il primo a saperlo
"Non mettete nemmeno in conto di chiedere a vostra madre?" Domandò Ron, seduto accanto a Kayla sull'Espresso per Hogwarts.
"Non è quello, Ron." Sbuffò Harry. "Dirà che non si accamperà fuori da uno stadio per una partita di Quidditch."
"Oh,non è una partita" lo corresse Fred. "È la finale per la Coppa del Mondo!"
"Lo so, Fred." Gli disse Robert. "Ma con papà lontano da casa, è fin troppo stressata."
"Dov'è tuo padre?"domandò Hermione.
"Sulle tracce di Minus, con Kingsley e una squadra di Auror."
"Perché tua madre non è con loro, allora?"
"Immagino che sia perché stiamo tornando noi." Sminuì Harry, guardando fuori dal finestrino.
In realtà,Harry e Robert, pochi giorni prima, avevano origliato una conversazione tra Martha e Remus, e la signora Black informava Lunastorta di aver litigato con suo marito per via di questa partenza. Lui era partito ordinandole di stare a casa, per via delle cure per la fertilità che Martha stava facendo.
"Potremmo chiedere a zia Rose." Buttò lì Kayla. "Lei giocava a Quidditch, a scuola."
"Sì, è vero!" esclamò Harry.
"Aspettiamo che torni papà." Li bloccò Robert. "Sarà fin troppo semplice comprare il suo entusiasmo."
Harry e Kayla sorrisero. "Oh, hai ragione!" Esclamò la piccola. "Basta non dire alla mamma che sarà pieno di Veela."
"La mamma sa che una partita come quella è piena di Veela."
"Oh, magari se ne dimentica." Ipotizzò Harry.
"Magari."sorrise Robert.
"Ehi" disse Hermione. "cosa è quella cosa fuori dal finestrino?"
Tutti si voltarono a guardare. Qualcosa di piccolo e grigio appariva e spariva. Robert si alzò e notò che si trattava di un gufo che portava una busta troppo grande per lui. Sorridendo, aprì il finestrino e afferrò quello strano gufo. Lui gli consegnò la lettera e iniziò a svolazzare per lo scompartimento, evidentemente soddisfatto della missione che aveva appena portato a termine.
"Credo sia di papà." Sussurrò lui, aprendo la lettera.
Ragazzi miei,
mi dispiace di non poter essere con voi quando scenderete dall'Espresso per Hogwarts. Davvero.
Purtroppo quando mi sono offerto volontario per questa missione, due settimane fa, non pensavo sarebbe durata tanto. Stiamo passando a tappeto l'Irlanda.
L'idea di partenza era di cercare la madre di Peter, ma lui è arrivato prima di noi, perché la signora Minus è scomparsa. Kingsley e Moody, però, giurano che tra meno di due settimane autorizzeranno una Passaporta per farmi tornare a casa,perché credo non mi sopportino più: parlo solo di voi e della mamma.
Quando tornate a casa badate bene che Fierobecco non vada a mangiare le rose coltivate dalla zia, perché la mamma si arrabbia moltissimo.
State attenti che la mamma prenda le pillole prescritte dal medico babbano, vi prego: se funzionano, avrete presto quel bel fratellino che sognate tutti. E non badate se è irritata o se dorme tanto, sono le pillole che contengono ormoni. Non capirò mai come funziona la medicina babbana,ma il medico si è davvero raccomandato.
Vi scriverò ogni sera. Ah, il gufo è per Ronald, visto che per colpa mia non ha più un topo. So che non è un gran gufo, ragazzo, ma è il meglio che io abbia trovato, qui in incognito. Sembrava anche impaziente di svolgere il suo compito.
Harry, fa il bravo dai Dursley. Cerca di non gonfiare nessuna zia e di non chiedere a Robert di rubare la macchina di Martha. Questa volta, vi ammazzerà.
Non vi preoccupate, ho i biglietti per la Coppa del Mondo: se fate i bravi, io e Rose convinceremo anche Martha a venire con noi. Se vi dice che non si accamperà fuori da uno stadio, ditele che per le Sorelle Stravagarie lo ha fatto.
Credo di avervi detto tutto.
A presto,
Padfoot
"Che dice?" chiese Kayla, impaziente.
"Che ha i biglietti per la Coppa del Mondo, Fierobecco non deve mangiare le rose della zia, la mamma prende degli ormoni e il gufo è per Ron."
"Per me?" chiese il giovane Weasley.
"Per te. Se ti va." Rispose Robert, alzando le spalle.
Ron, sorridendo, prese il gufo e si avvicinò a Grattastinchi e Crux. "Che dite, voi: è un vero gufo?"
Kayla rise. "Beh io dico che sembra un gufo simpatico."
"Okay, allora." Sentenziò Ron. "Benvenuto tra noi!"
Martha, seduta accanto al letto di Harry, sorrise al racconto del gufo che Sirius aveva rimediato per Ron.
"Conoscendolo, ha Trasfigurato qualcosa." Scherzò. "Probabilmente fino a stamattina quel gufo era una lampadina."
Harry rise, guardando il viso della madre adottiva. "Sirius ha detto che stai facendo delle cure per la fertilità."
Il sorriso di Martha si fece malinconico. "Si, beh, voi non dovreste saperlo." Sospirò. "Però è vero."
"Quindi cosa fai prendi ..."
"Delle pastiglie schifose." Scherzò lei, riprendendo il sorriso.
"Oh, perché non hai mai provato la Polisucco." Scherzò Harry.
"Non lo escluderei, sai? Ho combinato le mie belle Malandrinate anche io ..." E si perse a guardare fuori dalla finestra, cercando tra le stelle il ricordo di una spensieratezza perduta.
Harry sorrise. "Me ne racconti qualcuna?"
"No, certo che no." rispose lei, accarezzandogli i capelli. "Tua zia te li taglierà."
"No, no, a me piacciono così."
