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ha scoperto la rabbia


"Potter! Black!" Minerva McGranitt aveva urlato quei nomi troppe volte. "Credevo foste in punizione!" anche questo lo aveva decisamente detto troppe volte.
Harry e Robert, erano, d'altro canto, divertiti da quella situazione: se ne stavano comodamente seduti a terra, guardando la neve fuori dalla finestra, con due fantastici maglioni rossi e oro.
"Senza contare, signori" aggiunse la donna, avvicinandosi "che dovreste essere già a letto da un pezzo."
Robert fu il primo a rispondere. "Ci perdoni, professoressa. Siamo andati a dare la buonanotte a Kayla e ci siamo fermati a raccontarci storie dell'orrore."
Harry sorrise, scuotendo la testa: stava raccontando a Robert che ormai era convinto che le voci sentite quando un Dissennatore si avvicinava troppo, fossero gli ultimi momenti di vita di suo padre e sua madre. Il maggiore, di rimando, gli aveva confessato che lui, sul treno, aveva sentito pezzi di vecchi dialoghi tra i vecchi Malandrini.
"Oh!" esclamò la donna. "Sono sicura che sono storie molto interessanti, signor Black, ma ..."
"Professoressa McGranitt" intervenne una voce dolce alle sue spalle "le sarei grato se lasciasse che sia io ad occuparmi di questi due fuori legge."
Da dietro la strega, apparve la figura sciupata di Remus Lupin, con il più Malandrino dei suoi sorrisi.
"Mi lasci contestare, professor Lupin, che lei è abbastanza di parte con questi due fuorilegge."
"Non mi sembra di averli mai favoriti, professoressa." Rispose l'uomo. "Ma sappiamo tutti qui che ho promesso a Martha di proteggerli."
"Martha è troppo apprensiva, signori." Si intromise Robert.
La McGranitt guardò i due ragazzi, poi Remus e quindi sospirò. "Lupin, non esiterò a mettere in punizione anche te se entro mezz'ora non sarete tutti e tre a letto." Detto questo, si allontanò con aria altezzosa, e Robert si sforzò per non ridere.
"Lupin, Potter, Black, in punizione!" ironizzò.
"Tu scherzi" rispose l'uomo "ma non sai quante volte l'ho sentito dire." Si sedette tra i due. "Oppure anche 'Redfort, Evans! Siete diventate peggio di Potter e Black!' ma per loro era un complimento."
Robert abbassò la testa. "Ho idea che siate stati veramente forti."
"Oh, si" rispose Moony, con uno sguardo di nostalgia "eravamo forti." Poi si voltò a guardare Harry. "Di che stavate parlando?"
"Dei Dissennatori." Sospirò il ragazzino.
"Mi dispiace per la tua scopa, Harry." Ne approfittò Remus.
"A me dispiace per la partita." Rispose Harry.
"Smettila" lo bloccò Robert "non è stata colpa tua."
"Harry, certo che non è stata colpa tua!" si scaldò Remus. "Non pensarlo nemmeno!"
"Remus, noi ... stavamo dicendo ... insomma, perché i Dissennatori hanno ... più effetto su noi, rispetto che su altri?"
Remus prese a fissare il pavimento. "Per via del vostro passato." Sospirò. "Voi due, avete ... avete vissuto cose che gli altri non immaginano nemmeno."
"E Kayla, allora?" domandò Harry.
"Kayla è nata otto mesi dopo la fine della guerra, Harry. Tu hai assistito alla morte dei tuoi genitori, anche se non riesci a ricordarlo, e Robert ha vissuto la guerra. Nell'ultimo periodo, le riunioni erano con voi in braccio, pronti ad ascoltare tutto."
"Riunioni?" domandò Robert.
Remus fece segno che non importava. "Ciò che conta è che, senza saperlo, vi portate dentro queste cose. I Dissennatori sono le creature più disgustose della terra. Infestano i luoghi più cupi e sporchi, esultano nella decadenza e nella disperazione, svuotano di pace, speranza e felicità l'aria che li circonda. Perfino i Babbani avvertono la loro presenza, anche se non li vedono. Se ti avvicini troppo a un Dissennatore, ogni sensazione piacevole, ogni bel ricordo ti verrà succhiato via. Se appena può, il Dissennatore si nutrirà di te abbastanza a lungo da farti diventare simile a lui... malvagio e senz'anima. Non ti rimarranno altro che le peggiori esperienze della tua vita. E le cose peggiori che sono successe a te, Harry, bastano a far precipitare chiunque da un manico di scopa. Non hai niente di cui vergognarti."
"Io ..." Harry esitò. "Ho sentito Voldemort uccidere mia madre, alla partita."
Remus tirò indietro la testa, come a voler guardare il cielo. "Lily era una persona meravigliosa, Harry. Era coraggiosa, ed è morta per proteggerti. Sii fiero di lei."
Harry annuì. "Remus" disse, dopo un attimo di silenzio "che regaliamo a Kayla per Natale?"

Poco prima che iniziassero le vacanze, Remus iniziò a dare lezioni a Harry su come evocare un Patronus. Il solo ad esserne a conoscenza era Robert, che copriva il fratello quando Ron, Hermione o Kayla chiedevano dove fosse. Mancavano meno di due giorni al ritorno a casa, e l'intero castello era coperto di neve.
