l'idea del secolo
Robert e Hermione guardavano l'alba accarezzare il Lago Nero, mano nella mano.
Lei, senza esitare, gliel'aveva afferrata per trascinarlo di corsa fino a lì, indossando una felpa e i pantaloni del pigiama, mentre lei era già in divisa. Afferrare la mano di Hermione, essere di nuovo a contatto con la sua pelle morbida, per Robert fu come tornare a casa. E ora la sentiva pensare, accanto a lui, guardando i colori dell'alba di cui non si sarebbe stancato mai.
"Buon diciassettesimo compleanno, Robert." Sussurrò lei.
"Perché mi hai portato qui, Hermione?" domandò, senza esitare.
Lei si girò a guardarlo. "Perché ci sono stati dei giorni in cui il sole non sorgeva. E facevo una fatica blu ad alzarmi dal letto. I colori non esistevano più, e sembrava impossibile sopravvivere. Ma poi sai che succede? Si sopravvive. Solo che io non voglio solo sopravvivere. E nemmeno tu lo vuoi. Tu non meriti di sopravvivere, tu meriti di vivere. Noi meritiamo di vivere."
Lui la guardò nel modo in cui l'aveva sempre guardata, con un mondo intero negli occhi, con la luce nello sguardo, le posò una mano sul viso e le sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. "Oh, Hermione, tu sei ..."
"Ascolta, noi non saremo mai perfetti. Mai. Ci ho messo un po' di tempo per capirlo e ancora di più per accettarlo, ma non lo saremo mai, perché c'è stato qualcuno prima di me e magari ci sarà anche qualcuno dopo, non lo so, ma il punto è che non posso rimanere arrabbiata perfetta perché ti sei innamorato di un'altra prima di me, non posso tenerti il broncio e fingere di non amarti perché per me ci sei sempre stato solo tu mentre per te no. Non posso."
"Piccola, non ..."
"No, lasciami finire. Il mondo sta andando a rotoli, probabilmente scoppierà un'altra guerra e davvero pochi dei nostri arriveranno alla fine, ma noi, io e te possiamo splendere in mezzo alla tempesta, se solo lo vogliamo."
"Hermione, ora non ..."
"Non ho finito! Possiamo splendere, e ..."
"Sta' un po' zitta, Granger, voglio baciarti."
"Martha!"
Martha aprì un occhio, maledicendo il marito.
"Martha, sveglia! Guarda cosa ci ha portato Malocchio!"
"Che ore sono?"
"Le sei e ventisei." Esclamò lui, sedendosi al bordo del letto dalla parte della moglie. "Malocchio mi ha appena dato questa ..."
"Ma a che ora ti sei svegliato?" domandò, mettendosi seduta.
"Non ho dormito, comunque, questa foto del primo Ordine! Guarda quanto eravamo belli!"
"Le sei e ventisei per una foto di noi da giovani? Davvero?"
"Senti Redfort, oggi siamo più vecchi che mai, e ... insomma, guarda questa dannata foto!"
Martha notò l'entusiasmo negli occhi grigi di Sirius e si costrinse a condividerlo quando prese in mano quella vecchia fotografia magica, vedendo una lei sorprendentemente bionda e giovane accennare un sorriso con una mano in tasca, accanto a Lily e a James, con le spalle sempre coperte da Remus. Ricordava il giorno in cui era stata scattata quella fotografia in modo fin troppo nitido, come tutti gli altri giorni della guerra. Ricordava che James aveva deciso di insegnare a Robert a volare, quel giorno, e il piccolo Black in sella alla sua prima scopa aveva rotto un vecchio vaso della nonna di Marie. Ricordava la riunione dell'Ordine che contava più morti del giorno prima e meno di quelli del giorno dopo, ricordava Sirius che leggeva favole a Robert per farlo addormentare e ricordava Remus e Rose che litigavano mentre Frank e Alice parlavano di 'avere bambini'. Ricordava tutto, e vide nel riflesso di quella foto, tutta gente che se ne era andata.
Per la prima volta dopo anni Martha varcò la soglia del San Mungo come visitatrice. Ci era stata molte volte in veste di Auror, ma mentre camminava a testa alta per i corridoi verso la stanza di Alice e Frank si rese conto che non aveva avuto senso nascondersi da tutto questo.
Alice era invecchiata, anche se probabilmente non se ne rendeva conto. I suoi capelli erano molti di meno e i suoi occhi erano circondati da piccole rughe.
"Buongiorno, signora Black." Disse l'infermiera che stava controllando il battito cardiaco di Frank. "Qui intorno non la si vedeva da un po'. Come stanno i ragazzi?"
"Benone." Rispose lei, con un filo di voce. "Come stanno i miei amici?"
"Alice ha la pressione leggermente più alta del solito, oggi, ma nulla di preoccupante. Frank ha appena avuto la febbre ed è sotto antibiotici, quindi presti attenzione."
