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come se vedessi solo il sole


Martha scese di corsa dalla moto, riuscendo solo a pensare che l'ultima volta che aveva viaggiato di notte con Sirius su due ruote era stata quella tremenda notte di Halloween. Il numero quattro di Privet Drive non era cambiato di una virgola rispetto a tre anni prima. Era tipico dei babbani essere grandi, grandissimi fan della staticità. Ed era tipico di Petunia Evans evitare ogni genere di cambiamento come se fosse la peste. Lei era una donna calma, rancorosa e mentalmente chiusa.
Martha, mentre bussava alla porta, era tutt'altro che calma.
"Petunia?" domandò, bussando per la seconda volta.
La porta si aprì di pochissimo, mostrando l'espressione corrugata di Petunia Evans. "Che vuoi?" domandò alla strega.
"Vorrei sapere se mio figlio Robert è qui." Rispose.
"Non so nemmeno che faccia abbia, tuo figlio."
"Beh, è alto, con i capelli neri spettinati, gli occhi grigi ... e dovrebbe essere con due ragazzi con i capelli rossi, e una ragazza bassa con i capelli ..." Oh, maledetta Ninfadora ed i suoi capelli! "... colorati, capelli colorati, ecco."
"No!" replicò l'ultima degli Evans. "Perché dovrebbero venire qui?"
"Per Harry, no?" rispose Sirius, dietro sua moglie.
"Harry se n'è andato qualche ora fa."
"Come se n'è andato?"
Petunia si guardò di nuovo attorno con aria preoccupata. "Petunia Evans, li ammazzo tutti i tuoi vicini guardoni se non mi dici cosa è successo a mio figlio." Minacciò lei.
Petunia sembrò davvero credere che Martha potesse fare del male a qualcuno, perché senza battere ciglio spalancò la porta e fece segno ai due di entrare.
Quando i due si furono stanziati nel piccolo ingresso, prima delle scale, la donna li osservò con aria perplessa. "Ha fatto una delle vostre stregonerie, e poi se n'è andato."
"Che ha fatto?" domandò Sirius, alzando leggermente la voce.
Petunia gli fece segno di stare in silenzio. Si sedette e iniziò a raccontare. "Mia cognata ha passato qui qualche giorno, e stasera stava parlando con me della ... magrezza di Harry, iniziando a dire che era per colpa dei suoi genitori che è così magro e ... brutto, e ... i bottoni della camicia hanno iniziato a saltare via, e lei si è ... gonfiata, come un palloncino! Infatti, come un palloncino si è staccata dalla sedia e ha iniziato a ... fluttuare ... ed è uscita fluttuando dalla finestra ... Allora lui ha preso le sue cose dal sottoscala, e quando Vernon stava andando a strigliarlo per le feste lui ha detto che se ne andava, perché ne aveva abbastanza ... è uscito, e non l'ho più visto. E non ho visto tuo figlio o i suoi amici, ho visto solo un uomo che ha bussato, mi ha detto di essere del vostro Ministero ... ha detto che hanno recuperato Marge e che le hanno cancellato la memoria ..." alzò lo sguardo verso Martha. "Secondo te ... è una di quelle cose che faceva anche Lily? Con ... con i fiori ... è la stessa cosa?"
Martha, per la prima volta, fu quasi intenerita da quella Petunia così vulnerabile. "Certo." la rassicurò. "Si chiama magia involontaria, ed è comune, sotto i quindici anni. Con il tempo e lo studio, i giovani maghi imparano a controllarsi."
La donna sembrò riprendersi e decidere di continuare a fare la dura. "Non ho idea di dove sia, ma ad ogni modo, sono passati otto giorni. Credi che bastino? O lo riporterai qui?"
Martha scosse la testa. "No, Petunia, se lo trovo, gli faccio passare un brutto quarto d'ora e poi lo prendo a calci fino a camera sua. Lui e Robert." Si girò verso Sirius.
"Ha preso tutto?" domandò lui.
Petunia annuì.
"Okay, grazie. Arrivederci, Petunia." Rispose Martha, con aria cupa. Uscì dalla casa, e Petunia chiuse la porta senza dire una parola, mentre i coniugi Black si avvicinavano silenziosamente alla moto.
"Adesso, dove andiamo?" domandò Martha.
"Tre Manici di Scopa? Paiolo Magico? La nostra vecchia casa? Casa Weasley?"