Ogni studente, almeno una volta, era stato colpito da una palla di neve. Harry, Robert e Kayla sembravano non stancarsi mai di inventare nuove battaglie, e la piccola Serpeverde era arrivata ad escogitare un modo per nascondersi dietro le zucche di Hagrid pur di colpire i suoi fratelli alle spalle.
Hermione era stata più volte colpita da Robert, con l'accusa di essere troppo rigida e severa con sé stessa. "Andiamo, piccola!" aveva esclamato. "Sembra sempre che tutto il mondo sia sulle tue spalle!" lei, in tutta risposta, gli aveva tirato una palla di neve dritta in viso.
Kayla, invece, sembrava aver raggiunto un rapporto di quasi amicizia con Astoria Greengrass: un paio di volte, aveva mangiato al tavolo Serpeverde con lei, e i due Grifondoro non aveva potuto dire niente. La Greengrass non aveva manie da sangue puro, non sembrava voler sterminare la razza e aveva, relativamente, i piedi per terra. Robert sosteneva che fosse perché era ancora giovane, ma Hermione gli aveva fatto notare che Astoria seguiva con lei Babbanologia, e sembrava davvero interessata alla materia. "Merlino, Hermione, perché studi Babbanologia, se sei figlia di Babbani?" aveva domandato Robert, senza capire. Lei aveva alzato gli occhi al cielo e aveva cambiato argomento, e Harry, più li guardava, più era convinto che ci fosse qualcosa.
Il momento di tornare a casa arrivò presto, e, per la prima volta, lasciare un castello fu un sollievo. Nonostante tutti si ostentassero a negare, la presenza dei Dissennatori aveva reso il castello cupo e freddo.
Robert si lasciò cadere in uno scompartimento, mentre Hermione gli raccontava quanto fossero interessanti i compiti natalizi di Artimanzia. Lui, che di Artimanzia capiva poco, si perse a guardare fuori dal finestrino.
"Mi stai ascoltando, Robert?" domandò la ragazzina, dopo un po'.
"Certo che sì." Mentì lui. Lei sembrò bersi quanto detto, e ricominciò a parlare. Dopo pochi secondi, però, una Serpeverde del sesto anno bussò alla loro porta per lanciare un sorriso ammiccante a Robert. Lui rispose con un occhiolino, e Hermione si infuriò. "Dì un po', Robert Black, ti sembra il modo?"
"Ha iniziato lei, Hermione." Si giustificò lui.
"Non è comunque educato!"
"Nessuna di loro si è mai lamentata delle mie cattive maniere, bimba." Rispose lui, sorridendo, e lei iniziò a picchiarlo con il libro. In quel momento, fecero il loro ingresso Harry e Kayla, seguito da Ron, Fred e George.
"Perché lo picchi?" domandò Fred.
"Perché è un maleducato!"
"Che hai fatto?" si informò Kayla.
"Ho fatto l'occhiolino a una ragazza."
" E questa sarebbe maleducazione?" scherzò George.
Ed il viaggio trascorse così: Hermione sosteneva la tesi che le ragazze fossero degne di rispetto, che Robert fosse un dongiovanni irrispettoso e che si sarebbe dovuto dare fuoco alle mani da solo, per tutte le stupidaggini che stava dicendo. Quando la Grifondoro cercò solidarietà femminile in Kayla, lei le rispose che l'idea di avere una storia fissa non la allettava.
"Tanto meglio, Kayla." rispose Robert. "Hai appena risparmiato a un sacco di ragazzi delle terribili minacce di morte da parte dei tuoi fratelli – ahia, Hermione, mi fai male!"
"Sei troppo possessivo!" lo rimproverò lei. "Quando si sposerà come farai?"
"Quel mago dovrà pensarci bene, benissimo prima di sposare una come Kayla." rispose Fred.
"Grazie!" si offese la ragazzina.
"Si, vabbè: sono possessivo, egocentrico, maleducato, opportunista ... che ha detto, d'altro?" domandò Robert ai gemelli.
"Stolto." Rispose Fred.
"E anche un dongiovanni." Aggiunse George.
"Non ha detto anche furbo quanto un troll di montagna?" chiese Harry.
"Sì, lo ha detto." Rispose il diretto interessato. "Quindi, Hermione, direi che mi hai già insultato a sufficienza."
"Gli insulti per te non sono mai abbastanza, Robert." Replicò la Grifondoro. L'intero scompartimento scoppiò a ridere, e, in quell'istante, il treno rallentò: erano arrivati a Londra. "Non potrai insultarmi per due bellissime settimane, Hermione." Ironizzò Robert.
"Oh, no" lo corresse Harry "Sirius ha detto che a Capodanno darà una festa per tutti quanti."
"Io dovrei essere con i miei genitori, a Capodanno." Obbiettò Hermione.
"Oh, avanti" le rispose Kayla "avresti il coraggio di dire a mia zia Rose che non parteciperai alla sua festa di Capodanno?"
Tutti sapevano quanto Rose amasse dare feste, parlare di feste e organizzare feste. Di nuovo, risero, e fecero per scendere dal treno, quando Kayla notò che Draco Malfoy e Blaise Zabini la stavano fissando. "Bisogno di qualcosa, signori?" urlò, nella loro direzione.