"Andiamo, tesoro, ancora un po' e li avrai lunghi quanto Kayla."
Accarezzandogli la fronte,prese a ripercorrere la saetta con l'indice.
"Credi che tornerà? Voldemort, intendo."
Lei sembrò pensarci su. "Penso che un mago tanto cattivo non possa essere morto, ma non so se sarà mai abbastanza forte da tornare." Poi scosse la testa. "E penso anche che adesso sia decisamente tardi. Domani ti vengo a svegliare presto, intesi?" Lui annuì, tirando il lenzuolo con la leggera coperta verso il suo viso. "Buonanotte, tesoro."
"Buonanotte, Martha." Rispose lui.
Lei gli baciò la fronte, spense la luce, e, con passo leggero, uscì dalla stanza per dirigersi verso la stanza di Kayla, trovandola seduta su una poltrona a leggere Manuale di Psicologia dell'Ippogriffo.
"Principessa, è tardi: corri nel letto." Le ordinò.
Lei alzò gli occhi dal libro. "Credo che Becco abbia bisogno di un amico."
"Oh, beh Felpato tornerà presto." Rispose lei, mentre la piccola riponeva il libro e si metteva sotto le coperte.
"Sicura che tornerà?"
"Se non dovesse tornare, Kayla Lily Black, me lo andrei a riprendere."
Kayla sorrise. "Ma è vero che stai cercando di rimanere incinta?"
Martha alzò gli occhi al cielo. "Sei abbastanza grande per capirlo, Kayla: tuo padre è dall'altra parte del paese,in questo momento non mi è esattamente possibile cercare di rimanere incinta."
Kayla sorrise. "Ha detto che stai prendendo-"
"Ricordami di ammazzarlo, quando torna."
"Perché?"
"Perché eravamo d'accordo che non vi avremmo detto di questa cosa." Sospirò, sedendosi accanto alla bambina.
"Perché no?"
"Perché metti che non ci riusciamo, principessa,metti che questo fratellino non arrivi." Le disse, rimboccandole la coperta. "Vi sarete creati false speranze."
"Beh" contestò Kayla. "Ve ne sarete create anche tu e papà."
"Giusta osservazione, signorina Black. Dieci punti a Serpeverde!"
Kayla si imbronciò. "Hanno vinto di nuovo i Grifondoro." Sbuffò.
"Beh, siamo i più forti!" scherzò Martha. "Non ti preoccupare, piccola, delle Coppe delle Case ti ricorderai solo i festeggiamenti, un giorno."
Kayla sorrise, poi tornò seria. "Mamma?"
"Sì?"
"Se questo fratellino dovesse arrivare, il nome potremmo sceglierlo noi?"
Lei sembrò pensarci su. "Sai, l'idea di tuo padre è che ognuno di voi scelga un nome, e non ce lo dica fino a quando non nascerà."
Kayla si illuminò. "Posso iniziare a pensarci?"
"Abbiamo detto di non creare false speranze, Kayla."
"Oh, se non dovesse arrivare, riciclerò il nome per mio figlio."
Martha la guardò stupita ma sorridente. "Non dire mai una cosa del genere davanti a tuo padre, ti prego. E poi, è presto."
"Beh, tu hai avuto Robert alla fine del settimo anno."
"Si, tesoro, ma non è che fosse programmato." Sospirò lei. "E sembro mia madre, in questo momento, ma giuro che erano altri tempi."
"Ora che tempi sono?" domandò Kayla, con i suoi occhietti curiosi.
"Ora sono tempi tranquilli." La tranquillizzò Martha. "E ora è anche tempo di dormire." Le baciò la fronte. "Buonanotte, principessa." Poi, così come aveva fatto in camera di Harry, uscì in punta di piedi e spense la luce, per dirigersi verso la stanza di Robert. Bussò una volta, sentendolo parlare.
"Pulce?" domandò, entrando. Trovò Robert sdraiato per terra, con il telefono sull'orecchio e un sorriso che lei conosceva fin troppo bene. "Robert, saluta Hermione e vai a dormire." Gli disse.
Lui la guardò sorpreso. "Chi ti dice che è Hermione?"
"Sono tua madre, Robert, non puoi nascondermi niente." Lo bloccò lei. "Saluta Hermione e vai a dormire."
"Cinque minuti, dai." Le chiese lui. "Mi sta raccontando la cena con i suoi cugini."
"Oh, che cosa interessante." Sminuì lei. "Devo cercare di telefonare a papà, pulce."
"Lui non sa usare il telefono." La contraddisse Robert. "Non puoi telefonargli."
"Telefono a Kingsley e lui mi passa papà. Metti giù." Ordinò.
Lui borbottò alla cornetta qualche parola di buonanotte e poi guardò la madre, imbarazzato. "Ma è vero che papà è impotente?"
Martha gli tirò un cuscino. "Robert, come osi?"
"Ha scritto che prendi le pastiglie per ..."
"Se fosse un suo problema le prenderebbe lui, non credi?"
"Beh,sai, con l'età ..."
"Abbiamo trentaquattro anni, Robert, non cinquantaquattro." Puntualizzò lei. "E ti assicuro che tuo padre non è impotente."
Lui scosse la testa. "Forse questo non volevo saperlo."
"Hai iniziato tu, pulce!"
"Certo, certo, hai ragione." Sorrise lui, levandosi la maglietta e la tuta per rimanere in boxer e infilarsi sotto le coperte. "Comunque qualcosa non va."
"In che senso?"domandò lei, avvicinandosi.
"Beh, lui non c'è, tu prendi delle pillole ..."
"Le cose non sono collegate, Black." Lo fermò lei. "Credo che tuo padre sia partito perché si sente in colpa."
"Perché non riesce a fecondare i tuoi ovuli?" scherzò lui.
"Per Peter, tesoro, sono sicura che puoi capire."
Lui sembrò rattristarsi. "Beh,si, lo posso capire." Disse poi. "Ma se foste in crisi, me lo diresti?"