Martha annuì, sedendosi accanto al letto di Alice. La guardò e vide il tempo trascorso che aveva segnato il suo viso, e si rese conto che se in quella stanza ci fosse stato uno specchio, anche nel viso riflesso davanti a lei il tempo quel giorno avrebbe avuto più peso del solito.
Robert, molto lontano da quella stanza incolore, stava compiendo diciassette anni, si disse. Da quel momento era completamente autonomo, almeno per la legge, da quel momento Martha non avrebbe più dovuto rispondere per lui. Da quel momento, Robert poteva camminare sulle sue gambe.
Ma Martha, guardando Alice, si rese conto che anche se Robert ora poteva cavarsela da solo, lei, che era sua madre e lo sarebbe sempre stata, lo avrebbe protetto ad ogni costo comunque.
Robert si emozionò quando indossò di nuovo la divisa da Quidditch. Aveva pensato di proporsi come Portiere e lasciare il ruolo di Cacciatore, ma la verità era che lui era sempre stato un Cacciatore. Aveva imparato i trucchi da Rose, che era stata Cacciatrice di Grifondoro per cinque anni.
E poi era forte, si disse.
La divisa rossa e oro gli calzava ancora a pennello, e la scritta 'Black' cucita da Molly sembrava splendere. Si infilò i guanti e uscì dal bagno della stanza con aria fiera, trovando un familiare cane nero appollaiato sul suo letto. Gli sorrise e scosse la testa. Certe cose non sarebbero mai cambiate.
Martha alzò il calice di Burrobirra. "Al mio bambino maggiorenne!" esclamò.
"Oh, mamma! Ti prego!"
Sirius rise. "Scusala, pulce. Credo non possa proprio farne a meno."
Era un venerdì sera più che tranquillo ai Tre Manici di Scopa. La famiglia Black, insieme a Remus, Rose, Tonks, Fred, George, Ron e Hermione, festeggiava il compleanno di Robert Black, che aveva addosso una maglia rossa e un giubbino di pelle nera che lo faceva assomigliare a suo padre più del solito. Sua madre Martha per l'occasione aveva invitato tutti quanti a festeggiare nello stesso locale in cui i Malandrini avevano festeggiato ogni compleanno, e finse di non notare il clima teso tra Fred e Kayla.
"Io proporrei anche un brindisi per Ron" disse Kayla "che è diventato Portiere della squadra di Quidditch!"
Ron diventò dello stesso colore dei suoi capelli. "Si, beh, insomma, non ... non me lo meritavo, in realtà ..."
"Oh, smettila!" lo ammonì Rose. "Sono stata nella squadra per anni, se ti hanno preso vuol dire che te la cavi."
"Con chi te la sei giocata?" domandò Kayla.
"Con Vicky Frobisher." Rispose Ron. "Volava meglio di me, lei, e ..."
"Volava meglio ma tu hai i riflessi più pronti." Lo fermò Robert.
"E poi preferisce il Club degli Incantesimi al Quidditch." Aggiunse George.
"Come si può preferire qualcosa al Quidditch?" domandò Fred, schifato.
Martha rise e Sirius scosse la testa, scambiandosi un'occhiata d'intesa con Remus.
"Voglio dire, devi proprio avere la segatura nel cervello."
Kayla lo guardò e poi abbassò lo sguardo. "Ragazzi, io ... insomma, dai, mi dispiace per aver urlato in Sala Comune, l'altro giorno, e mi dispiace se mi trovate assente o distante, ultimamente."
Fred la guardò in un modo che ricordò a Martha quanto è bello avere qualcuno accanto.
"Non fa niente, piccola." Le disse.
"Ho sbagliato ad urlarti contro, Fred." Ammise, guardandosi le mani.
Lui le sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e le sorrise. "È tutto a posto, Kayla." le disse.
Lei gli sorrise e stava per baciarlo, quando sia Sirius che Remus si schiarirono la voce.
"Oh, a questo proposito, papà" disse Robert, salvando Kayla e Fred da una paternale. "io e Hermione siamo tornati insieme." Si guardarono e sorrisero.
"Hermione, l'ho sempre detto che sei intelligente!" esclamò Tonks.
Sirius sbuffò e Remus scosse la testa. "No, non vale." Disse il licantropo.
"Vale, eccome se vale. Non è mezzanotte!" ribatté Martha.
"E dovete smetterla di scommettere contro di noi." Aggiunse Tonks.
"Secondo me li avete corrotti." Sbuffò Sirius.
"No, affatto." Rispose Martha, sorridendo fiera.
"Scusate" si intromise Robert. "non avrete mica scommesso su me e Hermione, vero?"
"A nostra difesa, Robert" gli rispose Tonks "la scommessa non era nata per voi due."
"Avevamo vent'anni in meno!" si lamentò Remus. "Non farò una cosa del genere, insomma, non ..."
"Moony, non ti starai tirando indietro?" domandò Rose, con un sorriso malizioso.
"Come era nata, la scommessa?" domandò Harry con tono curioso.
