io di te non mi stanco
Robert tirò le maniche di quel vecchio maglione fin sopra il gomito, e con un panno bagnato, pulì i bicchieri di vino rimasti sopra al lavello. Gli sembrò quasi di sentire sua madre che diceva a suo padre che faceva sempre le cose a metà. Puliva i bicchieri, e poi li lascia gocciolanti da qualche parte.
Passando delicatamente il panno sul cristallo, si figurò il ghigno di suo padre, mentre prendeva quel richiamo come un gesto d'affetto. Quei due erano stati in grado di rendere accogliente persino un posto come Grimmauld Place.
Robert odiava i turni di guardia in Grimmauld Place, perché era profondamente convinto che nessuno avrebbe più preso in considerazione quel posto. Kreacher li aveva traditi, ormai la casa era più che esposta in piazza, ma nessuno ci faceva caso. Da quando Rose era morta, nessuno aveva più pensato di metterci piede. Ma Malocchio era convinto, profondamente convinto che Piton prima o poi avrebbe cercato di tornare, e per questo aveva semplicemente decretato che andasse inserito nei turni di guardia. E tanti cari saluti alle ore di sonno obbligatorie. Che razza di mentore era, se non lasciava le ore di sonno necessarie ad avere i riflessi pronti? Poi pensò a quanto fossero eccellenti come Auror Martha e Tonks, formate da lui. Ecco, forse, lui aveva capito il trucco.
Robert si sedette a capotavola di quel lunghissimo tavolo di quercia.
Chissà se Martha e Tonks avevano sempre saputo di voler essere Auror, nella vita.
Tirò fuori la bacchetta dalla tasca posteriore dei vecchi jeans e la tenne in bilico tra i due indici. Stava riflettendo su cosa potesse fare lui, della sua vita, desiderando semplicemente che ci fosse Hermione, che stesse bene, e che anche Harry e Ron se la cavassero. Che Kayla riuscisse a cavarsela a Hogwarts e che Anastasia, Nicole e Gabriel non dovessero mai vivere nulla del genere.
Scattò in piedi prima di sentire le serrature sbloccarsi. Spense la luce con un colpo di bacchetta e si posizionò dietro la porta socchiusa della cucina, respirando appena. Quando sentì chiaramente il profumo di Hermione arrivare fino a lui e tre paia di piedi prendere posto nel piccolo ingresso, gli venne quasi da sorridere.
«Siete sicuri?» domandò la ragazza sottovoce.
Rimase fermo, immaginando Harry che si guardava attorno con la bacchetta ben stretta in mano, come aveva insegnato Rose ai suoi nipoti.
«Sempre meglio di niente» rispose Ron, con il tono di qualcuno che scrolla le spalle.
Ecco, lui sicuramente la bacchetta non la stava tenendo alla Redfort.
«Vi pensavo più furbi» sogghignò il primogenito Black, accendendo la luce, aprendo la porta e mostrandosi a loro, con un sorriso stanco ma sincero.
A Hermione si spezzò il respiro. A lui bastò allargare leggermente le braccia, e lei vi si tuffò.
E fu come tornare a casa.
Kayla era ormai più che convinta che i corridoi di Hogwarts fossero diventati più freddi, cupi e immensamente lunghi da quando si sentiva così sola. Malediva quelle scarpe 'da giovane strega' ad ogni passo, perché facevano rumore, e sembrava che quei muri freddi, cupi e immensi la osservassero, pronti a giudicarla. Le mancavano terribilmente le sue Converse, così comode e silenziose. Ma Severus Piton aveva deciso che non poteva più portarle, perché la professoressa Carrow, insegnante di Babbanologia, diceva che erano scarpe da Babbani, e i babbani erano un pericolo, una minaccia, qualcosa da odiare.
E questo lo diceva l'insegnante di Babbanologia.
Ogni tanto le sembrava di vedere davanti a suoi occhi le espressioni che avrebbero fatto Fred, George o Robert davanti a certe affermazioni.
L'insegnante di Babbanologia.
Entrò nella sua Sala Comune scuotendo la testa, dissentita. Nel momento in cui entrò, i brusii si fermarono, e chiunque fosse presente nella stanza, prese a fissarla come si fissa un animale allo zoo. Lei, senza spostare lo sguardo da quelle dannate scarpe, continuò dritta per la sua strada, raggiungendo le scale che l'avrebbero portata alla piccola stanza che condivideva con Astoria Greengrass, che come ogni sera da ormai un mese, non le avrebbe rivolto neanche la parola.