"Se fossimo in crisi, non prenderei pillole odiose per dargli un altro figlio."
"Okay, anche questo è vero."ammise. "E se fossi incinta, mamma, me lo diresti?"
Lei scrutò il viso del primogenito, ripercorrendo per un attimo tutto ciò che aveva vissuto con e grazie a lui. Il primo ricordo che aveva di lui, era Madama Chips chele diceva che si, era incinta. James che rideva alla notizia, nella stanza dello Specchio. Sirius che, dopo averlo saputo, era sparito per qualche ora. Robert Redfort che non era riuscito a spiccicare parole,e Charlus che non riusciva a smettere di ridere. La pancia che cresceva, le persone che nei corridoi la indicavano e Lumacorno che la faceva uscire dalla classe quando si lavorava con sostanze tossiche o dannose. I mesi che erano passati troppo in fretta, lo sguardo schifato dell'operatore esterno ai M.A.G.O., il matrimonio, le doglie, il parto. E poi quel bambino così lontano dal ragazzo che aveva davanti adesso. Sirius che lo prendeva in braccio per la prima volta, Lily in lacrime e James che gli cambiava il pannolino. I suoi primi passi,le prime parole, ed il momento in cui Martha era tornata a casa dicendogli che il papà non sarebbe tornato, per un po'. Quanto fu dolce e paterno con la piccola Kayla, quanto fu premuroso nel raccontargli quel poco che ricordava di Sirius. Gli anni passati troppo in fretta,la lettera per Hogwarts, lo Smistamento e la conferma dei suoi sospetti: Robert era il vero erede dei Malandrini. Poi suo padre era tornato, e lui aveva scoperto quel rapporto unico che aveva dimenticato. L'adozione di Harry ed il fatto che lui l'avesse accolto subito, senza chiedere nulla, per poi ammettere che si ricordava di James e Lily.
Poi c'era stata Alex, Alex che lo aveva spezzato, Alex che lui avrebbe sempre amato, in qualche modo, e Martha pregò Merlino che Hermione non se ne accorgesse mai davvero. E ora lui aveva recuperato la fiducia nel mondo e stava cercando di costruire una nuova storia.
"Facciamo così" gli disse, pensando alla sera in cui lei, Rose, Remus e Sirius gli avevano raccontato la vera storia dei Malandrini. "se accadrà, sarai il primo a saperlo."
"Il primo?"
"Il primo."
Robert si mise a sedere, e chiuse il pugno lasciando il mignolo alzato. Martha sapeva cosa volesse dire: era il loro modo di promettersi le cose, quando Robert era piccolo.
Lei sorrise e si avvicinò al figlio, stringendo il proprio mignolo nel suo. "Il primo." Ripeterono.
"Sai che ho promesso a Robert che se dovessi rimanere incinta, lui sarebbe il primo a saperlo?"
"Il primo?" scherzò Sirius,dall'altra parte del telefono. "No, piccola, il primo dovrei essere io."
"Beh, ma noi non siamo esattamente una coppia ordinaria. Quindi il primo a saperlo sarà Robert."
"Sono un po' geloso."
Lei lo sentì sorridere dall'altra parte del telefono. "Sei geloso di tuo figlio, Black? Fatti curare."
"Beh, ad essere sinceri, in questo momento sono geloso un po' di tutti."
"Ad esempio?"
"Ad esempio, sono geloso marcio di quel cuscino che ti tieni abbracciato seduta sulla mia poltrona."
Martha ci mise un attimo a capire: lei teneva davvero un cuscino abbracciato, seduta sulla poltrona di Sirius,davanti alla porta di vetro che dava sul giardino, e che era l'ingresso principale a casa Black. Aveva gli occhiali, quindi non ci mise molto a mettere a fuoco la figura di Sirius in piedi in giardino. Si alzò di scatto e corse ad abbracciare il marito, felice come una ragazzina.
"Ehi, attenta: sono tutto rotto." Scherzò lui, sollevandola da terra con voce stanca.
"Sei tornato!" esclamò lei. "Sei tornato!"
"Beh, pare di si." Scherzò Sirius. "Moody non mi sopportava più, e Kingsley mi ha lasciato il suo telefono per farti questa sorpresa."
Martha sorrise. "Oh, sant'uomo. Ti ricordo che eri convinto fosse il mio amante, tempo fa."
"Morgana, vuoi parlare di questo?" esclamò lui, afferrando la valigia.
"No, lascia, faccio io." gli disse lei, trascinando il vecchio baule. "Trovato niente?"
"Beh, ho una vaga idea di dove quel topastro sia andato." Rispose lui, entrando in casa. "Tua sorella?"
"Ha detto che torna tardi."
"Tonks?"
"Da un'amica francese per il finesettimana."
"Remus?"
"In camera sua."
"I ragazzi?"
"Dormono. Beh, non sono sicura che Robert si sia addormentato, ma l'idea era quella." Con un colpo di bacchetta, fece sparire la valigia. "Gli ho dovuto ordinare di mettere giù al telefono con Hermione, sai?"
"Oh, che avete tutti contro di loro? Io ce li vedo, insieme."
"Certo, non al telefono alle undici di sera. Sono sicura che anche Jane non era d'accordo." Poi si avvicinò al marito. "Bentornato a casa, Padfoot." Gli sussurrò baciandogli le labbra.
"Dio, se mi sei mancata."
"Harry ... Harry!"
Harry spalancò gli occhi. Aveva appena fatto il sogno più strano e più reale che riuscisse a ricordarsi. Davanti a lui, Martha lo stava scuotendo.
La prima cosa che gli venne in mente di fare fu portare una mano alla cicatrice, ma si vide costretto a ritrarla subito: era bollente. Martha ripeté il suo gesto, allarmandosi.
"Harry, hai avuto un sogno strano, non è vero?" domandò Rose, in vestaglia.