Ai Tre Manici di Scopa, nessuno aveva notizie di Robert dall'ultima gita della scuola a Hogsmeade. Il Paiolo Magico traboccava di gente, ma nessuno dei due vi trovò né Robert, né Harry, e nemmeno i gemelli o Tonks. Le vie di Hogsmeade, che avevano visto crescere quelli che ora erano due genitori spaventati, erano piene di persone che li guardavano come se fossero pazzi.
Martha era furiosa: Robert sapeva benissimo che dovevano rimanere nascosti, Harry in modo particolare. Invece avevano preso la macchina e ora erano chissà dove. Lo aveva creduto maturo e responsabile, ma a quel pensiero vide chiaramente James scuotere la testa. D'altra parte, era nato con i Malandrini, era il figlio di Sirius, figlioccio di James e Remus non aveva potuto fare molto, aiutando Martha a crescerlo: era come se la sua mente fosse stata da sempre reimpostata per essere l'erede di suo padre.
"Martha, sorellina cara." Disse una voce fredda alle sue spalle, mentre controllavano la vetrina di Zonko.
Martha si voltò di scatto e Sirius strinse la mano attorno alla bacchetta. "White." Lo Appellò Martha. "Hai visto i miei figli?"
"Non li conosco." Replicò lui.
"Hai visto un ragazzino con gli occhiali e una cicatrice accanto ad un ragazzo alto con i capelli neri?"
Aaron scosse la testa. "Negativo, Auror Redfort." Poi spostò il suo sguardo saccente su Sirius. "Immagino che tu sia Sirius Black."
"Immagino che tu sia Aaron White." Replicò Padfoot. "Perdonaci, ma questo non è esattamente il momento più adatto." Detto questo, prese per mano Martha e la condusse verso il pub di Madama Rosmerta, perché, appena usciti da esso, vi erano cinque ragazzi facilmente riconoscibili.
"Buonasera." Disse Sirius, avvicinandosi.
Trovò reazioni diverse: Tonks rimase congelata dal tono arrabbiato che suo cugino aveva usato, Fred e George non credevano che Sirius potesse arrabbiarsi, e Robert fece un passo indietro, mentre Harry abbassò la testa.
"Si può sapere che cosa vi dice la testa?" domandò Martha. Poi fece un cenno a Tonks. "Porta i gemelli a casa Weasley, Ninfadora."
"Non-" provò a dire lei, ma il tono di Martha si fece più duro e deluso.
"Non obbiettare. Credevo fossi più matura." Dora fece per allontanarsi, ma Martha la richiamò di nuovo. "Ninfadora, le chiavi della mia macchina."
La giovano strega, senza voltarsi, gliele lanciò. Detto questo, fece segno ai gemelli di afferrarle il braccio e scomparvero.
Quindi, Martha posò lo sguardo furioso sui due ragazzi dai capelli neri che aveva davanti. "Esigo delle spiegazioni."
"Mi dispiace." Disse Harry. "Ma ho combinato un disastro, e ..."
"Sappiamo cosa è successo con zia Marge, Harry." Lo rassicurò Sirius. "Petunia ci ha detto tutto."
"Siete stata da zia Petunia?" domandò il più piccolo, con aria spaventata.
Martha annuì. "Vorremmo sapere cosa è successo dopo."
"Beh ... uscito di casa ho fatto mezzo isolato, poi ... mi sono fermato e ho scritto un veloce biglietto a Robert ... poco, pochissimo tempo dopo lui mi ha risposto chiedendomi dove fossi, dicendo che avrebbe preso la tua macchina e mi avrebbe raggiunto subito."
"Quando ho ricevuto il suo secondo biglietto non ci ho visto più. Era in mezzo al nulla ed era quasi il tramonto, allora io, Dora, Fred e George abbiamo Appellato le chiavi della macchina e siamo usciti dalla finestra. Non sapevo che tu fossi tornata, e non volevo spaventare Kayla o papà."
"Sono arrivati con la tua macchina, sono atterrati e mi hanno caricato in auto, e poi siamo venuti qui a bere qualcosa. Tonks ha detto che ormai il danno era fatto, tanto valeva respirare un po' di aria fresca."
Martha incrociò le braccia sul petto. "Perché non hai chiamato noi?"
"Perché non volevo deludervi. Voi ... voi fate tanto per me e io ... ho gonfiato mia zia ..."
"Zia Marge sta bene." Lo rassicurò di nuovo Sirius. "L'hanno trovata, sgonfiata e Confusa. Non ricorderà nulla."
Sirius era stato sgridato talmente tante volte, che ora si sentiva in colpa per dover strigliare i ragazzi. Capiva che fosse giusto, e quella sera per la prima volta capì cosa provasse Dorea quando l'avvertivano che lui e James l'avevano fatta grossa, di nuovo.
"E ... mi espelleranno?"
"No, no: non esistono punizioni per la magia involontaria." Rispose Martha. "Ma ne esistono se in una situazione come questa due ragazzi se ne vanno in giro per Hogsmeade all'insaputa dei loro genitori."
"Siete anche stati poco furbi, devo dire."
"SIRIUS!" strillò Martha. "No, no! Fai la persona seria!" Lui la guardò scettico. "Oh, fai finta, almeno!"
"Sono ragazzi! E hanno ..."
"Corso un pericolo enorme."
"No, loro hanno solo ..."
"Mentito ai loro genitori!"
"Tecnicamente non ho mentito." Precisò Robert. "Prima di scappare ho avvertito Kayla che sarei andato a prendere Harry, ma di non allarmarti, mamma: non ti ho mentito."
Martha spalancò la bocca. "Dannazione, Robert, hai ... avete corso un pericolo enorme!"
"Perché?" domandò Harry. "Per via di quel Peter Minus di cui parlano tutti?"
Martha si irrigidì al suono del suo nome. "Ecco, esatto! È un ... pazzo assassino in circolazione!"
"Martha, ma me lo hai detto tu che di brutte persone è pieno il mondo, e bisogna solo imparare a guardarsi le spalle."
"Questo è diverso, Harry." Cercò di tagliare corto Martha.
"Perché? Perché Peter Minus era un seguace di Voldemort? È per quello che stiamo nascosti in casa?"
Martha rimase di sasso. Harry era arrivato alla conclusione più velocemente di quanto non si aspettasse.
"Sta cercando noi, Harry: Minus è l'uomo che mi ha mandato in carcere, e ora pensiamo che ci stia cercando. E siamo chiusi in casa perché vorremmo che voi foste protetti da tutto questo." Sirius, come sempre, era dotato di sangue freddo e sguardo fermo.
Robert annuì, lentamente, scambiandosi uno sguardo con suo padre. Dunque, si disse, sarebbe stata questa la versione dei fatti.