"Vedi, piccolo Potter" gli disse Martha, seduta accanto a lui. "ci fu un anno in cui, al compleanno di tuo padre James, i ragazzi avevano un po' esagerato con il Whiskey Incendiario ..."
"Ci fu un solo anno in cui accadde?" scherzò Remus.
"Accadde più o meno ogni anno, ma per il suo diciottesimo compleanno io, Rose e Lily insegnammo loro a ballare la macarena. Fu bellissimo, perché il livello di alcol che avevano in circolo permetteva loro a malapena di stare in piedi."
"Voi non avevate bevuto?" domandò Kayla.
"Io ero incinta, Lily e Rose non bevvero per sostenere me. Ad ogni modo, se Hermione e Robert si fossero rimessi insieme prima dello scoccare della mezzanotte del diciassettesimo compleanno di Robert, i due Malandrini avrebbero dovuto ballare di nuovo la macarena."
"E se non ci fossimo rimessi insieme?" chiese Hermione.
"Beh" disse Martha "avremmo dovuto imparare ad andare in moto, a turno, con l'Harley di Sirius."
"Per fortuna non accadrà." Aggiunse velocemente Rose. "Ho la nausea al solo pensiero."
"Saremmo stati gentili e avremmo aspettato che anche tua figlia potesse assistere."
"Avrai una femmina?!" domandò Kayla illuminandosi.
Rose fece cenno di si. "Esatto, e se avete qualche idea carina per un nome fatemi sape-"
"No." la interruppe Remus. "Il nome va deciso con il padre."
"E i cugini!" aggiunse Kayla. "Non sarà facile trovare un nome bello quando Anastasia Elizabeth Helen."
Martha le fece l'occhiolino. "Beh, noi siamo i migliori."
"Allora" iniziò Rose "credo non ci sia bisogno di ricordarvi come si balla la macarena ..."
"Ho avuto un'idea!" esclamò Tonks, avvolta in un lungo soprabito fucsia. "Credo che, essendo il compleanno di Robert, anche il festeggiato ed i suoi amici debbano ballare."
"Io credo che sia una pessima idea, basata su una scommessa che non condivido, e che ..."
"Io credo che tu stia solo blaterando." Lo bloccò Tonks.
"Io credo che tu dovresti andartene direttamente a fan-"
"ROBERT!" lo richiamò Martha.
"Oh, Redfort, quale ipocrisia! Hai detto molto di peggio in svariate occasioni!"
"Zitto, Padfoot. Inizia a scaldare i muscoli!"
Martha camminava a braccetto con Sirius mentre non riusciva a smettere di ridere. "E ... il momento in cui Madama Rosmerta ha ..."
"Si, si, okay, è stato divertente." Tagliò corto Remus. "Ma non per me. Insomma, è stato uno dei momenti più ..."
"Esilaranti."
"Stavo per dire imbarazzanti, Ninfadora, ma mi fa piacere che la nostra perfomance ti abbia divertita."
"Beh c'è da dire che siamo dei ballerini fantastici." Aggiunse Fred, che camminava con un braccio attorno alle spalle di Kayla.
"Si, infatti!" gli diede corda George. "Nessuno ha mai ballato la macarena bene come noi in quel bar!"
Kayla scoppiò a ridere, seguita a rotta da Hermione, che camminava mano nella mano con Robert, che rideva cercando di non farsi vedere.
"Contenetevi, signore." Scherzò Harry, stretto nella sua sciarpa rossa e oro. "Quello a cui avete appena assistito è stato uno spettacolo di alto livello, e non ..."
"Altissimo livello, signor Potter!" rispose Tonks. "Ed è per questo che non riusciamo a smettere di ridere!"
Martha dovette smettere di camminare perché per le troppe risate le faceva male la pancia, non riuscendo comunque a smettere di ridere.
"Redfort, un po' di contegno ... come se non avessi mai ballato per te!"
"Papà!" esclamarono Robert e Kayla, a mo' di richiamo.
Questo non aiutò Martha, i cui occhi ormai lacrimavano per le troppe risate.
"Martha, potresti almeno cercare di respirare?" le domandò il marito, mentre lei rideva ancora più forte. "Okay, piccola, se soffochi non venirmi a cercare, e non ..."
"Non so se avete notato il momento in cui Madama Rosmerta vi si è avvicinata, e ..."
"Si, Rose, è stato il momento più imbarazzante di tutta la performance, non ..."
"Zitto, Sirius. Intendevo dire che probabilmente ha pensato che non fossi più così attraente come quando avevi tu diciassette anni."
"Io invecchiando miglioro, Rosalie, come il buon vino." Rispose prontamente Sirius. "E io ero più bello di Robert. Non offenderti, pulce."
"Nessuna offesa, papà." Rispose lui, ridendo. "Però permettimi di dirti che non è vero."
"Oh, sentitevi!" li richiamò Martha "Come se non ne bastasse uno, di Black egocentrico!"