Lui annuì. "S-sì ... era così reale ..."
"Merlino, Harry"gli disse Robert, in piedi sulla porta "cosa sognavi per urlare così?"
"Beh era ..." si guardò attorno. Prima di tutto Sirius era tornato, Kayla lo guardava spaventata e Martha continuava a premere sulla cicatrice. "Era Codaliscia. Sono sicuro. E poi ... c'era anche un vecchio, perché l'ho visto cadere quando ... quando Voldemort si è girato ..."
"Voldemort?" domandò Sirius. "Voldemort, Codaliscia e un vecchio?"
"E anche un uomo che non avevo mai visto."
"E Voldemort che aspetto aveva?"domandò Remus, che era rimasto nascosto dietro Martha.
"Non lo so. Si stava girando quando mi avete svegliato."
"No, Harry" gli disse Martha con aria dispiaciuta. "Ti stavo chiamando da almeno due minuti. Ti sei svegliato da solo."
Lui la guardò senza capire, e mentre stava per chiedere qualcosa, Sirius sminuì il tutto. "Non ti preoccupare, Harry, a tutti capita di avere degli incubi."
"Che ore sono?" domandò Harry in risposta.
"Sono le quattro."rispose Martha. "Hai ancora almeno cinque ore per dormire."
"Non credo riuscirò a dormire di nuovo." Rispose lui.
"Beh, in questo caso"rispose Sirius "l'hai mai vista l'alba?"
Meno di mezz'ora dopo, l'intera famiglia Black era in giardino, accanto a Fierobecco, a guardare il cielo tingersi di moltissimi colori per accogliere il sole ed un nuovo giorno. Quando capirono che lo spettacolo era finito, Martha ordinò a tutti di andarsi a vestire, e per festeggiare il ritorno di Sirius, fecero colazione in un bar babbano che consegnò loro degli strani bicchieri con un simbolo verde ed i loro nomi scritti a mano.
La cameriera cercò di lasciare il proprio numero di telefono a Robert, ma Martha la mise in guardia di stare alla larga dal 'suo bambino'. La litigata che ne seguì fu unica: Robert sosteneva di essere abbastanza grande da poter gestire la sua vita da solo, e Martha stava per rispondere quando Harry, sorprendendo tutti quanti, difese Martha dicendo che lei voleva solo difendere Hermione.
Robert rimase a bocca aperta: lui e la giovane Grifondoro erano stati ben attenti a non dire a nessuno di quel loro nuovo strano legame.
"Tu sei mio fratello, lei è la mia migliore amica: credi davvero che non me ne sarei accorto?"
Kayla rise. "Beh,direi che ce ne siamo accorti tutti."
Robert scosse la testa, improvvisamente interessato al pavimento di quello strano bar babbano.
"L'importante è che tu sia felice, Robert." Gli disse Rose. "Non badare a questi impiccioni."
Il Grifondoro sorrise. "Beh, sì, sono felice."
"Allora va bene così." Lo tranquillizzò Harry.
Sirius alzò la tazzina di caffè. "A Hermione e Robert!"
Loro brindarono in quello strano modo, in quello strano bar, in quella strana giornata. "A Hermione e Robert!" dissero, tutti insieme.
"A Hermione e chi?" domandò una voce all'ingresso del bar.
Si girarono tutti, trovando una donna con dei riccioli scuri cortissimi e dei grandi occhi castani. Era alta, con una camicia azzurra e in braccio aveva una bambina di due anni e mezzo, identica a lei.
"Alex?" domandò Robert, riconoscendola all'istante. "Credevo fossi in Germania."
"Credevo non ti addentrassi nella Londra babbana." Rispose lei. "Ciao, famiglia Black." Loro le fecero un cenno, incapaci di interrompere il discorso nato tra lei e Robert. "Quindi, stai con Hermione?"
"Quella è Zoe?" domandò lui, alzandosi e andandole incontro.
"Ciao, io sono Zoe." Disse la bambina.
"Oh, lo so." Rispose lui, mentre lei sembrava voler passare in braccio a lui. Lo sapeva bene: ricordava fin troppo nitidamente il momento in cui era nata, il 'ti amo', buttato lì e quei baci che sapevano di lacrime.
"Non dirlo ad Hermione." Sussurrò Martha a Harry.
"Non posso non farlo." Rispose lui.
"Oh, ma non lo vedi?"
"Certo che lo vedo."
"Che cosa?" sussurrò Kayla.
"Che la amerà sempre, in qualche modo." rispose Sirius, scuotendo la testa.
"Okay, allora, stai attento, non rispondere male a Petunia, non litigare con Dudley, non ..."
"Si, Martha, lo hai già detto." Sbuffò Harry, sulla porta del numero 4 di Privet Drive. "Almeno cinque volte."
"Lo so, piccolo, ma ..."
"Non gonfierò nessuno." Scherzò lui. "Promesso."
"Telefonerò ogni sera, intesi?"
Harry sorrise. "Oh, zio Vernon non gradirà."
Martha scosse la testa e bussò alla porta. "Vernon te lo dico io dove può andarsene." Borbottò, mentre Petunia, con aria imbarazzata, apriva la porta. "Buongiorno, Petunia. Spero che tu abbia passato un buon compleanno."
"Non farti vedere, Martha." Le ordinò lei.
"Non desto alcun sospetto, Petunia." La tranquillizzò Martha. "Volevo solo che sapessi che telefonerò ogni sera per sapere se Harry sta bene. Non m'importa chi risponde di voi tre, non attaccherò fino a quando non avrò parlato con lui. Mi hai capita?"
"Non rivolgerti a me così." Si impose lei.
"Si, certo. Abbi cura di lui." Si raccomandò di nuovo.
Lentamente, Harry si girò e la strinse in un abbraccio carico d'affetto. Quando si staccò, le baciò la guancia. "Tranquilla." Le disse. "Farò il bravo bambino."