"Harry non ha tutti i torti, Martha." Sirius fumava un sigaro, mentre guardava fuori dalla finestra. "Questa è la stessa casa da cui sono scappato io, e ora mi ci ritrovo intrappolato di nuovo. Se tu sapessi ... quanta voglia avrei di uscire e prendere Peter a calci in culo ..."
Martha stava seduta sul divano a guardare il camino spento. "Credi che io non sia assetata di vendetta?"
"Credo che tu non capisca appieno la mia ira, Redfort: altrimenti, mi avresti lasciato dire a Harry la verità."
"Gli basterà sapere che Peter cerca noi." Tagliò corto lei. "Se sapesse ciò che ha fatto, no si controllerebbe."
"Guarda Robert, invece: lo sa, eppure non prende a calci il muro, ma lascia che tu ricopra i suoi fratelli di bugie."
"Robert è dotato di un autocontrollo che né io né te potremo mai vantare. Senza contare che ama Kayla e Harry come solo un fratello maggiore fa."
Sirius fissò il fumo uscire dal sigaro. "Vorrei poter dire tutta la verità. Tutta, come l'abbiamo detta a Robert l'estate scorsa. È stato doloroso, si, ma liberatorio."
"A poco a poco. Credi che loro non sospettino già qualcosa?" si alzò e si avvicinò a suo marito. "Credi che non abbiano capito che siamo preoccupati?"
"Credo davvero che stiano crescendo troppo in fretta, piccola Redfort."
Martha posò un braccio sulla spalla di Sirius e sospirò, mentre guardando giugno giungere al termine tra le strade di Londra.

Remus se ne stava seduto al tavolo della cucina con aria pensierosa, mentre Robert lo informava sull'ultima partita dei Chudley Cannons e Sirius li osservava ridendo.
"Moony, va tutto bene?" domandò il ragazzo. Ogni tanto, si permetteva di chiamarlo con il nome da Malandrino, e nessuno lo aveva mai rimproverato.
"Diciamo che potresti trovarti costretto a chiamarmi professor Lupin, per un po'."
Martha, che stava preparando la cena alla babbana, guardò il suo amico con un sorriso che non sfoggiava da tempo. "Che cosa hai detto?"
Remus accennò un sorriso imbarazzato. "Silente mi ha offerto la cattedra di Allock."
"Oh, è fantastico!" esclamò Sirius. "Non avrei mai pensato che uno di noi sarebbe diventato professore!" era, senza dubbio, il suo modo di dire a Remus che era felice per lui.
"Sono contenta che tu abbia un incarico così importante, Moony." Disse Martha, sedendosi accanto a lui. "Finalmente potrai dimostrare quanto vali."
"Tecnicamente l'incarico non è ancora mio." Guardò la sua amica come se si volesse scusare. "Non ho ancora accettato."
"Oh, e perché mai?" domandò Sirius, aprendo le mani e corrugando la fronte. "Saresti fantastico! E Padfoot ti terrà compagnia ogni notte di luna piena, come ai vecchi tempi!"
"Il mio piccolo problema peloso non deve tornare tra le mura di quel castello." Replicò Remus. "Ad ogni modo, da quando Rose ha inventato quella pozione, la mia vita è leggermente migliorata."
"Te la potrei preparare ogni mese lo stesso, sai? Ci incontriamo da Rosmerta ogni primo del mese e ti consegno il calice pieno."
"Grazie, ma ci penserebbe Piton a preparare la pozione, se accettassi."
"Piton?!" domandò Robert. "Ti fidi di Piton? Davvero, Remus?"
"Ehi, pulce." Lo richiamò Martha. "Rispetto."
"Io non mi fiderei." Aggiunse Sirius con faccia schifata. "Meglio che te la faccia Martha, la pozione."
"Non è la pozione, è che qualcuno potrebbe accorgersene. E Piton potrebbe dare loro una mano."
"Oh, smettila! I Corvonero non sono così impiccioni e Silente farà giurare a Piton di tenere la bocca chiusa." Rispose Robert, poi si chinò leggermente per guardare l'uomo negli occhi. "Ascoltami, Remus, sono anni che Difesa non ha un insegnante competente, e si da il caso che io dovrò avere delle competenze, prima o poi."
Remus si lasciò andare sullo schienale della sedia, scosso da quella realtà.
"Oh, andiamo! È un'occasione da non perdere, Remus!" aggiunse Padfoot.
"Senza contare che potresti tenere d'occhio Harry e Kayla e scrivermi se ..."
"Non dirlo, Redfort!" cercò di bloccarla Sirius.
"... Se noti qualcosa che non va. Sarei più tranquilla se tu potessi ..."
"Stai esagerando!" la bloccò di nuovo Padfoot.
"Aggiornarmi su quello che succede."
"Okay, Remus, dopo questa se non accetterai avrai tutta la mia comprensione."
Remus sorrise e un po' per ripicca, un po' per nostalgia dell'unico posto che avesse mai chiamato casa, disse "Allora accetterò."