Robert se ne stava seduto sul letto, mentre Fred e George già russavano, aprì il regalo dei suoi genitori. Ci mise qualche secondo a capire secondo quale verso si aprisse quella scatola di metallo, ma quando lo capì si trovò in mano quello che sembrava davvero un album di fotografie in pelle di drago e una polaroid nuova di zecca.
Accarezzò la superficie e poi lo aprì, trovando una foto magica dei suoi genitori estremamente giovani, seduti sul divano della loro vecchia casa, con in braccio un bambino di qualche giorno con una tutina azzurra e dei riccioli neri.
Nella pagina subito dopo, una foto che Robert adorava: ritraeva uno dei rari giorni di sole di quei pochi mesi in cui 'la famiglia Black' si restringeva a una ragazza appena ventenne e a suo figlio di quattro anni. Non era una foto magica, perché era stata scattata da Marie Redfort con una vecchia polaroid, ma rendeva bene l'idea dell'affetto puro che da sempre legava lui e Martha.
Ricordava bene quel momento: erano al parco, e Martha gli aveva fatto segno di avvicinarsi perché lui era scivolato nella neve e si era fatto spaventato. Aveva raggiunto sua madre quasi di corsa, e lei si era seduta nella neve senza pensarci due volte.
"Ascolta, pulce. Per ogni volta che cadi, ce ne sarà una in più in cui ti rialzi." Poi gli aveva sorriso e aveva strofinato il naso contro il suo.
Marie aveva immortalato proprio quel momento, straordinariamente da vicino. Si vedevano infatti, solo i due profili con i nasi che combaciavano. Il piccolo Robert sorrideva mostrando i denti da latte e strizzava gli occhi, mentre Martha, aveva solo piegato gli angoli della bocca e osservava il suo primogenito con quelle iridi verdi rimaste immutate negli anni.
Accanto alla foto, con una grafia elegante, Martha aveva lasciato scritto quello che sembrava il testo di una poesia.
E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte.
Ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte.
Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro,
stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento.
Copri l'amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello,
a volte passa qualcuno, a volte c'è qualcuno che deve vederlo!
Non sapeva collocare nel tempo la fotografia che veniva dopo. Kayla avrà avuto al massimo cinque anni, si disse, guardando il piccolo Robert che, coperto di pittura su tutto il viso, le colorava la guancia di rosso con il pennello, e accanto a lui, Fred rideva con sguardo complice.
Ricordava fin troppo bene il disegno che i suoi genitori avevano incollato nella pagina dopo. Lo avevano fatto lui, Kayla e Martha un giorno in cui pioveva troppo per uscire. Kayla aveva disegnato sé stessa con un vestito rosso da principessa, e accanto a lei un principe su un cavallo bianco. Rise tra sé e sé quando notò che il principe aveva i capelli rossi. Robert aveva aggiunto un gigantesco drago che sparava fuoco e occupava più di metà foglio, mentre Martha si era occupata di disegnare il sole e le nuvolette bianche che sorridevano.
Accanto al disegno, la grafia di Rose continuava la poesia.
Sogna ragazzo, sogna
quando sale il vento nelle vie del cuore,
quando un uomo vive per le sue parole,
o non vive più.
Sogna ragazzo, sogna,
non lasciarlo solo contro questo mondo,
non lasciarlo andare, sogna fino in fondo,
fallo pure tu.
Sogna ragazzo, sogna,
quando cade il vento ma non è finita,
quando un uomo vive per la stessa vita
che sognavi tu.
Sogna ragazzo, sogna,
non cambiare un verso della tua canzone,
non lasciare un treno fermo alla stazione,
non fermarti tu.
La foto che ritraeva lui ed Hermione seduti nel prato abbracciati risaliva a quando si erano messi insieme due anni prima, subito dopo aver scoperto la vera natura del Platano Picchiatore e della Stramberga Strillante. Robert stava seduto dietro di lei con le braccia attorno alla sua vita, e lei faceva una linguaccia a Kayla, che aveva scattato la foto.
Sirius, accanto a quella foto, aveva continuato a scrivere.
Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre,
perché hai già vinto, lo giuro, non ti possono fare più niente.
Passa ogni tanto la mano su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande di questa piccola cosa che è la vita.
(...)
Sogna ragazzo, sogna,
quando lei si volta, quando lei non torna,
quando il solo passo che fermava il cuore,
non lo senti più.
Sogna ragazzo, sogna,
passeranno i giorni passerà l'amore
passeranno le notti, finirà il dolore
sarai sempre tu!
Le immagini che venivano dopo erano poche, ma importanti. Una era davvero recente, scattata da Alex, ritraente il primogenito Black con in braccio Zoe che gli baciava la guancia mentre lui rideva. Quella accanto era stata scattata nella stanza in cui si trovava lui in quel momento, prima di una partita di Quidditch, i tre amici si erano fatti scattare una foto con espressione seria in divisa da giocatori. Girando pagina, Fred, George, Kayla, Harry, Ron, Hermione e lo stesso Robert sorridevano felici poco prima di entrare in Sala Grande per il ballo del Ceppo, mentre nella pagina accanto, Fred scioglieva le treccine di Kayla e poi le baciava la fronte ridendo. Martha, Sirius e Anya dormivano beati nel letto della stanza patronale della casa di Grimmauld Place, Tonks faceva le boccacce all'obbiettivo con una maglia più colorata dei suoi capelli, e, come se fosse finita lì per caso, la foto immediatamente successiva raffigurava l'umile matrimonio di Robert e Marie Redfort. Una serie di foto scattate da lui, Harry e Sirius ad una macchinetta automatica mentre Martha e Kayla si provavano vestiti in un negozio e poi una serie di pagine bianche.
