il troppo stroppia
La discussione procedette per diversi minuti. A nulla servirono i tentativi dell'elfa di proclamarsi innocente: arrivarono persino ad accusarla di aver rubato la bacchetta a Harry.
"Insomma" protestò Sirius. "si tratta di una magia complicata, pochi la sanno fare. Perché mai dovrebbe riuscirci un elfo?"
"Stai forse insinuando, Black" si fece avanti Crouch "che io insegni ai miei servi la magia nera?"
"Tu hai insinuato che io l'avessi insegnata ai miei figli, Cruoch." Replicò Sirius. "Non offenderti, sai, ma io e mia moglie abbiamo, come dire, dimostrato più volte il nostro disprezzo per le Arti Oscure: perché diamine dovremmo insegnarle ai nostri ragazzi?"
Come prevedibile, la discussione proseguì fino all'alba. Cruoch cacciò la sua elfa domestica, ignorando le obbiezioni di Kayla e Hermione riguardanti gli ordini assurdi che la creatura aveva ricevuto. Martha capì che non ne sarebbero mai venuti a capo, e che, involontariamente aveva coinvolto i ragazzi in faccende interne al Ministero. Così si limitò a dire 'credo sia ora di tornare a casa' e trascinò con sé i ragazzi. Le bastò un piccolo incantesimo per chiamare a sé la sua macchina incantata, e a Sirius bastò un gesto perché la sua moto lo raggiungesse. Così, riuscirono a portare indietro anche i Weasley, mentre Robert, entusiasta, prese posto dietro al padre sull'Harley.
Tornarono a casa quando il sole era ormai alto nel cielo, e il silenzio era teso. Martha era furiosa: detestava l'idea di non risolvere i casi che le venivano assegnati. Se ne stava in cucina a preparare il caffè, quando sentì qualcosa picchiettare contro la finestra. Si girò e vide un gufo che la osservava con sguardo curioso. Aprì la finestra e notò il suo nome scritto sulla busta, in una grafia che conosceva fin troppo bene. Quella, come ogni mattina, era la lettera giornaliera di Rose.
Stava per aprirla, quando vide Harry e Kayla in piedi sulla soglia della cucina. "Ho detto che potete dormire." Sussurrò. "È stata una nottata pesante."
"Non vogliamo dormire, vogliamo sapere." Rispose Kayla.
In camera sua dormiva Hermione, così come in camera di Harry dormiva Ron e in camera di Robert dormivano i gemelli. Arthur era tornato a casa, insieme a Bill, Charlie e Percy, mentre Sirius era andato a farsi una doccia.
"Cosa c'è da sapere, principessa?" domandò Martha.
"Perché è successo?" domandò Harry, sedendosi al tavolo.
Martha sospirò. "Questo vorrei saperlo anche io."
"Avrai un' idea generale, mamma. Tu hai sempre idee!"
Lei sorrise. "La mia idea generale, a questo punto, è che il male non muore mai, non davvero." Rispose, sedendosi davanti ai ragazzi, capendo che la lettera di Rose avrebbe aspettato.
"Si, ma ... quel teschio, insomma, non ha fatto male a nessuno! Perché faceva così paura?"
Martha la guardò senza capire. "Te l'ho detto, Kayla, quello è il simbolo di Voldemort."
"Si, questo lo abbiamo capito" le rispose Harry. "ma non è altro che una sagoma in cielo ..."
"Tua madre un giorno è tornata a casa dei suoi genitori e sul tetto c'era quella sagoma, Harry. Non solo era il simbolo di Voldemort, ma era il segno più plateale del passaggio dei Mangiamorte, i suoi seguaci. Immagina, quanto quella semplice sagoma in cielo abbia fatto paura, a Lily, negli anni successivi."
Harry rimase colpito. "Loro ... sono morti così? Zia Petunia diceva che ..."
"Zia Petunia ti teneva in un sottoscala facendoti credere che James e Lily fossero morti in un incidente d'auto, non mi sembra troppo affidabile." Tagliò corto lei. "Comunque, siete entrambi troppo giovane per capire il terrore. Per molti, vedere il Marchio Nero in cielo è stato come vedere di nuovo Voldemort stesso."
"Ma lui ... lo hanno fatto per dire che sta tornando?"
Martha sospirò nuovamente, guardando Harry. "Non lo so, Harry." Gli rispose, sincera. "A questo punto, non lo so davvero."
"E se dovesse tornare?" domandò Kayla. "Che faremmo?"
Martha si osservò le mani. "Beh, non saprei dire."
"Combatteremmo, vero?" domandò Harry.
La donna sorrise. "Sì. Quello si, sempre. Ma voi siete troppo giovani, e ..."
"Mamma?" Kayla sembrò improvvisamente essersi resa conto di una cosa. "Mamma, le figure incappucciate! Loro ... che succederà, a loro?"
Martha scosse la testa. "Temo non accadrà nulla: giravano incappucciati per non farsi riconoscere, l'ultima volta, e non credo che ora sia diverso."
"Si, lo immaginavo, ma avrete i vostri sospetti su chi potessero essere! E lo hai visto Draco, lui mi ha praticamente detto che suo padre era tra loro!"
Martha colse la palla al balzo. "Kayla Lily Black. Io non so davvero cosa Merlino ci sia tra te e Draco Malfoy, ma ti prego, ti prego: usa la testa."
"Non parlavo di Draco o di questa cosa assurda che hai appena detto, ma degli incappucciati che hanno seminato il terrore!"
La voce rassicurante di Sirius rispose dalla soglia della cucina. "E che hai da dire, riguardo agli incappucciati? Hai una lista dei nomi da consegnare a Caramell?" con addosso solo l'accappatoio, si diresse verso la caraffa del caffè e se ne versò una tazza. "Indovina, principessa: nessuno ti ascolterà, molti di loro sono interni al Ministero e sono anche piuttosto importanti, nessuno li arresterà mai per dei sospetti."
"Sono sospetti che hanno tutti, però." Protestò Kayla.
"Certo: sono anche sospetti fondati, in alcuni casi, ma resta il fatto che negheranno e che il loro viso era coperto. Il viso coperto non è solo un atto di codardia pura, ma è il modo più semplice per pararsi il c-" Martha lo fulminò con lo sguardo. "Suvvia, Redfort, i nostri figli conoscono più parolacce di noi due messi insieme. Dicevo, Kayla, è il modo più semplice per pararsi il culo. Per farla breve, anche la più grave delle accuse contro un incappucciato è un'accusa fatta al nulla."
Kayla sembrava furiosa. "Quindi non verranno arrestati?"
"Non abbiamo prove per farlo, lo capisci? Credimi, a molto di loro farei molto peggio che arrestarli e interrogarli, ma non possiamo, senza prove." Le rispose Martha.
In quel momento un secondo gufo, quello del Ministero, bussò contro la finestra della cucina. Kayla si alzò e raccolse qualche zellino dal piattino appositamente lasciato accanto alla finestra, poi scomparve dietro la scritta 'SCENA DI TERRORE ALLA COPPA DEL MONDO DI QUIDDITCH'. Rimase immobile per mezzo minuto, prima di produrre un verso di dissenso. "Il Ministero brancola nel buio ... oh, dannata Rita Skeeter!"
Martha sorrise. "Non mi stupisce che quella scriva certe robacce."
Sirius sorseggiò il caffè. "Credo dovremmo andare al lavoro anche oggi, nonostante tutto."
"Se Kingsley avrà bisogno, non esiterà a chiamare. Per il resto" si alzò e baciò le labbra del marito. "è domenica."
"Grandioso, allora." Esclamò Sirius, strofinandosi le mani. "Harry, Kayla, che vi andrebbe di fare?"
Tonks rincasò borbottando quella sera a cena, raccontando che moltissime Strillettere erano arrivate al Ministero, e che siccome non erano state aperte subito, avevano preso fuoco. Martha rispose che questo era ciò che si otteneva quando persone come Rita Skeeter si mettevano a scrivere articoli,mentre Sirius, sorridendo, raccomandava ai ragazzi di preparare i bagagli e di ricordare l'abito da cerimonia.
"Io non ho un abito da cerimonia!" obbiettò Kayla. "A che dovrebbe servirmi, scusa?"
Sirius e Martha sorrisero. "Te ne procureremo uno, principessa." La rassicurò Martha.
"Nemmeno io ne ho uno." Aggiunse Robert. "E non ne voglio: io sono già bello così."
"Non lo metto in dubbio, Robert" gli rispose Tonks "ma non si sa mai cosa può accadere."
"Dora, mi appello al fatto che io sia il tuo migliore amico per obbligarti a dirmi che cosa ..."
"Tu non puoi obbligarla a fare niente!" replicò Martha, giocando con la mano di Sirius.
"E poi l'abito da cerimonia è nella lista delle cose da avere quest'anno." Disse Harry.
"Ecco, appunto." Aggiunse Sirius. "Dobbiamo andare a Londra a prenderli."
"No, affatto." Si oppose Kayla. "Mamma, tu non ne hai?"
"Abiti da cerimonia? Uno, ma era di Lily, non posso prestartelo."
"Posso usare quello del matrimonio." Rispose lei, facendo spallucce.
"Quale matrimonio?"
"Il tuo!" rispose la ragazzina.
"Vuoi mettere il mio abito da sposa?!" domandò Martha, esterrefatta.
"Si! Trovo fosse davvero bello."
"Lo era, Kayla, ma io ero incinta di sette mesi e mezzo, e ..." fece segno di una pancia grossa.
"Si può modificare!" esclamò Tonks. "Non ci vuole tanto, e quello non è un abito che può usare solo una sposa: è un abito lungo,semplice e bianco."
Martha alzò le mani, esasperata. "Immagino che nessuno sia a mio favore, vero?" Il silenzio le fece da risposta. "Oh, grandioso, grazie a tutti!"
Dieci minuti dopo, Kayla era al centro della sua stanza con addosso l'abito da sposa di Martha. Le stava leggermente lungo, e i suoi seni erano più piccoli di quelli della ragazza di diciotto anni alla trentesima settimana di gravidanza che aveva messo quel vestito per camminare verso l'altare, diciassette anni prima. Tonks le aveva raccolto i capelli in qualche modo, e quella strana acconciatura avrebbe fatto sembrare disordinata chiunque, ma non Kayla: lei era elegante, era principesca, era comunque bellissima. Era quasi magica. Era, letteralmente, regale: quando Sirius aprì la porta e la vide, sentì un tuffo al cuore. Era bellissima, era cresciuta, era quasi una giovane donna. Era strano vederla così, grande e consapevole. Era la creatura più bella che avesse mai visto, perché c'era Martha dietro di lei, che la guardava nello stesso modo.
"Oh, Kayla" sospirò Sirius "pensavo di avere ancora almeno dieci anni prima di vederti vestita da sposa."
Lei sorrise, illuminando la stanza. "Credo tu ne abbia anche di più."
Sirius si avvicinò a lei e le afferrò le mani, per poi farla girare su sé stessa e baciarle la fronte. "Sei meravigliosa." Lei giurò che gli occhi di suo padre, in quel momento, brillassero di lacrime fatte unicamente d'orgoglio. "Ma il mio cuore non regge all'idea che tu metta questo vestito."
"Beh" rispose Martha. "Domani potremmo andare a Londra, che ne dici?"
In quel momento, Robert, Harry e Remus entrarono nella camera da letto di Martha e Sirius.
"Oh, porco Salazar!" esclamò il maggiore.
"Robert!" lo richiamò Kayla.
Robert, però, sorrise. "Sei bellissima, piccola Kayla."
"Uh, non è più tanto piccola." Rispose Remus, sentendo il bisogno di sedersi. "Mi sento vecchio." Sospirò, poggiandosi ai piedi del letto. "Quanti anni abbiamo, ora, Martha? Ottantacinque? Ottantasei?"
"Io me ne sento anche di più, vedendola così." Sospirò Sirius. Poi le posò una mano sul viso. "Ti voglio bene, bambina mia."
Kayla lo abbracciò e gli baciò la guancia. "Te ne voglio anche io."
Caro Sirius,
sono davvero fiera di voi per come mi siete comportati alla Coppa del Mondo. Il Profeta arriva anche qui, ma non credo ne valga la pena, visto che l'articolo era di Rita Skeeter. Ho sentito l'adrenalina entrare in circolo parola dopo parola, leggendo la tua lettera. Avrei volentieri smascherato un paio di incappucciati al posto vostro.
Ma dimmi, i ragazzi stanno bene? Vi hanno sommersi di domande?
Per favore, dì loro da parte mia che non c'è bisogno di agitarsi: non torneremo sui nostri passi, perché ci abbiamo messo troppo tempo per rialzarci, dopo la Guerra Magica.
Tu non c'eri, Sirius, ma la gente aveva paura anche a camminare per strada, al pensiero che l'incubo cominciasse di nuovo. Ricordo una volta in cui ero andata a prendere i pannolini per Kayla e al supermercato babbano avevo visto una maglietta nera con un teschio verde: probabilmente il commesso ancora si chiede perché quella maglietta mi abbia ridotta ai singhiozzi nel bel mezzo della corsia di quel dannato supermarket.
Qui le cose vanno bene: ho trovato un piccolo pub di maghi, ci vado spesso di sera a prendere qualcosa e a fumare una buona sigaretta. Parigi è fantastica, piena di luci, negozi e gente gentile. Con il francese me la cavo, mia madre me lo aveva insegnato da ragazzina. Martha probabilmente non se lo ricorderà, ma eravamo brave davvero. Prendila un po' in giro da parte mia per la sua scarsa memoria, le farà bene ridere. Come vanno le cure per la fertilità? Non ha ancora dato di matto?
C'è un francese giù al pub, è un tipo carino. Ha cinque anni più di me e ha un figlio di nove anni con dei folti riccioli biondissimi. Ricorda tanto Martha da bambina. Ti ha mai detto che era biondissima? Anche Kayla ha dei riflessi chiari, nei capelli, se ci fai caso. Comunque, stasera esco con questo francese. Non farti strane idee: te lo dico perché se lo scrivessi a Martha lei probabilmente organizzerebbe già il matrimonio.
Senza far capire che lo fai apposta, dimmi come vanno le cose tra Remus e Dora. E tienili d'occhio da parte mia.
Ti voglio bene,
Rose
Sirius sorrise, steso sul suo letto mentre Martha prendeva gli ormoni in pillola prescritti per la sera. Rose gli mancava, ma era bello che avessero iniziato a scriversi seriamente. "Redfort?"
Lei in risposta lo guardò.
"Sai davvero il francese?"
Martha sorrise. "In una vita precedente."
"Perché non me lo hai mai detto?"
"Perché probabilmente ora non saprei mettere insieme due parole." Rispose, sedendosi ai piedi del letto. "Ti ha detto Rose di questa cosa?"
"Può essere." Generalizzò lui.
Martha rotolò fino alla sua parte di letto. "Ti rendi conto che Kayla è già diventata così grande?" si infilò sotto alle coperte. "Voglio dire, mi sembra di averla messa al mondo due ore fa."
Sirius sorrise, lasciando che Martha si accoccolasse sul suo petto come ogni sera. "Buonanotte, piccola." Le sussurrò, baciandole i capelli.
"Buonanotte, Padfoot."
Kayla era in piedi al centro di un negozio che dava su una delle vie più trafficate di Londra. Indossava un vestito senza spalline, rosa pallido, che la faceva sembrare ancora più regale. Robert e Harry, accanto a lei, indossavano due panciotti bianchi con un completo di giacca e pantaloni neri, scarpe a punta e una cravatta allacciata all'antica bianca come la camicia. Martha li guardava con orgoglio, mentre Sirius si aggirava per il negozio.
"Per l'amor del cielo, mamma: non metterò mai un vestito rosa!"
"Secondo me ti sta bene." Osservò Harry.
"Mamma?" domandò una commessa con aria sorpresa. "Lei è la mamma di tutti e tre?"
Martha si voltò ad osservare quella ragazza. "No, li ho rapiti e ho deciso di regalare loro degli abiti da cerimonia." Ironizzò.
"Mi scusi" si affrettò a dire l'altra. "ci stavamo chiedendo come facesse ad avere tre figli grandi pur essendo abbastanza giovane."
Sirius, che si era immediatamente portato dietro alla moglie, sorrise sotto i baffi alle ultime due parole della commessa.
Martha sorrise, pensando che probabilmente quella ragazza appena ventenne non avrebbe mai pensato che lei, alla sua età, doveva fare i conti con un figlio di quattro anni, un marito in carcere, una guerra giunta al termine, la morte dei propri migliori amici e una gravidanza. Quindi le sorrise e indicò Robert. "Lui è il primogenito, l'abbiamo avuto a diciotto anni. Harry è arrivato due anni e mezzo dopo, e Kayla, la più piccola, un anno dopo Harry."
Robert fece un sorriso appena accennato, che, unito ad un movimento del capo in direzione delle due ragazze, fece tremare le gambe ad entrambe. Harry alzò la mano in segno di saluto e Kayla si limitò a sorridere.
"Kayla, ha detto? Che nome particolare."
Martha sorrise, pensando a tutte le volte in cui, durante la gravidanza di Robert, Sirius aveva ripetuto 'se è una femmina, Kayla'. Così, quando quella notte di maggio aveva messo al mondo la loro secondogenita, non aveva avuto ombra di dubbio sul nome da darle.
"Credo che alla ragazzina dal nome particolare non piaccia il rosa, però." Obbiettò Martha.
"Forse ho ciò che fa per te!" esclamò la seconda commessa, sorridendo più a Robert che a Kayla. Sirius cercò di trattenere le risate, visibilmente divertito da quanto appena accaduto.
"Ai due ometti vanno bene i vestiti?" domandò la prima commessa.
I due storsero il naso alla parola 'ometti': era il nomignolo usato da nonna Marie, e a nessun altro era concesso chiamarli in quel modo.
"Perfetti." Rispose Robert, ritrovando la lucidità per primo. Nello stesso istante, la seconda commessa tornò nella stanza, con in mano un vestito che lasciò Kayla a bocca aperta: era anch'esso senza spalline, ma la prima parte dell'abito era nera come la notte. Stringeva leggermente sui fianchi, e lì il colore iniziava a cambiare: attraverso delle sfumature di viola, arancio e rosa, diventava bianco, ma non era un bianco puro, bensì un bianco leggermente macchiato di lilla.
"Sono i colori del tramonto." Spiegò la ragazza. "Ne hanno messi in vendita pochissimi, ma ho pensato che sarebbe stato bene con i tuoi occhi e i tuoi capelli."
Il sorriso di Kayla spiazzò tutti. "Questo è ... fantastico!" esclamò. In pochi secondi, lo aveva già addosso, e tutti erano estasiati di come le calzasse a pennello.
"Sei bellissima." Sospirò Robert. Sirius, intanto, si portò dietro di lei per ammirarla anche attraverso lo specchio. Aveva un naturale portamento regale, eredità nascosta di ogni Black. Così come Robert, sembrava nata per vestire elegante. Harry, invece, era più simile a James, più goffo in occasioni formali e in abiti eleganti. Martha sorrise, guardandoli da lontano.
"Okay." Sussurrò alla commessa. "Li prendiamo tutti e tre."
Lei sorrise, battendo i tasti della cassa.
Sirius osservava il giardino buio attraverso la finestra della cucina. Davanti a lui, c'era un foglio bianco e una penna. Scrivere lettere si stava dimostrando un'attività difficile: significava guardarsi dentro e raccontare a sé stesso quella giornata, prima che al foglio e poi, a Rose. E quel giorno lui aveva visto i suoi figli scivolargli via dalle mani, e si era scoperto incapace di trattenerli.
Sai, tutti hanno sempre detto che Kayla è identica a me, o a Walburga. Non è vero. Cioè, da una parte lo è: sembra una 'principessa delle tenebre' come me e Robert. Ma no, lei è uguale a Martha: ha le sue stesse espressioni, il suo stesso modo di sorridere come se fosse la cosa più naturale del mondo, senza rendersi conto di quanto in realtà il suo sorriso sia fantastico. Ha gli occhi grigio-azzurri, quasi come quelli di mio fratello Regulus, ma sono limpidi come quelli di Martha, e come lei se qualcosa la tormenta i suoi occhi si appannano. Ieri sera l'ho vista indossare l'abito da sposa di Martha, e oggi l'ho vista in un negozio babbano con un vestito che aveva i colori di un tramonto che non sarà mai bello quanto lei. Ogni tanto sembra quasi che viva in un mondo troppo lontano dal mio, a volte esce con Hermione o Ginny e a me sembra vadano un po' sulla luna. Sono stato in camera sua, pochi minuti fa, l'ho guardata dormire come facevo con Robert quando era appena nato perché mi ricordava Regulus, ma lei dorme rannicchiata come Martha. È strano, sai? Robert e Harry non li sento così, forse perché sono talmente uguali a me e James che non sento di essere così diverso da loro. Ma con Kayla è come se fosse lei a tenermi la mano e a insegnarmi a stare in piedi da solo: lo so, questo è il suo viaggio, la sua vita, la sua storia, per me la mia è sempre stata scritta nelle stelle o nel passato, lei la disegna ogni giorno. Oggi è cresciuta ancora un po', e io sono cresciuto con lei. Sta imparando a non difendersi dalle emozioni, errore che io ho fatto troppe volte. Oggi in metropolitana se ne stava in piedi con le mani nelle tasche di quei jeans pieni di strappi e guardava la gente passare, e io pensavo che è davvero giovane, che deva ancora imparare a volare e deve ancora sbagliare tantissime cose, ma spero davvero che sappia essere determinata come Martha, forte come la donna il cui nome sta a metà tra 'Kayla' e 'Black', spero che sappia amare come te, Rose, e spero che continui a sorridere con gli occhi e con il cuore come facevamo io e James. Vorrei proteggerla, ma l'unico modo che ho per farlo è tenerle la mano e guardarla da dietro mentre mi sorride.
Buonanotte Rose.
S.O.B.
Ah, di a quel francese che se sbaglia qualcosa con te sarà costretto a cambiare tutte le foto sui documenti.
Sirius posò la penna e tornò a guardare la notte che avvolgeva la villa, sentendo Lily seduta accanto a lui. "Ciao, rossa." Sussurrò. "Come va dall'altra parte?"
"Mi manca potermi sentire come ti senti tu adesso." Rispose lei. "Sentire la vita che scorre, vedere il piccolo mondo che ti sei costruito accanto cambiare."
"E che si fa, quando il nostro piccolo mondo cambia?" domandò lui, domandandosi come un ricordo potesse essere così dannatamente reale.
"Tu rimani come sei: segui l'istinto, proteggi chi ami, rispondi di pancia. Non cambiare perché la vedi crescere, non cercare ad ogni costo di proteggerla dal suo mondo attorno che cambia e sta per crollare."
"E quando quel mondo crollerà?"
"La guarderai piangere, poi le tenderai la mano e la aiuterai a rimettere insieme i pezzi."
Sirius sorrise. "Lo sai, Lily, avevo ragione quando dicevo che saresti stata una buona mamma."
Lily prese a giocare con una ciocca dei suoi capelli. "Lui ha voi, e non potrei credere di meglio. Stagli accanto anche quando il suo mondo cadrà: assicurati che abbia sempre qualcosa in cui credere e che non perda mai la fiducia in sé stesso."
E Lily, veloce com'era arrivata, scomparve, lasciando Sirius di nuovo solo seduto a quel tavolo, mentre senza che se ne rendesse conto, l'alba avvolgeva la piccola cittadina a nord di Londra chiamata Watford, in cui una villetta dai mattoni rossi ospitava la vita di una famiglia nata da un ragazzo che non credeva in niente che si innamorò di una ragazza dagli occhi verdi che rimise tutto a posto, sconvolgendo il mondo, allo stesso tempo.
La camera da letto di Sirius e Martha rispecchiava senza dubbio la loro storia. Sul comodino di Martha c'erano moltissime foto (James e Lily, i Malandrini, il matrimonio, la nascita di Robert e Kayla, Rose e Martha, Marie e Robert Redfort) e alcuni libri babbani che si ostinava a leggere. Sul comodino di Sirius c'erano solo due fotografie: la prima ritraeva due giovani in smoking con sguardo fiero e una ragazza dai capelli rossi che sorrideva nel suo abito da sposa, la seconda quella che sembrava una famiglia assolutamente normale, con tre ragazzi di età diverse ma vicine che ridevano. Sopra al letto, allacciata alla testiera di ferro, c'era una ghirlanda di fiori magici che fiorivano quando entrambi gli abitanti della stanza erano felici.
Quella mattina, i fiori della ghirlanda erano più che chiusi. Martha, infatti, se ne stava seduta con la sua camicia da notte di lino bianco e un'adorabile espressione imbronciata, mentre Sirius dormiva beatamente a pancia in giù. La luce del mattino filtrava dalla finestra mentre le casa era avvolta nel silenzio.
Quando la sveglia sul comodino di Martha suonò, lei non fece nemmeno finta di spegnerla: rimase a fissare il vuoto, lasciando che quel fastidioso suono svegliasse Padfoot.
"Mh." Mugugnò lui dopo mezzo minuto. "Martha, potresti, cortesemente, spegnere quel dannato aggeggio?"
Lei non rispose, e lui si sentì costretto ad afferrare la bacchetta e dare fuoco alla sveglia. A quel punto, Martha spalancò gli occhi e guardò il marito come se volesse dare fuoco anche a lui. "Perché diamine lo hai fatto? Era di Rose!"
"Non stava zitta!"
"Gliel'avevo regalata a Natale!"
"Oh, sarà contenta di sapere che le freghi i tuoi stessi regali."
Martha scosse la testa e tornò a guardare il vuoto, mentre Sirius si metteva seduto cercando di capire cosa stesse guardando. "Che succede?"
"Ci pensi che oggi è il primo settembre?" domandò lei, nostalgica. "Voglio dire, per sette anni il primo settembre è stato il giorno pi felice dell'anno, ma ora ... ora che significa separarmi dai ragazzi, non è più così felice."
"Hai presente le lumache, che si chiudono nel loro guscio e non ne escono più?"
"Teoricamente, escono per cercare cibo." Puntualizzò lei. "Ma che c'entra."
"Perché tu sei così, con loro. E con me, a volte. Ci terresti tutti nel tuo guscio."
"Beh, ci mancherebbe altro: siete la mia famiglia di pazzi, cosa dovrei fare?"
"Certo piccola, ma si da il caso che i tuoi figli pazzi debbano andare là dove per noi è iniziato tutto. È giusto, sai, devono ... trovare le loro strade." Si stiracchiò e sbadigliò. "E poi sai, stare qui a pensare che non sei pronta a lasciarli andare non impedirà loro di salire su quel treno."
Martha storse il naso. "Ti odio."
"Si, può essere che tu lo abbia già detto in passato." Si alzò e aprì l'armadio.
"Però hai ragione: lì per noi è iniziato tutto. Magari anche per loro ..."
"No, non dirlo, Redfort: non sono pronto." Rispose, abbottonandosi una camicia scura.
Martha sorrise. "Non lo si è mai." Si alzò e si mise addosso una giacca da camera, tenendola stretta sui fianchi con le mani. Si avvicinò a Sirius e gli baciò le labbra. "Vado a buttarli giù dal letto."
"No, aspetta: voglio fare lo scherzo del secolo a Robert."
Svegliare Robert era una vera impresa: era la personificazione dell'espressione 'dormire come un sasso'. Tante volte, anche cercare di scuoterlo era inutile. A Martha ricordava tanto Sirius alla sua età. La prima volta che avevano dormito insieme, era rimasta impressionata da come dormisse profondamente senza essere minimamente scalfito dai rumori.
Quella mattina, Sirius si accucciò accanto al letto di Robert alle sette in punto e con l'espressione più seria che riuscì a sfoggiare, iniziò a scuoterlo. "Robert, Robert, siamo in ritardo! Perdi il treno, devi saltare sul treno tra dieci minuti pulce, svegliati!"
"Cinque minuti, mamma." Borbottò lui, coprendosi la testa col cuscino.
"Robert, il treno!" esclamò di nuovo Sirius. "Sta per partire, Hermione ti aspetta!"
Robert aprì un occhio. "Mh? Hermione?"
"Il treno, Robert, sta partendo!"
Robert si mise a sedere, spalancando gli occhi. "Godric, il treno! Oh, siamo in ritardo? Che ... che ore sono?"
Sirius scoppiò a ridere. "Avrei scommesso che sarebbe stato il nome di quella ragazza a farti aprire gli occhi."
Robert lo guardò e capì. "Merlino, papà. Non siamo in ritardo, non è vero? Mi stavi prendendo in giro?"
Sirius continuò a guardarlo con il suo sorriso Malandrino. "Perdonami, pulce, ma Remus lo faceva sempre con me, e ... beh, capisco perché si divertisse tanto."
"Oh, sciocchezze." Rispose la voce di Moony dalla porta. "Con te e James era esilarante. Questo non è stato niente."
Sirius allargò le braccia. "Sai fare di meglio?"
"Certo che sì."
"Provamelo."
"Come faccio? Do' un sonnifero al ragazzo?"
"Notizia dell'ultima ora, Moony" rispose Padfoot, avvicinandosi. "ho altri due figli da svegliare."
Kayla dormiva beatamente sul fianco con il braccio sotto il cuscino, esattamente come Martha. Remus si mise a sedere a terra e iniziò a scuoterle la spalla. "Kayla?" sussurrò. Lei strizzò appena gli occhi. "Kayla, dove hai messo le chiavi della mongolfiera?"
Lei aprì un occhi quel tanto che bastava per dire "Non sono stata io, è colpa di Robbie e Harry."
Robert, ai piedi del letto, sorrise. "Kayla, veloce. Le chiavi della mongolfiera!"
Allora, con la prontezza di una Serpeverde, si mise a sedere e guardò i quattro volti sorridenti attorno a lei. "Che scherzo idiota sarebbe, questo?"
Robert scoppiò a ridere. "Scusa, piccola, ma la prima cosa che il tuo inconscio ti suggerisce è 'non sono stata io, è colpa di Robert e Harry'?"
"Si vede che sono obbligata a dirlo spesso."
"Oh, fantastico. Dieci punti a Serpeverde!" esclamò Sirius. "Sono le sette e venti, principessa, lei è pregata di lavarsi, vestirsi e scendere per la colazione, possibilmente portando con sé il suo baule."
"Perché ti aspetti che sia pronto? Mancano dei libri!" rispose lei.
"Giammai!" replicò il padre, ridendo. "Ad ogni modo, Moony, il tuo scherzo è fallito: non ti ha detto dove fossero le chiavi della flotofiera."
"La mongolfiera non ha le chiavi."rispose Kayla con astio.
"Uno a uno, Pluffa al centro." Contestò Martha, posando un bacio sui capelli della ragazzina. "Forza, principessa." Le sussurrò.
A colazione, ogni membro della famiglia Black aveva tenuto la faccia immersa nella tazza di caffè: Harry era stato svegliato da Robert che si era gettato a volo d'angelo su di lui, e la risposta che ottenne furono una serie di insulti verso Salazar Serpeverde, violentemente richiamati da Kayla.
Dopo che Martha aveva chiesto mille volte se avessero preso tutto erano partiti, e ora, in stazione, allungavano il collo alla ricerca di Dora e dei Weasley. La chioma rossa fiammante di Ninfadora si manifestò quasi tutto, e Robert non riuscì a fare a meno di chiederle dove avesse lasciato le chiavi della mongolfiera. Di nuovo, gli insulti furono violentemente richiamati, questa volta da Martha. Quando trovarono i Weasley, Molly era immersa in una predica storica ai gemelli.
" ... non voglio sentire di nessun tipo di scherzo, scommessa, o strano studio su quei dannati Tiri Vispi. Sono stata chiara?"
Sirius sorrise. "Suvvia Molly, sono sicura che se la caveranno con il giusto numero di punti persi. Non è vero, ragazzi?" domandò, rivolta a Fred, George e Robert. Loro annuirono. "Ricordate solo che il troppo stroppia."
Martha si avvicinò al marito. "State attenti, intesi?"
"Sempre, mamma." Risposero Harry, Kayla e Robert.
"Cercate di non affrontare cani a tre teste, state lontani dalla Foresta e da serpenti mitologici, evitate di accudire topi che in realtà non sono topi ma vermi, tenetevi alla larga dal Platano Picchiatore e dalla Stramberga Strillante, rispettate ..."
"E non accettate caramelle dagli sconosciuti!" esclamò Robert.
Martha afferrò un suo orecchio e lo rigirò. "Robert Sirius Black."
"Ah-ahi-ahi-ahi mi fai male!" strillò lui, mentre Harry cercava di non ridere.
"Se dovrò rispondere delle tue azioni al corpo docenti un'altra volta, giuro che ..." ma non fece in tempo a completare la minaccia, perché l'attenzione di Robert fu attirata da qualcosa di ben più interessante: Hermione Granger, in tutto il suo splendore, si stava avvicinando alla famiglia Black.
"Harry, Kayla!" esclamò, abbracciandoli. Poi, diminuendo la luminosità del sorriso, guardò Robert. "Ciao, Robert." Gli disse.
Lui aveva gli occhi piedi di malinconia. "Ciao, Hermione. Fatto buone vacanze?" usò un tono tanto dolce che Martha se ne stupì.
"Sì." Rispose lei, perdendo completamente il sorriso. "E tu?"
Il treno fischiò, e i due giovani corsero ad abbracciare Martha, mentre Robert rimase a perdersi negli occhi di Hermione.
"Hermione?" la chiamò Ginny. Lei fu quindi costretta ad interrompere il contatto visivo con il primogenito Black per salutare Ron e Ginny.
Sirius ne approfittò per battere una mano sulla spalla del figlio. "Non ne sei ancora uscito, figliolo,vero?"
"Ma l'hai vista? Come si fa a lasciarla andare?"
Sirius sorrise. "Semplice: non si fa."
"Dici che c'è sempre una speranza?"
"Dico che una volta una strega saggia e rompiscatole mi disse che gli amori più grandi sono quelli che siamo costretti a nascondere." Annuì lentamente e disse. "La rivedrai presto, immagino, ma puoi sempre scriverle una lettera: ne sa sicuramente più di me sull'argomento?"
Robert sorrise. "Parli di Rose?"
"Sì, ma non dirle che ho detto che è saggia, intesi?" I due risero. "Stai attento ai tuoi fratelli e guardati le spalle, pulce, e ricorda: il troppo stroppia."
"Grazie, Padfoot." Rispose il ragazzo, stringendolo in un abbraccio. Poi si avvicinò a sua madre e la strinse tanto da riuscire a sollevarla da terra. Lei rise e gli batté una mano sulla spalla.
"Sei grande e grosso, ormai: conto che tu sappia badare a te stesso." Gli sussurrò.
"Ti voglio bene, mamma." Rispose lui.
Lei non lo diede mai a vedere, ma in quel momento sentì una lacrima salata rigarle il viso.
Rosalie osservava Parigi da un tavolino di un bar. Davanti a lei c'era un biglietto scritto in modo confuso.
Papà ha detto che hai una teoria circa gli amori tenuti nascosti, dice che sono i più grandi. Dimmi che è vero: dimmi che tutto questo dolore ha un senso.
R.S.B.
Davanti a lei, carta e penna, ma nella sua testa un dubbio: Robert era abbastanza forte?
Non credo sia solo una teoria. Credo sia vero.
Gli amori più veri sono sicuramente quelli come quello che lega tuo padre a tua madre, perché vissuto, perché ogni giorno si svegliano l'uno accanto all'altra e questo è ciò che volevano quando hanno detto 'si, lo voglio'.
Ma vedi, ci sono altri tipi di amore. Amori che non sono arrivati a quel 'si' e amori che non si svegliano l'uno accanto all'altro. Per Morgana, Robert, fai in modo do poterti svegliare almeno una volta nella vita accanto alla persona che ami: non c'è cosa più bella.
Tuo padre ha sicuramente citato quella mia famosa frase 'gli amori più veri sono quelli che siamo costretti a tenere nascosti'. Ammetto che avevo bevuto un po' quando partorii quella perla, ma posso dire che è vero. Sono i più veri perché ti logorano dentro, perché ti graffiano il cuore e tu non puoi dire a nessuno che stai sanguinando. Perché sarebbe da stupidi sanguinare ancora, no? Sarebbe da perdenti, e noi grifoni odiamo perdere.
Confermo le parole del buon vecchio Padfoot, dunque, ma ricorda che sono i più veri perché fanno più male degli altri. L'amore di mia sorella e suo marito, piccolo Robert, quello è l'amore che tutti meriteremmo di vivere. Non fare il mio errore: se hai un amore vero che ti tieni dentro, cerca di farlo diventare un amore grande da urlare al mondo.
Buon inizio scuola, abbi cura di te: mi hanno detto che succederanno un sacco di cose meravigliose.
Con amore,
R.E.R.
Kayla si chiuse la porta del bagno alle spalle. Erano in viaggio da poche ore, ma sentiva già odore di Hogwarts. Con la cravatta argento e verde ben allacciata, si perse a guardare il paesaggio scorrere.
"Allora, Black." Tuonò una voce più che conosciuta. "Come te la passi?"
Incrociare gli occhi del giovane Malfoy diede di nuovo inizio a quella serie di strane reazioni chimiche attorno a loro.
"Alla grande." Rispose, con tono di sfida. "E tu?"
"Beh, insomma. Mio padre voleva mandarmi a studiare a Dumstrang, sai?"
"Oh, e perché Merlino non lo ha fatto?" replicò.
"Mia madre non voleva che andassi a scuola così lontano."
"Vedo che i tuoi vanno molto d'accordo!" sorrise.
Lui scosse la testa. "Hai saputo di ciò che succederà?"
Lei incrociò le braccia sul petto e lo guardò con aria di sfida. "Di che parli?"
"Come, non lo sai? Insomma, i tuoi lavorano al Ministero ... e non lo sai?"
"Dimmelo tu, poi ti dico se lo sapevo oppure no." propose.
"Nah, sarà più bello vedere la tua faccina sorpresa quando il caro Preside darà l'annuncio."
"Draco, si può sapere cosa diamine stai ..." ma si bloccò, perché il giovane Malfoy se ne era già andato. Lei, scuotendo la testa, corse verso lo scompartimento che aveva lasciato poco prima, trovandovi Ron furioso e Harry perplesso.
"Lui, provocarmi?! Figuriamoci!" strillò il rosso.
"Parli di Draco?" domandò Kayla. "Ha parlato anche con me."
"E che ti ha detto?" le chiese Hermione.
"Una delle sue stronzate." Rispose Kayla. "Ha fatto finta di parlare di una cosa che succederà che io non so."
"Lo ha detto anche a noi." Affermò Harry. "Credi che stesse fingendo?"
"Aveva voglia di far valere il suo sangue puro, Harry." Sbuffò Kayla, accucciandosi accanto al finestrino e scuotendo la testa. "Nulla che dice lui ha senso, alla fine."
Il Cappello parlante finì di canticchiare una nuova canzone nel momento in cui Kayla stava per ammazzarlo. Seduta davanti a lei in mezzo agli altri Serpeverde, Astoria Greengrass sorrideva. "Che hai, Black?"
"Mi annoio." Sbuffò lei.
"Perché non sei con i tuoi fratelli?"
"Perché Piton ha fatto notare a mia madre che non sono mai qui." Rispose, con la stessa aria annoiata.
"Hai mai pensato di fare amicizia con qualcuno da questa parte della Sala Grande?" domandò la ragazza.
"Non offenderti, Astoria, ma la maggior parte dei Serpeverde non ha fama di essere amichevole." E per la prima volta si fermò a guardare quella ragazzina: oltre ai capelli biondissimi e lisci in modo innaturale, c'erano due occhi buoni.
"Non hai tutti i torti, sai? Non siamo amichevoli mai siamo degli ottimi amici, e sappiamo anche essere divertenti."
Kayla accennò un sorriso. "Che vuoi dirmi?"
"Che a me piacerebbe, essere tua amica."
Intanto, un certo Malcom venne Smistato in Serpeverde e una tale Laura entrò a far parte dei Corvonero, e lo Smistamento si concluse. Kayla si ritrovò davanti una serie di cibi deliziosi che in casa sua per sei mesi non aveva mai visto. La sua reazione fu la stessa che ebbero i suoi fratelli dall'altra parte della Sala, sotto lo sguardo schifato di Hermione. Intanto, Nick-Quasi-Senza-Testa raccontava loro che Pix aveva cercato di sabotare il banchetto.
"Uuuhm! Perché la mamma non impara a cucinare così?!" domandò ad un tratto Robert, facendo ridere gli altri.
Hermione lo fulminò con lo sguardo. "Robert, è una cosa seria."
Lui assunse l'espressione più seria che riuscì, rendendosi conto che non aveva ascoltato una sola parola di quanto avesse appena detto. Poi si guardò attorno: il banchetto, cibo a volontà, Nick-Quasi-Senza-Testa ed il suo racconto. "Merlino, ti stai di nuovo lamentando per la condizione degli elfi domestici?"
"Ti rendi conto che stai mangiando cibo prodotto da schiavi?"
"Si, beh, sono enormemente dispiaciuto." Replicò. "Ma bimba, non sarà digiunando che migliorerai la loro condizione."
"E quindi?"
"Non lo so, fai loro visita nelle cucine, portagli dei regali a Natale, ma mangia, perché mi sento in colpa ad abbuffarmi davanti a una persona che non ha nulla nel piatto!"
Hermione prese una bistecca e se la mise nel piatto. "Io non so dove siano le cucine, Robert."
" 'esto non è un 'blema."
"Nel senso?"
"Nel senso che io so dove sono." Rispose lui, ingoiando il boccone.
"Ma io non mi fido più di te, Robert Black." Rispose lei, e lui seppe che era estremamente sincera. Sentì lo stomaco chiudersi e se ne sarebbe volentieri andato, se Silente non si fosse schiarito la voce annunciando che aveva una cosa importante da dire. Oltre alla lista di oggetti proibiti (estesa a scherzi di cui Robert aveva il baule pieno) e alle solite regole, fece uno strano annuncio: annunciò che la Coppa del Quidditch quell'anno non si sarebbe tenuta.
Robert sgranò gli occhi e Harry spalancò la bocca, mentre Kayla, dal tavolo Serpeverde, allungava il collo per vedere la reazione dei suoi fratelli. Fred e George, intanto, aprivano e chiudevano la bocca senza emettere alcun suono, e Robert fu per la prima volta felice che Oliver Baston se ne fosse andato.
"Ciò e dovuto a un evento che prenderà il via in ottobre e procederà per tutto l'anno scolastico ..."
"Più importante del Quidditch? Davvero?" sussurrò Robert.
"Davvero, signor Black: quest'anno a Hogwarts si terrà un evento che vi terrà impegnati ma vi divertirà enormemente."
Robert, anziché sentirsi in imbarazzo per essere stato richiamato prima ancora che le lezioni iniziassero, guardò il Preside con curiosità.
In quel momento, però uno strano rumore attirò l'attenzione di tutti. Trascinando una vecchia gamba di metallo, un uomo con il volto pieno di cicatrici e un occhio di vetro fece il suo ingresso in Sala Grande. Scrutò tutti quanti con aria diffidente, e poi incrociò lo sguardo di Silente. Gli strinse la mano e si sussurrarono qualcosa, poi l'uomo si sedette al tavolo degli insegnanti attirando a se un piatto di salsicce.
"Credo che ..."
"Ecco a te il nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, Harry." Lo bloccò Robert.
Pochi secondi dopo, infatti, l'uomo fu annunciato come 'professor Moody', ma solo Silente e Hagrid batterono le mani.
"Robert!" sussurrò la voce di Kayla all'orecchio del fratello. "Quello non è ..."
"Oh, il tuo buon proposito di condividere i pasti con le serpi è durato tanto. Ti ho lasciato un pezzo di bistecca." Le mentì, ma lei non lo stava ascoltando.
"Robert, quello è Alastor Moody! Ricordi la mamma che ne parlava quando ... quando ancora papà non era tornato? Eravamo a cena, con zia Rose, nella vecchia casa, e hanno passato la cena ricordando quante cose avesse fatto, ma zia Rose era contenta che andasse in pensione, perché ..."
Robert annuì. "Perché disse che era un rompiscatole! Oh, Merlino, era troppo bello per essere vero un insegnante come Remus!"
"Parli di Malocchio Moody, Kayla?" domandò Ron.
"Che cosa è successo alla sua faccia?" domandò Harry, fissandolo.
"Come stavo dicendo" riprese Silente. "nei prossimi mesi ospiteremo un evento straordinario, che non si tiene da più di un secolo. È con grande piacere che vi annuncio che quest'anno a Hogwarts ..."
"Non può essere vero." Sussurrò George.
"Credo sia serio." Gli rispose Robert.
" ... Si terrà il ..."
"Godric, è serio!" sussurrò Fred.
"... Torneo Tremaghi!"
L'urlo di Robert, Fred e George, oltre a stordire Kayla per qualche secondo, rimarrà nella memoria di tutti i presenti per molto, moltissimo tempo. Persino la McGranitt –Harry ne è sicuro – sorrise.
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