Hermione Granger se ne stava appollaiata ai piedi del letto del suo migliore amico, a parlare con Kayla, mentre Harry leggeva il Manuale di Manutenzione per Manici di Scopa, annoiato dalle classiche chiacchiere femminili che sembravano interessare tanto le sue amiche. I Weasley erano in Egitto, e sarebbero rimasti lì per più di sei settimane, Robert era di sotto con Tonks e lui stava per impazzire, perché un altro solo commento sul babbano della pubblicità dello shampoo e non avrebbe risposto di sé.
Di punto in bianco, Robert irruppe nella stanza del fratello con addosso una t-shirt bianca e dei boxer rossi, che mettevano in risalto i muscoli delle gambe e la sua altezza. Lunghi boccoli neri erano ancora umidi dalla doccia, e ricadevano sulle spalle con eleganza. "Ehi, fratello, hai ..." poi notò la piccola Grifondoro dai capelli castani. "Hermione!" esclamò. "Qual buon vento!"
Hermione, dal canto suo, sembrò dapprima imbarazzata per la tenuta di Robert, ma poi immensamente felice di vederlo. "Sono passata a trovare Harry e Kayla." disse lei, sorridendo.
"Oh, e il buon Robert no? Grazie tante!" Si mise le mani sui fianchi e poi domandò a Harry e Kayla se avessero visto i suoi pantaloni.
"Perché non cerchi nella tua stanza, Robbie?" domandò la Serpeverde, come se fosse ovvio.
"Perché è piena di roba."
"Forse è ora di riordinarla." Rispose di nuovo la più piccola.
"Conosco una via più breve." Si mise a fissare il pavimento. "Kreacher!" urlò.
L'elfo apparve accanto a lui. "Ha chiamato Kreacher, padron Robert?"
"Kreacher amico mio, potresti per favore, dirmi se hai trovato in camera mia i miei pantaloni della tuta?"
"Kreacher cerca, signore!" esclamò, poi iniziò a borbottare. "Feccia ... rinnegati ... intrusi ... oh, se padron Regulus sapesse ..."
"Era difficile salire le scale, Robert?" domandò Hermione, irritata. "Perché devi sfruttare quel povero elfo?"
"Mi è simpatico, quell'elfo!" si difese il più grande dei tre fratelli. "Non ha paura di dire ciò che pensa, anche se lo borbotta, ma rimane fedele."
"Papà dice che è impazzito." Si intromise Kayla. "E che è per questo che parla da solo."
"Ha detto anche che sarebbe meglio evitare di parlarci." Aggiunse Harry.
"In più, gli elfi sono sfruttati!" esclamò Hermione.
"Ma lui non è sfruttato, anzi! Mia madre non gli permette di fargli fare i lavori di casa, quindi lui se ne sta nella sua tana tutto il giorno!"
"Allora perché non lo liberate?"
"Papà dice che sa troppe cose dei vecchi Black." Le rispose Kayla. "Non sarebbe carino se andasse in giro a dirle."
"Ma che importa? I Black sono morti!"
"Ci sono dei parenti." La difese Robert. "Tipo i Malfoy, i Greengrass, o altri. Non sarebbe piacevole che l'elfo andasse in giro a parlare male di loro."
Hermione annuì, pensierosa, e l'elfo ricomparve, con stretti nelle mani i pantaloni della tuta di Robert.
"Ti ringrazio, Kreacher." Disse il Grifondoro con tono gentile.
"Kreacher vive per servire la nobile casata dei Black!"rispose l'elfo.
"Lo vedi? Non sa quello che dice!"

Tonks bussò alla porta di casa Black due settimane dopo il ritorno di Harry. I suoi capelli erano neri e teneva la testa bassa.
Quando Martha aprì la porta, la ragazza le fece quasi tenerezza. "Mi dispiace." Disse, tenendo i denti serrati. "Ma Harry era lì, solo, in mezzo alla strada, e Robert non sapeva come fare e io non so consolare la gente, quindi la sola cosa che mi sia venuta in mente è stata ... portarli a bere qualcosa! So che ti saresti aspettata da me un comportamento più responsabile e più maturo, perché mi avevi affidato Robert e perché sono la più grande, ma ..."
Martha le fece segno di entrare. "La cena è pronta." Il suo sorriso parlava chiaro: anche solo il fatto che Tonks avesse chiesto scusa, la commosse e la rese fiera.
"C'è anche Remus?" domandò lei., titubante.
"No." rispose Martha, indicando la luna piena alle spalle della ragazza. Si guardò attorno, assicurandosi che nessuno dei ragazzi potesse sentire, e poi disse "Sono andati alla nostra vecchia casa. Tornano domani mattina."
"I ragazzi cosa sanno?" sussurrò entrando.
"Che lavorano." Rispose Martha, facendole segno di seguirla in cucina. "Siamo io, Rose, Robert, Kayla, Harry e Hermione." Entrando in cucina, il gruppetto appena annunciato salutò la Tassorosso con calore. Lei si sentì a casa.
"Perché sei qui quando Remus lavora?" scherzò Rose. "Non vi siete ancora messi a pomiciare come ventenni?"
"Ehi, io sono una ventenne!" Si difese Tonks, prendendo posto tra lei e Robert.
"Oh, infatti: è lui che ha la mentalità di un principe medioevale!"
Tonks alzò gli occhi al cielo. "Perché parliamo di Remus?" chiese, fingendosi confusa.
"Perché Remus ti piace." Rispose Robert, mettendole nel piatto un po' di pasta.
"Perché continui a sostenere questa cosa?!" Tonks si mise in ginocchio sulla sedia, come una bambina poco educata.
"Perché è vero!" esclamarono all'unisono Rose, Robert e Martha, mentre i tre più piccoli si guardavano divertiti.
"Non c'è niente di male, Tonks." Si unì Harry, divertito.
"Già, Remus è un brav'uomo." Aggiunse Hermione.
"Ehi, no, no: fermatevi. Io esco con una persona." Si difese Ninfadora.
"Cosa?" strillò Martha. "E perché mai?"
"Perché questo ragazzo mi piace, e ..."
"A te piace Remus!" la corresse Rose.
"Tu non dovresti dire questa cosa, Rosalie!"
Ma il tentativo di Tonks fu vano. Rose si limitò a sorridere e scuotere la testa.
"No, no è proprio perché siamo stati insieme che voglio aiutarvi!" replicò la più vecchia. "Insomma, Tonks, ma non ti accorgi quanto sorridi quando c'è lui?"
"E questo cosa c'entra?"
"Non vuoi essere felice?"
Martha sorrise tra sé e sé: le scuse a favore di Tonks erano crollate. Alzò il bicchiere verso sua sorella e questa le strizzò l'occhio, segno di un'intesa complice che solo due sorelle hanno.