Che colpa avesse poi, lei, di essere la figlia di Sirius e Martha o la sorella di Harry, ancora non lo aveva capito. Ma a quanto pare era una colpa imperdonabile. Non che avesse intenzione di rinnegare tutto questo o di vergognarsene: pensava semplicemente che, essendo che non si trattava di una sua scelta, fargliene una colpa fosse quantomeno sciocco.
Aprì la porta della stanza, trovando Astoria quasi disperata, con la salvietta in testa e un libro di Pozioni da preparare in casa aperto sotto al naso. Era avvolta in un elegante pigiama rosa cipria, mentre i suoi vestiti erano sparsi per tutta la stanza.
«Sei zanne di serpente, 4 Lumache Cornute, 3 aculei di porcospino ... oh, ciao, Black.»
«Due.» sospirò lei, posando il zaino sul letto e sfilandosi quelle dannate scarpe.
«Come dici?»
«Due aculei di porcospino, per la pozione scacciabrufoli. Con tre, rischieresti più prurito che altro.»
Astoria la guardò con un po' meno disprezzo. «Oh.» disse, osservano il suo vecchio libro. «Beh, ehm ... grazie, Black. Non ... non sei così male, forse.»
Kayla alzò le sopracciglia, pensando che fosse roba da primo anno, ma che lei fosse così stupida da non aver mai prestato attenzione neanche allora. Si girò verso di lei e le fece un mezzo sorriso, più che convinta che quella sera avessero parlato fin troppo. Le fece segno di dover usare il bagno, e Astoria ne uscì quasi con aria gentile. Kayla si infilò in doccia e cercò di immaginare che nella stanza accanto ci fosse la piccola casa di Rose, che ora era sua, e dove usava rifugiarsi con Fred quanto prima. Si concesse di pensare a quel loro ultimo bacio in stazione e si maledisse per una lacrima che le rigò il viso, anche se non l'avrebbe mai saputo nessuno. Uscì dalla doccia, si asciugò velocemente, e con addosso una vecchia maglietta dei Beatles si infilò a letto, senza nemmeno pensare di preoccuparsi per Astoria ed il suo brufolo. Sapeva che avrebbe dormito poco e male, e non aveva voglia di preoccuparsi di un brufolo o di tutti i vestiti che quella principessa viziata aveva lasciato in giro.
Chiuse gli occhi e si impose di immaginare di essere altrove.
Ormai aveva capito che quello era l'unico modo per sopravvivere.
«Non ti posso dire che stiamo facendo turni di guardia anche qui, Harry» sorrise Robert, guardando Ron che divorava un piatto di pasta arrangiato come se fosse la cosa più buona mai mangiata in vita sua. «Così come non ti posso dire che è stato Malocchio ad insistere per inserire questo dannato posto nei turni di guardia, ma che Mundungus è comunque riuscito a passare a prendere un po' di cose tra un turno e l'altro»
«Malocchio ha fatto in tempo a saperlo?» grugnì Ron, ingoiando una polpetta grande quanto un occhio.
Robert scosse la testa, accarezzando il palmo della mano di Hermione, stretta nella sua.
«Sei dimagrito» gli disse il fratello.
«E pallido!» aggiunse Hermione.
«Perché non ti fai un piatto di pasta come questa?» gli domandò Ron.
«Ho mangiato un po' di pasticcio di carne alla Tana prima di venire qui.»
«Stanno tutti bene?» domandò Ron, quasi a metà di quel piatto da record.
«Bene, bene» gli disse Robert. «Con i gemelli e il negozio facciamo un po' fatica, sapete, oggigiorno nessuno ha più voglia di ridere. Pensavamo di chiuderlo fino a che ... fino a che non sarà tutto finito.»
Harry lo guardò con aria scoraggiata. «Siete ottimisti»
«Abbiamo progetti più intriganti» gli disse, facendogli un occhiolino forzato e strappandogli un sorriso.
«Kayla?»
Robert guardò Harry, perdendo il sorriso.
«Ecco, quella è una cosa che mi preoccupa» ammise, fissando il tavolo.
