Erano seduti a fare colazione al tavolo Grifondoro, ad un orario insolito per il sabato mattina.
"Ha detto che non diventerà mai tuo amico." Rispose la giovane Serpeverde, sorseggiando il caffelatte.
"Quanto sei simpatica, a volte." La schernì il rosso.
"Sai che gira voce che Cedric Diggory abbia messo il suo nome nel Calice?" rispose lei.
"Si, l'ho visto io."
"Hai intenzione di proporti?"
"Si, tra poco."
"E che aspetti?"
"Che ti mi dica cosa ti ha detto Krum."
"Ah." Si limitò a dire lei. Così, con aria disinteressata raccontò che Krum le aveva detto che gli sembrava una persona annoiata. Poco dopo, George raggiunse il fratello e, insieme a Lee Jordan, posarono un bigliettino con il loro nome nel Calice. Tempo pochi secondi, e furono gettati all'indietro come da una mano invisibile. Quando atterrarono a terra, i due gemelli sfoggiavano due fantastiche barbe bianchissime.
Le risate di Robert Black riempirono la Sala Grande, tant'è che anche Kayla, per riflesso, scoppiò a ridere.

Quel giorno, l'ora di cena sembrava non arrivare più. Quando finalmente arrivò, i ragazzi presero posto, e Kayla, contro il parere di tutti, si rifiutò di sedersi di nuovo al tavolo della sua Casa. Mangiarono in fretta, mentre Robert domandava ai due fratelli se avessero scritto ai loro genitori.
"Perché?"
"Beh, è Halloween." Contestò Robert.
Harry annuì lentamente: come ogni trentun ottobre, quella mattina si era svegliato all'alba per passeggiare sul lago. Martha gli aveva raccontato che era una cosa che James e Lily amavano fare. "Sì, mi ha detto di stare attento e di farle sapere subito chi sarà il campione di Hogwarts." Rispose.
"Non hai visto in giro Padfoot?" domandò Kayla.
"Non si è scomodato." Rispose Harry. "Credo che al Ministero abbiano molto da fare per il Torneo."
Robert annuì, mangiando una specialità francese che gli ricordava tremendamente sua nonna Marie.
Poco meno di dieci minuti dopo, tutti ebbero finito di trangugiare la cena, e, in febbricitante attesa, guardarono il Calice di Fuoco.
Silente gli si avvicinò e le fiamme del Calice divennero rosse. Venne così annunciato che Viktor Krum sarebbe stato il campione di Durmstrang, e fu avvolto da un applauso generale. I tre Presidi si congratularono con lui, a prima che gli applausi finissero, il Calice gettò il secondo bigliettino, e Silente annunciò come campione di Beuxbatons una bionda di nome Fleur, e meno di un minuto dopo il Calice scelse l'ultimo biglietto.
Il tavolo Tassorosso esplose: Cedric Diggory era il campione di Hogwarts!
Robert alzò un sopracciglio, sorseggiando del succo di zucca. "Prevedibile."
"No!" esclamò Ron, nello stesso istante. "Non Bambolo Diggory!"
Kayla si costrinse ad applaudire. "Non puoi dire che non sia carino, però."
Robert alzò gli occhi al cielo, mentre Silente sorrideva agli studenti. "Ottimo! Sono sicuro che i tre campioni avranno tutto il vostro appoggio, e ..." in quel momento, le fiamme divennero nuovamente rosse. Kayla sentì chiaramente che ogni persona presente nella Sala Grande trattenne il respiro nel momento in cui Silente allungò la mano verso un quarto bigliettino. Lo fissò per qualche secondo alla luce delle fiamme, e poi, con voce ferma lesse ad alta voce il quarto nome.
"Harry Potter."
Kayla spalancò la bocca e Robert strabuzzò gli occhi, mentre ogni persona presente nella Sala Grande si mise ad osservare Harry.
"Credo che questa sia l'occasione buona per scomodare mamma e papà." Sussurrò Kayla.
"Oh, puoi dirlo forte." Rispose Robert.
"Prendi tempo." Gli rispose lei, in un sussurro.