Pagine per altre foto, per altri ricordi.
Ci pensò qualche secondo, poi afferrò la polaroid e corse verso il lato delle ragazze. Trovò la porta della stanza dove stava Hermione con altre tre ragazze, e, senza fare rumore, accese la luce e scattò una foto all'espressione angelica che aveva Hermione quando era addormentata. Le baciò la fronte e afferrò la foto appena scattata, aspettando che l'immagine apparisse sulla carta.
Uscì dalla stanza con un sorriso che illuminava ogni angolo del castello.
Qualche giorno dopo, Harry raggiunse la Sala Grande con un sorriso diverso stampato in volto.
"Buongiorno." Lo salutò Hermione, che aveva ripreso a sedersi accanto a Robert senza litigarci.
"Come mai quel sorriso?" domandò Ron, seduto davanti a Kayla, Fred e George.
"Io, ehm, no ... niente."
"Ti ho visto entrare nella guferia, all'alba." Disse Kayla.
"E tu che facevi in giro per il castello all'alba?" domandò Robert, incarnando un sopracciglio.
Kayla alzò le spalle, bevve un sorso di succo di zucca e indicò Harry. "Hai scritto a mamma e papà?"
Harry abbassò la voce. "Volevo solo chiedere se ci fossero novità, e comunque no, ho scritto a Remus."
"Bella mossa, la posta per un Lupo Mannaro non passerà mai nelle mani sbagliate. State attenti con Tonks, invece, con tutto il tempo che passa al lavoro, non si può mai sapere."
"Quando è che sei diventato una vecchia zia ansiosa?" domandò Fred all'amico, ridendo.
"Prendimi in giro, rosso, devo parlare con Tonks a orari fissi come se fosse in carcere."
"Non so se sia più in carcere lei che lavora sotto Caramell o noi che dobbiamo obbedire alla Umbridge."
Kayla sorrise a George, passandogli una fetta di pane tostato con la marmellata. "Hai vinto tu." Scherzò.
Sirius posò un foglio di pergamena scritto a mano sul tavolo, appena iniziò la riunione. "Harry mi ha scritto, stamattina, facendomi leggere tra le righe che la cicatrice gli ha fatto male di nuovo."
Le reazioni che questa affermazione trovò furono diverse: Martha si irrigidì, stringendo Anya a sé, visto che non accennava a dormire. Molly si portò una mano alla bocca e Rose scosse la testa, Alex alzò le sopracciglia e Damian, esattamente come Tonks, si lasciò cadere sullo schienale della sedia.
"E ha detto che è successo quando era solo con la Umbridge."
"Stupida vacca ..."
"Martha!" la richiamò la McGranitt.
"Oh insomma, Minerva, non mi dire che-"
"Martha, non vicino alla bambina!"
Sirius sfoggiò il più malandrino dei suoi sorrisi e scosse la testa, mentre Martha baciò la testa della figlia, coperta di capelli straordinariamente chiari.
"Non credo che le due cose siano collegate." Disse Rose. "Non credo sia colpa della Umbridge, o almeno, stento a credere che lei abbia un contatto così diretto con Voldemort da far percepire la cosa a Harry."
"Concordo." Disse Martha. "Se c'è una cosa che so, è che per arrivare a chinare il capo davanti a Voldemort bisogna rinunciare a sé stessi e alla propria dignità, cosa che Dolore Umbridge non farà mai. Si ama troppo."
"E Robert ha detto che non permette loro di usare la magia nelle sue ore." Aggiunse Tonks. "Insomma! Difesa Contro le Arti Oscure ... senza magia!"
"Il Ministero non vuole che i ragazzi siano addestrati a combattere, Ninfadora" le rispose la McGranitt "a parer mio, per mantenere il buon nome di Caramell adesso serve fingere che tutto vada bene in ogni modo possibile. Istruire i ragazzi perché sappiano difendersi non fa parte di questo piano."
"E voi insegnanti non potete fare niente?" domandò Alex.
"No, purtroppo. Lei è sotto l'ala protettrice di Caramell, e oltre ad opporci formalmente –cosa che è stata fatta più volte- non possiamo fare niente."
"Caramell è matto!" Concluse Martha, alzando il tono di voce. "Quell'uomo è ossessionato dall'idea che Silente voglia salire al potere ad ogni costo, e lascia che ad andarci di mezzo siano persone che non c'entrano niente! I ragazzi meritano di sapersi difendere!"