Martha sorrise. "Sei sempre stato un bravo bambino, Harry Potter."
"Ciao, mamma Martha. Ci vediamo tra dieci giorni."
Martha lo guardò chiudersi la porta alle spalle, mentre cercava di nascondere un velo di lacrime che le oscurava leggermente la vista.
"Di che colore è questo, Zoe?"
"Rosso!"
Sirius sorrise, scuotendo la testa.
Zoe, la figlia di Alex, era seduta al centro del loro salotto, e Kayla, più divertita che mai, giocava con lei e Robert. Alex, intanto, si concedeva una pausa, stando seduta in cucina a fissare la tazza del suo tè.
"Kayla è davvero diventata grande." Sospirò Alex.
"Oh, non sai quanto hai ragione. Per me era ancora grande quanto Zoe, ma poi Martha mi ha detto che era diventata signorina."
"Davvero? A me capitò al primo anno." Sorrise Alex. "Mio padre non l'ha mai saputo, però."
"Anche Tonks lo ha detto." Le rispose Sirius. "Ma mia moglie ritiene che fosse giusto che io sapessi."
"E tu che ne pensi?" domandò lei, con un sorriso.
"Penso che mi mancherà sempre non averla vista indovinare i colori."
Intanto, Robert si era alzato e aveva raggiunto i due in cucina. "Parli di Kayla?" domandò, sedendosi accanto ad Alex. Sirius annuì. "Ma è per questo che tu e la mamma volete un altro bambino? Per darti la possibilità di vivere ciò che ti sei perso con me, Kayla e Harry?"
Sirius sembrò pensarci su. "Non è solo quello, pulce. Prima di tutto, tua madre ha sempre detto di volere quattro bambini. Ovviamente, i miei dieci anni di prigionia non erano nei nostri programmi, ma abbiamo deciso di avere un altro bambino anche perché ... "
In quel momento, però, Martha aprì la porta di casa, e si perse a parlare con Kayla di Zoe. Intanto, faceva delle strane facce alla piccola e ridevano insieme. Sirius, dalla cucina, le vedeva perfettamente senza che lei vedesse lui.
"Beh, per quello sguardo che lei ha quando gioca con un bambino, immagino. Insomma, guardala."
Robert seguì lo sguardo del padre, a sua volta seguito da Alex, e tutti si persero a guardare Martha fare un buffetto sul naso a Zoe, prima di alzarsi e raggiungere la cucina con un sorriso stampato in viso. "Ciao!" disse, entrando e baciando leggermente Sirius sulle labbra.
"Ciao" rispose lui. "com'è andato il viaggio?"
"Bene, bene." Rispose lei, aprendo la credenza. "Un po' di traffico al ritorno."
"Hai guidato da babbana?" domandò Robert.
Lei annuì. "Ogni tanto, è divertente."
"Si, certo: mi insegneresti?"
"Assolutamente no" rispose, aprendo una scatola di cartone contenente della pasta cruda. "Sei troppo piccolo. Alex, mangi con noi?"
Lei scosse la testa. "No, ce ne andiamo tra poco." Rispose, sorridendo. "Ma grazie per l'invito."
"Quanto resti in Inghilterra?"domandò Sirius.
"Poco meno di un mese, devo fare un paio di cose qui e poi mio padre voleva vedere Zoe, ma torneremo in Germania prima dell'inizio del nido."
"La porti al nido?" chiese Martha, curiosa.
"Si, per forza, io lavoro, e i nonni non la possono tenere."
Martha annuì, pensierosa, mentre il telefono in salotto suonava. "Kayla, rispondi, per favore?" urlò Martha.
"Non posso!" urlò di rimando la bambina.
"Perché no?"
"Credo che Zoe abbia appena fatto la cacca!"
Immediatamente, Alex si alzò, mentre Robert correva a rispondere al telefono. "Pronto? Hermione!"
"Perché l'hai portata a casa?" domandò Martha, in cucina.
"No, quali bambini? Non c'è nessun bambino, Hermione!"
"ROOOOBEEEEERT!" strillò Alex.
"No, no, è mia madre. Certo che è la voce di mia madre!"
Martha scosse la testa. "Non mettermi in mezzo a questa storia, Robert Black!"
"Perché lo ha proposto lui." Rispose Sirius.
"E perché non glielo hai impedito?" domandò di nuovo lei.
"Perché deve imparare a camminare, cadere e rialzarsi da solo."
"No, Hermione, smettila, non c'è nessuno. Te lo avrei detto se ci fosse stat-"
"Robert, Alex chiede se abbiamo dei pannolini!" esclamò Kayla.
"KAYLA!" la sgridò Robert. "No, piccola, non quella Alex." Disse poi, al telefono.
"Quante Alex conosci?" domandò Alex, urlando dal bagno.
Martha si mise le mani nei capelli. "No, no, questo non va bene."
"Lasciali fare!" esclamò Sirius. "Non ..."
"Hermione, non dire una cosa del genere!"
"Quanto tempo ci ha messo per rialzarsi, dopo che lei se n'era andata? Quanto è stato male per lei? Quanto ci siamo sentiti impotenti noi, davanti al suo dolore?"
"Hai ragione, Martha, ma non puoi tenerli sotto la tua protezione per sempre."
"Tu li hai incitati a mettersi insieme! E sapevi che non era ancora pronto! Tu hai creato questo enorme malinteso, Sirius Black!"
"Non si è mai pronti, Redfort. Il primo amore o te lo sposi o te lo porti dentro per sempre." si alzò e le baciò la fronte. "Lasciali fare."
"Hermione, aspetta! Non attaccare, non puoi rompere così, non ..."
"Sono le sue scelte. È la sua vita. Puoi solo tendergli la mano quando cade."
Lei si strinse a lui. "Vado a cercare di attutire il colpo."
"No, prendi Alex e portala a casa. A Robert ci penso io."