"Cosa?"
"Prendi tempo prima che possano prendere una decisione senza di loro!"
"Andate a chiamare immediatamente i signori Black, per cortesia." Esclamò Silente, dopo qualche minuto di silenzio. La McGranitt si alzò e corse via, mentre Robert cercava di pensare alle parole di Kayla: prendi tempo.
Robert, immediatamente, si alzò in piedi. "Ci deve essere un malinteso, signori." Annunciò, con un tono caldo e pacato degno del padre. "Sono pronto a giurare che mio fratello non abbia messo il suo nome nel Calice, signor Preside."
"E io ti credo, signor Black" rispose il Preside "ma allora perché il nome del signor Potter è stato scelto dal Calice?"
"Se posso permettermi, signore, non sarebbe la prima volta che qualcuno se la prende con Harry."
"C'ha ragione!"esclamò Hagrid.
Robert gli rivolse un leggero inchino, con il solito sorriso gentile.
"Non ha diciassette anni!" esclamò una voce ben conosciuta alla sinistra di Robert.
"Che perspicacia, Draco." Rispose il giovane Black, senza mai perdere il tono gentile.
"Come ha fatto a superare la Linea dell'Età?" domandò di nuovo il biondino.
"Evidentemente, non lo ha mai fatto." Rispose Kayla, fulminando il compagno con lo sguardo.
"Harry è rimasto sempre accanto a me – o a Ronald – nelle ultime ventiquattr'ore, e sia io che lui siamo pronti a giurare che mio fratello non si è nemmeno avvicinato alla Linea dell'Età."
Ron annuì, convinto.
"La tua parola vale poco, Black!" esclamò Vincent Tiger.
"Vale sicuramente molto più della tua, Tiger." Rispose prontamente il Grifondoro.
Silente posò il suo sguardo su Harry, che lo osservava a sua volta con sguardo spaventato. "Harry, Harry Potter! Vieni qui, per favore!"
Robert gli fece segno di rimanere seduto, mentre Hermione lo incitava ad alzarsi. "Harry non andrà da nessuna parte senza di me, signore."
"E senza di me." Aggiunse Kayla.
"I vostri genitori stanno arrivando, Robert: so che hai il compito di proteggere i tuoi fratelli, ma ..."
"Non lo faccio per ordine di mia madre o di mio padre, Preside: lo faccio perché se qualcuno facesse del male a Harry o Kayla non risponderei di me."
Parecchie ragazze di Corvonero lo osservarono con occhi sognanti. Silente parve pensarci su, poi tornò a guardare Harry. "Harry, tu e i tuoi fratelli siete pregati di raggiungere gli altri campioni, in via del tutto eccezionale, in attesa dell'arrivo dei vostri genitori."
Kayla e Harry si alzarono, per prendere posto accanto a Robert. Silente indicò loro una porta, la stessa porta in cui erano entrati i tre campioni, e i tre fratelli se ne andarono avvolti nel silenzio generale.
Entrarono in una stanza piccola e calda, e i tre campioni li guardarono perplessi.
"Che succede?" domandò Cedric, osservando i tre nuovi arrivati.
Harry aprì la bocca, cercando di spiegare razionalmente quanto appena accaduto, ma si accorse di non riuscirci: non esisteva una spiegazione logica o razionale a quello a cui aveva appena preso parte.
Ludo Bagman, dietro di loro, Direttore dell'Ufficio per i Giochi e gli Sport Magici, rideva di gusto. "Tutto ... straordinario!" esclamò, trovandosi sei paia di occhi a fissarlo. "Vi presento, signori e signora, il quarto campione del Torneo Tremaghi!" afferrò il braccio di Harry e lo alzò, con aria fiera, probabilmente aspettandosi applausi o qualche altro segno d'approvazione, ma ottenendo solo il silenzio.
Pochi secondi dopo, una voce fredda ma familiare riempì i cuori di Kayla, Robert e Ron di gioia.
"Giù le mani da mio nipote, Bagman."
Quando l'uomo si girò, inciampò negli occhi freddi di Rosalie Elizabeth Redfort. 

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