Sirius irruppe nel piccolo salotto – quello ufficiale, con il grande arazzo del Black, non era ancora stato sistemato – poco dopo l'alba, e trovò Martha seduta su una poltrona verde con un libro in mano. Sirius ricordava bene quella poltrona: da bambino vi ci sedeva sempre, mentre Regulus amava occupare il divano accanto, stendendosi con le mani dietro la testa. "Dì un po', Redfort" disse "Perché il tuo sedere giovane e bello si è seduto su quella poltrona rovinata?"
"Perché al mio sedere giovane e bello piacciono le poltrone abituate al sedere invitante di mio marito." Rispose lei, senza alzare gli occhi dal libro.
Intanto, Sirius stava controllando il calendario babbano appeso dietro una libreria. I giorni del ciclo mestruale di Martha erano segnati in rosso, ed era, anche all'inizio di luglio, puntuale come un orologio. Non diede segni di essere deluso, ne di aspettarsi qualcosa: semplicemente, si girò a guardare Martha scoprendo che lui già lo stava guardando.
"Mi dispiace." Disse lei, con aria colpevole. "Davvero."
"Non è colpa tua." Le disse lui, posandosi le mani sui fianchi. Era stanco, perché lui e Remus non avevano più vent'anni, non erano più in quattro e passare la notte a correre con un Lupo Mannaro non era più semplice come lo era stato un tempo. Grazie al cielo, la pozione inventata da Rose diminuiva notevolmente gli effetti sgradevoli: Moony ora era assolutamente innocuo, non bramava la carne di nessuno, anzi, sembrava quasi essere svogliato.
Nonostante Sirius fosse esausto, guardare Martha lo aiutò notevolmente: lei era, da sempre, la migliore delle medicine. Se ne stava lì, seduta sulla poltrona con quegli occhiali che usava 'solo per leggere'. Non era quel genere di trentenne che sarebbe stata definita 'bella', ma, piuttosto, 'luminosa'. Martha era luminosa, con il viso leggermente allungato e quei grandi occhi verdi in cui lui vedeva il mondo. I capelli con gli anni si erano scuriti, e ora erano di un tranquillissimo castano leggermente più chiaro del normale, con dei delicati riflessi biondi. Era luminosa, era affascinante, era fondamentale: era la sua Martha.
Sirius sorrise e si chinò su di lei, per baciarla con delicatezza. "Ti amerei anche se ci fermassimo a tre."
"E io ti amerei anche se io fossi una bolla di sapone e tu un porcospino, ma questo non c'entra."

Sirius strinse forte Harry. "Immagino sia superfluo dirti che mi mancherai."
Harry, con un sorriso luminoso degno della donna che lo aveva messo al mondo, alzò lo sguardo verso Sirius. "Immagino sia superfluo dirti che tra papà e figlio è sempre così." Il binario era più affollato che mai, ma tutti sentirono benissimo quelle parole.
Sirius gli strizzò l'occhio e gli batté una mano sulla spalla. "Tieni d'occhio tua sorella."
Lui annuì, mentre Sirius notava che già tre ragazze avevano salutato Robert.
Martha abbracciò Kayla. "Abbi cura di te, principessa, okay?"
La ragazzina annuì. "Lo farò, mamma."
Martha le baciò la fronte. "E bada ce i tuoi fratelli non combinino troppi guai."
"Questo non so se posso farlo!" replicò lei con un sorriso. Poi guardò suo padre. "Ti scrivo quando arrivo." Gli comunicò. Sirius la guardò con quello sguardo che riservava alla figlia femmina. Se il rapporto che aveva con Harry e Robert era fraterno, burlone e complice, con lei giocava il ruolo del protettore.
"Fai la brava, tesoro, intesi?" Lei annuì, abbracciando suo padre.
"Ti voglio bene." Gli sussurrò.
"Anche io, principessa, non sai quanto."
Intanto, Martha abbracciava Remus. "Stai attento. Scrivimi. Non dare corda a Mocciosus. Non dare troppi compiti, e falli divertire: è il modo migliore per farsi amare da dei ragazzini."
Remus sorrise, con il braccio sulla schiena della sua amica. "Okay, mamma." Scherzò, attirando l'attenzione dell'altro Malandrino.
"Martha, tesoro, lascialo respirare." La invitò.
La donna sciolse l'abbraccio, sbuffando. "Ci vediamo presto, intesi?"
Remus annuì. "Si, mamma. Smettila ora, i miei compagni mi vedranno." Scherzò di nuovo Remus.
Martha gli diede una leggera sberla sulla spalla e poi si perse a guardare Robert. Così cresciuto, maturo, bello, uomo. Guardarlo la rendeva fiera, perché aveva dei valori ferrei e sapeva difenderli. Se ne stava pochi metri più in là a parlare con Fred e George, ridendo, e spintonandosi.
Si avvicinò in punta di piedi, e posò la testa sulla spalla di suo figlio. "Posso salutarti?"
Lui, contentissimo di aver finalmente rivisto i suoi amici, passò un braccio attorno alle spalle di sua madre, e le baciò i capelli. "Forse un po' mi mancherai: a Hogwarts nessuna donna mi urla contro per svegliarmi!"
Martha sorrise, stupita dal gesto d'affetto del figlio. "Dirò a Hermione e Kayla di farlo!"
"A quelle due si bloccherebbe la crescita se vedessero la nostra stanza!" scherzò Fred.
"Ehi, Robert!" lo richiamò Sirius, lanciandogli una scatola azzurra. "Fanne buon uso, okay?"
Robert, da buon giocatore di Quidditch, afferrò il pacchetto al volo e se lo mise nella tasca della giacca prima che sua madre potesse capire.
"Che ti ha dato?" domandò, con lo stesso tono che aveva sempre usato per sgridare i Malandrini originali.
"Caramelle."
"Robert, che ti ha dato?" chiese di nuovo, con tono più severo.
Il treno fischiò, e Martha si trovò costretta a guardare i ragazzi tendersi la mano e correre sul treno, seguiti da Remus. "State attenti!" urlò. Loro erano già in mezzo alla folla, e non potevano sentirli.
I due coniugi Black rimasero a sbracciarsi salutando tutti quanti, fino a quando il treno non divenne solo un puntino all'orizzonte. A quel punto, Martha si voltò verso Sirius, sfoggiando nuovamente un'espressione severa. "Che hai dato a Robert?" domandò.
Lui finse di non capire. "Che ho dato a Robert?"
"Lo sto chiedendo io a te. Gli hai lanciato un pacchettino azzurro."
Lui finse di ricordarsi. "Oh! Sì, ehm ... delle cose che a noi non servono."
Martha, per la seconda volta, gli tirò uno schiaffo sul braccio. "Non gli hai dato dei preservativi, vero?" Lui si portò una mano dietro la nuca con aria colpevole. "Oh, Padfoot, è un ragazzino! A che gli servono quei cosi?"
Sirius sorrise e alzò gli occhi al cielo. "Te lo devo spiegare?" Martha serrò la mascella. "Oh, insomma: anche noi ci davamo da fare!"
"Ma lui è ... piccolo!"
Aprì lo sportello dell'auto babbana. "Nah, non è così piccolo!" entrò in macchina e decise che era ora di cambiare argomento. "Hai sentito ciò che ha detto Harry?"
"Ho sentito." Rispose lei, sorridendo e mettendo in moto.
"Credo che James sarebbe felice, non geloso, o arrabbiato, voglio dire ..."
"James ne è felice, da qualche parte." Lo rassicurò lei.