"Ci chiedevamo quanto ci metterà Astoria a rendersi conto che sei una Traditrice." Rispose Draco.
"Credo sia meglio essere una Traditrice che una purista, Draco." Sorrise. "Buon Natale!" detto questo, scese dal treno e corse incontro ai suoi genitori.
Martha fu più che felice di rivederla: l'abbracciò immediatamente e la strinse fortissimo, e Sirius la sollevò da terra, ridendo. Entrambi, però, sembravano sciupati e stanchi. Remus li raggiunse, e Sirius finse di salutarlo come si trattasse di un figlio.
Martha, come l'anno precedente, notò che Narcissa Malfoy li guardava con una punta di invidia. Sorrise, consapevole di quanto una famiglia così potesse rendere invidiosa una donna sola come Narcissa. Poi, però, si voltò a guardarla: le dispiaceva per lei, costretta a convivere con la mancanza della sorella ed un marito assente.
"Mamma" domandò Kayla "avete scoperto niente di quel criminale vostro amico?"
Martha caricò i bauli nel bagagliaio. Quelle ultime settimane erano state terribili, perché l'intero dipartimento Auror era scoraggiato: sembrava che Peter fosse scomparso nel nulla.
"No, tesoro." Rispose, con il solito tono materno. "Credo sia più difficile di quanto sperassi."
Harry colse la palla al balzo. "Quindi i Dissennatori non se ne andranno da Hogwarts?"
Sirius scosse la testa, mentre Martha guidava tra le strade affollate di Londra. "Temo di no." poi si voltò a guardare i ragazzi. "Ma, figlioli, vi proibisco di parlare di Peter Minus: è Natale!"

La mattina del venticinque dicembre, a casa Black regnava la solita euforia.
Kayla era sveglia, e fissava il soffitto della sua stanza, quando Robert spalancò la porta e si buttò a peso morto sulla sorella. "Buon Natale, Kayla!" urlò. Pochi secondi dopo, Harry si lanciò su Robert, e i tre iniziarono a farsi il solletico.
"Che stanno combinando?" domandò Sirius, nella stanza accanto, sentendo i ragazzi strillare e Kayla implorare pietà.
Martha sorrise: suo marito amava il Natale, eppure, di mattina aveva la vitalità di un bradipo. Gli baciò velocemente le labbra e si alzò, lasciando malvolentieri il piumone. Quando si affacciò alla porta della camera di Kayla (piena di colori, libri e fotografie) trovò uno spettacolo esilarante: Harry era steso al posto della sorella, sulla schiena, e Robert era seduto sopra di lui, intento a torturarlo con una strana forma di solletico. Kayla, intanto, era legata al collo del fratello maggiore come un koala, e lo mordicchiava, così che Robert si muovesse in modo irregolare e divertente. Li ammirò per qualche secondo, poi corse di nuovo da Sirius, gli scosse violentemente la spalla (ovviamente, si era rimesso a dormire) ed esclamò "Ti prego, Padfoot, devi venire a vedere!"
Sirius si alzò di scatto e seguì la moglie, e, come previsto, appena si rese conto di quello che i ragazzi stavano facendo, si gettò a volo d'angelo su di loro. Nel giro di mezzo minuto la lotta era peggiorata. Sirius era effettivamente riuscito a liberare Harry dalla salda presa di Robert, ma il risultato era che ora, tutti e tre i ragazzi avevano iniziato a torturare lui. Kayla, arrampicata sulla sua spalla, gli faceva le pernacchie dietro l'orecchio, Robert gli teneva ferme le mani mentre Harry saltellava sulle sue gambe.
Quando Remus, svegliato dal troppo rumore, affiancò Martha sulla porta, scosse la testa. "Certe cose non cambieranno mai." Sospirò.
Martha sorrise. "Certe cose non dovrebbero mai cambiare, Remus."
Mezz'ora dopo, il buon Prefetto Lupin aveva calmato le acque, semplicemente urlando nell'orecchio di Kayla "CI SONO I REGALIIII" quindi tutti si erano fiondati al piano di sotto.
Inaspettatamente, avevano trovato Tonks accanto all'albero di Natale: stava saltando con il braccio teso, e, nella mano, stringeva un puntale. "Manca la stella!" esclamò, quando li vide. "Insomma, che razza di albero di Natale è, senza stella?" domandò, indignata.
"Se ti serve una mano, Tonks" le disse Robert, sforzandosi di non ridere "basta chiedere."
"No, maschilista ipocrita schifoso, non ..."
"Oh, ma perché non fate altro che insultarmi, voi donne?" si lamentò il ragazzo, lasciandosi cadere sul divano.
"Lo fanno quando ti amano." Rispose Sirius. "Tua madre mi ha dato dell'idiota più volte di quante mi abbia detto che mi ama."
"Idiota." Lo schernì Martha.
Robert sorrise. "Hermione ha passato l'intero viaggio in treno ad insultarmi." Si lamentò.
"Bene!" esclamò Tonks, dopo aver sistemato il puntale. "Significa che Hermione ti adora."
"Hermione mi odia." La corresse Robert. "Non fa altro che ripeterlo."
"Però c'è un suo regalo per te, lì." Disse, indicando un punto indefinito tra i regali, afferrandone uno sul quale brillava il suo nome.