«Kayla è forte» sospirò Hermione. «Ed è con Ginny, Luna e Neville. Avevano grandi idee per cavarsela quest'anno.»
«Kayla è da sola nei sotterranei» precisò Robert, incupendosi. «Le scrivo spesso, ma risponde poco. Scrive molto di più a Fred, e lui è più preoccupato di me.»
«Sirius e Martha?»
«Diciamo che le preoccupazioni non mancano neanche a loro. Uh, Anya ha chiesto di te, lunedì.»
Il sorriso di Harry fu luminoso tanto quello di quella bambina dai riccioli chiari. Rise di gusto, ritrovando speranza nel pensiero di quel batuffolo che lo cercava in giro per la Tana.
Kayla aprì la lettera di Fred con calma, godendosi il momento. Era seduta in un punto del parco che pareva insignificante, ma se chiudeva gli occhi, le pareva quasi di sentire il profumo di infinito che, due anni prima, aveva respirato proprio lì, insieme a due buffi compagni di avventura e al suo Fred, con una luce negli occhi che mai gli aveva visto.Aprì la busta tirando un sospiro, senza poter fare a meno di domandarsi che fine avessero fatto quei due buffi viaggiatori.
Amore mio,
i due vecchi Malandrini si ostinano a dirmi che non è un modo sicuro di scambiarsi informazioni, questo, quindi non posso dirti ciò che penso dei due nuovi insegnanti e del nuovo Preside, ma so bene che potrai immaginare la mia opinione al riguardo. Dopotutto, sei la persona che più mi conosce al mondo, forse anche più di George.
Tu mi hai visto l'anima, e lasciartelo fare è stata una delle cose migliori che io abbia mai fatto.
Ieri sera, mentre chiudevo il negozio e pensavo agli incassi in perenne calo, mi sono trovato a pensare che tutto questo abbia un senso, o perlomeno ce lo avrà. Questa guerra avrà un senso, io e te che dobbiamo stare lontani avrà un senso. Tu, lontana da tutti coloro a cui tieni, avrà un senso anche questo, non temere.
Anya ha espressamente chiesto dove foste tu e tuo fratello, mentre io,George e Robert facevamo giocare lei e i piccoli francesi.
So che te lo stai chiedendo: lui sta bene. Sempre per quanto già detto, non posso dirti di più, ma qualcuno di molto vicino a noi ci ha avuto a che fare molto di recente e ha confermato che lui e i suoi amici stanno bene e sono in un posto sicuro.
Io tiro avanti, lo so che ti stai chiedendo anche questo. Ho il tuo elastico al polso. Mi manchi.
Ti amo,
da impazzire.
Kayla ripiegò il foglio, pronta a metterlo insieme a tutte le altre lettere che lui le aveva mandato. Diceva che, un giorno, quando sarebbero stati vecchi e pieni di nipoti, gliele avrebbe rilette, e avrebbero riso fino alle lacrime pensando a tutto quello che avevano passato.
Un giorno. Ora,però, la sua mancanza le stringeva in cuore in una morsa e le sembrava di non riuscire a respirare.
Da impazzire.
Sirius riprese le sue sembianze umane solo quando fu certo che la via fosse vuota. era un vantaggio poter essere un cane: i cinque sensi erano amplificati, e Londra sembrava la bella città che era stata anni prima. Grimmauld Place non era una zona centrale, non era caotica, e il numero dodici era lontano poco meno di un chilometro dalla fermata della metro e degli autobus, quindi fu abbastanza semplice trovarsi solo.
Appena riprese le sue sembianze, sentì di doversi grattare i capelli, come se fosse possibile avere le pulci anche con quell'aspetto. Entrò in casa quasi trattenendo il respiro: Robert si era limitato a mandargli un Patronus che gli diceva di raggiungerli, e cercare di convincere Martha a non seguirlo era stata la cosa più difficile che avesse mai fatto.
Trovò i ragazzi al tavolo della cucina, con espressioni serie; Harry gli corse incontro e lo abbracciò, stringendolo così forte che Sirius capì quanta paura avesse avuto di non avere più la possibilità di tornare da lui e Martha, di non avere più la possibilità di avere una vita normale, così come se la meritava.
Tirò un coppino a Ronald, accarezzò i capelli a Hermione e fece un cenno del capo al suo primogenito, per poi sedersi a capotavola, sorridendo.