"Dimmi che stai scherzando!" esclamò Martha. "Kingsley, dimmi che David mi ha detto una stronzata!"
"Si chiama Daniel." Precisò l'uomo, procedendo a passi veloci.
"Dimmi che non ci sono dei Dissennatori sul treno per Hogwarts!"
Kingsley lanciò a Martha una veloca occhiataccia. "Non posso mentirti."
"Oh, cosa crede Caramell, che Minus si metterà seduto sull'Espresso accanto agli studenti?"
"Non so cosa passi nella mente di Caramell, Redfort." La liquidò lui, entrando in un ufficio. In quel momento, Tonks, con dei pacati capelli azzurri, le correva incontro.
"Martha, hai sentito?" esclamò, cercando di non cadere quando smise di correre. "Dissenatori!" esclamò.
"I miei figli sono su quel treno, Tonks: sono furiosa!"
"Beh, ma sono con Remus, no?"
"Harry e Kayla forse si, ma dubito che Robert sia rimasto nello scompartimento con i suoi fratelli." Detto questo, fece segno alla giovane strega di seguirla e iniziarono a cercare informazioni su quanto stava succedendo sull'Espresso per Hogwarts.

Robert sorrise e scosse la testa. "Niente di che." Disse, rispondendo alla domanda di George riguardo alla seconda parte della sua estate. "Sono stato a casa con Kayla e Harry a dare fastidio all'elfo e a solleticare il quadro di Walburga."
"Deve essere figo!" esclamò George.
"Già, possiamo provarci anche noi?" domandò l'altro.
"Vi farà diventare sordi con i suoi strilli. A me ancora fischiano le orecchie!"
I due gemelli risero di nuovo. "E non sei uscito con nessuna?"
"Sono stato a casa!" ripeté lui. Non aveva informato nei dettagli Fred e Gorge sul motivo del loro trasferimento a Grimmauld Place: gli sembrava di fare la vittima, ed era esattamente ciò che voleva evitare.
Improvvisamente, sentì un freddo gelargli le ossa. D'istinto strinse le dita attorno alla bacchetta e guardando i suoi amici notò che anche loro avevano avvertito qualcosa, fuori dallo scompartimento. Anche i due Weasley afferrarono la bacchetta, pronti, come sempre, a schierarsi dalla parte dei più bisognosi. Robert si alzò in piedi e mosse un passo verso la porta dello scompartimento, ma vide il vetro gelare improvvisamente. Quindi, davanti a lui apparve una figura nera da cui sembrava provenire quel freddo glaciale.
Robert tentò invano di alzare la bacchetta verso la figura. Si sentiva debole e tremendamente triste, svogliato, come se non avesse nulla per cui combattere.
Sentì che quella strana figura stava cercando di respirare qualcosa di più pesante ed importante dell'aria: qualcosa che provenisse dal ragazzi stesso.
"Vai con lo zio Peter, pulce: fidati di lui, a dopo!"
"Robert, considerati fortunato: hai il padrino più figo del mondo!"
"Non dire queste cose davanti al bambino, Prongs! Non c'è nessuna spia!"