Di lì a poco, partì il momento dei regali. Robert e Harry ricevettero, dai genitori due Firebolt. Kayla, invece, una cornice argentata con una foto di lei a tre anni accanto a nonna Marie. Sirius regalò a Martha un giaccone nuovo, e Martha regalò a Sirius un manuale nuovo di zecca sulle moto. Kayla regalò a Robert un maglione a strisce rosso e oro, e lo stesso a Harry. Tonks regalò ai due Malandrini un manuale su come barare agli scacchi dei maghi, a Martha delle creme per il viso babbane ("Non so che roba sia, mia madre ha detto che ti torneranno utili!") e a Robert un libro babbano sulle migliori birre. Remus regalò a Tonks una sciarpa, e alla figlioccia l'ultimo libro de Le Cronache di Narnia. Martha, come ogni anno, regalò a Monny dei nuovi vestiti, sostenendo che li consumasse in modo disumano.
Anche il Natale, nonostante tutti gli sforzi fatti, non fu dei più allegri. Nemmeno l'arrivo di Rose, prima di cena, servì a rallegrare l'atmosfera. Così, in tarda serata, davanti al fuoco, Sirius, Remus, Rose e Martha si ritrovarono ad affrontare un argomento critico.
"Se penso a quanto James si fidava di lui ..." ringhiò Martha.
"Sono stato io a dirgli di fidarsi di lui." Le rispose Sirius. "È colpa mia se sono morti."
"Non dire idiozie." Lo riprese subito la moglie. "Peter era la spia da molto prima che James e Lily capirono di doversi nascondere."
"Peter è sempre stato la spia." Sospirò Remus. "Ma James ci ha sempre chiesto di fidarci di lui."
"Se fosse stato per James, Remus" rispose Rose "non saremmo nemmeno mai arrivati ad una guerra."
Sirius sorrise. "Fosse stato per James, saremmo nati tutti in un campo di fiori saltellando." Poi, sospirò, mentre Martha gli si raggomitolava sul petto. "Gliela farò pagare." Disse poi. "Costi quel che costi: Peter mi ha portato via mio fratello."
In quel momento, però, si accorsero di una cosa: Harry era dietro una delle piante di Martha, alla fine delle scale, e li fissava terrorizzato.

"Harry, fermati!"
Harry si voltò a guardare Martha, e nel momento in cui lo fece, lei si rese conto che mai, mai lo aveva visto piangere di rabbia.
"Harry, tesoro, ascoltami, ti prego."
"Non voglio ascoltarti!" gli ringhiò contro. "Non voglio sentire una parola di più! Mi avevate detto che Peter Minus aveva ucciso delle persone, non che avesse dato una mano ad uccidere i miei genitori!" con queste parole, si chiuse la porta di camera sua alle spalle, lasciando Martha e Sirius fuori. Kayla, che aveva la stanza accanto alla sua, e Robert, che l'aveva davanti, uscirono dalle loro stanze, svegliati dalle urla.
"Harry, ti posso spiegare!"
"Nn ti voglio ascoltare!" rispose la voce del ragazzo dall'altra parte della porta.
"Harry, non ... non ci era concesso dirti la verità." Ammise Sirius. "Silente ce lo ha proibito. E anche a noi mancano alcuni pezzi del puzzle: ti prometto che, quando lo avremo trovato, ti daremo le spiegazioni che meriti."
Harry non rispose.
"Non abbiamo mai creduto che tu fossi debole o stupido, Harry James Potter." Disse Martha, dopo un po'. "Anzi: ti abbiamo sempre ritenuto intelligente, leale e bisognoso d'affetto. Altrimenti, perché ti avremmo adottato?"
"Perché te lo ha chiesto mia mamma!" sbottò Harry dall'altra parte.
"Tua mamma mi disse di prendermi cura di te, hai ragione, e so che lei avrebbe fatto lo stesso, se al suo posto fossi morta io." Harry, di rimando, borbottò qualcosa. "Non capisco, Harry: potresti parlare più forte, o magari farmi entrare?" domandò Martha con tono gentile.
"Ho detto: vorrei che fosse successo!"
Martha, davanti a quelle parole, si ricordò di sua madre Marie. Aveva per mano Robert in un parco giochi, mentre lei era seduta a terra, accanto a Kayla, che stava imparando a gattonare. Marie l'aveva guardata, e, posandole una carezza sulla testa, le aveva detto "Cresceranno, cresceranno, Martha: cresceranno prima che tu te ne accorga. Un giorno ti sveglierai e la vita si sarà rivelata loro per quella che è, con i suoi punti bui e le mille paure che ognuno ha. Avranno scoperto la rabbia, l'ira, il peso delle parole, e tu potrai solo guardarli crescere, raccogliergli quando cadono e accettare i loro sfoghi quando saranno arrabbiati."
Così, Martha si lasciò cadere a terra, posando la schiena sul muro. Quelle parole di Harry la fecero dubitare di potersi reggere sulle proprie gambe.
"HARRY!" strillò Sirius, facendo la voce grossa, battendo forte la mano sulla porta. "NON-"
Martha gli fece segno che non importava, e con le lacrime agli occhi sussurrò "Ha scoperto la rabbia."