"I tuoi sanno benissimo come farlo, Martha." Rispose calma la McGranitt.
"Non parlo solo dei miei o dei Weasley, Minerva, parlo di tutti. Penso a tutti quanti. Voglio dire, quelli al primo anno? Appena entrati nel mondo della magia e guarda con cosa hanno a che fare! E che mi dici dei figli di Babbani? Come fanno? Al castello saranno anche al sicuro, ma fuori? O come farà gente come Neville Paciock? Non credo che la mamma di Frank lo addestri nelle sere d'estate. E per l'amor del cielo, Robert mi ha detto che Kayla ha lanciato uno Schiantesimo perfetto a Malfoy, l'altro giorno, quindi certo che i miei ragazzi si sanno difendere!"
"Ha Schiantato Malfoy?" domandò Alex.
"Si, stava sugli spalti agli allenamenti di Grifondoro con altri suoi compagni e disturbava i giocatori." Rispose la McGranitt.
"Kayla stava passando a controllare, li ha visti, hanno litigato e Malfoy ne ha detta una delle sue, quindi ..."
"Devo dire che era davvero perfetto, come Schiantesimo, considerando ch lei era a terra e lui sugli spalti." Aggiunse la professoressa. "Ma si è trattato comunque di un comportamento impulsivo, sbagliato e ..."
"Ed è stata bravissima!" si intromise Rose.
"Rose, ha aggredito un suo compagno." Le disse Damian. "Non è una bella cosa."
"Tu non conosci Malfoy!"
"Oh, vi prego, non ricominciate a litigare ..." sussurrò Sirius, mentre i due si stavano già urlando contro.
Fred uscì dal bagno della loro stanza indossando solo un asciugamano ben stretto intorno alla vita. Lanciò un'occhiataccia a Hermione e Robert, abbracciati sul letto del primogenito Black, e poi scosse la testa, mostrando involontariamente due succhiotti alla base del collo.
"Risparmiami certe cose, rosso. Sono già abbastanza preoccupato."
Fred lo guardò con espressione corrucciata. "Per cosa?"
"Per Kayla. Non mi dire che a te non sembra strana, ultimamente."
Fred e Hermione si lanciarono un'occhiata glaciale. Hermione sbarrò gli occhi e scosse la testa impercettibilmente, facendogli capire che ciò che Kayla gli aveva rivelato pochi giorni prima non andava rivelato a nessun altro.
"Kayla è sempre stata strana." Minimizzò. "Insomma, non mi sarei mai messo con lei se fosse stata una ragazza normale."
"Intendo che ultimamente è più strana del solito."
"Ha detto che mi ama." Disse Fred, per sviare leggermente l'argomento, sapendo che un'informazione del genere avrebbe fatto dare di matto all'amico.
Robert coprì gli occhi di Hermione con la mano nel lasso di tempo in cui Fred si infilò le mutande e i pantaloni, mentre fissava il nulla, elaborando l'informazione appena ricevuta.
"Credevi che non fosse così?" domandò Robert.
"Sapevo che era così, ma insomma, non ce lo eravamo mai detti."
"C'è sempre una prima volta." Replicò l'altro. "E poi sai che ti dico? Non voglio saperla seriamente innamorata, voglio dire, non giocava con le bambole mezz'ora fa?"
"Si" rispose Fred, trovando finalmente una maglietta pulita"E noi insieme a lei."
"Oh, a proposito, tuo padre ha parlato con Harry attraverso il camino ieri sera." Intervenne Hermione.
"Il camino?" domandò Robert. "E perché mai?"
"Ha detto che era la via più veloce per rispondere a Harry, perché nella lettera non poteva usare codici."
"Abbiamo gli Specchi apposta!"
"Si, ma lo tieni qui tu, e Sirius voleva parlare con Harry, per rispondere alla lettera. Tu sapevi che gli avesse scritto?"
"Deve essere stato quella mattina in cui ha incrociato Cho Chang, di Corvonero." Commentò Robert, portandosi una mano alla fronte. "Insomma, perché mi dite le cose importanti di mattina? Non riesco a ..."
Hermione sbuffò. "Quella non mi piace."
"Perché?" domandò Fred. "Secondo me è carina."
"Si, ma intendo dire che per la storia che ha non va bene per Harry; insomma, stava con Diggory, e ..."
"Oh, calmati" la bloccò il rosso "se lui le chiedesse di uscire, non significa che dovranno sposarsi! Perché voi ragazze siete strane, in questo, e ..."
Hermione alzò gli occhi al cielo, e Robert le baciò le labbra.
"Oh, ma che parlo a fare con voi due?" si lamentò Fred, uscendo dalla stanza. "Vado a cercare la mia ragazza."
"Inquisitore Supremo!" Martha sbattè la Gazzetta sul tavolo. "Non è possibile, non lo accetto, insomma, Padfoot! Sirius Orion Black! Fa' qualcosa!! Nella buona e nella cattiva sorte! Andiamo a Hogwarts e spacchiamole la faccia!"