«Remus sarà qui a minuti» affermò, aprendo un pacchetto di sigarette per prenderne una e poi metterlo al centro del tavolo. «io spero che voi abbiate un buon motivo per avermi fatto litigare con vostra madre così tanto»
Harry abbassò la testa. «Mi dispiace, Sirius. Ma siamo tutti dei bersagli molto, molto facili, e ... abbiamo bisogno di voi Malandrini.»
Sirius si accese la sigaretta, mostrando un ghigno. «Martha è la prima moglie dei Malandrini. Qualsiasi cosa abbiate bisogno di sapere, lei ve la sa spiegare meglio.»
In quello stesso istante, Remus si Smaterializzò nella stanza. «Esatto» disse, sedendosi accanto a Robert. «E avete fatto preoccupare Tonks»
Robert alzò gli occhi al cielo. «Siamo dispiaciuti per le vostre mogli apprensive, signori, ma il magico trio ha bisogno di informazioni che io non ho, e probabilmente voi si.»
Remus gli diede un simpatico spintone. «Non fare il burlone con noi»
«Noi facevamo i burloni prima che tu nascessi»
«Molto prima che tu nascessi» precisò il licantropo, facendo sparire il pacchetto di sigarette con un colpo di bacchetta. «Allora, si può sapere cosa succede?»
I tre si guardarono: aveva discusso a lungo su come agire, su cosa dire, su a chi chiedere. Sirius era stata la decisione più logica e più sofferta, ma era, effettivamente, l'unico che potesse potenzialmente sapere qualcosa che a loro potesse tornare utile.
«Si tratta di Regulus» sussurrò Harry, tenendo il sguardo fisse sul suo padrino.
Sirius non abbassò lo sguardo, rimase a guardare Harry con la sigaretta posata sulle labbra, gli occhi stanchi e, per la prima volta da mesi, mostrava la sua espressione senza muri o maschere: era addolorato. Sinceramente e profondamente addolorato dall'argomento.
«Regulus è morto» rispose, con la sua solita aria tranquilla. «non vedo cosa ci sia da sapere più di questo»
«E sapeva che sarebbe morto» specificò Remus «non avrebbe mai lasciato qualcosa a metà»
Sirius si perse a guardare il legno vecchio e scuro di cui era fatto quel tavolo, su cui lui e Regulus aveva giocato a scacchi fino all'alba per anni.
Si concesse di pensare all'ultima volta in cui l'aveva visto: stanco, pallido, sporco, sulla soglia della prima casa che lui e Martha erano riusciti a comprare. Era venuto per metterli in guardia, e aveva detto che aveva una missione che lo avrebbe portato alla morte, in qualsiasi caso.
Lasciate passare un po' di tempo, poi chiedete all'elfo, lui sa tutto.
«Remus, quelle dannate sigarette mi servono» borbottò, allungando una mano verso l'amico.
Remus scosse la testa. «Se ho smesso io, smettiamo tutti»
Sirius fece un sospiro profondo e scocciato.
«Vorrei aiutarti, Harry, ma mio fratello è stato un mago astuto, e ha riposto tutte le informazioni che ti servono nell'unica creatura che non avrebbe mai, mai, tradito il suo nome.»
Harry scrutò il viso di Sirius per qualche secondo, prima di arrivare alla conclusione più logica.
«Kreacher?» domandò, spalancando gli occhi.
«Oh, no» sbuffò Ron. «Davvero? E tu lo definisci 'astuto'?»
«Pensaci» lo incalzò Remus «quell'elfo è stato con loro dal momento in cui sono nati, e se Regulus gli ha ordinato di fare qualcosa, lui era geneticamente obbligato a farlo, di qualsiasi cosa si trattasse.»
«Non ha voluto che io lo aiutassi perché io avevo qualcosa da perdere» sussurrò Sirius, per poi volgere lo sguardo verso il suo primogenito. «Ha detto che non mi permetteva di aiutarlo perché tu e Martha avevate bisogno di me quanto io ne avevo di voi. Poi ha detto di chiedere all'elfo, appena le acque si sarebbero calmate. Direi che potrebbe essere arrivato il momento.»
«E ha detto a Martha che era per lui un onore poterla chiamare cognata, anche se lei a scuola gli aveva tirato un pugno» sorrise Remus. «Tipico di voi Black.»