Harry rimanse chiuso in camera per più di venti ore prima di accettare di lasciare entrare Kayla e Robert. Martha e Sirius bussavano alla sua porta a intervalli regolari, ma i due giovani Black (che ormai dormivano anche nella stanza del fratello adottivo) chiedevano loro di allontanarsi. Nel momento dei pasti, Martha e Rose cucinavano per i tre ragazzi, e Kayla scendeva a prendere i tre piatti per mangiare in camera. Andò avanti così fino a quando il trenta dicembre, Hermione Granger bussò alla porta di casa Black: Robert corse ad aprirle e la abbracciò, mentre Sirius li osservava scuotendo la testa. La ragazzina chiese scusa per l'intrusione e corse al piano di sopra, ma nemmeno lei fu in grado di convincere Harry a parlare con Martha o a uscire dalla stanza. La notte di Capodanno Tonks, Fred, George e Ron si aggregarono agli altri in camera di Harry, mentre Remus, Rose, Sirius e Martha si persero a guardare le stelle come facevano ogni anno, e come tradizione vuole, Martha e Rose cantarono 'Accidentally in love'. Con grande sopresa di tutti, Hermione, Robert, Kayla e Tonks scesero in giardino per cantare con loro.
Anche il Capodanno passò, e ben presto fu il momento di riaccompagnare i ragazzi al castello. Se Martha e Sirius speravano che con quella scusa Harry avrebbe messo il naso fuori dalla stanza, si sbagliavano di grosso: Robert, la mattina del sette gennaio, chiese a sua madre che fosse Tonks ad accompagnarli al Binario. Martha, capendo le ragioni, cedette la macchina e, guardando Robert con gli occhi pieni di preoccupazioni, gli disse "Ti prego, abbi cura di Harry." Lui annuì e l'abbracciò.
Quando, quella sera, si iniziò a sentire il peso del silenzio (nessuno che gira per casa, che urla, che rompe cose e cerca di nasconderle) Martha era in casa da sola: Sirius si era trasformato in Padfoot ed era corso a tenere compagnia a Moony, che, seppur innocuo grazie alla pozione, soffriva come una bestia. Si aggirava per casa con una tisana in mano, quando vide chiaramente la sagoma di un uomo seduto sul divano. Lo conosceva fin troppo bene: alto, muscoloso, con i capelli scompigliati e gli occhiali tondi sempre storti sul naso.
"Ho litigato con Harry." Era più che consapevole che James fosse frutto della sua immaginazione, ma pensare di poter parlare ancora con lui la confortava.
"Beh" rispose una voce tremendamente simile a quella di Prongs "credo abbia preso tutto da quei due stupidi che l'hanno concepito."
Sorrise e si sedette accanto al sogno. "E io ora come faccio? È partito senza nemmeno salutarmi!"
"Aspetta." Rispose la voce calma di James.
"Aspettare?"
"Aspetta che torni."
"E se non torna?"
"Chi ti vuole bene torna sempre."
"E se non mi volesse bene?" domandò lei, preoccupata.
"Oh, andiamo, Martha" rispose James "è impossibile non volerti bene!"
Lei sorrise e si perse a fissare il fuoco il tempo necessario perché James tornasse ad essere un ricordo.

Il mese di gennaio fu più freddo del solito: due partite di Quidditch vennero sospese, le zucche di Hagrid congelarono, e Robert si costrinse a indossare la sciarpa, cosa che non aveva mai fatto. Hermione, naturalmente, lo prese in giro fino alla morte, insieme a Kayla e Ginny. Harry, invece, pare sempre tra le nuvole. Un giorno a colazione domandò a Robert di raccontargli quante più cose sapesse sul conto di Peter, ma lui scosse la testa dicendo che non sapeva molto: era scomparso da tutte le foto, nessuno ne parlava mai e sua madre, nei dieci anni di galera di Sirius, non lo aveva mai nominato se non in occasione di una discussione con Remus.
Gennaio lasciò il posto a febbraio prima che ce ne si potesse accorgere, i Dissennatori vegliavano su Hogwarts e Martha aveva compito trentaquattro anni. Harry aveva provato a scriverle almeno venti volte, quel giorno, ma aveva stracciato tutte le lettere.
Marzo arrivò in punta di piedi, portando con sé il primo caldo primaverile. Gli alberi fiorirono, Madama Chips smise di distribuire Pozioni contro il raffreddore e iniziò con quelle per l'allergia al polline. Robert si tolse la sciarpa, ma Hermione non smise di prenderlo in giro, trovando sempre un pretesto.
Aprile si annunciò con il compleanno dei fratelli Weasley: Fred, George e Robert si ritrovarono in giro per Hogsmeade più ubriachi che mai, mentre Oliver Baston e Tonks li raccoglievano da terra. Misteriosamente, Tonks continuò ad aggirarsi per il castello per poco meno di una settimana.