Alex osservava le strade di Londra scorrere accanto a lei, mentre Martha guidava tranquilla. La distanza con casa Dixon non era molta, eppure Zoe non aveva voglia di prendere la metro. Infatti, legata nel seggiolino dietro, con il ciuccio in bocca e la sua bambola preferita in mano, sembrava essere sul punto di addormentarsi.
Martha picchiettava le dita sul volante con aria nervosa. "Sai, Alex, lui non ..."
"Lo so. Ci è stato male. Ci sono stata malissimo anche io."
"Tu avevi quella creaturina lì" disse, indicando lo specchietto retrovisore "per cui tirare avanti. Lui si è spento. Ha iniziato a fare una vita da latin lover senza fermarsi mai, poi è arrivata Hermione, che lo rende felice, che gli tiene testa, che lo calma quando si infuria e che ..."
"Conosco Hermione Granger."tagliò corto Alex. "So che è una tosta."
"Ecco." Le disse Martha. "Per questo – perché è una tosta, perché lo calma e lo rende felice – vorrei che tu mi dicessi, sinceramente, se sei tornata per lui."
Alex scosse la testa. "Non sono tornata per lui. Non c'è spazio per una storia, nella mia vita. C'è solo quella creaturina lì. Non pensare che io sia tornata in Inghilterra per tuo figlio, Martha. Certo, l'ho amato, ma nulla varrà mai quanto Zoe. Neppure Robert Black."
Martha sorrise. "Posso capirlo. Ma vedi, il primo amore ..."
"Lo so. Lo so che non si scorda mai, lo so che il primo amore è l'unico vero amore nella vita di una persona, e invidio tanto te e Sirius per essere riusciti ad arrivare dove siete ora. Ma io non ho in mente questo."
"E che cosa hai in mente?"
"Di tornare in Germania a fare la mia vita il prima possibile."
"Il suo papà l'ha mai vista?"
Alex scosse la testa. "Non l'ha mai voluta."
"Era un amore vero?"
Alex scosse nuovamente la testa. "Non quanto quello che ci fu con Robert."
Martha sorrise. "Bella scelta, un testardo orgoglioso."
"Meriterei un premio."
"Io ho un premio, per essermi innamorata di uno così." E, sorridendo, mostrò la fede di oro bianco che portava al dito.
Alex sospirò. "Io non sono una da matrimonio."
"Spero solo tu non sia una da matrimonio con mio figlio."
"No" rispose, mentre Martha accostava. "ho già avuto la mia possibilità."
"Allora perché eri a casa nostra?"
Alex la guardò qualche secondo prima di rispondere. "Perché io non so arrendermi." Aprì la portiera e scese dalla macchina, mentre Martha rimase a fissare il punto in cui era sparita, indecisa se stimarla od odiarla.
"Robert Sirius Black, apri questa benedetta porta!"
Sirius batté il pugno sulla porta della camera del figlio.
"Robert, non mi va di fare come l'ultima volta!"
Sirius si passò una mano nei capelli, ripensando a quando Alex aveva mandato una lettera a Robert, un anno prima, e lui si era chiuso in camera, per poi rubare la macchina di Martha, salvare Harry e scappare a Hogsmeade.
"A Robert ci penso io." lo citò Martha, all'inizio delle scale. "Scommetto che si è chiuso in camera sua di nuovo, non è vero?"
"Oh, Redfort, vuoi un premio?! Non sono stato in grado di fermarlo, è peggio di te!"
Martha alzò la mano sinistra, mostrando anche a lui la fede nuziale.
"Che intendi?"
"Il matrimonio."
"Cosa?"
"Il premio!" esclamò.
Sirius alzò gli occhi al cielo. "Okay, ne parliamo un'altra volta." Lasciò cadere. "Ora occupati di tuo figlio."
"Oh, no! No, no e ancora no: sono uscita da Starbucks dicendoti di non fare danni, tempo che io andassi e tornassi dal Surrey, e tu hai portato Alexandra a casa!"
"Sei più portata tu, per certe cose!"
"Allora fatti la patente per la macchina!"
"Che cosa c'entra, adesso?"
Martha alzò gli occhi al cielo. "ROBERT!" strillò, bussando. "Robert, per Morgana, non puoi chiuderti in camera ogni volta che Alex si fa viva, insomma, non ..."
"Non è quello!" la richiamò Sirius. "Ecco, vedi? Non sai la storia!"
"Che storia? Sono stata fuori poco più di mezz'ora, Padfoot!"
"Hermione, è Hermione la storia! Ha capito che Alex era qui, ha pensato che fossero tornati insieme, e siccome lei – Hermione – e Robert non stavano ufficialmente insieme, gli ha detto di fare ciò che voleva ma di non farsi più sentire!"
"Oh, che grande storia. Dirmi che lo ha lasciato era troppo difficile?"
"Non rende l'idea della gravità della cosa."
"Gravità della cosa? Cosa sei diventato, il Settimanale delle Streghe?"
"Chiamate Tonks." Disse la voce di Robert da dentro la stanza.
"No, pulce, Tonks è in Francia, dovrai ..."
"Chiamate Tonks."
"Okay: Sirius, chiama Tonks!" ordinò.
"Perché io?"
"Tuo figlio – quando è così testardo è figlio tuo – tua cugina, tuo problema!" sbuffò. "Ho bisogno di farmi un bagno!"
"Ehi, aspettami!"
"No, Padfoot, da sola!"
Martha si lasciò cadere nella vasca piena di schiuma, cercando di non pensare a niente. La sua coscienza non sembrava essere d'accordo, però, perché continuava a pensare al suo primogenito e a come fare per farlo uscire dalla stanza. L'ultima volta era uscito dalla finestra, e quella non era una grande soluzione. Insomma, era Robert Black, non Spiederman.