Sirius scrutò l'amico. «Tu non c'eri, Moony, eri di guardia.»
«Io no, ma Rose me lo ha raccontato un centinaio di volte»
Sirius sorrise. «Io e Regulus abbiamo avuto delle cognate meravigliose. Passami quelle dannate sigarette, o ti faccio del male.»
Remus estrasse il pacchetto dalla tasca della giacca che aveva addosso, lo lanciò a Sirius, che lo prese al volo senza neanche guardarlo.
«Sei ancora un gran Battitore»
«Sono ancora nel fiore degli anni. Alla faccia di Regulus che non ha voluto il mio aiuto!»
«Gli ho offerto il mio aiuto, gli ho detto di fermarsi, di parlarne, di raccontarci e di lasciarsi aiutare»
Martha posò una tazza di tè bollente ai piedi di suo marito, seduto a terra, avvolto in una coperta, mentre altre tazze fluttuanti raggiungevano Tonks, Remus, Fred, Damian e Aaron.
«Gli ho chiesto per favore, per favore di lasciarsi aiutare! E lui ha scelto l'elfo!»
«Non credo fosse per fare un torto a te» replicò Remus.
«E sicuramente Regulus non aveva preso in considerazione l'ipotesi che tu potessi aiutarlo» aggiunse Tonks.
«Secondo me non è stato così sciocco affidarsi all'elfo» aggiunse Fred. «Alla fine, la loro sola legge è di obbedire alla famiglia, e solo a quella. Niente può ferirli, farli soffrire, se non venire meno alle richieste del loro padrone.»
«Quindi Voldemort su di loro ha molto, molto meno potere» concluse Aaron. «Tuo fratello è stato meno sciocco di quanto pensi, Sirius»
«Si ma io gli ho chiesto per favore di farsi aiutare!»
«Ti stai accanendo» sentenziò Martha.
«Non avrebbe dovuto fare niente, ci saremmo occupati di tutto noi! Doveva solo mettersi in salvo ed evitare di affidare tutto all'elfo di mia madre!»
«Tecnicamente ora è tuo» precisò Tonks.
«Poco importa!»
«Ciò che importa è che lui ti ha chiesto perdono, Sirius, perdono per il male che aveva fatto» replicò Martha, riprendendo il suo posto sulla poltrona che, ormai, era 'la poltrona di Martha'. Intanto, attorno alla Tana pioveva con insistenza, e il mondo magico e il mondo babbano stavano assistendo all'inverno più freddo di sempre.
«Si riferiva a me e a te e al fatto che ci avesse fatti lasciare!»
«Si riferiva a tutto quanto, Sirius, dannazione»
«Voi vi siete lasciati per un periodo?» domandò Aaron esterrefatto. «Seriamente?»
Martha sorrise, e annuì.
E, in quell'istante, le passarono davanti quelle che era sicura sarebbero state le settimane peggiori della sua vita.
Sirius che corre verso lei e James urlando di avere fatto una stronzata, e poi la sua espressione pentita quando aveva raccontato loro di aver raccolto una provocazione di Piton, che, sospettando della licantropia di Remus, aveva gettato l'amo. E Sirius aveva abboccato, rivelando il luogo dove Remus si sarebbe nascosto, e il modo per arrivarci illesi.
Lei e James che iniziano a correre, correre con l'energia e la forza che aveva avuto solo accanto a James.
Anni dopo, avrebbe corso sullo stesso prato, avrebbe attraversato lo stesso passaggio segreto, per impedire a Sirius di ammazzare Peter, o, perlomeno, impedire che i loro figli lo vedessero farlo.
«Buffa la vita, non è vero?» disse, strizzando l'occhio a suo marito.
Perché ce l'avevano fatta. Lui era diventato suo marito.
Aveva corso con James per difendere Remus, per impedire che Piton vedesse ciò che si aspettava, o comunque, che si ferisse. Ma era troppo tardi.
Martha scostò la manica sinistra del suo maglione per ammirare la sua cicatrice. Era ancora lì, era sempre stata lì, una lunga striscia bianca che andava dal polso al gomito, per ricordarle di quella volta in cui aveva visto Padfoot gettarsi in pasto a Moony per difenderla, e James l'aveva spinta via, facendola inciampare in una finestra.
«Ed era stata colpa di Regulus?» domandò di nuovo.