Intanto, la vita a casa Black procedeva. Sirius e Martha lavoravano tutto il giorno al Ministero, sotto lo sguardo vigile di Kingsley e quello pronto ad accusare di Moody, ma di Peter Minus non trovarono nessuna traccia. All'inizio di marzo, i due coniugi seguirono una falsa pista nello Yorkshire, perché il padre di Peter era di lì. Alloggiarono in un albergo babbano e passarono a tappeto l'intera zona, ma Peter sembrava davvero scomparso. Così, prima della fine del mese, Martha si costrinse, seguita da Kinglsey, a bussare alla porta della casa di Magda Minus, una donna bassa, con dei capelli ingriti dal tempo che aveva sempre addosso un grembiule a fiori e offriva da mangiare a chiunque. Magda capì subito le intenzioni della signora Black, ma Martha fu abile nell'evitare lo scontro. La convinzione della signora Minus che il figlio fosse morto e che Sirius fosse colpevole, le permise di escludere che Peter fosse tornato dalla madre.
Ma allora dove diamine era?
Harry e Kayla, invece, nei mesi a venire, rivisitarono moltissime volte tutte le battute della discussione che il giovane Potter aveva origliato il giorno di Natale, ma la sola cosa che riuscirono a capire fu che Peter Minus, attualmente ricercato per l'intera Inghilterra, godeva della piena fiducia di James e Lily Potter, ma Martha lo aveva chiaramente definito 'la spia'. Robert, intanto, li osservava da lontano, rivivendo i brividi del momento in cui sua madre gli aveva raccontato di tutti i sensi di colpa che la tormentavano per essere arrivata alla soluzione troppo tardi. "Era tutto un gigantesco disegno bleffato contro di noi" gli aveva detto Martha, stringendo la mano di Sirius "solo che non ce ne eravamo mai accorti."
Kayla avvicinò più volte Robert chiedendogli se lui sapesse qualcosa di più, ma lui aveva promesso che non avrebbe raccontato a nessuno quanto scoperto due estati prima, così con la sorella si era ritrovato a fare il vago e a sentirsi tremendamente in colpa.
Una sera di metà aprile, Kayla se ne stava seduta sulla poltrona della Sala Comune con Astoria Greengrass, quando sentì la voce di Draco, dietro di lei, inveire gratuitamente contro il povero Fierobecco.
"... dovrei ricevere un gufo da mio padre a momenti." Stava dicendo. "Oggi è andato all'udienza per raccontare del mio braccio, che non ha potuto muoversi per tre mesi ..."
Kayla alzò gli occhi al cielo, consapevole, come tutti, che Malfoy si fosse solo graffiato e spaventato.
"Vorrei davvero sentire quel grosso babbeo peloso che cerca di difendersi, sapete? Quell'Ippogriffo è già bell' e morto ..."
"Come la tua dignità, non è vero, Draco?" domandò Kayla, senza voltarsi.
"No, affatto, Black: è proprio per difendere la mia dignità che quel mostro deve morire."
"Nessuno merita di morire, Draco. Nessuno, tranne te." Con queste parole, si voltò e incrociò le braccia sul petto. Credeva davvero in quella che era stata la prima parte della frase, anche se, per un secondo, le balenò in testa l'idea che Peter Minus fosse la sola persona al mondo degna solo di morire.
Malfoy la squadrò, sulla difensiva. "Tu dici, Black?" rispose, con un sorrisetto beffardo. "E perché meriterei di morire, sentiamo?"
"Mai sentito parlare di peccati capitali? E di arroganza?"
"Peccati capitali? Sono le favole che ti legge il caro papà rinnegato e filobabbano?"
Kayla si morse il labbro per ignorare l'accenno a Sirius. "i Peccati Capitali, Draco." Mosse un passo verso di lui, e poi iniziò a ruotargli attorno. "Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia." Si bloccò alle sue spalle. "Prova a dire che non ti riconosci in tutti, e sarai anche un bugiardo."
Draco scosse la testa e si voltò verso di lei. "Gola?" domandò.
"Gola." Rispose lei, sicura. "Il richiamo alla nostra animalità."
"Chi sarebbe l'animale?"
"I tuoi ad averti concepito, sicuramente." Scherzò lei.
"Accidia?" domandò di nuovo, ignorando il riferimento.
"Disinteresse per il presente e mancanza di prospettive per il futuro." Rispose lei, calma. "Si detesta ciò che si ha, si brama ciò che non si ha."
"Oh, e tu non saresti così?"
"Non ho detto di essere esente." Rispose sicura lei. "Dico che tu sei i peccati capitali."
"Signorina Black!" esclamò uno dei quadri. Lei alzò lo sguardo, aspettandosi di venire sgridata e preparando una risposta fredda e vincente, ma il quadro raffigurava una donna che la guardava con aspetto materno. "Vostro fratello Harry domanda di voi, cara. Si trova a metà del corridoio del quarto piano."
Kayla sorrise e afferrò il maglione, lasciato sulla poltrona. Stava per uscire, quando Malfoy urlò: "BLACK!" lei si costrinse a girarsi.
"Che vuoi, ancora?" domandò.
"Che succede a chi commette tutti i peccati capitali?"
"Si va all'Inferno."
"Oh, perfetto: ci verrai con me?"
Kayla scosse la testa e uscì dalla stanza, nascondendo un sorriso.
Quando arrivò al corridoio del terzo piano, Harry la stava aspettando davanti al quadro della donna che aveva accesso anche ai sotterranei. Con aria spaventata, teneva in mano una vecchia pergamena. "Kayla!" sussurrò. "Kayla, ho visto Peter!"
La ragazzina spalancò la bocca. "Che ... come?! Qui? Devi dirlo a Remus, Harry, non ..."