"Oh, lo farei, piccola, lo farei davvero volentieri" rispose Sirius, che sorseggiava tranquillamente il caffè "ma credo che mettere piede a Hogwarts ora non sia una delle tue idee migliori."
"Giusto." Ammise Martha, senza calmarsi. "Andiamo a spaccare la faccia a Caramell!"
"Martha, amore mio, non possiamo." Le disse lui, alzandosi e posandole le mani sulle spalle. "E so di cosa ti preoccupi, ma hai fatto un ottimo lavoro con i ragazzi, e Harry è al sicuro, finché sta con Kayla e Robert." Le baciò la fronte e poi la strinse a sé. "Sono tre leoni, tre guerrieri. Come la donna che li ha cresciuti."
Lei strinse forte le braccia attorno alla sua vita. "Ogni tanto sento il vuoto, sento di non aver fatto abbastanza."
"Perché sei umana e loro sono i tuoi cuccioli. Ma sei stata grandiosa."
Lei si allontanò quel tanto che bastava per guardarlo in faccia. "Ehi, Black, lo sei stato anche tu."
Lui alzò le spalle. "Si, siamo fantastici." Ironizzò, e si abbracciarono di nuovo, scoppiando a ridere.
"Devi mantenere la calma, Harry, non ..."
"Non accetto che mi faccia la predica sul 'perdere la pazienza con la Umbridge' se lei è la prima che lo fa!" sbottò Harry.
"Harry, tesoro, la McGranitt è su un gradino superiore rispetto a te, e se risponde male a quella vacca non viene messa in punizione di nuovo." Martha fissò il figlio adottivo al di là dello Specchio. "Insomma, morditi la lingua, conta fino a dieci, ma non darle motivo per darti contro."
Harry sbuffò. "Perderò ancora gli allenamenti, e poi abbiamo perso un sacco di punti!"
"Oh, non ne perderai mai quanti tua sorella per lo Schiantesimo a Malfoy."
"E oggi ne ha persi altri dieci, perché è arrivata in ritardo a Erbologia."
Martha aggrottò le sopracciglia. "Harry James Potter."
Harry si sentì in dovere di mettersi seduto composto.
"C'è qualcosa che tua sorella Kayla Lily Black mi nasconde?"
"Non che io sappia."
"Ma credi che ci sia qualcosa che nasconde a tutti quanti?"
"Non ... non credo, cioè, ogni tanto scompare per un po', ma a parer mio ha solo voglia di stare un po' da sola, soprattutto da quando litiga così tanto con Fred. Hanno smesso, da un paio di giorni, ma non si sa mai." Martha annuì lentamente, mentre Harry decise di cambiare argomento. "Come sta Anya?"
"Splendidamente. Ora dorme tutta la notte senza chiedere il latte."
Harry si domandò silenziosamente se quello fosse un passo avanti degno di nota, per un bambino, visto che spesso Ron si alzava nel cuore della notte in cerca di cibo. "E Rose?"
"Sbalzi d'umore, nausee, mangia come un cammello."
"I cammelli mangiano tanto?" rise Harry.
Martha sorrise nostalgica. "Non lo so, lo diceva spesso mio padre."
"E con Damian?"
"Un giorno litigano e l'altro si ignorano. Credo sia normale." Martha fissò Harry per un paio di secondi, e si concesse di vedere in lui i suoi due più cari amici. "Harry, ascoltami bene: non dare al rospo rosa motivi per darti contro. Ogni cosa che le dici arriva dritta a Caramell e Caramell la usa contro di te con tutti i pezzi grossi del Ministero. Più le dai contro, più tardi il mondo ti crederà. So che sembra strano, ma le cose al Ministero girano così. Testa bassa in attesa che il mondo sia pronto, e agire nell'ombra. Sei forte. Sono fiera di te, e sono sicura che anche James e Lily lo sono, da qualche parte. E qui ci fidiamo di te. Siamo più di quanti tu possa immaginare, però ti prego, non fare stupidaggini e stai nell'ombra."
"Stare nell'ombra? In che senso?"
"Non lo so, forse vivere nella casa dei tuoi defunti suoceri Purosangue razzisti tenendo in piedi un'organizzazione segreta."
"Hai ragione, scusa. Vai avanti."
"So che le cose non girano come ti aspettavi, piccolo Potter, ma sappi che presto ti crederanno, in un modo o nell'altro. Abbi pazienza e sarai ricompensato a dovere."
"Non so se ce la faccio, sai, ad aspettare ... e agire nell'ombra."
"Oh, ragazzo, ma non sei solo. Il trucco è questo. Hai Robert, Kayla, Hermione, Ron, i gemelli, Ginny. Gente che ti crede. Guardati attorno, è pieno di fiducia in te, se sai dove guardare." Martha gli strizzò l'occhio e sorrise. "Devo andare, ora. Ci sentiamo presto, d'accordo?"
"Sì."
"Ti voglio bene."