"Robert!" Improvvisamente, sentì un getto di acqua gelata ricoprirgli il volto. Quando riaprì gli occhi, Fred lo guardava con aria preoccupata. "Robert, fratello, ripigliati!"
Lui si guardò attorno: era seduto accanto al finestrino, ed era tornato il caldo e la luce. "Lo avete visto anche voi, vero?"
"Era un Dissennatore: perquisivano il treno cercando Minus." Rispose il rosso.
"E chi te lo ha detto?"
"Hermione."
"Hermione?"
"Sì, è passata chiedendo se andasse tutto bene. E ha detto che ..." Fred esitò.
Robert, per un secondo, ripensò a quelle voci che aveva sentito. Non le ricordava troppo bene, ma era quasi sicuro che la voce femminile e dolce fosse quella di Lily, che lo invitava a farsi prendere in braccio da Peter e invitava James a non parlare della spia davanti al piccolo. La voce maschile, invece, era calda, profonda e rassicurante. Quasi sicuramente, era la voce di James.
"Che è successo anche a Harry, vero?" domandò, passandosi una mano nei capelli.
Fred annuì. "Harry è ... proprio svenuto."
Come era prevedibile, Robert si alzò di scatto, aprì la porta ed iniziò a correre. Aveva visto Karry, Kayla, Ron, Hermione e Neville in uno scompartimento insieme a Remus. Senza badare alle buone maniere, spalancò la porta dello scompartimento che ricordò come il loro, trovandosi ad invadere un momento di pettegolezzi di delle serpi del sesto anno. Queste lo guardarono con discreto interesse, ma lui si scusò con un veloce sorriso, maledicendosi: lo scompartimento in cui li aveva lasciati all'inizio del viaggio, era quello accanto.
"Harry, Merlino, stai bene? Fred ha detto che Hermione ha detto ..."
"Sei pallido, Robert." Lo riprese Moony. "Hai perso i sensi anche tu?"
"No." disse. "Ho solo avuto un leggero mancamento." Kayla ed Hermione strabuzzarono gli occhi. "Non preoccupatevi, sto bene."
"Perché non ti siedi?" lo invitò Kayla, con lo stesso sguardo preoccupato che spesso sfoggiava Martha.
"Sto bene!" ripeté Robert. "Harry, tu ..." si passò una mano nei capelli, di nuovo, e si guardò attorno. "Hai sentito ..." Come era possibile? Era forse impazzito?
"Ho sentito un urlo." Rispose il giovane Potter. "Qualcuno che gridava."
"Qualcuno che gridava?" domandò Robert. "Non erano ... parole nitide?"
Harry scosse la testa, e Robert guardò Remus con espressione preoccupata. "Professor Lupin" cercò di scherzare "le andrebbe di venire con me a cercare il carrello dei dolci?"
Remus sorrise. "Ma certo, signor Black." Si alzò e chinò la testa. "Con permesso." Disse, rivolto ai ragazzi.
Una volta fuori dallo scompartimento, osservò il ragazzo con aria attenta. "Hai sentito delle parole?"
Robert sembrava davvero agitato. "Credi ... è possibile che sia successo? Che io abbia sentito delle voci?"
Remus lo scrutò, attento. "Sì. I Dissennatori si nutrono di ricordi felici e ci fanno rivivere i nostri momenti peggiori." Esitò. "Cosa hai sentito?"
Lo sguardo di Robert si fece confuso. "Non erano brutti ricordi, erano ... pezzi. Pezzi di James e Lily, credo."
"Perché 'credi'?"
Robert si guardò attorno con aria preoccupata e poi si decise a raccontare ciò che la sua testa aveva involontariamente riprodotto. Remus non si mostrò ne sorpreso ne deluso, ne felice ne triste. Si limitò ad osservarlo, con quel volto stanco e coperto da cicatrici, che, Robert lo sapeva, probabilmente si era inflitto da solo.
"Capisco." Disse, alla fine. "Senti tua madre ha detto ..."
"Non andarglielo a dire subito, Moony: la spaventerai a morte!"
Remus sorrise. "Tua madre ha detto che devo cercare di proteggervi. Tu sai di Peter, sai la verità, quindi conto che se succede qualcosa di sospetto, qualcosa di strano, tu corra a dirmelo."
Robert annuì. "Credo che lo farò."
"Non ti sgriderò se ne fai una delle tue, o perlomeno cercherò di non farlo. Però ho bisogno di sapere che se in qualche modo Peter cercasse di arrivare a voi, tu correrai a dirmelo."
Robert guardò il Lupo Mannaro che aveva davanti agli occhi. Era davvero preoccupato. "Hai la mia parola, Remus."