"Qui." Disse, indicando la pergamena. La mostrò a Kayla, e lei rimase sbalordita da ciò che essa le rivelò: era una mappa di Hogwarts, che mostrava ogni studente e ogni insegnante nel luogo esatto in cui era in quel preciso istante.
"Per Salazar, Harry, ma ..."
"Non dire a Robert che sai della sua esistenza" la bloccò lui. "ho giurato che l'avrei tenuta ben nascosta."
"Ma come Merlino è possibile?" domandò afferrando la Mappa. Draco, Astoria, Flora e tutti gli altri erano ancora in Sala Comune, Ron era a letto, Robert sulle scale (niente di nuovo) insieme ad Hermione, Remus pareva perquisire l'ala est, Silente faceva su e giù nel suo ufficio e la McGranitt pareva dirigersi verso l'infermeria.
"Non credo di potertelo dire, ma è la Mappa del Malandrino." Le rispose Harry. "Si rivela solo con una formula, e ..." si bloccò: il cartiglio di Piton era pericolosamente vicino. "Fatto il misfatto!" si affrettò a dire, e, con grande sorpresa di Kayla, la Mappa tornò ad essere una pergamena vecchia. Harry la mise nella tasca della felpa (che era di Robert) e spense la bacchetta pochi istanti prima che Piton piombasse davanti a loro.
"Oh, buonasera." Esordì l'uomo. "Cosa vi porta qui a quest'ora della notte?"
"Harry mi stava riaccompagnando ai sotterranei." Rispose velocemente Kayla.
"Si" confermò lui. "non mi va che percorra i corridoi da sola, al buio."
Piton scrutò Kayla per qualche secondo, poi passò a Harry, e lo studiò per più di un minuto. "Sapessi quanto assomigli a tuo padre, Potter." Disse. "Anche lui era straordinariamente arrogante: quel suo po' di talento a Quidditch gli dava la certezza di essere superiore agli altri. Come te. Si pavoneggiava per il castello con i suoi amici, e ..."
Harry non riuscì a trattenersi. "Mio padre non si pavoneggiava. E nemmeno io."
"Non interrompermi mentre parlo, Potter. Rispettami. Sono un professore. Lo vedi? Anche tuo padre disprezzava le regole, perché le regole erano per i comuni mortali, non per ..."
"La smetta!" sbottò Kayla. "Insultare James Potter la fa sentire meglio, per caso?" Nemmeno Kayla era riuscita a trattenersi: sentiva la rabbia di Harry crescere, e sentì il dovere di difenderlo.
"Non rivolgerti mai più a me così, signorina Black."
"Nostra madre Martha ci ha detto perché odia così tanto mio padre."
Kayla cercò di non sorridere, ma Harry aveva appena chiamato 'madre' Martha, di nuovo. Forse, presto le cose si sarebbero sistemate.
"Ah si?" domandò Piton. "E quale sarebbe la versione di vostra madre?"
"Lei e James le hanno salvato la vita, professor Piton. Se non fosse per loro, lei non sarebbe qui, oggi."
Piton scosse la testa. "Povera piccola illusa." Osservò il petto di Kayla gonfiarsi e la sua mascella serrarsi, poi proseguì. "Vi siete immaginati un atto eroico e cavalleresco?" domandò, poi. "Mi dispiacerebbe che vi faceste un'idea sbagliata di quell'arrogante mago e di tua madre." Sottolineò il 'tua' come se ammettere che Martha era la madre adottiva di Harry gli costasse uno sforzo disumano. "Quegli stolti hanno pensato di fare uno scherzo davvero spiritoso, che si sarebbe concluso con la mia morte, se James Potter e Martha Redfort non avessero avuto paura di essere espulsi. Non c'è niente di coraggioso in quello che hanno fatto. Lo fecero per salvare la mia pelle quanto la loro." Poi, si tornò a guardare i ragazzi con aria severa. "Vuotate le tasche. Entrambi."
Harry si irrigidì, mentre Kayla lo coprì, mostrando che in tasca aveva il suo fedelissimo Spioscopio * era illuminato. Era di piccole dimensioni, quindi non era molto sensibile, eppure brillava quanto una lampadina babbana.
"Da quanto tempo è così?" domandò Harry.
"Da ottobre." Rispose Kayla, con aria colpevole. Sapeva che Harry si aspettava di venire a conoscenza di una notizia del genere. "Ha pure smesso di suonare, da tanto tempo è illuminato."
Piton esaminò attentamente lo Spioscopio. "Eppure non sembra manomesso ..." borbottò. Poi sembrò tornare in sé, e fece segno a Harry di estrarre la Mappa dalla tasca. "Questa cosa sarebbe?" domandò, con il solito tono distaccato.
"Una pergamena di riserva."
"Beh, Potter, di sicuro non serva a nulla una pergamena così vecchia ... perché non la buttiamo via?"
"NO!" tuonarono i due. Troppo tardi: Piton aveva puntato la bacchetta sulla Mappa. "Rivela i tuoi segreti." Le impose. Lentamente, come se una mano stesse scrivendo, sulla mappa comparvero delle parole. "Leggi." Ordinò Piton, passando la Mappa a Kayla.