Sirius si irrigidì. «Io ... avevo fatto una stronzata, uno scherzo idiota, per cui Martha ci ha quasi rimesso un braccio» e indicò la cicatrice «e Severus Piton ci ha quasi rimesso la vita, ma questo è un dettaglio insignificante ...»
«Sirius» lo richiamò immediatamente Martha.
«Okay, non ci hai quasi rimesso il braccio, ma ...»
«Sirius Black»
Lui sorrise, per la prima volta da quando aveva rimesso piede nella Tana.
«Dunque, dicevo. È la prima volta che racconto questa storia, credo. I ragazzi la sanno?»
«Non tutta» rispose immediatamente Remus. «Sicuramente non la parte in cui fai l'idiota»
«Che è più o meno tutta la storia» replicò Tonks «Oh, ti riferivi solo allo scherzo a Piton?»
Fu Martha a sorridere, scendendo dalla sua poltrona per sedersi accanto a Sirius, che la avvolse nella coperta che stava usando come mantello.
«Quindi, Aaron, se vuoi entrare a far parte della famiglia, o almeno della parte adulta della famiglia, ti racconterò questa storia.»
Aaron rivolse loro un sorriso tremendamente simile a quello di Rose. «Sono onorato», disse, e tutti seppero che era sincero.
«Ovviamente» e si rivolse a Fred «né Kayla né Robert ne sapranno nulla fino a che non sarò io a raccontarglielo»
«Questo è il momento dell'anno in cui fai il suocero che mi fa paura?»
«Assolutamente sì. E non chiamarmi suocero, ragazzo, dico sul serio. Dove ero rimasto?»
Aaron lo aiutò a ritrovare il filo, e lui raccontò lo scherzo come se fosse accaduto il giorno prima. Martha sentì i brividi, ripensando a tutta quella scena, e si sentì tremendamente sciocca per aver litigato con Lily e rassicurato Peter, anziché fare l'inverso.
Raccontò di Regulus che, il giorno dopo lo scherzo, lo cerca tra i corridoi, per la prima volta dopo anni gli rivolge la parola. Era un po' che Sirius non pensava a quella versione di Regulus, con la cravatta verde e argento, il portamento fiero, lo sguardo spavaldo, e quelle parole taglienti: "devi lasciare la tua Mezzosangue".
Raccontò di essersi seduto in riva al Lago, terrorizzato dalla minaccia di Regulus, tremando all'idea che i Black potessero fare del male a Martha, come avevano fatto solo qualche settimana prima, in pieno centro a Londra. E poi raccontò di averlo fatto: di essere andato da lei e averle detto che era finita. Raccontò anche di lei che piange, e di un giovane Sirius che corre dal suo più caro amico e gli dice di andare da lei e proteggerla, per quanto possibile, da tutto il male che avrebbe provato.
Damian sospirò. «Rose ti ha sempre definito un coglione patentato, quando mi raccontava questa storia»
«Rose ha sempre avuto la capacità di dire la cosa giusta nel momento giusto» rispose Sirius, guardando il francese. «Quando le ho detto che avevo lasciato sua sorella, ha chiesto se mi rendessi conto che Martha sarebbe morta per me. E io l'avevo lasciata proprio perché ero convinto che se fosse rimasta con me, sarebbe morta. La cosa giusta, al momento giusto.»
«Quindi siete tornati subito insieme» sentenziò Aaron.
Martha scosse la testa. E fu lei a raccontare.
Raccontò di non aver visto la luce, per un po' di tempo. Di non aver sorriso, ma di non essere mai stata sola. James, Rose, Remus e Peter erano sempre con lei. Lily la guardava da lontano, perché avevano litigato, ma vent'anni dopo sapeva, sapeva che le era stata accanto anche così. Con uno sguardo, e un sorriso da lontano.
Venne poi il giorno in cui James corse da Martha, urlando che Sirius si era ammalato, e lei ricordò una promessa fatta mesi prima: mi prenderò cura di te.
E così fece. Con modi bruschi e toni severi, ma lo portò in Infermeria, e prese l'abitudine di fargli visita tutti i pomeriggi, portando messaggi di James, che non avendo mai avuto contatto con il virus, era bandito dall'infermeria.
«Non è a questo punto che ti ha dato gli Specchi Gemelli?» domandò Damian.