Kayla e Fred fecero il loro ingresso in Sala Comune di corsa. Fred inciampò in uno dei sacchi di immondizia che nascondevano berretti-libera-elfi (come li chiamava Robert) lasciati da Hermione in giro per la scuola, e Kayla si appellò alla sua innata eleganza Black per non inciamparci a sua volta. Per loro fortuna, in Sala Comune trovarono solo Harry, Ron, Hermione, Robert e George, perché Kayla non stava più nella pelle.
"Ragazzi" esordì, tradendo di nuovo il fiato corto "siete pronti per l'idea del secolo?"
"Oh, Godric" disse Robert esasperato, portandosi una mano sul viso. "non l'hai avuta tu, vero?"
George ridacchiò ma Kayla sembrò non notare l'acidità del fratello. "Sì, cioè no, ma che importanza ha? La sorella migliore del mondo sta per salvare il vostro anno di Difesa!"
"Anya è qui? Davvero?" domandò Robert, andando avanti sulla stessa lunghezza d'onda di prima.
Kayla lo fulminò con lo sguardo e si sedette a terra, in modo da poter essere davanti a Harry e Hermione.
"Sentiamo l'idea del secolo, dai." Esordì Harry. "Ma se devo ancora mettermi a ballare la macarena, io ..."
"No, niente macarena. Promesso. E poi, quella era colpa della mamma!" si difese.
"Tu e Tonks l'avete incoraggiata." Le rispose George. "Siete ugualmente colpevoli."
Kayla alzò gli occhi al cielo e poi riprese a sorridere. "Allora, mi pare chiaro che con questo programma della Umbridge non andremo mai da nessuna parte. E io voglio sentire di potermi difendere da sola, nel caso ce ne fosse bisogno."
"Non ne avrai bisogno." replicarono all'unisono Robert e Fred.
Kayla li guardò annoiata. "La smettete? Non ho più sette anni, insomma, non ..."
"Kayla" le disse George "tu sei come una sorella per me, okay? E posso dire con certezza che questi due idioti non ti lasceranno mai da sola."
La giovane Serpeverde sorrise e abbassò lo sguardo, e capì che, in qualche modo, i suoi fratelli ed il suo ragazzo avevano stretto un tacito accordo. Negli ultimi giorni era diventato sempre più difficile uscire dal castello di nascosto per raggiungere il Dottore, perché uno dei tre le stava sempre alla calcagna; non volevano che rimanesse sola, non volevano che si trovasse nei guai, da sola. Lo stesso valeva per Hermione, e Kayla sapeva perfettamente che nel momento in cui se ne sarebbe accorta si sarebbe arrabbiata moltissimo. Non era mai sola, era sempre con Harry, Ron o Robert. Robert aveva preso anche a frequentare la biblioteca per stare con lei.
"Di questo parliamo dopo." Disse, indicando i suoi taciti protettori. "Ciò che volevo dire è questo: ci serve un insegnante, uno bravo, uno che sappia ciò che dice e che non si metta così tanto rosa in un solo colpo."
Robert la guardò, e immediatamente capì. "Non è fattibile." Disse. "Non lo farà mai."
"Dici davvero?" domandò Fred. "Secondo me, con un po' di ... persuasione, accetterebbe."
"Di chi stiamo parlando?" domandò Ron, grattandosi il mento.
Robert, Fred e Kayla portarono i loro sguardi su Harry.
"Io? Oh, davvero?" chiese, scocciato. "No, ragazzi, non posso, io ..."
"Perché no?" rispose la sorella. "Sai evocare un Patronus, hai sconvitto Voldemort qualche mese fa, e ..."
"Ho avuto fortuna." Tagliò corto lui.
"Fortuna e talento. La fortuna da sola non ti porta da nessuna parte." Replicò lei pronta. "La fortuna aiuta, Harry, chi può darti torto, ma se fossi stato 'solo' fortunato, non saresti qui con noi."
"Ben detto, ragazza!" rispose Sirius entusiasta, guardando Kayla dall'altra parte dello Specchio. "Io sono con voi. Insomma ..." lanciò una veloce occhiata a Remus che, seduto al tavolo della cucina con un tè e il Profeta, lo guardava con aria severa. "Infrangereste moltissime regole. Moltissime. Quasi quante ne abbiamo infrante io e James per diventare Animagus, ma sono una persona ipocrita e devo farvi notare che infrangerete moltissime regole, rischierete l'espulsione, punizioni infinite, la varicella, e ..."
"Mamma o Remus?" domandò Kayla, con tono annoiato.
"Come, principessa?"
"Chi dei due ti sta guardando male tanto da farti sentire costretto a parlarmi delle regole?"
Sirius si grattò la nuca. "Sei troppo sveglia, bambina mia."
"O forse vi conosco troppo bene. Deduco che sia Remus, a questo punto la mamma avrebbe già preso in mano lo Specchio e mi avrebbe strigliata. Quindi, zio Remus, torni ad essere il nostro professore o mi aiutate a convincere Harry?"
Remus scosse la testa. "Hai ragione, Padfoot" disse "è troppo sveglia."
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