"Il signor Lunastorta porge i suoi ossequi al professor Piton, e lo prega di tenere il suo naso mostruosamente lungo fuori dagli affari altrui. Il signor Ramoso è d'accordo con il signor Lunastorta, e ci tiene a precisare che il professor Piton è un brutto idiota. Il signor Felpato vuole sottolineare il suo stupore per il fatto che un tale imbecille sia diventato professore. Il signor Codaliscia augura buona giornata al professor Piton e gli dà un consiglio: lavati, puzzone."
Kayla non fece una piega nel leggere quelle parole, ma Piton sembrava davvero furioso. Strappò la mappa di mano a Kayla, e quando sembrò trovare le parole, Remus Lupin apparve dietro di lui.
"Buonasera a tutti voi." Salutò, con il solito tono dolce.
"Oh, Lupin: giusto te." Alzò la Mappa, e lui sembrò non volerla osservare. "Ho appena confiscato questo dalle tasche di Potter." Gliela porse. Remus la prese, e Kayla ebbe l'impressione che stesse riflettendo rapidamente. "Allora?" domandò Piton, dopo un po'.
"Allora a me sembra solo un foglio incaricato ad insultare chiunque lo legga." Si mise la Mappa sottobraccio. "Ciononostante, intendo studiarla e se necessario restituirla personalmente a Zonko." Sorrise e poi si rivolse ai due ragazzi. "Che ci fate in giro a quest'ora, ragazzi?"
"Stavo riaccompagnando Kayla nei sotterranei." Disse immediatamente Harry.
"Oh. Permettere che sia io a scortarvi? Vorrei fare due parole con voi." I due ragazzini annuirono: sebbene si trattasse sempre di un professore, era molto meglio ricevere una ramanzina da Remus che da Piton.
Remus accompagnò i ragazzi fino alla fine del corridoio e poi si fermò. "Ascoltatemi bene, voi due. Questa mappa – sì, so che è una mappa – fu requisita da Gazza anni fa. Non era giusto che l'avesse vostro fratello, e non è giusto che l'abbiate voi. Questa mappa, nelle mani della persona sbagliata, potrebbe essere complice di cose terribili."
Kayla abbassò la testa. "Ci dispiace, Remus."
"E vorrei sapere davvero cosa ci facevate in giro per il corridoio."
"Parlavamo."
"E la Sala Comune vi fa improvvisamente schifo?"
"C'era Robert." Si affrettò a dire Kayla. "Non mi andava che sentisse."
"Kayla, è successo qualcosa con Robert?" si informò Remus.
"No, no, affatto: è che Harry voleva parlare della mamma."
Harry, da gennaio, aveva iniziato a studiare l'Incanto Patronus con Remus, all'insaputa di tutti meno che di Robert. Durante questi incontri, Remus aveva provato più volte a chiarire quanto successo a Natale o a parlare di Martha e Sirius, ma Harry aveva sempre sviato l'argomento, o, semplicemente, non aveva risposto.
"Hai intenzione di chiarire?" domandò Remus al giovane Grifondoro.
"Per ora, no." rispose lui.
Remus annuì, lentamente. "Non posso restituirvi la Mappa, mi dispiace." Comunicò. "E non vi coprirò una seconda volta. Ora, dritti nei rispettivi dormitori. E se non ci andrete" indicò la mappa "io lo saprò."
Kayla e Harry presero le due strade opposte, senza nemmeno salutarsi, sentendo dei giganteschi sensi di colpa sopra le spalle.

"Sai che ho dovuto sgridare i tuoi figli, ieri?"
Martha, seduta davanti a una Burrobirra, sorrise. "Ah si?"
"Se lo saranno meritato." Aggiunse Sirius, accanto a lei.
Remus scosse la testa. "Giravano per la scuola con la Mappa."
Sirius scrutò il suo amico. "E quando li hai sgridati, ti sei reso conto di tutte le volte in cui lo hai fatto anche tu?"
"Ovviamente, Sirius, ma li ho sgridati perché il caro Severus aveva appena perquisito le tasche a Harry, e ..."
"Piton non sa svelare la Mappa!" protestò Martha.
"Certo che no." rispose Remus, estraendo la Mappa dalla tasca della giacca. La posò sul tavolo, ben attento che Aberforth non li stesse guardando, e sia lui sia Martha sentirono il tuffo al cuore che ebbe Sirius, rivedendo quella vecchia pergamena. Quando i due coniugi lessero i messaggi dei quattro Malandrini, scoppiarono a ridere. Martha posò la testa sulla spalla del marito, e lui le baciò la fronte mentre impugnava la bacchetta e la puntava sulla Mappa. "Giuro solennemente di non avere buone intenzioni."gli sembrò di non aver passato un giorno senza aver detto quella formula, e la Mappa si rivelò a lui con la semplicità di sempre.
I tre ex studenti si persero ad osservare il castello. Era sabato, e Hogwarts diventava il nido d'amore delle giovani coppie, il luogo per festeggiare per i gruppetti, l'occasione per tanti di recuperare un brutto voto. Videro il cartiglio di Robert uscire dalla capanna di Hagrid, insieme a Harry, Kayla, Hermione, Ron, e ...
Peter Minus.

* "Lo Spioscopio è un tipo di Detector Oscuro, molto simile a una trottola di vetro babbana, che si illumina, gira e suona quando qualcuno che ha cattive intenzioni si trova nelle vicinanze."

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