"Sta bene, ora: ti prego, tranquillizzati!"
"Oh, al diavolo!" sbottò Martha, guardando il volto di Remus nel fuoco. "Harry si farà delle domande, e Robert ..."
"Gli darà le risposte che può sopportare." La tranquillizzò Sirius, seduto sul divano. "Sanno ciò che fanno."
"Non dubito di loro, dubito del mondo che hanno attorno." Replicò la donna.
"Hogwarts è il posto più sicuro in cui possano stare."
"Ed è lì che Peter andrà a cercarli!" sbottò di nuovo Martha. "Non è chiaro? Sa che li troverà lì!"
"Non farti prendere dal pessimismo, Redfort." La fermò di nuovo il marito. "Non ne vale la pena." Tornò a guardare Remus nel fuoco. "Kayla come ha reagito?"
"Lei è forte: si è solo spaventata. In compenso, poi, si è abbuffata al banchetto."
Sirius sorrise. "Non c'è nessun Serpeverde che le sta dietro, vero?"
Martha si alzò dalla poltrona e portò le mani ai fianchi. "Dai una scatola di preservativi a Robert, ma nessuno può guardare Kayla?!"
"Hai dato dei preservativi a Robert?" chiese Tonks, dal salotto, divertita.
"C'è Tonks?" domandò Remus, abbassando la voce.
"Sì, vuoi salutarla?" rispose Martha.
"No, anzi: scappo. Buonanotte!" e il viso di Remus sparì.
Martha guardò Sirius con aria perplessa e lui ricambiò lo sguardo. Non li avrebbero mai capiti. Martha scosse la testa e si diresse a grandi passi verso la cucina luminosa: erano tornati a casa, finalmente, e Tonks e Rose avevano preparato la cena.
"Stai ancora frequentando quel Corvonero, Dora?" domandò Sirius, entrando in cucina e salutando la cognata con un cenno. Prese un salatino, lo lanciò in aria e lo afferrò con la bocca.
"Che schifo!" esclamò Rose.
"Chiediti ancora come ho capito che eri un cane." Si limitò a commentare Martha, appoggiandosi al bancone della cucina.
"Non hai risposto." Disse Sirius rivolto a Tonks per stuzzicarla, ignorando completamente la moglie.
"Beh, nemmeno tu hai risposto a me." Replicò lei.
"Ho regalato dei preservativi a Robert."
"Esco ancora con quel Corvonero, che per tua informazione, si chiama Jim."
"Non mi interessa come si chiama." Rispose lui. "Non fa per te."
"Non lo hai nemmeno mai visto!" obbiettò lei.
"Non m'importa di vederlo: non fa per te."
Lei serrò la mascella e poi guardò le due sorelle Redfort. "Lo avete contagiato!" esclamò, puntando il coltello con cui stava tagliando le verdure alla Babbana.
Rose alzò le mani in segno di resa. Allora la Tassorosso puntò il coltello contro Martha. "Lo hai convinto che mi piaccia Remus!"
"Tesoro, lui è mio marito: ha giurato di amarmi, onorarmi e ascoltare ciò che dico!"
"Non è vero!" esclamò l'uomo, con aria risentita. "Tonks, io non credo che il mio amico ti piaccia."
Lei sembrò tirare un sospiro di sollievo, mentre lui apriva il Profeta.
"Però, se ti può interessare, è ancora in collegamento tramite il camino e ha chiesto di te."
La giovane strega scattò, e iniziò a correre verso il salotto, cercando di non distruggere niente. Quando arrivò davanti al camino e vi trovò un comunissimo fuoco, imprecò contro Morgana.
"Ora, se ne hai il coraggio, vienimi ancora a dire che Remus non ti piace!" urlò Sirius dalla cucina.

Tornare nei sotterranei non fu esattamente gradevole. Era umido, e la gente la indicava. Astoria Greengrass, che aveva il letto accanto al suo, quando la vide arrivare in ritardo si era limitata ad un freddo e distaccato 'ciao, Black' ed in risposta aveva ricevuto un cenno con il capo.
Kayla posò sul suo comodino una foto della sua strana famiglia, mentre tutti i personaggi presenti le sorridevano allegramente. Posò accanto alla foto il libro de Il principe Caspian, sorridendo al pensiero che Remus si trovasse entro i confini del castello. Questo, indubbiamente, la faceva sentire più sicura.
Si lasciò cadere sul letto e notò che un topo la stava fissando. Era il topo di Ron, Crosta. Gli fece una linguaccia e quello se ne andò, strisciando senza fare rumore.
Era davvero strano, quel topo.

Rose fumava una sigaretta, guardando l'alba. Da quando sua madre era malata, lei soffriva di nuovo d'insonnia. Aveva smesso quando Kayla aveva cinque anni ed aveva iniziato ad avere dei grandi incubi. Martha si addormentava spesso accanto a lei, ma quando non lo faceva, o quando la bambina era affidata a lei, allora era la primogenita a dormire abbracciata alla bambina. Stranamente, la piccola Black la faceva dormire bene. Il contatto con la sua pelle liscia, il suo respiro regolare ed i suoi capelli arruffati, le aveva permesso, per la prima volta dopo anni di addormentarsi serenamente.
Ma adesso Kayla non c'era e lei aveva ricominciato a ritoccare le occhiaie con un piccolo incantesimo. Aveva anche ricominciato a fumare, cosa che Lily le aveva vietato.
Ora, come ogni mattina, guardava Londra svegliarsi, ignara dei magici colori che la nascita di un nuovo giorno regalava. Tirò con la sigaretta, lasciando che il fumo le riempisse i polmoni, che li logorasse, tanto, si disse che anche il cuore doveva essersi logorato. Aveva amato Remus così tanto che probabilmente quel muscolo involontario si era consumato.
Sentì dei passi dietro di sé, e non ebbe bisogno di girarsi per capire che era Tonks, perché lei aveva un passo pesante ma non invadente. Rispecchiava la sua personalità: esuberante, ma mai invadente. Sapeva riconoscere i sentimenti della gente e sapeva quando fermarsi, facendo valere comunque il proprio parere ed i propri diritti. Era questa particolarità a renderla davvero speciale.
"Amalo più che puoi." Disse, alla ragazza dietro di lei. "E quando ti dirà che ti meriti di meglio, non fare i miei stessi errori. Digli che probabilmente ha ragione, forse ti meriti di meglio, ma hai scelto lui. E vuoi lui. Non dargli mai motivo di dubitare di voi, Remus è ... abituato, quasi, a dubitare. Non dargli mai motivo per farlo."
Tonks si sedette accanto a lei. "Tu lo ami. Perché mi dici queste cose?"
"Perché per noi non c'era scritto nessun lieto fine." Rispose, in un sussurro. Poi la guardò, con gli occhi di chi ha amato e perso. "Ma per voi ... per voi ci sarà quel lieto fine."
"E come faremo a garantirci l'un l'altro un lieto fine?"
"Se c'è un segreto, è fare tutto come se vedessi solo il sole." *



* ritornello 'qualcosa che non c'è' di Elisa.

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