«Ehi, aspetta, aspetta, gli Specchi Gemelli li hai inventati tu?» chiese Fred.
«Non li ho inventati. Li avevo trovati in un negozietto a Diagon Alley, mesi prima. Li avevo presi per me e Rose, per l'anno in cui sarei rimasta a Hogwarts senza di lei. Ma mi avevano rotto talmente tanto le Pluffe, perché non avevano modo di vedersi, che alla fine avevo deciso di darli a loro. E comunque grazie per la fiducia, Fred!»
Fred sorrise a alzò le mani in segno di scuse.
Parlando con James, poi, era stato il suo turno di mettere insieme i pezzi. E così, aveva raggiunto i sotterranei, gli stessi sotterranei in cui adesso dormiva Kayla, e aveva tirato un pugno a Regulus. Poi era corsa da Sirius, e, in lacrime, gli aveva detto che lo odiava, ma che lo amava.
«Hai detto che ero un piccolo codardo bastardo» precisò Sirius. «e mi hai tirato uno schiaffo, me lo ricordo bene.»
«Nulla che non ti meritassi» rispose Martha, per riprendere a raccontare. Raccontò di una lezione sull'Amortentia, di come Sirius avesse sentito il profumo di Martha e Martha avesse sentito il profumo di Sirius, e di come Lily le si fosse riavvicinata con una semplice frase. Raccontò di come, una sera, si fossero ritrovati esattamente dove si erano conosciuti: lui ai piedi delle scale, lei sul vecchio divano a guardare il fuoco. Raccontò di quell'ennesima promessa: io di te non mi stanco. E non ebbe bisogno di raccontare quanto fosse vera.
«Poi ci siamo urlati contro per un paio di giorni» concluse Sirius «giusto per ricordarci l'un l'altro quanto male ci fossimo fatti. E poi ... è venuta a svegliarmi, una notte, per dirmi che mi amava. E lì è tornato tutto come prima.»
Martha si perse a guardare Sirius, vent'anni più vecchio ma vent'anni più bello. Io di te non mi stanco.
Ed eccoli lì: dopo una gravidanza, un padre ammazzato, un matrimonio in fretta e furia, un parto da incubo, dopo il terrore per quello che era successo ai Paciock, dopo il matrimonio di James e Lily e la nascita di Harry, dopo la paura per 'la spia', dopo la notte più buia di sempre; dopo l'arresto, il carcere, Kayla, la pozione antilupo, Robert e Kayla che crescono e Rose che sparisce per mesi, dopo dieci Natali e dieci compleanni, dopo che Robert era salito sul treno per il primo anno preoccupato perché lasciava sua madre da sola, dopo notti passate a piangere, dopo la lettera in cui James dice la verità: non era Sirius il Custode.
Dopo che lei se lo era andato a riprendere, e lui aveva creduto di essere morto, quando aveva sentito la sua voce. Dopo che era tornata a casa dicendo che papà sarebbe tornato, dopo aver preso Harry, avergli insegnato il bene e il male, e ora era chissà dove a cercare di far vincere il bene.
Erano ancora lì dopo la morte di Marie, dopo Rose che decide di andarsene, dopo l'arrivo tanto atteso di Anastasia e l'arrivo improvviso di Nicole, erano ancora lì, erano ancora loro. E Rose aveva saltato, per difenderli. Gli aveva dato del coglione patentato per anni, e poi aveva saltato. E li aveva salvati.
Li aveva salvati perché loro potessero andare avanti, potessero continuare ad 'essere lì'.
Sirius baciò dolcemente le labbra della donna della sua vita.
«Più di ieri, meno di domani»
«Non sono riuscito a dirtelo, ieri»
Martha guardò Aaron con aria curiosa.
«Ma sono ... sono davvero felice, per te. Avrei voluto esserci, non dico quando andavate a scuola, ma ... dopo. Durante il matrimonio, quando eri sola, e tutto il resto. E dico sul serio.»
Era l'alba. Martha e Aaron si stavano preparando per il turno di guardia mattutino attorno a Hogsmeade, dove avrebbero raggiunto George e Robert.
«Grazie» disse lei, infilandosi il mantello. «Sai, anche ... anche io avrei voluto che tu ci fossi, al mio matrimonio. Eravamo davvero carini.»