Davanti ai suoi occhi, ebbe una bellissima immagine di un piccolo Robert che leggeva i fumetti di quei supereroi babbani. Era un bambino bellissimo – e senza dubbio ora era un sedicenne altrettanto bello – ed era stato l'orgoglio di Rose, quando nel giardino della loro vecchia casa giocavano a Quidditch senza badare alle urla di Martha che imponeva loro di stare attenti a non lanciare la Pluffa verso la casa.
Quell'immagine idilliaca fu interrotta dalla voce di Sirius, che la chiamava dall'altra parte della porta.
"Ho detto di no, Sirius, non puoi fare il bagno con me quando ci sono in casa i ragazzi." Sbuffò lei.
"E poi sarei io quello che pensa solo al sesso, Redfort?"
Martha era sicura che stesse sorridendo, Malandrino.
"Quale è il suo problema, signor Black?" domandò.
"Tonks non risponde al telefono, né alle lettere."
"Okay, allora parlaci tu." Sentenziò.
Sirius spalancò la porta."Io? Redfort, io non so ..."
"Non sai fare prediche, si, lo so, ma credevo sapessi fare un discorso incoraggiante, un inno alla vita, un ..."
"Ho bisogno di te." Ammise, con aria colpevole.
"No, non è vero. Te l'ho detto stamattina: tu hai creato questo enorme malinteso, quindi tocca a te risolvere tutto."
"Oh, andiamo, Martha! Siamo sposati, dovremmo aiutarci a vicenda, dovremmo ..."
"Dovresti crescere e tendere la mano a tuo figlio quando cade, Sirius. Come farai quando io non ci sarò più?"
"Hai intenzione di lasciarmi?" chiese lui, senza capire.
"No, assolutamente no. ma un giorno potrei essere lontana da casa per qualsiasi motivo, potrei ammalarmi, potrei ..."
Lui scosse la testa. Aveva passato mesi nel terrore che sua moglie potesse contrarre la stessa malattia di Marie, da quando aveva sentito che anche i signori Wilson erano morti di Alzheimer. Quando gliene aveva parlato con il cuore in mano, lei aveva riso e scosso la testa, dicendogli che quella era si, una malattia genetica, ma era una malattia genetica babbana. E lui si era sentito tremendamente stupido.
"Okay, okay, basta." La fermò lui. "Non farmi pensare a queste cose."
Lei sorrise. "Okay, allora vai e convincilo."
"A fare cosa?"
"A non lasciare che il sipario cali."
"Quindi?" domandò Remus, seduto in cucina.
"Non mi ha fatto entrare." Rispose Sirius, ruotando sullo sgabello.
Rose alzò le spalle. "A me non risponde nemmeno."
"Lasciate andare me?" chiese Tonks. "Non lo farò scappare di nuovo!"
"No, tesoro, perdonami, ma è esattamente quello che si aspetta." Replicò Martha.
"Beh, mi sembra che ultimamente le cose non gli siano andate esattamente come si aspettava. Perché non lasciamo che una cosa, almeno una, vada per il verso giusto?"
"Hai ragione, Dora, ma Martha è più testarda di un mulo."
"Remus!" replicò lei, offesa.
"Okay, scusa: contro un mulo, vinceresti tu." Si corresse lui.
Lei scosse la testa, sbuffando. "Okay, giocatevela a carta, sasso, o forbice."
"Che roba è?" domandò Sirius.
"Ecco, vedi? Questo è quello che ci si perde a nascere Purosangue." Rispose sua moglie.
"Questo è quello che si perde a nascere da Orion e Walburga Black." Replicò lui.
"Si, beh, sono punti di vista. Guarda" tese il pugno verso Rose. "Al meglio di tre?"
La primogenita Redfort annuì, e poi insieme, canticchiarono "Morra cinese!" Martha tese la mano, Rose mostrò solo due dita, e poi esultò. Ripeterono la cantilena, allora Martha tese di nuovo la mano, mentre Rose tenne il pugno serrato. E fu Martha ad esultare. Quando canticchiarono quello strano motivo per la terza volta, Martha mostrò il pugno chiuso e Rose lasciò fuori dal pugno solo due dita.
"Sei sempre la solita!" si lamentò la primogenita.
"Sono solo quella più intelligente."
"Scusate, signore, ma non credo di avere capito." Intervenne Sirius.
"Non è difficile." Gli disse Tonks. "Carta batte sasso, sasso batte forbici, forbici battono carta." Per ogni categoria, mostrò i rispettivi simboli con le mani.
"E discutete di una cosa così importante basandovi su delle forbici che tagliano la carta e vengono rotte da un sasso? Voglio dire, Robert è chiuso in camera da più di ventiquattro ore, e ..."
"Abbiamo discusso anche di cose molto più importanti giocando a morra cinese." Lo smentì Rose.
"Ma è assurdo!" si lamentò.
"Beh, è il metodo più democratico che abbiamo." Lo zittì Martha, tendendo il pugno verso di lei. "Sei pronto?"
Sirius alzò gli occhi al cielo. "Carta batte sasso, sasso batte forbici, forbici battono carta. Giusto?"
"Giustissimo." Gli rispose lei. "Sei pronto?" chiese di nuovo.
"Oh, sono nato pronto!" esclamò lui, tendendo il pugno.
"Morra cinese!" canticchiarono insieme.
"Sasso batte forbici!" esclamò Padfoot, guardando il suo pugno chiuso contro le due dita di Martha.
"Okay, tocca a me." Annunciò Rose, mentre Remus e Dora continuavano a giocare tra di loro.
"Morra cinese! Ah, forbici battono carta." Sirius esultò di nuovo. "Remus, sei pronto a batterti con il campione di Morra cinese?"
Martha sorrise e scosse la testa, mentre Remus faceva segno all'amico di aspettare. "Questa è una lotta all'ultimo sangue."
"Al meglio di?" domandò Rose, incuriosita.
"Sette." Rispose Tonks, per poi esultare. "Ho vinto di nuovo! Baciami le chiappe!"