«Io ero bellissimo» precisò Sirius, riemergendo dal bagno ancora in vestaglia.
«Tieni d'occhio i bambini e non cercare di insegnare a Gabriel a cavalcare quella scopa»
Sirius alzò gli occhi al cielo, avvicinandosi alla moglie per baciarla. «Sarà un ottimo Portiere» si difese.
Aaron si allacciò la sciarpa con cura. «Buona giornata, Sirius» disse, con tono garbato.
«Vale lo stesso per me. Per la storia del matrimonio, intendo» infilò una mano nella tasca della vestaglia e con l'altra indicò l'orecchio, per giustificare di aver origliato la conversazione. «Udito da cane» sussurrò, per poi sparire sulle scale.
Martha sorrise e scosse la testa, pronta ad affrontare il gelido mondo a cui apparteneva – e al quale, alla fine dei conti, era grata e devota.
«Le cose cambiano»
«Il rispetto è una di quelle cose non dovrebbe mai cambiare, professore»
«Sono il tuo Preside, ora»
« Il rispetto è una di quelle cose non dovrebbe mai cambiare, Preside»
Kayla era in piedi, con le mani dietro la schiena, la cravatta ben allacciata, i piedi ben allineati e i capelli pettinati in alto, davanti alla scrivania del Preside, Severus Piton.
«La devi smettere di rispondere così al professor Carrow»
«Il professor Carrow si meriterebbe di peggio, Preside, e se ha ancora una coscienza, lo sa anche lei»
Testa alta, sguardo fermo, bacchetta dentro la manica: Kayla era diventata sorprendentemente brava a nascondere la paura.
Accanto a lei, Neville, Luna e Ginny sopportavano molto peggio la situazione. Neville si guardava le scarpe, Luna si era persa guardando i libri tra gli scaffali, e Ginny tradiva disprezzo con lo sguardo.
«Non ti è permesso rivolgerti a me con questo tono »
«E al professor Carrow non è permesso di chiederci di esercitarci con le maledizioni contro i bambini del primo anno, Preside»
Neville tirò una leggerissima gomitata a Kayla: stava tirando la corda.
«Temo di conoscere fin troppo bene questa tua arroganza, Black»
Fu il sorriso che le scappò, la goccia che fece traboccare il vaso.
«Cinquanta punti in meno a ciascuno di voi. Cento, per la signorina Black, e credo che spiegare il motivo non sia necessario. È necessario però chiedervi che questo episodio non si ripeta più.»
Kayla non disse nulla, ma il suo sguardo avrebbe ucciso un troll di montagna.
«Sarò molto più severo, la prossima volta. E non costringetemi a convocare i vostri genitori ... o tutori.»
«Come dicevo, Preside» rispose Kayla con tono pacato «il rispetto dovrebbe essere la prima cosa. Ma a quanto pare questo concetto non è poco chiaro solo al professor Carrow.»
«Altri cinquanta punti verranno tolti alla tua Casa, signorina Black, e la tua possibilità di mantenere delle corrispondenze sarà notevolmente ridotta»
Kayla ignorò liberamente la chiara sensazione della terra che le veniva a mancare sotto i piedi.
«Non può togliermi la possibilità di mandare dei gufi»
«O, certo che posso: come dicevo, sono il tuo Preside, ora»
Piton se ne stava seduto alla scrivania, con la solita tonaca nera, il solito naso aquilino, la solita espressione da schiaffi e il solito sguardo privo di vita. Kayla riuscì solo ad avere schifo della figura che aveva davanti.
«Ce ne possiamo andare, ora, Preside?»
«Liberamente»
La giovane Black mimò una piccola e ironica riverenza, prima di guadagnare l'uscita senza voltarsi indietro. Scese la scale solo quando fu sicura che i suoi amici fossero dietro di lei, e non si curò del rumore che le scarpe facevano sulle scale di pietra. Alla fine delle scale, dietro il gargoyle, trovarono una pallida professoressa McGranitt.
«Voi quattro mi date speranza» sussurrò.
Poi, riprese le sue adorate forme feline, e se ne andò.
Kayla rimase a guardare il punto in cui era sparita per un po', caricata da quelle parole.
«Ho avuto un'idea» sussurrò, più che certa che i suoi amici fossero ancora dietro di lei.
«Sono con te» rispose Ginny. «Di qualsiasi cosa si tratti.»
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