Remus arrossì vistosamente, e Sirius decise che era il momento di intervenire. "Okay Moony, vieni qui e fai l'uomo: battiti con me per andare a parlare con Robert."
Remus ruotò lo sgabello. "Uno, due ... tre! Morra cinese!" Pochi secondi dopo però, stava imprecando contro Merlino.
"Carta batte sasso!" esclamò Sirius. "Dora, vieni qui se hai il coraggio!"
"Okay, ma ti avverto: ero la migliore del mio anno, a morra cinese."
"Da quando a Hogwarts si gioca a morra cinese?" domandò Remus.
"Quante Tassorosso hai frequentato, per dire una cosa del genere?"
"Una, al quinto anno." Rispose lui, alzando le spalle.
"Che cosa? Chi era? La conosco?" si irritò lei.
Sirius la richiamò all'ordine. "Sto per vincere a tavolino, Dora."
"Arrivo, arrivo." Disse, chinandosi davanti a lui, reggendosi al bancone della cucina. "Al meglio di tre, cugino caro."
"Andata." Acconsentì lui. "Sei pronta?"
"Pronta è il mio secondo nome!" scherzò lei.
"Questo non è vero." Rispose lui.
"Morra cinese!" canticchiarono insieme. Al primo turno, Sirius vinse con un sasso contro le forbici. Subito dopo, Tonks sorrise, perché aveva vinto lei, con carta contro sasso. Per il terzo pugno, si guardarono letteralmente in cagnesco. "Tre, due, uno."
Sirius si alzò dallo sgabello e si mise a saltellare, per poi ricomporsi immediatamente. "Forbici battono carta!" esclamò.
"Sai che è solo questione di fortuna, vero?" provò a scoraggiarlo Tonks.
"Non è una cosa da dire, considerando che eri 'la più brava del tuo anno', Dora!" rispose lui.
"Okay, perfetto, bravissimo." Lo ammonì Martha. "Ora devi andare a parlare con Robert."
Sirius annuì, accarezzandosi la barca. "Convincerlo a non lasciare che il sipario cali." Ripeté.
Martha annuì, baciandogli leggermente le labbra. "Credo in te, Padfoot: non farmene pentire."
Sirius spalancò la porta della stanza del primogenito, con aria decisa. Si appellò a tutto il suo autocontrollo per ignorare l'odore di chiuso e di sudore. Robert, come aveva previsto Martha la mattina stessa, era sotto alle coperte con il viso affondato nel cuscino, e non si era accorto che suo padre fosse entrato in camera. Così, Sirius spalancò le due finestre, lasciando entrare luce ed aria fresca. "Alzati, Robert." Gli ordinò.
Il ragazzo sollevò leggermente la testa. "Ma cosa stai facendo?"
"Alzati, ho detto. Sono passati quasi due giorni, dannazione, ancora poche ore e saresti morto soffocato dal tuo stesso sudore."
Robert scosse la testa e si ributtò nel letto. "Chiudi la porta quando esci."
"Oh, no, lo farai tu." Rispose, togliendo la coperta dal corpo muscoloso del figlio. "Senti, ho vinto a morra cinese contro Remus, Dora, Rose e tua madre per venire a farti questo discorso, quindi dovresti davvero ascoltarmi."
"Tu non le sai fare le ramanzine, papà."
"Si, hai ragione. Odio chi fa le ramanzine. Oh, Godric, non mettermi in crisi!" sbraitò. "Non è una ramanzina da padre apprensivo, Robert, è un discorso serio, quindi ascoltami."
Robert si girò per guardare il padre. "Okay." Disse. "Ti ascolto."
Sirius si passò una mano sul viso. "Non l'ho preparato in realtà. Quindi dovrò improvvisare." Robert accennò un sorriso, finto e forzato, ma a Sirius fece ugualmente piacere. "Okay, allora ... Ci saranno sempre dei giorni in cui non vedrai nessun motivo per andare avanti. Va bene. Ci saranno anche dei giorni in cui il solo pensiero di aprire gli occhi la mattina ti farà venire da piangere. Va bene, va bene anche questo. Ci saranno anche dei giorni in cui non ricorderai come si sorride e come si piange, come si vive, e la stanchezza peserà sulle palpebre e sulle ossa fino a schiacciarti. Va bene, Morgana, va bene anche questo. Ne avrai ogni ragione." Sospirò. "Però cerca sempre di ricordare che ciò che senti non durerà per sempre. Sai, è tutto temporaneo. Ci sarà sempre qualcuno prima di te che ha provato le stesse cose, ed è sopravvissuto. Ricorda che tutto prima o poi finisce, che il sipario cala su tutto e tu devi lasciarlo calare sulle amicizie finite, sugli amori passati e sulla tristezza che ti stringe la gola, sulle cattiverie che ti hanno detto o che hai detto tu, sui tuoi sbagli, sui rimpianti, sulle parole che non avresti dovuto pronunciare e su tutte quelle cose che ti pesano sulle spalle come macigni. Robert lascialo cadere su tutto, su tutti, quel maledetto sipario, ma mai su di te. Perché meriti di più di un sipario calato, di un copione finito in tragedia, di una porta sbattuta o di una telefonata d'addio. Perché tu meriti di stare bene, ragazzo mio, e ti prometto, ti prometto che starai bene. Un giorno ti sveglierai e andrà tutto bene. Un giorno ti sveglierai e vedrai tua moglie che, più bella che mai, è venuta a salvarti un'altra volta. Un giorno ti sveglierai accanto a lei, rivedrai tuo figlio e conoscerai tua figlia, adotterai il figlio di tuo fratello, e tutti, tutti voi avrete una seconda possibilità. Però fino ad allora, pulce, tieni duro. Alzati dal letto anche quando sembra impossibile, esci quando vorresti stare chiuso in camera e apprezza le cose belle quando vorresti solo piangere. Sai, è una bella vita, in fin dei conti, te lo giuro. È una bella vita, ne vale la pena e te la meriti, figlio mio."
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro